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Luigi Pirandello
Il fu Mattia Pascal
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Il lanternino
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Il
lanternino
Quaranta
giorni
al
bujo
.
Riuscita
, oh,
riuscita
benissimo
l'
operazione
. Solo che l'
occhio
mi sarebbe forse
rimasto
un
pochino
pochino
più
grosso
dell'altro.
Pazienza
! E intanto, sì, al
bujo
quaranta
giorni
, in
camera
mia.
Potei
sperimentare
che l'
uomo
, quando
soffre
, si fa una
particolare
idea
del
bene
e del
male
, e cioè del
bene
che gli altri
dovrebbero
fargli e a cui egli
pretende
, come se dalle proprie
sofferenze
gli
derivasse
un
diritto
al
compenso
; e del
male
che egli può fare a gli altri, come se
parimenti
dalle proprie
sofferenze
vi
fosse
abilitato
. E se gli altri non gli fanno il
bene
quasi per
dovere
, egli li
accusa
e di tutto il
male
ch'egli fa quasi per
diritto
,
facilmente
si
scusa
.
Dopo alcuni
giorni
di quella
prigionia
cieca
, il
desiderio
, il
bisogno
d'esser
confortato
in qualche modo
crebbe
fino
all'
esasperazione
.
Sapevo
, si, di
trovarmi
in una
casa
estranea
; e che perciò
dovevo
anzi
ringraziare
i miei
ospiti
delle
cure
delicatissime
che avevano per me. Ma non mi
bastavano
più, quelle
cure
; m'
irritavano
anzi, come se mi fossero
usate
per
dispetto
.
Sicuro
! Perché
indovinavo
da chi mi venivano.
Adriana
mi
dimostrava
per
mezzo
di esse, ch'ella
era
col
pensiero
quasi tutto il
giorno
Lì
con me, in
camera
mia; e
grazie
della
consolazione
! Che mi
valeva
, se io intanto, col mio, la
inseguivo
di qua e di
là
per
casa
, tutto il
giorno
,
smaniando
? Lei
sola
poteva
confortarmi
:
doveva
; lei che più degli altri
era
in
grado
d'
intendere
come e quanto
dovesse
pesarmi
la
noja
,
rodermi
il
desiderio
di
vederla
o di
sentirmela
almeno
vicina
.
E la
smania
e la
noja
erano
accresciute
anche dalla
rabbia
che mi aveva
suscitato
la
notizia
della
subitanea
partenza
da
Roma
del
Pantogada
. Mi sarei forse
rintanato
lì
per quaranta
giorni
al
bujo
, se avessi
saputo
ch'egli
doveva
andar
via
cosi
presto?
Per
consolarmi
, il
signor
Anselmo
Paleari
mi volle
dimostrare
con un lungo
ragionamento
che il
bujo
era
immaginario
.
-
Immaginario
? Questo? - gli
gridai
.
- Abbia
pazienza
mi
spiego
.
E mi
svolse
(
fors
'anche perché
fossi
preparato
a gli
esperimenti
spiritici
, che si sarebbero
fatti
questa
volta
in
camera
mia, per
procurarmi
un
divertimento
) mi
svolse
,
dico
, una sua
concezione
filosofica
,
speciosissima
, che si potrebbe forse
chiamare
lanterninosofia
.
Di
tratto
in
tratto
, il
brav
'
uomo
s'
interrompeva
per
domandarmi
:
-
Dorme
,
signor
Meis
?
E io ero
tentato
di
rispondergli
:
- Sì,
grazie
,
dormo
,
signor
Anselmo
.
Ma poiché l'
intenzione
in
fondo
era
buona
, di
tenermi
cioè
compagnia
, gli
rispondevo
che mi
divertivo
invece moltissimo e lo
pregavo
anzi di
seguitare
.
E il
signor
Anselmo
,
seguitando
, mi
dimostrava
che, per nostra
disgrazia
, noi non siamo come l'
albero
che
vive
e non si
sente
, a cui la
terra
, il
sole
, l'
aria
, la
pioggia
, il
vento
, non
sembra
che sieno
cose
ch'esso non sia:
cose
amiche
o
nocive
. A noi
uomini
, invece,
nascendo
, è
toccato
un
tristo
privilegio
: quello di
sentirci
vivere
, con la
bella
illusione
che ne
risulta
: di
prendere
cioè come una
realtà
fuori di noi questo nostro
interno
sentimento
della
vita
,
mutabile
e
vario
,
secondo
i
tempi
, i
casi
e la
fortuna
.
E questo
sentimento
della
vita
per il
signor
Anselmo
era
appunto
come un
lanternino
che ciascuno di noi
porta
in sé
acceso
; un
lanternino
che ci fa
vedere
sperduti
su la
terra
, e ci fa
vedere
il
male
e il
bene
; un
lanternino
che
projetta
tutt'intorno a noi un
cerchio
più o meno
ampio
di
luce
, di
là
dal quale è l'
ombra
nera
, l'
ombra
paurosa
che non
esisterebbe
, se il
lanternino
non
fosse
acceso
in noi, ma che noi
dobbiamo
pur troppo
creder
vera
, fintanto ch'esso si
mantiene
vivo
in noi.
Spento
alla
fine
a un
soffio
, ci
accoglierà
la
notte
perpetua
dopo il
giorno
fumoso
della nostra
illusione
, o non
rimarremo
noi
piuttosto
alla mercé dell'
Essere
, che avrà
soltanto
rotto
le
vane
forme
della nostra
ragione
?
-
Dorme
,
signor
Meis
?
-
Segua
,
segua
pure
,
signor
Anselmo
: non
dormo
. Mi
par
quasi di
vederlo
,
codesto
suo
lanternino
.
- Ah,
bene
... Ma poiché lei ha l'
occhio
offeso
, non ci
addentriamo
troppo nella
filosofia
, eh? e
cerchiamo
piuttosto
d'
inseguire
per
ispasso
le
lucciole
sperdute
, che sarebbero i nostri
lanternini
, nel
bujo
della
sorte
umana
. Io
direi
innanzi tutto che son di tanti
colori
; che ne dice lei?
secondo
il
vetro
che ci
fornisce
l'
illusione
, gran
mercantessa
, gran
mercantessa
di
vetri
colorati
. A me
sembra
però,
signor
Meis
, che in certe
età
della
storia
, come in certe
stagioni
della
vita
individuale
, si potrebbe
determinare
il
predominio
d'un
dato
colore
, eh? In ogni
età
, infatti, si
suole
stabilire
tra gli
uomini
un certo
accordo
di
sentimenti
che
dà
lume
e
colore
a quei
lanternoni
che sono i
termini
astratti
:
Verità
,
Virtù
,
Bellezza
,
Onore
, e che
so
io... E non le
pare
che
fosse
rosso
, ad
esempio
, il
lanternone
della
Virtù
pagana
? Di
color
violetto
,
color
deprimente
, quello della
Virtù
cristiana
. Il
lume
d'una
idea
comune
è
alimentato
dal
sentimento
collettivo
; se questo
sentimento
però si
scinde
,
rimane
sì in
piedi
la
lanterna
del
termine
astratto
, ma la
fiamma
dell'
idea
vi
crepita
dentro e vi
guizza
e vi
singhiozza
, come
suole
avvenire
in tutti i
periodi
che son
detti
di
transizione
. Non sono poi
rare
nella
storia
certe
fiere
ventate
che
spengono
d'un
tratto
tutti quei
lanternoni
. Che
piacere
! Nell'
improvviso
bujo
, allora è
indescrivibile
lo
scompiglio
delle
singole
lanternine
: chi
va
di qua, chi di
là
, chi
torna
indietro
, chi si
raggira
; nessuna più
trova
la
via
: si
urtano
, s'
aggregano
per un
momento
in dieci, in
venti
; ma non possono
mettersi
d'
accordo
, e
tornano
a
sparpagliarsi
in gran
confusione
, in
furia
angosciosa
: come le
formiche
che non
trovino
più la
bocca
del
formicajo
,
otturata
per
ispasso
da un
bambino
crudele
. Mi
pare
,
signor
Meis
, che noi ci
troviamo
adesso
in uno di questi
momenti
. Gran
bujo
e gran
confusione
! Tutti i
lanternoni
,
spenti
. A chi
dobbiamo
rivolgerci
?
Indietro
, forse? Alle
lucernette
superstiti
, a quelle che i
grandi
morti
lasciarono
accese
su le loro
tombe
?
Ricordo
una
bella
poesia
di
Niccolò
Tommaseo
:
La
piccola
mia
lampa
Non, come
sol
,
risplende
, Né, come
incendio
,
fuma
; Non
stride
e non
consuma
, Ma con la
cima
tende
Al
ciel
che me la
diè
.
Starà su me,
sepolto
,
Viva
; né
pioggia
o
Vento
, Né in lei le
età
potranno; E quei che
passeranno
Erranti
, a
lume
spento
, Lo
accenderan
da me.
Ma come,
signor
Meis
, se alla
lampa
nostra
manca
l'
olio
sacro
che
alimentava
quella del
Poeta
? Molti ancora
vanno
nelle
chiese
per
provvedere
dell'
alimento
necessario
le loro
lanternucce
. Sono, per lo più,
poveri
vecchi
,
povere
donne
, a cui
mentì
la
vita
, e che
vanno
innanzi, nel
bujo
dell'
esistenza
, con quel loro
sentimento
acceso
come una
lampadina
votiva
, cui con
trepida
cura
riparano
dal
gelido
soffio
degli
ultimi
disinganni
, ché
duri
almeno
accesa
fin
là
,
fino
all'
orlo
fatale
, al quale s'
affrettano
,
tenendo
gli
occhi
intenti
alla
fiamma
e
pensando
di
continuo
: "
Dio
mi
vede
! " per non
udire
i
clamori
della
vita
intorno, che
suonano
ai loro
orecchi
come tante
bestemmie
. "
Dio
mi
vede
... " perché lo
vedono
loro, non solamente in sé, ma in tutto, anche nella loro
miseria
, nelle loro
sofferenze
, che avranno un
premio
, alla
fine
. Il
fioco
, ma
placido
lume
di queste
lanternucce
desta
certo
invidia
angosciosa
in molti di noi; a certi altri, invece, che si
credono
armati
, come tanti
Giove
, del
fulmine
domato
dalla
scienza
, e, in
luogo
di quelle
lanternucce
,
recano
in
trionfo
le
lampadine
elettriche
,
ispira
una
sdegnosa
commiserazione
. Ma
domando
io
ora
,
signor
Meis
: E se tutto questo
bujo
, quest'
enorme
mistero
, nel quale
indarno
i
filosofi
dapprima
specularono
, e che
ora
, pur
rinunziando
all'
indagine
di esso, la
scienza
non
esclude
, non
fosse
in
fondo
che un
inganno
come un altro, un
inganno
della nostra
mente
, una
fantasia
che non si
colora
? Se noi finalmente ci
persuadessimo
che tutto questo
mistero
non
esiste
fuori di noi, ma
soltanto
in noi, e
necessariamente
, per il
famoso
privilegio
del
sentimento
che noi abbiamo della
vita
, del
lanternino
cioè, di cui le ho
finora
parlato
? Se la
morte
, insomma, che ci fa tanta
paura
, non
esistesse
e
fosse
soltanto
, non l'
estinzione
della
vita
, ma il
soffio
che
spegne
in noi questo
lanternino
, lo
sciagurato
sentimento
che noi abbiamo di essa,
penoso
,
pauroso
, perché
limitato
,
definito
da questo
cerchio
d'
ombra
fittizia
, oltre il breve
àmbito
dello
scarso
lume
, che noi,
povere
lucciole
sperdute
, ci
projettiamo
attorno
, e in cui la
vita
nostra
rimane
come
imprigionata
, come
esclusa
per alcun
tempo
dalla
vita
universale
,
eterna
, nella quale ci
sembra
che
dovremo
un
giorno
rientrare
, mentre già ci siamo e sempre vi
rimarremo
, ma senza più questo
sentimento
d'
esilio
che ci
angoscia
? Il
limite
è
illusorio
, è
relativo
al poco
lume
nostro, della nostra
individualità
: nella
realtà
della
natura
non
esiste
. Noi, - non
so
se questo possa farle
piacere
- noi abbiamo sempre
vissuto
e sempre
vivremo
con l'
universo
; anche
ora
, in questa
forma
nostra,
partecipiamo
a tutte le
manifestazioni
dell'
universo
, ma non lo
sappiamo
, non lo
vediamo
, perché
purtroppo
questo
maledetto
lumicino
piagnucoloso
ci fa
vedere
soltanto
quel poco a cui esso
arriva
; e ce lo facesse
vedere
almeno com'esso è in
realtà
! Ma
nossignore
: ce lo
colora
a modo suo, e ci fa
vedere
certe
cose
, che noi
dobbiamo
veramente
lamentare
,
perbacco
, che forse in un'altra
forma
d'
esistenza
non avremo più una
bocca
per
poterne
fare le
matte
risate
.
Risate
,
signor
Meis
, di tutte le
vane
,
stupide
afflizioni
che esso ci ha
procurate
, di tutte le
ombre
, di tutti i
fantasmi
ambiziosi
e
strani
che ci fece
sorgere
innanzi e intorno, della
paura
che
c'
ispirò
!
Oh perché dunque il
signor
Anselmo
Paleari
, pur
dicendo
, e con
ragione
, tanto
male
del
lanternino
che ciascuno di noi
porta
in sé
acceso
, ne voleva
accendere
ora
un altro col
vetro
rosso
,
là
in
camera
mia,
pe
' suoi
esperimenti
spiritici
? Non
era
già di troppo quell'uno?
Volli
domandarglielo
.
-
Correttivo
! - mi
rispose
. - Un
lanternino
contro l'altro! Del
resto
a un certo
punto
questo si
spegne
,
sa
!
- E le
sembra
che sia il
miglior
mezzo
,
codesto
, per
vedere
qualche cosa? - m'
arrischiai
a
osservare
.
- Ma la così
detta
luce
,
scusi
, -
ribatté
pronto
il
signor
Anselmo
, - può
servire
per farci
vedere
ingannevolmente
qua, nella così
detta
vita
; per farci
vedere
di
là
da questa, non
serve
affatto,
creda
, anzi
nuoce
. Sono
stupide
pretensioni
di certi
scienziati
di
cuor
meschino
e di più
meschino
intelletto
, i quali vogliono
credere
per loro
comodità
che con questi
esperimenti
si
faccia
oltraggio
alla
scienza
o alla
natura
. Ma
nossignore
! Noi vogliamo
scoprire
altre
leggi
, altre forse, altra
vita
nella
natura
, sempre nella
natura
,
perbacco
! oltre la
scarsissima
esperienza
normale
; noi vogliamo
sforzare
l'
angusta
comprensione
, che i nostri
sensi
limitati
ce ne
dànno
abitualmente
.
Ora
,
scusi
, non
pretendono
gli
scienziati
per i
primi
ambiente
e
condizioni
adatti
per la
buona
riuscita
dei loro
esperimenti
? Si può fare a meno della
camera
oscura
nella
fotografia
? E dunque? Ci sono poi tanti
mezzi
di
controllo
!
Il
signor
Anselmo
però, come potei
vedere
poche
sere
dopo, non ne
usava
alcuno. Ma erano
esperimenti
in
famiglia
! Poteva mai
sospettare
che la
signorina
Caporale
e
Papiano
si
prendessero
il
gusto
d'
ingannarlo
? e perché, poi? che
gusto
? Egli
era
più che
convinto
e non aveva affatto
bisogno
di quegli
esperimenti
per
rafforzar
la sua
fede
. Come
uomo
dabbenissimo
che
era
, non
arrivava
a
supporre
che potessero
ingannarlo
per altro
fine
. Quanto alla
meschinità
affliggente
e
puerile
dei
resultati
, la
teosofia
s'
incaricava
di
dargliene
una
spiegazione
plausibilissima
. Gli
esseri
superiori
del
Piano
Mentale
, o di più
sù
, non potevano
discendere
a
comunicare
con noi per
mezzo
di un
medium
bisognava
dunque
contentarsi
delle
manifestazioni
grossolane
di
anime
di
trapassati
inferiori
, del
Piano
Astrale
, cioè del più
prossimo
al nostro: ecco.
E chi poteva
dirgli
di no?*
Io
sapevo
che
Adriana
s'
era
sempre
ricusata
d'
assistere
a questi
esperimenti
. Dacché me ne stavo
tappato
in
camera
, al
bujo
, ella non
era
entrata
se non
raramente
, e non mai
sola
, a
domandarmi
come stessi. Ogni
volta
quella
domanda
pareva
ed
era
infatti
rivolta
per
pura
convenienza
. Lo
sapeva
, lo
sapeva
bene
come stavo! Mi
pareva
finanche
di
sentire
un certo
sapor
d'
ironia
birichina
nella
voce
di lei, perché già ella
ignorava
per qual
ragione
mi
fossi
così d'un
tratto
risoluto
ad
assoggettarmi
all'
operazione
, e
doveva
perciò
ritenere
ch'io
soffrissi
per
vanità
, per farmi cioè più
bello
o meno
brutto
, con l'
occhio
accomodato
secondo
il
consiglio
della
Caporale
.
- Sto
benone
,
signorina
! - le
rispondevo
. - Non
vedo
niente...
- Eh, ma
vedrà
,
vedrà
meglio
poi, -
diceva
allora
Papiano
.
Approfittandomi
del
bujo
,
alzavo
un
pugno
, come per
scaraventarglielo
in
faccia
. Ma lo faceva
apposta
certamente, perch'io
perdessi
quel po' di
pazienza
che mi
restava
ancora. Non
era
possibile
ch'egli non s'
accorgesse
del
fastidio
che mi
recava
: glielo
dimostravo
in tutti i
modi
,
sbadigliando
,
sbuffando
; eppure, eccolo
là
:
seguitava
a
entrare
in
camera
mia quasi ogni
sera
(ah lui, sì) e vi si
tratteneva
per
ore
intere
,
chiacchierando
senza
fine
. In quel
bujo
, la sua
voce
mi
toglieva
quasi il
respiro
, mi faceva
torcere
su la
sedia
, come su un
aculeo
,
artigliar
le
dita
: avrei voluto
strozzarlo
in certi
momenti
. Lo
indovinava
? lo
sentiva
? Proprio in quei
momenti
, ecco, la sua
voce
diventava
più
molle
, quasi
carezzevole
.
Noi abbiamo
bisogno
d'
incolpar
sempre qualcuno dei nostri
danni
e delle nostre
sciagure
.
Papiano
, in
fondo
, faceva tutto per
spingermi
ad
andar
via
da quella
casa
; e di questo, se la
voce
della
ragione
avesse potuto
parlare
in me, in quei
giorni
, io avrei
dovuto
ringraziarlo
con tutto il
cuore
. Ma come potevo
ascoltarla
, questa
benedetta
voce
della
ragione
, se essa mi
parlava
appunto
per la
bocca
di lui, di
Papiano
, il quale per me aveva
torto
,
torto
evidente
,
torto
sfacciato
? Non voleva egli
mandarmi
via
, infatti, per
frodare
il
Paleari
e
rovinare
Adriana
? Questo
soltanto
io potevo allora
comprendere
da tutti que' suoi
discorsi
. Oh
possibile
che la
voce
della
ragione
dovesse
proprio
scegliere
la
bocca
di
Papiano
per farsi
udire
da me? Ma forse ero io che, per
trovarmi
una
scusa
, la
mettevo
in
bocca
a lui, perché mi
paresse
ingiusta
, io che mi
sentivo
già
preso
nei
lacci
della
vita
e
smaniavo
, non per il
bujo
propriamente
, né per il
fastidio
che
Papiano
,
parlando
, mi
cagionava
.
Di che mi
parlava
? Di
Pepita
Pantogada
,
sera
per
sera
.
Benché io
vivessi
modestissimamente
, s'
era
fitto
in
capo
che
fossi
molto
ricco
. E
ora
, per
deviare
il mio
pensiero
da
Adriana
, forse
vagheggiava
l'
idea
di farmi
innamorare
di quella
nipote
del
marchese
Giglio
d'
Auletta
, e me la
descriveva
come una
fanciulla
saggia
e
fiera
,
piena
d'
ingegno
e di
volontà
,
recisa
nei
modi
,
franca
e
vivace
;
bella
, poi;
uh
, tanto
bella
!
bruna
,
esile
e
formosa
a un
tempo
; tutta
fuoco
, con un
pajo
d'
occhi
fulminanti
e una
bocca
che
strappava
i
baci
. Non
diceva
nulla della
dote
: -
Vistosissima
! - tutta la
sostanza
del
marchese
d'
Auletta
,
nientemeno
. Il quale, senza
dubbio
, sarebbe
stato
felicissimo
di
darle
presto
marito
, non solo per
liberarsi
del
Pantogada
che lo
vessava
, ma anche perché non
andavano
tanto d'
accordo
nonno
e
nipote
: il
marchese
era
debole
di
carattere
, tutto
chiuso
in quel suo
mondo
morto
;
Pepita
invece,
forte
,
vibrante
di
vita
.
Non
comprendeva
che più egli
elogiava
questa
Pepita
, più
cresceva
in me l'
antipatia
per lei, prima ancora di
conoscerla
? La avrei
conosciuta
-
diceva
- fra qualche
sera
, perché egli la avrebbe
indotta
a
intervenire
alle
prossime
sedute
spiritiche
. Anche il
marchese
Giglio
d'
Auletta
avrei
conosciuto
, che lo
desiderava
tanto per tutto ciò che egli,
Papiano
, gli aveva
detto
di me. Ma il
marchese
non
usciva
più di
casa
, e poi non avrebbe mai
preso
parte
a una
seduta
spiritica
, per le sue
idee
religiose
.
- E come? -
domandai
. - Lui, no; e intanto
permette
che vi
prenda
parte
la
nipote
?
- Ma perché
sa
in quali
mani
l'
affida
! -
esclamò
alteramente
Papiano
.
Non volli
saper
altro. Perché
Adriana
si
ricusava
d'
assistere
a quegli
esperimenti
?
Pe
' suoi
scrupoli
religiosi
.
Ora
, se la
nipote
del
marchese
Giglio
avrebbe
preso
parte
a quelle
sedute
, col
consenso
del
nonno
clericale
, non avrebbe potuto anch'ella
parteciparvi
?
Forte
di questo
argomento
, io
cercai
di
persuaderla
, la
vigilia
della prima
seduta
.
Era
entrata
in
camera
mia col
padre
, il quale
udita
la mia
proposta
:
- Ma siamo sempre
lì
,
signor
Meis
! -
sospirò
. - La
religione
, di
fronte
a questo
problema
,
drizza
orecchie
d'
asino
e
adombra
, come la
scienza
. Eppure i nostri
esperimenti
, l'ho già
detto
e
spiegato
tante
volte
a mia
figlia
, non sono affatto
contrarii
né all'una né all'altra. Anzi, per la
religione
segnatamente
sono una
prova
delle
verità
che essa
sostiene
.
- E se io avessi
paura
? -
obbiettò
Adriana
.
- Di che? -
ribatté
il
padre
. - Della
prova
?
- O del
bujo
? -
aggiunsi
io. - Siamo tutti qua, con lei,
signorina
! Vorrà
mancare
lei
sola
?
- Ma io... -
rispose
,
impacciata
,
Adriana
, - io non ci
credo
, ecco... non posso
crederci
, e... che
so
!
Non poté
aggiunger
altro. Dal
tono
della
voce
, dall'
imbarazzo
, io però
compresi
che non
soltanto
la
religione
vietava
ad
Adriana
d'
assistere
a quegli
esperimenti
. La
paura
messa
avanti da lei per
iscusa
poteva avere altre
cause
, che il
signor
Anselmo
non
sospettava
. O le
doleva
forse d'
assistere
allo
spettacolo
miserevole
del
padre
puerilmente
ingannato
da
Papiano
e dalla
signorina
Caporale
?
Non ebbi
animo
d'
insistere
più oltre.
Ma ella, come se mi avesse
letto
in
cuore
il
dispiacere
che il suo
rifiuto
mi
cagionava
, si
lasciò
sfuggire
nel
bujo
un: - Del
resto
... - ch'io
colsi
subito a
volo
:
- Ah
brava
! L'avremo dunque con noi?
- Per
domani
sera
soltanto
, -
concesse
ella,
sorridendo
.
Il
giorno
appresso, sul
tardi
,
Papiano
venne a
preparare
la
camera
: v'
introdusse
un
tavolino
rettangolare
, d'
abete
, senza
cassetto
, senza
vernice
,
dozzinale
;
sgombrò
un
angolo
della
stanza
; vi
appese
a una
funicella
un
lenzuolo
; poi
recò
una
chitarra
, un
collaretto
da
cane
con molti
sonaglioli
, e altri
oggetti
. Questi
preparativi
furono
fatti
al
lume
del
famoso
lanternino
dal
vetro
rosso
.
Preparando
, non
smise
- s'
intende
! - un solo
istante
di
parlare
.
- Il
lenzuolo
serve
,
sa
!
serve
... non
saprei
, da... da
accumulatore
,
diciamo
, di questa
forza
misteriosa
: lei lo
vedrà
agitarsi
,
signor
Meis
,
gonfiarsi
come una
vela
,
rischiararsi
a
volte
d'un
lume
strano
, quasi
direi
siderale
.
Sissignore
! Non siamo ancora
riusciti
a
ottenere
"
materializzazioni
", ma
luci
sì: ne
vedrà
, se la
signorina
Silvia
questa
sera
si
troverà
in
buone
disposizioni
.
Comunica
con lo
spirito
di Un suo
antico
compagno
d'
Accademia
,
morto
,
Dio
ne
scampi
, di
tisi
, a
diciott
'
anni
.
Era
di... non
so
, di
Basilea
, mi
pare
: ma
stabilito
a
Roma
da un
pezzo
, con la
famiglia
. Un
genio
,
sa
, per la
musica
:
reciso
dalla
morte
crudele
prima che avesse potuto
dare
i suoi
frutti
. Così almeno dice la
signorina
Caporale
. Anche prima che ella
sapesse
d'aver questa
facoltà
medianica
,
comunicava
con lo
spirito
di
Max
.
Sissignore
: si
chiamava
così,
Max
...
aspetti
,
Max
Oliz
, se non
sbaglio
.
Sissignore
!
Invasata
da questo
spirito
,
improvvisava
sul
pianoforte
,
fino
a
cader
per
terra
,
svenuta
, in certi
momenti
. Una
sera
si
raccolse
perfino
gente
,
giù
in
istrada
, che poi la
applaudì
...
- E la
signorina
Caporale
ne ebbe quasi
paura
, -
aggiunsi
io,
placidamente
.
- Ah, lo
sa
? - fece
Papiano
,
restando
.
- Me l'ha
detto
lei stessa. Sicché dunque
applaudirono
la
musica
di
Max
sonata
con le
mani
della
signorina
Caporale
?
- Già, già!
Peccato
che non abbiamo in
casa
un
pianoforte
.
Dobbiamo
contentarci
di qualche
motivetto
, di qualche
spunto
,
accennato
su la
chitarra
.
Max
s'
arrabbia
,
sa
!
fino
a
strappar
le
corde
, certe
volte
... Ma
sentirà
stasera
. Mi
pare
che sia tutto in
ordine
,
ormai
.
- E
dica
un po',
signor
Terenzio
. Per
curiosità
, - volli
domandargli
, prima che
andasse
via
, - lei ci
crede
? ci
crede
proprio?
- Ecco, - mi
rispose
subito, come se avesse
preveduto
la
domanda
. - Per
dire
la
verità
, non
riesco
a
vederci
chiaro
.
- Eh
sfido
!
- Ah, ma non perché gli
esperimenti
si facciano al
bujo
,
badiamo
! I
fenomeni
, le
manifestazioni
sono
reali
, non
c'
è che
dire
:
innegabili
. Noi non possiamo
mica
diffidare
di noi stessi...
- E perché no? Anzi!
- Come? Non
capisco
!
-
C'
inganniamo
così
facilmente
!
Massime
quando ci
piaccia
di
credere
in qualche cosa...
- Ma a me, no,
sa
: non
piace
! -
protestò
Papiano
. - Mio
suocero
, che è molto
addentro
in questi
studii
, ci
crede
. Io, fra l'altro,
veda
, non ho neanche il
tempo
di
pensarci
... se
pure
ne avessi
voglia
. Ho tanto da fare, tanto, con quei
maledetti
Borboni
del
marchese
che mi
tengono
lì
a
chiodo
!
Perdo
qui qualche
serata
. Dal
canto
mio, son d'
avviso
, che noi, finché per
grazia
di
Dio
siamo
vivi
, non potremo
saper
nulla della
morte
; e dunque, non le
pare
inutile
pensarci
?
Ingegnamoci
di
vivere
alla
meglio
,
piuttosto
,
santo
Dio
! Ecco come io la
penso
,
signor
Meis
. A
rivederla
, eh?
Ora
scappo
a
prendere
in
via
dei
Pontefici
la
signorina
Pantogada
.
Ritornò
dopo circa
mezz'
ora
, molto
contrariato
:
insieme
con la
Pantogada
e la
governante
era
venuto un certo
pittore
spagnuolo
, che mi fu
presentato
a
denti
stretti
come
amico
di
casa
Giglio
. Si
chiamava
Manuel
Bernaldez
e
parlava
correttamente
l'
italiano
; non ci fu verso però di fargli
pronunciare
l'esse del mio
cognome
:
pareva
che ogni
volta
, nell'
atto
di
proferirla
, avesse
paura
che la
lingua
gliene
restasse
ferita
.
-
Adriano
Mei, -
diceva
, come se tutt'a un
tratto
fossimo
diventati
amiconi
.
-
Adriano
Tui, - mi veniva quasi di
rispondergli
.
Entrarono
le
donne
:
Pepita
, la
governante
, la
signorina
Caporale
,
Adriana
.
- Anche tu? Che
novità
? - le
disse
Papiano
con
mal
garbo
.
Non se l'
aspettava
quest'altro
tiro
. Io intanto, dal modo con cui
era
stato
accolto
il
Bernaldez
, avevo
capito
che il
marchese
Giglio
non
doveva
saper
nulla dell'
intervento
di lui alla
seduta
, e che
doveva
esserci sotto qualche
intrighetto
con la
Pepita
.
Ma il gran
Terenzio
non
rinunziò
al suo
disegno
.
Disponendo
intorno al
tavolino
la
catena
medianica
, si fece
sedere
accanto
Adriana
e
pose
accanto a me la
Pantogada
.
Non ero
contento
? No. E
Pepita
neppure.
Parlando
tal quale come il
padre
, ella si
ribellò
subito:
-
Gracie
tanto,
asì
no
puede
ser
!
Ió
voglio
estar
entre
el
segnor
Paleari
e la mia
governante
,
caro
segnor
Terenzio
!
La
semioscurità
rossastra
permetteva
appena di
discernere
i
contorni
; cosicché non potei
vedere
fino
a qual
punto
rispondesse
al
vero
il
ritratto
che della
signorina
Pantogada
m'aveva
abbozzato
Papiano
; il
tratto
però, la
voce
e quella
sùbita
ribellione
s'
accordavano
perfettamente
all'
idea
che m'ero fatta di lei, dopo quella
descrizione
.
Certo,
rifiutando
cosi
sdegnosamente
il
posto
che
Papiano
le aveva
assegnato
accanto a me, la
signorina
Pantogada
m'
offendeva
; ma io non solo non me n'ebbi a
male
, ma anzi me ne
rallegrai
.
-
Giustissimo
! -
esclamò
Papiano
. - E allora, si può far così: accanto al
signor
Meis
segga
la
signora
Candida
; poi
prenda
posto
lei,
signorina
. Mio
suocero
rimanga
dov'è: e noi altri tre
pure
così, come stiamo.
Va
bene
?
E no! non
andava
bene
neanche così: né per me, né per la
signorina
Caporale
, né per
Adriana
e né - come si
vide
poco dopo - per la
Pepita
, la quale stette molto
meglio
in una
nuova
catena
disposta
proprio dal
genialissimo
spirito
di
Max
.
Per il
momento
, io mi
vidi
accanto quasi un
fantasima
di
donna
, con una
specie
di
collinetta
in
capo
(
era
cappello
?
era
cuffia
?
parrucca
? che
diavolo
era
?). Di sotto quel
carico
enorme
uscivan
di
tratto
in
tratto
certi
sospiri
terminati
da un breve
gemito
. Nessuno aveva
pensato
a
presentarmi
a quella
signora
Candida
:
ora
, per far la
catena
,
dovevamo
tenerci
per
mano
; e lei
sospirava
. Non le
pareva
ben
fatto
, ecco.
Dio
, che
mano
fredda
!
Con l'altra
mano
tenevo
la
sinistra
della
signorina
Caporale
seduta
a
capo
del
tavolino
, con le
spalle
contro il
lenzuolo
appeso
all'
angolo
;
Papiano
le
teneva
la
destra
. Accanto ad
Adriana
, dall'altra
parte
,
sedeva
il
pittore
; il
signor
Anselmo
stava all'altro
capo
del
tavolino
,
dirimpetto
alla
Caporale
.
Papiano
disse
:
-
Bisognerebbe
spiegare
innanzi tutto al
signor
Meis
e alla
signorina
Pantogada
il
linguaggio
... come si
chiama
?
-
Tiptologico
, -
suggerì
il
signor
Anselmo
.
-
Prego
, anche a me, - si
rinzelò
la
signora
Candida
,
agitandosi
su la
seggiola
.
-
Giustissimo
! Anche alla
signora
Candida
, si
sa
!
- Ecco, -
prese
a
spiegare
il
signor
Anselmo
. - Due
colpi
vogliono
dir
sì...
-
Colpi
? -
interruppe
Pepita
. - Che
colpi
?
-
Colpi
, -
rispose
Papiano
, - o
battuti
sul
tavolino
o su le
seggiole
o altrove o anche
fatti
percepire
per
via
di
toccamenti
.
- Ah
no-no-no-no-nó
!! -
esclamò
allora quella a
precipizio
,
balzando
in
piedi
. -
Ió
non ne
amo
,
tocamenti
. De chi?
- Ma dello
spirito
di
Max
,
signorina
, - le
spiegò
Papiano
. -
Gliel
'ho
accennato
, venendo: non fanno
mica
male
, si
rassicuri
.
-
Tittologichi
, -
aggiunse
con
aria
di
commiserazione
, da
donna
superiore
, la
signora
Candida
.
- E dunque, -
riprese
il
signor
Anselmo
, - due
colpi
, sì; tre
colpi
, no; quattro,
bujo
cinque,
parlate
; sei,
luce
.
Basterà
così. E
ora
concentriamoci
,
signori
miei.
Si fece
silenzio
. Ci
concentrammo
.
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