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Luigi Pirandello
Il fu Mattia Pascal
IntraText CT - Lettura del testo
Un po' di nebbia
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Un po' di
nebbia
Del
primo
inverno
, se
rigido
,
piovoso
,
nebbioso
, quasi non m'ero
accorto
tra gli
svaghi
de'
viaggi
e nell'
ebbrezza
della
nuova
libertà
.
Ora
questo
secondo
mi
sorprendeva
già un po'
stanco
, come ho
detto
, del
vagabondaggio
e
deliberato
a
impormi
un
freno
. E mi
accorgevo
che... sì,
c'
era
un po' di
nebbia
,
c'
era
; e faceva
freddo
; m'
accorgevo
che per quanto il mio
animo
si
opponesse
a
prender
qualità
dal
colore
del
tempo
, pur ne
soffriva
.
" Ma
sta'
a
vedere
, " mi
rampognavo
, " che non
debba
più far
nuvolo
perché tu possa
ora
godere
serenamente
della tua
libertà
! "
M'ero
spassato
abbastanza
,
correndo
di qua e di
là
:
Adriano
Meis
aveva avuto in quell'
anno
la sua
giovinezza
spensierata
;
ora
bisognava
che
diventasse
uomo
, si
raccogliesse
in sé, si
formasse
un
abito
di
vita
quieto
e
modesto
. Oh, gli sarebbe
stato
facile
,
libero
com'
era
e senz'
obblighi
di
sorta
!
Così mi
pareva
; e mi
misi
a
pensare
in quale
città
mi sarebbe
convenuto
di
fissar
dimora
, giacché come un
uccello
senza
nido
non potevo più oltre
rimanere
, se proprio
dovevo
compormi
una
regolare
esistenza
. Ma dove? in una
grande
città
o in una
piccola
? Non
sapevo
risolvermi
.
Chiudevo
gli
occhi
e col
pensiero
volavo
a quelle
città
che avevo già
visitate
; dall'una all'altra,
indugiandomi
in ciascuna
fino
a
rivedere
con
precisione
quella tal
via
, quella tal
piazza
, quel tal
luogo
, insomma, di cui
serbavo
più
viva
memoria
; e
dicevo
:
" Ecco, io vi sono
stato
!
Ora
, quanta
vita
mi
sfugge
, che
séguita
ad
agitarsi
qua e
là
variamente
. Eppure, in quanti
luoghi
ho
detto
: - Qua vorrei aver
casa
! Come ci
vivrei
volentieri
! -. E ho
invidiato
gli
abitanti
che,
quietamente
, con le loro
abitudini
e le loro
consuete
occupazioni
, potevano
dimorarvi
, senza
conoscere
quel
senso
penoso
di
precarietà
che
tien
sospeso
l'
animo
di chi
viaggia
. "
Questo
senso
penoso
di
precarietà
mi
teneva
ancora e non mi faceva
amare
il
letto
su cui mi
ponevo
a
dormire
, i
varii
oggetti
che mi stavano intorno.
Ogni
oggetto
in noi
suol
trasformarsi
secondo
le
immagini
ch'esso
evoca
e
aggruppa
, per
cosi
dire
,
attorno
a sé. Certo un
oggetto
può
piacere
anche per se stesso, per la
diversità
delle
sensazioni
gradevoli
che ci
suscita
in una
percezione
armoniosa
; ma ben più
spesso
il
piacere
che un
oggetto
ci
procura
non si
trova
nell'
oggetto
per se medesimo. La
fantasia
lo
abbellisce
cingendolo
e quasi
irraggiandolo
d'
immagini
care
. Né noi lo
percepiamo
più qual esso è, ma così, quasi
animato
dalle
immagini
che
suscita
in noi o che le nostre
abitudini
vi
associano
. Nell'
oggetto
, insomma, noi
amiamo
quel che vi
mettiamo
di noi, l'
accordo
, l'
armonia
che
stabiliamo
tra esso e noi, l'
anima
che esso
acquista
per noi
soltanto
e che è
formata
dai nostri
ricordi
.
Or come poteva
avvenire
per me tutto questo in una
camera
d'
albergo
?
Ma una
casa
, una
casa
mia, tutta mia, avrei potuto più
averla
? I miei
denari
erano
pochini
... Ma una
casettina
modesta
, di poche
stanze
?
Piano
:
bisognava
vedere
,
considerar
bene
prima, tante
cose
. Certo,
libero
,
liberissimo
, io potevo
essere
soltanto
così, con la
valigia
in
mano
:
oggi
qua,
domani
là
.
Fermo
in un
luogo
,
proprietario
d'una
casa
, eh, allora :
registri
e
tasse
subito! E non mi avrebbero
iscritto
all'
anagrafe
? Ma
sicuramente
! E come? con un
nome
falso
? E allora, chi
sa
?, forse
indagini
segrete
intorno a me da
parte
della
polizia
... Insomma,
impicci
,
imbrogli
!... No,
via
:
prevedevo
di non poter più avere una
casa
mia,
oggetti
miei. Ma mi sarei
allogato
a
pensione
in qualche
famiglia
, in una
camera
mobiliata
.
Dovevo
affliggermi
per così poco?
L'
inverno
, L'
inverno
m'
ispirava
queste
riflessioni
malinconiche
, La
prossima
festa
di
Natale
che fa
desiderare
il
tepore
d'un
cantuccio
caro
, il
raccoglimento
, l'
intimità
della
casa
.
Non avevo certo da
rimpiangere
quella di
casa
mia. L'altra, più
antica
, della
casa
paterna
, l'
unica
ch'io potessi
ricordare
con
rimpianto
,
era
già
distrutta
da un
pezzo
, e non da quel mio
nuovo
stato
. Sicché dunque
dovevo
contentarmi
,
pensando
che
davvero
non sarei
stato
più
lieto
, se avessi
passato
a
Miragno
, tra mia
moglie
e mia
suocera
- (
rabbrividivo
!) - quella
festa
di
Natale
.
Per
ridere
, per
distrarmi
, m'
immaginavo
intanto, con un buon
panettone
sotto il
braccio
, innanzi alla
porta
di
casa
mia.
" -
Permesso
? Stanno ancora qua le
signore
Romilda
Pescatore
,
vedova
Pascal
, e
Marianna
Dondi
,
vedova
Pescatore
? "
" -
Sissignore
. Ma chi è lei? "
" - Io sarei il
defunto
marito
della
signora
Pascal
, quel
povero
galantuomo
morto
l'altr'
anno
,
annegato
. Ecco, vengo
lesto
lesto
dall'altro
mondo
per
passare
le
feste
in
famiglia
, con
licenza
dei
superiori
. Me ne
riparto
subito! "
Rivedendomi
cosi
all'
improvviso
, sarebbe
morta
dallo
spavento
la
vedova
Pescatore
? Che! Lei?
Figuriamoci
! Avrebbe
fatto
rimorire
me, dopo due
giorni
.
La mia
fortuna
-
dovevo
convincermene
- la mia
fortuna
consisteva
appunto
in questo: nell'
essermi
liberato
della
moglie
, della
suocera
, dei
debiti
, delle
afflizioni
umilianti
della mia prima
vita
.
Ora
, ero
libero
del tutto. Non mi
bastava
? Eh
via
, avevo ancora tutta una
vita
innanzi a me. Per il
momento
... chi
sa
quanti erano
soli
com'ero io!
" Si, ma questi tali, " m'
induceva
a
riflettere
il
cattivo
tempo
, quella
nebbia
maledetta
, " o son
forestieri
e hanno altrove una
casa
, a cui un
giorno
o l'altro potranno far
ritorno
, o se non hanno
casa
come te, potranno
averla
domani
, e intanto avran quella
ospitale
di qualche
amico
. Tu invece, a volerla
dire
, sarai sempre e
dovunque
un
forestiere
: ecco la
differenza
.
Forestiere
della
vita
,
Adriano
Meis
. "
Mi
scrollavo
,
seccato
,
esclamando
:
- E
va
bene
! Meno
impicci
. Non ho
amici
? Potrò averne...
Già nella
trattoria
che
frequentavo
in quei
giorni
, un
signore
, mio vicino di
tavola
, s'
era
mostrato
inchinevole
a far
amicizia
con me. Poteva avere da
quarant'
anni
:
calvo
sì e no,
bruno
, con
occhiali
d'
oro
, che non gli si
reggevano
bene
sul
naso
, forse per il
peso
de la
catenella
pur d'
oro
. Ah, per questo un
ometto
tanto
carino
!
Figurarsi
che, quando si
levava
da
sedere
e si
poneva
il
cappello
in
capo
,
pareva
subito un altro: un
ragazzino
pareva
. Il
difetto
era
nelle
gambe
, così
piccole
, che non gli
arrivavano
neanche a
terra
, se stava
seduto
: egli non si
alzava
propriamente
da
sedere
, ma
scendeva
piuttosto
dalla
sedia
.
Cercava
di
rimediare
a questo
difetto
,
portando
i
tacchi
alti
. Che
c'
è di
male
? Sì,
facevan
troppo
rumore
quei
tacchi
; ma gli
rendevano
intanto così
graziosamente
imperiosi
i
passettini
da
pernice
.
Era
molto
bravo
poi,
ingegnoso
- forse un
pochino
bisbetico
e
volubile
- ma con
vedute
sue,
originali
; ed
era
anche
cavaliere
.
Mi aveva
dato
il suo
biglietto
da
visita
: -
Cavalier
Tito
Lenzi
.
A
proposito
di questo
biglietto
da
visita
, per poco non mi
feci
anche un
motivo
d'
infelicità
della
cattiva
figura
che mi
pareva
d'aver fatta, non potendo
ricambiarglielo
. Non avevo ancora
biglietti
da
visita
:
provavo
un certo
ritegno
a
farmeli
stampare
col mio
nuovo
nome
.
Miserie
! Non si può forse fare a meno de'
biglietti
da
visita
? Si
dà
a
voce
il proprio
nome
, e
via
.
Così
feci
; ma,
perdir
la
verità
, il mio
vero
nome
...
basta
!
Che
bei
discorsi
sapeva
fare il
cavalier
Tito
Lenzi
! Anche il
latino
sapeva
;
citava
come niente
Cicerone
.
- La
coscienza
? Ma la
coscienza
non
serve
,
caro
signore
! La
coscienza
, come
guida
, non può
bastare
.
Basterebbe
forse, ma se essa
fosse
castello
e non
piazza
, per così
dire
; se noi cioè potessimo
riuscire
a
concepirci
isolatamente
, ed essa non
fosse
per sua
natura
aperta
agli altri. Nella
coscienza
,
secondo
me, insomma,
esiste
una
relazione
essenziale
...
sicuro
,
essenziale
, tra me che
penso
e gli altri
esseri
che io
penso
. E dunque non è un
assoluto
che
basti
a se stesso, mi
spiego
? Quando i
sentimenti
, le
inclinazioni
, i
gusti
di questi altri che io
penso
o che lei
pensa
non si
riflettono
in me o in lei, noi non possiamo
essere
né
paghi
, né
tranquilli
, né
lieti
; tanto
vero
che tutti
lottiamo
perché i nostri
sentimenti
, i nostri
pensieri
, le nostre
inclinazioni
, i nostri
gusti
si
riflettano
nella
coscienza
degli altri. E se questo non
avviene
, perché...
diciamo
cosi
, l'
aria
del
momento
non si
presta
a
trasportare
e a far
fiorire
,
caro
signore
, i
germi
... i
germi
della sua
idea
nella
mente
altrui, lei non può
dire
che la sua
coscienza
le
basta
. A che le
basta
? Le
basta
per
viver
solo? per
isterilire
nell'
ombra
? Eh
via
! Eh
via
!
Senta
; io
odio
la
retorica
,
vecchia
bugiarda
fanfarona
,
civetta
con gli
occhiali
. La
retorica
,
sicuro
, ha
foggiato
questa
bella
frase
con tanto di
petto
in fuori: " Ho la mia
coscienza
e mi
basta
". Già!
Cicerone
prima aveva
detto
: Mea mihi
conscientia
pluris
est quam
hominum
sermo
.
Cicerone
però,
diciamo
la
verità
,
eloquenza
,
eloquenza
, ma...
Dio
ne
scampi
e
liberi
,
caro
signore
!
Nojoso
più d'un
principiante
di
violino
!
Me lo sarei
baciato
. Se non che, questo mio
caro
ometto
non volle
perseverare
negli
arguti
e
concettosi
discorsi
, di cui ho voluto
dare
un
saggio
;
cominciò
a
entrare
in
confidenza
; e allora io, che già
credevo
facile
e
bene
avviata
la nostra
amicizia
,
provai
subito un certo
impaccio
,
sentii
dentro me quasi una
forza
che mi
obbligava
a
scostarmi
, a
ritrarmi
. Finché
parlò
lui e la
conversazione
s'
aggirò
su
argomenti
vaghi
, tutto
andò
bene
; ma
ora
il
cavalier
Tito
Lenzi
voleva che
parlassi
io.
- Lei non è di
Milano
, è
vero
?
- No...
- Di
passaggio
?
- Sì...
-
Bella
città
Milano
, eh?
-
Bella
, già...
Parevo
un
pappagallo
ammaestrato
. E più le sue
domande
mi
stringevano
, e io con le mie
risposte
m'
allontanavo
. E ben presto fui in
America
. Ma come l'
ometto
mio
seppe
ch'ero
nato
in
Argentina
,
balzò
dalla
sedia
e venne a
stringermi
calorosamente
la
mano
:
- Ah, mi
felicito
con lei,
caro
signore
! La
invidio
! Ah, l'
America
... Ci sono
stato
.
C'
era
stato
?
Scappa
!
- In questo
caso
, - m'
affrettai
a
dirgli
, -
debbo
io
piuttosto
felicitarmi
con lei che
c'
è
stato
, perché io posso quasi quasi
dire
di non esserci
stato
,
tuttoché
nativo
di
là
; ma ne venni
via
di pochi
mesi
; sicché dunque i miei
piedi
non han proprio
toccato
il
suolo
americano
, ecco!
- Che
peccato
! -
esclamò
dolente
il
cavalier
Tito
Lenzi
. - Ma lei ci avrà
parenti
,
laggiù
, m'
immagino
!
- No, nessuno...
- Ah, dunque, è venuto in
Italia
con tutta la
famiglia
, e vi si è
stabilito
? Dove ha
preso
stanza
?
Mi
strinsi
ne le
spalle
:
-
Mah
! -
sospirai
, tra le
spine
, - un po' qua, un po'
là
... Non ho
famiglia
e... e
giro
.
- Che
piacere
!
Beato
lei!
Gira
... Non ha proprio nessuno?
- Nessuno...
- Che
piacere
!
beato
lei! la
invidio
!
- Lei dunque ha
famiglia
? - volli
domandargli
, a mia
volta
, per
deviare
da me il
discorso
.
- E no,
purtroppo
! -
sospirò
egli allora,
accigliandosi
. - Son solo e sono
stato
sempre solo!
- E dunque, come me!...
- Ma io mi
annojo
,
caro
signore
! m'
annojo
! -
scattò
l'
ometto
. - Per me, la
solitudine
... eh si,
infine
, mi sono
stancato
. Ho tanti
amici
; ma,
creda
pure
, non è una
bella
cosa, a una certa
età
,
andare
a
casa
e non
trovar
nessuno.
Mah
!
C'
è chi
comprende
e chi non
comprende
,
caro
signore
. Sta molto
peggio
chi
comprende
, perché alla
fine
si
ritrova
senza
energia
e senza
volontà
. Chi
comprende
, infatti, dice: " Io non
devo
far questo, non
devo
far quest'altro, per non
commettere
questa o quella
bestialità
".
Benissimo
! Ma a un certo
punto
s'
accorge
che la
vita
è tutta una
bestialità
, e allora
dica
un po' lei che cosa
significa
il non averne
commessa
nessuna:
significa
per lo meno non aver
vissuto
,
caro
signore
.
- Ma lei, - mi
provai
a
confortarlo
, - lei è ancora in
tempo
,
fortunatamente
...
- Di
commettere
bestialità
? Ma ne ho già
commesse
tante,
creda
pure
! -
rispose
con un
gesto
e un
sorriso
fatuo
. - Ho
viaggiato
, ho
girato
come lei e...
avventure
,
avventure
... anche molto
curiose
e
piccanti
... si,
via
, me ne son
capitate
.
Guardi
, per
esempio
, a
Vienna
, una
sera
...
Cascai
dalle
nuvole
. Come!
Avventure
amorose
, lui? Tre, quattro, cinque, in
Austria
, in
Francia
, in
Italia
... anche in
Russia
? E che
avventure
! Una più
ardita
dell'altra... Ecco qua, per
dare
un altro
saggio
, un
brano
di
dialogo
tra lui e una
donna
maritata
:
LUI: - Eh, a
pensarci
, lo
so
,
cara
signora
...
Tradire
il
marito
,
Dio
mio! La
fedeltà
, l'
onestà
, la
dignità
... tre
grosse
,
sante
parole
, con tanto d'
accento
su l'a. E poi: l'
onore
! altra
parola
enorme
... Ma, in
pratica
,
credete
, è un'altra cosa,
cara
signora
: cosa di pochissimo
momento
!
Domandate
alle vostre
amiche
che ci si sono
avventurate
.
LA
DONNA
MARITATA
: - Sì; e tutte quante han
provato
poi un
grande
disinganno
!
LUI: - Ma
sfido
ma si
capisce
! Perché
impedite
,
trattenute
da quelle
parolacce
, hanno
messo
un
anno
, sei
mesi
, troppo
tempo
a
risolversi
. E il
disinganno
diviene
appunto
dalla
sproporzione
tra l'
entità
del
fatto
e il troppo
pensiero
che se ne son
date
. Bisogna
risolversi
subito,
cara
signora
! Lo
penso
, lo faccio. E'
cosi
semplice
!
Bastava
guardarlo
,
bastava
considerare
un poco quella sua
minuscola
ridicola
personcina
, per
accorgersi
ch'egli
mentiva
, senza
bisogno
d'altre
prove
.
Allo
stupore
seguì
in me un
profondo
avvilimento
di
vergogna
per lui, che non si
rendeva
conto
del
miserabile
effetto
che
dovevano
naturalmente
produrre
quelle sue
panzane
, e anche per me che
vedevo
mentire
con tanta
disinvoltura
e tanto
gusto
lui, lui che non ne avrebbe avuto alcun
bisogno
; mentre io, che non potevo farne a meno, io ci
stentavo
e ci
soffrivo
fino
a
sentirmi
, ogni
volta
,
torcer
l'
anima
dentro.
Avvilimento
e
stizza
. Mi veniva d'
afferrargli
un
braccio
e di
gridargli
:
" Ma
scusi
,
cavaliere
, perché? perché? "
Se però erano
ragionevoli
e
naturali
in me l'
avvilimento
e la
stizza
, mi
accorsi
,
riflettendoci
bene
, che sarebbe stata per lo meno
sciocca
quella
domanda
. Infatti, se il
caro
ometto
imbizzarriva
cosi
a farmi
credere
a quelle sue
avventure
, la
ragione
era
appunto
nel non aver egli alcun
bisogno
di
mentire
; mentre io... io vi ero
obbligato
dalla
necessità
. Ciò che per lui, insomma, poteva
essere
uno
spasso
e quasi l'
esercizio
d'un
diritto
,
era
per me, all'
incontro
,
obbligo
increscioso
,
condanna
.
E che
seguiva
da questa
riflessione
?
Ahimè
, che io,
condannato
inevitabilmente
a
mentire
dalla mia
condizione
, non avrei potuto avere mai più un
amico
, un
vero
amico
. E dunque, né
casa
, né
amici
...
Amicizia
vuol
dire
confidenza
; e come avrei potuto io
confidare
a qualcuno il
segreto
di quella mia
vita
senza
nome
e senza
passato
,
sorta
come un
fungo
dal
suicidio
di
Mattia
Pascal
? Io potevo aver solamente
relazioni
superficiali
,
permettermi
solo
co
' miei
simili
un breve
scambio
di
parole
aliene
.
Ebbene, erano gl'
inconvenienti
della mia
fortuna
.
Pazienza
! Mi sarei
scoraggiato
per questo?
"
Vivrò
con me e di me, come ho
vissuto
finora
! "
Sì; ma ecco: per
dir
la
verità
,
temevo
che della mia
compagnia
non mi sarei
tenuto
né
contento
né
pago
. E poi,
toccandomi
la
faccia
e
scoprendomela
sbarbata
,
passandomi
una
mano
su quei
capelli
lunghi
o
rassettandomi
gli
occhiali
sul
naso
,
provavo
una
strana
impressione
: mi
pareva
quasi di non esser più io, di non
toccare
me stesso.
Siamo
giusti
, io mi ero
conciato
a quel modo per gli altri, non per me.
Dovevo
ora
star con me, così
mascherato
? E se tutto ciò che avevo
finto
e
immaginato
di
Adriano
Meis
non
doveva
servire
per gli altri, per chi
doveva
servire
? per me? Ma io, se mai, potevo
crederci
solo a
patto
che ci
credessero
gli altri.
Ora
, se questo
Adriano
Meis
non aveva il
coraggio
di
dir
bugie
, di
cacciarsi
in
mezzo
alla
vita
, e si
appartava
e
rientrava
in
albergo
,
stanco
di
vedersi
solo, in quelle
tristi
giornate
d'
inverno
, per le
vie
di
Milano
, e si
chiudeva
nella
compagnia
del
morto
Mattia
Pascal
,
prevedevo
che i
fatti
miei, eh, avrebbero
cominciato
a
camminar
male
; che insomma non mi s'
apparecchiava
un
divertimento
, e che la mia
bella
fortuna
, allora...
Ma la
verità
forse
era
questa: che nella mia
libertà
sconfinata
, mi
riusciva
difficile
cominciare
a
vivere
in qualche modo. Sul
punto
di
prendere
una
risoluzione
, mi
sentivo
come
trattenuto
, mi
pareva
di
vedere
tanti
impedimenti
e
ombre
e
ostacoli
.
Ed ecco, mi
cacciavo
, di
nuovo
, fuori, per le
strade
,
osservavo
tutto, mi
fermavo
a ogni nonnulla,
riflettevo
a lungo su le
minime
cose
;
stanco
,
entravo
in un
caffè
,
leggevo
qualche
giornale
,
guardavo
la
gente
che
entrava
e
usciva
; alla
fine
,
uscivo
anch'io. Ma la
vita
, a
considerarla
così, da
spettatore
estraneo
, mi
pareva
ora
senza
costrutto
e senza
scopo
; mi
sentivo
sperduto
tra quel
rimescolìo
di
gente
. E intanto il
frastuono
, il
fermento
continuo
della
città
m'
intronavano
.
" Oh perché gli
uomini
, "
domandavo
a me stesso,
smaniosamente
, " si
affannano
così a
rendere
man
mano
più
complicato
il
congegno
della loro
vita
? Perché tutto questo
stordimento
di
macchine
? E che farà l'
uomo
quando le
macchine
faranno tutto? Si
accorgerà
allora che il così
detto
progresso
non ha nulla a che fare con la
felicità
? Di tutte le
invenzioni
, con cui la
scienza
crede
onestamente
d'
arricchire
l'
umanità
(e la
impoverisce
, perché
costano
tanto
care
), che
gioja
in
fondo
proviamo
noi, anche
ammirandole
? "
In un
tram
elettrico
, il
giorno
avanti, m'ero
imbattuto
in un
pover
'
uomo
, di quelli che non possono fare a meno di
comunicare
a gli altri tutto ciò che
passa
loro per la
mente
.
- Che
bella
invenzione
! - mi aveva
detto
. - Con due
soldini
, in pochi
minuti
, mi
giro
mezza
Milano
.
Vedeva
soltanto
i due
soldini
della
corsa
, quel
pover
'
uomo
, e non
pensava
che il suo
stipendiuccio
se n'
andava
tutto quanto e non gli
bastava
per
vivere
intronato
di quella
vita
fragorosa
, col
tram
elettrico
, con la
luce
elettrica
, ecc., ecc.
Eppure la
scienza
,
pensavo
, ha l'
illusione
di
render
più
facile
e più
comoda
l'
esistenza
! Ma, anche
ammettendo
che la
renda
veramente
più
facile
, con tutte le sue
macchine
così
difficili
e
complicate
,
domando
io: " E qual
peggior
servizio
a chi sia
condannato
a una
briga
vana
, che
rendergliela
facile
e quasi
meccanica
? ".
Rientravo
in
albergo
.
Là
, in un
corridojo
,
sospesa
nel
vano
d'una
finestra
,
c'
era
una
gabbia
con un
canarino
. Non potendo con gli altri e non
sapendo
che fare, mi
mettevo
a
conversar
con lui, col
canarino
: gli
rifacevo
il verso con le
labbra
, ed esso
veramente
credeva
che qualcuno gli
parlasse
e
ascoltava
e forse
coglieva
in quel mio
pispissìo
care
notizie
di
nidi
, di
foglie
, di
libertà
... Si
agitava
nella
gabbia
, si
voltava
,
saltava
,
guardava
di traverso,
scotendo
la
testina
, poi mi
rispondeva
,
chiedeva
,
ascoltava
ancora.
Povero
uccellino
! lui sì m'
inteneriva
, mentre io non
sapevo
che cosa gli avessi
detto
...
Ebbene, a
pensarci
non
avviene
anche a noi
uomini
qualcosa di
simile
? Non
crediamo
anche noi che la
natura
ci
parli
? e non ci
sembra
di
cogliere
un
senso
nelle sue
voci
misteriose
, una
risposta
,
secondo
i nostri
desiderii
, alle
affannose
domande
che le
rivolgiamo
? E intanto la
natura
, nella sua
infinita
grandezza
, non ha forse il più
lontano
sentore
di noi e della nostra
vana
illusione
.
Ma
vedete
un po' a quali
conclusioni
uno
scherzo
suggerito
dall'
ozio
può
condurre
un
uomo
condannato
a star solo con se stesso! Mi veniva quasi di
prendermi
a
schiaffi
. Ero io dunque sul
punto
di
diventare
sul
serio
un
filosofo
?
No, no,
via
, non
era
logica
la mia
condotta
. Così, non avrei potuto più oltre
durarla
.
Bisognava
ch'io
vincessi
ogni
ritegno
,
prendessi
a ogni
costo
una
risoluzione
.
Io, insomma,
dovevo
vivere
,
vivere
,
vivere
.
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