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Luigi Pirandello
Il fu Mattia Pascal
IntraText CT - Lettura del testo
L'occhio e Papiano
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L'
occhio
e
Papiano
- La
tragedia
d'
Oreste
in un
teatrino
di
marionette
! - venne ad
annunziarmi
il
signor
Anselmo
Paleari
. -
Marionette
automatiche
, di
nuova
invenzione
.
Stasera
, alle
ore
otto e
mezzo
, in
via
dei
Prefetti
,
numero
cinquantaquattro
. Sarebbe da
andarci
,
signor
Meis
.
- La
tragedia
d'
Oreste
?
- Già! D'
après
Sophocle
, dice il
manifestino
. Sarà l'
Elettra
.
Ora
senta
un
po
, che
bizzarria
mi viene in
mente
! Se, nel
momento
culminante
, proprio quando la
marionetta
che
rappresenta
Oreste
è per
vendicare
la
morte
del
padre
sopra
Egisto
e la
madre
, si facesse uno
strappo
nel
cielo
di
carta
del
teatrino
, che
avverrebbe
?
Dica
lei.
- Non
saprei
, -
risposi
,
stringendomi
ne le
spalle
.
- Ma è
facilissimo
,
signor
Meis
!
Oreste
rimarrebbe
terribilmente
sconcertato
da quel
buco
nel
cielo
.
- E perché?
- Mi
lasci
dire
.
Oreste
sentirebbe
ancora gl'
impulsi
della
vendetta
, vorrebbe
seguirli
con
smaniosa
passione
, ma gli
occhi
, sul
punto
, gli
andrebbero
lì
a quello
strappo
,
donde
ora
ogni
sorta
di
mali
influssi
penetrerebbero
nella
scena
, e si
sentirebbe
cader
le
braccia
.
Oreste
, insomma,
diventerebbe
Amleto
. Tutta la
differenza
,
signor
Meis
, fra la
tragedia
antica
e la
moderna
consiste
in ciò,
creda
pure
: in un
buco
nel
cielo
di
carta
.
E se ne
andò
,
ciabattando
.
Dalle
vette
nuvolose
delle sue
astrazioni
il
signor
Anselmo
lasciava
spesso
precipitar
così, come
valanghe
, i suoi
pensieri
. La
ragione
, il
nesso
, l'
opportunità
di essi
rimanevano
lassù
, tra le
nuvole
, dimodoché
difficilmente
a chi lo
ascoltava
riusciva
di
capirci
qualche cosa.
L'
immagine
della
marionetta
d'
Oreste
sconcertata
dal
buco
nel
cielo
mi
rimase
tuttavia un
pezzo
nella
mente
. A un certo
punto
: "
Beate
le
marionette
, "
sospirai
, " su le cui
teste
di
legno
il
finto
cielo
si
conserva
senza
strappi
! Non
perplessità
angosciose
, né
ritegni
, né
intoppi
, né
ombre
, né
pietà
: nulla! E possono
attendere
bravamente
e
prender
gusto
alla loro
commedia
e
amare
e
tener
se stesse in
considerazione
e in
pregio
, senza
soffrir
mai
vertigini
o
capogiri
, poiché per la loro
statura
e per le loro
azioni
quel
cielo
è un
tetto
proporzionato
.
" E il
prototipo
di queste
marionette
,
caro
signor
Anselmo
, "
seguitai
a
pensare
, " voi l'avete in
casa
, ed è il vostro
indegno
genero
,
Papiano
. Chi più di lui
pago
del
cielo
di
cartapesta
,
basso
basso
, che gli sta sopra,
comoda
e
tranquilla
dimora
di quel
Dio
proverbiale
, di
maniche
larghe
,
pronto
a
chiuder
gli
occhi
e ad
alzare
in
remissione
la
mano
; di quel
Dio
che
ripete
sonnacchioso
a ogni
marachella
: -
Ajutati
, ch'io t'
ajuto
-? E s'
ajuta
in tutti i
modi
il vostro
Papiano
. La
vita
per lui è quasi un
gioco
d'
abilità
. E come
gode
a
cacciarsi
in ogni
intrigo
:
alacre
,
intraprendente
,
chiacchierone
! "
Aveva circa
quarant'
anni
,
Papiano
, ed
era
alto
di
statura
e
robusto
di
membra
: un po'
calvo
, con un
grosso
pajo
di
baffi
brizzolati
appena appena sotto il
naso
, un
bel
nasone
dalle
narici
frementi
;
occhi
grigi
,
acuti
e
irrequieti
come le
mani
.
Vedeva
tutto e
toccava
tutto. Mentre, per
esempio
, stava a
parlar
con me, s'
accorgeva
- non
so
come - che
Adriana
, dietro a lui,
stentava
a
pulire
e a
rimettere
a
posto
qualche
oggetto
nella
camera
, e subito,
assaettandosi
:
-
Pardon
!
Correva
a lei, le
toglieva
l'
oggetto
dalle
mani
:
- No,
figliuola
mia,
guarda
: si fa
cosi
!
E lo
ripuliva
lui, lo
rimetteva
a
posto
lui, e
tornava
a me. Oppure s'
accorgeva
che il
fratello
, il quale
soffriva
di
convulsioni
epilettiche
, " s'
incantava
", e
correva
a
dargli
schiaffetti
su le
guance
,
biscottini
sul
naso
:
-
Scipione
!
Scipione
!
O gli
soffiava
in
faccia
,
fino
a farlo
rinvenire
.
Chi
sa
quanto mi ci sarei
divertito
, se non avessi avuto quella
maledetta
coda
di
paglia
!
Certo egli se ne
accorse
fin
dai
primi
giorni
, o - per lo meno - me la
intravide
.
Cominciò
un
assedio
fitto
fitto
di
cerimonie
, ch'eran tutte
uncini
per
tirarmi
a
parlare
. Mi
pareva
che ogni sua
parola
, ogni sua
domanda
,
fosse
pur la più
ovvia
,
nascondesse
un'
insidia
. Non avrei voluto intanto
mostrar
diffidenza
per non
accrescere
i suoi
sospetti
; ma l'
irritazione
ch'egli mi
cagionava
con quel suo
tratto
da
vessatore
servizievole
m'
impediva
di
dissimularla
bene
.
L'
irritazione
mi
proveniva
anche da altre due
cause
interne
e
segrete
. Una
era
questa: ch'io, senza aver
commesso
cattive
azioni
, senz'aver
fatto
male
a nessuno,
dovevo
guardarmi
così, davanti e dietro,
umoroso
e
sospettoso
, come se avessi
perduto
il
diritto
d'esser
lasciato
in
pace
. L'altra, non avrei voluto
confessarla
a me stesso, e
appunto
perciò m'
irritava
più
fortemente
, sotto sotto. Avevo un
bel
dirmi
:
"
Stupido
!
vattene
via
,
levati
dai
piedi
codesto
seccatore
! "
Non me ne
andavo
: non potevo più
andarmene
.
La
lotta
che facevo contro me stesso, per non
assumer
coscienza
di ciò che
sentivo
per
Adriana
, m'
impediva
intanto di
riflettere
alle
conseguenze
della mia
anormalissima
condizione
d'
esistenza
rispetto
a questo
sentimento
. E
restavo
lì
,
perplesso
,
smanioso
nella
mal
contentezza
di me, anzi in
orgasmo
continuo
, eppur
sorridente
di fuori.
Di ciò che m'
era
occorso
di
scoprire
quella
sera
,
nascosto
dietro la
persiana
, non ero ancor venuto in
chiaro
.
Pareva
che la
cattiva
impressione
che
Papiano
aveva
ricevuto
di me alle
notizie
della
signorina
Caporale
, si
fosse
cancellata
subito alla
presentazione
. Egli mi
tormentava
, è
vero
, ma come se non potesse farne a meno; non certo col
disegno
segreto
di farmi
andar
via
; anzi, al
contrario
! Che
macchinava
?
Adriana
, dopo il
ritorno
di lui,
era
diventata
triste
e
schiva
, come nei
primi
giorni
. La
signorina
Silvia
Caporale
dava
del lei a
Papiano
, almeno in
presenza
degli altri, ma quell'
arcifanfano
dava
del tu a lei,
apertamente
;
arrivava
finanche
a
chiamarla
Rea
Silvia
; e io non
sapevo
come
interpretare
queste sue
maniere
confidenziali
e
burlesche
. Certo quella
disgraziata
non
meritava
molto
rispetto
per il
disordine
della sua
vita
, ma neanche d'esser
trattata
a quel modo da un
uomo
che non aveva con lei né
parentela
né
affinità
.
Una
sera
(
c'
era
la
luna
piena
, e
pareva
giorno
), dalla mia
finestra
la
vidi
,
sola
e
triste
,
là
, nel
terrazzino
, dove
ora
ci
riunivamo
raramente
, e non più col
piacere
di prima, poiché v'
interveniva
anche
Papiano
che
parlava
per tutti.
Spinto
dalla
curiosità
,
pensai
d'
andarla
a
sorprendere
in quel
momento
d'
abbandono
.
Trovai
, al
solito
, nel
corridojo
, presso all'
uscio
della mia
camera
,
asserpolato
sul
baule
, il
fratello
di
Papiano
, nello stesso
atteggiamento
in cui lo avevo
veduto
la prima
volta
. Aveva
eletto
domicilio
lassù
, o faceva la
sentinella
a me per
ordine
del
fratello
?
La
signorina
Caporale
, nel
terrazzino
,
piangeva
. Non volle
dirmi
nulla,
dapprima
; si
lamentò
soltanto
d'un
fierissimo
mal
di
capo
. Poi, come
prendendo
una
risoluzione
improvvisa
, si
voltò
a
guardarmi
in
faccia
, mi
porse
una
mano
e mi
domandò
:
- E mio
amico
lei?
- Se vuol
concedermi
quest'
onore
... - le
risposi
,
inchinandomi
.
-
Grazie
. Non mi
faccia
complimenti
, per
carità
! Se
sapesse
che
bisogno
ho io d'un
amico
, d'un
vero
amico
, in questo
momento
! Lei
dovrebbe
comprenderlo
, lei che è solo al
mondo
, come me... Ma lei è
uomo
! Se
sapesse
... se
sapesse
...
Addentò
il
fazzolettino
che
teneva
in
mano
, per
impedirsi
di
piangere
; non
riuscendovi
, lo
strappò
a più
riprese
,
rabbiosamente
.
-
Donna
,
brutta
e
vecchia
, -
esclamò
: - tre
disgrazie
, a cui non
c'
è
rimedio
! Perché
vivo
io?
- Si
calmi
,
via
, - la
pregai
,
addolorato
. - Perché dice
cosi
,
signorina
?
Non mi
riuscì
dir
altro.
- Perché... -
proruppe
lei, ma s'
arrestò
d'un
tratto
.
-
Dica
, - la
incitai
. - Se ha
bisogno
d'un
amico
...
Ella si
portò
agli
occhi
il
fazzolettino
lacerato
, e...
- Io avrei
piuttosto
bisogno
di
morire
! -
gemette
con
accoramento
così
profondo
e
intenso
, che mi
sentii
subito un
nodo
d'
angoscia
alla
gola
.
Non
dimenticherò
mai più la
piega
dolorosa
di quella
bocca
appassita
e
sgraziata
nel
proferire
quelle
parole
, né il
fremito
del
mento
su cui si
torcevano
alcuni
peluzzi
neri
.
- Ma neanche la
morte
mi vuole, -
riprese
. - Niente...
scusi
,
signor
Meis
! Che
ajuto
potrebbe
darmi
lei? Nessuno. Tutt'al più, di
parole
... si, un po' di
compassione
. Sono
orfana
, e
debbo
star qua,
trattata
come... forse lei se ne sarà
accorto
. E non ne avrebbero il
diritto
,
sa
! Perché non mi fanno
mica
l'
elemosina
...
E qui la
signorina
Caporale
mi
parlò
delle sei mila
lire
scroccatele
da
Papiano
, a cui io ho già
accennato
altrove.
Per quanto il
cordoglio
di quell'
infelice
m'
interessasse
, non
era
certo quello che volevo
saper
da lei.
Approfittandomi
(lo
confesso
) dell'
eccitazione
in cui ella si
trovava
,
fors
'anche per aver
bevuto
qualche
bicchierino
di più, m'
arrischiai
a
domandarle
:
- Ma,
scusi
,
signorina
, perché lei glielo ha
dato
, quel
danaro
?
- Perché? - e
strinse
le
pugna
. - Due
perfidie
, una più
nera
dell'altra!
Gliel
'ho
dato
per
dimostrargli
che avevo ben
compreso
che cosa egli volesse da me. Ha
capito
? Con la
moglie
ancora in
vita
, costui...
- Ho
capito
.
- Si
figuri
, -
riprese
con
foga
. - La
povera
Rita
...
- La
moglie
?
- Sì
Rita
, la
sorella
d'
Adriana
... Due
anni
malata
, tra la
vita
e la
morte
... Si
figuri
, se io... Ma già, qua lo
sanno
, com'io mi
comportai
; lo
sa
Adriana
, e perciò mi vuol
bene
; lei sì,
poverina
. Ma come son
rimasta
io
ora
?
Guardi
: per lui, ho
dovuto
anche
dar
via
il
pianoforte
, ch'
era
per me... tutto,
capirà
! non per la mia
professione
soltanto
: io
parlavo
col mio
pianoforte
! Da
ragazza
, all'
Accademia
,
componevo
; ho
composto
anche dopo,
diplomata
; poi ho
lasciato
andare
. Ma quando avevo il
pianoforte
, io
componevo
ancora, per me
sola
, all'
improvviso
; mi
sfogavo
... m'
inebriavo
fino
a
cader
per
terra
,
creda
,
svenuta
, in certi
momenti
. Non
so
io stessa che cosa m'
uscisse
dall'
anima
:
diventavo
una cosa
sola
col mio
strumento
, e le mie
dita
non
vibravano
più su una
tastiera
: io facevo
piangere
e
gridare
l'
anima
mia. Posso
dirle
questo
soltanto
, che una
sera
(stavamo, io e la
mamma
, in un
mezzanino
) si
raccolse
gente
,
giù
in
istrada
, che m'
applaudi
alla
fine
, a lungo. E io ne ebbi quasi
paura
.
-
Scusi
,
signorina
, - le
proposi
allora, per
confortarla
in qualche modo. - E non si potrebbe
prendere
a
nolo
un
pianoforte
? Mi
piacerebbe
tanto, tanto,
sentirla
sonare
; e se lei...
- No, - m'
interruppe
, - che vuole che
suoni
io più! E
finita
per me.
Strimpello
canzoncine
sguajate
.
Basta
. E
finita
...
- Ma il
signor
Terenzio
Papiano
, - m'
arrischiai
di
nuovo
a
domandare
, - le ha
promesso
forse la
restituzione
di quel
denaro
?
- Lui? - fece subito, con un
fremito
d'
ira
, la
signorina
Caporale
. - E chi
gliel
'ha mai
chiesto
! Ma sì, me lo
promette
adesso
, se io lo
ajuto
... Già! Vuol
essere
ajutato
da me, proprio da me; ha avuto la
sfrontatezza
di
propormelo
,
cosi
,
tranquillamente
...
-
Ajutarlo
? In che cosa?
- In una
nuova
perfidia
!
Comprende
? Io
vedo
che lei ha
compreso
.
-
Adri
... la... la
signorina
Adriana
? -
balbettai
.
-
Appunto
.
Dovrei
persuaderla
io! lo,
capisce
?
- A
sposar
lui?
- S'
intende
.
Sa
perché? Ha, o
piuttosto
,
dovrebbe
avere
quattordici
o
quindici
mila
lire
di
dote
quella
povera
disgraziata
: la
dote
della
sorella
, che egli
doveva
subito
restituire
al
signor
Anselmo
, poiché
Rita
è
morta
senza
lasciar
figliuoli
. Non
so
che
imbrogli
abbia
fatto
. Ha
chiesto
un
anno
di
tempo
per questa
restituzione
.
Ora
spera
che...
Zitto
... ecco
Adriana
!
Chiusa
in sé e più
schiva
del
solito
,
Adriana
s'
appressò
a noi:
cinse
con un
braccio
la
vita
della
signorina
Caporale
e
accennò
a me un
lieve
saluto
col
capo
.
Provai
, dopo quelle
confidenze
, una
stizza
violenta
nel
vederla
così
sottomessa
e quasi
schiava
dell'
odiosa
tirannia
di quel
cagliostro
. Poco dopo però,
comparve
nel
terrazzino
, come un'
ombra
, il
fratello
di
Papiano
.
- Eccolo, -
disse
piano
la
Caporale
ad
Adriana
.
Questa
socchiuse
gli
occhi
,
sorrise
amaramente
,
scosse
il
capo
e si
ritrasse
dal
terrazzino
,
dicendomi
:
-
Scusi
,
signor
Meis
.
Buona
sera
.
- La
spia
, - mi
susurrò
la
signorina
Caporale
,
ammiccando
.
- Ma di che
teme
la
signorina
Adriana
? - mi
scappò
detto
, nella
cresciuta
irritazione
. - Non
capisce
che, facendo così,
dà
più
ansa
a colui da
insuperbire
e da far
peggio
il
tiranno
?
Senta
,
signorina
, io le
confesso
che
provo
una
grande
invidia
per tutti coloro che
sanno
prender
gusto
e
interessarsi
alla
vita
, e li
ammiro
. Tra chi si
rassegna
a far la
parte
della
schiava
e chi si
assume
, sia
pure
con la
prepotenza
, quella del
padrone
, la mia
simpatia
è per quest'
ultimo
.
La
Caporale
notò
l'
animazione
con cui avevo
parlato
e, con
aria
di
sfida
, mi
disse
:
- E perché allora non
prova
a
ribellarsi
lei per
primo
?
- Io?
- Lei, lei, -
affermò
ella,
guardandomi
negli
occhi
,
aizzosa
.
- Ma che
c'
entro io? -
risposi
. - Io potrei
ribellarmi
in una
sola
maniera
:
andandomene
.
- Ebbene, -
concluse
maliziosamente
la
signorina
Caporale
, - forse questo
appunto
non vuole
Adriana
.
- Ch'io me ne
vada
?
Quella fece
girar
per
aria
il
fazzolettino
sbrendolato
e poi se lo
raccolse
intorno a un
dito
sospirando
:
- Chi
sa
!
Scrollai
le
spalle
.
- A
cena
! a
cena
! -
esclamai
; e la
lasciai
lì
in
asso
, nel
terrazzino
.
Per
cominciare
da quella
sera
stessa,
passando
per il
corridojo
, mi
fermai
innanzi al
baule
, su cui
Scipione
Papiano
era
tornato
ad
accoccolarsi
, e:
-
Scusi
, - gli
dissi
, - non avrebbe altro
posto
dove star
seduto
più
comodamente
? Qua lei m'
impiccia
.
Quegli mi
guardò
balordo
, con gli
occhi
languenti
, senza
scomporsi
.
- Ha
capito
? -
incalzai
,
scotendolo
per un
braccio
.
Ma come se
parlassi
al
muro
! Si
schiuse
allora l'
uscio
in
fondo
al
corridojo
, ed
apparve
Adriana
.
- La
prego
,
signorina
, - le
dissi
, -
veda
un po' di fare
intender
lei a questo
poveretto
che potrebbe
andare
a
sedere
altrove.
- E
malato
, -
cercò
di
scusarlo
Adriana
.
- E però che è
malato
! -
ribattei
io. - Qua non sta
bene
: gli
manca
l'
aria
... e poi,
seduto
su un
baule
... Vuole che lo
dica
io al
fratello
?
- No no, - s'
affrettò
a
rispondermi
lei. - Glielo
dirò
io, non
dubiti
.
-
Capirà
, -
soggiunsi
. - Non sono ancora
re
, da avere una
sentinella
alla
porta
.
Perdetti
, da quella
sera
in poi, il
dominio
di me stesso;
cominciai
a
sforzare
apertamente
la
timidezza
di
Adriana
;
chiusi
gli
occhi
e m'
abbandonai
, senza più
riflettere
, al mio
sentimento
.
Povera
cara
mammina
! Ella si
mostrò
dapprincipio
come
tenuta
tra due, tra la
paura
e la
speranza
. Non
sapeva
affidarsi
a questa,
indovinando
che il
dispetto
mi
spingeva
; ma
sentivo
d'altra
parte
che la
paura
in lei
era
pur
cagionata
dalla
speranza
fino
a quel
momento
segreta
e quasi
incosciente
di non
perdermi
; e perciò,
dando
io
ora
a questa sua
speranza
alimento
co
' miei
nuovi
modi
risoluti
, non
sapeva
neanche
cedere
del tutto alla
paura
.
Questa sua
delicata
perplessità
, questo
riserbo
onesto
m'
impedirono
intanto di
trovarmi
subito a tu per tu con me stesso e mi fecero
impegnare
sempre più nella
sfida
quasi
sottintesa
con
Papiano
.
M'
aspettavo
che questi mi si
piantasse
di
fronte
fin
dal
primo
giorno
,
smettendo
i
soliti
complimenti
e le
solite
cerimonie
. Invece, no.
Tolse
il
fratello
dal
posto
di
guardia
,
lì
sul
baule
, come io volevo, e
arrivò
finanche
a
celiar
su l'
aria
impacciata
e
smarrita
d'
Adriana
in mia
presenza
.
- La
compatisca
,
signor
Meis
: è
vergognosa
come una
monacella
la mia
cognatina
!
Questa
inattesa
remissione
, tanta
disinvoltura
m'
impensierirono
. Dove voleva
andar
a
parare
?
Una
sera
me lo
vidi
arrivare
in
casa
insieme
con un tale che
entrò
battendo
forte
il
bastone
sul
pavimento
, come se,
tenendo
i
piedi
entro un
pajo
di
scarpe
di
panno
che non
facevan
rumore
, volesse
sentire
così,
battendo
il
bastone
, ch'egli
camminava
.
-
Dôva
ca l'è
stô
me
car
parent
? - si
mise
a
gridare
con
stretto
accento
torinese
, senza
togliersi
dal
capo
il
cappelluccio
dalle
tese
rialzate
,
calcato
fin
su gli
occhi
a
sportello
,
appannati
dal
vino
, né la
pipetta
dalla
bocca
, con cui
pareva
stesse a
cuocersi
il
naso
più
rosso
di quello della
signorina
Caporale
. -
Dôva
ca l'è
stô
me
car
parent
?
- Eccolo, -
disse
Papiano
,
indicandomi
; poi
rivolto
a me: -
Signor
Adriano
, una
grata
sorpresa
! Il
signor
Francesco
Meis
, di
Torino
, suo
parente
.
- Mio
parente
? -
esclamai
,
trasecolando
.
Quegli
chiuse
gli
occhi
,
alzò
come un
orso
una
zampa
e la
tenne
un
tratto
sospesa
,
aspettando
che io gliela
stringessi
.
Lo
lasciai
lì
, in quell'
atteggiamento
, per
contemplarlo
un
pezzo
; poi:
- Che
farsa
è
codesta
? -
domandai
.
- No,
scusi
, perché? - fece
Terenzio
Papiano
. - Il
signor
Francesco
Meis
mi ha proprio
assicurato
che è suo...
-
Cusin
, -
appoggiò
quegli, senza
aprir
gli
occhi
. -
Tut
i
Meis
i
sôma
parent
.
- Ma io non ho il
bene
di
conoscerla
! -
protestai
.
- Oh ma
côsta
ca l'è
bela
! -
esclamò
colui. - L'è
propi
për
lon
che mi'
t
son
vnù
a
trôvè
.
-
Meis
? di
Torino
? -
domandai
io,
fingendo
di
cercar
nella
memoria
. - Ma io non son di
Torino
!
- Come!
Scusi
, -
interloquì
Papiano
. - Non mi ha
detto
che
fino
a dieci
anni
lei stette a
Torino
?
- Ma si! -
riprese
quegli allora,
seccato
che si
mettesse
in
dubbio
una cosa per lui
certissima
. -
Cusin
,
cusin
! Questo
signore
qua... come si
chiama
?
-
Terenzio
Papiano
, a
servirla
.
-
Terenziano
: a l'
à
dime
che
to
pare
a l'è
andàit
an
America
: cosa ch'a
veul
di'
lon
? a
veul
di'
che ti t'
ses
fieul
'd
barba
Antoni
ca l'è
andàit
'
ntla
America
. E
nui
sôma
cusin
.
- Ma se mio
padre
si
chiamava
Paolo
...
-
Antoni
!
-
Paolo
,
Paolo
,
Paolo
. Vuol
saperlo
meglio
di me?
Colui si
strinse
nelle
spalle
e
stirò
in
sù
la
bocca
:
- A m'
smiava
Antôni
, -
disse
stropicciandosi
il
mento
ispido
d'una
barba
di quattro
giorni
almeno, quasi tutta
grigia
. - 'I
veui
nen
côtradite
: sarà
prô
Paôlo
. I
ricordo
nen
ben, perché mi' i l'hai
nen
conôssulo
.
Pover
'
uomo
!
Era
in
grado
di
saperlo
meglio
di me come si
chiamasse
quel suo
zio
andato
in
America
; eppure si
rimise
, perché a ogni
costo
volle esser mio
parente
. Mi
disse
che suo
padre
, il quale si
chiamava
Francesco
come lui, ed
era
fratello
di
Antonio
... cioè di
Paolo
, mio
padre
,
era
andato
via
da
Torino
, quand'egli
era
ancor
masnà
, di sette
anni
, e che -
povero
impiegato
- aveva
vissuto
sempre
lontano
dalla
famiglia
, un po' qua, un po'
là
.
Sapeva
poco, dunque, dei
parenti
, sia
paterni
, sia
materni
: tuttavia,
era
certo,
certissimo
d'esser mio
cugino
.
Ma il
nonno
, almeno, il
nonno
, lo aveva
conosciuto
? Volli
domandarglielo
. Ebbene, sì: lo aveva
conosciuto
, non
ricordava
con
precisione
se a
Pavia
o a
Piacenza
.
- Ah si? proprio
conosciuto
? e com'
era
?
Era
... non se ne
ricordava
lui,
franc
nen
.
- A son
passà
trant
'
ani
...
Non
pareva
affatto in
mala
fede
;
pareva
piuttosto
uno
sciagurato
che avesse
affogato
la propria
anima
nel
vino
, per non
sentir
troppo il
peso
della
noja
e della
miseria
.
Chinava
il
capo
, con gli
occhi
chiusi
,
approvando
tutto ciò ch'io
dicevo
per
pigliarmelo
a
godere
; son
sicuro
che se gli avessi
detto
che da
bambini
noi eravamo
cresciuti
insieme
e che parecchie
volte
io gli avevo
strappato
i
capelli
, egli avrebbe
approvato
allo stesso modo. Non
dovevo
mettere
in
dubbio
soltanto
una cosa, che noi cioè fossimo
cugini
: su questo non poteva
transigere
:
era
ormai
stabilito
, ci s'
era
fissato
, e dunque
basta
.
A un certo
punto
, però,
guardando
Papiano
e
vedendolo
gongolante
, mi
passò
la
voglia
di
scherzare
.
Licenziai
quel
pover
'
uomo
mezzo
ubriaco
,
salutandolo
: -
Caro
parente
! - e
domandai
a
Papiano
, con gli
occhi
fissi
negli
occhi
, per fargli
intender
bene
che non ero
pane
pe
' suoi
denti
:
- Mi
dica
adesso
dov'è
andato
a
scovare
quel
bel
tomo
.
-
Scusi
tanto,
signor
Adriano
! -
premise
quell'
imbroglione
, a cui non posso fare a meno di
riconoscere
una
grande
genialità
. - Mi
accorgo
di non
essere
stato
felice
...
- Ma lei è
felicissimo
, sempre! -
esclamai
io.
- No,
intendo
: di non
averle
fatto
piacere
. Ma
creda
pure
che è stata una
combinazione
. Ecco qua: son
dovuto
andare
questa
mattina
all'
Agenzia
delle
imposte
, per
conto
del
marchese
, mio
principale
. Mentr'ero
là
, ho
sentito
chiamar
forte
: "
Signor
Meis
!
Signor
Meis
! ". Mi
volto
subito,
credendo
che vi sia anche lei, per qualche
affare
, chi
sa
avesse,
dico
,
bisogno
di me, sempre
pronto
a
servirla
. Ma che!
chiamavano
a questo
bel
tomo
, come lei ha
detto
giustamente
; e allora, così... per
curiosità
, mi
avvicinai
e gli
domandai
se si
chiamasse
proprio
Meis
e di che
paese
fosse
, poiché io avevo l'
onore
e il
piacere
d'
ospitare
in
casa
un
signor
Meis
... Ecco com'è
andata
! Lui mi ha
assicurato
che lei
doveva
essere
suo
parente
, ed è voluto venire a
conoscerla
...
- All'
Agenzia
dell'
imposte
?
-
Sissignore
, è
impiegato
là
:
ajuto-agente
.
Dovevo
crederci
? Volli
accertarmene
. Ed
era
vero
, sì; ma
era
vero
del
pari
che
Papiano
,
insospettito
, mentre io volevo
prenderlo
di
fronte
,
là
, per
contrastare
nel
presente
a' suoi
segreti
armeggii
, mi
sfuggiva
, mi
sfuggiva
per
ricercare
invece nel mio
passato
e
assaltarmi
così quasi a le
spalle
.
Conoscendolo
bene
, avevo pur troppo
ragione
di
temere
che egli, con quel
fiuto
nel
naso
,
fosse
bracco
da non
andare
a lungo a
vento
:
guaj
se
fosse
riuscito
ad aver
sentore
della
minima
traccia
: l'avrebbe certo
seguitata
fino
al
molino
della
Stìa
.
Figurarsi
dunque il mio
spavento
, quando, ivi a pochi
giorni
, mentre me ne stavo in
camera
a
leggere
, mi
giunse
dal
corridojo
, come dall'altro
mondo
, una
voce
, una
voce
ancor
viva
nella mia
memoria
.
-
Agradecio
Dio
,
ántes
che me la son
levada
de
sobre
!
Lo
Spagnuolo
? quel mio
spagnoletto
barbuto
e
atticciato
di
Montecarlo
? colui che voleva
giocar
con me e col quale m'ero
bisticciato
a
Nizza
?... Ah,
perdio
! Ecco la
traccia
!
Era
riuscito
a
scoprirla
Papiano
!
Balzai
in
piedi
,
reggendomi
al
tavolino
per non
cadere
, nell'
improvviso
smarrimento
angoscioso
:
stupefatto
, quasi
atterrito
,
tesi
l'
orecchio
, con l'
idea
di
fuggire
non appena quei due -
Papiano
e lo
Spagnuolo
(
era
lui, non
c'
era
dubbio
: lo avevo
veduto
nella sua
voce
) - avessero
attraversato
il
corridojo
.
Fuggire
? E
se-
Papiano
,
entrando
, aveva
domandato
alla
serva
s'io
fossi
in
casa
? Che avrebbe
pensato
della mia
fuga
? Ma d'altra
parte
, se già
sapeva
ch'io non ero
Adriano
Meis
?
Piano
! Che
notizia
poteva aver di me quello
Spagnuolo
? Mi aveva
veduto
a
Montecarlo
. Gli avevo io
detto
, allora, che mi
chiamavo
Mattia
Pascal
? Forse! Non
ricordavo
...
Mi
trovai
, senza
saperlo
, davanti allo
specchio
, come se qualcuno mi ci avesse
condotto
per
mano
. Mi
guardai
. Ah quell'
occhio
maledetto
! Forse per esso colui mi avrebbe
riconosciuto
. Ma come mai, come mai
Papiano
era
potuto
arrivare
fin
là
,
fino
alla mia
avventura
di
Montecarlo
? Questo più d'ogni altro mi
stupiva
. Che fare intanto? Niente.
Aspettar
lì
che ciò che
doveva
avvenire
avvenisse
.
Non
avvenne
nulla. E pur non di meno la
paura
non mi
passò
, neppure la
sera
di quello stesso
giorno
, allorché
Papiano
,
spiegandomi
il
mistero
per me
insolubile
e
terribile
di quella
visita
, mi
dimostrò
ch'egli non
era
affatto su la
traccia
del mio
passato
, e che solo il
caso
, di cui da un
pezzo
godevo
i
favori
, aveva voluto
farmene
un altro,
rimettendomi
tra i
piedi
quello
Spagnuolo
, che forse non si
ricordava
più di me né
punto
né poco.
Secondo
le
notizie
che
Papiano
mi
diede
di lui, io,
andando
a
Montecarlo
, non potevo non
incontrarvelo
, poich'egli
era
un
giocatore
di
professione
.
Strano
era
che lo
incontrassi
ora
a
Roma
, o
piuttosto
, che io, venendo a
Roma
, mi
fossi
intoppato
in una
casa
, ove anch'egli poteva
entrare
. Certo, s'io non avessi avuto da
temere
, questo
caso
non mi sarebbe
parso
tanto
strano
: quante
volte
infatti non ci
avviene
d'
imbatterci
inaspettatamente
in qualcuno che abbiamo
conosciuto
altrove per
combinazione
? Del
resto
, egli aveva o
credeva
d'avere le sue
buone
ragioni
per venire a
Roma
e in
casa
di
Papiano
. Il
torto
era
mio, o del
caso
che mi aveva
fatto
radere
la
barba
e
cangiare
il
nome
.
Circa
vent'
anni
addietro
, il
marchese
Giglio
d'
Auletta
, di cui
Papiano
era
il
segretario
, aveva
sposato
l'
unica
sua
figliuola
a
don
Antonio
Pantogada
,
addetto
all'
Ambasciata
di
Spagna
presso la
Santa
Sede
. Poco dopo il
matrimonio
, il
Pantogada
,
scoperto
una
notte
dalla
polizia
in una
bisca
insieme
con altri dell'
aristocrazia
romana
,
era
stato
richiamato
a
Madrid
.
Là
aveva
fatto
il
resto
, e forse
qualcos'
altro di
peggio
, per cui
era
stato
costretto
a
lasciar
la
diplomazia
. D'allora in poi, il
marchese
d'
Auletta
non aveva avuto più
pace
,
forzato
continuamente
a
mandar
danaro
per
pagare
i
debiti
di
giuoco
del
genero
incorreggibile
.
Quattr'
anni
fa, la
moglie
del
Pantogada
era
morta
,
lasciando
una
giovinetta
di circa
sedici
anni
, che il
marchese
aveva voluto
prendere
con sé,
conoscendo
pur troppo in quali
mani
altrimenti sarebbe
rimasta
. Il
Pantogada
non avrebbe voluto
lasciarsela
scappare
; ma poi,
costretto
da una
impellente
necessità
di
denaro
, aveva
ceduto
.
Ora
egli
minacciava
senza
requie
il
suocero
di
riprendersi
la
figlia
, e quel
giorno
appunto
era
venuto a
Roma
con questo
intento
, per
scroccare
cioè altro
danaro
al
povero
marchese
,
sapendo
bene
che questi non avrebbe mai e poi mai
abbandonato
nelle
mani
di lui la sua
cara
nipote
Pepita
.
Aveva
parole
di
fuoco
, lui,
Papiano
, per
bollare
questo
indegno
ricatto
del
Pantogada
. Ed
era
veramente
sincera
quella sua
collera
generosa
. E mentre egli
parlava
, io non potevo fare a meno di
ammirare
il
privilegiato
congegno
della sua
coscienza
che, pur potendo
indignarsi
così,
realmente
, delle altrui
nequizie
, gli
permetteva
poi di farne delle
simili
o quasi,
tranquillissimamente
, a
danno
di quel buon
uomo
del
Paleari
, suo
suocero
.
Intanto il
marchese
Giglio
quella
volta
voleva
tener
duro
. Ne
seguiva
che il
Pantogada
sarebbe
rimasto
a
Roma
parecchio
tempo
e sarebbe certo venuto a
trovare
in
casa
Terenzio
Papiano
, col quale
doveva
intendersi
a
meraviglia
. Un
incontro
dunque fra me e quello
Spagnuolo
sarebbe
stato
forse
inevitabile
, da un
giorno
all'altro. Che fare?
Non potendo con altri, mi
consigliai
di
nuovo
con lo
specchio
. In quella
lastra
l'
immagine
del fu
Mattia
Pascal
, venendo a
galla
come dal
fondo
della
gora
, con quell'
occhio
che solamente m'
era
rimasto
di lui, mi
parlò
così:
" In che
brutto
impiccio
ti sei
cacciato
,
Adriano
Meis
! Tu hai
paura
di
Papiano
,
confessalo
! e
vorresti
dar
la
colpa
a me, ancora a me, solo perché io a
Nizza
mi
bisticciai
con lo
Spagnuolo
. Eppure ne avevo
ragione
, tu lo
sai
. Ti
pare
che possa
bastare
per il
momento
il
cancellarti
dalla
faccia
l'
ultima
traccia
di me? Ebbene,
segui
il
consiglio
della
signorina
Caporale
e
chiama
il
dottor
Ambrosini
, che ti
rimetta
l'
occhio
a
posto
. Poi...
vedrai
! "
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