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Appello all'Europa
12. A voi, uomini di governo e
responsabili delle nazioni, ridico ancora una volta la mia profonda convinzione
che il rispetto di Dio e il rispetto dell'uomo vanno di pari passo. Essi
costituiscono il principio assoluto che permetterà agli Stati e ai blocchi
politici di andare oltre i loro antagonismi.
Non possiamo dimenticare, in particolare, l'Europa dove è
nato quel terribile conflitto e che per sei anni ha vissuto una vera
«passione», che l'ha rovinata e resa esangue. Sin dal 1945, siamo testimoni e
attori di lodevoli sforzi condotti felicemente a termine in vista della sua
ricostruzione materiale e spirituale.
Ieri, questo continente ha esportato la guerra; oggi gli
spetta di essere «artefice di pace». Confido che il messaggio di umanesimo e di
liberazione, eredità della sua storia cristiana, saprà ancora fecondare i suoi
popoli e continuerà ad irradiarsi nel mondo.
Sì, Europa, tutti ti guardano, coscienti che tu hai sempre
qualcosa da dire, dopo il naufragio di quegli anni di fuoco: che la vera
civiltà non è nella forza, che essa è frutto della vittoria su noi stessi,
sulle potenze dell'ingiustizia, dell'egoismo e dell'odio, che possono giungere
sino a sfigurare l'uomo!
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