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Padre Thomas de Saint Laurent
Libro della Fiducia

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  • La fiducia è incrollabile
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La fiducia è incrollabile

 

Le considerazioni precedenti saranno forse sembrate troppo astratte. Era tuttavia necessario che vi ci soffermassimo: da esse dedurremo le caratteristiche della vera fiducia.

La fiducia, scrive il padre Saint-Jure, è "ferma, stabile e costante, in un grado così eminente che nulla al mondo può, non dico abbatterla, ma neppure farla vacillare"6.

Immaginare gli eccessi più angosciosi nell'ordine temporale, le difficoltà più insormontabili nell'ordine spirituale: esse non altereranno la pace dell'anima fiduciosa. Catastrofi impreviste potranno ammucchiare attorno ad essa le rovine della sua felicità; quest'anima, più padrona di se stessa del saggio antico, rimarrà imperterrita: "Impavidum furient ruinae"7.

Essa si rivolgerà semplicemente a Nostro Signore; in Lui si appoggerà con tanta maggior sicurezza, quanto più essa si sentirà privata di ogni aiuto umano. Pregherà con ardore più vibrante, e nelle tenebre della prova proseguirà il suo cammino, aspettando in silenzio l'ora di Dio.

Una tale fiducia è rara, senza dubbio. Ma se essa non raggiunge questo minimo di perfezione, non merita il nome di fiducia.

Sublimi esempi di questa virtù si trovano del resto nelle Sacre Scritture e nelle vite dei Santi. Colpito nella sua fortuna, nella famiglia e nella stessa carne, Giobbe, ridotto all'estrema indigenza, giaceva su un mucchio di letame. I suoi amici, la stessa moglie rendevano più acuto il suo dolore con la crudeltà delle loro parole. Eppure egli non si lasciava abbattere; nessun mormorio si mescolava ai suoi lamenti. Egli era sostenuto dal pensiero della fede: "Quand'anche il Signore mi togliesse la vita, diceva, continuerò ancora a sperare in Lui"8. Fiducia mirabile, che Dio ricompensò magnificamente. La prova ebbe fine: Giobbe recuperò la salute, guadagnò una fortuna più considerevole e visse un'esistenza più prospera di quella precedente.

Durante un viaggio, san Martino cadde nelle mani di alcuni ladri. I banditi lo depredarono; si accingevano a ucciderlo, quando improvvisamente, toccati dal pentimento o colpiti da un misterioso timore, contro ogni aspettativa, lo misero in libertà. Fu chiesto più tardi all'illustre vescovo se nell'incombenza di questo pericolo avesse provato qualche timore. Egli rispose: "Nessuno. Sapevo che l'intervento divino è tanto più vicino, quanto più lontani sono i soccorsi umani".

La maggior parte dei cristiani non imita purtroppo questi esempi. Mai essi i avvicinano così poco a Dio, quanto nel tempo della prova.

Molti non lanciano quel grido di soccorso che il Signore attende per venir loro in aiuto. Funesta negligenza! "La Provvidenza - diceva Luigi di Granada - si riserva di risolvere essa stessa le difficoltà straordinarie che si presentano nella vita, mentre lascia alle cause seconde il compito di risolvere le difficoltà ordinarie"9. Ma è necessario reclamare l'aiuto divino. Questo aiuto, Dio ce lo accorda con gioia. "Lungi dal pensare alla nutrice da cui succhia il latte, il bambino le è al contrario di sollievo"10.

Altri, nelle ore difficili, pregano ardentemente, ma senza costanza. Se non vengono esauditi immediatamente, piombano da una speranza esaltata in un irragionevole abbattimento. Essi non conoscono le vie della Grazia. Dio ci tratta come bambini: qualche volta fa il sordo a causa della gioia che prova nel sentirci invocarlo. Perché scoraggiarsi così presto, quando bisognerebbe invece pregarlo con maggiore insistenza?

La dottrina insegnata da san Francesco di Sales non è diversa: "La Provvidenza rimanda il suo aiuto soltanto per suscitare la nostra fiducia. Se il nostro Padre celeste non ci accorda sempre ciò che gli domandiamo, lo fa per tenerci vicino a lui e darci l'occasione di insistere presso di lui con amorosa violenza, come fece ben vedere a quei due pellegrini di Emmaus, con i quali si trattenne solo verso la fine del giorno e quando essi lo costrinsero"11.

 

 




6  - Saint-Jure, op. XXX, cit., III, p. 3.



7  - Orazio, Odi, libro III, ode terza



8  - Etiamsi occiderit me in ipso sperabo (Job, XII, 15).



9  - Luigi di Granada, Primo sermone per la seconda Domenica dopo l'Epifania.



10  - Ibidem.



11 - Petits Bollandistes, t. XIV, p. 542.






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