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José Saraiva Martins
47 Congresso Eucaristico Internazionale

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4. La voce dei Padri

Non vorrei terminare le mie riflessioni senza un riferimento ai SS Padri che spesso sottolineano con particolare rigore il rapporto tra il dono dell'Eucaristia e il dono della Parola.

San Cesario di Arles, ad esempio, sulla scia di sant'Agostino, si esprime così in proposito: «Interrogo vos fratres et sorores, dicite uniti, quid vobis plus esse videdur, verbum Dei an corpus Christi? Si vultis verum respondere, hoc utique dicere debetis, quod non sit minus verbum Dei quam corpus Christi (Cesario di Arles, Sermo 78, 2).

Parimenti sant'Ambrogio nella Enarratis in Ps. 1, 33, asserisce «...bibe primum vetus testamentum, ut bibas et novum testamentum, nisi primum biberis, secundum bibere non poteris. Bibe primum ut sitim mitiges, bibe secundum ut bibendi satietatem haurias, in veteri testamento conpunctio, in novo laetitia est (...) utrumque ergo poculum bibe veteris et novi testamenti, quia in utroque Christum bibis. Bibe Christum, quia vitis est, bibe Christum, quia petra est quae vomuit aquam, bibe Christum quia fons vitae est, bibe Christum, quia flumen est, cuius impetus laetificat civitatem Dei, bibe Christum, quia pax est, bibe Christum, quia flumina de ventre eius fluent aquae vivae, bibe Christum, ut bibas sanguinem quo redemptus es, bibe Christum, ut bibas sermones eius; sermo eius testamentum est vetus, sermo eius testamentum est novum...».

Si beve, quindi, il Cristo dal calice delle Scritture come da quello eucaristico, tanto che, come si fa attenzione a non lasciar cadere alcun frammento del Corpo di Cristo, così pure si deve usare attenzione a non lasciar cadere a vuoto nessuna Parola di Dio che si ascolta nella celebrazione. Chi asserisce così è Cesario di Arles nel luogo citato. In ogni caso, riporto il testo integro che afferma incisivamente. «Et ideo quanta sollicitudine observamus, quando nobis corpus Christi ministratur, ut nihil ex ipso de nostris manibus in terram cadat, tanta sollicitudine observemus, ne verbum Dei, quod nobis erogatur, dum aliud aut cogitamus aut loquimur, de corde nostro depereat: quia non minus reus erit qui verbum Dei neglegenter audierit, quam ille qui corpus Christi in terram cadere neglegentia sua permiserit».

Rimane certamente vero quanto ha scritto quell'appassionato lettore e commentatore della Scrittura, che fu il Papa san Gregorio Magno. Di se stesso narra che più volte leggendo e rileggendo non era riuscito a comprendere tutto il senso del testo sacro. Messo, però, dinanzi ai fratelli, l'aveva inteso. Ecco le sue parole: «Scio enim quia plerumque multa in sacro eloquio quae solus intelligere non potui, coram fratibus meis positus intellexi. Ex quo intellectu et hoc quoque intelligere studui, ut scirem ex quorum mihi merito intellectus daretur» (in Ezech. Lib. 2, Hom. 2, 1).

Se ci si nutre della Parola di Dio, che è Parola di vita, e ci si abbevera alla vita, si avrà vitalità apostolica e missionaria. La vita sarà integra. Agostino esclama: «Manduca vitam, bibe vitam; habebis vitam, et integra est vita. Tunc autem hoc erit, id est, vita unicuique erit corpus et sanguis Christi, si quod in Sacramento visibiliter sumitur, in ipsa veritate spiritualiter manducetur, spiritualiter bibatur» (Sermone 131, 1).

Anzi, se nella Celebrazione Eucaristica ci si ciba di Cristo, si mangia e si beve spiritualmente della stessa verità.

La verità della Parola di Dio costituisce, per mezzo dei dinamismi dell'evangelizzazione e dell'Eucaristia, un popolo di salvati, la Chiesa che, «Verbi semine et Spirito Dei plena, Christi corpus effudit, populum scilicet christianum», come afferma Ambrogio (cfr Exposito in Lucam, lib. 3, 38). Un Corpo che è la Chiesa di Dio fatta visibile in una comunità raccolta per celebrare e per rivivere dell'Eucaristia, le cui prerogative possono essere così delineate, ispirandoci a un testo liturgico ispano-visigotico: «La comunità è una nella professione di fede, ma numerosa per la cattolicità che rappresenta. È singola nella celebrazione, ma supera lo spazio ristretto in cui si è raccolta; così è diffusa, non divisa... Santa nei ministri e illibata nei ministeri che espleta, incorrotta nelle vergini e fruttuosa nelle vedove. Feconda nei singoli fedeli e si presenta libera fra i non credenti» (cfr Liber Mozarabicus sacramentorum ed. M. Ferotin, nr. 1131). Vi è sotteso in questo testo liturgico la potenzialità esplosivo-missionaria della Chiesa.

Conclusione

È impossibile esaurire nello spazio di un articolo le connessioni e gli intrecci tra evangelizzazione ed Eucaristia.

Il discorso merita di essere ulteriormente approfondito sia sotto l'aspetto teologico sia sotto l'aspetto pastorale. Qui si ricorda solo che è necessario che ciascun fedele ascolti con umiltà e semplicità la Parola di Dio, la accolga con gioiosa gratitudine e la celebri con sempre rinnovato ardore.

Ma questo non basta. Occorre che ogni cristiano abbia una coscienza sempre più profonda del dovere stringente che incombe su ogni battezzato, di proclamare la Parola accolta, vissuta e celebrata, ai suoi fratelli, vicini e lontani. E ciò per portarli alla Mensa dell'Eucaristia, centro, cardine e sorgente inesauribile della vita e della missione della Chiesa.

 

 




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