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Luigi Pirandello
Il fu Mattia Pascal
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Il fu Mattia Pascal
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Il fu
Mattia
Pascal
Tra l'
ansia
e la
rabbia
(non
sapevo
che mi
agitasse
di più, ma eran forse una cosa
sola
:
ansiosa
rabbia
,
rabbiosa
ansia
) non mi
curai
più se altri mi
riconoscesse
prima di
scendere
o appena
sceso
a
Miragno
.
M'ero
cacciato
in un
vagone
di prima
classe
, per
unica
precauzione
.
Era
sera
; e del
resto
, l'
esperimento
fatto
su
Berto
mi
rassicurava
:
radicata
com'
era
in tutti la
certezza
della mia
trista
morte
,
ormai
di due
anni
lontana
, nessuno avrebbe più potuto
pensare
ch'io
fossi
Mattia
Pascal
.
Mi
provai
a
sporgere
il
capo
dal
finestrino
,
sperando
che la
vista
dei
noti
luoghi
mi
destasse
qualche altra
emozione
meno
violenta
; ma non
valse
che a farmi
crescer
l'
ansia
e la
rabbia
. Sotto la
luna
,
intravidi
da
lontano
il
clivio
della
Stìa
.
-
Assassine
! -
fischiai
tra i
denti
. -
Là
... Ma
ora
...
Quante
cose
,
sbalordito
dall'
inattesa
notizia
, mi ero
dimenticato
di
domandare
a
Roberto
! Il
podere
, il
molino
erano
stati
davvero
venduti
? o eran
tuttora
, per
comune
accordo
dei
creditori
, sotto un'
amministrazione
provvisoria
? E
Malagna
era
morto
? E
zia
Scolastica
?
Non mi
pareva
che fossero
passati
soltanto
due
anni
e
mesi
; un'
eternità
mi
pareva
, e che - come erano
accaduti
a me
casi
straordinarii
-
dovessero
parimenti
esserne
accaduti
a
Miragno
. Eppure niente, forse, vi
era
accaduto
, oltre quel
matrimonio
di
Romilda
con
Pomino
,
normalissimo
in sé, e che solo
adesso
, per la mia
ricomparsa
, sarebbe
diventato
straordinario
.
Dove mi sarei
diretto
, appena
sceso
a
Miragno
. Dove s'
era
composto
il
nido
la
nuova
coppia
?
Troppo
umile
per
Pomino
,
ricco
e
figlio
unico
la
casa
in cui io,
poveretto
, avevo
abitato
. E poi
Pomino
,
tenero
di
cuore
, ci si sarebbe
trovato
certo a
disagio
,
lì
, con l'
inevitabile
ricordo
di me. Forse s'
era
accasato
col
padre
, nel
Palazzo
.
Figurarsi
la
vedova
Pescatore
, che
arie
da
matrona
,
adesso
! e quel
povero
cavalier
Pomino
,
Gerolamo
I,
delicato
,
gentile
,
mansueto
, tra le
grinfie
della
megera
! Che
scene
! Né il
padre
, certo, né il
figlio
avevano avuto il
coraggio
di
levarsela
dai
piedi
. E
ora
, ecco - ah che
rabbia
! - li avrei
liberati
io...
Sì,
là
, a
casa
Pomino
,
dovevo
indirizzarmi
: che se anche non ce li avessi
trovati
, avrei potuto
sapere
dalla
portinaja
dove
andarli
a
scovare
.
Oh
paesello
mio
addormentato
, che
scompiglio
dimani
, alla
notizia
della mia
resurrezione
!
C'
era
la
luna
, quella
sera
, e però tutti i
lampioncini
erano
spenti
, al
solito
, per le
vie
quasi
deserte
, essendo l'
ora
della
cena
pei più.
Avevo quasi
perduto
, per la
estrema
eccitazione
nervosa
, la
sensibilità
delle
gambe
:
andavo
, come se non
toccassi
terra
coi
piedi
. Non
saprei
ridire
in che
animo
fossi
: ho
soltanto
l'
impressione
come d'una
enorme
,
omerica
risata
che, nell'
orgasmo
violento
, mi
sconvolgeva
tutte le
viscere
, senza poter
scoppiare
: se
fosse
scoppiata
, avrebbe
fatto
balzar
fuori, come
denti
, i
selci
della
via
, e
vacillar
le
case
.
Giunsi
in un
attimo
a
casa
Pomino
; ma in quella
specie
di
bacheca
che è nell'
androne
non
trovai
la
vecchia
portinaja
;
fremendo
,
attendevo
da qualche
minuto
, quando su un
battente
del
portone
scorsi
una
fascia
di
lutto
stinta
e
polverosa
,
inchiodata
lì
,
evidentemente
, da parecchi
mesi
. Chi
era
morto
? La
vedova
Pescatore
? Il
cavalier
Pomino
? Uno dei due, certamente.
Porse
il
cavaliere
... In questo
caso
, i miei due
colombi
, li avrei
trovati
sù
, senz'altro,
insediati
nel
Palazzo
. Non potei
aspettar
più oltre: mi
lanciai
a
balzi
sù
per la
scala
. Alla
seconda
branca
, ecco la
portinaja
.
- Il
cavalier
Pomino
?
Dallo
stupore
con cui quella
vecchia
tartaruga
mi
guardò
,
compresi
che proprio il
povero
cavaliere
doveva
esser
morto
.
- Il
figlio
! il
figlio
! - mi
corressi
subito,
riprendendo
a
salire
.
Non
so
che cosa
borbottasse
tra sé la
vecchia
per le
scale
. A
pie'
dell'
ultima
branca
dovetti
fermarmi
: non
tiravo
più
fiato
!
guardai
la
porta
;
pensai
: " Forse
cenano
ancora, tutti e tre a
tavola
... senz'alcun
sospetto
. Fra pochi
istanti
, appena avrò
bussato
a quella
porta
, la loro
vita
sarà
sconvolta
... Ecco, è in mia
mano
ancora la
sorte
che
pende
loro sul
capo
".
Salii
gli
ultimi
scalini
. Col
cordoncino
del
campanello
in
mano
, mentre il
cuore
mi
balzava
in
gola
,
tesi
l'
orecchio
. Nessun
rumore
. E in quel
silenzio
ascoltai
il
tin-tin
lento
del
campanello
,
tirato
appena,
pian
piano
.
Tutto il
sangue
m'
affluì
alla
testa
, e gli
orecchi
presero
a
ronzarmi
, come se quel
lieve
tintinno
che s'
era
spento
nel
silenzio
, m'avesse invece
squillato
dentro
furiosamente
e
intronato
.
Poco dopo,
riconobbi
con un
sussulto
, di
là
dalla
porta
, la
voce
della
vedova
Pescatore
:
- Chi è?
Non potei,
lì
per li,
rispondere
: mi
strinsi
le
pugna
al
petto
, come per
impedir
che il
cuore
mi
balzasse
fuori. Poi, con
voce
cupa
, quasi
sillabando
,
dissi
:
-
Mattia
Pascal
.
- Chi?! -
strillò
la
voce
di dentro.
-
Mattia
Pascal
, -
ripetei
,
incavernando
ancor più la
voce
.
Sentii
scappare
la
vecchia
strega
, certo
atterrita
, e subito
immaginai
che cosa in quel
momento
accadeva
di
là
. Sarebbe venuto l'
uomo
,
adesso
:
Pomino
: il
coraggioso
!
Ma prima
bisognò
ch'io
risonassi
, come
dianzi
,
pian
piano
.
Appena
Pomino
,
spalancata
di
furia
la
porta
, mi
vide
-
erto
- col
petto
in fuori - innanzi a sé -
retrocesse
esterrefatto
. M'
avanzai
,
gridando
:
-
Mattia
Pascal
! Dall'altro
mondo
.
Pomino
cadde
a
sedere
per
terra
, con un gran
tonfo
, sulle
natiche
, le
braccia
puntate
indietro
, gli
occhi
sbarrati
:
-
Mattia
! Tu?!
La
vedova
Pescatore
,
accorsa
col
lume
in
mano
,
cacciò
uno
strillo
acutissimo
, da
partoriente
. Io
richiusi
la
porta
con una
pedata
, e d'un
balzo
le
tolsi
il
lume
, che già le
cadeva
di
mano
.
-
Zitta
! - le
gridai
sul
muso
. - Mi
prendete
per un
fantasima
davvero
?
-
Vivo
?! - fece lei,
allibita
, con le
mani
tra i
capelli
.
-
Vivo
!
vivo
!
vivo
! -
seguitai
io, con
gioja
feroce
. - Mi
riconosceste
morto
, è
vero
?
affogato
là
?
- E di dove vieni? - mi
chiese
con
terrore
.
- Dal
molino
,
strega
! - le
urlai
. -
Tieni
qua il
lume
,
guardami
bene
! Sono io? mi
riconosci
? o ti
sembro
ancora quel
disgraziato
che s'
affogò
alla Stia?
- Non eri tu?
-
Crepa
,
megera
! Io sono qua,
vivo
!
Sù
,
alzati
tu,
bel
tomo
! Dov'è
Romilda
?
- Per
carità
...
gemette
Pomino
,
levandosi
in
fretta
. - La
piccina
... ho
paura
... il
latte
...
Lo
afferrai
per un
braccio
,
restando
io,
ora
, a mia
volta
:
- Che
piccina
?
- Mia... mia
figlia
...
balbettò
Pomino
.
- Ah che
assassinio
! -
gridò
la
Pescatore
.
Non potei
rispondere
ancora sotto l'
impressione
di questa
nuova
notizia
.
- Tua
figlia
?... -
mormorai
. - Una
figlia
, per
giunta
?... E questa,
ora
...
-
Mamma
, da
Romilda
, per
carità
... -
scongiurò
Pomino
.
Ma troppo
tardi
.
Romilda
, col
busto
slacciato
, la
poppante
al
seno
, tutta in
disordine
, come se - alle
grida
- si
fosse
levata
di
letto
in
fretta
e in
furia
, si fece innanzi, m'
intravide
:
-
Mattia
! - e
cadde
tra le
braccia
di
Pomino
e della
madre
, che la
trascinarono
via
,
lasciando
, nello
scompiglio
, la
piccina
in
braccio
a me
accorso
con loro.
Restai
al
bujo
,
là
, nella
sala
d'
ingresso
, con quella
gracile
bimbetta
in
braccio
, che
vagiva
con la
vocina
agra
di
latte
.
Costernato
,
sconvolto
,
sentivo
ancora negli
orecchi
il
grido
della
donna
ch'
era
stata mia, e che
ora
, ecco,
era
madre
di questa
bimba
non mia, non mia! mentre la mia, ah, non la aveva
amata
, lei, allora! E dunque, no, io
ora
, no,
perdio
! non
dovevo
aver
pietà
di questa, né di loro. S'
era
rimaritata
? E io
ora
... Ma
seguitava
a
vagire
quella
piccina
, a
vagire
; e allora... che fare? per
quietarla
, me l'
adagiai
sul
petto
e
cominciai
a
batterle
pian
pianino
una
mano
su le
spallucce
e a
dondolarla
passeggiando
. L'
odio
mi
sbollì
, l'
impeto
cedette
. E a poco a poco la
bimba
si
tacque
.
Pomino
chiamò
nel
bujo
con
sgomento
:
-
Mattia
!... La
piccina
!...
-
Sta'
zitto
! L'ho qua, - gli
risposi
.
- E che fai ?
- Me la
mangio
... Che faccio!... L'avete
buttata
in
braccio
a me...
Ora
lasciamela
stare! S'è
quietata
. Dov'è
Romilda
?
Accostandomisi
, tutto
tremante
e
sospeso
, come una
cagna
che
veda
in
mano
al
padrone
la sua
cucciola
:
-
Romilda
? Perché? - mi
domandò
.
- Perché voglio
parlarle
! - gli
risposi
ruvidamente
.
- E
svenuta
,
sai
?
-
Svenuta
? La faremo
rinvenire
.
Pomino
mi si
parò
davanti,
supplichevole
:
- Per
carità
...
senti
... ho
paura
... come mai, tu...
vivo
!... Dove sei
stato
?... Ah,
Dio
...
Senti
... Non potresti
parlare
con me?
- No! - gli
gridai
. - Con lei
devo
parlare
. Tu, qua, non
rappresenti
più nulla.
- Come! io?
- Il tuo
matrimonio
s'
annulla
.
- Come... che
dici
? E la
piccina
?
- La
piccina
... la
piccina
... -
masticai
. -
Svergognati
! In due
anni
,
marito
e
moglie
, e una
figliuola
!
Zitta
,
carina
,
zitta
!
Andiamo
dalla
mamma
...
Sù
,
conducimi
! Di dove si
prende
?
Appena
entrai
nella
camera
da
letto
con la
bimba
in
braccio
, la
vedova
Pescatore
fece per
saltarmi
addosso
, come una
jena
.
La
respinsi
con una
furiosa
bracciata
:
-
Andate
là
, voi! Qua
c'
è vostro
genero
: se avete da
strillare
,
strillate
con lui. Io non vi
conosco
!
Mi
chinai
verso
Romilda
, che
piangeva
disperatamente
, e le
porsi
la
figliuola
:
-
Sù
,
tieni
...
Piangi
? Che
piangi
?
Piangi
perché son
vivo
? Mi volevi
morto
?
Guardami
...
sù
,
guardami
in
faccia
!
Vivo
o
morto
?
Ella si
provò
, tra le
lagrime
, ad
alzar
gli
occhi
su me, e con
voce
rotta
dai
singhiozzi
,
balbettò
:
- Ma... come... tu? che... che hai
fatto
?
Io, che ho
fatto
? -
sogghignai
. - Lo
domandi
a me, che ho
fatto
? Tu hai
ripreso
marito
... quello
sciocco
là
!... tu hai
messo
al
mondo
una
figliuola
, e hai il
coraggio
di
domandare
a me che ho
fatto
?
E
ora
? -
gemette
Pomino
,
coprendosi
il
volto
con le
mani
.
- Ma tu, tu... dove sei
stato
? Se ti sei
finto
morto
e te ne sei
scappato
... -
prese
a
strillar
la
Pescatore
, facendosi avanti con le
braccia
levate
.
Glien
'
afferrai
uno, glielo
storsi
e le
urlai
:
-
Zitta
, vi
ripeto
!
Statevene
zitta
, voi, perché, se vi
sento
fiatare
,
perdo
la
pietà
che m'
ispira
codesto
imbecille
di vostro
genero
e quella
creaturina
là
, e faccio
valer
la
legge
!
Sapete
che dice la
legge
? Ch'io
ora
devo
riprendermi
Romilda
...
- Mia
figlia
? tu? Tu sei
pazzo
! -
inveì
,
imperterrita
, colei.
Ma
Pomino
, sotto la mia
minaccia
, le si
accostò
subito a
scongiurarla
di
tacere
, di
calmarsi
, per
amor
di
Dio
.
La
megera
allora
lasciò
me, e
prese
a
inveire
contro di lui,
melenso
,
sciocco
,
buono
a nulla e che non
sapeva
far altro che
piangere
e
disperarsi
come una
femminuccia
...
Scoppiai
a
ridere
,
fino
ad averne
male
ai
fianchi
.
-
Finitela
! -
gridai
, quando potei
frenarmi
. - Gliela
lascio
! la
lascio
a lui
volentieri
! Mi
credete
sul
serio
così
pazzo
da
ridiventar
vostro
genero
? Ah,
povero
Pomino
!
Povero
amico
mio,
scusami
,
sai
? se t'ho
detto
imbecille
; ma hai
sentito
? te l'ha
detto
anche lei, tua
suocera
, e ti posso
giurare
: che, anche prima, me l'aveva
detto
Romilda
, nostra
moglie
... sì, proprio lei, che le
parevi
imbecille
,
stupido
,
insipido
... e non
so
che altro. E
vero
,
Romilda
?
di'
la
verità
...
Sù
,
sù
,
smetti
di
piangere
,
cara
:
rassèttati
:
guarda
, puoi far
male
alla tua
piccina
, così... Io
ora
sono
vivo
-
vedi
? - e voglio stare
allegro
...
Allegro
! come
diceva
un certo
ubriaco
amico
mio...
Allegro
,
Pomino
! Ti
pare
che
voglia
lasciare
una
figliuola
senza
mamma
?
Ohibò
! Ho già un
figliuolo
senza
babbo
...
Vedi
,
Romilda
? Abbiamo
fatto
pari
e
patta
: io ho un
figlio
, che è
figlio
di
Malagna
, e tu
ormai
hai una
figlia
, che è
figlia
di
Pomino
. Se
Dio
vuole, li
mariteremo
insieme
, un
giorno
!
Ormai
quel
figliuolo
là
non ti
deve
far più
dispetto
...
Parliamo
di
cose
allegre
...
Ditemi
come tu e tua
madre
avete
fatto
a
riconoscermi
morto
,
là
, alla
Stìa
...
- Ma anch'io! -
esclamò
Pomino
,
esasperato
. Ma tutto il
paese
! Non esse
sole
!
-
Bravi
!
bravi
! Tanto dunque mi
somigliava
?
- La tua stessa
statura
... la tua
barba
...
vestito
come te, di
nero
... e poi,
scomparso
da tanti
giorni
...
- E già, me n'ero
scappato
, hai
sentito
? Come se non m'avessero
fatto
scappar
loro... Costei, costei... Eppure stavo per
ritornare
,
sai
? Ma sì,
carico
d'
oro
! Quando... che è, che non è,
morto
,
affogato
,
putrefatto
. .. e
riconosciuto
, per
giunta
!
Grazie
a
Dio
. mi sono
scialato
, due
anni
; mentre voi, qua:
fidanzamento
,
nozze
,
luna
di
miele
,
feste
,
gioje
, la
figliuola
... chi
muore
giace
, eh? e chi
vive
si
dà
pace
...
- E
ora
? come si fa
ora
? -
ripeté
Pomino
,
gemendo
, tra le
spine
. - Questo
dico
io!
Romilda
s'
alzò
per
adagiar
la
bimba
nella
cuna
.
-
Andiamo
,
andiamo
di
là
, -
diss
'io. - La
piccina
s'è
riaddormentata
.
Discuteremo
di
là
.
Ci
recammo
nella
sala
da
pranzo
, dove, sulla
tavola
ancora
apparecchiata
, erano i
resti
della
cena
. Tutto
tremante
,
stralunato
,
scontraffatto
nel
pallore
cadaverico
,
battendo
di
continuo
le
palpebre
su gli
occhietti
diventati
scialbi
,
forati
in
mezzo
da due
punti
neri
,
acuti
di
spasimo
,
Pomino
si
grattava
la
fronte
e
diceva
, quasi
vaneggiando
:
-
Vivo
...
vivo
... Come si fa? come si fa?
- Non mi
seccare
! - gli
gridai
. -
Adesso
vedremo
, ti
dico
.
Romilda
,
indossata
la
veste
da
camera
, venne a
raggiungerci
. Io
rimasi
a
guardarla
alla
luce
,
ammirato
:
era
ridivenuta
bella
come un
tempo
, anzi più
formosa
.
-
Fammiti
vedere
... - le
dissi
. -
Permetti
,
Pomino
? Non
c'
è niente di
male
: sono
marito
anch'io, anzi prima e più di te. Non ti
vergognare
,
via
,
Romilda
!
Guarda
,
guarda
come si
torce
Mino
! Ma che ti posso fare se non son
morto
davvero
?
- Così non è
possibile
! -
sbuffò
Pomino
,
livido
.
- S'
inquieta
! -
feci
,
ammiccando
, a
Romilda
. - No,
via
,
calmati
,
Mino
... Ti ho
detto
che te la
lascio
, e
mantengo
la
parola
. Solo,
aspetta
... con
permesso
!
Mi
accostai
a
Romilda
e le
scoccai
un
bel
bacione
su la
guancia
.
-
Mattia
! -
gridò
Pomino
,
fremente
.
Scoppiai
a
ridere
di
nuovo
.
-
Geloso
? di me?
Va'
là
! Ho il
diritto
della
precedenza
. Del
resto
,
sù
,
Romilda
,
cancella
,
cancella
...
Guarda
, venendo,
supponevo
(
scusami
,
sai
,
Romilda
),
supponevo
,
caro
Mino
, che t'avrei
fatto
un gran
piacere
, a
liberartene
, e ti
confesso
che questo
pensiero
m'
affliggeva
moltissimo, perché volevo
vendicarmi
, e vorrei ancora, non
credere
,
togliendoti
adesso
Romilda
,
adesso
che
vedo
che le vuoi
bene
e che lei... sì, mi
pare
un
sogno
, mi
pare
quella di
tant'
anni
fa...
ricordi
, eh,
Romilda
?... Non
piangere
! ti
rimetti
a
piangere
? Ah,
bei
tempi
... si, non
tornano
più!...
Via
,
via
: voi
ora
avete una
figliuola
, e dunque non se ne
parli
più! Vi
lascio
in
pace
, che
diamine
!
- Ma il
matrimonio
s'
annulla
? -
gridò
Pomino
.
- E tu
lascialo
annullare
! - gli
dissi
. - Si
annullerà
pro
forma
, se mai: non farò
valere
i miei
diritti
e non mi farò neppure
riconoscer
vivo
ufficialmente
, se proprio non mi
costringono
. Mi
basta
che tutti mi
rivedano
e mi
risappiano
vivo
di
fatto
, per
uscir
da questa
morte
, che è
morte
vera
,
credetelo
! Già lo
vedi
:
Romilda
, qua, ha potuto
divenir
tua
moglie
... il
resto
non m'
importa
! Tu hai
contratto
pubblicamente
il
matrimonio
; è
noto
a tutti che lei è, da un
anno
, tua
moglie
, e tale
rimarrà
. Chi vuoi che si
curi
più del
valor
legale
del suo
primo
matrimonio
?
Acqua
passata
...
Romilda
fu mia
moglie
:
ora
, da un
anno
, è tua,
madre
d'una tua
bambina
. Dopo un
mese
non se ne
parlerà
più.
Dico
bene
,
doppia
suocera
?
La
Pescatore
,
cupa
,
aggrondata
,
approvò
col
capo
. Ma
Pomino
, nel
crescente
orgasmo
,
domandò
:
- E tu
rimarrai
qua, a
Miragno
?
- Sì, e verrò qualche
sera
a
prendermi
in
casa
tua una
tazza
di
caffè
o a
bere
un
bicchier
di
vino
alla vostra
salute
.
- Questo, no! -
scattò
la
Pescatore
,
balzando
in
piedi
.
- Ma se
scherza
!... -
osservò
Romilda
, con gli
occhi
bassi
.
Io m'ero
messo
a
ridere
come
dianzi
.
-
Vedi
,
Romilda
? - le
dissi
. - Hanno
paura
che
riprendiamo
a fare all'
amore
... Sarebbe pur
carina
! No, no: non
tormentiamo
Pomino
... Vuol
dire
che se lui non mi vuole più in
casa
, mi
metterò
a
passeggiare
giù
per la
strada
, sotto le tue
finestre
.
Va
bene
? E ti farò tante
belle
serenate
.
Pomino
,
pallido
,
vibrante
,
passeggiava
per la
stanza
,
brontolando
:
- Non è
possibile
... non è
possibile
...
A un certo
punto
s'
arrestò
e
disse
:
- Sta di
fatto
che lei... con te, qua,
vivo
, non sarà più mia
moglie
...
- E tu
fa'
conto
che io sia
morto
! - gli
risposi
tranquillamente
.
Riprese
a
passeggiare
:
- Questo
conto
non posso più farlo!
- E tu non lo fare. Ma,
via
,
credi
davvero
-
soggiunsi
, - che vorrò
darti
fastidio
, se
Romilda
non vuole?
deve
dirlo
lei...
Sù
,
di'
,
Romilda
, chi è più
bello
? io o lui?
- Ma io
dico
di
fronte
alla
legge
! di
fronte
alla
legge
! -
gridò
egli,
arrestandosi
di
nuovo
.
Romilda
lo
guardava
,
angustiata
e
sospesa
.
- In questo
caso
, - gli
feci
osservare
, - mi
sembra
che più di tutti,
scusa
,
dovrei
risentirmi
io, che
vedrò
d'
ora
innanzi la mia
bella
quondam
metà
convivere
maritalmente
con te.
- Ma anche lei, -
rimbeccò
Pomino
, - non essendo più mia
moglie
...
- Oh, insomma, -
sbuffai
, - volevo
vendicarmi
e non mi
vendico
; ti
lascio
la
moglie
, ti
lascio
in
pace
, e non ti
contenti
?
Sù
,
Romilda
,
alzati
!
andiamocene
via
, noi due! Ti
propongo
un
bel
viaggetto
di
nozze
... Ci
divertiremo
!
Lascia
questo
pedante
seccatore
.
Pretende
ch'io
vada
a
buttarmi
davvero
nella
gora
del
molino
, alla
Stìa
.
- Non
pretendo
questo! -
proruppe
Pomino
al
colmo
dell'
esasperazione
. - Ma
vattene
, almeno!
Vattene
via
, poiché ti
piacque
di farti
creder
morto
!
Vattene
subito,
lontano
, senza farti
vedere
da nessuno. Perché io qua... con te...
vivo
...
Mi
alzai
; gli
battei
una
mano
su la
spalla
per
calmarlo
e gli
risposi
, prima di tutto, ch'ero già
stato
a
Oneglia
, da mio
fratello
, e che perciò tutti,
là
, a quest'
ora
, mi
sapevano
vivo
, e che
domani
,
inevitabilmente
, la
notizia
sarebbe
arrivata
a
Miragno
; poi:
-
Morto
di
nuovo
?
Lontano
da
Miragno
? Tu
scherzi
, mio
caro
! -
esclamai
. -
Va'
là
:
fa'
il
marito
in
pace
, senza
soggezione
... Il tuo
matrimonio
, comunque sia, s'è
celebrato
. Tutti
approveranno
,
considerando
che
c'
è di
mezzo
una
creaturina
. Ti
prometto
e
giuro
che non verrò mai a
importunarti
, neanche per una
miserrima
tazza
di
caffè
, neanche per
godere
del
dolce
,
esilarante
spettacolo
del vostro
amore
, della vostra
concordia
, della vostra
felicità
edificata
su la mia
morte
...
Ingrati
!
Scommetto
che nessuno, neanche tu,
sviscerato
amico
, nessuno di voi è
andato
ad
appendere
una
corona
, a
lasciare
un
fiore
su la
tomba
mia,
là
nel
camposanto
...
Di'
, è
vero
?
Rispondi
! - Ti
va
di
scherzare
!... - fece
Pomino
,
scrollandosi
.
-
Scherzare
? Ma
nient
'affatto!
Là
c'
è
davvero
il
cadavere
di un
uomo
, e non si
scherza
! Ci sei
stato
?
- No... non... non ne ho avuto il
coraggio
borbottò
Pomino
.
- Ma di
prendermi
la
moglie
, sì,
birbaccione
!
- E tu a me? -
diss
'egli allora,
pronto
. - Tu a me non l'avevi
tolta
, prima, da
vivo
?
- Io? -
esclamai
. - E
dàlli
! Ma se non ti volle lei! Lo vuoi dunque
ripetuto
che le
sembravi
proprio uno
sciocco
?
Diglielo
tu,
Romilda
, per
favore
:
vedi
, m'
accusa
di
tradimento
...
Ora
, che
c'
entra
! è tuo
marito
, e non se ne
parla
più; ma io non ci ho
colpa
...
Sù
,
sù
. Ci
andrò
io
domani
da quel
povero
morto
,
abbandonato
là
, senza un
fiore
, senza una
lacrima
...
Di'
,
c'
è almeno una
lapide
su la
fossa
?
- Si, - s'
affrettò
a
rispondermi
Pomino
. - A
spese
del
Municipio
... Il
povero
babbo
...
- Mi
lesse
l'
elogio
funebre
, lo
so
! Se quel
pover
'
uomo
sentiva
... Che
c'
è
scritto
su la
lapide
?
- Non
so
... La
dettò
Lodoletta
.
-
Figuriamoci
! -
sospirai
. -
Basta
.
Lasciamo
anche questo
discorso
.
Raccontami
,
raccontami
piuttosto
come vi siete
sposati
così presto... Ah, come poco mi
piangesti
,
vedovella
mia... Forse niente, eh?
di'
sù
,
possibile
ch'io non
debba
sentir
la tua
voce
?
Guarda
: è già
notte
avanzata
... appena
spunterà
il
giorno
, io
andrò
via
, e sarà come non ci avessimo mai
conosciuto
...
Approfittiamoci
di queste poche
ore
.
Sù
,
dimmi
...
Romilda
si
strinse
nelle
spalle
,
guardò
Pomino
,
sorrise
nervosamente
: poi,
riabbassando
gli
occhi
e
guardandosi
le
mani
:
- Che posso
dire
? Certo che
piansi
...
- E non te lo
meritavi
! -
brontolò
la
Pescatore
.
-
Grazie
! Ma
infine
,
via
... fu poco, è
vero
? -
ripresi
. -
Codesti
begli
occhi
, che pur s'
ingannarono
così
facilmente
, non ebbero a
sciuparsi
molto, di certo.
-
Rimanemmo
assai
male
, -
disse
, a
mo'
di
scusa
,
Romilda
. - E se non
fosse
stato
per lui...
-
Bravo
Pomino
! -
esclamai
. - Ma quella
canaglia
di
Malagna
, niente?
- Niente, -
rispose
,
dura
,
asciutta
, la
Pescatore
. - Tutto fece lui...
E
additò
Pomino
.
- Cioè... cioè... -
corresse
questi, - il
povero
babbo
...
Sai
ch'
era
al
Municipio
?
Bene
, fece prima
accordare
una
pensioncina
,
data
la
sciagura
... e poi...
- Poi
accondiscese
alle
nozze
?
-
Felicissimo
! E ci volle qua, tutti, con sé...
Mah
! Da due
mesi
...
E
prese
a
narrarmi
la
malattia
e la
morte
del
padre
; l'
amore
di lui per
Romilda
e per la
nipotina
; il
compianto
che la sua
morte
aveva
raccolto
in tutto il
paese
. Io
domandai
allora
notizie
della
zia
Scolastica
, tanto
amica
del
cavalier
Pomino
. La
vedova
Pescatore
, che si
ricordava
ancora del
batuffolo
di
pasta
appiastratole
in
faccia
dalla
terribile
vecchia
, si
agitò
sulla
sedia
.
Pomino
mi
rispose
che non la
vedeva
più da due
anni
, ma che
era
viva
; poi, a sua
volta
, mi
domandò
che avevo
fatto
io, dov'ero
stato
, ecc.
Dissi
quel tanto che potevo senza far
nomi
né di
luoghi
né di
persone
, per
dimostrare
che non m'ero affatto
spassato
in quei due
anni
. E così,
conversando
insieme
,
aspettammo
l'
alba
del
giorno
in cui
doveva
pubblicamente
affermarsi
la mia
resurrezione
.
Eravamo
stanchi
della
veglia
e delle
forti
emozioni
provate
; eravamo anche
infreddoliti
. Per
riscaldarci
un po',
Romilda
volle
preparare
con le sue
mani
il
caffè
. Nel
porgermi
la
tazza
, mi
guardò
, con su le
labbra
un
lieve
,
mesto
sorriso
, quasi
lontano
, e
disse
:
- Tu, al
solito
, senza
zucchero
, è
vero
?
Che
lesse
in quell'
attimo
negli
occhi
miei?
Abbassò
subito lo
sguardo
.
In quella
livida
luce
dell'
alba
,
sentii
stringermi
la
gola
da un
nodo
di
pianto
inatteso
, e
guardai
Pomino
odiosamente
. Ma il
caffè
mi
fumava
sotto il
naso
,
inebriandomi
del suo
aroma
e
cominciai
a
sorbirlo
lentamente
.
Domandai
quindi a
Pomino
il
permesso
di
lasciare
a
casa
sua la
valigia
,
fino
a tanto che non avessi
trovato
un
alloggio
: avrei poi
mandato
qualcuno a
ritirarla
.
- Ma sì! ma sì! - mi
rispose
egli,
premuroso
. - Anzi non te ne
curare
:
penserò
io a
fartela
portare
...
- Oh, -
dissi
, - tanto è
vuota
,
sai
?... A
proposito
,
Romilda
: avresti ancora, per
caso
, qualcosa di mio...
abiti
,
biancheria
?
- No, nulla... - mi
rispose
,
dolente
,
aprendo
le
mani
. -
Capirai
... dopo la
disgrazia
...
- Chi poteva
immaginarselo
? -
esclamò
Pomino
.
Ma
giurerei
ch'egli, l'
avaro
Pomino
, aveva al collo un mio
antico
fazzoletto
di
seta
.
-
Basta
.
Addio
, eh!
Buona
fortuna
! -
diss
'io,
salutando
, con gli
occhi
fermi
su
Romilda
, che non volle
guardarmi
. Ma la
mano
le
tremò
, nel
ricambiarmi
il
saluto
. -
Addio
!
Addio
!
Sceso
giù
in
istrada
, mi
trovai
ancora una
volta
sperduto
, pur qui, nel mio stesso
paesello
nativo
: solo, senza
casa
, senza
mèta
.
" E
ora
? "
domandai
a me stesso. " Dove
vado
? "
Mi
avviai
,
guardando
la
gente
che
passava
. Ma che! Nessuno mi
riconosceva
? Eppure ero
ormai
tal quale: tutti,
vedendomi
, avrebbero potuto almeno
pensare
: " Ma
guarda
quel
forestiero
là
, come
somiglia
al
povero
Mattia
Pascal
! Se avesse l'
occhio
un po'
storto
, si
direbbe
proprio lui ". Ma che! Nessuno mi
riconosceva
, perché nessuno
pensava
più a me. Non
destavo
neppure
curiosità
, la
minima
sorpresa
... E io che m'ero
immaginato
uno
scoppio
, uno
scompiglio
, appena mi
fossi
mostrato
per le
vie
! Nel
disinganno
profondo
,
provai
un
avvilimento
, un
dispetto
, un'
amarezza
che non
saprei
ridire
; e il
dispetto
e l'
avvilimento
mi
trattenevano
dallo
stuzzicar
l'
attenzione
di coloro che io, dal
canto
mio,
riconoscevo
bene
:
sfido
! dopo due
anni
... Ah, che vuol
dir
morire
! Nessuno, nessuno si
ricordava
più di me, come se non
fossi
mai
esistito
...
Due
volte
percorsi
da un
capo
all'altro il
paese
, senza che nessuno mi
fermasse
. Al
colmo
dell'
irritazione
,
pensai
di
ritornar
da
Pomino
, per
dichiarargli
che i
patti
non mi
convenivano
e
vendicarmi
sopra lui dell'
affronto
che mi
pareva
tutto il
paese
mi facesse non
riconoscendomi
più. Ma né
Romilda
con le
buone
mi avrebbe
seguito
, né io per il
momento
avrei
saputo
dove
condurla
.
Dovevo
almeno prima
cercarmi
una
casa
.
Pensai
d'
andare
al
Municipio
, all'
ufficio
dello
stato
civile
, per farmi subito
cancellare
dal
registro
dei
morti
; ma,
via
facendo,
mutai
pensiero
e mi
ridussi
invece a questa
biblioteca
di
Santa
Maria
Liberale
, dove
trovai
al mio
posto
il
reverendo
amico
don
Eligio
Pellegrinotto
, il quale non mi
riconobbe
neanche lui,
lì
per
lì
.
Don
Eligio
veramente
sostiene
che mi
riconobbe
subito e che
soltanto
aspettò
ch'io
pronunziassi
il mio
nome
per
buttarmi
le
braccia
al collo,
parendogli
impossibile
che
fossi
io, e non potendo
abbracciar
subito uno che gli
pareva
Mattia
Pascal
. Sarà
pure
cosi
! Le
prime
feste
me le ebbi da lui,
calorosissime
; poi egli volle per
forza
ricondurmi
seco in
paese
per
cancellarmi
dall'
animo
la
cattiva
impressione
che la
dimenticanza
dei miei
concittadini
mi aveva
fatto
.
Ma io
ora
, per
ripicco
, non voglio
descrivere
quel che
seguì
alla
farmacia
del
Brìsigo
prima, poi al
Caffè
dell'
Unione
, quando
don
Eligio
, ancor tutto
esultante
, mi
presentò
redivivo
. Si
sparse
in un
baleno
la
notizia
, e tutti
accorsero
a
vedermi
e a
tempestarmi
di
domande
. Volevano
sapere
da me chi
fosse
allora colui che s'
era
annegato
alla
Stìa
, come se non mi avessero
riconosciuto
loro: tutti, a uno a uno. E dunque ero io, proprio io:
donde
tornavo
? dall'altro
mondo
! che avevo
fatto
? il
morto
!
Presi
il
partito
di non
rimuovermi
da queste due
risposte
e
lasciar
tutti
stizziti
nell'
orgasmo
della
curiosità
, che
durò
parecchi e parecchi
giorni
. Né più
fortunato
degli altri fu l'
amico
Lodoletta
che venne a "
intervistarmi
" per il
Foglietto
.
Invano
, per
commuovermi
, per
tirarmi
a
parlare
mi
portò
una
copia
del suo
giornale
di due
anni
avanti, con la mia
necrologia
. Gli
dissi
che la
sapevo
a
memoria
, perché all'
Inferno
il
Foglietto
era
molto
diffuso
.
- Eh, altro!
Grazie
caro
! Anche della
lapide
...
Andrò
a
vederla
,
sai
?
Rinunzio
a
trascrivere
il suo
nuovo
pezzo
forte
della
domenica
seguente
che
recava
a
grosse
lettere
il
titolo
:
MATTIA
PASCAL
E'
VIVO
!
Tra i pochi che non vollero farsi
vedere
, oltre ai miei
creditori
, fu
Batta
Malagna
, che
pure
- mi
dissero
- aveva due
anni
avanti
mostrato
una gran
pena
per il mio
barbaro
suicidio
. Ci
credo
. Tanta
pena
allora,
sapendomi
sparito
per sempre, quanto
dispiacere
adesso
,
sapendomi
ritornato
alla
vita
.
Vedo
il perché di quella e di questo.
E
Oliva
? L'ho
incontrata
per
via
, qualche
domenica
, all'
uscita
della
messa
, col suo
bambino
di cinque
anni
per
mano
,
florido
e
bello
come lei: - mio
figlio
! Ella mi ha
guardato
con
occhi
affettuosi
e
ridenti
, che m'han
detto
in un
baleno
tante
cose
...
Basta
. Io
ora
vivo
in
pace
,
insieme
con la mia
vecchia
zia
Scolastica
, che mi ha voluto
offrir
ricetto
in
casa
sua. La mia
bislacca
avventura
m'ha
rialzato
d'un
tratto
nella
stima
di lei.
Dormo
nello stesso
letto
in cui
morì
la
povera
mamma
mia, e
passo
gran
parte
del
giorno
qua, in
biblioteca
, in
compagnia
di
don
Eligio
, che è ancora ben
lontano
dal
dare
assetto
e
ordine
ai
vecchi
libri
polverosi
.
Ho
messo
circa sei
mesi
a
scrivere
questa mia
strana
storia
,
ajutato
da lui. Di quanto è
scritto
qui egli
serberà
il
segreto
, come se l'avesse
saputo
sotto il
sigillo
della
confessione
.
Abbiamo
discusso
a lungo
insieme
su i
casi
miei, e
spesso
io gli ho
dichiarato
di non
saper
vedere
che
frutto
se ne possa
cavare
.
- Intanto, questo, - egli mi dice: - che fuori della
legge
e fuori di quelle
particolarità
,
liete
o
tristi
che sieno, per cui noi siamo noi,
caro
signor
Pascal
, non è
possibile
vivere
.
Ma io gli faccio
osservare
che non sono affatto
rientrato
né nella
legge
, né nelle mie
particolarità
. Mia
moglie
è
moglie
di
Pomino
, e io non
saprei
proprio
dire
ch'io mi sia.
Nel
cimitero
di
Miragno
, su la
fossa
di quel
povero
ignoto
che s'
uccise
alla
Stìa
,
c'
è ancora la
lapide
dettata
da
Lodoletta
:
COLPITO
DA
AVVERSI
FATI
MATTIA
PASCAL
BIBLIOTECARIO
CUOR
GENEROSO
ANIMA
APERTA
QUI
VOLONTARIO
RIPOSA
LA
PIETA'
DEI
CONCITTADINI
QUESTA
LAPIDE
POSE
Io vi ho
portato
la
corona
di
fiori
promessa
e ogni tanto mi
reco
a
vedermi
morto
e
sepolto
là
. Qualche
curioso
mi
segue
da
lontano
; poi, al
ritorno
, s'
accompagna
con me,
sorride
, e -
considerando
la mia
condizione
- mi
domanda
:
- Ma voi, insomma, si può
sapere
chi siete?
Mi
stringo
nelle
spalle
,
socchiudo
gli
occhi
e gli
rispondo
:
- Eh,
caro
mio... Io sono il fu
Mattia
Pascal
.
AVVERTENZA
SUGLI
SCRUPOLI
DELLA
FANTASIA
Il
signor
Alberto
Heintz
, di
Buffalo
negli
Stati
Uniti
, al
bivio
tra l'
amore
della
moglie
e quello d'una
signorina
ventenne
,
pensa
bene
di
invitar
l'una e l'altra a un
convegno
per
prendere
insieme
con lui una
decisione
.
Le due
donne
e il
signor
Heintz
si
trovano
puntuali
al
luogo
convenuto
;
discutono
a lungo, e alla
fine
si
mettono
d'
accordo
.
Decidono
di
darsi
la
morte
tutti e tre.
La
signora
Heintz
ritorna
a
casa
; si
tira
una
revolverata
e
muore
. Il
signor
Heintz
, allora, e la sua
innamorata
signorina
ventenne
,
visto
che con la
morte
della
signora
Heintz
ogni
ostacolo
alla loro
felice
unione
è
rimosso
,
riconoscono
di non aver più
ragione
d'
uccidersi
e
risolvono
di
rimanere
in
vita
e di
sposarsi
.
Diversamente
però
risolve
l'
autorità
giudiziaria
, e li
trae
in
arresto
.
Conclusione
volgarissima
.
(
Vedere
i
giornali
di
New
York
del 25
gennajo
1921
,
edizione
del
mattino
.)
*
Poniamo
che un
disgraziato
scrittor
di
commedie
abbia la
cattiva
ispirazione
di
portare
sulla
scena
un
caso
simile
.
Si può esser
sicuri
che la sua
fantasia
si farà
scrupolo
prima di tutto di
sanare
con
eroici
rimedii
l'
assurdità
di quel
suicidio
della
signora
Heintz
, per
renderlo
in qualche modo
verosimile
.
Ma si può
essere
ugualmente
sicuri
, che, pur con tutti i
rimedii
eroici
escogitati
dallo
scrittor
di
commedie
,
novantanove
critici
drammatici
su cento
giudicheranno
assurdo
quel
suicidio
e
inverosimile
la
commedia
.
Perché la
vita
, per tutte le
sfacciate
assurdità
,
piccole
e
grandi
, di cui
beatamente
è
piena
, ha l'
inestimabile
privilegio
di poter fare a meno di quella
stupidissima
verosimiglianza
, a cui l'
arte
crede
suo
dovere
obbedire
.
Le
assurdità
della
vita
non hanno
bisogno
di
parer
verosimili
, perché sono
vere
. All'
opposto
di quelle dell'
arte
che, per
parer
vere
, hanno
bisogno
d'esser
verosimili
. E allora,
verosimili
, non sono più
assurdità
.
Un
caso
della
vita
può
essere
assurdo
; un'
opera
d'
arte
, se è
opera
d'
arte
, no.
Ne
segue
che
tacciare
d'
assurdità
e d'
inverosimiglianza
, in
nome
della
vita
, un'
opera
d'
arte
è
balordaggine
.
In
nome
dell'
arte
, sì; in
nome
della
vita
, no.
*
C'
è nella
storia
naturale
un
regno
studiato
dalla
zoologia
, perché
popolato
dagli
animali
.
Tra i tanti
animali
che lo
popolano
è
compreso
anche l'
uomo
.
E lo
zoologo
sì, può
parlare
dell'
uomo
e
dire
, per
esempio
, che non è un
quadrupede
ma un
bipede
, e che non ha la
coda
, vuoi come la
scimmia
, vuoi come l'
asino
, vuoi come il
pavone
.
All'
uomo
di cui
parla
lo
zoologo
non può mai
capitar
la
disgrazia
di
perdere
,
poniamo
, una
gamba
e di
farsela
mettere
di
legno
; di
perdere
un
occhio
e di
farselo
mettere
di
vetro
. L'
uomo
dello
zoologo
ha sempre due
gambe
, di cui nessuna di
legno
; sempre due
occhi
, di cui nessuno di
vetro
.
E
contraddire
allo
zoologo
è
impossibile
. Perché lo
zoologo
, se gli
presentate
un tale con una
gamba
di
legno
o con un
occhio
di
vetro
, vi
risponde
che egli non lo
conosce
, perché quello non è l'
uomo
, ma un
uomo
.
E'
vero
però che noi tutti, a nostra
volta
, possiamo
rispondere
allo
zoologo
che l'
uomo
ch'egli
conosce
non
esiste
, e che invece
esistono
gli
uomini
, di cui nessuno è
uguale
all'altro e che possono anche avere per
disgrazia
una
gamba
di
legno
o un
occhio
di
vetro
.
Si
domanda
a questo
punto
se vogliono esser
considerati
come
zoologi
o come
critici
letterarii
quei tali
signori
che,
giudicando
un
romanzo
o una
novella
o una
commedia
,
condannano
questo o quel
personaggio
, questa o quella
rappresentazione
di
fatti
o di
sentimenti
, non già in
nome
dell'
arte
come sarebbe
giusto
, ma in
nome
d'una
umanità
che
sembra
essi
conoscano
a
perfezione
, come se
realmente
in
astratto
esistesse
, fuori cioè di quell'
infinita
varietà
d'
uomini
capaci
di
commettere
tutte quelle
sullodate
assurdità
che non hanno
bisogno
di
parer
verosimili
, perché sono
vere
.
*
Intanto, per l'
esperienza
che dal
canto
mio ho potuto fare d'una tal
critica
, il
bello
è questo: che mentre lo
zoologo
riconosce
che l'
uomo
si
distingue
dalle altre
bestie
anche per il
fatto
che l'
uomo
ragiona
e che le
bestie
non
ragionano
; il
ragionamento
appunto
(
vale
a
dire
ciò che è più proprio dell'
uomo
) è
apparso
tante
volte
ai
signori
critici
, non come un
eccesso
se mai, ma anzi come un
difetto
d'
umanità
in tanti miei non
allegri
personaggi
. Perché
pare
che
umanità
, per loro, sia qualche cosa che più
consista
nel
sentimento
che nel
ragionamento
.
Ma volendo
parlare
così
astrattamente
come
codesti
critici
fanno, non è forse
vero
che mai l'
uomo
tanto
appassionatamente
ragiona
(o
sragiona
, che è lo stesso), come quando
soffre
, perché
appunto
delle sue
sofferenze
vuol
veder
la
radice
, e chi
gliele
ha
date
, e se e quanto sia
stato
giusto
il
dargliele
; mentre, quando
gode
, si
piglia
il
godimento
e non
ragiona
, come se il
godere
fosse
suo
diritto
?
Dovere
delle
bestie
è il
soffrire
senza
ragionare
. Chi
soffre
e
ragiona
(
appunto
perché
soffre
), per quei
signori
critici
non è
umano
; perché
pare
che, chi
soffra
,
debba
esser
soltanto
bestia
, e che
soltanto
quando sia
bestia
, sia per essi
umano
.
*
Ma di
recente
ho pur
trovato
un
critico
, a cui son molto
grato
.
A
proposito
della mia
disumana
e,
pare
,
inguaribile
"
cerebralità
" e
paradossale
inverosimiglianza
delle mie
favole
e dei miei
personaggi
, egli ha
domandato
a quegli altri
critici
donde
attingevano
il
criterio
per
giudicare
siffattamente
il
mondo
della mia
arte
.
" Dalla
cosiddetta
vita
normale
? " ha
domandato
. " Ma
cos'
è questa se non un
sistema
di
rapporti
, che noi
scegliamo
nel
caos
degli
eventi
quotidiani
e che
arbitrariamente
qualifichiamo
normale
? " Per
concludere
che " non si può
giudicare
il
mondo
d'un
artista
con un
criterio
di
giudizio
attinto
altrove che da questo
mondo
medesimo ".
Debbo
aggiungere
, per
dar
credito
a questo
critico
presso gli altri
critici
che non
ostante
questo, anzi proprio per questo, anch'egli poi
giudica
sfavorevolmente
l'
opera
mia: perché gli
pare
, cioè, ch'io non
sappia
dar
valore
e
senso
universalmente
umano
alle mie
favole
e ai miei
personaggi
; tanto da
lasciar
perplesso
chi
deve
giudicarli
, se io non abbia
inteso
piuttosto
limitarmi
a
riprodurre
certi
curiosi
casi
, certe
particolarissime
situazioni
psicologiche
.
Ma se il
valore
e il
senso
universalmente
umano
di certe mie
favole
e di certi miei
personaggi
, nel
contrasto
com'egli dice, tra
realtà
e
illusione
, tra
volto
individuale
ed
immagine
sociale
di esso,
consistesse
innanzi tutto nel
senso
e nel
valore
da
dare
a quel
primo
contrasto
, il quale per una
beffa
costante
della
vita
, ci si
scopre
sempre
inconsistente
, in quanto che,
necessariamente
purtroppo
, ogni
realtà
d'
oggi
è
destinata
a
scoprircisi
illusione
domani
, ma
illusione
necessaria
, se
purtroppo
fuori di essa non
c'
è per noi altra
realtà
? Se
consistesse
appunto
in questo, che un
uomo
o una
donna
,
messi
da altri o da se stessi in una
penosa
situazione
,
socialmente
anormale
,
assurda
per quanto si
voglia
, vi
durano
, la
sopportano
, la
rappresentano
davanti agli altri, finché non la
vedono
, sia
pure
per la loro
cecità
o
incredibile
buonafede
; perché appena la
vedono
come a uno
specchio
che sia
posto
loro davanti, non la
sopportano
più, ne
provan
tutto l'
orrore
e la
infrangono
o, se non possono
infrangerla
, se ne
senton
morire
? Se
consistesse
appunto
in questo, che una
situazione
,
socialmente
anormale
, si
accetta
, anche
vedendola
a uno
specchio
, che in questo
caso
ci
para
davanti la nostra stessa
illusione
; e allora la si
rappresenta
,
soffrendone
tutto il
martirio
, finché la
rappresentazione
di essa sia
possibile
dentro la
maschera
soffocante
che da noi stessi ci siamo
imposta
o che da altri o da una
crudele
necessità
ci sia stata
imposta
, cioè fintanto che sotto questa
maschera
un
sentimento
nostro, troppo
vivo
, non sia
ferito
così
addentro
, che la
ribellione
alla
fine
prorompa
e quella
maschera
si
stracci
e si
calpesti
?
" Allora, di
colpo
" dice il
critico
" un
fiotto
d'
umanità
invade
questi
personaggi
, le
marionette
divengono
improvvisamente
creature
di
carne
e di
sangue
, e
parole
che
bruciano
l'
anima
e
straziano
il
cuore
escono
dalle loro
labbra
"
E
sfido
! Hanno
scoperto
il loro
nudo
volto
individuale
sotto quella
maschera
, che li
rendeva
marionette
di se stessi, o in
mano
agli altri; che li faceva in prima
apparir
duri
,
legnosi
,
angolosi
, senza
finitezza
e senza
delicatezza
,
complicati
e
strapiombanti
, come ogni cosa
combinata
e
messa
sù
non
liberamente
ma per
necessità
, in una
situazione
anormale
,
inverosimile
,
paradossale
, tale insomma che essi alla
fine
non han potuto più
sopportarla
e l'hanno
rotta
.
L'
arruffìo
, se
c'
è, dunque è voluto; il
macchinismo
, se
c'
è, dunque è voluto; ma non da me: bensì dalla
favola
stessa, dagli stessi
personaggi
; e si
scopre
subito, difatti:
spesso
è
concertato
apposta
e
messo
sotto gli
occhi
nell'
atto
stesso di
concertarlo
e di
combinarlo
: è la
maschera
per una
rappresentazione
; il
giuoco
delle
parti
; quello che vorremmo o
dovremmo
essere
; quello che agli altri
pare
che siamo; mentre quel che siamo, non lo
sappiamo
,
fino
a un certo
punto
, neanche noi stessi; la
goffa
incerta
metafora
di noi; la
costruzione
,
spesso
arzigogolata
, che facciamo di noi, o che gli altri fanno di noi: dunque,
davvero
, un
macchinismo
, sì, in cui ciascuno
volutamente
,
ripeto
, è la
marionetta
di se stesso; e poi, alla
fine
, il
calcio
che
manda
all'
aria
tutta la
baracca
.
Credo
che non mi
resti
che di
congratularmi
con la mia
fantasia
se, con tutti i suoi
scrupoli
, ha
fatto
apparir
come
difetti
reali
, quelli ch'eran
voluti
da lei:
difetti
di quella
fittizia
costruzione
che i
personaggi
stessi han
messo
su di sé e della loro
vita
, o che altri ha
messo
sù
per loro: i
difetti
insomma della
maschera
finché non si
scopre
nuda
.
*
Ma una
consolazione
più
grande
m'è venuta dalla
vita
, o dalla
cronaca
quotidiana
, a
distanza
di circa
vent'
anni
dalla prima
pubblicazione
di questo mio
romanzo
Il fu
Mattia
Pascal
, che ancora una
volta
oggi
si
ristampa
.
Neppure ad esso, quando
apparve
per la prima
volta
,
mancò
, pur tra il
consenso
quasi
unanime
, chi lo
tacciasse
d'
inverosimiglianza
.
Ebbene, la
vita
ha voluto
darmi
la
prova
della
verità
di esso in una
misura
veramente
eccezionale
,
fin
nella
minuzia
di certi
caratteristici
particolari
spontaneamente
trovati
dalla mia
fantasia
.
Ecco quanto si
leggeva
nel
Corriere
della
Sera
del 27
marzo
1920
:
L'
OMAGGIO
DI UN
VIVO
ALLA PROPRIA
TOMBA
Un
singolare
caso
di
bigamia
,
dovuto
all'
affermata
ma non
sussistente
morte
di un
marito
, si è
rivelato
in questi
giorni
.
Risaliamo
brevemente
all'
antefatto
. Nel
reparto
Calvairate
il 26
dicembre
1916
alcuni
contadini
pescavano
dalle
acque
del
canale
delle " Cinque
chiuse
" il
cadavere
di un
uomo
rivestito
di
maglia
e
pantaloni
color
marrone
. Del
rinvenimento
fu
dato
avviso
ai
carabinieri
che
iniziarono
le
investigazioni
. Poco dopo il
cadavere
veniva
identificato
da tale
Maria
Tedeschi
, ancor
piacente
donna
sulla
quarantina
, e da certi
Luigi
Longoni
e
Luigi
Majoli
, per quello dell'
elettricista
Ambrogio
Casati
di
Luigi
,
nato
nel
1869
marito
della
Tedeschi
. In
realtà
l'
annegato
assomigliava
molto al
Casati
.
Quella
testimonianza
, a quanto
ora
è
risultato
, sarebbe stata alquanto
interessata
,
specie
per il
Majoli
e per la
Tedeschi
. Il
vero
Casati
era
vivo
!
Era
, però, in
carcere
ancora dal 21
febbraio
dell'
anno
precedente
per un
reato
contro la
proprietà
e da
tempo
viveva
diviso
, sebbene non
legalmente
, dalla
moglie
. Dopo sette
mesi
di
gramaglie
, la
Tedeschi
passava
a
nuove
nozze
col
Majoli
, senza
urtare
contro nessuno
scoglio
burocratico
. Il
Casati
finì
di
scontare
la
pena
l'8
marzo
del
1917
e solo in questi
giorni
egli
apprese
di
essere
...
morto
e che sua
moglie
si
era
rimaritata
ed
era
scomparsa
.
Seppe
tutto ciò quando si
recò
all'
Ufficio
di
anagrafe
in
piazza
Missori
, avendo
bisogno
di un
documento
. L'
impiegato
, allo
sportello
,
inesorabilmente
gli
osservò
:
- Ma voi siete
morto
! Il vostro
domicilio
legale
è al
cimitero
di
Musocco
,
campo
comune
44,
fossa
n.
550
...
Ogni
protesta
di colui che voleva
essere
dichiarato
vivo
fu
inutile
. Il
Casati
si
propone
di far
riconoscere
i suoi
diritti
alla...
resurrezione
, e non appena
rettificato
, per quanto lo
riguarda
, lo
stato
civile
, la
presunta
vedova
rimaritata
vedrà
annullato
il
secondo
matrimonio
.
Intanto la
stranissima
avventura
non ha
punto
afflitto
il
Casati
: anzi si
direbbe
che l'ha
messo
di buon
umore
, e,
desideroso
di
nuove
emozioni
, ha voluto far una
capatina
alla... propria
tomba
e come
atto
di
omaggio
alla sua
memoria
, ha
deposto
sul
tumulo
un
fragrante
mazzo
di
fiori
e vi ha
acceso
un
lumino
votivo
!
Il
presunto
suicidio
in un
canale
; il
cadavere
estratto
e
riconosciuto
dalla
moglie
e da chi poi sarà
secondo
marito
di lei; il
ritorno
del
finto
morto
e
finanche
l'
omaggio
alla propria
tomba
! Tutti i
dati
di
fatto
,
naturalmente
senza tutto quell'altro che
doveva
dare
al
fatto
valore
e
senso
,
universalmente
umano
.
Non posso
supporre
che il
signor
Ambrogio
Casati
elettricista
, abbia
letto
il mio
romanzo
e
recato
i
fiori
alla sua
tomba
per
imitazione
del fu
Mattia
Pascal
.
La
vita
, intanto, col suo
beatissimo
dispregio
d'ogni
verosimiglianza
, poté
trovare
un
prete
e un
sindaco
che
unirono
in
matrimonio
il
signor
Majoli
e la
signora
Tedeschi
senza
curarsi
di
conoscere
un
dato
di
fatto
, di cui pur forse
era
facilissimo
aver
notizia
, che cioè il
marito
signor
Casati
si
trovava
in
carcere
e non
sottoterra
.
La
fantasia
si sarebbe
fatto
scrupolo
, certamente, di
passar
sopra a un tal
dato
di
fatto
; e
ora
gode
,
ripensando
alla
taccia
di
inverosimiglianza
che anche allora le fu
data
, di far
conoscere
di quali
reali
inverosimiglianze
sia
capace
la
vita
anche nei
romanzi
che, senza
saperlo
, essa
copia
dall'
arte
.
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