II. Il
linguaggio della fede
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Noi non crediamo in alcune formule, ma nelle realtà che esse esprimono e che la
fede ci permette di “toccare”. “L'atto (di fede) del credente non si ferma
all'enunciato, ma raggiunge la realtà (enunciata)” [San Tommaso d'Aquino, Summa
theologiae, II-II, 1, 2, ad 2]. Tuttavia, queste realtà noi le accostiamo con
l'aiuto delle formulazioni della fede. Esse ci permettono di esprimere e di
trasmettere la fede, di celebrarla in comunità, di assimilarla e di viverne
sempre più intensamente.
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La Chiesa, che è “colonna e sostegno della verità” ( [link] 1Tm
3,15), conserva fedelmente “la fede, che fu trasmessa ai credenti una
volta per tutte” ( [link] Gd 1,3). È la Chiesa che custodisce
la memoria delle Parole di Cristo e trasmette di generazione in generazione la
confessione di fede degli Apostoli. Come una madre che insegna ai suoi figli a
parlare, e con ciò stesso a comprendere e a comunicare, la Chiesa nostra Madre,
ci insegna il linguaggio della fede per introdurci nell'intelligenza e nella
vita della fede.
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