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Giovan Battista Marino
Rime amorose

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  • 65. Ond'è che, del mio ben fatto beato
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65. Ond'è che, del mio ben fatto beato

Al cagnolino della sua donna

 

     Ond'è che, del mio ben fatto beato,
invido can, nemico a' desir miei,
volgi con occhi a me sì torvi e rei,
qual geloso custode, il dente irato?
     Forse Giove se' tu, ch'oggi cangiato
in strania forma per Amor ti sei?
O pur, novella Circe, in te costei
ha novo altro amator chiuso e celato?
     Felice te, che nel bel grembo hai sede,
e col puro candor del bianco manto
la sua mano somigli, e la mia fede.
     Misero me, ch'a le tue fami intanto
dolce esca ella ministra: a me non diede
altro cibo giamai che doglia e pianto.




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