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Luigi Pirandello
Il fu Mattia Pascal
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Il ritratto di Minerva
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Il
ritratto
di
Minerva
Già prima che mi
fosse
aperta
la
porta
,
indovinai
che qualcosa di
grave
doveva
essere
accaduto
in
casa
:
sentivo
gridare
Papiano
e il
Paleari
. Mi venne
incontro
, tutta
sconvolta
, la
Caporale
:
- E dunque
vero
?
Dodici
mila
lire
?
M'
arrestai
,
ansante
,
smarrito
.
Scipione
Papiano
, l'
epilettico
,
attraversò
in quel
momento
la
saletta
d'
ingresso
,
scalzo
, con le
scarpe
in
mano
,
pallidissimo
, senza
giacca
; mentre il
fratello
strillava
di
là
:
- E
ora
denunzii
!
denunzii
!
Subito una
fiera
stizza
m'
assalì
contro
Adriana
che, non
ostante
il
divieto
, non
ostante
il
giuramento
, aveva
parlato
.
- Chi l'ha
detto
? -
gridai
alla
Caporale
. - Non è
vero
niente: ho
ritrovato
il
denaro
!
La
Caporale
mi
guardò
stupita
:
- Il
denaro
?
Ritrovato
?
Davvero
? Ah,
Dio
sia
lodato
! -
esclamò
,
levando
le
braccia
; e
corse
,
seguìta
da me, ad
annunziare
esultante
nel
salotto
da
pranzo
, dove
Papiano
e il
Paleari
gridavano
e
Adriana
piangeva
: -
Ritrovato
!
ritrovato
! Ecco il
signor
Meis
! Ha
ritrovato
il
denaro
!
- Come!
-
Ritrovato
?
-
Possibile
?
Restarono
trasecolati
tutti e tre; ma
Adriana
e il
padre
, col
volto
in
fiamme
;
Papiano
, all'
incontro
,
terreo
,
scontraffatto
.
Lo
fissai
per un
istante
.
Dovevo
essere
più
pallido
di lui, e
vibravo
tutto. Egli
abbassò
gli
occhi
, come
atterrito
, e si
lasciò
cader
dalle
mani
la
giacca
del
fratello
. Gli
andai
innanzi, quasi a
petto
, e gli
tesi
la
mano
.
- Mi
scusi
tanto; lei, e tutti... mi
scusino
, -
dissi
.
- No! -
gridò
Adriana
,
indignata
; ma subito si
premé
il
fazzoletto
su la
bocca
.
Papiano
la
guardò
, e non
ardì
di
porgermi
la
mano
. Allora io
ripetei
:
- Mi
scusi
... - e
protesi
ancor più la
mano
, per
sentire
la sua, come
tremava
.
Pareva
la
mano
d'un
morto
, e anche gli
occhi
,
torbidi
e quasi
spenti
,
parevano
d'un
morto
.
- Sono proprio
dolente
, -
soggiunsi
, - dello
scompiglio
, del
grave
dispiacere
che, senza
volerlo
, ho
cagionato
.
- Ma no... cioè, sì...
veramente
, -
balbettò
il
Paleari
, - ecco,
era
una cosa che... sì, non poteva
essere
,
perbacco
!
Felicissimo
,
signor
Meis
, sono proprio
felicissimo
che lei abbia
ritrovato
codesto
denaro
, perché...
Papiano
sbuffò
, si
passò
ambo
le
mani
su la
fronte
sudata
e sul
capo
e,
voltandoci
le
spalle
, si
pose
a
guardare
verso il
terrazzino
.
- Ho
fatto
come quel tale... -
ripresi
,
forzandomi
a
sorridere
. -
Cercavo
l'
asino
e
c'
ero sopra. Avevo le
dodici
mila
lire
qua, nel
portafogli
, con me.
Ma
Adriana
, a questo
punto
, non poté più
reggere
:
- Ma se lei, -
disse
, - ha
guardato
, me
presente
, da per tutto, anche nel
portafogli
; se
lì
, nello
stipetto
...
- Sì,
signorina
, - la
interruppi
, con
fredda
e
severa
fermezza
. - Ma ho
cercato
male
,
evidentemente
, dal
punto
che le ho
ritrovate
...
Chiedo
anzi
scusa
a lei in
special
modo, che per la mia
storditaggine
, ha
dovuto
soffrire
più degli altri. Ma
spero
che...
- No! no! no! -
gridò
Adriana
,
rompendo
in
singhiozzi
e
uscendo
precipitosamente
dalla
stanza
,
seguita
dalla
Caporale
.
- Non
capisco
... - fece il
Paleari
,
stordito
.
Papiano
si
voltò
,
irosamente
:
- Io me ne
vado
lo stesso,
oggi
...
Pare
che,
ormai
, non ci sia più
bisogno
di... di...
S'
interruppe
, come se si
sentisse
mancare
il
fiato
; volle
volgersi
a me, ma non gli
bastò
l'
animo
di
guardarmi
in
faccia
:
- Io... io non ho potuto,
creda
, neanche
dire
di no... quando mi hanno... qua,
preso
in
mezzo
... Mi son
precipitato
su mio
fratello
che... nella sua
incoscienza
...
malato
com'è...
irresponsabile
, cioè,
credo
... chi
sa
! si poteva
immaginare
, che... L'ho
trascinato
qua... Una
scena
selvaggia
! Mi son
veduto
costretto
a
spogliarlo
... a
frugargli
addosso
... da per tutto... negli
abiti
,
fin
nelle
scarpe
... E lui... ah!
Il
pianto
, a questo
punto
, gli fece
impeto
alla
gola
; gli
occhi
gli si
gonfiarono
di
lagrime
; e, come
strozzato
dall'
angoscia
,
aggiunse
:
- Così hanno
veduto
che... Ma già, se lei... Dopo questo, io me ne
vado
!
- Ma no!
Nient
'affatto! -
diss
'io allora, - Per
causa
mia? Lei
deve
rimanere
qua! Me n'
andrò
io
piuttosto
!
- Che dice mai,
signor
Meis
? -
esclamò
dolente
, il
Paleari
.
Anche
Papiano
,
impedito
dal
pianto
che pur voleva
soffocare
,
negò
con la
mano
; poi
disse
:
-
Dovevo
...
dovevo
andarmene
; anzi, tutto questo è
accaduto
perché io... così,
innocentemente
...
annunziai
che volevo
andarmene
, per
via
di mio
fratello
che non si può più
tenere
in
casa
... Il
marchese
, anzi, mi ha
dato
... - l'ho qua - una
lettera
per il
direttore
di una
casa
di
salute
a
Napoli
, dove
devo
recarmi
anche per altri
documenti
che gli
bisognano
... E mia
cognata
allora, che ha per lei...
meritatamente
, tanto... tanto
riguardo
... è
saltata
sù
a
dire
che nessuno
doveva
muoversi
di
casa
... che tutti
dovevamo
rimanere
qua... perché lei... non
so
... aveva
scoperto
... A me, questo! al proprio
cognato
!... l'ha
detto
proprio a me... forse perché io,
miserabile
ma
onorato
,
debbo
ancora
restituire
qua, a mio
suocero
...
- Ma che
vai
pensando
,
adesso
! -
esclamò
,
interrompendolo
, il
Paleari
.
- No! -
raffermò
fieramente
Papiano
. - Io ci
penso
! ci
penso
bene
, non
dubitate
! E se me ne
vado
...
Povero
,
povero
,
povero
Scipione
!
Non
riuscendo
più a
frenarsi
,
scoppiò
in
dirotto
pianto
.
- Ebbene, - fece il
Paleari
,
intontito
e
commosso
. - E che
c'
entra
più
adesso
?
-
Povero
fratello
mio! -
seguitò
Papiano
, con tale
schianto
di
sincerità
, che anch'io mi
sentii
quasi
agitare
le
viscere
della
misericordia
.
Intesi
in quello
schianto
il
rimorso
, ch'egli
doveva
provare
in quel
momento
per il
fratello
, di cui si
era
servito
, a cui avrebbe
addossato
la
colpa
del
furto
, se io lo avessi
denunziato
, e a cui
poc'
anzi aveva
fatto
patir
l'
affronto
di quella
perquisizione
.
Nessuno
meglio
di lui
sapeva
ch'io non potevo, aver
ritrovato
il
danaro
ch'egli mi aveva
rubato
. Quella mia
inattesa
dichiarazione
, che lo
salvava
proprio nel
punto
in cui,
vedendosi
perduto
, egli
accusava
il
fratello
o almeno
lasciava
intendere
-
secondo
il
disegno
che
doveva
aver prima
stabilito
- che
soltanto
questi poteva
essere
l'
autore
del
furto
, lo aveva
addirittura
schiacciato
.
Ora
piangeva
per un
bisogno
irrefrenabile
di
dare
uno
sfogo
all'
animo
così
tremendamente
percosso
, e
fors
'anche perché
sentiva
che non poteva stare, se non così,
piangente
, di
fronte
a me. Con quel
pianto
egli mi si
prostrava
, mi s'
inginocchiava
quasi ai
piedi
, ma a
patto
ch'io
mantenessi
la mia
affermazione
, d'aver cioè
ritrovato
il
denaro
: che se io mi
fossi
approfittato
di
vederlo
ora
avvilito
per
tirarmi
indietro
, mi si sarebbe
levato
contro,
furibondo
. Egli -
era
già
inteso
- non
sapeva
e non
doveva
saper
nulla di quel
furto
, e io, con quella mia
affermazione
, non
salvavo
che suo
fratello
, il quale, in
fin
de'
conti
,
ov
'io l'avessi
denunziato
, non avrebbe avuto forse a
patir
nulla,
data
la sua
infermità
; dal
canto
suo, ecco, egli s'
impegnava
, come già aveva
lasciato
intravedere
, a
restituir
la
dote
al
Paleari
.
Tutto questo mi
parve
di
comprendere
da quel suo
pianto
.
Esortato
dal
signor
Anselmo
e anche da me, alla
fine
egli si
quietò
;
disse
che sarebbe
ritornato
presto da
Napoli
, appena
chiuso
il
fratello
nella
casa
di
salute
,
liquidate
le sue
competenze
in un certo
negozio
che
ultimamente
aveva
avviato
colà
in
società
con un suo
amico
, e fatte le
ricerche
dei
documenti
che
bisognavano
al
marchese
.
- Anzi, a
proposito
, -
conchiuse
,
rivolgendosi
a me. - Chi ci
pensava
più? Il
signor
marchese
mi aveva
detto
che, se non le
dispiace
,
oggi
...
insieme
con mio
suocero
e con
Adriana
...
- Ah,
bravo
, sì! -
esclamò
il
signor
Anselmo
, senza
lasciarlo
finire
. -
Andremo
tutti...
benissimo
! Mi
pare
che ci sia
ragione
di stare
allegri
,
ora
,
perbacco
! Che ne dice,
signor
Adriano
?
- Per me... -
feci
io,
aprendo
le
braccia
.
- E allora, verso le quattro...
Va
bene
? -
propose
Papiano
,
asciugandosi
definitivamente
gli
occhi
.
Mi
ritirai
in
camera
. Il mio
pensiero
corse
subito ad
Adriana
, che se n'
era
scappata
singhiozzando
, dopo quella mia
smentita
. E se
ora
fosse
venuta a
domandarmi
una
spiegazione
? Certo non poteva
credere
neanche lei, ch'io avessi
davvero
ritrovato
il
denaro
. Che
doveva
ella dunque
supporre
? Ch'io,
negando
a quel modo il
furto
, avevo voluto
punirla
del
mancato
giuramento
. Ma perché?
Evidentemente
perché dall'
avvocato
, a cui le avevo
detto
di voler
ricorrere
per
consiglio
prima di
denunziare
il
furto
, avevo
saputo
che anche lei e tutti di
casa
sarebbero
stati
chiamati
responsabili
di esso. Ebbene, e non mi aveva ella
detto
che
volentieri
avrebbe
affrontato
lo
scandalo
? Sì: ma io -
era
chiaro
- io non avevo voluto: avevo
preferito
di
sacrificar
così
dodici
mila
lire
... E dunque,
doveva
ella
credere
che
fosse
generosità
da
parte
mia,
sacrifizio
per
amor
di lei? Ecco a quale altra
menzogna
mi
costringeva
la mia
condizione
:
stomachevole
menzogna
, che mi faceva
bello
di una
squisita
,
delicatissima
prova
d'
amore
,
attribuendomi
una
generosità
tanto più
grande
, quanto meno da lei
richiesta
e
desiderata
.
Ma no! Ma no! Ma no! Che
andavo
fantasticando
? A ben altre
conclusioni
dovevo
arrivare
,
seguendo
la
logica
di quella mia
menzogna
necessaria
e
inevitabile
. Che
generosità
! che
sacrifizio
! che
prova
d'
amore
! Avrei potuto forse
lusingare
più oltre quella
povera
fanciulla
?
Dovevo
soffocarla
,
soffocarla
, la mia
passione
; non
rivolgere
più ad
Adriana
né uno
sguardo
né una
parola
d'
amore
. E allora? Come avrebbe potuto ella
mettere
d'
accordo
quella mia
apparente
generosità
col
contegno
che d'
ora
innanzi
dovevo
impormi
di
fronte
a lei. Io ero dunque
tratto
per
forza
a
profittar
di quel
furto
ch'ella aveva
svelato
contro la mia
volontà
e che io avevo
smentito
, per
troncare
ogni
relazione
con lei. Ma che
logica
era
questa? delle due l'una: o io avevo
patito
il
furto
, e allora per qual
ragione
,
conoscendo
il
ladro
, non lo
denunziavo
, e
ritraevo
invece da lei il mio
amore
, come se anch'ella ne
fosse
colpevole
? o io avevo
realmente
ritrovato
il
denaro
, e allora perché non
seguitavo
ad
amarla
?
Sentii
soffocarmi
dalla
nausea
, dall'
ira
, dall'
odio
per me stesso. Avessi almeno potuto
dirle
che non
era
generosità
la mia; che io non potevo, in alcun modo,
denunziare
il
furto
... Ma
dovevo
pur
dargliene
una
ragione
... Eran forse
denari
rubati
, i miei? Ella avrebbe potuto
supporre
anche questo... O
dovevo
dirle
ch'ero un
perseguitato
, un
fuggiasco
compromesso
, che
doveva
viver
nell'
ombra
e non poteva
legare
alla sua
sorte
quella d'una
donna
? Altre
menzogne
alla
povera
fanciulla
... Ma, d'altra
parte
, la
verità
ch'
ora
appariva
a me stesso
incredibile
, una
favola
assurda
, un
sogno
insensato
,
Ia
verità
potevo io
dirgliela
? Per non
mentire
anche
adesso
,
dovevo
confessarle
d'aver
mentito
sempre? Ecco a che m'avrebbe
condotto
la
rivelazione
del mio
stato
. E a che pro? Non sarebbe stata né una
scusa
per me, né un
rimedio
per lei.
Tuttavia,
sdegnato
,
esasperato
com'ero in quel
momento
, avrei forse
confessato
tutto ad
Adriana
, se lei, invece di
mandare
la
Caporale
,
fosse
entrata
di
persona
in
camera
mia a
spiegarmi
perché
era
venuta meno al
giurarnento
.
La
ragione
m'
era
già
nota
:
Papiano
stesso me l'aveva
detta
. La
Caporale
soggiunse
che
Adriana
era
inconsolabile
.
- E perché? -
domandai
, con
forzata
indifferenza
.
- Perché non
crede
, - mi
rispose
, - che lei abbia
davvero
ritrovato
il
danaro
.
Mi
nacque
lì
per
lì
l'
idea
(che s'
accordava
, del
resto
, con le
condizioni
dell'
animo
mio, con la
nausea
che
provavo
di me stesso) l'
idea
di far
perdere
ad
Adriana
ogni
stima
di me, perché non mi
amasse
più
dimostrandomele
falso
,
duro
,
volubile
,
interessato
... Mi sarei
punito
così del
male
che le avevo
fatto
. Sul
momento
, sì, le avrei
cagionato
altro
male
, ma a
fin
di
bene
, per
guarirla
.
- Non
crede
? Come no? -
dissi
, con un
tristo
riso
, alla
Caporale
. -
Dodici
mila
lire
,
signorina
... e che son
rena
?
crede
ella che sarei così
tranquillo
, se
davvero
me le avessero
rubate
?
- Ma
Adriana
mi ha
detto
... - si
provò
ad
aggiungere
quella.
-
Sciocchezze
!
sciocchezze
! -
troncai
io. - E
vero
,
guardi
...
sospettai
per un
momento
... Ma
dissi
pure
alla
signorina
Adriana
che non
credevo
possibile
il
furto
... E difatti,
via
! Che
ragione
, del
resto
, avrei io a
dire
che ho
ritrovato
il
denaro
, se non l'avessi
davvero
ritrovato
?
La
signorina
Caporale
si
strinse
ne le
spalle
.
- Forse
Adriana
crede
che lei possa avere qualche
ragione
per...
- Ma no! ma no! - m'
affrettai
a
interromperla
. - Si
tratta
,
ripeto
, di
dodici
mila
lire
,
signorina
. Fossero state
trenta
, quaranta
lire
, eh
via
!... Non ho di queste
idee
generose
,
creda
pure
... Che
diamine
! ci vorrebbe un
eroe
...
Quando la
signorina
Caporale
andò
via
, per
riferire
ad
Adriana
le mie
parole
, mi
torsi
le
mani
, me le
addentai
.
Dovevo
regolarmi
proprio così?
Approfittarmi
di quel
furto
, come se con quel
denaro
rubato
volessi
pagarla
,
compensarla
delle
speranze
deluse
? Ah,
era
vile
questo mio modo d'
agire
! Avrebbe certo
gridato
di
rabbia
, ella, di
là
, e mi avrebbe
disprezzato
... senza
comprendere
che il suo
dolore
era
anche il mio. Ebbene,
cosi
doveva
essere
! Ella
doveva
odiarmi
,
disprezzarmi
, com'io mi
odiavo
e mi
disprezzavo
. E anzi per
inferocire
di più contro me stesso, per far
crescere
il suo
disprezzo
, mi sarei
mostrato
ora
tenerissimo
verso
Papiano
, verso il suo
nemico
, come per
compensarlo
a gli
occhi
di lei del
sospetto
concepito
a suo
carico
. Sì, sì, e avrei
stordito
così anche il mio
ladro
, sì,
fino
a far
credere
a tutti ch'io
fossi
pazzo
... E ancora più, ancora più: non
dovevamo
or
ora
andare
in
casa
del
marchese
Giglio
? ebbene, mi sarei
messo
, quel
giorno
stesso, a far la
corte
alla
signorina
Pantogada
.
- Mi
disprezzerai
ancor più,
cosi
,
Adriana
!
gemetti
,
rovesciandomi
sul
letto
. - Che altro, che altro posso fare per te?
Poco dopo le quattro, venne a
picchiare
all'
uscio
della mia
camera
il
signor
Anselmo
.
- Eccomi, - gli
dissi
, e mi
recai
addosso
il
pastrano
. - Son
pronto
.
- Viene
cosi
? - mi
domandò
il
Paleari
,
guardandomi
meravigliato
.
- Perché? -
feci
io.
Ma mi
accorsi
subito che avevo ancora in
capo
il
berrettino
da
viaggio
, che
solevo
portare
per
casa
. Me lo
cacciai
in
tasca
e
tolsi
dall'
attaccapanni
il
cappello
, mentre il
signor
Anselmo
rideva
,
rideva
come se lui...
- Dove
va
,
signor
Anselmo
?
- Ma
guardi
un po' come stavo per
andare
anch'io -
rispose
tra le
risa
,
additandomi
le
pantofole
ai
piedi
. -
Vada
,
vada
di
là
;
c'
è
Adriana
...
- Viene anche lei? -
domandai
.
- Non voleva venire, -
disse
,
avviandosi
per la sua
camera
, il
Paleari
. - Ma l'ho
persuasa
.
Vada
: è nel
salotto
da
pranzo
, già
pronta
...
Con che
sguardo
duro
, di
rampogna
, m'
accolse
in quella
stanza
la
signorina
Caporale
! Ella, che aveva tanto
sofferto
per
amore
e che s'
era
sentita
tante
volte
confortare
dalla
dolce
fanciulla
ignara
,
ora
che
Adriana
sapeva
,
ora
che
Adriana
era
ferita
, voleva
confortarla
lei a sua
volta
,
grata
,
premurosa
; e si
ribellava
contro di me, perché le
pareva
ingiusto
ch'io facessi
soffrire
una così
buona
e
bella
creatura
. Lei, sì, lei non
era
bella
e non
era
buona
, e dunque se gli
uomini
con lei si
mostravano
cattivi
, almeno un'
ombra
di
scusa
potevano
averla
. Ma perché far
soffrire
cosi
Adriana
?
Questo mi
disse
il suo
sguardo
, e m'
invitò
a
guardar
colei ch'io facevo
soffrire
.
Com'
era
pallida
! Le si
vedeva
ancora negli
occhi
che aveva
pianto
. Chi
sa
che
sforzo
, nell'
angoscia
, le
era
costato
il
doversi
abbigliare
per
uscire
con me...
Non
ostante
l'
animo
con cui mi
recai
a quella
visita
, la
figura
e la
casa
del
marchese
Giglio
d'
Auletta
mi
destarono
una certa
curiosità
.
Sapevo
che egli stava a
Roma
perché,
ormai
, per la
restaurazione
del
Regno
delle Due
Sicilie
non
vedeva
altro
espediente
se non nella
lotta
per il
trionfo
del
potere
temporale
:
restituita
Roma
al
Pontefice
, l'
unità
d'
Italia
si sarebbe
sfasciata
, e allora... chi
sa
! Non voleva
arrischiar
profezie
, il
marchese
. Per il
momento
, il suo
cómpito
era
ben
definito
:
lotta
senza
quartiere
,
là
, nel
campo
clericale
. E la sua
casa
era
frequentata
dai più
intransigenti
prelati
della
Curia
, dai
paladini
più
fervidi
del
partito
nero
.
Quel
giorno
, però, nel
vasto
salone
splendidamente
arredato
non
trovammo
nessuno. Cioè, no.
C'
era
, nel
mezzo
, un
cavalletto
, che
reggeva
una
tela
a
metà
abbozzata
, la quale voleva
essere
il
ritratto
di
Minerva
, della
cagnetta
di
Pepita
, tutta
nera
,
sdrajata
su una
poltrona
tutta
bianca
, la
testa
allungata
su le due
zampine
davanti.
-
Opera
del
pittore
Bernaldez
, - ci
annunziò
gravemente
Papiano
, come se facesse una
presentazione
, che da
parte
nostra
richiedesse
un
profondissimo
inchino
.
Entrarono
dapprima
Pepita
Pantogada
e la
governante
,
signora
Candida
.
Avevo
veduto
l'una e l'altra nella
semioscurità
della mia
camera
:
ora
, alla
luce
, la
signorina
Pantogada
mi
parve
un'altra; non in tutto
veramente
, ma nel
naso
...
Possibile
che avesse quel
naso
in
casa
mia? Me l'ero
figurata
con un
nasetto
all'
insù
,
ardito
, e invece
aquilino
lo aveva, e
robusto
. Ma
era
pur
bella
così:
bruna
,
sfavillante
negli
occhi
, coi
capelli
lucidi
,
nerissimi
e
ondulati
; le
labbra
fine
taglienti
,
accese
. L'
abito
scuro
,
punteggiato
di
bianco
, le stava
dipinto
sul
corpo
svelto
e
formoso
. La
mite
bellezza
bionda
d'
Adriana
, accanto a lei,
impallidiva
.
E finalmente potei
spiegarmi
che cosa avesse in
capo
la
signora
Candida
! Una
magnifica
parrucca
fulva
,
riccioluta
, e - su la
parrucca
- un
ampio
fazzoletto
di
seta
cilestrina
, anzi uno
scialle
,
annodato
artisticamente
sotto il
mento
. Quanto
vivace
la
cornice
, tanto
squallida
la
faccina
magra
e
floscia
,
tuttoché
imbiaccata
,
lisciata
,
imbellettata
.
Minerva
, intanto, la
vecchia
cagnetta
,
co
' suoi
sforzati
rochi
abbajamenti
, non
lasciava
fare i
convenevoli
. La
povera
bestiola
però non
abbajava
a noi;
abbajava
al
cavalletto
,
abbajava
alla
poltrona
bianca
, che
dovevano
esser per lei
arnesi
di
tortura
:
protesta
e
sfogo
d'
anima
esasperata
. Quel
maledetto
ordegno
dalle tre
lunghe
zampe
avrebbe voluto farlo
fuggire
dal
salone
; ma poiché esso
rimaneva
lì
,
immobile
e
minaccioso
, si
ritraeva
lei,
abbajando
, e poi gli
saltava
contro,
digrignando
i
denti
, e
tornava
a
ritrarsi
,
furibonda
.
Piccola
,
tozza
,
grassa
su le quattro
zampine
troppo
esili
,
Minerva
era
veramente
sgraziata
; gli
occhi
già
appannati
dalla
vecchiaja
e i
peli
della
testa
incanutiti
; sul
dorso
poi, presso l'
attaccatura
della
coda
,
era
tutta
spelata
per l'
abitudine
di
grattarsi
furiosamente
sotto gli
scaffali
, alle
traverse
delle
seggiole
,
dovunque
e comunque le venisse
fatto
. Ne
sapevo
qualche cosa.
Pepita
tutt'a un
tratto
la
afferrò
pel collo e la
gettò
in
braccio
alla
signora
Candida
,
gridandole
:
-
Cito
!
Entrò
, in quella, di
furia
don
Ignazio
Giglio
d'
Auletta
.
Curvo
, quasi
spezzato
in due,
corse
alla sua
poltrona
presso la
finestra
, e - appena
seduto
-
ponendosi
il
bastone
tra le
gambe
,
trasse
un
profondo
respiro
e
sorrise
alla sua
stanchezza
mortale
. Il
volto
estenuato
,
solcato
tutto di
rughe
verticali
,
raso
,
era
d'un
pallore
cadaverico
, ma gli
occhi
, all'
incontro
, eran
vivacissimi
,
ardenti
, quasi
giovanili
. Gli s'
allungavano
in
guisa
strana
su le
gote
, su le
tempie
, certe
grosse
ciocche
di
capelli
, che
parevan
lingue
di
cenere
bagnata
.
Ci
accolse
con molta
cordialità
,
parlando
con
spiccato
accento
napoletano
;
pregò
quindi il suo
segretario
di
seguitare
a
mostrarmi
i
ricordi
di cui
era
pieno
il
salone
e che
attestavano
la sua
fedeltà
alla
dinastia
dei
Borboni
. Quando fummo innanzi a un
quadretto
coperto
da un
mantino
verde
, su cui
era
ricamata
in
oro
questa
leggenda
: " Non
nascondo
;
riparo
;
alzami
e
leggi
" egli
pregò
Papiano
di
staccar
dalla
parete
il
quadretto
e di
recarglielo
.
C'
era
sotto,
riparata
dal
vetro
e
incorniciata
, una
lettera
di
Pietro
Ulloa
che, nel
settembre
del
1860
, cioè agli
ultimi
aneliti
del
regno
,
invitava
il
marchese
Giglio
d'
Auletta
a far
parte
del
Ministero
che non si poté poi
costituire
: accanto
c'
era
la
minuta
della
lettera
d'
accettazione
del
marchese
:
fiera
lettera
che
bollava
tutti coloro che s'erano
rifiutati
di
assumere
la
responsabilità
del
potere
in quel
momento
di
supremo
pericolo
e d'
angoscioso
scompiglio
, di
fronte
al
nemico
, al
filibustiere
Garibaldi
già quasi alle
porte
di
Napoli
.
Leggendo
ad
alta
voce
questo
documento
, il
vecchio
s'
accese
e si
commosse
tanto, che, sebbene ciò ch'ei
leggeva
fosse
affatto
contrario
al mio
sentimento
,
pure
mi
destò
ammirazione
.
Era
stato
anch'egli, dal
canto
suo, un
eroe
. N'ebbi un'altra
prova
, quando egli stesso mi volle
narrar
la
storia
di un certo
giglio
di
legno
dorato
, ch'
era
pur
lì
, nel
salone
. La
mattina
del 5
settembre
1860
il
Re
usciva
dalla
Reggia
di
Napoli
in un
legnetto
scoperto
insieme
con la
Regina
e due
gentiluomini
di
corte
:
arrivato
il
legnetto
in
via
di
Chiaja
dovette
fermarsi
per un
intoppo
di
carri
e di
vetture
innanzi a una
farmacia
che aveva su l'
insegna
i
gigli
d'
oro
. Una
scala
,
appoggiata
all'
insegna
,
impediva
il
transito
. Alcuni
operaj
,
saliti
su quella
scala
,
staccavano
dall'
insegna
i
gigli
. Il
Re
se n'
accorse
e
additò
con la
mano
alla
Regina
quell'
atto
di
vile
prudenza
del
farmacista
, che
pure
in altri
tempi
aveva
sollecitato
l'
onore
di
fregiar
la sua
bottega
di quel
simbolo
regale
. Egli, il
marchese
d'
Auletta
, si
trovava
in quel
momento
a
passare
di
là
:
indignato
,
furente
, s'
era
precipitato
entro la
farmacia
, aveva
afferrato
per il
bavero
della
giacca
quel
vile
, gli aveva
mostrato
il
Re
ll
fuori, gli aveva poi
sputato
in
faccia
e,
brandendo
uno di quei
gigli
staccati
, s'
era
messo
a
gridare
tra la
ressa
: "
Viva
il
Re
! ".
Questo
giglio
di
legno
gli
ricordava
ora
,
lì
nel
salotto
, quella
triste
mattina
di
settembre
, e una delle
ultime
passeggiate
del suo
Sovrano
per le
vie
di
Napoli
; ed egli se ne
gloriava
quasi quanto della
chiave
d'
oro
di
gentiluomo
di
camera
e dell'
insegna
di
cavaliere
di
San
Gennaro
e di
tant'
altre
onorificenze
che facevano
bella
mostra
di sé nel
salone
, sotto i due
grandi
ritratti
a
olio
di
Ferdinando
e di
Francesco
II.
Poco dopo, per
attuare
il mio
tristo
disegno
, io
lasciai
il
marchese
col
Paleari
e
Papiano
, e m'
accostai
a
Pepita
.
M'
accorsi
subito ch'ella
era
molto
nervosa
e
impaziente
. Volle per prima cosa
saper
l'
ora
da me.
- Quattro e
meccio
?
Bene
!
bene
!
Che fossero però le quattro e
meccio
non aveva certamente
dovuto
farle
piacere
: lo
argomentai
da quel "
Bene
!
bene
! " a
denti
stretti
e dal
volubile
e quasi
aggressivo
discorso
in cui subito dopo si
lanciò
contro l'
Italia
e più contro
Roma
così
gonfia
di sé per il suo
passato
. Mi
disse
, tra l'altro, che anche loro, in
Ispagna
, avevano
tambien
un
Colosseo
come il nostro, della stessa
antichità
; ma non se ne
curavano
né
punto
né poco:
-
Piedra
muerta
!
Valeva
senza
fine
di più, per loro, una
Plaza
de
toros
. Sì, e per lei
segnatamente
, più di tutti i
capolavori
dell'
arte
antica
, quel
ritratto
di
Minerva
del
pittore
Manuel
Bernaldez
che
tardava
a venire. L'
impazienza
di
Pepita
non
proveniva
da altro, ed
era
già al
colmo
.
Fremeva
,
parlando
; si
passava
rapidissimamente
, di
tratto
in
tratto
, un
dito
sul
naso
; si
mordeva
il
labbro
;
apriva
e
chiudeva
le
mani
, e gli
occhi
le
andavano
sempre
lì
, all'
uscio
.
Finalmente il
Bernaldez
fu
annunziato
dal
cameriere
, e si
presentò
accaldato
,
sudato
, come se avesse
corso
. Subito
Pepita
gli
voltò
le
spalle
e si
sforzò
d'
assumere
un
contegno
freddo
e
indifferente
; ma quando egli, dopo aver
salutato
il
marchese
, si
avvicinò
a noi, o
meglio
a lei e,
parlandole
nella sua
lingua
,
chiese
scusa
del
ritardo
, ella non
seppe
contenersi
più e gli
rispose
con
vertiginosa
rapidità
:
- Prima de
tuto
lei
parli
taliano
,
porqué
aquì
siamo a
Roma
, dove ci sono
aquesti
segnori
che no
comprendono
lo
espagnolo
, e no me
par
bona
crianza
che lei
parli
con
migo
espagnolo
. Poi le
digo
che me ne
importa
niente del su'
retardo
e che
podeva
pasarse
de la
escusa
.
Quegli,
mortificatissimo
,
sorrise
nervosamente
e s'
inchinò
; poi le
chiese
se poteva
riprendere
il
ritratto
,
essendoci
ancora un po' di
luce
.
- Ma
comodo
! - gli
rispose
lei con la stessa
aria
e lo stesso
tono
. - Lei
puede
pintar
senza de mi o
tambien
borrar
lo
pintado
, come glie
par.
Manuel
Bernaldez
tornò
a
inchinarsi
e si
rivolse
alla
signora
Candida
che
teneva
ancora in
braccio
la
cagnetta
.
Ricominciò
allora per
Minerva
il
supplizio
. Ma a un
supplizio
ben più
crudele
fu
sottoposto
il suo
carnefice
:
Pepita
, per
punirlo
del
ritardo
,
prese
a
sfoggiar
con me tanta
civetteria
, che mi
parve
anche troppa per lo
scopo
a cui
tendevo
.
Volgendo
di
sfuggita
qualche
sguardo
ad
Adriana
, m'
accorgevo
di quant'ella
soffrisse
. Il
supplizio
non
era
dunque
soltanto
per il
Bernaldez
e per
Minerva
;
era
anche per lei e per me. Mi
sentivo
il
volto
in
fiamme
, come se
man
mano
mi
ubriacasse
il
dispetto
che
sapevo
di
cagionare
a quel
povero
giovane
, il quale tuttavia non m'
ispirava
pietà
:
pietà
,
lì
dentro, m'
ispirava
soltanto
Adriana
; e, poiché io
dovevo
farla
soffrire
, non m'
importava
che
soffrisse
anche lui della stessa
pena
: anzi quanto più lui ne
soffriva
, tanto meno mi
pareva
che
dovesse
soffrirne
Adriana
. A poco a poco, la
violenza
che ciascuno di noi faceva a se stesso
crebbe
e si
tese
fino
a tal
punto
, che per
forza
doveva
in qualche modo
scoppiare
.
Ne
diede
il
pretesto
Minerva
. Non
tenuta
quel
giorno
in
soggezione
dallo
sguardo
della
padroncina
, essa, appena il
pittore
staccava
gli
occhi
da lei per
rivolgerli
alla
tela
,
zitta
zitta
, si
levava
dalla
positura
voluta
,
cacciava
le
zampine
e il
musetto
nell'
insenatura
tra la
spalliera
e il
piano
della
poltrona
, come se volesse
ficcarsi
e
nascondersi
lì
, e
presentava
al
pittore
il di dietro,
bello
scoperto
, come un o,
scotendo
quasi a
dileggio
la
coda
ritta
. Già parecchie
volte
la
signora
Candida
la aveva
rimessa
a
posto
.
Aspettando
, il
Bernaldez
sbuffava
,
coglieva
a
volo
qualche mia
parola
rivolta
a
Pepita
e la
commentava
borbottando
sotto sotto fra sé. Più d'una
volta
,
essendomene
accorto
, fui sul
punto
d'
intimargli
: "
Parli
forte
! ". Ma egli alla
fine
non ne poté più, e
gridò
a
Pepita
:
-
Prego
:
faccia
almeno star
ferma
la
bestia
!
-
Vestia
,
vestia
,
vestia
... -
scattò
Pepita
,
agitando
le
mani
per
aria
,
eccitatissima
. - Sarà
vestia
, ma non glie se dice!
- Chi
sa
che
capisce
,
poverina
... - mi venne da
osservare
a
mo'
di
scusa
,
rivolto
al
Bernaldez
.
La
frase
poteva
veramente
prestarsi
a una
doppia
interpretazione
; me ne
accorsi
dopo
averla
proferita
. Io volevo
dire
: " Chi
sa
che cosa
immagina
che le si
faccia
". Ma il
Bernaldez
prese
in altro
senso
le mie
parole
, e con
estrema
violenza
,
figgendomi
gli
occhi
negli
occhi
,
rimbeccò
:
- Ciò che
dimostra
di non
capir
lei!
Sotto lo
sguardo
fermo
e
provocante
di lui, nell'
eccitazione
in cui mi
trovavo
anch'io, non potei fare a meno di
rispondergli
:
- Ma io
capisco
,
signor
mio, che lei sarà
magari
un gran
pittore
...
- Che
cos'
è? -
domandò
il
marchese
,
notando
il nostro fare
aggressivo
.
Il
Bernaldez
,
perdendo
ogni
dominio
su se stesso s'
alzò
e venne a
piantarmisi
di
faccia
:
- Un gran
pittore
...
Finisca
!
- Un gran
pittore
, ecco... ma di poco
garbo
, mi
pare
; e fa
paura
alle
cagnette
, - gli
dissi
io allora,
risoluto
e
sprezzante
.
- Sta
bene
, - fece lui. -
Vedremo
se alle
cagnette
soltanto
!
E si
ritirò
.
Pepita
improvvisamente
ruppe
in un
pianto
strano
,
convulso
, e
cadde
svenuta
tra le
braccia
della
signora
Candida
e di
Papiano
.
Nella
confusione
sopravvenuta
, mentr'io con gli altri mi facevo a
guardar
la
Pantogada
adagiata
sul
canapè
, mi
sentii
afferrar
per un
braccio
e mi
vidi
sopra di
nuovo
il
Bernaldez
, ch'
era
tornato
indietro
.
Feci
in
tempo
a
ghermirgli
la
mano
levata
su me e lo
respinsi
con
forza
, ma egli mi si
lanciò
contro ancora una
volta
e mi
sfiorò
appena il
viso
con la
mano
. Io mi
avventai
,
furibondo
; ma
Papiano
e il
Paleari
accorsero
a
trattenermi
, mentre il
Bernaldez
si
ritraeva
gridandomi
:
- Se l'abbia per
dato
! Ai suoi
ordini
!... Qua
conoscono
il mio
indirizzo
!
Il
marchese
s'
era
levato
a
metà
dalla
poltrona
, tutto
fremente
, e
gridava
contro l'
aggressore
; io mi
dibattevo
intanto fra il
Paleari
e
Papiano
, che mi
impedivano
di
correre
a
raggiungere
colui.
Tentò
di
calmarmi
anche il
marchese
,
dicendomi
che, da
gentiluomo
, io
dovevo
mandar
due
amici
per
dare
una
buona
lezione
a quel
villano
, che aveva
osato
di
mostrar
così poco
rispetto
per la sua
casa
.
Fremente
in tutto il
corpo
, senza più
fiato
gli
chiesi
appena
scusa
per lo
spiacevole
incidente
e
scappai
via
,
seguito
dal
Paleari
e da
Papiano
.
Adriana
rimase
presso la
svenuta
, ch'
era
stata
condotta
di
là
.
Mi
toccava
ora
a
pregare
il mio
ladro
che mi facesse da
testimonio
: lui e il
Paleari
: a chi altri avrei potuto
rivolgermi
?
- Io? -
esclamò
,
candido
e
stupito
, il
signor
Anselmo
. - Ma che!
Nossignore
! Dice sul
serio
? - (e
sorrideva
). - Non m'
intendo
di tali
faccende
, io,
signor
Meis
...
Via
,
via
,
ragazzate
,
sciocchezze
,
scusi
...
- Lei lo farà per me, - gli
gridai
energicamente
, non potendo
entrare
in quel
momento
in
discussione
con lui. -
Andrà
con suo
genero
a
trovare
quel
signore
, e...
- Ma io non
vado
! Ma che dice! - m'
interruppe
. - Mi
domandi
qualunque altro
servizio
: son
pronto
a
servirla
; ma questo, no: non è per me, prima di tutto; e poi,
via
, glie l'ho
detto
:
ragazzate
! Non bisogna
dare
importanza
... Che
c'
entra
...
- Questo, no! questo, no! -
interloquì
Papiano
vedendomi
smaniare
. -
C'
entra
benissimo
! Il
signor
Meis
ha tutto il
diritto
d'
esigere
una
soddisfazione
;
direi
anzi che è in
obbligo
,
sicuro
!
deve
,
deve
...
-
Andrà
dunque lei con un suo
amico
, -
dissi
, non
aspettandomi
anche da lui un
rifiuto
.
Ma
Papiano
apri
le
braccia
addoloratissimo
.
- Si
figuri
con che
cuore
vorrei farlo!
- E non lo fa? - gli
gridai
forte
, in
mezzo
alla
strada
.
-
Piano
,
signor
Meis
, -
pregò
egli,
umile
. -
Guardi
...
Senta
: mi
consideri
...
consideri
la mia
infelicissima
condizione
di
subalterno
... di
miserabile
segretario
del
marchese
...
servo
,
servo
,
servo
...
- Che ci ha da
vedere
? Il
marchese
stesso... ha
sentito
?
-
Sissignore
! Ma
domani
? Quel
clericale
... di
fronte
al
partito
... col
segretario
che s'
impiccia
in
questioni
cavalleresche
... Ah,
santo
Dio
, lei non
sa
che
miserie
! E poi, quella
fraschetta
, ha
veduto
? è
innamorata
, come una
gatta
, del
pittore
, di quel
farabutto
...
Domani
fanno la
pace
, e allora io,
scusi
, come mi
trovo
? Ci
vado
di
mezzo
! Abbia
pazienza
,
signor
Meis
, mi
consideri
... E proprio così.
- Mi vogliono dunque
lasciar
solo in questo
frangente
? -
proruppi
ancora una
volta
,
esasperato
. - Io non
conosco
nessuno, qua a
Roma
!
-...Ma
c'
è il
rimedio
!
C'
è il
rimedio
! - s'
affrettò
a
consigliarmi
Papiano
. - Glielo volevo
dir
subito... Tanto io, quanto mio
suocero
,
creda
, ci
troveremmo
imbrogliati
; siamo
disadatti
... Lei ha
ragione
, lei
freme
, lo
vedo
: il
sangue
non è
acqua
. Ebbene, si
rivolga
subito a due
ufficiali
del
regio
esercito
: non possono
negarsi
di
rappresentare
un
gentiluomo
come lei in una
partita
d'
onore
. Lei si
presenta
,
espone
loro il
caso
... Non è la prima
volta
che
càpita
loro di
rendere
questo
servizio
a un
forestiere
.
Eravamo
arrivati
al
portone
di
casa
;
dissi
a
Papiano
: - Sta
bene
! - e lo
piantai
lì
, col
suocero
,
avviandomi
solo,
fosco
, senza
direzione
.
Mi s'
era
ancora una
volta
riaffacciato
il
pensiero
schiacciante
della mia
assoluta
impotenza
. Potevo fare un
duello
nella
condizione
mia? Non volevo ancora
capirlo
ch'io non potevo far più nulla? Due
ufficiali
? Sì, Ma avrebbero voluto prima
sapere
, e con
fondamento
, ch'io mi
fossi
. Ah,
pure
in
faccia
potevano
sputarmi
,
schiaffeggiarmi
,
bastonarmi
:
dovevo
pregare
che
picchiassero
sodo
, sì, quanto volevano, ma senza
gridare
, senza far troppo
rumore
... Due
ufficiali
! E se per poco avessi loro
scoperto
il mio
vero
stato
, ma prima di tutto non m'avrebbero
creduto
, chi
sa
che avrebbero
sospettato
; e poi sarebbe
stato
inutile
, come per
Adriana
: pur
credendomi
, m'avrebbero
consigliato
di
rifarmi
prima
vivo
, giacché un
morto
,
via
, non si
trova
nelle
debite
condizioni
di
fronte
al
codice
cavalleresco
...
E dunque
dovevo
soffrirmi
in
pace
l'
affronto
, come già il
furto
?
Insultato
, quasi
schiaffeggiato
,
sfidato
,
andarmene
via
come un
vile
,
sparir
così, nel
bujo
dell'
intollerabile
sorte
che mi
attendeva
,
spregevole
,
odioso
a me stesso?
No, no! E come avrei potuto più
vivere
? come
sopportar
la mia
vita
? No, no,
basta
!
basta
! Mi
fermai
. Mi
vidi
vacillar
tutto all'intorno;
sentii
mancarmi
le
gambe
al
sorgere
improvviso
d'un
sentimento
oscuro
, che mi
comunicò
un
brivido
dal
capo
alle
piante
.
" Ma almeno prima, prima... "
dissi
tra me,
vaneggiando
, " almeno prima
tentare
... perché no? se mi venisse
fatto
... Almeno
tentare
... per non
rimaner
di
fronte
a me stesso così
vile
... Se mi venisse
fatto
... avrei meno
schifo
di me... Tanto, non ho più nulla da
perdere
... Perché non
tentare
? "
Ero a due
passi
dal
Caffè
Aragno
. "
Là
,
là
, allo
sbaraglio
! " E, nel
cieco
orgasmo
che mi
spronava
,
entrai
.
Nella prima
sala
,
attorno
a un
tavolino
,
c'
erano cinque o sei
ufficiali
d'
artiglieria
e, come uno d'essi,
vedendomi
arrestar
lì
presso
torbido
,
esitante
, si
voltò
a
guardarmi
, io gli
accennai
un
saluto
, e con
voce
rotta
dall'
affanno
:
-
Prego
...
scusi
... - gli
dissi
. - Potrei
dirle
una
parola
?
Era
un
giovanottino
senza
baffi
, che
doveva
essere
uscito
quell'
anno
stesso dall'
Accademia
,
tenente
. Si
alzò
subito e mi s'
appressò
, con molta
cortesia
.
-
Dica
pure
,
signore
...
- Ecco, mi
presento
da me:
Adriano
Meis
. Sono
forestiere
, e non
conosco
nessuno... Ho avuto una... una
lite
, sì... Avrei
bisogno
di due
padrini
... Non
saprei
a chi
rivolgermi
... Se lei con un suo
compagno
volesse...
Sorpreso
,
perplesso
, quegli stette un po' a
squadrarmi
, poi si
voltò
verso i
compagni
,
chiamò
:
-
Grigliotti
!
Questi, ch'
era
un
tenente
anziano
, con un
pajo
di
baffoni
all'
insù
, la
caramella
incastrata
per
forza
in un
occhio
,
lisciato
,
impomatato
, si
levò
,
seguitando
a
parlare
coi
compagni
(
pronunziava
l'
erre
alla
francese
) e ci s'
avvicinò
,
facendomi
un
lieve
,
compassato
inchino
.
Vedendolo
alzare
, fui sul
punto
di
dire
al
tenentino
: " Quello, no, per
carità
! quello, no! ". Ma certo nessun altro del
crocchio
, come
riconobbi
poi, poteva esser più
designato
di colui alla bisogna. Aveva su la
punta
delle
dita
tutti gli
articoli
del
codice
cavalleresco
.
Non potrei qui
riferire
per
filo
e per
segno
tutto ciò che egli si
compiacque
di
dirmi
intorno al mio
caso
, tutto ciò che
pretendeva
da me...
dovevo
telegrafare
, non
so
come, non
so
a chi,
esporre
,
determinare
,
andare
dal
colonnello
ça
va
sans
dire
... come aveva
fatto
lui, quando non
era
ancora sotto le
armi
, e gli
era
capitato
a
Pavia
lo stesso mio
caso
... Perché, in
materia
cavalleresca
... e
giù
,
giù
,
articoli
e
precedenti
e
controversie
e
giurì
d'
onore
e che
so
io.
Avevo
cominciato
a
sentirmi
tra le
spine
fin
dal
primo
vederlo
:
figurarsi
ora
,
sentendolo
sproloquiare
così! A un certo
punto
, non ne potei più: tutto il
sangue
m'
era
montato
alla
testa
:
proruppi
:
- Ma
sissignore
! ma lo
so
! Sta
bene
... lei dice
bene
; ma come vuole ch'io
telegrafi
,
adesso
? Io son solo! Io voglio
battermi
, ecco!
battermi
subito,
domani
stesso, se è
possibile
... senza tante
storie
! Che vuole ch'io ne
sappia
? Io mi son
rivolto
a loro con la
speranza
che non ci
fosse
bisogno
di tante
formalità
, di tante
inezie
, di tante
sciocchezze
, mi
scusi
!
Dopo questa
sfuriata
, la
conversazione
diventò
quasi
diverbio
e
terminò
improvvisamente
con uno
scoppio
di
risa
sguajate
di tutti quegli
ufficiali
.
Scappai
via
, fuori di me,
avvampato
in
volto
, come se mi avessero
preso
a
scudisciate
. Mi
recai
le
mani
alla
testa
, quasi per
arrestar
la
ragione
che mi
fuggiva
; e,
inseguito
da quelle
risa
, m'
allontanai
di
furia
, per
cacciarmi
, per
nascondermi
in qualche
posto
... Dove? A
casa
? Ne
provai
orrore
. E
andai
,
andai
all'
impazzata
; poi,
man
mano
rallentai
il
passo
e alla
fine
,
arrangolato
, mi
fermai
, come se non potessi più
trascinar
l'
anima
,
frustata
da quel
dileggio
,
fremebonda
e
piena
d'una
plumbea
tetraggine
angosciosa
.
Rimasi
un
pezzo
attonito
; poi mi
mossi
di
nuovo
, senza più
pensare
,
alleggerito
d'un
tratto
, in modo
strano
, d'ogni
ambascia
, quasi
istupidito
; e
ripresi
a
vagare
, non
so
per quanto
tempo
,
fermandomi
qua e
là
a
guardar
nelle
vetrine
delle
botteghe
, che
man
mano
si
serravano
, e mi
pareva
che si
serrassero
per me, per sempre; e che le
vie
a poco a poco si
spopolassero
, perché io
restassi
solo, nella
notte
,
errabondo
, tra
case
tacite
,
buje
, con tutte le
porte
, tutte le
finestre
serrate
,
serrate
per me, per sempre: tutta la
vita
si
rinserrava
, si
spegneva
,
ammutoliva
con quella
notte
; e io già la
vedevo
come da
lontano
, come se essa non avesse più
senso
né
scopo
per me. Ed ecco, alla
fine
, senza
volerlo
, quasi
guidato
dal
sentimento
oscuro
che mi aveva
invaso
tutto,
maturandomisi
dentro
man
mano
, mi
ritrovai
sul
Ponte
Margherita
,
appoggiato
al
parapetto
, a
guardare
con
occhi
sbarrati
il
fiume
nero
nella
notte
.
"
Là
? "
Un
brivido
mi
colse
, di
sgomento
, che fece d'un subito
insorgere
con
impeto
rabbioso
tutte le mie
vitali
energie
armate
di un
sentimento
d'
odio
feroce
contro coloro che, da
lontano
, m'
obbligavano
a
finire
, come
avevan
voluto,
là
, nel
molino
della
Stìa
. Esse
Romilda
e la
madre
, mi
avevan
gettato
in questi
frangenti
: ah, io non avrei mai
pensato
di
simulare
un
suicidio
per
liberarmi
di loro. Ed ecco,
ora
, dopo
essermi
aggirato
due
anni
, come un'
ombra
, in quella
illusione
di
vita
oltre la
morte
, mi
vedevo
costretto
,
forzato
,
trascinato
pei
capelli
a
eseguire
su me la loro
condanna
. Mi avevano
ucciso
davvero
! Ed esse esse
sole
si erano
liberate
di me...
Un
fremito
di
ribellione
mi
scosse
. E non potevo io
vendicarmi
di loro, invece d'
uccidermi
? Chi stavo io per
uccidere
? Un
morto
... nessuno...
Restai
, come
abbagliato
da una
strana
luce
improvvisa
.
Vendicarmi
! Dunque,
ritornar
lì
, a
Miragno
?
uscire
da quella
menzogna
che mi
soffocava
divenuta
ormai
insostenibile
;
ritornar
vivo
per loro
castigo
, col mio
vero
nome
, nelle mie
vere
condizioni
, con le mie
vere
e proprie
infelicità
? Ma le
presenti
? Potevo
scuotermele
di
dosso
, così, come un
fardello
esoso
che si possa
gettar
via
? No, no, no!
Sentivo
di non
poterlo
fare. E
smaniavo
lì
, sul
ponte
ancora
incerto
della mia
sorte
.
Frattanto, ecco, nella
tasca
del mio
pastrano
palpavo
,
stringevo
con le
dita
irrequiete
qualcosa che non
riuscivo
a
capir
che
fosse
. Alla
fine
, con uno
scatto
di
rabbia
, la
trassi
fuori.
Era
il mio
berrettino
da
viaggio
, quello che,
uscendo
di
casa
per far
visita
al
marchese
Giglio
, m'ero
cacciato
in
tasca
, senza
badarci
.
Feci
per
gittarlo
al
fiume
, ma - sul
punto
- un'
idea
mi
balenò
; una
riflessione
, fatta durante il
viaggio
da
Alenga
a
Torino
, mi
tornò
chiara
alla
memoria
.
" Qua, "
dissi
, quasi
inconsciamente
, tra me, " su questo
parapetto
... il
cappello
... il
bastone
... Sì! Com'esse
là
, nella
gora
del
molino
,
Mattia
Pascal
; io, qua,
ora
,
Adriano
Meis
... Una
volta
per uno!
Ritorno
vivo
; mi
vendicherò
! "
Un
sussulto
di
gioja
, anzi un
impeto
di
pazzia
m'
investì
, mi
sollevò
. Ma sì! ma sì! Io non
dovevo
uccider
me, un
morto
, io
dovevo
uccidere
quella
folle
,
assurda
finzione
che m'aveva
torturato
,
straziato
due
anni
, quell'
Adriano
Meis
,
condannato
a
essere
un
vile
, un
bugiardo
, un
miserabile
; quell'
Adriano
Meis
dovevo
uccidere
, che essendo, com'
era
, un
nome
falso
, avrebbe
dovuto
aver
pure
di
stoppa
il
cervello
, di
cartapesta
il
cuore
, di
gomma
le
vene
, nelle quali un po' d'
acqua
tinta
avrebbe
dovuto
scorrere
, invece di
sangue
: allora sì!
Via
, dunque,
giù
,
giù
,
tristo
fantoccio
odioso
!
Annegato
,
là
, come
Mattia
Pascal
Una
volta
per uno! Quell'
ombra
di
vita
,
sorta
da una
menzogna
macabra
, si sarebbe
chiusa
degnamente
, così, con una
menzogna
macabra
! E
riparavo
tutto! Che altra
soddisfazione
avrei potuto
dare
ad
Adriana
per il
male
che le avevo
fatto
? Ma l'
affronto
di quel
farabutto
dovevo
tenermelo
? Mi aveva
investito
a
tradimento
, il
vigliacco
! Oh, io ero ben
sicuro
di non aver
paura
di lui. Non io, non io, ma
Adriano
Meis
aveva
ricevuto
l'
insulto
. Ed
ora
, ecco,
Adriano
Meis
s'
uccideva
.
Non
c'
era
altra
via
di
scampo
per me!
Un
tremore
, intanto, mi aveva
preso
, come se io
dovessi
veramente
uccidere
qualcuno. Ma il
cervello
mi s'
era
d'un
tratto
snebbiato
, il
cuore
alleggerito
, e
godevo
d'una quasi
ilare
lucidità
di
spirito
.
Mi
guardai
attorno
.
Sospettai
che di
là
, sul
Lungotevere
, ci potesse
essere
qualcuno, qualche
guardia
, che -
vedendomi
da un
pezzo
sul
ponte
- si
fosse
fermata
a
spiarmi
. Volli
accertarmene
:
andai
,
guardai
prima nella
Piazza
della
Libertà
, poi per il
Lungotevere
dei
Mellini
. Nessuno!
Tornai
allora
indietro
; ma, prima di
rifarmi
sul
ponte
, mi
fermai
tra gli
alberi
, sotto un
fanale
:
strappai
un
foglietto
dal
taccuino
e vi
scrissi
col
lapis
:
Adriano
Meis
. Che altro? Nulla. L'
indirizzo
e la
data
.
Bastava
così.
Era
tutto
lì
,
Adriano
Meis
, in quel
cappello
, in quel
bastone
. Avrei
lasciato
tutto,
là
, a
casa
,
abiti
,
libri
... Il
denaro
, dopo il
furto
, l'avevo con me.
Ritornai
sul
ponte
,
cheto
,
chinato
. Mi
tremavano
le
gambe
, e il
cuore
mi
tempestava
in
petto
.
Scelsi
il
posto
meno
illuminato
dai
fanali
, e subito mi
tolsi
il
cappello
,
infissi
nel
nastro
il
biglietto
ripiegato
, poi lo
posai
sul
parapetto
, col
bastone
accanto; mi
cacciai
in
capo
il
provvidenziale
berrettino
da
viaggio
che m'aveva
salvato
, e
via
,
cercando
l'
ombra
, come un
ladro
, senza
volgermi
addietro
.
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