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Commissione Teologica Internazionale
Memoria e riconciliazione

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  • 3. FONDAMENTI TEOLOGICI
    • 3.1. Il mistero della Chiesa
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3.1. Il mistero della Chiesa

" La Chiesa è nella storia, ma nello stesso tempo la trascende. È unicamente 'con gli occhi della fede' che si può scorgere nella sua realtà visibile una realtà contemporaneamente spirituale, portatrice di vita divina ".43 L'insieme degli aspetti visibili e storici si rapporta al dono divino in modo analogo a come nel Verbo di Dio incarnato l'umanità assunta è segno e strumento dell'agire della Persona divina del Figlio: le due dimensioni dell'essere ecclesiale formano " una sola complessa realtà risultante di un elemento umano e di un elemento divino ",44 in una comunione, che partecipa della vita trinitaria e fa sì che i battezzati si sentano uniti fra di loro pur nella diversità dei tempi e dei luoghi della storia. In forza di questa comunione, la Chiesa si presenta come un soggetto assolutamente unico nella vicenda umana, tale da potersi far carico dei doni, dei meriti e delle colpe dei suoi figli di oggi, come di quelli di ieri.

La non debole analogia col mistero del Verbo incarnato implica tuttavia anche una fondamentale differenza: " Mentre Cristo 'santo, innocente, immacolato' (Eb 7,26), non conobbe il peccato (cf. 2 Cor 5,21), ma venne allo scopo di espiare i soli peccati del popolo (cf. Eb 2,17), la Chiesa, che comprende nel suo seno i peccatori, santa e insieme sempre bisognosa di purificazione, incessantemente si applica alla penitenza e al suo rinnovamento ".45 L'assenza di peccato nel Verbo Incarnato non può attribuirsi al Suo Corpo ecclesiale, al cui interno, anzi, ciascuno - partecipe della grazia donata da Dio - è non di meno bisognoso di vigilanza e di incessante purificazione e solidale con la debolezza degli altri: " Tutti i membri della Chiesa, compresi i suoi ministri, devono riconoscersi peccatori (cf. 1 Gv 1,8-10). In tutti, sino alla fine dei tempi, la zizzania del peccato si trova ancora mescolata al buon grano del Vangelo (cf. Mt 13,24-30). La Chiesa raduna dunque dei peccatori raggiunti dalla salvezza di Cristo, ma sempre in via di santificazione ".46

Già Paolo VI aveva solennemente affermato che " la Chiesa è santa, pur comprendendo nel suo seno dei peccatori, giacché essa non possiede altra vita se non quella della grazia. [...] Perciò la Chiesa soffre e fa penitenza per tali peccati, da cui peraltro ha il potere di guarire i suoi figli con il sangue di Cristo e il dono dello Spirito Santo ".47 La Chiesa è insomma nel suo 'mistero' incontro di santità e di debolezza continuamente redenta e sempre di nuovo bisognosa della forza della redenzione. Come insegna la liturgia, vera 'lex credendi', il singolo fedele e il popolo dei santi invocano da Dio che il Suo sguardo si posi sulla fede della Sua Chiesa e non sui peccati dei singoli, che di questa fede vissuta sono la negazione: " Ne respicias peccata nostra, sed fidem Ecclesiae tuae! ". Nell'unità del mistero ecclesiale attraverso il tempo e lo spazio è possibile allora considerare l'aspetto della santità, il bisogno di pentimento e di riforma, e la loro articolazione nell'agire della Chiesa Madre.




43 Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC), 770.



44 Lumen Gentium, 8.



45 Ibid. Cf. pure Unitatis Redintegratio, 3 e 6.



46 CCC, 827.



47 Paolo VI, Credo del popolo di Dio (30 giugno 1968), n. 19 (Enchiridion Vaticanum 3,264s).






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