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Luigi Pirandello
Il fu Mattia Pascal
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Adriano Meis
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Adriano
Meis
Subito, non tanto per
ingannare
gli altri, che
avevan
o voluto
ingannarsi
da sé, con una
leggerezza
non
deplorabile
forse nel
caso
mio, ma certamente non
degna
d'
encomio
, quanto per
obbedire
alla
Fortuna
e
soddisfare
a un mio proprio
bisogno
, mi
posi
a far di me un altr'
uomo
.
Poco o nulla avevo da
lodarmi
di quel
disgraziato
che per
forza
avevano voluto far
finire
miseramente
nella
gora
d'un
molino
. Dopo tante
sciocchezze
commesse
, egli non
meritava
forse
sorte
migliore
.
Ora
mi sarebbe
piaciuto
che, non solo
esteriormente
, ma anche nell'
intimo
, non
rimanesse
più in me alcuna
traccia
di lui.
Ero solo
ormai
, e più solo di com'ero non avrei potuto
essere
su la
terra
,
sciolto
nel
presente
d'ogni
legame
e d'ogni
obbligo
,
libero
,
nuovo
e
assolutamente
padrone
di me, senza più il
fardello
del mio
passato
, e con I'
avvenire
dinanzi, che avrei potuto
foggiarmi
a
piacer
mio.
Ah, un
pajo
d'
ali
! Come mi
sentivo
leggero
!
Il
sentimento
che le
passate
vicende
mi avevano
dato
della
vita
non
doveva
aver più per me,
ormai
,
ragion
d'
essere
. Io
dovevo
acquistare
un
nuovo
sentimento
della
vita
, senza
avvalermi
neppur
minimamente
della
sciagurata
esperienza
del fu
Mattia
Pascal
.
Stava a me: potevo e
dovevo
esser l'
artefice
del mio
nuovo
destino
, nella
misura
che la
Fortuna
aveva voluto
concedermi
.
" E innanzi tutto, "
dicevo
a me stesso, " avrò
cura
di questa mia
libertà
: me la
condurrò
a
spasso
per
vie
piane
e sempre
nuove
, né le farò mai
portare
alcuna
veste
gravosa
.
Chiuderò
gli
occhi
e
passerò
oltre appena lo
spettacolo
della
vita
in qualche
punto
mi si
presenterà
sgradevole
.
Procurerò
di
farmela
più
tosto
con le
cose
che si
sogliono
chiamare
inanimate
, e
andrò
in
cerca
di
belle
vedute
, di
ameni
luoghi
tranquilli
. Mi
darò
a poco a poco una
nuova
educazione
; mi
trasformerò
con
amoroso
e
paziente
studio
, sicché, alla
fine
, io possa
dire
non solo di aver
vissuto
due
vite
, ma d'
essere
stato
due
uomini
. "
Già ad
Alenga
, per
cominciare
, ero
entrato
, poche
ore
prima di
partire
, da un
barbiere
, per farmi
accorciar
la
barba
: avrei voluto
levarmela
tutta, li stesso,
insieme
coi
baffi
; ma il
timore
di far
nascere
qualche
sospetto
in quel
paesello
mi aveva
trattenuto
.
Il
barbiere
era
anche
sartore
,
vecchio
, con le
reni
quasi
ingommate
dalla
lunga
abitudine
di star
curvo
, sempre in una stessa
positura
, e
portava
gli
occhiali
su la
punta
del
naso
. Più che
barbiere
doveva
esser
sartore
.
Calò
come un
flagello
di
Dio
su quella
barbaccia
che non m'
apparteneva
più,
armato
di certi
forbicioni
da
maestro
di
lana
, che
avevan
bisogno
d'esser
sorretti
in
punta
con l'altra
mano
. Non m'
arrischiai
neppure a
fiatare
:
chiusi
gli
occhi
, e non li
riaprii
, se non quando mi
sentii
scuotere
pian
piano
.
Il
brav
'
uomo
, tutto
sudato
, mi
porgeva
uno
specchietto
perché gli
sapessi
dire
se
era
stato
bravo
.
Mi
parve
troppo!
- No,
grazie
, - mi
schermii
. - Lo
riponga
. Non vorrei fargli
paura
.
Sbarrò
tanto d'
occhi
, e:
- A chi? -
domandò
.
- Ma a
codesto
specchietto
.
Bellino
!
Dev'
essere
antico
...
Era
tondo
, col
manico
d'
osso
intarsiato
: chi
sa
che
storia
aveva e
donde
e come
era
capitato
lì
, in quella
sarto-barbieria
. Ma
infine
, per non
dar
dispiacere
al
padrone
, che
seguitava
a
guardarmi
stupito
, me lo
posi
sotto gli
occhi
.
Se
era
stato
bravo
!
Intravidi
da quel
primo
scempio
qual
mostro
fra breve sarebbe
scappato
fuori dalla
necessaria
e
radicale
;
alterazione
dei
connotati
di
Mattia
Pascal
! Ed ecco una
nuova
ragione
d'
odio
per lui! Il
mento
piccolissimo
,
puntato
e
rientrato
, ch'egli aveva
nascosto
per tanti e tanti
anni
sotto quel
barbone
, mi
parve
un
tradimento
.
Ora
avrei
dovuto
portarlo
scoperto
, quel
cosino
ridicolo
! E che
naso
mi aveva
lasciato
in
eredità
! E quell'
occhio
!
" Ah, quest'
occhio
, "
pensai
, " così in
estasi
da un
lato
,
rimarrà
sempre suo nella mia
nuova
faccia
! Io non potrò far altro che
nasconderlo
alla
meglio
dietro un
pajo
d'
occhiali
colorati
, che
coopereranno
,
figuriamoci
, a
rendermi
più
amabile
l'
aspetto
. Mi farò
crescere
i
capelli
e, con questa
bella
fronte
spaziosa
, con gli
occhiali
e tutto
raso
,
sembrerò
un
filosofo
tedesco
.
Finanziera
e
cappellaccio
a
larghe
tese
. "
Non
c'
era
via
di
mezzo
:
filosofo
dovevo
essere
per
forza
con quella
razza
d'
aspetto
. Ebbene,
pazienza
: mi sarei
armato
d'una
discreta
filosofia
sorridente
per
passare
in
mezzo
a questa
povera
umanità
, la quale, per quanto avessi in
animo
di
sforzarmi
, mi
pareva
difficile
che non
dovesse
più
parermi
un po'
ridicola
e
meschina
.
Il
nome
mi fu quasi
offerto
in
treno
,
partito
da poche
ore
da
Alenga
per
Torino
.
Viaggiavo
con due
signori
che
discutevano
animatamente
d'
iconografia
cristiana
, in cui si
dimostravano
entrambi molto
eruditi
, per un
ignorante
come me.
Uno, il più
giovane
, dalla
faccia
pallida
,
oppressa
da una
folta
e
ruvida
barba
nera
,
pareva
provasse
una
grande
e
particolar
soddisfazione
nell'
enunciar
la
notizia
ch'egli
diceva
antichissima
,
sostenuta
da
Giustino
Martire
, da
Tertulliano
e da non
so
chi altri,
secondo
la quale
Cristo
sarebbe
stato
bruttissimo
.
Parlava
con un
vocione
cavernoso
, che
contrastava
stranamente
con la sua
aria
da
ispirato
.
- Ma si, ma si,
bruttissimo
!
bruttissimo
! Ma anche
Cirillo
d'
Alessandria
!
Sicuro
,
Cirillo
d'
Alessandria
arriva
finanche
ad
affermare
che
Cristo
fu il più
brutto
degli
uomini
.
L'altro, ch'
era
un
vecchietto
magro
magro
,
tranquillo
nel suo
ascetico
squallore
, ma pur con una
piega
a gli
angoli
della
bocca
che
tradiva
la
sottile
ironia
,
seduto
quasi su la
schiena
, col collo lungo
proteso
come sotto un
giogo
,
sosteneva
invece che non
c'
era
da
fidarsi
delle più
antiche
testimonianze
.
- Perché la
Chiesa
, nei
primi
secoli
, tutta
volta
a
consustanziarsi
la
dottrina
e lo
spirito
del suo
ispiratore
, si
dava
poco
pensiero
, ecco, poco
pensiero
delle
sembianze
corporee
di lui.
A un certo
punto
vennero a
parlare
della
Veronica
e di due
statue
della
città
di
Paneade
,
credute
immagini
di
Cristo
e della
emorroissa
.
- Ma sì! -
scattò
il
giovane
barbuto
. - Ma se non
c'
è più
dubbio
ormai
! Quelle due
statue
rappresentano
l'
imperatore
Adriano
con la
città
inginocchiata
ai
piedi
.
Il
vecchietto
seguitava
a
sostener
pacificamente
la sua
opinione
, che
doveva
esser
contraria
, perché quell'altro,
incrollabile
,
guardando
me, s'
ostinava
a
ripetere
:
-
Adriano
!
- ...
Beronike
, in
greco
. Da
Beronike
poi:
Veronica
...
-
Adriano
! (a me).
- Oppure,
Veronica
,
vera
icon
:
storpiatura
probabilissima
...
-
Adriano
! (a me).
- Perché la
Beronike
degli
Atti
di
Pilato
...
-
Adriano
!
Ripeté
così
Adriano
! non
so
più quante
volte
, sempre con gli
occhi
rivolti
a me.
Quando
scesero
entrambi a una
stazione
e mi
lasciarono
solo nello
scompartimento
, m'
affacciai
al
finestrino
, per
seguirli
con gli
occhi
:
discutevano
ancora,
allontanandosi
.
A un certo
punto
però il
vecchietto
perdette
la
pazienza
e
prese
la
corsa
.
- Chi lo dice? - gli
domandò
forte
il
giovane
,
fermo
, con
aria
di
sfida
.
Quegli allora si
voltò
per
gridargli
:
-
Camillo
De
Meis
!
Mi
parve
che anche lui
gridasse
a me quel
nome
, a me che stavo intanto a
ripetere
meccanicamente
: -
Adriano
... -.
Buttai
subito
via
quel de e
ritenni
il
Meis
.
"
Adriano
Meis
! Si...
Adriano
Meis
:
suona
bene
... "
Mi
parve
anche che questo
nome
quadrasse
bene
alla
faccia
sbarbata
e con gli
occhiali
, ai
capelli
lunghi
, al
cappellaccio
alla
finanziera
che avrei
dovuto
portare
.
"
Adriano
Meis
.
Benone
! M'hanno
battezzato
. "
Recisa
di
netto
ogni
memoria
in me della
vita
precedente
,
fermato
l'
animo
alla
deliberazione
di
ricominciare
da quel
punto
una
nuova
vita
, io
era
invaso
e
sollevato
come da una
fresca
letizia
infantile
; mi
sentivo
come
rifatta
vergine
e
trasparente
la
coscienza
, e lo
spirito
vigile
e
pronto
a
trar
profitto
di tutto per la
costruzione
del mio
nuovo
io. Intanto l'
anima
mi
tumultuava
nella
gioja
di quella
nuova
libertà
. Non avevo mai
veduto
così
uomini
e
cose
; l'
aria
tra essi e me s'
era
d'un
tratto
quasi
snebbiata
; e mi si
presentavan
facili
e
lievi
le
nuove
relazioni
che
dovevano
stabilirsi
tra noi, poiché ben poco
ormai
io avrei avuto
bisogno
di
chieder
loro per il mio
intimo
compiacimento
. Oh
levità
deliziosa
dell'
anima
;
serena
,
ineffabile
ebbrezza
! La
Fortuna
mi aveva
sciolto
di ogni
intrico
, all'
improvviso
, mi aveva
sceverato
dalla
vita
comune
,
reso
spettatore
estraneo
della
briga
in cui gli altri si
dibattevano
ancora, e mi
ammoniva
dentro:
"
Vedrai
,
vedrai
com'essa t'
apparirà
curiosa
,
ora
, a
guardarla
cosi
da fuori! Ecco
là
uno che si
guasta
il
fegato
e fa
arrabbiare
un
povero
vecchietto
per
sostener
che
Cristo
fu il più
brutto
degli
uomini
... "
Sorridevo
. Mi veniva di
sorridere
così di tutto e a ogni cosa: a gli
alberi
della
campagna
, per
esempio
, che mi
correvano
incontro
con
stranissimi
atteggiamenti
nella loro
fuga
illusoria
; a le
ville
sparse
qua e
là
, dove mi
piaceva
d'
immaginar
coloni
con le
gote
gonfie
per
sbuffare
contro la
nebbia
nemica
degli
olivi
o con le
braccia
levate
a
pugni
chiusi
contro il
cielo
che non voleva
mandar
acqua
: e
sorridevo
agli
uccelletti
che si
sbandavano
,
spaventati
da quel
coso
nero
che
correva
per la
campagna
,
fragoroso
; all'
ondeggiar
dei
fili
telegrafici
, per cui
passavano
certe
notizie
ai
giornali
, come quella da
Miragno
del mio
suicidio
nel
molino
della
Stìa
; alle
povere
mogli
dei
cantonieri
che
presentavan
la
bandieruola
arrotolata
,
gravide
e col
cappello
del
marito
in
capo
.
Se non che, a un certo
punto
, mi
cadde
lo
sguardo
su l'
anellino
di
fede
che mi
stringeva
ancora l'
anulare
della
mano
sinistra
. Ne
ricevetti
una
scossa
violentissima
:
strizzai
gli
occhi
e mi
strinsi
la
mano
con l'altra
mano
,
tentando
di
strapparmi
quel
cerchietto
d'
oro
, così, di
nascosto
, per non
vederlo
più.
Pensai
ch'esso si
apriva
e che,
internamente
, vi erano
incisi
due
nomi
:
Mattia-Romilda
, e la
data
del
matrimonio
. Che
dovevo
farne?
Aprii
gli
occhi
e
rimasi
un
pezzo
accigliato
, a
contemplarlo
nella
palma
della
mano
.
Tutto,
attorno
, mi s'
era
rifatto
nero
.
Ecco ancora un
resto
della
catena
che mi
legava
al
passato
!
Piccolo
anello
,
lieve
per sé, eppur così
pesante
! Ma la
catena
era
già
spezzata
, e dunque
via
anche quell'
ultimo
anello
!
Feci
per
buttarlo
dal
finestrino
, ma mi
trattenni
.
Favorito
così
eccezionalmente
dal
caso
, io non potevo più
fidarmi
di esso; tutto
ormai
dovevo
creder
possibile
,
finanche
questo: che un
anellino
buttato
nell'
aperta
campagna
,
trovato
per
combinazione
da un
contadino
,
passando
di
mano
in
mano
, con quei due
nomi
incisi
internamente
e la
data
, facesse
scoprir
la
verità
, che l'
annegato
della
Stìa
cioè non
era
il
bibliotecario
Mattia
Pascal
.
" No, no, "
pensai
, " in
luogo
più
sicuro
... Ma dove? "
Il
treno
, in quella, si
fermò
a un'altra
stazione
.
Guardai
, e subito mi
sorse
un
pensiero
, per
Ia
cui
attuazione
.
provai
dapprima
un certo
ritegno
. Lo
dico
, perché mi
serva
di
scusa
presso coloro che
amano
il
bel
gesto
,
gente
poco
riflessiva
, alla quale
piace
di non
ricordarsi
che l'
umanità
è
pure
oppressa
da certi
bisogni
, a cui
purtroppo
deve
obbedire
anche chi sia
compreso
da un
profondo
cordoglio
.
Cesare
,
Napoleone
e, per quanto possa
parere
indegno
, anche la
donna
più
bella
...
Basta
. Da una
parte
c'
era
scritto
Uomini
e dall'altra
Donne
; e
lì
intombai
il mio
anellino
di
fede
.
Quindi, non tanto per
distrarmi
, quanto per
cercar
di
dare
una certa
consistenza
a quella mia
nuova
vita
campata
nel
vuoto
, mi
misi
a
pensare
ad
Adriano
Meis
, a
immaginargli
un
passato
, a
domandarmi
chi fu mio
padre
, dov'ero
nato
, ecc. -
posatamente
sforzandomi
di
vedere
e di
fissar
bene
tutto, nelle più
minute
particolarità
.
Ero
figlio
unico
: su questo mi
pareva
che non ci
fosse
da
discutere
.
" Più
unico
di così... Eppure no! Chi
sa
quanti sono come me, nella mia stessa
condizione
,
fratelli
miei. Si
lascia
il
cappello
e la
giacca
, con una
lettera
in
tasca
, sul
parapetto
d'un
ponte
, su un
fiume
; e poi, invece di
buttarsi
giù
, si
va
via
tranquillamente
, in
America
o altrove. Si
pesca
dopo alcuni
giorni
un
cadavere
irriconoscibile
: sarà quello de la
lettera
lasciata
sul
parapetto
del
ponte
. E non se ne
parla
più! E
vero
che io non ci ho
messo
la mia
volontà
: né
lettera
, né
giacca
, né
cappello
... Ma son
pure
come loro, con questo di più: che posso
godermi
senza alcun
rimorso
la mia
libertà
. Han voluto
regalarmela
, e dunque... "
Dunque
diciamo
figlio
unico
.
Nato
... - sarebbe
prudente
non
precisare
alcun
luogo
di
nascita
. Come si fa? Non si può
nascer
mica
su le
nuvole
,
levatrice
la
luna
, quantunque in
biblioteca
abbia
letto
che gli
antichi
, fra tanti altri
mestieri
, le facessero
esercitare
anche questo, e le
donne
incinte
la
chiamassero
in
soccorso
col
nome
di
Lucina
.
Su le
nuvole
, no; ma su un
piroscafo
, sì, per
esempio
, si può
nascere
. Ecco,
benone
!
nato
in
viaggio
. I miei
genitori
viaggiavano
... per farmi
nascere
su un
piroscafo
.
Via
,
via
, sul
serio
! Una
ragione
plausibile
per
mettere
in
viaggio
una
donna
incinta
,
prossima
a
partorire
... O che fossero
andati
in
America
i miei
genitori
? Perché no? Ci
vanno
tanti... Anche
Mattia
Pascal
,
poveretto
, voleva
andarci
. E allora queste
ottantadue
mila
lire
diciamo
che le
guadagnò
mio
padre
,
là
in
America
? Ma che! Con
ottantadue
mila
lire
in
tasca
, avrebbe
aspettato
prima, che la
moglie
mettesse
al
mondo
il
figliuolo
,
comodamente
, in
terraferma
. E poi,
baje
!
Ottantadue
mila
lire
un
emigrato
non le
guadagna
più
cosi
facilmente
in
America
. Mio
padre
... - a
proposito
, come si
chiamava
?
Paolo
. Sì:
Paolo
Meis
. Mio
padre
,
Paolo
Meis
, s'
era
illuso
, come tanti altri. Aveva
stentato
tre,
quattr'
anni
; poi,
avvilito
, aveva
scritto
da
Buenos-Aires
una
lettera
al
nonno
...
Ah, un
nonno
, un
nonno
io volevo proprio averlo
conosciuto
, un
caro
vecchietto
, per
esempio
, come quello ch'
era
sceso
testé dal
treno
,
studioso
d'
iconografia
cristiana
.
Misteriosi
capricci
della
fantasia
! Per quale
inesplicabile
bisogno
e
donde
mi veniva d'
immaginare
in quel
momento
mio
padre
, quel
Paolo
Meis
, come uno
scavezzacollo
? Ecco, sì, egli aveva
dato
tanti
dispiaceri
al
nonno
: aveva
sposato
contro la
volontà
di lui e se n'
era
scappato
in
America
.
Doveva
forse
sostenere
anche lui che
Cristo
era
bruttissimo
. E
brutto
davvero
e
sdegnato
l'aveva
veduto
là
, in
America
, se con la
moglie
lì
lì
per
partorire
, appena
ricevuto
il
soccorso
dal
nonno
, se n'
era
venuto
via
.
Ma perché proprio in
viaggio
dovevo
esser
nato
io? Non sarebbe
stato
meglio
nascere
addirittura
in
America
, nell'
Argentina
, pochi
mesi
prima del
ritorno
in
patria
de' miei
genitori
? Ma si! Anzi il
nonno
s'
era
intenerito
per il
nipotino
innocente
; per me,
unicamente
per me aveva
perdonato
il
figliuolo
. Così io,
piccino
piccino
, avevo
traversato
l'
Oceano
, e forse in
terza
classe
, e durante il
viaggio
avevo
preso
una
bronchite
e per
miracolo
non ero
morto
.
Benone
! Me lo
diceva
sempre il
nonno
. Io però non
dovevo
rimpiangere
come
comunemente
si
suol
fare, di non esser
morto
, allora di pochi
mesi
. No: perché, in
fondo
, che
dolori
avevo
sofferto
io, in
vita
mia? Uno solo, per
dire
la
verità
: quello de la
morte
del
povero
nonno
, col quale ero
cresciuto
. Mio
padre
,
Paolo
Meis
,
scapato
e
insofferente
di
giogo
,
era
fuggito
via
di
nuovo
in
America
, dopo alcuni
mesi
,
lasciando
la
moglie
e me col
nonno
; e
là
era
morto
di
febbre
gialla
. A tre
anni
, io ero
rimasto
orfano
anche di
madre
, e senza
memoria
perciò de' miei
genitori
; solo con queste
scarse
notizie
di loro. Ma
c'
era
di più! Non
sapevo
neppure con
precisione
il mio
luogo
di
nascita
. Nell'
Argentina
,
va
bene
! Ma dove? Il
nonno
lo
ignorava
, perché mio
padre
non
gliel
'aveva mai
detto
o perché se n'
era
dimenticato
, e io non potevo certamente
ricordarmelo
.
Riassumendo
:
a)
figlio
unico
di
Paolo
Meis
; -
b
)
nato
in
America
nell'
Argentina
, senz'altra
designazione
; -
c
) venuto in
Italia
di pochi
mesi
(
bronchite
); - d) senza
memoria
né quasi
notizia
dei
genitori
; - e)
cresciuto
col
nonno
.
Dove? Un po' da per tutto. Prima a
Nizza
.
Memorie
confuse
:
Piazza
Massena
, la
Promenade
,
Avenue
de la
Gare
... Poi, a
Torino
.
Ecco, ci
andavo
adesso
, e mi
proponevo
tante
cose
: mi
proponevo
di
scegliere
una
via
e una
casa
, dove il
nonno
mi aveva
lasciato
fino
all'
età
di dieci
anni
affidato
alle
cure
di una
famiglia
che avrei
immaginato
lì
sul
posto
, perché avesse tutti i
caratteri
del
luogo
; mi
proponevo
di
vivere
, o
meglio
d'
inseguire
con la
fantasia
,
lì
, su la
realtà
, la
vita
d'
Adriano
Meis
piccino
.
Questo
inseguimento
, questa
costruzione
fantastica
d'una
vita
non
realmente
vissuta
, ma
colta
man
mano
negli altri e nei
luoghi
e fatta e
sentita
mia, mi
procurò
una
gioja
strana
e
nuova
, non
priva
d'una certa
mestizia
, nei
primi
tempi
del mio
vagabondaggio
. Me ne
feci
un'
occupazione
.
Vivevo
non nel
presente
soltanto
, ma anche per il mio
passato
cioè per gli
anni
che
Adriano
Meis
non aveva
vissuti
.
Nulla o ben poco
ritenni
di quel che avevo prima
fantasticato
. Nulla s'
inventa
, è
vero
, che non abbia una qualche
radice
, più o
men
profonda
, nella
realtà
; e anche le
cose
più
strane
possono esser
vere
, anzi nessuna
fantasia
arriva
a
concepire
certe
follie
, certe
inverosimili
avventure
che si
scatenano
e
scoppiano
dal
seno
tumultuoso
della
vita
; ma
pure
, come e quanto
appare
diversa
dalle
invenzioni
che noi possiamo
trarne
la
realtà
viva
e
spirante
! Di quante
cose
sostanziali
,
minutissime
,
inimmaginabili
ha
bisogno
la nostra
invenzione
per
ridiventare
quella stessa
realtà
da cui fu
tratta
, di quante
fila
che la
riallaccino
nel
complicatissimo
intrico
della
vita
,
fila
che noi abbiamo
recise
per farla
diventare
una cosa a sé!
Or che
cos'
ero io, se non un
uomo
inventato
? Una
invenzione
ambulante
che voleva e, del
resto
,
doveva
forzatamente
stare per sé, pur
calata
nella
realtà
.
Assistendo
alla
vita
degli altri e
osservandola
minuziosamente
, ne
vedevo
gl'
infiniti
legami
e, al
tempo
stesso,
vedevo
le tante mie
fila
spezzate
. Potevo io
rannodarle
,
ora
, queste
fila
con la
realtà
? Chi
sa
dove mi avrebbero
trascinato
; sarebbero forse
diventate
subito
redini
di
cavalli
scappati
, che avrebbero
condotto
a
precipizio
la
povera
biga
della mia
necessaria
invenzione
. No. Io
dovevo
rannodar
queste
fila
soltanto
con la
fantasia
.
E
seguivo
per le
vie
e nei
giardini
i
ragazzetti
dai cinque ai dieci
anni
, e
studiavo
le loro
mosse
, i loro
giuochi
, e
raccoglievo
le loro
espressioni
, per
comporne
a poco a poco l'
infanzia
di
Adriano
Meis
. Vi
riuscii
così
bene
, che essa alla
fine
assunse
nella mia
mente
una
consistenza
quasi
reale
.
Non volli
immaginarmi
una
nuova
mamma
. Mi sarebbe
parso
di
profanar
la
memoria
viva
e
dolorosa
della mia
mamma
vera
. Ma un
nonno
, sì, il
nonno
del mio
primo
fantasticare
, volli
crearmelo
.
Oh, di quanti
nonnini
veri
, di quanti
vecchietti
inseguiti
e
studiati
un po' a
Torino
, un po' a
Milano
, un po' a
Venezia
, un po' a
Firenze
, si
compose
quel
nonnino
mio!
Toglievo
a uno qua la
tabacchiera
d'
osso
e il
pezzolone
a
dadi
rossi
e
neri
, a un altro
là
il
bastoncino
, a un
terzo
gli
occhiali
e la
barba
a
collana
, a un
quarto
il modo di
camminare
e di
soffiarsi
il
naso
, a un
quinto
il modo di
parlare
e di
ridere
; e ne venne fuori un
vecchietto
fino
un po'
bizzoso
,
amante
delle
arti
, un
nonnino
spregiudicato
, che non mi volle far
seguire
un
corso
regolare
di
studii
,
preferendo
d'
istruirmi
lui, con la
viva
conversazione
e
conducendomi
con sé, di
città
in
città
, per
musei
e
gallerie
.
Visitando
Milano
,
Padova
,
Venezia
,
Ravenna
,
Firenze
,
Perugia
, lo ebbi sempre con me, come un'
ombra
, quel mio
nonnino
fantasticato
, che più d'una
volta
mi
parlò
anche per
bocca
d'un
vecchio
cicerone
.
Ma io volevo
vivere
anche per me, nel
presente
. M'
assaliva
di
tratto
in
tratto
l'
idea
di quella mia
libertà
sconfinata
,
unica
, e
provavo
una
felicità
improvvisa
, così
forte
, che quasi mi ci
smarrivo
in un
beato
stupore
; me la
sentivo
entrar
nel
petto
con un
respiro
lunghissimo
e
largo
, che mi
sollevava
tutto lo
spirito
. Solo! solo! solo!
padrone
di me! senza
dover
dar
conto
di nulla a nessuno! Ecco, potevo
andare
dove mi
piaceva
: a
Venezia
? a
Venezia
! a
Firenze
? a
Firenze
!; e quella mia
felicità
mi
seguiva
dovunque
. Ah,
ricordo
un
tramonto
, a
Torino
, nei
primi
mesi
di quella mia
nuova
vita
, sul Lungo
Po
, presso al
ponte
che
ritiene
per una
pescaja
l'
impeto
delle
acque
che vi
fremono
irose
: l'
aria
era
d'una
trasparenza
meravigliosa
; tutte le
cose
in
ombra
parevano
smaltate
in quella
limpidezza
; e io,
guardando
, mi
sentii
così
ebro
della mia
libertà
, che
temetti
quasi d'
impazzire
, di non
potervi
resistere
a lungo.
Avevo già
effettuato
da
capo
a
piedi
la mia
trasformazione
esteriore
: tutto
sbarbato
, con un
pajo
di
occhiali
azzurri
chiari
e coi
capelli
lunghi
,
scomposti
artisticamente
:
parevo
proprio un altro! Mi
fermavo
qualche
volta
a
conversar
con me stesso innanzi a uno
specchio
e mi
mettevo
a
ridere
.
"
Adriano
Meis
!
Uomo
felice
!
Peccato
che
debba
esser
conciato
così... Ma,
via
' che te n'
importa
?
Va
benone
! Se non
fosse
per quest'
occhio
di lui di quell'
imbecille
, non saresti poi, alla
fin
fine
, tanto
brutto
, nella
stranezza
un po'
spavalda
della tua
figura
. Fai un po'
ridere
le
donne
, ecco. Ma la
colpa
, in
fondo
, non è tua. Se quell'altro non avesse
portato
i
capelli
così
corti
, tu non saresti
ora
obbligato
a
portarli
così
lunghi
: e non certo per tuo
gusto
, lo
so
,
vai
ora
sbarbato
come un
prete
.
Pazienza
! Quando le
donne
ridono
...
ridi
anche tu: è il
meglio
che possa fare. "
Vivevo
, per altro, con me e di me, quasi
esclusivamente
.
Scambiavo
appena qualche
parola
con gli
albergatori
, coi
camerieri
, coi
vicini
di
tavola
, ma non mai per
voglia
d'
attaccar
discorso
. Dal
ritegno
anzi che ne
provavo
, mi
accorsi
ch'io non avevo affatto il
gusto
della
menzogna
. Del
resto
, anche gli altri
mostravan
poca
voglia
di
parlare
con me: forse a
causa
del mio
aspetto
, mi
prendevano
per uno
straniero
.
Ricordo
che,
visitando
Venezia
, non ci fu verso di
levar
dal
capo
a un
vecchio
gondoliere
ch'io
fossi
tedesco
,
austriaco
. Ero
nato
, sì, nell'
Argentina
ma da
genitori
italiani
. La mia
vera
,
diciamo
così "
estraneità
"
era
ben altra e la
conoscevo
io solo: non ero più niente io; nessuno
stato
civile
mi
registrava
, tranne quello di
Miragno
, ma come
morto
, con l'altro
nome
.
Non me n'
affliggevo
; tuttavia per
austriaco
, no, per
austriaco
non mi
piaceva
di
passare
. Non avevo avuto mai
occasione
di
fissar
la
mente
su la
parola
"
patria
". Avevo da
pensare
a ben altro, un
tempo
!
Ora
, nell'
ozio
cominciavo
a
prender
l'
abitudine
di
riflettere
su tante
cose
che non avrei mai
creduto
potessero anche per poco
interessarmi
.
Veramente
, ci
cascavo
senza
volerlo
, e
spesso
mi
avveniva
di
scrollar
le
spalle
,
seccato
. Ma di qualche cosa
bisognava
pure
che mi
occupassi
, quando mi
sentivo
stanco
di
girare
, di
vedere
. Per
sottrarmi
alle
riflessioni
fastidiose
e
inutili
, mi
mettevo
talvolta a
riempire
interi
fogli
di
carta
della mia
nuova
firma
,
provandomi
a
scrivere
con altra
grafia
,
tenendo
la
penna
diversamente
di come la
tenevo
prima. A un certo
punto
però
stracciavo
la
carta
e
buttavo
via
la
penna
. Io potevo
benissimo
essere
anche
analfabeta
! A chi
dovevo
scrivere
? Non
ricevevo
né potevo più
ricever
lettere
da nessuno.
Questo
pensiero
, come tanti altri del
resto
, mi faceva
dare
un
tuffo
nel
passato
.
Rivedevo
allora la
casa
,
Ia
biblioteca
, le
vie
di
Miragno
, la
spiaggia
; e mi
domandavo
: " Sarà ancora
vestita
di
nero
Romilda
? Forse sì per gli
occhi
del
mondo
. Che farà? ". E me la
immaginavo
, come tante
volte
e tante l'avevo
veduta
là
per
casa
; e m'
immaginavo
anche la
vedova
Pescatore
, che
imprecava
certo alla mia
memoria
.
" Nessuna delle due, "
pensavo
, " si sarà
recata
neppure una
volta
a
visitar
nel
cimitero
quel
pover
'
uomo
, che
pure
è
morto
così
barbaramente
. Chi
sa
dove mi hanno
seppellito
! Forse la
zia
Scolastica
non avrà voluto fare per me la
spesa
che fece per la
mamma
;
Roberto
, tanto meno; avrà
detto
: - Chi
gliel
'ha
fatto
fare? Poteva
vivere
infine
con due
lire
al
giorno
,
bibliotecario
-.
Giacerò
come un
cane
, nel
campo
dei
poveri
...
Via
,
via
, non ci
pensiamo
! Me ne
dispiace
per quel
pover
'
uomo
, il quale forse avrà avuto
parenti
più
umani
de' miei che lo avrebbero
trattato
meglio
. - Ma, del
resto
, anche a lui,
ormai
, che
glien
'
importa
? S'è
levato
il
pensiero
! "
Seguitai
ancora per qualche
tempo
a
viaggiare
. Volli
spingermi
oltre l'
Italia
;
visitai
le
belle
contrade
del
Reno
,
fino
a
Colonia
,
seguendo
il
fiume
a
bordo
d'un
piroscafo
; mi
trattenni
nelle
città
principali
: a
Mannheim
, a
Worms
, a
Magonza
, a
Bingen
, a
Coblenza
... Avrei voluto
andar
più
sù
di
Colonia
, più
sù
della
Germania
, almeno in
Norvegia
; ma poi
pensai
che io
dovevo
imporre
un certo
freno
alla mia
libertà
. Il
denaro
che avevo meco
doveva
servirmi
per tutta la
vita
, e non
era
molto. Avrei potuto
vivere
ancora una
trentina
d'
anni
; e così fuori d'ogni
legge
, senza alcun
documento
tra le
mani
che
comprovasse
, non
dico
altro, la mia
esistenza
reale
, ero nell'
impossibilità
di
procacciarmi
un qualche
impiego
; se non volevo dunque
ridurmi
a
mal
partito
,
bisognava
che mi
restringessi
a
vivere
con poco.
Fatti
i
conti
, non avrei
dovuto
spendere
più di
duecento
lire
al
mese
:
pochine
; ma già per ben due
anni
avevo anche
vissuto
con meno, e non io solo. Mi sarei dunque
adattato
.
In
fondo
, ero già un po'
stanco
di quell'
andar
girovagando
sempre solo e
muto
.
Istintivamente
cominciavo
a
sentir
il
bisogno
di un po' di
compagnia
. Me ne
accorsi
in una
triste
giornata
di
novembre
, a
Milano
,
tornato
da poco dal mio
giretto
in
Germania
.
Faceva
freddo
, ed
era
imminente
la
pioggia
, con la
sera
. Sotto un
fanale
scorsi
un
vecchio
cerinajo
, a cui la
cassetta
, che
teneva
dinanzi con una
cinta
a
tracolla
,
impediva
di
ravvolgersi
bene
in un
logoro
mantelletto
che aveva su le
spalle
. Gli
pendeva
dalle
pugna
strette
sul
mento
un
cordoncino
,
fino
ai
piedi
. Mi
chinai
a
guardare
e gli
scoprii
tra le
scarpacce
rotte
un
cucciolotto
minuscolo
, di pochi
giorni
, che
tremava
tutto di
freddo
e
gemeva
continuamente
,
lì
rincantucciato
.
Povera
bestiolina
!
Domandai
al
vecchio
se la
vendesse
. Mi
rispose
di sì e che me l'avrebbe
venduta
anche per poco, benché
valesse
molto: ah, si sarebbe
fatto
un
bel
cane
, un gran
cane
, quella
bestiola
:
-
Venticinque
lire
...
Seguitò
a
tremare
il
povero
cucciolo
, senza
inorgoglirsi
punto
di quella
stima
:
sapeva
di certo che il
padrone
con quel
prezzo
non aveva affatto
stimato
i suoi
futuri
meriti
, ma la
imbecillità
che aveva
creduto
di
leggermi
in
faccia
.
Io intanto, avevo avuto il
tempo
di
riflettere
che,
comprando
quel
cane
, mi sarei
fatto
sì, un
amico
fedele
e
discreto
, il quale per
amarmi
e
tenermi
in
pregio
non mi avrebbe mai
domandato
chi
fossi
veramente
e
donde
venissi e se le mie
carte
fossero in
regola
; ma avrei
dovuto
anche
mettermi
a
pagare
una
tassa
: io che non ne
pagavo
più! Mi
parve
come una prima
compromissione
della mia
libertà
, un
lieve
intacco
ch'io stessi per farle.
-
Venticinque
lire
? Ti
saluto
! -
dissi
al
vecchio
cerinajo
.
Mi
calcai
il
cappellaccio
su gli
occhi
e, sotto la
pioggerella
fina
fina
che già il
cielo
cominciava
a
mandare
, m'
allontanai
,
considerando
però, per la prima
volta
, che
era
bella
, sì, senza
dubbio
, quella mia
libertà
così
sconfinata
, ma anche un
tantino
tiranna
, ecco, se non mi
consentiva
neppure di
comperarmi
un
cagnolino
.
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