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Luigi Pirandello
Il fu Mattia Pascal
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Tac tac tac...
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Tac
tac
tac
...
Lei
sola
,
là
dentro, quella
pallottola
d'
avorio
,
correndo
graziosa
nella
roulette
, in
senso
inverso
al
quadrante
,
pareva
giocasse
:
"
Tac
tac
tac
"
Lei
sola
: - non certo quelli che la
guardavano
,
sospesi
nel
supplizio
che
cagionava
loro il
capriccio
di essa, a cui - ecco - sotto, su i
quadrati
gialli
del
tavoliere
, tante
mani
avevano
recato
, come in
offerta
votiva
,
oro
,
oro
e
oro
, tante
mani
che
tremavano
adesso
nell'
attesa
angosciosa
,
palpando
inconsciamente
altro
oro
, quello della
prossima
posta
, mentre gli
occhi
supplici
pareva
dicessero
: " Dove a te
piaccia
, dove a te
piaccia
di
cadere
,
graziosa
pallottola
d'
avorio
, nostra
dea
crudele
! ".
Ero
capitato
là
, a
Montecarlo
, per
caso
.
Dopo una delle
solite
scene
con mia
suocera
e mia
moglie
, che
ora
,
oppresso
e
fiaccato
com'ero dalla
doppia
recente
sciagura
, mi
cagionavano
un
disgusto
intollerabile
; non
sapendo
più
resistere
alla
noja
, anzi allo
schifo
di
vivere
a quel modo;
miserabile
, senza né
probabilità
né
speranza
di
miglioramento
, senza più il
conforto
che mi veniva dalla mia
dolce
bambina
, senza alcun
compenso
, anche
minimo
, all'
amarezza
, allo
squallore
, all'
orribile
desolazione
in cui ero
piombato
; per una
risoluzione
quasi
improvvisa
, ero
fuggito
dal
paese
, a
piedi
, con le
cinquecento
lire
di
Berto
in
tasca
.
Avevo
pensato
,
via
facendo, di
recarmi
a
Marsiglia
, dalla
stazione
ferroviaria
del
paese
vicino, a cui m'ero
diretto
:
giunto
a
Marsiglia
, mi sarei
imbarcato
,
magari
con un
biglietto
di
terza
classe
, per l'
America
, così alla
ventura
.
Che avrebbe potuto
capitarmi
di
peggio
, alla
fin
fine
, di ciò che avevo
sofferto
e
soffrivo
a
casa
mia? Sarei
andato
incontro
, sì, ad altre
catene
, ma più
gravi
di quella che già stavo per
strapparmi
dal
piede
non mi sarebbero certo
sembrate
. E poi avrei
veduto
altri
paesi
, altre
genti
, altra
vita
, e mi sarei
sottratto
almeno all'
oppressione
che mi
soffocava
e mi
schiacciava
.
Se non che,
giunto
a
Nizza
, m'ero
sentito
cader
l'
animo
. Gl'
impeti
miei
giovanili
erano
abbattuti
da un
pezzo
: troppo
ormai
la
noja
mi aveva
tarlato
dentro, e
svigorito
il
cordoglio
. L'
avvilimento
maggiore m'
era
venuto dalla
scarsezza
del
denaro
con cui avrei
dovuto
avventurarmi
nel
bujo
della
sorte
, così
lontano
,
incontro
a una
vita
affatto
ignota
, e senz'alcuna
preparazione
.
Ora
,
sceso
a
Nizza
, non ben
risoluto
ancora di
ritornare
a
casa
,
girando
per la
città
, m'
era
avvenuto
di
fermarmi
innanzi a una
grande
bottega
su l'
Avenue
de la
Gare
, che
recava
questa
insegna
a
grosse
lettere
dorate
:
DÉPOT
DE
ROULETTES
DE
PRECISION
Ve n'erano
esposte
d'ogni
dimensione
, con altri
attrezzi
del
giuoco
e
varii
opuscoli
che avevano sulla
copertina
il
disegno
della
roulette
;
Si
sa
che gl'
infelici
facilmente
diventano
superstiziosi
, per quanto poi
deridano
l'altrui
credulità
e le
speranze
che a loro stessi la
superstizione
certe
volte
fa d'
improvviso
concepire
e che non vengono mai a
effetto
, s'
intende
.
Ricordo
che io, dopo aver
letto
il
titolo
d'uno di quegli
opuscoli
:
Méthode
pour
gagner
à
la
roulette
, mi
allontanai
dalla
bottega
con un
sorriso
sdegnoso
e di
commiserazione
. Ma,
fatti
pochi
passi
,
tornai
in-
dietro, e (per
curiosità
,
via
, non per altro!) con quello stesso
sorriso
sdegnoso
e di
commiserazione
su le
labbra
,
entrai
nella
bottega
e
comprai
quell'
opuscolo
.
Non
sapevo
affatto di che si
trattasse
, in che
consistesse
il
giuoco
e come
fosse
congegnato
. Mi
misi
a
leggere
; ma ne
compresi
ben poco.
" Forse
dipende
, "
pensai
, " perché non ne
so
molto, io, di
francese
. "
Nessuno me l'aveva
insegnato
; avevo
imparato
da me qualche cosa, così,
leggiucchiando
nella
biblioteca
; non ero poi per nulla
sicuro
della
pronunzia
e
temevo
di far
ridere
,
parlando
.
Questo
timore
appunto
mi
rese
dapprima
perplesso
se
andare
o no; ma poi
pensai
che m'ero
partito
per
avventurarmi
fino
in
America
,
sprovvisto
di tutto e senza
conoscere
neppur di
vista
l'
inglese
e lo
spagnuolo
; dunque
via
, con quel po' di
francese
di cui potevo
disporre
e con la
guida
di quell'
opuscolo
,
fino
a
Montecarlo
, li a due
passi
, avrei potuto
bene
avventurarmi
.
" Né mia
suocera
né mia
moglie
, "
dicevo
fra me, in
treno
, "
sanno
di questo po' di
denaro
, che mi
resta
in
portafogli
.
Andrò
a
buttarlo
lì
, per
togliermi
ogni
tentazione
.
Spero
che potrò
conservare
tanto da
pagarmi
il
ritorno
a
casa
. E se no... "
Avevo
sentito
dire
che non
difettavano
alberi
-
solidi
- nel
giardino
attorno
alla
bisca
. In
fin
de'
conti
,
magari
mi sarei
appeso
economicamente
a qualcuno di essi, con la
cintola
dei
calzoni
, e ci avrei
fatto
anche una
bella
figura
. Avrebbero
detto
:
" Chi
sa
quanto avrà
perduto
questo
povero
uomo
! "
Mi
aspettavo
di
meglio
,
dico
la
verità
. L'
ingresso
, sì, non
c'
è
male
; si
vede
che hanno avuto quasi l'
intenzione
d'
innalzare
un
tempio
alla
Fortuna
, con quelle otto
colonne
di
marmo
. Un
portone
e due
porte
laterali
. Su queste
era
scritto
Tirez
: e
fin
qui ci
arrivavo
;
arrivai
anche al
Poussez
del
portone
, che
evidentemente
voleva
dire
il
contrario
;
spinsi
ed
entrai
.
Pessimo
gusto
! E fa
dispetto
. Potrebbero almeno
offrire
a tutti coloro che
vanno
a
lasciar
lì
tanto
denaro
la
soddisfazione
di
vedersi
scorticati
in un
luogo
men
sontuoso
e più
bello
. Tutte le
grandi
città
si
compiacciono
adesso
di avere un
bel
mattatojo
per le
povere
bestie
, le quali
pure
,
prive
come sono d'ogni
educazione
, non possono
goderne
. E
vero
tuttavia che la maggior
parte
della
gente
che
va
lì
ha ben altra
voglia
che quella di
badare
al
gusto
della
decorazione
di quelle cinque
sale
, come coloro che
seggono
su quei
divani
,
giro
giro
, non sono
spesso
in
condizione
di
accorgersi
della
dubbia
eleganza
dell'
imbottitura
.
Vi
seggono
, di
solito
, certi
disgraziati
, cui la
passione
del
giuoco
ha
sconvolto
il
cervello
nel modo più
singolare
: stanno li a
studiare
il così
detto
equilibrio
delle
probabilità
, e
meditano
seriamente
i
colpi
da
tentare
, tutta un'
architettura
di
giuoco
,
consultando
appunti
su le
vicende
de'
numeri
: vogliono insomma
estrarre
la
logica
dal
caso
, come
dire
il
sangue
dalle
pietre
; e son
sicurissimi
che,
oggi
o
domani
, vi
riusciranno
.
Ma non bisogna
meravigliarsi
di nulla.
- Ah, il 12! il 12! - mi
diceva
un
signore
di
Lugano
,
pezzo
d'
omone
, la cui
vista
avrebbe
suggerito
le più
consolanti
riflessioni
su le
resistenti
energie
della
razza
umana
. - Il 12 è il
re
dei
numeri
; ed è il mio
numero
! Non mi
tradisce
mai! Si
diverte
, sì, a farmi
dispetti
,
magari
spesso
; ma poi, alla
fine
, mi
compensa
, mi
compensa
sempre della mia
fedeltà
.
Era
innamorato
del
numero
12, quell'
omone
lì
, e non
sapeva
più
parlare
d'altro. Mi
raccontò
che il
giorno
precedente
quel suo
numero
non aveva voluto
sortire
neppure una
volta
; ma lui non s'
era
dato
per
vinto
:
volta
per
volta
,
ostinato
, la sua
posta
sul 12;
era
rimasto
su la
breccia
fino
all'
ultimo
,
fino
all'
ora
in cui i
croupiers
annunziano
:
-
Messieurs
,
aux
trois
dernier
!
Ebbene, al
primo
di quei tre
ultimi
colpi
, niente; niente neanche al
secondo
; al
terzo
e
ultimo
,
pàffete
: il 12.
- M'ha
parlato
! -
concluse
, con gli
occhi
brillanti
di
gioja
- M'ha
parlato
!
E'
vero
che, avendo
perduto
tutta la
giornata
, non gli eran
restati
per quell'
ultima
posta
che pochi
scudi
; dimodoché, alla
fine
, non aveva potuto
rifarsi
di nulla. Ma che gl'
importava
? Il
numero
12 gli aveva
parlato
!
Sentendo
questo
discorso
, mi vennero a
mente
quattro
versi
del
povero
Pinzone
, il cui
cartolare
de'
bisticci
col
seguito
delle sue
rime
balzane
,
rinvenuto
durante lo
sgombero
di
casa
, sta
ora
in
biblioteca
; e volli
recitarli
a quel
signore
:
Ero già
stanco
di stare alla
bada
della
Fortuna
. La
dea
capricciosa
dovea
pure
passar
per la mia
strada
.
E
passò
finalmente. Ma
tignosa
.
E quel
signore
allora si
prese
la
testa
con tutt'e due le
mani
e
contrasse
dolorosamente
, a lungo, tutta la
faccia
. Lo
guardai
, prima
sorpreso
, poi
costernato
.
- Che ha?
- Niente.
Rido
, - mi
rispose
.
Rideva
così! Gli faceva tanto
male
, tanto
male
la
testa
, che non poteva
soffrire
lo
scotimento
del
riso
.
Andate
a
innamorarvi
del
numero
12!
Prima di
tentare
la
sorte
- benché senz'alcuna
illusione
- volli stare un
pezzo
a
osservare
, per
rendermi
conto
del modo con cui
procedeva
il
giuoco
.
Non mi
parve
affatto
complicato
, come il mio
opuscolo
m'aveva
lasciato
immaginare
.
In
mezzo
al
tavoliere
, sul
tappeto
verde
numerato
,
era
incassata
la
roulette
. Tutt'intorno, i
giocatori
,
uomini
e
donne
,
vecchi
e
giovani
, d'ogni
paese
e d'ogni
condizione
,
parte
seduti
,
parte
in
piedi
, s'
affrettavano
nervosamente
a
disporre
mucchi
e
mucchietti
di
luigi
e di
scudi
e
biglietti
di
banca
, su i
numeri
gialli
dei
quadrati
; quelli che non
riuscivano
ad
accostarsi
, o non volevano,
dicevano
al
croupier
i
numeri
e i
colori
su cui
intendevano
di
giocare
, e il
croupier
, subito, col
rastrello
disponeva
le loro
poste
secondo
l'
indicazione
, con
meravigliosa
destrezza
; si faceva
silenzio
, un
silenzio
strano
,
angoscioso
, quasi
vibrante
di
frenate
violenze
,
rotto
di
tratto
in
tratto
dalla
voce
monotona
sonnolenta
dei
croupiers
:
-
Messieurs
,
faites
vos
jeux
Mentre di
là
, presso altri
tavolieri
, altre
voci
ugualmente
monotone
dicevano
:
Le
jeu
est
fait
!
Rien
ne
va
plus
!
Alla
fine
, il
croupier
lanciava
la
pallottoLa
sulla
roulette
-
Tac
tac
tac
...
E tutti gli
occhi
si
volgevano
a lei con
varia
espressione
: d'
ansia
, di
sfida
, d'
angoscia
, di
terrore
. Qualcuno fra quelli
rimasti
in
piedi
, dietro coloro che avevano avuto la
fortuna
di
trovare
una
seggiola
, si
sospingeva
per
intravedere
ancora la propria
posta
, prima che i
rastrelli
dei
croupiers
si
allungassero
ad
arraffarla
.
La
boule
, alla
fine
,
cadeva
sul
quadrante
, e il
croupier
ripeteva
con la
solita
voce
la
formula
d'
uso
e
annunziava
il
numero
sortito
e il
colore
.
Arrischiai
la prima
posta
di pochi
scudi
sul
tavoliere
di
sinistra
nella prima
sala
, così, a
casaccio
, sul
venticinque
; e stetti anch'io a
guardare
la
perfida
pallottola
, ma
sorridendo
, per una
specie
di
vellicazione
interna
,
curiosa
, al
ventre
.
Cade
la
boule
sul
quadrante
, e:
-
Vingtcinq
! -
annunzia
il
croupier
. -
Rouge
,
impair
et
passe
!
Avevo
vinto
!
Allungavo
la
mano
sul mio
mucchietto
multiplicato
, quanto un
signore
,
altissimo
di
statura
, da le
spalle
poderose
troppo in
sù
, che
reggevano
una
piccola
testa
con gli
occhiali
d'
oro
sul
naso
rincagnato
, la
fronte
sfuggente
, i
capelli
lunghi
e
lisci
su la
nuca
, tra
biondi
e
grigi
, come il
pizzo
e i
baffi
, me la
scostò
senza tante
cerimonie
e si
prese
lui il mio
denaro
.
Nel mio
povero
e
timidissimo
francese
, volli fargli
notare
che aveva
sbagliato
- oh, certo
involontariamente
!
Era
un
tedesco
, e
parlava
il
francese
peggio
di me, ma con un
coraggio
da
leone
: mi si
scagliò
addosso
,
sostenendo
che lo
sbaglio
invece
era
mio, e che il
denaro
era
suo.
Mi
guardai
attorno
,
stupito
: nessuno
fiatava
, neppure il mio vicino che pur mi aveva
veduto
posare
quei pochi
scudi
sul
venticinque
.
Guardai
i
croupiers
:
immobili
,
impassibili
, come
statue
. " Ah sì? "
dissi
tra me e,
quietamente
, mi
tirai
su la
mano
gli altri
scudi
che avevo
posato
sul
tavolino
innanzi a me, e me la
filai
.
" Ecco un
metodo
,
pour
gagner
à
la
roulette
, "
pensai
, " che non è
contemplato
nel mio
opuscolo
. E chi
sa
che non sia l'
unico
, in
fondo
! "
Ma la
fortuna
, non
so
per quali suoi
fini
segreti
, volle
darmi
una
solenne
e
memorabile
smentita
.
Appressatomi
a un altro
tavoliere
, dove si
giocava
forte
, stetti prima un buon
pezzo
a
squadrar
la
gente
che vi stava
attorno
: erano per la maggior
parte
signori
in
marsina
;
c'
eran parecchie
signore
; più d'una mi
parve
equivoca
; la
vista
d'un certo
ometto
biondo
biondo
, dagli
occhi
grossi
,
ceruli
,
venati
di
sangue
e
contornati
da
lunghe
ciglia
quasi
bianche
, non m'
affidò
molto, in prima;
era
in
marsina
anche lui, ma si
vedeva
che non
era
solito
di
portarla
: volli
vederlo
alla
prova
:
puntò
forte
:
perdette
; non si
scompose
:
ripuntò
anche
forte
, al
colpo
seguente
:
via
! non sarebbe
andato
appresso ai miei
quattrinucci
. Benché, di prima
colta
, avessi avuto quella
scottatura
, mi
vergognai
del mio
sospetto
.
C'
era
tanta
gente
là
che
buttava
a
manate
oro
e
argento
, come fossero
rena
, senza alcun
timore
, e
dovevo
temere
io per la mia
miseriola
?
Notai
, fra gli altri, un
giovinetto
,
pallido
come di
cera
, con un
grosso
monocolo
all'
occhio
sinistro
il quale
affettava
un'
aria
di
sonnolenta
indifferenza
;
sedeva
scompostamente
;
tirava
fuori dalla
tasca
dei
calzoni
i suoi
luigi
; li
posava
a
casaccio
su un
numero
qualunque e, senza
guardare
,
pinzandosi
i
peli
dei
baffetti
nascenti
aspettava
che la
boule
cadesse
;
domandava
allora al suo vicino se aveva
perduto
.
Lo
vidi
perdere
sempre.
Quel suo vicino
era
un
signore
magro
,
elegantissimo
, su i
quarant'
anni
; ma aveva il collo troppo lungo e
gracile
, ed
era
quasi senza
mento
, con un
pajo
d'
occhietti
neri
,
vivaci
, e
bei
capelli
corvini
,
abbondanti
,
rialzati
sul
capo
.
Godeva
,
evidentemente
, nel
risponder
di sì al
giovinetto
. Egli, qualche
volta
,
vinceva
.
Mi
posi
accanto a un
grosso
signore
, dalla
carnagione
così
bruna
, che le
occhiaje
e le
palpebre
gli
apparivano
come
affumicate
; aveva i
capelli
grigi
,
ferruginei
, e il
pizzo
ancor quasi tutto
nero
e
ricciuto
;
spirava
forza
e
salute
; eppure, come se la
corsa
della
pallottola
d'
avorio
gli
promovesse
l'
asma
, egli si
metteva
ogni
volta
ad
arrangolare
,
forte
,
irresistibilmente
. La
gente
si
voltava
a
guardarlo
; ma
raramente
egli se n'
accorgeva
:
smetteva
allora per un
istante
, si
guardava
attorno
, con un
sorriso
nervoso
, e
tornava
ad
arrangolare
, non potendo farne a meno, finché la
boule
non
cadeva
sul
quadrante
.
A poco a poco,
guardando
, la
febbre
del
giuoco
prese
anche me. I
primi
colpi
mi
andarono
male
. Poi
cominciai
a
sentirmi
come in uno
stato
d'
ebbrezza
estrosa
curiosissima
:
agivo
quasi
automaticamente
, per
improvvise
,
incoscienti
ispirazioni
;
puntavo
, ogni
volta
, dopo gli altri, all'
ultimo
,
là
! e subito
acquistavo
la
coscienza
, la
certezza
che avrei
vinto
; e
vincevo
.
Puntavo
dapprima
poco; poi,
man
mano
, di più, di più, senza
contare
. Quella
specie
di
lucida
ebbrezza
cresceva
intanto in me, né s'
intorbidava
per qualche
colpo
fallito
, perché mi
pareva
d'averlo quasi
preveduto
; anzi, qualche
volta
,
dicevo
tra me: " Ecco, questo lo
perderò
;
debbo
perderlo
". Ero come
elettrizzato
. A un certo
punto
, ebbi l'
ispirazione
di
arrischiar
tutto,
là
e
addio
; e
vinsi
. Gli
orecchi
mi
ronzavano
; ero tutto in
sudore
, e
gelato
. Mi
parve
che uno dei
croupiers
come
sorpreso
di quella mia
tenace
fortuna
, mi
osservasse
. Nell'
esagitazione
in cui mi
trovavo
,
sentii
nello
sguardo
di quell'
uomo
come una
sfida
, e
arrischiai
tutto di
nuovo
, quel che avevo di mio e quel che avevo
vinto
, senza
pensarci
due
volte
: la
mano
mi
andò
su lo stesso
numero
di prima, il 35; fui per
ritrarla
; ma no,
lì
,
lì
di
nuovo
, come se qualcuno me l'avesse
comandato
.
Chiusi
gli
occhi
,
dovevo
essere
pallidissimo
. Si fece un gran
silenzio
, e mi
parve
che si facesse per me solo, come se tutti fossero
sospesi
nell'
ansia
mia
terribile
. La
boule
girò
,
girò
un'
eternità
, con una
lentezza
che
esasperava
di
punto
in
punto
l'
insostenibile
tortura
.
Alfine
cadde
.
M'
aspettavo
che il
croupier
, con la
solita
voce
(mi
parve
lontanissima
),
dovesse
annunziare
:
-
Trentecinq
,
noir
,
impair
et
passe
!
Presi
il
denaro
e
dovetti
allontanarmi
, come un
ubriaco
.
Caddi
a
sedere
sul
divano
,
sfinito
;
appoggiai
il
capo
alla
spalliera
, per un
bisogno
improvviso
,
irresistibile
, di
dormire
, di
ristorarmi
con un po' di
sonno
. E già quasi vi
cedevo
, quando mi
sentii
addosso
un
peso
, un
peso
materiale
, che subito mi fece
riscuotere
. Quanto avevo
vinto
?
Aprii
gli
occhi
, ma
dovetti
richiuderli
immediatamente
: mi
girava
la
testa
. Il
caldo
,
là
dentro,
era
soffocante
. Come!
Era
già
sera
? Avevo
intraveduto
i
lumi
accesi
. E quanto
tempo
avevo dunque
giocato
? Mi
alzai
pian
piano
;
uscii
.
Fuori, nell'
atrio
,
era
ancora
giorno
. La
freschezza
dell'
aria
mi
rinfrancò
.
Parecchia
gente
passeggiava
lì
: alcuni
meditabondi
,
solitarii
; altri, a due, a tre,
chiacchierando
e
fumando
.
Io
osservavo
tutti.
Nuovo
del
luogo
, ancora
impacciato
, avrei voluto
parere
anch'io almeno un poco come di
casa
: e
studiavo
quelli che mi
parevano
più
disinvolti
; se non che, quando meno me l'
aspettavo
, qualcuno di questi, ecco,
impallidiva
,
fissava
gli
occhi
,
ammutoliva
, poi
buttava
via
la
sigaretta
, e, tra le
risa
dei
compagni
,
scappava
via
;
rientrava
nella
sala
da
giuoco
. Perché
ridevano
i
compagni
?
Sorridevo
anch'io,
istintivamente
,
guardando
come uno
scemo
.
- A
toi
,
mon
chéri
! -
sentii
dirmi
,
piano
, da una
voce
femminile
, un po'
rauca
.
Mi
voltai
; e
vidi
una di quelle
donne
che già
sedevano
con me
attorno
al
tavoliere
,
porgermi
,
sorridendo
, una
rosa
. Un'altra ne
teneva
per sé: le aveva
comperate
or
ora
al
banco
di
fiori
,
là
, nel
vestibolo
.
Avevo dunque l'
aria
così
goffa
e da
allocco
?
M'
assalì
una
stizza
violenta
;
rifiutai
, senza
ringraziare
, e
feci
per
scostarmi
da lei; ma ella mi
prese
,
ridendo
, per un
braccio
, e -
affettando
con me, innanzi a gli altri, un
tratto
confidenziale
- mi
parlò
piano
,
affrettatamente
. Mi
parve
di
comprendere
che mi
proponesse
di
giocare
con lei, avendo
assistito
poc'
anzi ai miei
colpi
fortunati
: ella,
secondo
le mie
indicazioni
, avrebbe
puntato
per me e per lei.
Mi
scrollai
tutto:
sdegnosamente
, e la
piantai
lì
in
asso
.
Poco dopo,
rientrando
nella
sala
da
giuoco
, la
vidi
che
conversava
con un
signore
bassotto
,
bruno
,
barbuto
, con gli
occhi
un po'
loschi
,
spagnuolo
all'
aspetto
. Gli aveva
dato
la
rosa
poc'
anzi
offerta
a me. A una certa
mossa
d'entrambi, m'
accorsi
che
parlavano
di me; e mi
misi
in
guardia
.
Entrai
in un'altra
sala
; m'
accostai
al
primo
tavoliere
, ma senza
intenzione
di
giocare
; ed ecco, ivi a poco, quel
signore
, senza più la
donna
,
accostarsi
anche lui al
tavoliere
, ma facendo le
viste
di non
accorgersi
di me.
Mi
posi
allora a
guardarlo
risolutamente
, per fargli
intendere
che m'ero
bene
accorto
di tutto, e che con me, dunque, l'avrebbe
sbagliata
.
Ma non aveva affatto l'
apparenza
d'un
mariuolo
, costui. Lo
vidi
giocare
, e
forte
:
perdette
tre
colpi
consecutivi
:
batteva
ripetutamente
le
pàlpebre
, forse per lo
sforzo
che gli
costava
la
volontà
di
nascondere
il
turbamento
. Al
terzo
colpo
fallito
, mi
guardò
e
sorrise
.
Lo
lasciai
lì
, e
ritornai
nell'altra
sala
, al
tavoliere
dove
dianzi
avevo
vinto
.
I
croupiers
s'erano
dati
il
cambio
. La
donna
era
lì
al
posto
di prima. Mi
tenni
addietro
, per non farmi
scorgere
, e
vidi
ch'ella
giocava
modestamente
, e non tutte le
partite
. Mi
feci
innanzi; ella mi
scorse
: stava per
giocare
e si
trattenne
,
aspettando
evidentemente
che
giocassi
io, per
puntare
dov'io
puntavo
. Ma
aspettò
invano
. Quando il
croupier
disse
: - Le
jeu
est
fait
!
Rien
ne
va
plus
! - la
guardai
, ed ella
alzò
un
dito
per
minacciarmi
scherzosamente
. Per parecchi
giri
non
giocai
; poi,
eccitatomi
di
nuovo
alla
vista
degli altri
giocatori
, e
sentendo
che si
raccendeva
in me l'
estro
di prima, non
badai
più a lei e mi
rimisi
a
giocare
.
Per qual
misterioso
suggerimento
seguivo
così
infallibilmente
la
variabilità
imprevedibile
nei
numeri
e nei
colori
?
Era
solo
prodigiosa
divinazione
nell'
incoscienza
, la mia? E come si
spiegano
allora certe
ostinazioni
pazze
,
addirittura
pazze
, il cui
ricordo
mi
desta
i
brividi
ancora,
considerando
ch'io
cimentavo
tutto, tutto, la
vita
fors
'anche, in quei
colpi
ch'eran
vere
e proprie
sfide
alla
sorte
? No, no: io ebbi proprio il
sentimento
di una
forza
quasi
diabolica
in me, in quei
momenti
, per cui
domavo
,
affascinavo
la
fortuna
,
legavo
al mio il suo
capriccio
. E non
era
soltanto
in me questa
convinzione
; s'
era
anche
propagata
negli altri,
rapidamente
; e
ormai
quasi tutti
seguivano
il mio
giuoco
rischiosissimo
. Non
so
per quante
volte
passò
il
rosso
, su cui mi
ostinavo
a
puntare
:
puntavo
su lo
zero
, e
sortiva
lo
zero
.
Finanche
quel
giovinetto
, che
tirava
i
luigi
dalla
tasca
dei
calzoni
, s'
era
scosso
e
infervorato
; quel
grosso
signore
bruno
arrangolava
più che mai. L'
agitazione
cresceva
di
momento
in
momento
attorno
al
tavoliere
; eran
fremiti
d'
impazienza
,
scatti
di
brevi
gesti
nervosi
, un
furor
contenuto
a
stento
,
angoscioso
e
terribile
. Gli stessi
croupiers
avevano
perduto
la loro
rigida
impassibilità
.
A un
tratto
, di
fronte
a una
puntata
formidabile
, ebbi come una
vertigine
.
Sentii
gravarmi
addosso
una
responsabilità
tremenda
. Ero poco
men
che
digiuno
dalla
mattina
, e
vibravo
tutto,
tremavo
dalla
lunga
violenta
emozione
. Non potei più
resistervi
e, dopo quel
colpo
, mi
ritrassi
,
vacillante
.
Sentii
afferrarmi
per un
braccio
.
Concitatissimo
, con gli
occhi
che gli
schizzavano
fiamme
, quello
spagnoletto
barbuto
e
atticciato
voleva a ogni
costo
trattenermi
- Ecco: erano le
undici
e un
quarto
; i
croupiers
invitavano
ai tre
ultimi
colpi
: avremmo
fatto
saltare
la
banca
!
Mi
parlava
in un
italiano
bastardo
,
comicissimo
; poiché io, che non
connettevo
già più, mi
ostinavo
a
rispondergli
nella mia
lingua
:
- No, no,
basta
! non ne posso più. Mi
lasci
andare
,
caro
signore
.
Mi
lasciò
andare
; ma mi venne appresso.
Salì
con me nel
treno
di
ritorno
a
Nizza
, e volle
assolutamente
che
cenassi
con lui e
prendessi
poi
alloggio
nel suo stesso
albergo
.
Non mi
dispiacque
molto
dapprima
l'
ammirazione
quasi
timorosa
che quell'
uomo
pareva
felicissimo
di
tributarmi
, come a un
taumaturgo
. La
vanità
umana
non
ricusa
talvolta di farsi
piedistallo
anche di certa
stima
che
offende
e l'
incenso
acre
e
pestifero
di certi
indegni
e
meschini
turiboli
. Ero come un
generale
che avesse
vinto
un'
asprissima
e
disperata
battaglia
, ma per
caso
, senza
saper
come. Già
cominciavo
a
sentirlo
, a
rientrare
in me, e
man
mano
cresceva
il
fastidio
che mi
recava
la
compagnia
di quell'
uomo
.
Tuttavia, per quanto facessi, appena
sceso
a
Nizza
, non mi
riuscì
di
liberarmene
:
dovetti
andar
con lui a
cena
. E allora egli mi
confessò
che me l'aveva
mandata
lui,
là
, nell'
atrio
del
casino
, quella
donnetta
allegra
, alla quale da tre
giorni
egli
appiccicava
le
ali
per farla
volare
, almeno
terra
terra
;
ali
di
biglietti
di
banca
;
dava
cioè qualche
centinajo
di
lire
per farle
tentar
la
sorte
. La
donnetta
aveva
dovuto
vincer
bene
, quella
sera
,
seguendo
il mio
giuoco
, giacché, all'
uscita
, non s'
era
più fatta
vedere
.
- Che
podo
far? La
póvara
avrà
trovato
de
meglio
. Sono
viechio
,
ió
. E
agradecio
Dio
,
ántes
, che me la son
levada
de
sobre
!
Mi
disse
che
era
a
Nizza
da una
settimana
e che ogni
mattina
s'
era
recato
a
Montecarlo
, dove aveva avuto sempre,
fino
a quella
sera
, una
disdetta
incredibile
. Voleva
sapere
com'io facessi a
vincere
.
Dovevo
certo aver
capito
il
giuoco
o
possedere
qualche
regola
infallibile
.
Mi
misi
a
ridere
e gli
risposi
che
fino
alla
mattina
di quello stesso
giorno
non avevo
visto
neppure
dipinta
una
roulette
, e che non solo non
sapevo
affatto come ci si
giocasse
, ma non
sospettavo
nemmen
lontanamente
che avrei
giocato
e
vinto
a quel modo. Ne ero
stordito
e
abbagliato
più di lui.
Non si
convinse
. Tanto
vero
che,
girando
abilmente
il
discorso
(
credeva
senza
dubbio
d'aver da fare con una
birba
matricolata
) e
parlando
con
meravigliosa
disinvoltura
in quella sua
lingua
mezzo
spagnuola
e
mezzo
Dio
sa
che cosa, venne a farmi la stessa
proposta
a cui aveva
tentato
di
tirarmi
, nella
mattinata
, col
gancio
di quella
donnetta
allegra
.
- Ma no,
scusi
! -
esclamai
io,
cercando
tuttavia d'
attenuare
con un
sorriso
il
risentimento
. - Può ella sul
serio
ostinarsi
a
credere
che per quel
giuoco
là
ci possano esser
regole
o si possa aver qualche
segreto
? Ci vuol
fortuna
! ne ho avuta
oggi
; potrò non averne
domani
, o potrò anche
averla
di
nuovo
;
spero
di sì!
- Ma
porqué
lei, - mi
domandò
, - non ha voluto
occi
aproveciarse
de la sua
forturna
?
- Io,
aprove
...
- Si, come
puedo
decir
?
avantaciarse
,
voilà
!
- Ma
secondo
i miei
mezzi
,
caro
signore
!
-
Bien
! -
disse
lui. -
Podo
ió
por
lei. Lei, la
fortuna
,
ió
metaró
el
dinero
.
- E allora forse
perderemo
! -
conclusi
io,
sorridendo
. - No, no...
Guardi
! Se lei mi
crede
davvero
così
fortunato
, - sarò tale al
giuoco
; in tutto il
resto
, no di certo - facciamo così: senza
patti
fra noi e senza alcuna
responsabilità
da
parte
mia, che non voglio averne, lei
punti
il suo molto dov'io il mio poco, come ha
fatto
oggi
; e, se
andrà
bene
...
Non mi
lasciò
finire
:
scoppiò
in una
risata
strana
, che voleva
parer
maliziosa
, e
disse
:
- Eh no,
segnore
mio! no!
Occi
, sì, l'ho
fatto
: no lo
fado
domani
seguramente
! Si lei
punta
forte
con
migo
,
bien
! si no, no lo
fado
seguramente
!
Gracie
tante!
Lo
guardai
,
sforzandomi
di
comprendere
che cosa volesse
dire
:
c'
era
senza
dubbio
in quel suo
riso
e in quelle sue
parole
un
sospetto
ingiurioso
per me. Mi
turbai
, e gli
domandai
una
spiegazione
.
Smise
di
ridere
; ma gli
rimase
sul
volto
come l'
impronta
svanente
di quel
riso
.
-
Digo
che no, che no lo
fado
, -
ripeté
. - No
digo
altro!
Battei
forte
una
mano
su la
tavola
e, con
voce
alterata
,
incalzai
:
-
Nient
'affatto! Bisogna invece che
dica
,
spieghi
che cosa ha
inteso
di
significare
con le sue
parole
e col suo
riso
imbecille
! Io non
comprendo
!
Lo
vidi
,
man
mano
che
parlavo
,
impallidire
e quasi
rimpiccolirsi
;
evidentemente
stava per
chiedermi
scusa
. Mi
alzai
,
sdegnato
,
dando
una
spallata
.
-
Bah
! Io
disprezzo
lei e il suo
sospetto
, che non
arrivo
neanche a
immaginare
!
Pagai
il mio
conto
e
uscii
.
Ho
conosciuto
un
uomo
venerando
e
degno
anche, per le
singolarissime
doti
dell'
intelligenza
, d'
essere
grandemente
ammirato
: non lo
era
, né poco né molto, per un
pajo
di
calzoncini
, io
credo
,
chiari
, a
quadretti
, troppo
aderenti
alle
gambe
misere
, ch'egli si
ostinava
a
portare
. Gli
abiti
che
indossiamo
, il loro
taglio
, il loro
colore
, possono far
pensare
di noi le più
strane
cose
.
Ma io
sentivo
ora
un
dispetto
tanto maggiore, in quanto mi
pareva
di non esser
vestito
male
. Non ero in
marsina
, è
vero
, ma avevo un
abito
nero
, da
lutto
,
decentissimo
. E poi, se -
vestito
di questi stessi
panni
- quel
tedescaccio
in prima aveva potuto
prendermi
per un
babbeo
, tanto che s'
era
arraffato
come niente il mio
denaro
; come mai
adesso
costui mi
prendeva
per un
mariuolo
?
" Sarà forse per questo
barbone
, "
pensavo
,
andando
, " o per questi
capelli
troppo
corti
... "
Cercavo
intanto un
albergo
qualunque, per
chiudermi
a
vedere
quanto avevo
vinto
. Mi
pareva
d'esser
pieno
di
denari
: ne avevo un po' da per tutto, nelle
tasche
della
giacca
e dei
calzoni
e in quelle del
panciotto
;
oro
,
argento
,
biglietti
di
banca
;
dovevano
esser molti, molti!
Sentii
sonare
le due. Le
vie
erano
deserte
.
Passò
una
vettura
vuota
; vi
montai
.
Con niente avevo
fatto
circa
undicimila
lire
! Non ne
vedevo
da un
pezzo
, e mi
parvero
in prima una gran
somma
. Ma poi,
pensando
alla mia
vita
d'un
tempo
,
provai
un
grande
avvilimento
per me stesso. Eh che! Due
anni
di
biblioteca
, col
contorno
di tutte le altre
sciagure
, m'
avevan
dunque
immiserito
a tal
segno
il
cuore
?
Presi
a
mordermi
col mio
nuovo
veleno
,
guardando
il
denaro
lì
sul
letto
:
"
Va'
,
uomo
virtuoso
,
mansueto
bibliotecario
,
va'
,
ritorna
a
casa
a
placare
con questo
tesoro
la
vedova
Pescatore
. Ella
crederà
che tu l'abbia
rubato
e
acquisterà
subito per te una
grandissima
stima
. O
va'
piuttosto
in
America
, come avevi prima
deliberato
, se questo non ti
par
premio
degno
alla tua
grossa
fatica
.
Ora
potresti, così
munito
.
Undicimila
lire
! Che
ricchezza
! "
Raccolsi
il
denaro
; lo
buttai
nel
cassetto
del
comodino
, e mi
coricai
. Ma non potei
prender
sonno
. Che
dovevo
fare, insomma?
Ritornare
a
Montecarlo
, a
restituir
quella
vincita
straordinaria
? o
contentarmi
di essa e
godermela
modestamente
? ma come? avevo forse più
animo
e modo di
godere
, con quella
famiglia
che mi ero
formata
? Avrei
vestito
un po' meno
poveramente
mia
moglie
, che non solo non si
curava
più di
piacermi
, ma
pareva
facesse anzi di tutto per
riuscirmi
incresciosa
,
rimanendo
spettinata
tutto il
giorno
, senza
busto
, in
ciabatte
, e con le
vesti
che le
cascavano
da tutte le
parti
.
Riteneva
forse che, per un
marito
come me, non
valesse
più la
pena
di farsi
bella
? Del
resto
, dopo il
grave
rischio
corso
nel
parto
, non s'
era
più ben
rimessa
in
salute
. Quanto all'
animo
, di
giorno
in
giorno
s'
era
fatta più
aspra
, non solo contro me, ma contro tutti. E questo
rancore
e la
mancanza
d'un
affetto
vivo
e
vero
s'eran
messi
come a
nutrire
in lei un'
accidiosa
pigrizia
. Non s'
era
neppure
affezionata
alla
bambina
, la cui
nascita
insieme
con quell'altra,
morta
di pochi
giorni
,
era
stata per lei una
sconfitta
di
fronte
al
bel
figlio
maschio
d'
Oliva
,
nato
circa un
mese
dopo,
florido
e senza
stento
, dopo una
gravidanza
felice
. Tutti quei
disgusti
poi e quegli
attriti
che
sorgono
, quando il
bisogno
, come un
gattaccio
ispido
e
nero
s'
accovaccia
su la
cenere
d'un
focolare
spento
, avevano
reso
ormai
odiosa
a entrambi la
convivenza
. Con
undicimila
lire
avrei potuto
rimetter
la
pace
in
casa
e far
rinascere
l'
amore
già
iniquamente
ucciso
in sul
nascere
dalla
vedova
Pescatore
?
Follie
! E dunque?
Partire
per l'
America
? Ma perché sarei
andato
a
cercar
tanto
lontano
la
Fortuna
, quand'essa
pareva
proprio che avesse voluto
fermarmi
qua, a
Nizza
, senza ch'io ci
pensassi
, davanti a quella
bottega
d'
attrezzi
di
giuoco
?
Ora
bisognava
ch'io mi
mostrassi
degno
di lei, dei suoi
favori
, se
veramente
, come
sembrava
, essa voleva
accordarmeli
.
Via
,
via
! O tutto o niente. In
fin
de'
conti
, sarei
ritornato
come ero prima. Che cosa erano mai
undicimila
lire
?
Così il
giorno
dopo
tornai
a
Montecarlo
. Ci
tornai
per
dodici
giorni
di
fila
. Non ebbi più né modo né
tempo
di
stupirmi
allora del
favore
, più
favoloso
che
straordinario
, della
fortuna
: ero fuori di me,
matto
addirittura
; non ne
provo
stupore
neanche
adesso
,
sapendo
pur troppo che
tiro
essa m'
apparecchiava
,
favorendomi
in quella
maniera
e in quella
misura
. In nove
giorni
arrivai
a
metter
sù
una
somma
veramente
enorme
giocando
alla
disperata
: dopo il
nono
giorno
cominciai
a
perdere
, e fu un
precipizio
. L'
estro
prodigioso
, come se non avesse più
trovato
alimento
nella mia già
esausta
energia
nervosa
, venne a
mancarmi
. Non
seppi
, o
meglio
, non potei
arrestarmi
a
tempo
. Mi
arrestai
, mi
riscossi
, non per mia
virtù
, ma per la
violenza
d'uno
spettacolo
orrendo
, non
infrequente
,
pare
, in quel
luogo
.
Entravo
nelle
sale
da
giuoco
, la
mattina
del
dodicesimo
giorno
, quando quel
signore
di
Lugano
,
innamorato
del
numero
12, mi
raggiunse
,
sconvolto
e
ansante
, per
annunziarmi
, più col
cenno
che con le
parole
, che uno s'
era
poc'
anzi
ucciso
là
, nel
giardino
.
Pensai
subito che
fosse
quel mio
spagnuolo
, e ne
provai
rimorso
. Ero
sicuro
ch'egli m'aveva
ajutato
a
vincere
. Nel
primo
giorno
, dopo quella nostra
lite
, non aveva voluto
puntare
dov'io
puntavo
, e aveva
perduto
sempre; nei
giorni
seguenti
,
vedendomi
vincere
con tanta
persistenza
, aveva
tentato
di fare il mio
giuoco
; ma non avevo voluto più io, allora: come
guidato
per
mano
dalla stessa
Fortuna
,
presente
e
invisibile
, mi ero
messo
a
girare
da un
tavoliere
all'altro. Da due
giorni
non lo avevo più
veduto
, proprio dacché m'ero
messo
a
perdere
, e forse perché lui non mi aveva più
dato
la
caccia
.
Ero
certissimo
,
accorrendo
al
luogo
indicatomi
, di
trovarlo
lì
,
steso
per
terra
,
morto
. Ma vi
trovai
invece quel
giovinetto
pallido
che
affettava
un'
aria
di
sonnolenta
indifferenza
,
tirando
fuori i
luigi
dalla
tasca
dei
calzoni
per
puntarli
senza nemmeno
guardare
.
Pareva
più
piccolo
,
lì
in
mezzo
al
viale
: stava
composto
, coi
piedi
uniti
, come se si
fosse
messo
a
giacere
prima, per non farsi
male
,
cadendo
; un
braccio
era
aderente
al
corpo
; l'altro, un po'
sospeso
, con la
mano
raggrinchiata
e un
dito
, l'
indice
, ancora nell'
atto
di
tirare
.
Era
presso a questa
mano
la
rivoltella
; più
là
, il
cappello
. Mi
parve
dapprima
che la
palla
gli
fosse
uscita
dall'
occhio
sinistro
,
donde
tanto
sangue
,
ora
rappreso
, gli
era
colato
su la
faccia
. Ma no: quel
sangue
era
schizzato
di
lì
, come un po' dalle
narici
e dagli
orecchi
; altro, in gran
copia
, n'
era
poi
sgorgato
dal
forellino
alla
tempia
destra
, su la
rena
gialla
del
viale
, tutto
raggrumato
. Una
dozzina
di
vespe
vi
ronzavano
attorno
; qualcuna
andava
a
posarsi
anche
lì
,
vorace
, su l'
occhio
. Fra tanti che
guardavano
, nessuno aveva
pensato
a
cacciarle
via
.
Trassi
dalla
tasca
un
fazzoletto
e lo
stesi
su quel
misero
volto
orribilmente
sfigurato
. Nessuno me ne
seppe
grado
: avevo
tolto
il
meglio
dello
spettacolo
.
Scappai
via
;
ritornai
a
Nizza
per
partirne
quel
giorno
stesso.
Avevo con me circa
ottantaduemila
lire
.
Tutto potevo
immaginare
, tranne che, nella
sera
di quello stesso
giorno
,
dovesse
accadere
anche a me qualcosa di
simile
.
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