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Dom Jean-Baptiste Gustave Chautard
Anima di ogni Apostolato

IntraText CT - Lettura del testo

  • III. Che cosa è la Vita interiore?
    • Sesta Verità
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Sesta Verità

Senza l’uso fedele di mezzi determinati, la mia intelligenza si acciecherà e la mia volontà diventerà troppo debole per cooperare con Gesù alla crescita o perfino al mantenimento della sua vita in me. Allora avviene una diminuzione progressiva di questa vita ed io m’incammino verso la tiepidezza della volontà6. Per dissipazione, per mollezza, per illusione o per acciecamento, vengo a patti col peccato veniale, e siccome questo dispone facilmente a cadere nel peccato mortale, divento quindi incerto della mia salvezza.

Se io avessi la disgrazia di cadere in questa tiepidezza (e a maggior ragione se cadessi più in basso) dovrei prendere ogni mezzo per uscirne: cioè

1) ravvivare il timor di Dio, riflettendo profondamente sul mio fine, sulla mia morte, sul giudizio di Dio, sull’inferno, sull’eternità, sul peccato, eccetera;

2) ravvivare la compunzione mediante la conoscenza amorosa delle vostre piaghe, o misericordioso Redentore. Con lo spirito sul Calvario, mi getterò ai vostri santi piedi, perché il vostro Sangue vivo, colando sulla mia testa e sul mio cuore, dissipi il mio acciecamento, sciolga il ghiaccio della mia anima e scuota il torpore della mia volontà.




6 Questa tiepidezza è ben diversa dall’aridità e dal disgusto che provano talvolta, loro malgrado, i fervorosi. Le mancanze veniali che sfuggono alla fragilità, ma che sono combattute e prontamente detestate non appena commesse, non indicano affatto la tiepidezza di volontà.
L’anima afflitta da questa tiepidezza ha due opposti voleri: uno buono, l’altro cattivo; uno caldo, l’altro freddo. Da una parte ella vuole salvarsi, per cui evita i peccati mortali evidenti; dall’altra non accetta la esigenze dell’amor di Dio, anzi vuole le agiatezze di una vita libera e facile; per questo ella si concede peccati veniali deliberati...
Quando la tiepidezza della volontà non è combattuta, per questo stesso fatto, v’è nell’anima una cattiva volontà non totale ma parziale. V’è cioè una parte della volontà che dice a Dio: «su questo o quel punto non voglio smettere di darti dispiacere». (P. Desurmont, Le retour continuel à Dieu).






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