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Dom Jean-Baptiste Gustave Chautard
Anima di ogni Apostolato

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  • II. L’azione deve essere soltanto il traboccamento della vita interiore
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II. L’azione deve essere soltanto il traboccamento della vita interiore

«Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli» (Mt. 5, 48). Fatte le debite proporzioni, il modo di agire divino dev’essere il criterio, la Regola della nostra vita interiore ed esterna. Già sappiamo che è proprio della natura divina il donare, ed è un fatto sperimentato ch’Egli versa a profusione i suoi benefici su tutti gli esseri, ma in particolare modo sulla creatura umana. Così – da migliaia, se non da milioni, di secoli – l’universo intero è oggetto di questa inesauribile prodigalità che spande i suoi benefici senza sosta. Eppure Dio non si impoverisce mai e la sua inesauribile munificenza non può, in nessun modo, diminuire le sue infinite ricchezze.

Dio non si contenta di concedere all’uomo beni esteriori; gli manda il suo Verbo. Eppure, nemmeno in questo atto di suprema generosità, che non è altro che il dono di sé, Dio abbandona né può abbandonare qualcosa dell’integrità della sua natura. Pur donandoci suo Figlio, lo conserva sempre in se stesso. «Prendi esempio dal sommo Creatore dell’universo, il quale manda il suo Verbo ma, contemporaneamente, lo mantiene con sé»4.

Per mezzo dei Sacramenti e particolarmente per mezzo dell’Eucaristia, Gesù Cristo ci arricchisce con le sue grazie; ce le versa senza misura, perché anch’Egli è un oceano sconfinato la cui sovrabbondanza si riversa su noi senza mai esaurirsi: «Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto» (Gv. 1, 16).

Così, in un certo modo, noi dobbiamo essere uomini apostolici che ci assumiamo il nobile còmpito della santificazione altrui: «Il tuo Verbo è la tua considerazione: pur procedendo da Te, tuttavia non te ne separi»5 ; il nostro verbo è lo spirito interiore che la grazia ha formato nelle nostre anime. Vivifichi dunque questo spirito le manifestazioni del nostro zelo, ma mentre lo spendiamo continuamente a vantaggio del prossimo, rinnoviamolo pure continuamente con i mezzi che Gesù ci offre. La nostra vita interiore sia come un tronco pieno di densa linfa che fiorisca nelle nostre opere.

Un’anima di apostolo! Essa dev’essere per prima inondata di luce e infiammata di amore, affinché, riflettendo questa luce e questo calore, possa poi illuminare e riscaldare le altre anime. «Essi annunzieranno agli uomini quel che hanno veduto con i loro occhi, quel che hanno contemplato e che le loro mani hanno toccato» (1 Gv. 1, 1). Come dice S. Gregorio, la loro bocca verserà nei cuori l’abbondanza delle dolcezze celesti.

Possiamo intanto stabilire questo principio: la vita attiva deve procedere dalla vita contemplativa, tradurla e continuarla al di fuori, staccandosene il meno possibile.




4 S. Bernardo, De consideratione, lib. II, cap. III.



5 S. Bernardo, De consideratione, lib. II, cap. III.






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