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Dom Jean-Baptiste Gustave Chautard
Anima di ogni Apostolato

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  • III. La vita liturgica, sorgente di vita interiore e perciò di apostolato
    • 3. Spirito liturgico
      • Secondo principio
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Secondo principio

Quando, in una funzione liturgica, io agisco come rappresentante della Chiesa29, Dio desidera che gli esprima la mia virtù di religione avendo coscienza del mandato ufficiale dal quale vengo onorato e desidera che faccia progressi in tutte le virtù, unendomi in tal modo sempre di più alla vita della Chiesa.

In qualità di rappresentante della vostra Chiesa, affinché in suo nome ed a nome di tutti i suoi figli io offra incessantemente a Dio, per vostro mezzo, o Gesù, il sacrificio della lode e della supplica, io sono «persona pubblica che è voce dell’intera Chiesa», secondo la felice espressione di San Bernardino da Siena30 .

In ogni funzione liturgica deve pertanto realizzarsi nella mia persona come uno sdoppiamento, simile o quello che avviene in un ambasciatore. Nella sua vita privata, questi è un privato cittadino come gli altri; ma quando, rivestito delle insegne della sua carica, egli parla od agisce in nome del suo Principe, egli diventa nello stesso istante il rappresentante e, sotto certi aspetti, la persona stessa del suo Sovrano.

Altrettanto mi accade quando compio le mie funzioni liturgiche. Al mio essere individuale si aggiunge una dignità che mi riveste di una missione pubblica; allora io posso e debbo considerarmi come delegato ufficiale di tutta la Chiesa.

Se prego, se recito il mio ufficio, anche da solo, non lo faccio più soltanto a mio nome. Le formule che uso non me le sono scelte, ma è la Chiesa che me le pone sulle labbra31. E’ perciò la Chiesa che prega per mia bocca, parla ed agisce per mezzo mio, come il Re parla ed agisce per mezzo del suo ambasciatore. Allora io sono veramente la Chiesa tutta intera, come ben scrisse San Pier Damiani32. Per mezzo mio, la Chiesa si unisce alla divina Religione di Gesù Cristo e rivolge alla Ss.ma Trinità l’adorazione, il ringraziamento, la riparazione e la supplica.

D’altronde, se ho una certa coscienza della mia dignità, non potrò incominciare il mio Breviario, per esempio, senza che si operi nel mio essere un’azione misteriosa che m’innalza al di sopra di me stesso, al di sopra del corso naturale dei miei pensieri, per gettarmi in pieno nella convinzione di essere come il mediatore tra il Cielo e la terra33.

Che sciagura se dimenticassi queste verità! I Santi ne erano penetrati e ne vivevano34. Dio si aspetta che io me ne ricordi, quando compio una funzione. La Chiesa, con la vita liturgica, mi aiuta continuamente a non dimenticare mai che sono un suo rappresentante, e Dio esige che a questo titolo corrisponda nella pratica una vita esemplare35.

O mio Dio, infondetemi una profonda stima per questa missione che la Chiesa mi confida!

Quale stimolo vi troverei contro la mia viltà nella lotta spirituale! Ma datemi anche il sentimento della mia grandezza di cristiano e concedete che io abbia verso la vostra Chiesa un animo di fanciullo, affinché possa approfittare largamente dei tesori di vita interiore accumulati nella santa Liturgia.




29 Sono delegati della Chiesa i chierici e i religiosi tenuti al Breviario, anche quando lo recitano privatamente; lo sono anche, nelle loro chiese canonicamente erette, quelli che sono obbligati all’ufficio del coro ed alle Messe capitolari o conventuali, come pure quelli che, anche senza aver ricevuto gli Ordini, ne compiono le funzioni col permesso della Chiesa, come ad esempio i chierichetti.



30 S. Bernardino da Siena, Predica XX.



31 Il sacerdote riveste persona giuridica della Chiesa e le sue parole menifestano quasi la voce della Chiesa (Guglielmo da Parigi, De Sacramento Ordinis).



32 «In forza dell’unità di fede, il sacerdote compendia tutta la Chiesa e ne fa da vicegerente» (S. Pier Damiani, Opus XI, cap. X). «Perché stupirsi se ogni sacerdote fa da vicario della Chiesa, dato che, in forza del sacramento dell’intima unione, in lui è spiritualmente compendiata l’intera Chiesa?» (S. Pier Damiani, loc. cit.).



33 «Il sacerdote è mediatore tra Dio e l’umana natura: a questa egli reca i benefici divini e a Quello presenta le nostre richieste » (S. Giovanni Crisostomo, Homilia V, in illud: ‘Vidit Dominum’, n. 1).



34 Perché il sacerdote, recitando il Breviario, anche se è solo dice: «Dominus vobiscum?» E perché risponde: «Et cum spiritu tuo», invece di dire: «Et cum spiritu meo»? Perché, dice san Pier Damiani, il sacerdote non è solo. Quando celebra o prega, egli ha dinanzi a sé tutta la Chiesa misteriosamente presente e la saluta dicendo: «Dominus vobiscum»; poi, siccome rappresenta la Chiesa, essa risponde per sua bocca: «Et cum spiritu tuo» (S. Pier Damiani, In ‘Dominus vobiscum’, Homilia, c. 6, 10, etc.). (Dal gennaio 1961, secondo il Nuovo Codice delle Rubriche del Breviario e del Messale Romano, i sacerdoti che recitano il Breviario da soli, al posto del «Dominus vobiscum» dicono il «Domine exaudi orationem meam»: Nuovo Codice, n. 247). (N. d. T.).



35 «Lodate il Signore, ma lodatelo offrendogli il vostro: non cioè con la sola lingua e voce, ma anche con la vostra coscienza, con la vostra vita e le vostre azioni» (Sant’Agostino, Enarrationes in Psalmos, Ps. CXLVIII, n. 2).
Come gli uomini esigono da voi sacerdoti la santità, quando vi presentate come ambasciatori di Dio presso di loro, così Dio la esige  da te quando ti presenti come intercessore presso di Lui. Un intercessore è un deputato della miseria terrena inviato presso la giustizia divina. Ora, dice san Tommaso, due sono le condizioni necessarie ad un deputato affinché possa essere accolto favorevolmente: la prima è quella di essere un degno rappresentante del popolo che l’invia; la seconda è quella di essere gradito al sovrano presso il quale viene inviato. Ma tu, prete che non sei stimato come santo, come potresti essere degno rappresentante del popolo cristiano, se non lo sei per integra espressione delle cristiane virtù? E come potresti essere amico di Dio, se non sei nemmeno un suo fedele servitore?






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