Il libro di una filiale memoria
PRESENTAZIONE
"Ho solo aperto fedelmente il libro di una figliale memoria"
Nel Natale del 1947, un mese prima della sua morte, don Timoteo Giaccardo presentava al Fondatore, "per augurio e dono natalizio", il testo - che egli, con modestia, definiva "un abbozzo" - del "Direttorio delle Costituzioni della Pia Società San Paolo". Conserviamo il suo biglietto autografo:
PIA SOCIETÀ SAN PAOLO IMIP. Natale '47 VIA GROTTAPERFETTA, 58 - ROMA TELEFONI: 571.314 - 571.316 CASA GENERALIZIA
Ven.mo Padre, Per augurio e dono natalizio Le presento, in spirito figliale, l'abbozzo del "Direttorio delle Costituzioni della Pia Società San Paolo". Esso non contiene che un po' del patrimonio delle tradizioni della Casa, che abbiamo imparato dal labbro e dal governo del Primo Maestro. Perciò, per scriverlo, non ho avuto bisogno di aprire nessun libro, e di consultare nessuna opera, perché non c'era da inventare; ma ho solo aperto fedelmente il libro di una figliale memoria, l'ho affidato alla Madonna, e ogni giorno lo raccomandavo nella Messa.
L'ho steso con perseveranza quasi quotidiana, e perciò un po' da per tutto dove in questi mesi sono stato; a Roma e fuori, in casa e sul treno. Credo che nessuna parola, nemmeno una, non sia dettata da buona coscienza, non sia ordinata con retta intenzione, non sia animata da puro amore, da sincera carità e da pietà figliale. Molti altri tesori contiene la nostra vita religiosa, che non sono rilevati in questo Direttorio. Se il P.M., esaminandolo, lo trova fedele, proporrei di farlo uscire, quattro pagine per volta, sul S. Paolo, onde le Case e i religiosi sampaolini lo leggano, ne mandino le correzioni e le osservazioni, e così si ritocchi, si modifichi, si renda applicabile.
Buon Natale! Benedica in me tutti i fratelli.
Suo povero T.
L'opera, come si deduce da questo scritto, intendeva trasmettere, almeno in parte, il "patrimonio della Casa"1, come don Timoteo e i primi Paolini/e avevano colto dal quotidiano contatto con il Fondatore: "dal labbro e dal governo del Primo Maestro". L'assidua familiarità di vita con don Alberione lo aveva esentato dal fare ricerche particolari: gli era stato sufficiente tenere aperto "il libro di una figliale memoria". Da notare le condizioni singolari in cui don Giaccardo ha redatto questo scritto: "un po' da per tutto dove in questi mesi sono stato; a Roma e fuori, in casa e sul treno". Sappiamo che in quell'anno, 1947, don Giaccardo compì diversi viaggi, soprattutto per assistere le comunità delle Pie Discepole del Divin Maestro nel difficile momento che attraversavano. Forse già minato dalla malattia, egli trovò ugualmente la forza per comporre - utilizzando i ritagli di tempo, nelle diverse case in cui si trovava a passare2, a volte durante i trasferimenti in treno - i preziosi commenti e annotazioni sugli articoli delle Costituzioni. Quanto alle disposizioni con cui egli attese al lavoro, ecco la sua precisa dichiarazione: "Credo che nessuna parola, nemmeno una, non sia dettata da buona coscienza, non sia ordinata con retta intenzione, non sia animata da puro amore, da sincera carità e da pietà figliale". Da parte sua, il Fondatore, un mese dopo la morte di don Timoteo, scrisse sul San Paolo: "Il ritratto della sua anima egli ce lo lasciò nel Direttorio. In ogni pagina vi è la sua mente, la sua vita, il suo cuore. I Nostri lo leggeranno e vivranno un godimento spirituale. Se lo seguiranno, felici loro! saranno veri Paolini3. La lettera con cui lo presentò nel Natale 1947 al Primo Maestro è una proiezione di se stesso sulla carta" (SP, febbr. 1948; cf CISP 395).
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A distanza di quarant'anni, sembra utile presentare a tutti i membri della Famiglia Paolina questo scritto, che possiamo legittimamente considerare il "testamento" di don Giaccardo. Un "Direttorio" è spiegazione, interpretazione e commento delle Costituzioni di un Istituto, nel nostro caso la Società San Paolo. Ha, pertanto, una caratterizzazione ben precisa, essendo legato ad uno scritto determinato. Don Timoteo aveva sottomano il testo delle "Costituzioni della Pia Società San Paolo", approvate da Pio XII il 10 maggio 1941 e stampate nell'edizione del 1942. Si trattava di 374 articoli che, in tre parti - Fine e membri; Vita e opere; Governo - delineavano il Paolino e tutta la sua vita: formazione, consacrazione, missione, servizio dell'autorità, ecc. Com'era uso di quei tempi, il dettato delle Costituzioni era piuttosto di natura giuridica e canonica: doveva, infatti, applicare le norme generali del Codice di Diritto Canonico alle singole Congregazioni. Al Direttorio, quindi, era affidato il compito di spiegare, interpretare, commentare, applicare alla vita di ogni giorno quanto le Costituzioni affermavano: "Il Direttorio [...] indica il modo di intendere, di eseguire, di sentire la Regola", come don Giaccardo stesso precisa fin dalle prime righe del suo scritto.
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