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Dom Jean-Baptiste Gustave Chautard
Anima di ogni Apostolato

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  • II. L’orazione, elemento indispensabile della vita interiore e perciò dell’apostolato
    • 3. Come farò la mia orazione?
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3. Come farò la mia orazione?

Per tradurre in pratica la definizione e lo scopo, mi atterrò a questo metodo logico:

Porrò la mia mente, ma soprattutto la mia fede e il mio cuore, davanti a nostro Signore che m’insegna una verità o una virtù.

Ecciterò la mia sete di adeguare la mia anima all’ideale intravisto.

Deplorerò tutto ciò che gli si oppone.

Prevedendo gli ostacoli, mi deciderò a superarli.

Chiederò con insistenza la grazia efficace per riuscirvi, ben convinto che da solo non concluderei nulla.

Come un viaggiatore spossato, ansante, cerco di dissetarmi; alla fine... Video: scopro una fonte. Ma essa zampilla su un’erta roccia... Sitio: più contemplo quell’acqua limpida, che mi permetterebbe di continuare il viaggio, più si accentua in me il desiderio di dissetarmi, nonostante gli ostacoli... Volo: ad ogni costo voglio raggiungere quella sorgente e mi sforzo di arrivarci, ma purtroppo devo constatare la mia impotenza... Volo tecum: arriva una guida, che non aspetta altro che io le chieda di aiutarmi; essa mi conduce anche nei passaggi più scabrosi; ben presto posso dissetarmi a lunghi sorsi. Così le acque vive della grazia zampillano dal Cuore di Gesù.

La mia lettura spirituale della sera, elemento così prezioso di vita interiore, ha riacceso il mio desiderio di fare all’indomani l’orazione... Prima di coricarmi, considero sommariamente, ma in modo chiaro e  preciso, il soggetto dell’orazione2, come pure il frutto specifico che desidero ricavarne, ed eccito davanti a Dio il desiderio di profittarne.

L’ora della meditazione è venuta3. Voglio staccarmi dalla terra, costringere la mia immaginazione a rappresentarmi una scena viva e parlante che io sostituisco alle mie preoccupazioni, alle mie distrazioni, eccetera4. Rappresentazione rapida e a grandi linee, ma abbastanza convincente da commuovermi e gettarmi alla presenza di quel Dio, la cui attività tutta amorosa vuol avvolgermi e penetrarmi. Ed eccomi in relazione con un Interlocutore Vivente5, Adorabile e Amabile.

Dapprima adoro profondamente; ciò s’impone da sé. Seguono poi atti di annientamento, di contrizione, di fedeltà, di preghiera umile e fiduciosa, affinché sia benedetto questo colloquio col mio Dio6.

Video

Colpito dalla vostra viva presenza, o Gesù, e quindi liberato dall’ordine puramente naturale, vado a cominciare il mio colloquio col linguaggio della fede, più fecondo delle analisi della mia ragione. A questo scopo, leggo o richiamo alla mente, con cura, il punto da meditare; lo riassumo e concentro in esso la mia attenzione.

O Gesù, siete Voi che mi parlate e m’insegnate questa verità; voglio dunque ravvivare e accrescere la mia fede su ciò che Voi mi presentate come cosa assolutamente certa, perché fondata sulla vostra Veracità.

E tu, o anima mia, ripeti continuamente: lo credo; ripetilo con sempre maggior forza. Come un bimbo che recita la lezione assegnata, ripeti moltissime volte che tu abbracci questa dottrina e le sue conseguenze per la tua eternità7. «O Gesù, questo è vero, assolutamente vero, perciò lo credo. Voglio che questo raggio di sole della Rivelazione sia come il faro della mia giornata. Rendete la mia fede più ardente; ispiratemi un vigoroso desiderio di vivere questo Ideale e una santa collera contro tutto ciò che gli è contrario. Voglio divorare questo alimento di verità e assimilarmelo».

Ma se, dopo alcuni minuti passati nell’eccitare la mia fede, rimango inerte davanti alla verità che mi si presenta, non insisterò oltre. Vi esporrò filialmente, o mio buon Maestro, il dolore che provo per questa mia impotenza e Vi pregherò di supplirvi.

Sitio

Dalla frequenza e soprattutto dal vigore dei miei atti di fede, vera partecipazione ad un raggio dell’Intelletto divino, dipenderà il grado di esultanza del mio cuore, linguaggio della carità affettiva.

Sia che nascano da sé sia che vengano eccitati dalla mia volontà, gli affetti sono fiori che la mia anima di fanciullo sparge ai piedi di Gesù che parla: atti di adorazione, riconoscenza, amore, gioia, adesione alla volontà divina e distacco da tutto il resto, avversione, odio, timore, collera, speranza, abbandono.

Il mio cuore sceglie uno o più di questi sentimenti, se ne impregna, Ve li manifesta, o Gesù, e Ve li ripete molte volte, teneramente e lealmente, ma con tutta semplicità.

Se la mia sensibilità mi offre il suo aiuto, io l’accolgo, poiché mi può essere utile anche se non è necessario. Un’affezione calma ma profonda è più sicura e più feconda delle emozioni superficiali. Queste ultime non dipendono da me e non sono mai il termometro della vera e fruttuosa orazione. Quello che è sempre in mio potere e che importa soprattutto, è lo sforzo per scuotere il torpore del mio cuore e fargli ripetere: «Mio Dio, voglio unirmi a Voi; voglio annientarmi dinanzi a Voi; voglio cantare la mia gratitudine e la mia gioia di compiere la vostra volontà. Non voglio più mentire dicendovi che Vi amo e che detesto tutto ciò che Vi offende», eccetera.

Benché mi sia sinceramente sforzato, può talvolta accadere che il mio cuore rimanga freddo ed esprima fiaccamente le sue affezioni. Allora, o Gesù, vi esprimerò umilmente la mia desolazione e il mio desiderio; prolungherò volentieri i miei gemiti, nella convinzione che, lamentandomi così dinanzi a Voi per questa mia sterilità, acquisterò uno speciale diritto ad unirmi agli affetti del vostro divino Cuore in un modo efficacissimo, sebbene nell’aridità, nel buio e nel freddo.

Quant’è bello, o Gesù, l’Ideale che scorgo in Voi! Ma la mia vita è in armonia con questo Esemplare perfetto? Compio questa indagine sotto il vostro sguardo profondo, o divino Interlocutore che, se ora siete tutto misericordia, sarete invece tutto giustizia quando v’incontrerò nel giudizio particolare, in cui con un solo sguardo scruterete i più segreti moventi dei minimi atti della mia esistenza. Vivo di questo Ideale? Se morissi in questo istante, o Gesù, non trovereste la mia condotta in piena antitesi con esso?

Su quali punti desiderate, o Maestro Buono, che io mi corregga? Aiutatemi a scoprire dapprima gli ostacoli che m’impediscono di imitarvi, poi le cause interne o esterne e le occasioni prossime o lontane delle mie mancanze.

La vista delle mie miserie e delle mie difficoltà, o mio Redentore, obbliga il mio cuore ad esprimervi confusione, dolore, tristezza, rimpianti amari, sete ardente di migliorare, offerta generosa e senza riserve di tutto il mio essere. «Voglio piacere a Dio in tutto»8.

Volo

Mi avanzo maggiormente nella scuola del volere.

E’ il linguaggio della carità effettiva. Gli affetti hanno fatto nascere in me il desiderio di correggermi; ne ho individuato gli ostacoli; ora tocca alla mia volontà di dire: «voglio toglierli». O Gesù, il mio ardore nel ripetervi questo «voglio», dipende dal mio fervore nel ripetere: credo, amo, mi pento, detesto.

Se talvolta questo «voglio» non scaturisce con quell’energia che speravo, o mio amato Salvatore, deplorerò questa debolezza della mia volontà e, lungi dallo scoraggiarmi, non mi stancherò di ripetervi quanto desidero partecipare alla vostra generosità nel servizio del Padre celeste.

Alla mia risoluzione generale di lavorare per la mia salvezza e per amare Dio, unisco la risoluzione di applicare la mia orazione alle difficoltà, alle tentazioni ed ai pericoli della giornata. Ma soprattutto avrò cura di ritemprare con amore più ardente quel proposito9 che è oggetto del mio esame particolare (difetto da combattere o virtù da praticare); lo fortificherò con motivi che attingerò dal Cuore del Maestro e, da abile stratega, individuerò i mezzi capaci di assicurarne l’esecuzione, prevedendo le occasioni e preparandomi alla lotta.

Se intravedo uno specifico pericolo di dissipazione, d’immortificazione, di umiliazione, di tentazione, una decisione grave eccetera, mi dispongo per quel momento alla vigilanza, alla lotta e soprattutto all’unione con Gesù e al ricorso alla Madonna.

Nonostante tutte queste precauzioni, potrà capitarmi di cadere ancora; ma che differenza tra queste cadute di sorpresa e le altre! Via gli scoraggiamenti!, perché so che Dio è glorificato dal mio continuo ricominciare per rendermi più risoluto, più diffidente di me stesso, più sollecito nel ricorrere a Lui. Solo a questo prezzo potrò riuscire.

Volo tecum

«Obbligare uno storpio a camminare bene è meno assurdo che voler riuscire senza di Voi, o mio Salvatore» (S. Agostino). Le mie risoluzioni non sono forse rimaste sterili perché l’ «io posso tutto» non è derivato dall’ «in Colui che mi forza»? 10. Arrivo dunque al punto della mia orazione che, sotto certi aspetti, è il più importante: la supplica o il linguaggio della speranza.

Senza la vostra grazia, o Gesù, io non posso far nulla. Questa grazia non la merito a nessun titolo, ma so che le mie insistenze, lungi dallo stancarvi, costituiranno la misura del vostro soccorso, se esse riflettono la mia sete di essere vostro, la diffidenza di me stesso e la mia fiducia illimitata, direi folle, nel vostro Cuore. O bontà infinita, imitando la cananea del Vangelo (Mt. 15,22-29), mi prosterno ai vostri piedi e con la sua insistenza, tutta speranza e umiltà, Vi chiedo non qualche briciola, ma una vera partecipazione a quel banchetto di cui avete detto: «Il mio cibo è fare la volontà del Padre mio».

Divenuto per grazia membro del vostro Corpo mistico, io partecipo alla vostra vita e ai vostri meriti, e prego per mezzo vostro, o Gesù. O Padre santo, io prego per il Sangue divino che grida misericordia; potrete Voi respingere la mia preghiera? E’ il grido del mendicante quello che elevo a Voi, o Ricchezza inesauribile: «Esaudiscimi, perché io sono misero e povero» (Ps. 85, 1). Rivestitemi della vostra forza e glorificate la vostra potenza nella mia debolezza. La vostra bontà, le vostre promesse e i vostri meriti, o Gesù, e per contro la mia miseria e la mia confidenza, sono i soli titoli della mia supplica per ottenere, mediante la mia unione con Voi, la custodia del cuore e la forza in questo giorno.

Se sopraggiunge un ostacolo, una tentazione, un sacrificio da imporre ad una qualche mia facoltà, il testo o il pensiero che io prendo come mazzetto spirituale mi farà respirare il profumo di preghiera che ha circondato le mie risoluzioni e, nel momento critico, alzerò nuovamente il grido della supplica efficace. Quest’abitudine, frutto della mia orazione, ne sarà pure la pietra di paragone: «dai loro frutti li riconoscerete».

Quando sarò giunto a vivere di fede e di sete abituale di Dio, solo allora il lavoro del Video potrà essere talvolta soppresso, perché il Sitio e il Volo scaturiranno fin dal principio dell’orazione, che trascorrerà tutta nel produrre affetti e offerte, nel confermare la mia risoluta volontà e nel mendicaredirettamente da Gesù o da Maria Immacolata, dagli Angeli o dai Santi – una unione più intima e più costante con la divina volontà.

* * *

Il santo Sacrificio mi aspetta: l’orazione mi ci ha preparato. La mia partecipazione al Calvario, in nome della Chiesa, e la mia Comunione saranno come una continuazione della mia orazione 11. Nel ringraziamento estenderò le mie richieste agl’interessi della Chiesa, alle anime affidatemi, ai defunti, alle mie opere, a parenti, amici, benefattori, nemici, eccetera.

La recita delle varie ore del mio caro Breviario, in unione con la Chiesa, per Essa e per me, le frequenti e fervorose giaculatorie, le comunioni spirituali, l’esame particolare, la visita al SS.mo Sacramento, la lettura spirituale, il Rosario, l’esame generale eccetera, verranno a segnare il mio cammino, a ravvivare le mie forze e conservare lo slancio del mattino, affinché nulla nella mia giornata sfugga all’azione del Signore. Grazie a questo slancio, il ricorso a Gesù, dapprima frequente e poi abituale, direttamente o per mezzo di sua Madre, farà cessare le contraddizioni tra la mia ammirazione per la sua dottrina e la mia vita emancipata, tra la mia pietà e la mia condotta.

A questo punto debbo trattenere il mio cuore che, nel suo desiderio di essere veramente utile agli uomini di azione, vorrebbe dedicare una risoluzione speciale all’esame particolare.

Cedendo a questo pensiero, infatti, temo di allungare troppo il mio libro. Eppure dalla lettura di san Cassiano, di parecchi Padri della Chiesa, come pure di sant’Ignazio, di san Francesco di Sales e di san Vincenzo de’ Paoli, impariamo che l’esame particolare e quello generale sono corollari necessari della meditazione e si connettono alla custodia del cuore.

D’accordo col suo direttore, l’anima s’è decisa a prendere di mira più direttamente, nella meditazione e nel corso della giornata, quel tal difetto o quella tale virtù, sorgente principale di altri difetti o virtù.

Numerosi sono i cavalli che tirano il carro e l’occhio li controlla tutti costantemente. Ma al centro dell’attracco ve n’è uno su cui si concentra l’attenzione dell’auriga: se difatti quello va troppo a destra o troppo a sinistra, tutti gli altri si sbandano.

L’analisi dell’anima mediante l’esame particolare, per constatare se c’è progresso, regresso o stazionarietà su un punto ben determinato, non è che un elemento della custodia del cuore.




2 Un libro di meditazione è quasi indispensabile per impedire che l’anima si perda nel vago. Molti sono i testi antichi e moderni che presentano tutti i caratteri di veri libri di meditazione e non solo di lettura spirituale. Ogni punto racchiude una verità coinvolgente presentata con chiarezza, forza e concisione, in tal modo che, dopo la riflessione, essa spinge ad un affettuoso e pratico colloquio con Dio.
Un solo punto basta per una mezz’ora. Esso deve riassumersi in un testo biblico o liturgico o in un’idea-madre adatta alla mia condizione. Conviene innanzitutto preferire i Novissimi e il peccato, almeno una volta al mese; poi la vocazione, i doveri del proprio stato, i vizi capitali, le virtù principali, gli attributi di Dio, i misteri del Rosario oppure un’altra scena del Vangelo e soprattutto della Passione. Nelle feste l’argomento è già indicato dalla Liturgia.



3 Il clauso ostio del Signore m’invita a preferire per la mia orazione un luogo in cui sarò il meno disturbato possibile: chiesa, camera, giardino, eccetera.



4 Per esempio: il Signore che mostra il suo Sacro Cuore e dice: «Io sono la resurrezione e la vita». Oppure: «Ecco quel Cuore che tanto ha amato gli uomini». Oppure una scena della sua vita: Betlemme, il Tabor, il Calvario, eccetera. Se dopo un sincero e breve sforzo non si riesce a procurarsi tale rappresentazione, si passi oltre; supplirà Dio.



5 Il successo della meditazione spesso dipende dalla cura che si mette nel considerare l’Interlocutore come essere vivo e presente, smettendo quindi di trattarlo come lontano e passivo, cioè come un’astrazione.



6 Bisogna persuadersi vigorosamente che per tale colloquio Dio non chiede altro che la buona volontà. L’anima che, perseguitata dalle distrazioni, ritorna ogni giorno pazientemente e filialmente dal suo divino Interlocutore, fa un’ottima orazione. A tutto supplisce Dio.



7 Così si radicano le forti convinzioni e si preparano i doni dello spirito di fede viva e d’intuizione soprannaturale.



8 Il Suarez riassume in queste poche parole il frutto di tutti i trattati di ascetica. Questi atti del sitio dispongono l’anima a decidere di non rifiutare nulla a Dio.



9 Conviene mantenere lo stesso proposito per mesi interi o da un ritiro all’altro. L’esame particolare, sotto forma di breve colloquio col Signore, completa l’orazione e, constatando il progresso o il regresso, facilita ottimamente l’avanzamento nella perfezione.



10 «Io posso tutto in Colui che mi forza» (Fil. 4, 13).



11 L’orazione è il braciere in cui si ravviva la custodia del cuore. Dalla fedeltà a tale pratica, verranno vivificati tutti gli altri esercizi di pietà. A poco a poco l’anima acquisterà la vigilanza e lo spirito di orazione, cioè l’abitudine di ricorrere a Dio con sempre maggior frequenza. L’unione con Dio nell’orazione genererà l’unione intima con Lui anche durante le occupazioni più assorbenti. Vivendo così unita al Signore mediante a custodia del cuore, l’anima attirerà sempre più su di sé i doni dello Spirito Santo e le virtù infuse, e forse Dio la chiamerà ad un grado di orazione più elevato.
L’eccellente libro di don Vital Lehodey, Le vie dell’orazione mentale (trad. it. Marietti, Torino 1932) precisa bene quello che è richiesto all’anima per elevarsi mediante i diversi gradi di orazione e le regole per discernere se un’orazione superiore è veramente un dono di Dio o un frutto delle illusioni.






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