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Luigi Pirandello
Il fu Mattia Pascal
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Cambio treno
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Cambio
treno
Pensavo
:
"
Riscatterò
la
Stìa
, e mi
ritirerò
là
, in
campagna
, a fare il
mugnajo
. Si sta
meglio
vicini
alla
terra
; e - sotto -
fors
'anche
meglio
.
" Ogni
mestiere
, in
fondo
, ha qualche sua
consolazione
. Ne ha
finanche
quello del
becchino
. Il
mugnajo
può
consolarsi
col
frastuono
delle
macine
e con lo
spolvero
che
vola
per
aria
e lo
veste
di
farina
.
" Son
sicuro
che, per
ora
, non si
rompe
nemmeno un
sacco
,
là
, nel
molino
. Ma appena lo
riavrò
io:
" -
Signor
Mattia
, la
nottola
del
palo
!
Signor
Mattia
, s'è
rotta
la
bronzina
!
Signor
Mattia
, i
denti
del
lubecchio
!
" Come quando
c'
era
la
buon'
anima
della
mamma
, e
Malagna
amministrava
.
" E mentr'io
attenderò
al
molino
, il
fattore
mi
ruberà
i
frutti
della
campagna
; e se mi
porrò
invece a
badare
a questa, il
mugnajo
mi
ruberà
la
molenda
. E di qua il
mugnajo
e di
là
il
fattore
faranno l'
altalena
, e io nel
mezzo
a
godere
.
" Sarebbe forse
meglio
che
cavassi
dalla
veneranda
cassapanca
di mia
suocera
uno dei
vecchi
abiti
di
Francesco
Antonio
Pescatore
, che la
vedova
custodisce
con la
canfora
e col
pepe
come
sante
reliquie
, e ne
vestissi
Marianna
Dondi
e
mandassi
lei a fare il
mugnajo
e a star sopra al
fattore
.
" L'
aria
di
campagna
farebbe
certamente
bene
a mia
moglie
. Forse a qualche
albero
cadranno
le
foglie
,
vedendola
; gli
uccelletti
ammutoliranno
;
speriamo
che non
secchi
la
sorgiva
. E io
rimarrò
bibliotecario
, solo
soletto
, a
Santa
Maria
Liberale
. "
Così
pensavo
, e il
treno
intanto
correva
. Non potevo
chiudere
gli
occhi
, ché subito m'
appariva
con
terribile
precisione
il
cadavere
di quel
giovinetto
,
là
, nel
viale
,
piccolo
e
composto
sotto i
grandi
alberi
immobili
nella
fresca
mattina
.
Dovevo
perciò
consolarmi
così, con un altro
incubo
, non tanto
sanguinoso
, almeno
materialmente
: quello di mia
suocera
e di mia
moglie
. E
godevo
nel
rappresentarmi
la
scena
dell'
arrivo
, dopo quei
tredici
giorni
di
scomparsa
misteriosa
.
Ero certo (mi
pareva
di
vederle
!), che avrebbero
affettato
entrambe, al mio
entrare
, la più
sdegnosa
indifferenza
. Appena un'
occhiata
, come per
dire
:
"
To'
, qua di
nuovo
? Non t'eri
rotto
l'
osso
del collo? "
Zitte
loro,
zitto
io.
Ma poco dopo, senza
dubbio
, la
vedova
Pescatore
avrebbe
cominciato
a
sputar
bile
,
rifacendosi
dall'
impiego
che forse avevo
perduto
.
M'ero infatti
portata
via
la
chiave
della
biblioteca
: alla
notizia
del mia
sparizione
, avevano
dovuto
certo
scassinare
la
porta
, per
ordine
della
questura
: e, non
trovandomi
là
entro,
morto
, né avendosi d'altra
parte
tracce
o
notizie
di me, quelli del
Municipio
avevano forse
aspettato
, tre, quattro, cinque
giorni
, una
settimana
, il mio
ritorno
; poi avevano
dato
a qualche altro
sfaccendato
il mio
posto
.
Dunque, che stavo a far
lì
,
seduto
? M'ero
buttato
di
nuovo
, da me, in
mezzo
a una
strada
? Ci
stéssi
! Due
povere
donne
non potevano aver l'
obbligo
di
mantenere
un
fannullone
, un
pezzaccio
da
galera
, che
scappava
via
così, chi
sa
per quali altre
prodezze
, ecc., ecc.
Io,
zitto
.
Man
mano
, la
bile
di
Marianna
Dondi
cresceva
, per quel mio
silenzio
dispettoso
,
cresceva
,
ribolliva
,
scoppiava
: - e io, ancora
lì
,
zitto
!
A un certo
punto
, avrei
cavato
dalla
tasca
in
petto
il
portafogli
e mi sarei
messo
a
contare
sul
tavolino
i miei
biglietti
da mille:
là
,
là
,
là
e
là
...
Spalancamento
d'
occhi
e di
bocca
di
Marianna
Dondi
e anche di mia
moglie
.
Poi:
" - Dove li hai
rubati
?
" - ...
settantasette
,
settantotto
,
settantanove
,
ottanta
,
ottantuno
;
cinquecento
,
seicento
,
settecento
; dieci,
venti
,
venticinque
;
ottantunmila
settecento
venticinque
lire
, e quaranta
centesimi
in
tasca
. "
Quietamente
avrei
raccolti
i
biglietti
, li avrei
rimessi
nel
portafogli
, e mi sarei
alzato
.
" - Non mi volete più in
casa
? Ebbene, tante
grazie
! Me ne
vado
, e
salute
a voi. "
Ridevo
, così
pensando
.
I miei
compagni
di
viaggio
mi
osservavano
e
sorridevano
anch'essi, sotto sotto.
Allora, per
assumere
un
contegno
più
serio
, mi
mettevo
a
pensare
a' miei
creditori
, fra cui avrei
dovuto
dividere
quei
biglietti
di
banca
.
Nasconderli
, non potevo. E poi, a che m'avrebbero
servito
,
nascosti
?
Godermeli
, certo quei
cani
non me li avrebbero
lasciati
godere
. Per
rifarsi
lì
, col
molino
della
Stìa
e coi
frutti
del
podere
,
dovendo
pagare
anche l'
amministrazione
, che si
mangiava
poi tutto a due
palmenti
(a due
palmenti
era
anche il
molino
), chi
sa
quant'
anni
ancora avrebbero
dovuto
aspettare
.
Ora
, forse, con un'
offerta
in
contanti
, me li sarei
levati
d'
addosso
a buon
patto
. E facevo il
conto
:
" Tanto a quella
mosca
canina
del
Recchioni
; tanto, a
Filippo
Brìsigo
, e mi
piacerebbe
che gli
servissero
per
pagarsi
il
funerale
: non
caverebbe
più
sangue
ai
poverelli
!; tanto a
Cichin
Lunaro
, il
torinese
; tanto, alla
vedova
Lippani
... Chi altro
c'
è ?
Ih
! hai
voglia
! Il Della
Piana
,
Bossi
e
Margottini
... Ecco tutta la mia
vincita
! "
Avevo
vinto
per loro a
Montecarlo
, in
fin
dei
conti
! Che
rabbia
per que' due
giorni
di
perdita
! Sarei
stato
ricco
di
nuovo
...
ricco
!
Mettevo
ora
certi
sospironi
, che facevano
voltare
più dei
sorrisi
di prima i miei
compagni
di
viaggio
. Ma io non
trovavo
requie
.
Era
imminente
la
sera
: l'
aria
pareva
di
cenere
; e l'
uggia
del
viaggio
era
insopportabile
.
Alla prima
stazione
italiana
comprai
un
giornale
con la
speranza
che mi facesse
addormentare
. Lo
spiegai
, e al
lume
del
lampadino
elettrico
, mi
misi
a
leggere
. Ebbi così la
consolazione
di
sapere
che il
castello
di
Valençay
,
messo
all'
incanto
per la
seconda
volta
,
era
stato
aggiudicato
al
signor
conte
De
Castellane
per la
somma
di due
milioni
e
trecentomila
franchi
. La
tenuta
attorno
al
castello
era
di
duemila
ottocento
ettari
: la più
vasta
di
Francia
.
"
Press
'a poco, come la
Stìa
... "
Lessi
che l'
imperatore
di
Germania
aveva
ricevuto
a
Potsdam
, a
mezzodì
, l'
ambasciata
marocchina
, e che al
ricevimento
aveva
assistito
il
segretario
di
Stato
,
barone
de
Richtofen
. La
missione
,
presentata
poi all'
imperatrice
,
era
stata
trattenuta
a
colazione
, e chi
sa
come aveva
divorato
!
Anche lo
Zar
e la
Zarina
di
Russia
avevano
ricevuto
a
Peterhof
una
speciale
missione
tibetana
, che aveva
presentato
alle
LL
.
MM
. i
doni
del
Lama
.
" I
doni
del
Lama
? "
domandai
a me stesso,
chiudendo
gli
occhi
,
cogitabondo
. " Che saranno? "
Papaveri
: perché mi
addormentai
. Ma
papaveri
di
scarsa
virtù
: mi
ridestai
, infatti, presto, a un
urto
del
treno
che si
fermava
a un'altra
stazione
.
Guardai
l'
orologio
: eran le otto e un
quarto
. Fra un'
oretta
, dunque, sarei
arrivato
.
Avevo il
giornale
ancora in
mano
e lo
voltai
per
cercare
in
seconda
pagina
qualche
dono
migliore
di quelli del
Lama
. Gli
occhi
mi
andarono
su un
suicidio
così, in
grassetto
.
Pensai
subito che potesse esser quello di
Montecarlo
, e m'
affrettai
a
leggere
. Ma mi
arrestai
sorpreso
al
primo
rigo
,
stampato
di
minutissimo
carattere
: " Ci
telegrafano
da
Miragno
".
"
Miragno
? Chi si sarà
suicidato
nel mio
paese
? "
Lessi
: "
Jeri
,
sabato
28, è
stato
rinvenuto
nella
gora
d'un
mulino
un
cadavere
in
istato
d'
avanzata
putrefazione
... ".
A un
tratto
, la
vista
mi s'
annebbiò
,
sembrandomi
di
scorgere
nel
rigo
seguente
il
nome
del mio
podere
; e, siccome
stentavo
a
leggere
, con un
occhio
solo, quella
stampa
minuscola
, m'
alzai
in
piedi
, per
essere
più vicino al
lume
.
" ...
putrefazione
. Il
molino
è
sito
in un
podere
detto
della
Stìa
, a circa due
chilometri
dalla nostra
città
.
Accorsa
sopra
luogo
l'
autorità
giudiziaria
con altra
gente
, il
cadavere
fu
estratto
dalla
gora
per le
constatazioni
di
legge
e
piantonato
. Più
tardi
esso fu
riconosciuto
per quello del nostro... "
Il
cuore
mi
balzò
in
gola
e
guardai
,
spiritato
, i miei
compagni
di
viaggio
che
dormivano
tutti.
"
Accorsa
sopra
luogo
...
estratto
dalla
gora
... e
piantonato
... fu
riconosciuto
per quello del nostro
bibliotecario
... "
" Io? "
"
Accorsa
sopra
luogo
... più
tardi
... per quello del nostro
bibliotecario
Mattia
Pascal
,
scomparso
da parecchi
giorni
.
Causa
del
suicidio
:
dissesti
finanziarii
. "
" Io?...
Scomparso
...
riconosciuto
...
Mattia
Pascal
... "
Rilessi
con
piglio
feroce
e col
cuore
in
tumulto
non
so
più quante
volte
quelle poche
righe
. Nel
primo
impeto
, tutte le mie
energie
vitali
insorsero
violentemente
per
protestare
: come se quella
notizia
, così
irritante
nella sua
impassibile
laconicità
, potesse anche per me esser
vera
. Ma, se non per me,
era
pur
vera
per gli altri; e la
certezza
che questi altri avevano
fin
da
jeri
della mia
morte
era
su me come una
insopportabile
sopraffazione
,
permanente
,
schiacciante
...
Guardai
di
nuovo
i miei
compagni
di
viaggio
e, quasi anch'essi,
lì
, sotto gli
occhi
miei,
riposassero
in quella
certezza
, ebbi la
tentazione
di
scuoterli
da quei loro
scomodi
e
penosi
atteggiamenti
,
scuoterli
,
svegliarli
, per
gridar
loro che non
era
vero
.
"
Possibile
? "
E
rilessi
ancora una
volta
la
notizia
sbalorditoja
.
Non potevo più stare alle
mosse
. Avrei voluto che il
treno
s'
arrestasse
, avrei voluto che
corresse
a
precipizio
: quel suo
andar
monotono
, da
automa
duro
,
sordo
e
greve
, mi faceva
crescere
di
punto
in
punto
l'
orgasmo
.
Aprivo
e
chiudevo
le
mani
continuamente
,
affondandomi
le
unghie
nelle
palme
;
spiegazzavo
il
giornale
; lo
rimettevo
in
sesto
per
rilegger
la
notizia
che già
sapevo
a
memoria
,
parola
per
parola
.
"
Riconosciuto
! Ma è
possibile
che m'abbiano
riconosciuto
?... In
istato
d'
avanzata
putrefazione
...
puàh
! "
Mi
vidi
per un
momento
,
lì
nell'
acqua
verdastra
della
gora
,
fradicio
,
gonfio
,
orribile
,
galleggiante
... Nel
raccapriccio
istintivo
,
incrociai
le
braccia
sul
petto
e con le
mani
mi
palpai
, mi
strinsi
:
" Io, no; io, no... Chi sarà
stato
?... mi
somigliava
, certo... Avrà forse avuto la
barba
anche lui, come la mia... la mia stessa
corporatura
... E m'han
riconosciuto
!...
Scomparso
da parecchi
giorni
... Eh già! Ma io vorrei
sapere
, vorrei
sapere
chi si è
affrettato
così a
riconoscermi
.
Possibile
che quel
disgraziato
là
fosse
tanto
simile
a me?
vestito
come me? tal quale? Ma sarà stata lei, forse, lei,
Marianna
Dondi
, la
vedova
Pescatore
: oh! m'ha
pescato
subito, m'ha
riconosciuto
subito! Non le sarà
parso
vero
,
figuriamoci
! - E' lui, è lui! mio
genero
! ah,
povero
Mattia
! ah,
povero
figliuolo
mio! - E si sarà
messa
a
piangere
fors
'anche; si sarà
pure
inginocchiata
accanto al
cadavere
di quel
poveretto
, che non ha potuto
tirarle
un
calcio
e
gridarle
: - Ma
lèvati
di qua: non ti
conosco
-. "
Fremevo
. Finalmente il
treno
s'
arrestò
a un'altra
stazione
.
Aprii
lo
sportello
e mi
precipitai
giù
, con l'
idea
confusa
di fare qualche cosa, subito: un
telegramma
d'
urgenza
per
smentire
quella
notizia
.
Il
salto
che
spiccai
dal
vagone
mi
salvò
: come se mi avesse
scosso
dal
cervello
quella
stupida
fissazione
,
intravidi
in un
baleno
... ma sì! la mia
liberazione
la
libertà
una
vita
nuova
!
Avevo con me
ottantaduemila
lire
, e non avrei più
dovuto
darle
a nessuno! Ero
morto
, ero
morto
: non avevo più
debiti
, non avevo più
moglie
, non avevo più
suocera
: nessuno!
libero
!
libero
!
libero
! Che
cercavo
di più?
Pensando
così,
dovevo
esser
rimasto
in un
atteggiamento
stranissimo
,
là
su la
banchina
di quella
stazione
. Avevo
lasciato
aperto
lo
sportello
del
vagone
. Mi
vidi
attorno
parecchia
gente
, che mi
gridava
non
so
che cosa; uno,
infine
, mi
scosse
e mi
spinse
,
gridandomi
più
forte
:
- Il
treno
riparte
!
- Ma lo
lasci
, lo
lasci
ripartire
,
caro
signore
! - gli
gridai
io, a mia
volta
. -
Cambio
treno
!
Mi aveva
ora
assalito
un
dubbio
: il
dubbio
se quella
notizia
fosse
già stata
smentita
; se già si
fosse
riconosciuto
l'
errore
, a
Miragno
; se fossero
saltati
fuori i
parenti
del
vero
morto
a
correggere
la
falsa
identificazione
.
Prima di
rallegrarmi
così,
dovevo
bene
accertarmi
, aver
notizie
precise
e
particolareggiate
. Ma come
procurarmele
?
Mi
cercai
nelle
tasche
il
giornale
. Lo avevo
lasciato
in
treno
. Mi
voltai
a
guardare
il
binario
deserto
, che si
snodava
lucido
per un
tratto
nella
notte
silenziosa
, e mi
sentii
come
smarrito
, nel
vuoto
, in quella
misera
stazionuccia
di
passaggio
. Un
dubbio
più
forte
mi
assalì
, allora: che io avessi
sognato
?
Ma no:
" Ci
telegrafano
da
Miragno
.
Jeri
,
sabato
28... "
Ecco: potevo
ripetere
a
memoria
,
parola
per
parola
, il
telegramma
. Non
c'
era
dubbio
! Tuttavia, sì,
era
troppo poco; non poteva
bastarmi
.
Guardai
la
stazione
;
lessi
il
nome
:
ALENGA
.
Avrei
trovato
in quel
paese
altri
giornali
? Mi
sovvenne
che
era
domenica
. A
Miragno
, dunque, quella
mattina
,
era
uscito
Il
Foglietto
, l'
unico
giornale
che vi si
stampasse
. A tutti i
costi
dovevo
procurarmene
una
copia
.
Lì
avrei
trovato
tutte le
notizie
particolareggiate
che m'
abbisognavano
. Ma come
sperare
di
trovare
ad
Alenga
Il
Foglietto
? Ebbene: avrei
telegrafato
sotto un
falso
nome
alla
redazione
del
giornale
.
Conoscevo
il
direttore
,
Miro
Colzi
,
Lodoletta
come tutti lo
chiamavano
a
Miragno
, da quando,
giovinetto
, aveva
pubblicato
con questo
titolo
gentile
il suo
primo
e
ultimo
volume
di
versi
.
Per
Lodoletta
però non sarebbe
stato
un
avvenimento
quella
richiesta
di
copie
del suo
giornale
da
Alenga
? Certo la
notizia
più "
interessante
" di quella
settimana
, e perciò il
pezzo
più
forte
di quel
numero
,
doveva
essere
il mio
suicidio
. E non mi sarei dunque
esposto
al
rischio
che la
richiesta
insolita
facesse
nascere
in lui qualche
sospetto
?
" Ma che! "
pensai
poi. " A
Lodoletta
non può venire in
mente
ch'io non mi sia
affogato
davvero
.
Cercherà
la
ragione
della
richiesta
in qualche altro
pezzo
forte
del suo
numero
d'
oggi
. Da
tempo
combatte
strenuamente
contro il
Municipio
per la
conduttura
dell'
acqua
e per l'
impianto
del
gas
.
Crederà
piuttosto
che sia per questa sua "
campagna
". "
Entrai
nella
stazione
.
Per
fortuna
, il
vetturino
dell'
unico
legnetto
, quello de la
posta
, stava ancora
lì
a
chiacchierare
con gl'
impiegati
ferroviarii
: il
paesello
era
a circa tre
quarti
d'
ora
di
carrozza
dalla
stazione
, e la
via
era
tutta in
salita
.
Montai
su quel
decrepito
calessino
sgangherato
, senza
fanali
; e
via
nel
buio
.
Avevo da
pensare
a tante
cose
;
pure
, di
tratto
in
tratto
, la
violenta
impressione
ricevuta
alla
lettura
di quella
notizia
che mi
riguardava
così da vicino mi si
ridestava
in quella
nera
,
ignota
solitudine
, e mi
sentivo
, allora, per un
attimo
, nel
vuoto
, come
poc'
anzi alla
vista
del
binario
deserto
; mi
sentivo
paurosamente
sciolto
dalla
vita
,
superstite
di me stesso,
sperduto
, in
attesa
di
vivere
oltre la
morte
, senza
intravedere
ancora in qual modo.
Domandai
, per
distrarmi
, al
vetturino
, se ci
fosse
ad
Alenga
un'
agenzia
giornalistica
:
- Come dice?
Nossignore
!
- Non si
vendono
giornali
ad
Alenga
?
- Ah!
sissignore
. Li
vende
il
farmacista
,
Grottanelli
.
-
C'
è un
albergo
?
-
C'
è la
locanda
del
Palmentino
.
Era
smontato
da
cassetta
per
alleggerire
un po' la
vecchia
rozza
che
soffiava
con le
froge
a
terra
. Lo
discernevo
appena. A un certo
punto
accese
la
pipa
e lo
vidi
, allora, come a
sbalzi
, e
pensai
: " Se egli
sapesse
chi
porta
... ".
Ma
ritorsi
subito a me stesso la
domanda
:
" Chi
porta
? Non lo
so
più nemmeno io. Chi sono io
ora
? Bisogna che ci
pensi
. Un
nome
, almeno, un
nome
, bisogna che me lo
dia
subito, per
firmare
il
telegramma
e per non
trovarmi
poi
imbarazzato
se, alla
locanda
, me lo
domandano
.
Basterà
che
pensi
soltanto
al
nome
, per
adesso
.
Vediamo
un po'! Come mi
chiamo
? "
Non avrei mai
supposto
che
dovesse
costarmi
tanto
stento
e
destarmi
tanta
smania
la
scelta
di un
nome
e di un
cognome
. Il
cognome
specialmente!
Accozzavo
sillabe
,
cosi
, senza
pensare
: venivano fuori certi
cognomi
, come:
Strozzani
,
Parbetta
,
Martoni
,
Bartusi
, che m'
irritavano
peggio
i
nervi
. Non vi
trovavo
alcuna
proprietà
, alcun
senso
. Come se, in
fondo
, i
cognomi
dovessero
averne... Eh,
via
! uno qualunque...
Martoni
, per
esempio
, perché no?
Carlo
Martoni
...
Uh
, ecco
fatto
! Ma, poco dopo,
davo
una
spallata
: " Sì!
Carlo
Martello
... ". E la
smania
ricominciava
.
Giunsi
al
paese
, senza averne
fissato
alcuno.
Fortunatamente
,
là
, dal
farmacista
, ch'
era
anche
ufficiale
telegrafico
e
postale
,
droghiere
,
cartolajo
,
giornalajo
,
bestia
e non
so
che altro, non ce ne fu
bisogno
.
Comprai
una
copia
dei pochi
giornali
che gli
arrivavano
:
giornali
di
Genova
: Il
Caffaro
e Il
Secolo
XIX; gli
domandai
poi se potevo avere Il
Foglietto
di
Miragno
.
Aveva una
faccia
da
civetta
, questo
Grottanelli
con un
pajo
d'
occhi
tondi
tondi
, come di
vetro
, su cui
abbassava
, di
tratto
in
tratto
, quasi con
pena
certe
pàlpebre
cartilaginose
.
- Il
Foglietto
? Non lo
conosco
.
- E' un
giornaluccio
di
provincia
,
settimanale
, - gli
spiegai
. - Vorrei averlo. Il
numero
d'
oggi
, s'
intende
.
- Il
Foglietto
? Non lo dieci -
badava
a
ripetere
.
- E
va
bene
! Non
importa
che lei non lo
conosca
io le
pago
le
spese
per un
vaglia
telegrafico
alla
redazione
. Ne vorrei avere dieci
venti
copie
,
domani
o al più presto. Si può?
Non
rispondeva
: con gli
occhi
fissi
, senza
sguardo
,
ripeteva
ancora: - Il
Foglietto
?... Non lo
conosco
-. Finalmente si
risolse
a fare il
vaglia
telegrafico
sotto la mia
dettatura
,
indicando
per il
recapito
la sua
farmacia
.
E il
giorno
appresso, dopo una
notte
insonne
,
sconvolta
da un
tempestoso
mareggiamento
di
pensieri
,
là
nella
Locanda
del
Palmentino
,
ricevetti
quindici
copie
del
Foglietto
.
Nei due
giornali
di
Genova
che, appena
rimasto
solo, m'ero
affrettato
a
leggere
, non avevo
trovato
alcun
cenno
. Mi
tremavano
le
mani
nello
spiegare
Il
Foglietto
. In prima
pagina
, nulla.
Cercai
nelle due
interne
, e subito mi
saltò
a gli
occhi
un
segno
di
lutto
in
capo
alla
terza
pagina
e, sotto, a
grosse
lettere
, il mio
nome
. Così:
____________________
MATTIA
PASCAL
Non si avevano
notizie
di lui da
alquanti
giorni
:
giorni
di
tremenda
costernazione
e d'
inenarrabile
angoscia
per la
desolata
famiglia
;
costernazione
e
angoscia
condivise
dalla
miglior
parte
della nostra
cittadinanza
, che lo
amava
e lo
stimava
per la
bontà
dell'
animo
, per la
giovialità
del
carattere
e per quella
natural
modestia
, che gli aveva
permesso
,
insieme
con le altre
doti
, di
sopportare
senza
avvilimento
e con
rassegnazione
gli
avversi
fati
, onde dalla
spensierata
agiatezza
si
era
in questi
ultimi
tempi
ridotto
in
umile
stato
.
Quando, dopo il
primo
giorno
dell'
inesplicabile
assenza
, la
famiglia
impressionata
si
recò
alla
Biblioteca
Boccamazza
, dove egli,
zelantissimo
del suo
ufficio
, si
tratteneva
quasi tutto il
giorno
ad
arricchire
con
dotte
letture
la sua
vivace
intelligenza
,
trovò
chiusa
la
porta
; subito,
innanti
a questa
porta
chiusa
,
sorse
nero
e
trepidante
il
sospetto
,
sospetto
tosto
fugato
dalla
lusinga
che
durò
parecchi
dì
,
man
mano
però
raffievolendosi
, ch'egli si
fosse
allontanato
dal
paese
per qualche sua
segreta
ragione
.
Ma
ahimè
! La
verità
doveva
purtroppo
esser quella!
La
perdita
recente
della
madre
adoratissima
e, a un
tempo
, dell'
unica
figlioletta
, dopo la
perdita
degli
aviti
beni
, aveva
profondamente
sconvolto
l'
animo
del
povero
amico
nostro. Tanto che, circa tre
mesi
addietro
, già una prima
volta
, di
notte
tempo
, egli aveva
tentato
di
pôr
fine
a' suoi
miseri
giorni
,
là
, nella
gora
appunto
di quel
molino
, che gli
ricordava
i
passati
splendori
della sua
casa
ed il suo
tempo
felice
.
...Nessun maggior
dolore
Che
ricordarsi
del
tempo
felice
Nella
miseria
...
Con le
lacrime
agli
occhi
e
singhiozzando
cel
narrava
, innanzi al
grondante
e
disfatto
cadavere
, un
vecchio
mugnajo
,
fedele
e
devoto
alla
famiglia
degli
antichi
padroni
.
Era
calata
la
notte
,
lugubre
; una
lucerna
rossa
era
stata
deposta
lì
per
terra
, presso al
cadavere
vigilato
da due
Reali
Carabinieri
e il
vecchio
Filippo
Brina
(lo
segnaliamo
all'
ammirazione
dei
buoni
)
parlava
e
lagrimava
con noi. Egli
era
riuscito
in quella
triste
notte
a
impedire
che l'
infelice
riducesse
ad
effetto
il
violento
proposito
; ma non si
trovò
più
là
Filippo
Brina
pronto
ad
impedirlo
, questa
seconda
volta
. E
Mattia
Pascal
giacque
, forse tutta una
notte
e
metà
del
giorno
appresso, nella
gora
di quel
molino
.
Non
tentiamo
nemmeno di
descrivere
la
straziante
scena
che
seguì
sul
luogo
, quando l'altro
ieri
, in sul far della
sera
, la
vedova
sconsolata
si
trovò
innanzi alla
miseranda
spoglia
irriconoscibile
del
diletto
compagno
, che
era
andato
a
raggiungere
la
figlioletta
sua.
Tutto il
paese
ha
preso
parte
al
cordoglio
di lei e ha voluto
dimostrarlo
accompagnando
all'
estrema
dimora
il
cadavere
, a cui
rivolse
brevi
e
commosse
parole
d'
addio
il nostro
assessore
comunale
cav.
Pomino
.
Noi
inviamo
alla
povera
famiglia
immersa
in tanto
lutto
, al
fratello
Roberto
lontano
da
Miragno
, le nostre più
sentite
condoglianze
, e col
cuore
lacerato
diciamo
per l'
ultima
volta
al nostro buon
Mattia
: -
Vale
,
diletto
amico
,
vale
!
M.
C.
____________________
Anche senza queste due
iniziali
avrei
riconosciuto
Lodoletta
come
autore
della
necrologia
.
Ma
debbo
innanzi tutto
confessare
che la
vista
del mio
nome
stampato
lì
, sotto quella
striscia
nera
, per quanto me l'
aspettassi
, non solo non mi
rallegrò
affatto, ma mi
accelerò
talmente
i
battiti
del
cuore
, che, dopo alcune
righe
,
dovetti
interrompere
la
lettura
. La "
tremenda
costernazione
e l'
inenarrabile
angoscia
" della mia
famiglia
non mi fecero
ridere
, né l'
amore
e la
stima
dei miei
concittadini
per le mie
belle
virtù
, né il mio
zelo
per l'
ufficio
. Il
ricordo
di quella mia
tristissima
notte
alla
Stìa
, dopo la
morte
della
mamma
e della mia
piccina
, ch'
era
stato
come una
prova
, e forse la più
forte
, del mio
suicidio
, mi
sorprese
dapprima
, quale una
impreveduta
e
sinistra
partecipazione
del
caso
; poi mi
cagionò
rimorso
e
avvilimento
.
Eh, no! non mi ero
ucciso
, io, per la
morte
della
mamma
e della
figlietta
mia, per quanto forse, quella
notte
, ne avessi avuto l'
idea
! Me n'ero
fuggito
, è
vero
,
disperatamente
; ma, ecco,
ritornavo
ora
da una
casa
di
giuoco
, dove la
Fortuna
nel modo più
strano
mi aveva
arriso
e
continuava
ad
arridermi
, e un altro, invece, s'
era
ucciso
per me, un altro, un
forestiere
certo, cui io
rubavo
il
compianto
dei
parenti
lontani
e degli
amici
, e
condannavo
- oh
suprema
irrisione
! - a
subir
quello che non gli
apparteneva
falso
compianto
, e
finanche
l'
elogio
funebre
dell'
incipriato
cavalier
Pomino
!
Questa fu la prima
impressione
alla
lettura
di quella mia
necrologia
sul
Foglietto
.
Ma poi
pensai
che quel
pover
'
uomo
era
morto
non certo per
causa
mia, e che io,
facendomi
vivo
non avrei potuto far
rivivere
anche lui;
pensai
che
approfittandomi
della sua
morte
, io non solo non
frodavo
affatto i suoi
parenti
, ma anzi venivo a
render
loro un
bene
: per essi, infatti, il
morto
ero io non lui, ed essi potevano
crederlo
scomparso
e
sperare
ancora,
sperare
di
vederlo
un
giorno
o l'altro
ricomparire
.
Restavano
mia
moglie
e mia
suocera
.
Dovevo
proprio
credere
alla loro
pena
per la mia
morte
, a tutta quella "
inenarrabile
angoscia
", a quel "
cordoglio
straziante
" del
funebre
pezzo
forte
di
Lodoletta
?
Bastava
,
perbacco
,
aprir
pian
piano
un
occhio
a quel
povero
morto
, per
accorgersi
che non ero io; e anche
ammesso
che gli
occhi
fossero
rimasti
in
fondo
alla
gora
,
via
! una
moglie
, che
veramente
non
voglia
, non può
scambiare
così
facilmente
un altro
uomo
per il proprio
marito
.
Si erano
affrettate
a
riconoscermi
in quel
morto
? La
vedova
Pescatore
sperava
ora
che
Malagna
,
commosso
e forse non
esente
di
rimorso
per quel mio
barbaro
suicidio
, venisse in
ajuto
della
povera
vedova
? Ebbene:
contente
loro,
contentissimo
io!
"
Morto
?
affogato
? Una
croce
, e non se ne
parli
più! "
Mi
levai
,
stirai
le
braccia
e
trassi
un
lunghissimo
respiro
di
sollievo
.
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