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Luigi Pirandello
Il fu Mattia Pascal
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Io e l'ombra mia
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Io e l'
ombra
mia
Mi è
avvenuto
più
volte
,
svegliandomi
nel
cuor
della
notte
(la
notte
, in questo
caso
, non
dimostra
veramente
d'aver
cuore
), mi è
avvenuto
di
provare
al
bujo
, nel
silenzio
, una
strana
meraviglia
, uno
strano
impaccio
al
ricordo
di qualche cosa fatta durante il
giorno
, alla
luce
, senz'
abbadarci
; e ho
domandato
allora a me stesso se, a
determinar
le nostre
azioni
, non
concorrano
anche i
colori
, la
vista
delle
cose
circostanti
, il
vario
frastuono
della
vita
. Ma sì, senza
dubbio
; e chi
sa
quant'altre
cose
! Non
viviamo
noi,
secondo
il
signor
Anselmo
, in
relazione
con l'
universo
?
Ora
sta a
vedere
quante
sciocchezze
questo
maledetto
universo
ci fa
commettere
, di cui poi
chiamiamo
responsabile
la
misera
coscienza
nostra,
tirata
da
forze
esterne
,
abbagliata
da una
luce
che è
fuor
di lei. E, all'
incontro
, quante
deliberazioni
prese
, quanti
disegni
architettati
, quanti
espedienti
macchinati
durante la
notte
non
appajono
poi
vani
e non
crollano
e non
sfumano
alla
luce
del
giorno
? Com'altro è il
giorno
, altro la
notte
, così forse una cosa siamo noi di
giorno
, altra di
notte
:
miserabilissima
cosa,
ahimè
, così di
notte
come di
giorno
.
So
che,
aprendo
dopo quaranta
giorni
le
finestre
della mia
camera
, io non
provai
alcuna
gioja
nel
riveder
la
luce
. Il
ricordo
di ciò che avevo
fatto
in quei
giorni
al
bujo
me la
offuscò
orribilmente
. Tutte le
ragioni
e le
scuse
e le
persuasioni
che in quel
bujo
avevano avuto il loro
peso
e il loro
valore
, non ne ebbero più alcuno, appena
spalancate
le
finestre
, o ne ebbero un altro al tutto
opposto
. E
invano
quel
povero
me che per tanto
tempo
se n'
era
stato
con le
finestre
chiuse
e aveva
fatto
di tutto per
alleviarsi
la
noja
smaniosa
della
prigionia
,
ora
-
timido
come un
cane
bastonato
-
andava
appresso a quell'altro me che aveva
aperte
le
finestre
e si
destava
alla
luce
del
giorno
,
accigliato
,
severo
,
impetuoso
;
invano
cercava
di
stornarlo
dai
foschi
pensieri
,
inducendolo
a
compiacersi
piuttosto
, dinanzi allo
specchio
, del buon
esito
dell'
operazione
e della
barba
ricresciuta
e anche del
pallore
che in qualche modo m'
ingentiliva
l'
aspetto
.
"
Imbecille
, che hai
fatto
? che hai
fatto
? "
Che avevo
fatto
? Niente, siamo
giusti
! Avevo
fatto
all'
amore
. Al
bujo
-
era
colpa
mia? - non avevo
veduto
più
ostacoli
, e avevo
perduto
il
ritegno
che m'ero
imposto
.
Papiano
voleva
togliermi
Adriana
; la
signorina
Caporale
me l'aveva
data
, me l'aveva fatta
sedere
accanto, e s'
era
buscato
un
pugno
sulla
bocca
,
poverina
; io
soffrivo
, e -
naturalmente
- per quelle
sofferenze
credevo
com'ogni altro
sciagurato
(
leggi
uomo
) d'aver
diritto
a un
compenso
, e - poiché l'avevo
allato
- me l'ero
preso
;
lì
si facevano gli
esperimenti
della
morte
, e
Adriana
, accanto a me,
era
la
vita
, la
vita
che
aspetta
un
bacio
per
schiudersi
alla
gioja
;
ora
Manuel
Bernaldez
aveva
baciato
al
bujo
la sua
Pepita
, e allora anch'io...
- Ah!
Mi
buttai
su la
poltrona
, con le
mani
su la
faccia
. Mi
sentivo
fremere
le
labbra
al
ricordo
di quel
bacio
.
Adriana
!
Adriana
! Che
speranze
le avevo
acceso
in
cuore
con quel
bacio
? Mia
sposa
, è
vero
?
Aperte
le
finestre
,
festa
per tutti!
Rimasi
, non
so
per quanto
tempo
, li su quella
poltrona
, a
pensare
,
ora
con gli
occhi
sbarrati
,
ora
restringendomi
tutto in me,
rabbiosamente
, come per
schermirmi
da un
fitto
spasimo
interno
.
Vedevo
finalmente:
vedevo
in tutta la sua
crudezza
la
frode
della mia
illusione
: che
cos'
era
in
fondo
ciò che m'
era
sembrata
la più
grande
delle
fortune
, nella prima
ebbrezza
della mia
liberazione
.
Avevo già
sperimentato
come la mia
libertà
, che a
principio
m'
era
parsa
senza
limiti
, ne avesse
purtroppo
nella
scarsezza
del mio
denaro
; poi m'ero anche
accorto
ch'essa più
propriamente
avrebbe potuto
chiamarsi
solitudine
e
noja
, e che mi
condannava
a una
terribile
pena
: quella della
compagnia
di me stesso; mi ero allora
accostato
agli altri; ma il
proponimento
di
guardarmi
bene
dal
riallacciare
,
foss'
anche
debolissimamente
, le
fila
recise
, a che
era
valso
? Ecco: s'erano
riallacciate
da sé, quelle
fila
; e la
vita
, per quanto io, già in
guardia
, mi
fossi
opposto
, la
vita
mi aveva
trascinato
, con la sua
foga
irresistibile
: la
vita
che non
era
più per me. Ah,
ora
me n'
accorgevo
veramente
,
ora
che non potevo più con
vani
pretesti
, con
infingimenti
quasi
puerili
, con
pietose
,
meschinissime
scuse
impedirmi
di
assumer
coscienza
del mio
sentimento
per
Adriana
,
attenuare
il
valore
delle mie
intenzioni
, delle mie
parole
, de' miei
atti
. Troppe
cose
, senza
parlare
, le avevo
detto
,
stringendole
la
mano
,
inducendola
a
intrecciar
con le mie le sue
dita
; e un
bacio
, un
bacio
infine
aveva
suggellato
il nostro
amore
.
Ora
, come
risponder
coi
fatti
alla
promessa
? Potevo far mia
Adriana
? Ma nella
gora
del
molino
,
là
alla
Stìa
, ci avevano
buttato
me quelle due
buone
donne
,
Romilda
e la
vedova
Pescatore
,- non ci s'eran
mica
buttate
loro! E
libera
dunque
era
rimasta
lei, mia
moglie
; non io, che m'ero
acconciato
a fare il
morto
,
lusingandomi
di poter
diventare
un altro
uomo
,
vivere
un'altra
vita
. Un altr'
uomo
, sì ma a
patto
di non far nulla. E che
uomo
dunque? Un'
ombra
d'
uomo
! E che
vita
? Finché m'ero
contentato
di star
chiuso
in me e di
veder
vivere
gli altri, sì, avevo potuto
bene
o
male
salvar
l'
illusione
ch'io stessi
vivendo
un'altra
vita
; ma
ora
che a questa m'ero
accostato
fino
a
cogliere
un
bacio
da due
care
labbra
, ecco, mi
toccava
a
ritrarmene
inorridito
, come se avessi
baciato
Adriana
con le
labbra
d'un
morto
, d'un
morto
che non poteva
rivivere
per lei!
Labbra
mercenarie
, sì, avrei potuto
baciarne
; ma che
sapor
di
vita
in quelle
labbra
? Oh, se
Adriana
,
conoscendo
il mio
strano
caso
... Lei? No... no... che! neanche a
pensarci
! Lei, così
pura
, così
timida
... Ma se pur l'
amore
fosse
stato
in lei più
forte
di tutto, più
forte
d'ogni
riguardo
sociale
... ah
povera
Adriana
, e come avrei potuto io
chiuderla
con me nel
vuoto
della mia
sorte
, farla
compagna
d'un
uomo
che non poteva in alcun modo
dichiararsi
e
provarsi
vivo
? Che fare? che fare?
Due
colpi
all'
uscio
mi fecero
balzar
dalla
poltrona
.
Era
lei,
Adriana
Per quanto con uno
sforzo
violento
cercassi
di
arrestare
in me il
tumulto
dei
sentimenti
, non potei
impedire
che non le
apparissi
almeno
turbato
.
Turbata
era
anche lei, ma dal
pudore
, che non le
consentiva
di
mostrarsi
lieta
, come avrebbe voluto, di
rivedermi
finalmente
guarito
, alla
luce
, e
contento
... No? Perché no?...
Alzò
appena gli
occhi
a
guardarmi
;
arrossì
; mi
porse
una
busta
:
- Ecco, per lei...
- Una
lettera
?
- Non
credo
. Sarà la
nota
del
dottor
Ambrosini
. Il
servo
vuol
sapere
se
c'
è
risposta
.
Le
tremava
la
voce
.
Sorrise
.
- Subito, -
diss
'io; ma un'
improvvisa
tenerezza
mi
prese
,-
comprendendo
ch'ella
era
venuta con la
scusa
di quella
nota
per aver da me una
parola
che la
raffermasse
nelle sue
speranze
; un'
angosciosa
,
profonda
pietà
mi
vinse
,
pietà
di lei e di me,
pietà
crudele
, che mi
spingeva
irresistibilmente
a
carezzarla
, a
carezzare
in lei il mio
dolore
, il quale
soltanto
in lei, che pur ne
era
la
causa
, poteva
trovar
conforto
. E pur
sapendo
che mi sarei
compromesso
ancor più, non
seppi
resistere
: le
porsi
ambo
le
mani
. Ella,
fiduciosa
, ma col
volto
in
fiamme
,
alzò
pian
piano
sue e le
pose
sulle mie. Mi
attirai
allora la sua
testina
bionda
sul
petto
e le
passai
una
mano
su i
capelli
.
-
Povera
Adriana
!
- Perché? - mi
domandò
, sotto la
carezza
. - Non siamo
contenti
?
- Sì...
- E allora perché
povera
?
Ebbi in quel
momento
un
impeto
di
ribellione
, fui
tentato
di
svelarle
tutto, di
risponderle
: " Perché?
senti
io ti
amo
, e non posso, non
debbo
amarti
! Se tu vuoi però... ". Ma
dàlli
! Che poteva
volere
quella
mite
creatura
? Mi
premetti
forte
sul
petto
la sua
testina
, e
sentii
che sarei
stato
molto più
crudele
se dalla
gioja
suprema
a cui ella,
ignara
, si
sentiva
in quel
punto
inalzata
dall'
amore
, io l'avessi fatta
precipitare
nell'
abisso
della
disperazione
ch'
era
in me.
- Perché, -
dissi
,
lasciandola
, - perché
so
tante
cose
, per cui lei non può esser
contenta
...
Ebbe come uno
smarrimento
penosissimo
, nel
vedersi
,
cosi
d'un
tratto
,
sciolta
dalle mie
braccia
. Si
aspettava
forse, dopo quelle
carezze
, che io le dessi del tu? Mi
guardò
e,
notando
la mia
agitazione
,
domandò
esitante
:
-
Cose
... che
sa
lei... per sé, o qui... di
casa
mia?
Le
risposi
col
gesto
: " Qui, qui " per
togliermi
la
tentazione
che di
punto
in
punto
mi
vinceva
, di
parlare
, di
aprirmi
con lei.
L'avessi
fatto
!
Cagionandole
subito quell'
unico
,
forte
dolore
, gliene avrei
risparmiato
altri, e io non mi sarei
cacciato
in
nuovi
e più
aspri
garbugli
. Ma troppo
recente
era
allora la mia
triste
scoperta
, avevo ancor
bisogno
d'
approfondirla
bene
, e l'
amore
e la
pietà
mi
toglievano
il
coraggio
d'
infrangere
così d'un
tratto
le
speranze
di lei e la mia
vita
stessa, cioè quell'
ombra
d'
illusione
che di essa, finché
tacevo
, poteva ancora
restarmi
.
Sentivo
poi quanto
odiosa
sarebbe stata la
dichiarazione
che avrei
dovuto
farle, che io, cioè, avevo
moglie
ancora. Sì! sì!
Svelandole
che non ero
Adriano
Meis
io
tornavo
ad
essere
Mattia
Pascal
,
MORTO
E ANCORA
AMMOGLIATO
! Come si possono
dire
siffatte
cose
?
Era
il
colmo
, questo, della
persecuzione
che una
moglie
possa
esercitare
sul proprio
marito
:
liberarsene
lei,
riconoscendolo
morto
nel
cadavere
d'un
povero
annegato
, e
pesare
ancora, dopo la
morte
. su lui,
addosso
a lui, così. Io avrei potuto
ribellarmi
è
vero
,
dichiararmi
vivo
, allora... Ma chi, al
posto
mio, non si sarebbe
regolato
come me? Tutti, tutti, come me, in quel
punto
, nei
panni
miei, avrebbero
stimato
certo una
fortuna
potersi
liberare
in un modo così
inatteso
,
insperato
,
insperabile
, della
moglie
, della
suocera
, dei
debiti
, d'un'
egra
e
misera
esistenza
come quella mia. Potevo mai
pensare
, allora, che neanche
morto
mi sarei
liberato
della
moglie
? lei, sì, di me, e io no di lei? e che la
vita
che m'ero
veduta
dinanzi
libera
libera
libera
, non
fosse
in
fondo
che una
illusione
, la quale non poteva
ridursi
in
realtà
, se non
superficialissimamente
, e più
schiava
che mai,
schiava
delle
finzioni
, delle
menzogne
che con tanto
disgusto
m'ero
veduto
costretto
a
usare
,
schiava
del
timore
d'
essere
scoperto
, pur senza aver
commesso
alcun
delitto
?
Adriana
riconobbe
che non aveva in
casa
,
veramente
, di che esser
contenta
; ma
ora
... E con gli
occhi
e con un
mesto
sorriso
mi
domandò
se mai per me potesse
rappresentare
un
ostacolo
ciò che per lei
era
cagione
di
dolore
. " No, è
vero
? "
chiedeva
quello
sguardo
e quel
mesto
sorriso
.
- Oh, ma
paghiamo
il
dottor
Ambrosini
! -
esclamai
,
fingendo
di
ricordarmi
improvvisamente
della
nota
e del
servo
che
attendeva
di
là
.
Lacerai
la
busta
e, senza
por
tempo
in
mezzo
,
sforzandomi
d'
assumere
un
tono
scherzoso
: -
Seicento
lire
!
dissi
. -
Guardi
un po',
Adriana
: la
Natura
fa una delle sue
solite
stramberie
; per tanti
anni
mi
condanna
a
portare
un
occhio
,
diciamo
così,
disobbediente
; io
soffro
dolori
e
prigionia
per
correggere
lo
sbaglio
di lei, e
ora
per
giunta
mi
tocca
a
pagare
. Le
sembra
giusto
?
Adriana
sorrise
con
pena
.
- Forse, -
disse
, - il
dottor
Ambrosini
non sarebbe
contento
se lei gli
rispondesse
di
rivolgersi
alla
Natura
per il
pagamento
.
Credo
che si
aspetti
anche d'esser
ringraziato
, perché l'
occhio
...
- Le
par
che stia
bene
?
Ella si
sforzò
a
guardarmi
, e
disse
piano
,
riabbassando
subito gli
occhi
:
- Sì...
Pare
un altro...
- Io o l'
occhio
?
- Lei.
- Forse con questa
barbaccia
...
- No... Perché? Le sta
bene
...
Me lo sarei
cavato
con un
dito
, quell'
occhio
! Che m'
importava
più d'averlo a
posto
?
- Eppure, -
dissi
, - forse esso, per
conto
suo,
era
più
contento
prima.
Ora
mi
dà
un certo
fastidio
...
Basta
.
Passerà
!
Mi
recai
allo
stipetto
a
muro
, in cui
tenevo
il
denaro
. Allora
Adriana
accennò
di
volersene
andare
; io
stupido
, la
trattenni
; ma, già, come potevo
prevedere
? In tutti gl'
impicci
miei,
grandi
e
piccini
, sono
stato
, come s'è
visto
,
soccorso
sempre dalla
fortuna
.
Ora
ecco com'essa, anche questa
volta
, mi venne in
ajuto
.
Facendo per
aprire
lo
stipetto
,
notai
che la
chiave
non
girava
entro la
serratura
:
spinsi
appena appena e, subito, lo
sportellino
cedette
:
era
aperto
!
- Come! -
esclamai
. -
Possibile
ch'io l'abbia
lasciato
così?
Notando
il mio
improvviso
turbamento
,
Adriana
era
diventata
pallidissima
. La
guardai
, e:
- Ma qui...
guardi
,
signorina
, qui qualcuno ha
dovuto
metter
le
mani
!
C'
era
dentro lo
stipetto
un gran
disordine
: i miei
biglietti
di
banca
erano
stati
tratti
dalla
busta
di
cuojo
, in cui li
tenevo
custoditi
, ed erano
lì
sul
palchetto
sparpagliati
.
Adriana
si
nascose
il
volto
con le
mani
,
inorridita
. Io
raccolsi
febbrilmente
quei
biglietti
e mi
diedi
a
contarli
.
-
Possibile
? -
esclamai
, dopo aver
contato
,
passandomi
le
mani
tremanti
su la
fronte
ghiaccia
di
sudore
.
Adriana
fu per
mancare
, ma si
sorresse
a un
tavolinetto
lì
presso e
domandò
con una
voce
che non mi
parve
più la sua :
- Hanno
rubato
?
-
Aspetti
...
aspetti
... Com'è
possibile
? -
dissi
io.
E mi
rimisi
a
contare
,
sforzando
rabbiosamente
le
dita
e la
carta
, come se, a
furia
di
stropicciare
, potessero da quei
biglietti
venir fuori gli altri che
mancavano
.
- Quanto? - mi
domandò
ella,
scontraffatta
dall'
orrore
, dal
ribrezzo
, appena ebbi
finito
di
contare
.
-
Dodici
...
dodici
mila
lire
... -
balbettai
. - Erano
sessantacinque
... sono
cinquantatré
!
Conti
lei...
Se non avessi
fatto
a
tempo
a
sorreggerla
, la
povera
Adriana
sarebbe
caduta
per
terra
, come sotto una
mazzata
. Tuttavia, con uno
sforzo
supremo
, ella poté
riaversi
ancora una
volta
, e
singhiozzando
,
convulsa
,
cercò
di
sciogliersi
da me che volevo
adagiarla
su la
poltrona
e fece per
spingersi
verso l'
uscio
:
-
Chiamo
il
babbo
!
chiamo
il
babbo
!
- No! - le
gridai
,
trattenendola
e
costringendola
a
sedere
. - Non si
agiti
così, per
carità
! Lei mi fa più
male
... Io non voglio, non voglio! Che
c'
entra
lei? Per
carità
, si
calmi
. Mi
lasci
prima
accertare
, perché... sì, lo
stipetto
era
aperto
, ma io non posso, non voglio
credere
ancora a un
furto
così
ingente
... Stia
buona
,
via
!
E
daccapo
, per un
ultimo
scrupolo
,
tornai
a
contare
i
biglietti
; pur
sapendo
di certo che tutto il mio
denaro
stava
lì
, in quello
stipetto
, mi
diedi
a
rovistare
da per tutto, anche dove non
era
in alcun modo
possibile
ch'io avessi
lasciato
una tal
somma
, tranne che non
fossi
stato
colto
da un
momento
di
pazzia
. E per
indurmi
a quella
ricerca
che m'
appariva
a
mano
a
mano
sempre più
sciocca
e
vana
, mi
sforzavo
di
credere
inverosimile
l'
audacia
del
ladro
. Ma
Adriana
, quasi
farneticando
, con le
mani
sul
volto
, con la
voce
rotta
dai
singhiozzi
:
- E
inutile
! è
inutile
! -
gemeva
. -
Ladro
...
ladro
... anche
ladro
!... Tutto
congegnato
avanti... Ho
sentito
, nel
bujo
... m'è
nato
il
sospetto
... ma non volli
credere
ch'egli potesse
arrivare
fino
a tanto...
Papiano
, sì: il
ladro
non poteva esser altri che lui; lui, per
mezzo
del
fratello
, durante quelle
sedute
spiritiche
...
- Ma come mai, -
gemette
ella,
angosciata
, - come mai
teneva
lei tanto
denaro
,
cosi
, in
casa
?
Mi
voltai
a
guardarla
,
inebetito
. Che
risponderle
? Potevo
dirle
che per
forza
, nella
condizione
mia
dovevo
tener
con me il
denaro
? potevo
dirle
che mi
era
interdetto
d'
investirlo
in qualche modo, d'
affidarlo
a qualcuno? che non avrei potuto neanche
lasciarlo
in
deposito
in qualche
banca
, giacché, se poi per
caso
fosse
sorta
qualche
difficoltà
non
improbabile
per
ritirarlo
, non avrei più avuto modo di far
riconoscere
il mio
diritto
su esso?
E, per non
apparire
stupito
, fui
crudele
:
- Potevo mai
supporre
? -
dissi
.
Adriana
si
coprì
di
nuovo
il
volto
con le
mani
,
gemendo
,
straziata
:
-
Dio
!
Dio
!
Dio
!
Lo
sgomento
che avrebbe
dovuto
assalire
il
ladro
nel
commettere
il
furto
,
invase
me, invece, al
pensiero
di ciò che sarebbe
avvenuto
.
Papiano
non poteva certo
supporre
ch'io
incolpassi
di quel
furto
il
pittore
spagnuolo
o il
signor
Anselmo
, la
signorina
Caporale
o la
serva
di
casa
o lo
spirito
di
Max
:
doveva
esser certo che avrei
incolpato
lui, lui e il
fratello
: eppure, ecco, ci s'
era
messo
, quasi
sfidandomi
.
E io? che potevo far io?
Denunziarlo
? E come? Ma niente, niente, niente! io non potevo far niente! ancora una
volta
, niente! Mi
sentii
atterrato
,
annichilito
.
Era
la
seconda
scoperta
, in quel
giorno
!
Conoscevo
il
ladro
, e non potevo
denunziarlo
. Che
diritto
avevo io alla
protezione
della
legge
? Io ero fuori d'ogni
legge
. Chi ero io? Nessuno! Non
esistevo
io, per la
legge
. E chiunque,
ormai
, poteva
rubarmi
; e io,
zitto
!
Ma, tutto questo,
Papiano
non poteva
saperlo
. E dunque?
- Come ha potuto farlo? -
dissi
quasi tra me. - Da che gli è potuto venire tanto
ardire
?
Adriana
levò
il
volto
dalle
mani
e mi
guardò
stupita
, come per
dire
: " E non lo
sai
? ".
- Ah, già! -
feci
,
comprendendo
a un
tratto
.
- Ma lei lo
denunzierà
! -
esclamò
ella,
levandosi
in
piedi
. - Mi
lasci
, la
prego
, mi
lasci
chiamare
il
babbo
... Lo
denunzierà
subito!
Feci
in
tempo
a
trattenerla
ancora una
volta
. Non ci
mancava
altro, che
ora
, per
giunta
,
Adriana
mi
costringesse
a
denunziare
il
furto
! Non
bastava
che mi avessero
rubato
, come niente,
dodici
mila
lire
?
Dovevo
anche
temere
che il
furto
si
conoscesse
;
pregare
,
scongiurare
Adriana
che non lo
gridasse
forte
, non lo
dicesse
a nessuno, per
carità
? Ma che!
Adriana
- e
ora
lo
intendo
bene
- non poteva
assolutamente
permettere
che io
tacessi
e
obbligassi
anche lei al
silenzio
, non poteva in verun modo
accettare
quella che
pareva
una mia
generosità
, per tante
ragioni
: prima per il suo
amore
, poi per l'
onorabilità
della sua
casa
, e anche per me e per l'
odio
ch'ella
portava
al
cognato
.
Ma in quel
frangente
, la sua
giusta
ribellione
mi
parve
proprio di più:
esasperato
, le
gridai
:
- Lei si starà
zitta
:
gliel
'
impongo
! Non
dirà
nulla a nessuno, ha
capito
? Vuole uno
scandalo
?
- No! no! - s'
affrettò
a
protestare
,
piangendo
, la
povera
Adriana
. - Voglio
liberar
la mia
casa
dall'
ignominia
di quell'
uomo
!
- Ma egli
negherà
! -
incalzai
io. - E allora, lei, tutti di
casa
innanzi al
giudice
... Non
capisce
?
- Si,
benissimo
! -
rispose
Adriana
con
fuoco
, tutta
vibrante
di
sdegno
. -
Neghi
,
neghi
pure
! Ma noi, per
conto
nostro, abbiamo altro,
creda
, da
dire
contro di lui. Lei lo
denunzii
, non abbia
riguardo
, non
tema
per noi... Ci farà un
bene
,
creda
, un gran
bene
!
Vendicherà
la
povera
sorella
mia...
Dovrebbe
intenderlo
,
signor
Meis
, che mi
offenderebbe
, se non lo facesse. Io voglio, voglio che lei lo
denunzii
. Se non lo fa lei, lo farò io! Come vuole che io
rimanga
con mio
padre
sotto quest'
onta
! No! no! no! E poi...
Me la
strinsi
fra le
braccia
: non
pensai
più al
denaro
rubato
,
vedendola
soffrire
così,
smaniare
,
disperata
: e le
promisi
che avrei
fatto
com'ella voleva purché si
calmasse
. No, che
onta
? non
c'
era
alcuna
onta
per lei, né per il suo
babbo
; io
sapevo
su chi
ricadeva
la
colpa
di quel
furto
;
Papiano
aveva
stimato
che il mio
amore
per lei
valesse
bene
dodicimila
lire
, e io
dovevo
dimostrargli
di no?
Denunziarlo
? Ebbene, sì, l'avrei
fatto
, non per me, ma per
liberar
la
casa
di lei da quel
miserabile
: sì, ma a un
patto
: che ella prima di tutto si
calmasse
, non
piangesse
più così,
via
!
via
! e poi, che mi
giurasse
su quel che aveva di più
caro
al
mondo
, che non avrebbe
parlato
a nessuno, a nessuno, di quel
furto
, se prima io non
consultavo
un
avvocato
per tutte le
conseguenze
che, in tanta
sovreccitazione
, né io né lei potevamo
prevedere
.
- Me lo
giura
? Su ciò che ha di più
caro
?
Me lo
giurò
, e con uno
sguardo
, tra le
lagrime
, mi fece
intendere
su che cosa me lo
giurava
, che cosa avesse di più
caro
.
Povera
Adriana
!
Rimasi
lì
, solo, in
mezzo
alla
camera
,
sbalordito
,
vuoto
,
annientato
, come se tutto il
mondo
per me si
fosse
fatto
vano
. Quanto
tempo
passò
prima ch'io mi
riavessi
? E come mi
riebbi
?
Scemo
...
scemo
!... Come uno
scemo
,
andai
a
osservare
lo
sportello
dello
stipetto
, per
vedere
se non ci
fosse
qualche
traccia
di
violenza
. No: nessuna
traccia
:
era
stato
aperto
pulitamente
, con un
grimaldello
, mentr'io
custodivo
con tanta
cura
in
tasca
la
chiave
.
- E non si
sente
lei, - mi aveva
domandato
il
Paleari
alla
fine
dell'
ultima
seduta
, - non si
sente
lei come se le avessero
sottratto
qualche cosa?
Dodici
mila
lire
!
Di
nuovo
il
pensiero
della mia
assoluta
impotenza
, della mia
nullità
, mi
assalì
, mi
schiacciò
. Il
caso
che potessero
rubarmi
e che io
fossi
costretto
a
restar
zitto
e
finanche
con la
paura
che il
furto
fosse
scoperto
, come se l'avessi
commesso
io e non un
ladro
a mio
danno
, non mi s'
era
davvero
affacciato
alla
mente
.
Dodici
mila
lire
? Ma poche! poche! Possono
rubarmi
tutto,
levarmi
fin
la
camicia
di
dosso
; e io,
zitto
! Che
diritto
ho io di
parlare
? La prima cosa che mi
domanderebbero
, sarebbe questa: " E voi chi siete?
Donde
vi
era
venuto quel
denaro
? ". Ma senza
denunziarlo
...
vediamo
un po'! se questa
sera
io lo
afferro
per il collo e gli
grido
: " Qua subito il
denaro
che hai
tolto
di
là
, dallo
stipetto
,
pezzo
di
ladro
! ". Egli
strilla
;
nega
; può forse
dirmi
: "
Sissignore
, eccolo qua, I'ho
preso
per
isbaglio
... "? E allora? Ma
c'
è il
caso
che mi
dia
anche
querela
per
diffamazione
.
Zitto
, dunque,
zitto
! M'è
sembrata
una
fortuna
l'esser
creduto
morto
? Ebbene, e sono
morto
davvero
.
Morto
?
Peggio
che
morto
; me l'ha
ricordato
il
signor
Anselmo
: i
morti
non
debbono
più
morire
, e io sì: io sono ancora
vivo
per la
morte
e
morto
per la
vita
. Che
vita
infatti può esser più la mia? La
noja
di prima, la
solitudine
, la
compagnia
di me stesso?
Mi
nascosi
il
volto
con le
mani
;
caddi
a
sedere
su la
poltrona
.
Ah,
fossi
stato
almeno un
mascalzone
! avrei potuto forse
adattarmi
a
restar
così,
sospeso
nell'
incertezza
della
sorte
,
abbandonato
al
caso
,
esposto
a un
rischio
continuo
, senza
base
, senza
consistenza
. Ma io? Io, no. E che fare, dunque?
Andarmene
via
? E dove? E
Adriana
? Ma che potevo fare per lei? Nulla... nulla... Come
andarmene
però così, senz'alcuna
spiegazione
, dopo quanto
era
accaduto
? Ella ne avrebbe
cercato
la
causa
in quel
furto
; avrebbe
detto
: " E perché ha voluto
salvare
il
reo
, e
punir
me
innocente
? ". Ah no, no,
povera
Adriana
! Ma, d'altra
parte
, non potendo far nulla come
sperare
di
rendere
men
trista
la mia
parte
verso di lei? Per
forza
dovevo
dimostrarmi
inconseguente
e
crudele
. L'
inconseguenza
, la
crudeltà
erano della mia stessa
sorte
, e io per il
primo
ne
soffrivo
.
Fin
Papiano
, il
ladro
,
commettendo
il
furto
,
era
stato
più
conseguente
e
men
crudele
di quel che pur troppo avrei
dovuto
dimostrarmi
io.
Egli voleva
Adriana
, per non
restituire
al
suocero
la
dote
della prima
moglie
: io avevo voluto
togliergli
Adriana
? e dunque la
dote
bisognava
che la
restituissi
io, al
Paleari
.
Per
ladro
,
conseguentissimo
!
Ladro
? Ma neanche
ladro
: perché la
sottrazione
, in
fondo
, sarebbe stata più
apparente
che
reale
: infatti,
conoscendo
egli l'
onestà
di
Adriana
, non poteva
pensare
ch'io volessi farne la mia
amante
: volevo certo farla mia
moglie
: ebbene allora avrei
riavuto
il mio
denaro
sotto
forma
di
dote
d'
Adriana
, e per di più avrei avuto una
mogliettina
saggia
e
buona
: che
cercavo
di più?
Oh, io ero
sicuro
che, potendo
aspettare
, e se
Adriana
avesse avuto la
forza
di
serbare
il
segreto
, avremmo
veduto
Papiano
attener
la
promessa
di
restituire
, anche prima dell'
anno
di
comporto
, la
dote
della
defunta
moglie
.
Quel
denaro
, è
vero
, non poteva più venire a me, perché
Adriana
non poteva esser mia: ma sarebbe
andato
a lei, se ella
ora
avesse
saputo
tacere
,
seguendo
il mio
consiglio
, e se io mi
fossi
potuto
trattenere
ancora per qualche po' di
tempo
lì
. Molta
arte
, molta
arte
avrei
dovuto
adoperare
, e allora
Adriana
, se non altro, ci avrebbe forse
guadagnato
questo: la
restituzione
della sua
dote
.
M'
acquietai
un po', almeno per lei,
pensando
così. Ah, non per me! Per me
rimaneva
la
crudezza
della
frode
scoperta
, quella de la mia
illusione
, di
fronte
a cui
era
nulla il
furto
delle
dodici
mila
lire
,
era
anzi un
bene
, se poteva
risolversi
in un
vantaggio
per
Adriana
.
Io mi
vidi
escluso
per sempre dalla
vita
, senza
possibilità
di
rientrarvi
. Con quel
lutto
nel
cuore
, con quell'
esperienza
fatta, me ne sarei
andato
via
,
ora
, da quella
casa
, a cui mi ero già
abituato
, in cui avevo
trovato
un po' di
requie
, in cui mi ero
fatto
quasi il
nido
; e di
nuovo
per le
strade
, senza
meta
, senza
scopo
, nel
vuoto
. La
paura
di
ricader
nei
lacci
della
vita
, mi avrebbe
fatto
tenere
più
lontano
che mai dagli
uomini
, solo, solo' affatto solo,
diffidente
,
ombroso
; e il
supplizio
di
Tantalo
si sarebbe
rinnovato
per me.
Uscii
di
casa
, come un
matto
. Mi
ritrovai
dopo un
pezzo
per la
via
Flaminia
, vicino a
Ponte
Molle
. Che ero
andato
a far
lì
? Mi
guardai
attorno
; poi gli
occhi
mi s'
affisarono
su l'
ombra
del mio
corpo
, e
rimasi
un
tratto
a
contemplarla
;
infine
alzai
un
piede
rabbiosamente
su essa. Ma io no, io non potevo
calpestarla
, l'
ombra
mia.
Chi
era
più
ombra
di noi due? io o lei?
Due
ombre
!
Là
,
là
per
terra
; e ciascuno poteva
passarci
sopra:
schiacciarmi
la
testa
,
schiacciarmi
il
cuore
: e io,
zitto
; l'
ombra
,
zitta
.
L'
ombra
d'un
morto
: ecco la mia
vita
...
Passò
un
carro
:
rimasi
lì
fermo
,
apposta
: prima il
cavallo
, con le quattro
zampe
, poi le
ruote
del
carro
.
-
Là
,
cosi
!
forte
, sul collo! Oh, oh, anche tu,
cagnolino
?
Sù
, da
bravo
, si:
alza
un'
anca
!
alza
un'
anca
!
Scoppiai
a
ridere
d'un
maligno
riso
; il
cagnolino
scappò
via
,
spaventato
; il
carrettiere
si
voltò
a
guardarmi
. Allora mi
mossi
; e l'
ombra
, meco, dinanzi.
Affrettai
il
passo
per
cacciarla
sotto altri
carri
, Sotto i
piedi
de'
viandanti
,
voluttuosamente
. Una
smania
mala
mi aveva
preso
, quasi
adunghiandomi
il
ventre
; alla
fine
non potei più
vedermi
davanti quella mia
ombra
; avrei voluto
scuotermela
dai
piedi
. Mi
voltai
; ma ecco; la avevo dietro,
ora
.
" E se mi
metto
a
correre
, "
pensai
, " mi
seguirà
! "
Mi
stropicciai
forte
la
fronte
, per
paura
che stessi per
ammattire
, per
farmene
una
fissazione
. Ma si! così
era
! il
simbolo
, lo
spettro
della mia
vita
era
quell'
ombra
: ero io,
là
per
terra
,
esposto
alla mercé dei
piedi
altrui. Ecco quello che
restava
di
Mattia
Pascal
,
morto
alla
Stìa
: la sua
ombra
per le
vie
di
Roma
.
Ma aveva un
cuore
, quell'
ombra
, e non poteva
amare
; aveva
denari
, quell'
ombra
, e ciascuno poteva
rubarglieli
; aveva una
testa
, ma per
pensare
e
comprendere
ch'
era
la
testa
di un'
ombra
, e non l'
ombra
d'una
testa
. Proprio
cosi
!
Allora la
sentii
come cosa
viva
, e
sentii
dolore
per essa, come il
cavallo
e le
ruote
del
carro
e i
piedi
de'
viandanti
ne avessero
veramente
fatto
strazio
. E non volli
lasciarla
più
lì
,
esposta
, per
terra
.
Passò
un
tram
, e vi
montai
.
Rientrando
in
casa
...
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