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1.4. Le questioni sollevate
La Chiesa è una società viva che attraversa
i secoli. La sua memoria non è solo costituita dalla tradizione che rimonta
agli Apostoli, normativa per la sua fede e la sua stessa vita, ma è anche ricca
della varietà delle esperienze storiche, positive o negative, che essa ha
vissuto. Il passato della Chiesa struttura in larga parte il suo presente. La
tradizione dottrinale, liturgica, canonica, ascetica nutre la vita stessa della
comunità credente, offrendole un campionario incomparabile di modelli da imitare.
Lungo tutto il pellegrinaggio terreno, però, il grano buono resta sempre
inestricabilmente mescolato alla zizzania, la santità si affianca all'infedeltà
e al peccato.29 Ed è così che il ricordo degli scandali del passato può
ostacolare la testimonianza della Chiesa d'oggi e il riconoscimento delle colpe
compiute dai figli della Chiesa di ieri può favorire il rinnovamento e la
riconciliazione nel presente.
La difficoltà che si profila è quella di
definire le colpe passate, a causa anzitutto del giudizio storico che ciò
esige, perché in ciò che è avvenuto va sempre distinta la responsabilità o la
colpa attribuibile ai membri della Chiesa in quanto credenti, da quella
riferibile alla società dei secoli detti 'di cristianità' o alle strutture di
potere nelle quali il temporale e lo spirituale erano allora strettamente
intrecciati. Un'ermeneutica storica è dunque quanto mai necessaria per fare
adeguata distinzione fra l'azione della Chiesa come comunità di fede e quella
della società nei tempi di osmosi fra di esse.
I passi compiuti da Giovanni Paolo II per
chiedere perdono di colpe del passato sono stati compresi in moltissimi
ambienti, ecclesiali e non, come segni di vitalità e di autenticità della
Chiesa, tali da rafforzare la sua credibilità. È giusto, peraltro, che la
Chiesa contribuisca a modificare immagini di sé false e inaccettabili, specie
nei campi in cui, per ignoranza o malafede, alcuni settori d'opinione si
compiacciono nell'identificarla con l'oscurantismo e l'intolleranza. Le richieste
di perdono formulate dal Papa hanno anche suscitato una positiva emulazione
nell'ambito ecclesiale e al di là di esso. Capi di Stato o di governo, società
private e pubbliche, comunità religiose domandano attualmente perdono per
episodi o periodi storici segnati da ingiustizie. Questa prassi è tutt'altro
che retorica, tanto che alcuni esitano ad accoglierla, calcolando i costi
conseguenti - tra l'altro sul piano giudiziario - a un riconoscimento di
solidarietà con colpe passate. Anche da questo punto di vista, urge dunque un
discernimento rigoroso.
Non mancano tuttavia fedeli sconcertati, in
quanto la loro lealtà verso la Chiesa sembra scossa. Alcuni di essi si chiedono
come trasmettere l'amore alla Chiesa alle giovani generazioni se questa stessa
Chiesa è imputata di crimini e di colpe. Altri osservano che il riconoscimento
delle colpe è per lo più unilaterale e sfruttato dai detrattori della Chiesa,
soddisfatti nel vederla confermare i pregiudizi che essi hanno nei suoi
riguardi. Altri ancora mettono in guardia dal colpevolizzare arbitrariamente le
generazioni attuali dei credenti per mancanze alle quali essi non acconsentono
in nessun modo, pur dichiarandosi pronti ad assumersi le loro responsabilità
nella misura in cui dei gruppi umani si sentissero ancora oggi toccati dalle
conseguenze di ingiustizie subite dai loro predecessori in altri tempi. Alcuni,
poi, ritengono che la Chiesa potrà purificare la sua memoria rispetto alle
azioni ambigue nelle quali è stata coinvolta nel passato semplicemente prendendo
parte al lavoro critico sulla memoria sviluppatosi nella nostra società. Così
essa potrebbe affermare di condividere con i suoi contemporanei il rifiuto di
ciò che la coscienza morale attuale riprova, senza proporsi come l'unica
colpevole e responsabile dei mali del passato, ricercando al contempo il
dialogo nella reciproca comprensione con quanti si sentissero ancora oggi
feriti da atti passati imputabili ai figli della Chiesa. Infine, c'è da
aspettarsi che alcuni gruppi possano reclamare una domanda di perdono nei loro
confronti, o per analogia con altri o perché ritengono di aver subito dei
torti. In ogni caso, la purificazione della memoria non potrà mai significare
che la Chiesa rinunci a proclamare la verità rivelata, che le è stata
confidata, sia nel campo della fede, che in quello della morale.
Si profilano, così, diversi interrogativi:
si può investire la coscienza attuale di una 'colpa' collegata a fenomeni
storici irripetibili, come le crociate o l'inquisizione? Non è fin troppo
facile giudicare i protagonisti del passato con la coscienza attuale (come
fanno Scribi e Farisei secondo Mt 23,29-32), quasi che la coscienza
morale non sia situata nel tempo? E, d'altra parte, si può forse negare che il
giudizio etico è sempre in gioco, per il semplice fatto che la verità di Dio e
le sue esigenze morali hanno sempre valore? Quale che sia l'atteggiamento da
adottare, esso dovrà fare i conti con queste domande, e cercare risposte che
siano fondate nella rivelazione e nella sua vivente trasmissione nella fede
della Chiesa. La questione prioritaria è dunque quella di chiarire in che
misura le domande di perdono per le colpe del passato, soprattutto se
indirizzate a gruppi umani attuali, entrino nell'orizzonte biblico e teologico
della riconciliazione con Dio e con il prossimo.
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