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Dom Jean-Baptiste Gustave Chautard
Anima di ogni Apostolato

IntraText CT - Lettura del testo

  • III. La vita liturgica, sorgente di vita interiore e perciò di apostolato
    • 5. Pratica della vita liturgica
      • b) Preparazione immediata
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b) Preparazione immediata

«Prima di pregare, disponi l’anima tua» (Eccl. 18, 23). Immediatamente prima della Messa e ad ogni ripresa del Breviario, farò un atto calmo ma energico di raccoglimento per distogliermi da tutto ciò che non si riferisce a Dio e per fissare la mia attenzione in Lui. Colui al quale sto per parlare è Dio.

Ma egli è anche mio Padre. A quel timore reverenziale che prova perfino la Regina degli Angeli quando parla al suo divino Figlio, io unirò la spontanea ingenuità che un animo di fanciullo anche al vecchio che si rivolge alla Maestà infinita.

Tale atteggiamento semplice e ingenuo dinanzi al Padre mio, rifletterà schiettamente la mia convinzione di esser unito a Gesù Cristo e di rappresentare la Chiesa, quantunque indegnamente, e rifletterà anche la certezza di avere gli Spiriti della Milizia celeste come compagni della mia preghiera: «Alla presenza degli Angeli inneggerò a Te» (Ps. 137).

Questo, anima mia, non è più per te il tempo di ragionare o di pensare, ma di tornare con un animo di bambino. Quando eri appena giunto all’età della ragione, accettavi tutto quanto di diceva tua madre come espressione di un’assoluta verità. Con la stessa semplicità ed ingenuità, devi ora ricevere da tua Madre, la Chiesa, quanto ti presenta come alimento della tua fede.

Com’è indispensabile questo ringiovanimento dell’anima! Quanto più mi farò un’animo di fanciullo, tanto più approfitterò dei tesori della Liturgia, mi lascerò penetrare dalla poesia che ne promana, ed in uguale misura progredirà in me lo spirito liturgico.

Allora la mia anima entrerà facilmente in adorazione e ci resterà durante la funzione (cerimonie, Breviario, Messa, Sacramenti, eccetera) alla quale prendo parte in qualità di membro o ambasciatore della Chiesa, o come ministro di Dio.

Dal mio modo di avviare l’adorazione dipendono in gran parte non solo il profitto e il merito dell’atto liturgico, ma anche le consolazioni che Dio lega alla sua perfetta esecuzione e che devono sostenermi nelle fatiche apostoliche.

Voglio dunque adorare; con uno slancio della mia volontà, per rendere a Dio quest’omaggio, voglio unirmi alle adorazioni dell’Uomo-Dio; più che sforzo della mente, sarà uno slancio del cuore.

Lo voglio con la vostra grazia, o Gesù; e questa grazia la chiederò ad esempio mediante il «Deus in adiutorium» nel Breviario, e recitando diligentemente l’"Introibo" nella messa.

Lo voglio; e quello che Voi esigete da me è appunto questo volere filiale ed affettuoso, forte ed umile, unito al vivo desiderio del vostro aiuto.

Se ottengo che la mia intelligenza presenti alla fede begli orizzonti, oppure che la mia sensibilità le offra qualche pia emozione, la mia volontà se ne avvantaggerà per adorare con più facilità. Ma mi ricorderò sempre del principio per cui l’unione con Dio sta, in ultima analisi, nella parte superiore dell’anima, nella volontà. E quand’anche la sua sorte consistesse in tenebre ed aridità, restando fredda e secca, questa facoltà prenderà il suo slancio appoggiandosi unicamente sulla fede.




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