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Luigi Pirandello
Il fu Mattia Pascal
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Maturazione
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Maturazione
La
strega
non si
sapeva
dar
pace
:
- Che hai
concluso
? - mi
domandava
. - Non t'
era
bastato
,
di'
, esserti
introdotto
in
casa
mia come un
ladro
per
insidiarmi
la
figliuola
e
rovinarmela
? Non t'
era
bastato
?
- Eh no,
cara
suocera
! - le
rispondevo
. - Perché, se mi
fossi
arrestato
lì
vi avrei
fatto
un
piacere
,
reso
un
servizio
...
- Lo
senti
? -
strillava
allora alla
figlia
. - Si
vanta
,
osa
vantarsi
per
giunta
della
bella
prodezza
che è
andato
a
commettere
c
quella... - e qui una
filza
di
laide
parole
all'
indirizzo
di
Oliva
; poi,
arrovesciando
le
mani
su i
fianchi
,
appuntando
le
gomita
davanti: - Ma che hai
concluso
? Non hai
rovinato
anche tuo
figlio
, così? Ma già, a lui, che
glien
'
importa
? E' suo anche quello, è suo...
Non
mancava
mai di
schizzare
in
fine
questo
veleno
,
sapendo
la
virtù
ch'esso aveva sull'
animo
di
Romilda
,
gelosa
di quel
figlio
che sarebbe
nato
a
Oliva
, tra gli
agi
e in
letizia
; mentre il suo, nell'
angustia
, nell'
incertezza
del
domani
, e fra tutta quella
guerra
. Le facevano
crescere
questa
gelosia
anche le
notizie
che qualche
buona
donna
,
fingendo
di non
saper
nulla, veniva a
recarle
della
zia
Malagna
, ch'
era
così
contenta
, così
felice
della
grazia
che
Dio
finalmente aveva voluto
concederle
: ah, si
era
fatta un
fiore
; non
era
stata mai così
bella
e
prosperosa
!
E lei, intanto, ecco:
buttata
lì
su una
poltrona
,
rivoltata
da
continue
nausee
;
pallida
,
disfatta
,
imbruttita
, senza più un
momento
di
bene
, senza più
voglia
neanche di
parlare
o d'
aprir
gli
occhi
.
Colpa
mia anche questa?
Pareva
di sì. Non mi poteva più né
vedere
né
sentire
. E fu
peggio
, quando per
salvare
il
podere
della
Stìa
, col
molino
, si
dovettero
vendere
le
case
, e la
povera
mamma
fu
costretta
a
entrar
nell'
inferno
di
casa
mia.
Già, quella
vendita
non
giovò
a nulla. Il
Malagna
, con quel
figlio
nascituro
, che lo
abilitava
ormai
a non aver più né
ritegno
né
scrupolo
, fece l'
ultima
: si
mise
d'
accordo
con gli
strozzini
, e
comprò
lui, senza
figurare
, le
case
, per pochi
bajocchi
. I
debiti
che
gravavano
su la
Stìa
restarono
così per la maggior
parte
scoperti
e il
podere
insieme
col
molino
fu
messo
dai
creditori
sotto
amministrazione
giudiziaria
. E fummo
liquidati
.
Che fare
ormai
? Mi
misi
, ma quasi senza
speranza
, in
cerca
di un'
occupazione
qual si
fosse
, per
provvedere
ai
bisogni
più
urgenti
della
famiglia
. Ero
inetto
a tutto; e la
fama
che m'ero fatta con le mie
imprese
giovanili
e con la mia
scioperataggine
non
invogliava
certo nessuno a
darmi
da
lavorare
. Le
scene
poi, a cui
giornalmente
mi
toccava
d'
assistere
e di
prender
parte
in
casa
mia mi
toglievano
quella
calma
che mi
abbisognava
per
raccogliermi
un po' a
considerare
, ciò che avrei potuto e
saputo
fare.
Mi
cagionava
un
vero
e proprio
ribrezzo
il
veder
mia
madre
,
lì
in
contatto
con la
vedova
Pescatore
. La
santa
vecchietta
mia, non più
ignara
, ma agli
occhi
miei
irresponsabile
de' suoi
torti
,
dipesi
dal non aver
saputo
credere
fino
a tanto alla
nequizia
degli
uomini
, se ne stava tutta
ristretta
in sé, con le
mani
in
grembo
, gli
occhi
bassi
,
seduta
in un
cantuccio
, ma come se non
fosse
ben
sicura
di poterci stare,
lì
a quel
posto
; come se
fosse
sempre in
attesa
di
partire
, di
partire
tra poco - se
Dio
voleva! E non
dava
fastidio
neanche all'
aria
.
Sorrideva
ogni tanto a
Romilda
,
pietosamente
; non
osava
più di
accostarsele
; perché, una
volta
, pochi
giorni
dopo la sua
entrata
in
casa
nostra, essendo
accorsa
a
prestarle
ajuto
,
era
stata
sgarbatamente
allontanata
da quella
strega
.
- Faccio io, faccio io;
so
quel che
debbo
fare.
Per
prudenza
, avendo
Romilda
veramente
bisogno
d'
ajuto
in quel
momento
, m'ero
stato
zitto
; ma
spiavo
perché nessuno le
mancasse
di
rispetto
.
M'
accorgevo
intanto che questa
guardia
ch'io facevo a mia
madre
irritava
sordamente
la
strega
e anche mia
moglie
, e
temevo
che, quand'io non
fossi
in
casa
, esse, per
sfogar
la
stizza
e
votarsi
il
cuore
della
bile
, la
maltrattassero
.
Sapevo
di certo che la
mamma
non mi avrebbe
detto
mai nulla. E questo
pensiero
mi
torturava
. Quante, quante
volte
non le
guardai
gli
occhi
per
vedere
se avesse
pianto
! Ella mi
sorrideva
, mi
carezzava
con lo
sguardo
, poi mi
domandava
:
- Perché mi
guardi
così?
- Stai
bene
,
mamma
?
Mi faceva un
atto
appena appena con la
mano
e mi
rispondeva
:
-
Bene
; non
vedi
?
Va'
da tua
moglie
,
va'
;
soffre
,
poverina
.
Pensai
di
scrivere
a
Roberto
, a
Oneglia
, per
dirgli
che si
prendesse
lui in
casa
la
mamma
, non per
togliermi
un
peso
che avrei tanto
volentieri
sopportato
anche nelle
ristrettezze
in cui mi
trovavo
, ma per il
bene
di lei
unicamente
.
Berto
mi
rispose
che non poteva; non poteva perché la sua
condizione
di
fronte
alla
famiglia
della
moglie
e alla
moglie
stessa
era
penosissima
, dopo il nostro
rovescio
: egli
viveva
ormai
su la
dote
della
moglie
, e non avrebbe dunque potuto
imporre
a questa anche il
peso
della
suocera
. Del
resto
, la
mamma
-
diceva
- si sarebbe forse
trovata
male
allo stesso modo in
casa
sua, perché anche egli
conviveva
con la
madre
della
moglie
,
buona
donna
, sì, ma che poteva
diventar
cattiva
per le
inevitabili
gelosie
e gli
attriti
che
nascono
tra
suocere
.
Era
dunque
meglio
che la
mamma
rimanesse
a
casa
mia; se non altro, non si sarebbe così
allontanata
negli
ultimi
anni
dal suo
paese
e non sarebbe stata
costretta
a
cangiar
vita
e
abitudini
. Si
dichiarava
infine
dolentissimo
di non
potere
, per tutte le
considerazioni
esposte
più
sù
,
prestarmi
un anche
menomo
soccorso
pecuniario
, come con tutto il
cuore
avrebbe voluto.
Io
nascosi
questa
lettera
alla
mamma
. Forse se l'
animo
esasperato
in quel
momento
non mi avesse
offuscato
il
giudizio
, non me ne sarei tanto
indignato
; avrei
considerato
, per
esempio
,
secondo
la
natural
disposizione
del mio
spirito
, che se un
rosignolo
dà
via
le
penne
della
coda
, può
dire
: mi
resta
il
dono
del
canto
; ma se le
fate
dar
via
a un
pavone
, le
penne
della
coda
, che gli
resta
?
Rompere
anche per poco
l
equilibrio
che forse gli
costava
tanto
studio
, l'
equilibrio
per cui poteva
vivere
pulitamente
e
fors
'anche con una
cert'
aria
di
dignità
alle
spalle
della
moglie
, sarebbe
stato
per
Berto
sacrifizio
enorme
, una
perdita
irreparabile
. Oltre alla
bella
presenza
, alle
garbate
maniere
, a quella sua
impostatura
d'
elegante
signore
, non aveva più nulla, lui, da
dare
alla
moglie
neppure un
briciolo
di
cuore
, che forse l'avrebbe
compensata
del
fastidio
che avrebbe potuto
recarle
la
povera
mamma
mia.
Mah
!
Dio
l'aveva
fatto
così; gliene aveva
dato
pochino
pochino
, di
cuore
. Che poteva farci,
povero
Berto
?
Intanto le
angustie
crescevano
; e io non
trovavo
da
porvi
riparo
. Furon
venduti
gli
ori
della
mamma
,
cari
ricordi
. La
vedova
Pescatore
,
temendo
che io e mia
madre
fra poco
dovessimo
anche
vivere
sulla sua
rendituccia
dotale
di
quarantadue
lire
mensili
,
diventava
di
giorno
in
giorno
più
cupa
e di più
fosche
maniere
.
Prevedevo
da un
momento
all'altro un
prorompimento
del suo
furore
,
contenuto
ormai
da troppo
tempo
, forse per la
presenza
e per il
contegno
della
mamma
. Nel
vedermi
aggirar
per
casa
come una
mosca
senza
capo
, quella
bufera
di
femmina
mi
lanciava
certe
occhiatacce
,
lampi
forieri
di
tempesta
.
Uscivo
per
levar
la
corrente
e
impedire
la
scarica
. Ma poi
temevo
per la
mamma
, e
rincasavo
.
Un
giorno
, però, non
feci
a
tempo
. La
tempesta
,
mente
,
era
scoppiata
, e per un
futilissimo
pretesto
: per una
visita
delle due
vecchie
serve
alla
mamma
.
Una di esse, non avendo potuto
metter
nulla da
parte
, perché aveva
dovuto
mantenere
una
figlia
rimasta
vedova
con tre
bambini
, s'
era
subito
allogata
altrove a
servire
; ma l'altra,
Margherita
,
sola
al
mondo
, più
fortunata
, poteva
ora
riposar
la sua
vecchiaja
, col
gruzzoletto
raccolto
in tanti
anni
di
servizio
in
casa
nostra.
Ora
pare
che con queste due
buone
donne
, già
fidate
compagne
di tanti
anni
, la
mamma
si
fosse
pian
piano
rammaricata
di quel suo
misero
e
amarissimo
stato
. Subito allora
Margherita
, la
buona
vecchierella
che già l'aveva
sospettato
e non
osava
dirglielo
, le aveva
profferto
d'
andar
via
con lei, a
casa
sua: aveva due
camerette
pulite
, con un
terrazzino
che
guardava
il
mare
,
pieno
di
fiori
: sarebbero state
insieme
, in
pace
: oh, ella sarebbe stata
felice
di
poterla
ancora
servire
, di poterle
dimostrare
ancora l'
affetto
e la
devozione
che
sentiva
per lei.
Ma poteva
accettar
mia
madre
la
profferta
di quella
povera
vecchia
?
Donde
l'
ira
della
vedova
Pescatore
.
Io la
trovai
,
rincasando
, con le
pugna
protese
contro
Margherita
, la quale pur le
teneva
testa
coraggiosamente
, mentre la
mamma
,
spaventata
, con le
lagrime
agli
occhi
, tutta
tremante
, si
teneva
aggrappata
con
ambo
le
mani
all'altra
vecchietta
, come per
ripararsi
.
Veder
mia
madre
in quell'
atteggiamento
e
perdere
il
lume
degli
occhi
fu tutt'uno.
Afferrai
per un
braccio
la
vedova
Pescatore
e la
mandai
a
ruzzolar
lontano
. Ella si
rizzò
in un
lampo
e mi venne
incontro
, per
saltarmi
addosso
; ma s'
arrestò
di
fronte
a me.
- Fuori! - mi
gridò
. - Tu e tua
madre
,
via
! Fuori di
casa
mia!
-
Senti
; - le
dissi
io allora, con la
voce
che mi
tremava
dal
violento
sforzo
che facevo su me stesso, per
contenermi
. -
Senti
:
vattene
via
tu, or
ora
, con le tue
gambe
, e non
cimentarmi
più.
Vattene
,; per il tuo
bene
!
vattene
!
Romilda
,
piangendo
e
gridando
, si
levò
dalla
poltrona
e venne a
buttarsi
tra le
braccia
della
madre
:
- No! Tu con me,
mamma
! Non mi
lasciare
, non mi
lasciare
qua
sola
!
Ma quella
degna
madre
la
respinse
,
furibonda
:
- L'hai voluto?
tientelo
ora
,
codesto
mal
ladrone
! Io
vado
sola
!
Ma non se ne
andò
s'
intende
.
Due
giorni
dopo,
mandata
-
suppongo
- da
Margherita
, venne in gran
furia
, al
solito
,
zia
Scolastica
, per
portarsi
via
con sé la
mamma
.
Questa
scena
merita
di
essere
rappresentata
.
La
vedova
Pescatore
stava quella
mattina
, a fare il
pane
,
sbracciata
, con la
gonnella
tirata
sù
e
arrotolata
intorno alla
vita
, per non
sporcarsela
. Si
voltò
appena,
vedendo
entrare
la
zia
e
seguitò
ad
abburattare
, come se nulla
fossa
. La
zia
non ci fece
caso
; del
resto
, ella
era
entrata
senza
salutar
nessuno;
diviata
a mia
madre
, come se in quella
casa
non ci
fosse
altri che lei.
- Subito,
via
vèstiti
! Verrai con me. Mi fu
sonata
non
so
che
campana
. Eccomi qua.
Via
, presto! il
fagottino
!.
Parlava
a
scatti
. Il
naso
adunco
,
fiero
, nella
faccia
bruna
,
itterica
, le
fremeva
, le si
arricciava
di
tratto
in
tratto
, e gli
occhi
le
sfavillavano
.
La
vedova
Pescatore
,
zitta
.
Finito
di
abburattare
;
intrisa
la
farina
e
coagulatala
in
pasta
,
ora
essa la
brandiva
alta
e la
sbatteva
forte
apposta
, su la
madia
:
rispondeva
così a quel che
diceva
la
zia
. Questa, allora,
rincarò
la
dose
. E quella,
sbattendo
man
mano
più
forte
" Ma sì! - ma certo! - ma come no? - ma
sicuramente
! " ; poi, come se non
bastasse
,
andò
a
prendete
il
mattarello
; e se lo
pose
lì
accanto, su la
madia
, come per
dire
: ci ho anche questo.
Non l'avesse mai
fatto
!-
Zia
Scolastica
scattò
in
piedi
, si
tolse
furiosamente
lo
scialletto
che
teneva
su le
spalle
e lo
lanciò
a mia
madre
:
- Eccoti!
lascia
tutto.
Via
subito!
E
andò
a
piantarsi
di
faccia
alla
vedova
Pescatore
. Questa, per non
averla
così dinanzi a
petto
, si
tirò
un
passo
indietro
,
minacciosa
, come volesse
brandire
il
matterello
; e allora
zia
Scolastica
,
preso
a due
mani
dalla
madia
il
grosso
batuffolo
della
pasta
,
gliel
'
appiastrò
sul
capo
, glielo
tirò
giù
su la
faccia
e, a
pugni
chiusi
,
là
là
,
là
, sul
naso
, sugli
occhi
, in
bocca
, dove
coglieva
coglieva
. Quindi
afferrò
per un
braccio
mia
madre
e se la
trascinò
via
.
Quel che
seguì
fu per me solo. La
vedova
Pescatore
,
ruggendo
dalla
rabbia
, si
strappò
la
pasta
dalla
faccia
, dai
capelli
tutti
appiastricciati
, e venne a
buttarla
in
faccia
a me, che
ridevo
,
ridevo
in una
specie
di
convulsione
; m'
afferrò
la
barba
, mi
sgraffiò
tutto; poi, come
impazzita
, si
buttò
per
terra
e
cominciò
a
strapparsi
le
vesti
addosso
, a
rotolarsi
, a
rotolarsi
,
frenetica
, sul
pavimento
; mia
moglie
intanto (sit
venia
verbo
)
receva
di
là
, tra
acutissime
strida
, mentr'io:
- Le
gambe
! le
gambe
! -
gridavo
alla
vedova
Pescatore
per
terra
. - Non mi
mostrate
le
gambe
, per
carità
!
Posso
dire
che da allora ho
fatto
il
gusto
a
ridere
di tutte le mie
sciagure
e d'ogni mio
tormento
. Mi
vidi
, in quell'
istante
,
attore
d'una
tragedia
che più
buffa
non si sarebbe potuta
immaginare
: mia
madre
,
scappata
via
, così, con quella
matta
; mia
moglie
, di
là
, che...
lasciamola
stare!;
Marianna
Pescatore
lì
per
terra
; e io, io che non avevo più
pane
, quel che si dice
pane
, per il
giorno
appresso, io con la
barba
tutta
impastocchiata
, il
viso
sgraffiato
,
grondante
non
sapevo
ancora se di
sangue
o di
lagrime
, per il troppo
ridere
.
Andai
ad
accertarmene
allo
specchio
. Erano
lagrime
; ma ero anche
sgraffiato
bene
. Ah quel mio
occhio
, in quel
momento
, quanto mi
piacque
! Per
disperato
, mi s'
era
messo
a
guardare
più che mai altrove, altrove per
conto
suo. E
scappai
via
,
risoluto
a non
rientrare
in
casa
, se prima non avessi
trovato
comunque da
mantenere
, anche
miseramente
, mia
moglie
e me.
Dal
dispetto
rabbioso
che
sentivo
in quel
momento
per la
sventatezza
mia di tanti
anni
,
argomentavo
però
facilmente
che la mia
sciagura
non poteva
ispirare
a nessuno, non che
compatimento
, ma neppur
considerazione
. Me l'ero ben
meritata
. Uno solo avrebbe potuto averne
pietà
: colui che aveva
fatto
man
bassa
d'ogni nostro avere; ma
figurarsi
se
Malagna
poteva più
sentir
l'
obbligo
di venirmi in
soccorso
dopo quanto
era
avvenuto
tra me e lui.
Il
soccorso
, invece, mi venne da chi meno avrei potuto
aspettarmelo
.
Rimasto
tutto quel
giorno
fuori di
casa
, verso
sera
, m'
imbattei
per
combinazione
in
Pomino
, che,
fingendo
di non
accorgersi
di me, voleva
tirar
via
di lungo.
-
Pomino
!
Si
volse
,
torbido
in
faccia
, e si
fermò
con gli
occhi
bassi
:
- Che vuoi?
-
Pomino
! -
ripetei
io più
forte
,
scotendolo
per una
spalla
e
ridendo
di quella sua
mutria
. -
Dici
sul
serio
?
Oh,
ingratitudine
umana
! Me ne voleva, per
giunta
, me ne voleva,
Pomino
, del
tradimento
che, a suo
credere
, gli avevo
fatto
. Né mi
riuscì
di
convincerlo
che il
tradimento
invece lo aveva
fatto
lui a me, e che avrebbe
dovuto
non solo
ringraziarmi
, ma
buttarsi
anche a
faccia
per
terra
, a
baciare
dove io
ponevo
i
piedi
.
Ero ancora com'
ebbro
di quella
gajezza
mala
che si
era
impadronita
di me da quando m'ero
guardato
allo
specchio
.
Vedi
questi
sgraffii
? - gli
dissi
, a un certo
punto
. - Lei me li ha
fatti
!
-
Ro
... cioè, tua
moglie
?
- Sua
madre
!
E gli
narrai
come e perché.
Sorrise
, ma
parcamente
. Forse
pensò
che a lui non li avrebbe
fatti
, quegli
sgraffii
, la
vedova
Pescatore
:
era
in ben altra
condizione
dalla mia, e aveva altra
indole
e altro
cuore
, lui.
Mi venne allora la
tentazione
di
domandargli
perché dunque, se
veramente
n'
era
cosi
addogliato
, non l'aveva
sposata
lui,
Romilda
, a
tempo
,
magari
prendendo
il
volo
con la, com'io gli avevo
consigliato
, prima che, per la sua
ridicola
timidezza
o per la sua
indecisione
,
fosse
capitata
a me la
disgrazia
d'
innamorarmene
; e altro, ben altro avrei voluto
dirgli
, nell'
orgasmo
in cui mi
trovavo
; ma mi
trattenni
. Gli
domandai
, invece,
porgendogli
la
mano
, con chi se la facesse, di quei
giorni
.
- Con nessuno! -
sospirò
egli allora. - Con nessuno! Mi
annojo
, mi
annojo
mortalmente
!
Dall'
esasperazione
con cui
proferì
queste
parole
mi
parve
d'
intendere
a un
tratto
la
vera
ragione
per cui
Pomino
era
così
addogliato
. Ecco qua: non tanto
Romilda
egli forse
rimpiangeva
, quanto la
compagnia
che gli
era
venuta a
mancare
;
Berto
non
c'
era
più; con me non poteva più
praticare
, perché
c'
era
Romilda
di
mezzo
, e che
restava
più dunque da fare al
povero
Pomino
?
-
Ammógliati
,
caro
! - gli
dissi
. -
Vedrai
come si sta
allegri
!
Ma egli
scosse
il
capo
,
seriamente
, con gli
occhi
chiusi
;
alzò
una
mano
:
- Mai! mai più!
-
Bravo
,
Pomino
:
persèvera
! Se
desideri
compagnia
, sono a tua
disposizione
, anche per tutta la
notte
, se vuoi.
E gli
manifestai
il
proponimento
che avevo
fatto
,
uscendo
di
casa
, e gli
esposi
anche le
disperate
condizioni
in cui mi
trovavo
.
Pomino
si
commosse
, da
vero
amico
, e mi
profferse
quel po' di
denaro
che aveva con sé. Lo
ringraziai
di
cuore
, e gli
dissi
che quell'
aiuto
non m'avrebbe
giovato
a nulla: il
giorno
appresso sarei
stato
da
capo
. Un
collocamento
fisso
m'
abbisognava
.
Aspetta
! -
esclamò
allora
Pomino
. -
Sai
che mio
padre
è
ora
al
Municipio
?
- No. Ma me l'
immagino
.
-
Assessore
comunale
per la
pubblica
istruzione
.
- Questo non me lo sarei
immaginato
.
-
Jersera
, a
cena
...
Aspetta
!
Conosci
Romitelli
?
- No.
- Come no! Quello che sta
laggiù
, alla
biblioteca
Boccamazza
. E'
sordo
, quasi
cieco
,
rimbecillito
, e non si
regge
più sulle
gambe
.
Jersera
, a
cena
, mio
padre
mi
diceva
che la
biblioteca
è
ridotta
in uno
stato
miserevole
e che bisogna
provvedere
con la
massima
sollecitudine
. Ecco il
posto
per te!
-
Bibliotecario
? -
esclamai
. - Ma io...
- Perché no? -
disse
Pomino
. - Se l'ha
fatto
Romitelli
...
Questa
ragione
mi
convinse
.
Pomino
mi
consigliò
di farne
parlare
a suo
padre
da
zia
Scolastica
. Sarebbe
stato
meglio
.
Il
giorno
appresso, io mi
recai
a
visitar
la
mamma
e ne
parlai
a lei, poiché
zia
Scolastica
, da me, non volle farsi
vedere
. E così, quattro
giorni
dopo,
diventai
bibliotecario
.
Settanta
lira
al
mese
. Più
ricco
della
vedova
Pescatore
! Potevo
cantar
vittoria
.
Nei
primi
mesi
fu un
divertimento
, con quel
Romitelli
, a cui non ci fu verso di fare
intendere
che
era
stato
giubilato
dal
Comune
e che per ciò non
doveva
più venire alla
biblioteca
. Ogni
mattina
, alla
stess
'
ora
, né un
minuto
prima né un
minuto
dopo, me lo
vedevo
spuntare
a quattro
piedi
(
compresi
i due
bastoni
, uno per
mano
, che gli
servivano
meglio
dei
piedi
). Appena
arrivato
, si
toglieva
dal
taschino
del
panciotto
un
vecchio
cipollone
di
rame
, e lo
appendeva
a
muro
con tutta la
formidabile
catena
;
sedeva
, coi due
bastoni
fra le
gambe
,
traeva
di
tasca
la
papalina
, la
tabacchiera
e un
pezzolone
a
dadi
rossi
e
neri
; s'
infrociava
una
grossa
presa
di
tabacco
, si
puliva
, poi
apriva
il
cassetto
del
tavolino
e ne
traeva
un
libraccio
che
apparteneva
alla
biblioteca
:
Dizionario
storico
dei
musicisti
,
artisti
e
amatori
morti
e
viventi
,
stampato
a
Venezia
nel
1758
.
-
Signor
Romitelli
! - gli
gridavo
,
vedendogli
fare tutte queste
operazioni
,
tranquillissimamente
, senza
dare
il
minimo
segno
d'
accorgersi
di me.
Ma a chi
dicevo
? Non
sentiva
neanche le
cannonate
. Lo
scotevo
per un
braccio
, ed egli allora si
voltava
,
strizzava
gli
occhi
,
contraeva
tutta la
faccia
per
sbirciarmi
, poi mi
mostrava
i
denti
gialli
, forse
intendendo
di
sorridermi
, così; quindi
abbassava
il
capo
sul
libro
, come se volesse farsene
guanciale
; ma che!
leggeva
a quel modo, a due
centimetri
di
distanza
, con un
occhio
solo;
leggeva
forte
:
-
Birnbaum
,
Giovanni
Abramo
...
Birnbaum
,
Giovanni
Abramo
, fece
stampare
...
Birnbaum
,
Giovanni
Abramo
, fece
stampare
a
Lipsia
, nel
1738
... a
Lipsia
nel
1738
... un
opuscolo
in-8°
:
Osservazioni
imparziali
su un
passo
delicato
del
Musicista
critico
.
Mitzler
...
Mitzler
inserì
...
Mitzler
inserì
questo
scritto
nel
primo
volume
della sua
Biblioteca
musicale
. Nel
1739
...
E
seguitava
così,
ripetendo
due o tre
volte
nomi
e
date
, come per
cacciarsele
a
memoria
. Perché
leggesse
cosi
forte
, non
saprei
.
Ripeto
, non
sentiva
neanche le
cannonate
.
Io stavo a
guardarlo
,
stupito
. O che poteva
importare
a quell'
uomo
in quello
stato
, a due
passi
ormai
dalla
tomba
(
morì
difatti quattro
mesi
dopo la mia
nomina
a
bibliotecario
), che poteva
importargli
che
Birnbaum
Giovanni
Abramo
avesse
fatto
stampare
a
Lipsia
nel
1738
un
opuscolo
in-8°
? E non gli
fosse
almeno
costata
tutto quello
stento
la
lettura
!
Bisognava
proprio
riconoscere
che non potesse farne a meno di quelle
date
lì
e di quelle
notizie
di
musicisti
(lui, così
sordo
!) e
artisti
e
amatori
,
morti
e
viventi
fino
al
1758
. O
credeva
forse che un
bibliotecario
, essendo la
biblioteca
fatta per
leggervi
,
fosse
obbligato
a
legger
lui,
posto
che non aveva
veduto
mai
apparirvi
anima
viva
; e aveva
preso
quel
libro
, come avrebbe potuto
prenderne
un altro?
Era
tanto
imbecillito
, che anche questa
supposizione
è
possibile
, e anzi molto più
probabile
della prima.
Intanto, sul
tavolone
lì
in
mezzo
,
c'
era
uno
strato
di
polvere
alto
per lo meno un
dito
; tanto che io - per
riparare
in certo qual modo alla
nera
ingratitudine
de' miei
concittadini
- potei
tracciarvi
a
grosse
lettere
questa
iscrizione
:
A
MONSIGNOR
BOCCAMAZZA
MUNIFICENTISSIMO
DONATORE
IN
PERENNE
ATTESTATO
DI
GRATITUDINE
I
CONCITTADINI
QUESTA
LAPIDE
POSERO
Precipitavano
poi, a quando a quando, dagli
scaffali
due o tre
libri
,
seguiti
da certi
topi
grossi
quanto un
coniglio
.
Furono per me come la
mela
di
Newton
.
Ho
trovato
! -
esclamai
tutto
contento
. - Ecco l'
occupazione
per me, mentre
Romitelli
legge
il suo
Birnbaum
.
E, per
cominciare
,
scrissi
una
elaboratissima
istanza
, d'
ufficio
, all'
esimio
cavalier
Gerolamo
Pomino
,
assessore
comunale
per la
pubblica
istruzione
, affinché la
biblioteca
Boccamazza
o di
Santa
Maria
Liberale
fosse
con la maggior
sollecitudine
provveduta
di un
pajo
di
gatti
per lo meno, il cui
mantenimento
non avrebbe
importato
quasi alcuna
spesa
al
Comune
,
atteso
che i
suddetti
animali
avrebbero avuto da
nutrirsi
in
abbondanza
col
provento
della loro
caccia
.
Soggiungevo
che non sarebbe
stato
male
provvedere
altresì la
biblioteca
d'una
mezza
dozzina
di
trappole
e dell'
esca
necessaria
, per non
dire
cacio
,
parola
volgare
, che - da
subalterno
- non
stimai
conveniente
sottoporre
agli
occhi
d'un
assessore
comunale
per la
pubblica
istruzione
.
Mi
mandarono
dapprima
due
gattini
così
miseri
che si
spaventarono
subito di quegli
enormi
topi
, e - per non
morir
di
fame
- si
ficcavano
loro nelle
trappole
, a
mangiarsi
il
cacio
. Li
trovavo
ogni
mattina
là
,
imprigionati
,
magri
,
brutti
, e così
afflitti
che
pareva
non avessero più né
forza
né
volontà
di
miagolare
.
Reclamai
, e vennero due
bei
gattoni
lesti
e
serii
, che senza
perder
tempo
si
misero
a fare il loro
dovere
. Anche le
trappole
servivano
: e queste me li
davan
vivi
, i
topi
.
Ora
, una
sera
,
indispettito
che di quelle mie
fatiche
e di quelle mie
vittorie
il
Romitelli
non si volesse
minimamente
dar
per
inteso
, come se lui avesse
soltanto
l'
obbligo
di
leggere
e i
topi
quello di
mangiarsi
i
libri
della
biblioteca
, volli, prima d'
andarmene
,
cacciarne
due,
vivi
, entro il
cassetto
del suo
tavolino
.
Speravo
di
sconcertargli
, almeno per la
mattina
seguente
, la
consueta
nojosissima
lettura
. Ma che! Come
aprì
il
cassetto
e si
sentì
sgusciare
sotto il
naso
quelle due
bestie
, si
voltò
verso me, che già non mi potevo più
reggere
e
davo
in uno
scoppio
di
risa
, e mi
domandò
:
- Che è
stato
?
- Due
topi
,
signor
Romitelli
!
- Ah,
topi
... - fece lui
tranquillamente
.
Erano di
casa
;
c'
era
avvezzo
; e
riprese
, come se nulla
fosse
stato
, la
lettura
del suo
libraccio
.
In un
Trattato
degli
Arbori
di
Giovan
Vittorio
Soderini
si
legge
che i
frutti
maturano
"
parte
per
caldezza
e
parte
per
freddezza
; perciocché il
calore
, come in tutti è
manifesto
,
ottiene
la
forza
del
concuocere
, ed è la
semplice
cagione
della
maturezza
".
Ignorava
dunque
Giovan
Vittorio
Soderini
che oltre al
calore
, i
fruttivendoli
hanno
sperimentato
un'altra
cagione
della
maturezza
. Per
portare
la
primizia
al
mercato
e
venderla
più
cara
, essi
colgono
i
frutti
,
mele
e
pesche
e
pere
, prima che
sian
venuti a quella
condizione
che li
rende
sani
e
piacevoli
, e li
maturano
loro a
furia
d'
ammaccature
.
Ora
così venne a
maturazione
l'
anima
mia, ancora
acerba
.
In poco
tempo
,
divenni
un altro da quel che ero prima.
Morto
il
Romitelli
mi
trovai
qui solo,
mangiato
dalla
noja
, in questa
chiesetta
fuori
mano
, fra tutti questi
libri
;
tremendamente
solo, e pur senza
voglia
di
compagnia
. Avrei potuto
trattenermici
soltanto
poche
ore
al
giorno
; ma per le
strade
del
paese
mi
vergognavo
di farmi
vedere
, così
ridotto
in
miseria
; da
casa
mia
rifuggivo
come da una
prigione
; e dunque,
meglio
qua, mi
ripetevo
. Ma che fare? La
caccia
ai
topi
, sì; ma poteva
bastarmi
?
La prima
volta
che mi
avvenne
di
trovarmi
con un
libro
tra le
mani
,
tolto
così a
caso
, senza
saperlo
, da uno degli
scaffali
'
provai
un
brivido
d'
orrore
. Mi sarei io dunque
ridotto
come il
Romitelli
, a
sentir
l'
obbligo
di
leggere
, io
bibliotecario
, per tutti quelli che non venivano alla
biblioteca
? E
scaraventai
il
libro
a
terra
. Ma poi lo
ripresi
; e -
sissignori
- mi
misi
a
leggere
anch'io, e anch'io con un
occhio
solo, perché quell'altro non voleva
saperne
.
Lessi
così di tutto un po',
disordinatamente
; ma
libri
, in
ispecie
, di
filosofia
.
Pesano
tanto: eppure, chi se ne
ciba
e se li
mette
in
corpo
,
vive
tra le
nuvole
. Mi
sconcertarono
peggio
il
cervello
, già di per sé
balzano
. Quando la
testa
mi
fumava
,
chiudevo
la
biblioteca
e mi
recavo
per un
sentieruolo
scosceso
, a un
lembo
di
spiaggia
solitaria
.
La
vista
del
mare
mi faceva
cadere
in uno
sgomento
attonito
, che
diveniva
man
mano
oppressione
intollerabile
.
Sedevo
su la
spiaggia
e m'
impedivo
di
guardarlo
,
abbassando
il
capo
: ma ne
sentivo
per tutta la
riviera
il
fragorìo
, mentre
lentamente
,
lentamente
, mi
lasciavo
scivolar
di tra le
dita
la
sabbia
densa
e
greve
,
mormorando
:
- Così, sempre,
fino
alla
morte
, senz'alcun
mutamento
, mai...
L'
immobilità
della
condizione
di quella mia
esistenza
mi
suggeriva
allora
pensieri
sùbiti
,
strani
, quasi
lampi
di
follia
.
Balzavo
in
piedi
, come per
scuotermela
d'
addosso
, e mi
mettevo
a
passeggiare
lungo la
riva
; ma
vedevo
allora il
mare
mandar
senza
requie
,
là
, alla
sponda
, le sue
stracche
ondate
sonnolente
;
vedevo
quelle
sabbie
lì
abbandonate
;
gridavo
con
rabbia
,
scotendo
le
pugna
:
- Ma perché? ma perché?
E mi
bagnavo
i
piedi
.
Il
mare
allungava
forse un po' più qualche
ondata
, per
ammonirmi
:
"
Vedi
,
caro
, che si
guadagna
a
chieder
certi perché? Ti
bagni
i
piedi
.
Torna
alla tua
biblioteca
! L'
acqua
salata
infradicia
le
scarpe
; e
quattrini
da
buttar
via
non ne hai.
Torna
alla
biblioteca
, e
lascia
i
libri
di
filosofia
:
va'
,
va'
piuttosto
a
leggere
anche tu che
Birnbaum
Giovanni
Abramo
fece
stampare
a
Lipsia
nel
1738
un
opuscolo
in-8°
: ne
trarrai
senza
dubbio
maggior
profitto
. "
Ma un
giorno
finalmente vennero a
dirmi
che mia
moglie
era
stata
assalita
dalle
doglie
, e che
corressi
subito a
casa
.
Scappai
come un
dàino
: ma più per
sfuggire
a me stesso, per non
rimanere
neanche un
minuto
a tu per tu con me, a
pensare
che io stavo per avere un
figliuolo
, io, in quelle
condizioni
, un
figliuolo
!
Appena
arrivato
alla
porta
di
casa
, mia
suocera
m'
afferrò
per le
spalle
e mi fece
girar
su me stesso:
- Un
medico
!
Scappa
!
Romilda
muore
!
Viene da
restare
, no? a una
siffatta
notizia
a
bruciapelo
. E invece, "
Correte
! ". Non mi
sentivo
più le
gambe
; non
sapevo
più da qual
parte
pigliare
; e mentre
correvo
, non
so
come, - Un
medico
! un
medico
! -
andavo
dicendo
; e la
gente
si
fermava
per
via
, e
pretendeva
che mi
fermassi
anch'io a
spiegare
che cosa mi
fosse
accaduto
; mi
sentivo
tirar
per le
maniche
, mi
vedevo
di
fronte
facce
pallide
,
costernate
;
scansavo
,
scansavo
tutti: - Un
medico
! un
medico
!
E il
medico
intanto
era
la, già a
casa
mia. Quando
trafelato
, in uno
stato
miserando
, dopo aver
girato
tutte le
farmacie
,
rincasai
,
disperato
e
furibondo
, la prima
bambina
era
già
nata
; si
stentava
a far venir l'altra alla
luce
.
- Due!
Mi
pare
di
vederle
ancora,
lì
, nella
cuna
, l'una accanto all'altra: si
sgraffiavano
fra loro con quelle
manine
cosi
gracili
eppur quasi
artigliate
da un
selvaggio
istinto
, che
incuteva
ribrezzo
e
pietà
:
misere
,
misere
,
misere
, più di quei due
gattini
che
ritrovavo
ogni
mattina
dentro le
trappole
; e anch'esse non avevano
forza
di
vagire
come quelli di
miagolare
; e intanto, ecco, si
sgraffiavano
!
Le
scostai
, e al
primo
contatto
di quelle
carnucce
tènere
e
fredde
, ebbi un
brivido
nuovo
, un
tremor
di
tenerezza
,
ineffabile
: - erano mie!
Una mi
morì
pochi
giorni
dopo; l'altra volle
darmi
il
tempo
, invece, di
affezionarmi
a lei, con tutto l'
ardore
di un
padre
che, non avendo più altro,
faccia
della propria
creaturina
lo
scopo
unico
della sua
vita
; volle aver la
crudeltà
di
morirmi
, quando aveva già quasi un
anno
, e s'
era
fatta tanto
bellina
, tanto, con quei
riccioli
d'
oro
ch'io m'
avvolgevo
attorno
le
dita
e le
baciavo
senza
saziarmene
mai; mi
chiamava
papà
, e io le
rispondevo
subito: -
Figlia
-; e lei di
nuovo
: -
Papà
...-; così, senza
ragione
, come si
chiamano
gli
uccelli
tra loro.
Mi
morì
contemporaneamente
alla
mamma
mia, nello stesso
giorno
e quasi alla
stess
'
ora
. Non
sapevo
più come
spartire
le mie
cure
e la mia
pena
.
Lasciavo
la
piccina
mia che
riposava
, e
scappavo
dalla
mamma
, che non si
curava
di sé, della sua
morte
, e mi
domandava
di lei, della
nipotina
,
struggendosi
di non
poterla
più
rivedere
,
baciare
per l'
ultima
volta
. E
durò
nove
giorni
, questo
strazio
! Ebbene, dopo nove
giorni
e nove
notti
di
veglia
assidua
, senza
chiuder
occhio
neanche per un
minuto
...
debbo
dirlo
? - molti forse avrebbero
ritegno
a
confessarlo
; ma è
pure
umano
,
umano
,
umano
- io non
sentii
pena
, no, sul
momento
:
rimasi
un
pezzo
in una
tetraggine
attonita
,
spaventevole
, e mi
addormentai
.
Sicuro
.
Dovetti
prima
dormire
. Poi, sì, quando mi
destai
, il
dolore
m'
assalì
rabbioso
,
feroce
, per la
figlietta
mia, per la
mamma
mia, che non erano più... E fui quasi per
impazzire
. Un'
intera
notte
vagai
per il
paese
e per le
campagne
; non
so
con che
idee
per la
mente
;
so
che, alla
fine
, mi
ritrovai
nel
podere
della
Stìa
, presso alla
gora
del
molino
, e che un tal
Filippo
,
vecchio
mugnajo
,
lì
di
guardia
, mi
prese
con sé, mi fece
sedere
più
là
, sotto gli
alberi
, e mi
parlò
a lungo, a lungo della
mamma
e anche di mio
padre
e de'
bei
tempi
lontani
; e mi
disse
che non
dovevo
piangere
e
disperarmi
cosi
, perché per
attendere
alla
figlioletta
mia, nel
mondo
di
là
,
era
accorsa
la
nonna
, la
nonnina
buona
, che la avrebbe
tenuta
sulle
ginocchia
e le avrebbe
parlato
di me sempre e non me la avrebbe
lasciata
mai
sola
, mai.
Tre
giorni
dopo
Roberto
, come se avesse voluto
pagarmi
le
lagrime
, mi
mandò
cinquecento
lire
. Voleva che
provvedessi
a una
degna
sepoltura
della
mamma
,
diceva
. Ma ci aveva già
pensato
zia
Scolastica
.
Quelle
cinquecento
lire
rimasero
un
pezzo
tra le
pagine
di un
libraccio
della
biblioteca
.
Poi
servirono
per me; e furono - come
dirò
- la
cagione
della mia prima
morte
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