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Giornata
seconda
SALV
. Le
diversioni
di
ieri
, che ci
torsero
dal
dritto
filo
de' nostri
principali
discorsi
, furon tante e tali, ch'io non
so
se potrò senza l'
aiuto
vostro
rimettermi
su la
traccia
, per poter
procedere
avanti.
SAGR
. Io non mi
meraviglio
che voi, che avete
ripiena
e
ingombrata
la
fantasia
tanto delle
cose
dette
quanto di quelle che
restan
da
dirsi
, vi
troviate
in qualche
confusione
; ma io, che per esser
semplice
ascoltatore
, altro non
ritengo
che le
cose
udite
, potrò per
avventura
, col
ricordarle
sommariamente
,
rimettere
il
ragionamento
su '
l
suo
filo
. Per quello dunque che mi è
restato
in
mente
, fu la
somma
de i
discorsi
di
ieri
l'
andar
esaminando
da i
fondamenti
loro, qual delle due
opinioni
sia
piú
probabile
e
ragionevole
: quella che
tiene
, la
sustanza
de i
corpi
celesti
esser
ingenerabile
,
incorruttibile
,
inalterabile
,
impassibile
, ed in
somma
esente
da ogni
mutazione
,
fuor
che dalla
locale
, e però
essere
una
quinta
essenza
diversissima
da questa de i nostri
corpi
elementari
,
generabili
,
corruttibili
,
alterabili
, etc., o pur l'altra che,
levando
tal
difformità
di
parti
dal
mondo
,
reputa
la
Terra
goder
delle medesime
perfezioni
che gli altri
corpi
integranti
dell'
universo
, ed esser in
somma
un
globo
mobile
e
vagante
non
men
che la
Luna
,
Giove
,
Venere
o altro
pianeta
.
Fecersi
in
ultimo
molti
paralleli
particolari
tra essa
Terra
e la
Luna
e
piú
con la
Luna
che con altro
pianeta
forse per aver noi di quella maggiore e
piú
sensata
notizia
, mediante la sua
minor
lontananza
. Ed avendo finalmente
concluso
, questa
seconda
opinione
aver
piú
del
verisimile
dell'altra,
parmi
che '
l
progresso
ne
tirasse
a
cominciare
a
esaminare
se la
Terra
si
deva
stimare
immobile
, come da i
piú
è
stato
sin qui
creduto
, o pur
mobile
, come alcuni
antichi
filosofi
credettero
ed altri da non molto
tempo
in qua
stimano
, e se
mobile
, qual possa
essere
il suo
movimento
.
SALV
. Già
comprendo
e
riconosco
il
segno
del nostro
cammino
; ma innanzi che si
cominci
a
procedere
piú
oltre,
devo
dirvi
non
so
che sopra queste
ultime
parole
che avete
detto
, dell'essersi
concluso
la
opinione
che
tien
la
Terra
dotata
delle medesime
condizioni
de i
corpi
celesti
esser
piú
verisimile
della
contraria
: imperocché questo non ho io
concluso
,
sí
come non son né anco per
concludere
verun'altra delle
proposizioni
controverse
; ma solo ho
auta
intenzione
di
produrre
, tanto per l'una quanto per l'altra
parte
, quelle
ragioni
e
risposte
,
instanze
e
soluzioni
, che ad altri sin qui sono
sovvenute
, con qualche altra ancora che a me, nel
lungamente
pensarvi
, è
cascata
in
mente
,
lasciando
poi la
decisione
all'altrui
giudizio
.
SAGR
. Io mi
era
lasciato
trasportare
dal mio proprio
sentimento
, e
credendo
che in altri
dovesse
esser quel che io
sentiva
in me,
feci
universale
quella
conclusione
che
doveva
far
particolare
; e
veramente
ho
errato
, e
massime
non
sapendo
il
concetto
del
signor
Simplicio
qui
presente
.
SIMP
. Io vi
confesso
che tutta questa
notte
sono
andato
ruminando
le
cose
di
ieri
, e
veramente
trovo
di molte
belle
nuove
e
gagliarde
considerazioni
; con tutto ciò mi
sento
stringer
assai
piú
dall'
autorità
di tanti
grandi
scrittori
, ed in
particolare
... Voi
scotete
la
testa
,
signor
Sagredo
, e
sogghignate
, come se io
dicessi
qualche
grande
esorbitanza
.
SAGR
. Io
sogghigno
solamente, ma
crediatemi
ch'io
scoppio
nel voler far
forza
di
ritener
le
risa
maggiori, perché mi avete
fatto
sovvenire
di un
bellissimo
caso
, al quale io mi
trovai
presente
non sono molti
anni
,
insieme
con alcuni altri
nobili
amici
miei, i quali vi potrei ancora
nominare
.
SALV
. Sarà ben che voi ce lo
raccontiate
,
acciò
forse il
signor
Simplicio
non
continuasse
di
creder
d'
avervi
esso
mosse
le
risa
.
SAGR
. Son
contento
. Mi
trovai
un
giorno
in
casa
un
medico
molto
stimato
in
Venezia
, dove alcuni per loro
studio
, ed altri per
curiosità
,
convenivano
tal
volta
a
veder
qualche
taglio
di
notomia
per
mano
di uno
veramente
non
men
dotto
che
diligente
e
pratico
notomista
. Ed
accadde
quel
giorno
, che si
andava
ricercando
l'
origine
e
nascimento
de i
nervi
, sopra di che è
famosa
controversia
tra i
medici
galenisti
ed i
peripatetici
; e
mostrando
il
notomista
come,
partendosi
dal
cervello
e
passando
per la
nuca
, il
grandissimo
ceppo
de i
nervi
si
andava
poi
distendendo
per la
spinale
e
diramandosi
per tutto il
corpo
, e che solo un
filo
sottilissimo
come il
refe
arrivava
al
cuore
,
voltosi
ad un
gentil
uomo
ch'egli
conosceva
per
filosofo
peripatetico
, e per la
presenza
del quale egli aveva con
estraordinaria
diligenza
scoperto
e
mostrato
il tutto, gli
domandò
s'ei
restava
ben
pago
e
sicuro
, l'
origine
de i
nervi
venir dal
cervello
e non dal
cuore
, al quale il
filosofo
,
doppo
essere
stato
alquanto sopra di sé,
rispose
: "Voi mi avete
fatto
veder
questa cosa
talmente
aperta
e
sensata
, che quando il
testo
d'
Aristotile
non
fusse
in
contrario
, che
apertamente
dice, i
nervi
nascer
dal
cuore
,
bisognerebbe
per
forza
confessarla
per
vera
".
SIMP
.
Signori
, io voglio che voi
sappiate
che questa
disputa
dell'
origine
de i
nervi
non è
miga
cosí
smaltita
e
decisa
come forse alcuno si
persuade
.
SAGR
. Né sarà mai al
sicuro
, come si abbiano di
simili
contradittori
; ma questo che voi
dite
non
diminuisce
punto
la
stravaganza
della
risposta
del
Peripatetico
, il quale contro a
cosí
sensata
esperienza
non
produsse
altre
esperienze
o
ragioni
d'
Aristotile
, ma la
sola
autorità
ed il
puro
ipse
dixit
.
SIMP
.
Aristotile
non si è
acquistata
sí
grande
autorità
se non per la
forza
delle sue
dimostrazioni
e della
profondità
de i suoi
discorsi
: ma bisogna
intenderlo
, e non solamente
intenderlo
, ma aver tanta gran
pratica
ne' suoi
libri
, che se ne sia
formata
un'
idea
perfettissima
, in modo che ogni suo
detto
vi sia sempre innanzi alla
mente
; perché e' non ha
scritto
per il
volgo
, né si è
obligato
a
infilzare
i suoi
silogismi
col
metodo
triviale
ordinato
, anzi,
servendosi
del
perturbato
, ha
messo
talvolta la
prova
di una
proposizione
fra
testi
che
par
che
trattino
di ogni altra cosa: e però bisogna aver tutta quella
grande
idea
, e
saper
combinar
questo
passo
con quello,
accozzar
questo
testo
con un altro
remotissimo
; ch' e' non è
dubbio
che chi
averà
questa
pratica
,
saprà
cavar
da' suoi
libri
le
dimostrazioni
di ogni
scibile
, perché in essi è ogni cosa.
SAGR
. Ma,
signor
Simplicio
mio, come l'esser le
cose
disseminate
in qua e in
là
non vi
dà
fastidio
, e che voi
crediate
con l'
accozzamento
e con la
combinazione
di
varie
particelle
trarne
il
sugo
, questo che voi e gli altri
filosofi
bravi
farete con i
testi
d'
Aristotile
, farò io con i
versi
di
Virgilio
o di
Ovidio
,
formandone
centoni
ed
esplicando
con quelli tutti gli
affari
de gli
uomini
e i
segreti
della
natura
. Ma che
dico
io di
Virgilio
o di altro
poeta
? io ho un
libretto
assai
piú
breve d'
Aristotile
e d'
Ovidio
, nel quale si
contengono
tutte le
scienze
, e con pochissimo
studio
altri se ne può
formare
una
perfettissima
idea
: e questo è l'
alfabeto
; e non è
dubbio
che quello che
saprà
ben
accoppiare
e
ordinare
questa e quella
vocale
con quelle
consonanti
o con quell'altre, ne
caverà
le
risposte
verissime
a tutti i
dubbi
e ne
trarrà
gli
insegnamenti
di tutte le
scienze
e di tutte le
arti
, in quella
maniera
appunto
che il
pittore
da i
semplici
colori
diversi
,
separatamente
posti
sopra la
tavolozza
,
va
, con l'
accozzare
un poco di questo con un poco di quello e di quell'altro,
figurando
uomini
,
piante
,
fabbriche
,
uccelli
,
pesci
, ed in
somma
imitando
tutti gli
oggetti
visibili
, senza che su la
tavolozza
sieno né
occhi
né
penne
né
squamme
né
foglie
né
sassi
: anzi
pure
è
necessario
che nessuna delle
cose
da
imitarsi
o
parte
alcuna di quelle, sieno
attualmente
tra i
colori
, volendo che con essi si possano
rappresentare
tutte le
cose
; ché se vi
fussero
,
verbigrazia
,
penne
, queste non
servirebbero
per
dipignere
altro che
uccelli
o
pennacchi
.
SALV
. E' son
vivi
e
sani
alcuni
gentil
uomini
che furon
presenti
quando un
dottor
leggente
in uno
Studio
famoso
, nel
sentir
circoscrivere
il
telescopio
, da sé non ancor
veduto
,
disse
che l'
invenzione
era
presa
da
Aristotile
, e
fattosi
portare
un
testo
,
trovò
certo
luogo
dove si
rende
la
ragione
onde
avvenga
che dal
fondo
d'un
pozzo
molto
cupo
si possano di
giorno
veder
le
stelle
in
cielo
; e
disse
a i
circostanti
: "Eccovi il
pozzo
, che
denota
il
cannone
; eccovi i
vapori
grossi
, da i quali è
tolta
l'
invenzione
de i
cristalli
; ed eccovi finalmente
fortificata
la
vista
nel
passare
i
raggi
per il
diafano
piú
denso
e
oscuro
".
SAGR
. Questo è un modo di
contener
tutti gli
scibili
assai
simile
a quello col quale un
marmo
contiene
in sé una
bellissima
, anzi mille
bellissime
statue
, ma il
punto
sta a
saperle
scoprire
: o
vogliam
dire
che e' sia
simile
alle
profezie
di
Giovacchino
o a'
responsi
degli
oracoli
de'
gentili
, che non s'
intendono
se non
doppo
gli
eventi
delle
cose
profetizate
.
SALV
. E dove
lasciate
voi le
predizioni
de'
genetliaci
, che tanto
chiaramente
doppo
l'
esito
si
veggono
nel
tema
o
vogliam
dire
nella
figura
celeste
?
SAGR
. In questa
guisa
trovano
gli
alchimisti
,
guidati
dall'
umor
melanconico
, tutti i più
elevati
ingegni
del
mondo
non aver
veramente
scritto
mai d'altro che del modo di far l'
oro
, ma, per
dirlo
senza
palesarlo
al
volgo
, esser
andati
ghiribizando
chi questa e chi quell'altra
maniera
di
adombrarlo
sotto
varie
coperte
: e
piacevolissima
cosa è il
sentire
i
comenti
loro sopra i
poeti
antichi
,
ritrovando
i
misteri
importantissimi
che sotto le
favole
loro si
nascondono
, e quello che
importino
gli
amori
della
Luna
, e '
l
suo
scendere
in
Terra
per
Endimione
, l'
ira
sua contro
Atteone
, e quando
Giove
si
converte
in
pioggia
d'
oro
, e quando in
fiamme
ardenti
, e quanti gran
segreti
dell'
arte
sieno in quel
Mercurio
interprete
, in quei
ratti
di
Plutone
, in quei
rami
d'
oro
.
SIMP
. Io
credo
, e in
parte
so
, che non
mancano
al
mondo
de'
cervelli
molto
stravaganti
, le
vanità
de' quali non
dovrebbero
ridondare
in
pregiudizio
d'
Aristotile
, del quale mi
par
che voi
parliate
talvolta con troppo poco
rispetto
; e la
sola
antichità
, e '
l
gran
nome
che si è
acquistato
nelle
menti
di tanti
uomini
segnalati
,
dovrebbe
bastar
a
renderlo
riguardevole
appresso di tutti i
letterati
.
SALV
. Il
fatto
non
cammina
cosí
,
signor
Simplicio
: sono alcuni suoi
seguaci
troppo
pusillanimi
, che
danno
occasione
, o, per
dir
meglio
, che
darebbero
occasione
, di
stimarlo
meno, quando noi volessimo
applaudere
alle loro
leggereze
. E voi,
ditemi
in
grazia
,
sete
cosí
semplice
che non
intendiate
che quando
Aristotile
fusse
stato
presente
a
sentir
il
dottor
che lo voleva far
autor
del
telescopio
, si sarebbe molto
piú
alterato
contro di lui che contro quelli che del
dottore
e delle sue
interpretazioni
si
ridevano
? Avete voi forse
dubbio
che quando
Aristotile
vedesse
le
novità
scoperte
in
cielo
, e' non
fusse
per
mutar
opinione
e per
emendar
i suoi
libri
e per
accostarsi
alle
piú
sensate
dottrine
,
discacciando
da sé quei
cosí
poveretti
di
cervello
che troppo
pusillanimamente
s'
inducono
a voler
sostenere
ogni suo
detto
, senza
intendere
che quando
Aristotile
fusse
tale quale essi se lo
figurano
, sarebbe un
cervello
indocile
, una
mente
ostinata
, un
animo
pieno
di
barbarie
, un voler
tirannico
, che,
reputando
tutti gli altri come
pecore
stolide
, volesse che i suoi
decreti
fussero
anteposti
a i
sensi
, alle
esperienze
, alla
natura
istessa
? Sono i suoi
seguaci
che hanno
data
l'
autorità
ad
Aristotile
, e non esso che se la sia
usurpata
o
presa
; e perché è
piú
facile
il
coprirsi
sotto lo
scudo
d'un altro che '
l
comparire
a
faccia
aperta
,
temono
né si
ardiscono
d'
allontanarsi
un
sol
passo
, e
piú
tosto
che
mettere
qualche
alterazione
nel
cielo
di
Aristotile
, vogliono
impertinentemente
negar
quelle che
veggono
nel
cielo
della
natura
.
SAGR
. Questi tali mi fanno
sovvenire
di quello
scultore
, che avendo
ridotto
un gran
pezzo
di
marmo
all'
immagine
non
so
se d'un
Ercole
o di un
Giove
fulminante
, e
datogli
con
mirabile
artifizio
tanta
vivacità
e
fierezza
che
moveva
spavento
a chiunque lo
rimirava
, esso ancora
cominciò
ad averne
paura
, se ben tutto lo
spirito
e la
movenza
era
opera
delle sue
mani
; e '
l
terrore
era
tale, che
piú
non si sarebbe
ardito
di
affrontarlo
con le
subbie
e '
l
mazzuolo
.
SALV
. Io mi son
piú
volte
maravigliato
come possa esser che questi
puntuali
mantenitori
d'ogni
detto
d'
Aristotile
non si
accorgano
di quanto gran
progiudizio
e' sieno alla
reputazione
ed al
credito
di quello, e quanto, nel
volergli
accrescere
autorità
, gliene
detraggano
; perché, mentre io gli
veggo
ostinati
in voler
sostener
proposizioni
le quali io
tocchi
con
mano
esser
manifestamente
false
, ed in volermi
persuadere
che
cosí
far
convenga
al
vero
filosofo
e che
cosí
farebbe
Aristotile
medesimo, molto si
diminuisce
in me l'
opinione
che egli abbia
rettamente
filosofato
intorno ad altre
conclusioni
a me
piú
recondite
: ché quando io gli
vedessi
cedere
e
mutare
opinione
per le
verità
manifeste
, io
crederei
che in quelle dove e'
persistessero
, potessero avere
salde
dimostrazioni
, da me non
intese
o
sentite
.
SAGR
. O
vero
, quando gli
paresse
di
metter
troppo della lor
reputazione
e di quella d'
Aristotile
nel
confessar
di non aver
saputa
questa o quella
conclusione
ritrovata
da un altro, non
sarebb
'ei
manco
male
il
ritrovarla
tra i suoi
testi
con l'
accozzarne
diversi
,
conforme
alla
prattica
significataci
dal
signor
Simplicio
? perché se vi è ogni
scibile
, è ben anco
forza
che vi si possa
ritrovare
.
SALV
.
Signor
Sagredo
, non vi
fate
beffe
di questo
avvedimento
, che mi
par
che lo
proponghiate
burlando
; perché non è gran
tempo
che avendo un
filosofo
di gran
nome
composto
un
libro
dell'
anima
, nel quale, in
riferir
l'
opinione
d'
Aristotile
circa l'esser o non
essere
immortale
,
adduceva
molti
testi
, non già de i
citati
da
Alessandro
, perché in quelli
diceva
che
Aristotile
non
trattava
né anco di tal
materia
, non che
determinasse
cosa veruna
attenente
a ciò, ma altri da sé
ritrovati
in altri
luoghi
reconditi
, che
piegavano
al
senso
pernizioso
, e venendo
avvisato
che egli avrebbe avute delle
difficultà
nel farlo
licenziare
,
riscrisse
all'
amico
che non però
restasse
di
procurarne
la
spedizione
, perché quando non se gli
intraversasse
altro
ostacolo
, non aveva
difficultà
niuna circa il
mutare
la
dottrina
d'
Aristotile
, e con altre
esposizioni
e con altri
testi
sostener
l'
opinion
contraria
, pur
conforme
alla
mente
d'
Aristotile
.
SAGR
. O questo
dottor
sí
, che mi può
comandare
, che non si vuol
lasciar
infinocchiar
da
Aristotile
, ma vuol esso
menar
lui per il
naso
e farlo
dire
a suo modo!
Vedete
quanto
importa
il
saper
pigliar
il
tempo
opportuno
! Ei non si
deve
ridurre
a
negoziar
con
Ercole
mentre è
imbizarrito
e su le
furie
, ma quando sta
favoleggiando
tra le
meonie
ancelle
. Ah
viltà
inaudita
d'
ingegni
servili
! farsi
spontaneamente
mancipio
,
accettar
per
inviolabili
decreti
,
obligarsi
a
chiamarsi
persuaso
e
convinto
da
argomenti
che sono tanto
efficaci
e
chiaramente
concludenti
, che gli stessi non
sanno
risolversi
s'e'
sien
pure
scritti
in quel
proposito
e se e'
servano
per
provar
quella tal
conclusione
! Ma
dichiamo
la
pazzia
maggiore: che tra lor medesimi sono ancor
dubbi
, se l'istesso
autore
abbia
tenuto
la
parte
affermativa
o la
negativa
. È egli questo un far loro
oracolo
una
statua
di
legno
, ed a quella
correr
per i
responsi
, quella
temere
, quella
riverire
, quella
adorare
?
SIMP
. Ma quando si
lasci
Aristotile
, chi ne ha da
essere
scorta
nella
filosofia
?
nominate
voi qualche
autore
SALV
. Ci è
bisogno
di
scorta
ne i
paesi
incogniti
e
selvaggi
, ma ne i
luoghi
aperti
e
piani
i
ciechi
solamente hanno
bisogno
di
guida
; e chi è tale, è ben che si
resti
in
casa
, ma chi ha gli
occhi
nella
fronte
e nella
mente
, di quelli si ha da
servire
per
iscorta
. Né perciò
dico
io che non si
deva
ascoltare
Aristotile
, anzi
laudo
il
vederlo
e
diligentemente
studiarlo
, e solo
biasimo
il
darsegli
in
preda
in
maniera
che alla
cieca
si
sottoscriva
a ogni suo
detto
e, senza
cercarne
altra
ragione
, si
debba
avere per
decreto
inviolabile
; il che è un
abuso
che si
tira
dietro un altro
disordine
estremo
, ed è che altri non si
applica
piú
a
cercar
d'
intender
la
forza
delle sue
dimostrazioni
. E qual cosa è
piú
vergognosa
che '
l
sentir
nelle
publiche
dispute
, mentre si
tratta
di
conclusioni
dimostrabili
uscir
un di traverso con un
testo
, e
bene
spesso
scritto
in ogni altro
proposito
, e con esso
serrar
la
bocca
all'
avversario
? Ma quando
pure
voi vogliate
continuare
in questo modo di
studiare
,
deponete
il
nome
di
filosofi
, e
chiamatevi
o
istorici
o
dottori
di
memoria
; ché non
conviene
che quelli che non
filosofano
mai, si
usurpino
l'
onorato
titolo
di
filosofo
. Ma è ben
ritornare
a
riva
, per non
entrare
in un
pelago
infinito
, del quale in tutt'
oggi
non si
uscirebbe
. Però,
signor
Simplicio
, venite
pure
con le
ragioni
e con le
dimostrazioni
, vostre o di
Aristotile
, e non con
testi
e
nude
autorità
, perché i
discorsi
nostri hanno a
essere
intorno al
mondo
sensibile
, e non sopra un
mondo
di
carta
. E perché nel
discorso
di
ieri
si
cavò
dalle
tenebre
e si
espose
al
cielo
aperto
la
Terra
,
mostrando
che '
l
volerla
connumerare
tra quelli che noi
chiamiamo
corpi
celesti
non
era
proposizione
talmente
convinta
e
prostrata
che non gli
restasse
qualche
spirito
vitale
,
séguita
che noi
andiamo
esaminando
quello che abbia di
probabile
il
tenerla
fissa
e del tutto
immobile
intendendo
quanto al suo
intero
globo
, e quanto possa avere di
verisimilitudine
il farla
mobile
di alcun
movimento
, e di quale: e perché in tal
quistione
io sono
ambiguo
, ed il
signor
Simplicio
risoluto
,
insieme
con
Aristotile
, per la
parte
dell'
immobilità
, egli di
passo
in
passo
andrà
portando
i
motivi
per la loro
opinione
, ed io le
risposte
e gli
argomenti
per la
parte
contraria
, ed il
signor
Sagredo
dirà
i
moti
dell'
animo
suo ed in qual
parte
e' si
sentirà
tirare
SAGR
. Io son molto
contento
, con questo però che a me ancora
resti
libertà
di
produrre
quel che mi
dettasse
talora
il
discorso
semplice
naturale
.
SALV
. Anzi di cotesto io in
particolare
ve ne
supplico
perché delle
considerazioni
piú
facili
e, per
cosí
dire
,
materiali
,
credo
che poche ne sieno state
lasciate
indietro
da gli
scrittori
, talché solamente qualcuna delle
piú
sottili
e
recondite
può
desiderarsi
e
mancare
; e per
investigar
queste qual altra
sottigliezza
può esser
piú
atta
di quella dell'
ingegno
del
signor
Sagredo
,
acutissimo
e
perspicacissimo
?
SAGR
. Io son tutto quel che
piace
al
signor
Salviati
, ma di
grazia
non
mettiam
mano
in un'altra
sorte
di
diversioni
di
cerimonie
, perché
ora
son
filosofo
, e sono in
scuola
e non al
Broio
.
SALV
. Sia dunque il
principio
della nostra
contemplazione
il
considerare
che qualunque
moto
venga
attribuito
alla
Terra
, è
necessario
che a noi, come
abitatori
di quella ed in
conseguenza
partecipi
del medesimo, ei
resti
del tutto
impercettibile
e come s'e' non
fusse
, mentre che noi
riguardiamo
solamente alle
cose
terrestri
; ma è
bene
, all'
incontro
, altrettanto
necessario
che il medesimo
movimento
ci si
rappresenti
comunissimo
di tutti gli altri
corpi
ed
oggetti
visibili
che, essendo
separati
dalla
Terra
,
mancano
di quello. A tal che il
vero
metodo
per
investigare
se
moto
alcuno si può
attribuire
alla
Terra
, e,
potendosi
, quale e' sia, è il
considerare
ed
osservare
se ne i
corpi
separati
dalla
Terra
si
scorge
apparenza
alcuna di
movimento
, il quale
egualmente
competa
a tutti; perché un
moto
che solamente si
scorgesse
,
verbigrazia
, nella
Luna
, e che non avesse che far niente con
Venere
o con
Giove
né con altre
stelle
, non potrebbe in veruna
maniera
esser della
Terra
, né di altri che della
Luna
.
Ora
, ci è un
moto
generalissimo
e
massimo
sopra tutti, ed è quello per il quale il
Sole
, la
Luna
, gli altri
pianeti
e le
stelle
fisse
, ed in
somma
l'
universo
tutto,
trattane
la
sola
Terra
, ci
appariscono
unitamente
muoversi
da
oriente
verso
occidente
dentro allo
spazio
di
venti
quattr'
ore
, e questo, in quanto a questa prima
apparenza
, non ha
repugnanza
di
potere
esser tanto della
Terra
sola
, quanto di tutto il
resto
del
mondo
,
trattone
la
Terra
, imperocché le medesime
apparenze
si
vedrebbero
tanto nell'una
posizione
quanto nell'altra. Quindi è che
Aristotile
e
Tolomeo
, come quelli che avevano
penetrata
questa
considerazione
, nel voler
provare
la
Terra
esser
immobile
, non
argumentano
contro ad altro
movimento
che a questo
diurno
; salvo però che
Aristotile
tocca
un non
so
che contro ad un altro
moto
attribuitogli
da un
antico
, del quale
parleremo
a suo
luogo
.
SAGR
. Io
resto
molto ben
capace
della
necessità
con la quale
conclude
il vostro
discorso
, ma mi
nasce
un
dubbio
, del quale non
so
liberarmi
: e questo è, che
attribuendo
il
Copernico
alla
Terra
un altro
movimento
oltre al
diurno
, il quale, per la
regola
pur
ora
dichiarata
,
dovrebbe
restare
a noi, quanto all'
apparenza
,
impercettibile
nella
Terra
, ma
visibile
in tutto il
resto
del
mondo
,
parmi
di poter
necessariamente
concludere
, o che egli abbia
manifestamente
errato
nell'
assegnare
alla
Terra
un
moto
del quale non
apparisca
in
cielo
la sua
general
corrispondenza
, o
vero
che, se la
rispondenza
vi è, altrettanto sia
stato
manchevole
Tolomeo
a non
reprovar
questo,
sí
come
reprovò
l'altro.
SALV
. Molto
ragionevolmente
avete
dubitato
, e quando verremo a
trattare
dell'altro
movimento
,
vedrete
di quanto
intervallo
abbia il
Copernico
superato
di
accortezza
e
perspicacità
d'
ingegno
Tolomeo
, mentre egli ha
veduto
quello che esso non
vedde
,
dico
la
mirabil
corrispondenza
con la quale tal
movimento
si
reflette
in tutto il
resto
de i
corpi
celesti
. Ma per
ora
sospendiamo
questa
parte
e
torniamo
alla prima
considerazione
; intorno alla quale
andrò
proponendo
,
cominciandomi
dalle
cose
piú
generali
, quelle
ragioni
che
par
che
favoriscano
la
mobilità
della
Terra
, per
sentir
poi dal
signor
Simplicio
le
repugnanti
. E prima, se noi
considereremo
solamente la
mole
immensa
della
sfera
stellata
in
comparazione
della
piccolezza
del
globo
terrestre
,
contenuto
da quella per tanti
milioni
di
volte
, e
piú
penseremo
alla
velocità
del
moto
che
deve
in un
giorno
e in una
notte
fare una
intera
conversione
, io non mi posso
persuadere
che
trovar
si potesse alcuno che avesse per cosa
piú
ragionevole
e
credibile
che la
sfera
celeste
fusse
quella che desse la
volta
, ed il
globo
terrestre
restasse
fermo
.
SAGR
. Se per tutta l'
università
degli
effetti
che possono aver in
natura
dependenza
da
movimenti
tali,
seguissero
indifferentemente
tutte le medesime
conseguenze
a
capello
tanto dall'una
posizione
quanto dall'altra, io, quanto alla mia prima e
generale
apprensione
,
stimerei
che colui che
reputasse
piú
ragionevole
il far
muover
tutto l'
universo
, per
ritener
ferma
la
Terra
,
fusse
piú
irragionevole
di quello che,
sendo
salito
in
cima
della vostra
Cupola
non per altro che per
dare
una
vista
alla
città
ed al suo
contado
,
domandasse
che se gli facesse
girare
intorno tutto il
paese
,
acciò
non avesse egli ad aver la
fatica
di
volger
la
testa
: e ben vorrebbero esser molte e
grandi
le
comodità
che si
traesser
da quella
posizione
e non da questa, che
pareggiassero
nel mio
concetto
e
superasser
questo
assurdo
,
sí
che mi
rendesser
piú
credibile
quella che questa. Ma forse
Aristotile
,
Tolomeo
e il
signor
Simplicio
ci
devono
trovare
i lor
vantaggi
, li quali sarà
bene
che
sien
proposti
a noi ancora, se vi sono, o mi sia
dichiarato
come e' non vi sieno né possano
essere
.
SALV
. Io
sí
come, per molto che ci abbia
pensato
, non ho potuto
trovar
diversità
alcuna,
cosí
mi
par
d'aver
trovato
che
diversità
alcuna non vi possa
essere
; onde io
stimo
il
piú
cercarla
esser in
vano
. Però
notate
: il
moto
in tanto è
moto
, e come
moto
opera
, in quanto ha
relazione
a
cose
che di esso
mancano
; ma tra le
cose
che tutte ne
participano
egualmente
, niente
opera
ed è come s'e' non
fusse
: e
cosí
le
mercanzie
delle quali è
carica
la
nave
, in tanto si
muovono
, in quanto,
lasciando
Venezia
,
passano
per
Corfú
, per
Candia
, per
Cipro
, e
vanno
in
Aleppo
, li quali
Venezia
,
Corfú
,
Candia
etc.
restano
, né si
muovono
con la
nave
, ma per le
balle
,
casse
ed altri
colli
, de' quali è
carica
e
stivata
la
nave
, e
rispetto
alla
nave
medesima, il
moto
da
Venezia
in
Soría
è come nullo, e niente
altera
la
relazione
che è tra di loro, e questo, perché è
comune
a tutti ed
egualmente
da tutti è
participato
; e quando delle
robe
che sono in
nave
una
balla
si sia
discostata
da una
cassa
un
sol
dito
, questo solo sarà
stato
per lei
movimento
maggiore, in
relazione
alla
cassa
che '
l
viaggio
di
dua
mila
miglia
fatto
da loro di
conserva
.
SIMP
. Questa è
dottrina
buona
,
soda
e tutta
peripatetica
.
SALV
. Io l'ho per
piú
antica
; e
dubito
che
Aristotile
, nel
pigliarla
da qualche
buona
scuola
, non la
penetrasse
interamente
, e che però, avendola
scritta
alterata
, sia
stato
causa
di
confusione
, mediante quelli che
voglion
sostenere
ogni suo
detto
: e quando egli
scrisse
che tutto quel che si
muove
, si
muove
sopra qualche cosa
immobile
,
dubito
che
equivocasse
dal
dire
che tutto quel che si
muove
, si
muove
rispetto
a qualche cosa
immobile
, la qual
proposizione
non
patisce
difficultà
veruna, e l'altra ne ha molte.
SAGR
. Di
grazia
, non
rompiamo
il
filo
, e
seguite
avanti il
discorso
incominciato
.
SALV
. Essendo dunque
manifesto
che il
moto
il quale sia
comune
a molti
mobili
, è
ozioso
e come nullo in quanto alla
relazione
di essi
mobili
tra di loro, poiché tra di essi niente si
muta
, e solamente è
operativo
nella
relazione
che hanno essi
mobili
con altri che
manchino
di quel
moto
, tra i quali si
muta
abitudine
; ed avendo noi
diviso
l'
universo
in due
parti
, una delle quali è
necessariamente
mobile
e l'altra
immobile
; per tutto quello che possa
depender
da
cotal
movimento
, tanto è far
muover
la
Terra
sola
quanto tutto '
l
resto
del
mondo
, poiché l'
operazione
di tal
moto
non è in altro che nella
relazione
che
cade
tra i
corpi
celesti
e la
Terra
, la qual
sola
relazione
è quella che si
muta
.
Ora
, se per
conseguire
il medesimo
effetto
ad
unguem
tanto fa se la
sola
Terra
si
muova
,
cessando
tutto il
resto
dell'
universo
, che se,
restando
ferma
la
Terra
sola
, tutto l'
universo
si
muova
di un istesso
moto
, chi vorrà
credere
che la
natura
(che pur, per
comun
consenso
, non
opera
con l'
intervento
di molte
cose
quel che si può fare col
mezo
di poche) abbia
eletto
di far
muovere
un
numero
immenso
di
corpi
vastissimi
, e con una
velocità
inestimabile
, per
conseguir
quello che col
movimento
mediocre
di un solo intorno al suo proprio
centro
poteva
ottenersi
?
SIMP
. Io non
bene
intendo
come questo
grandissimo
moto
sia come nullo per il
Sole
, per la
Luna
per gli altri
pianeti
e per l'
innumerabile
schiera
delle
stelle
fisse
. E come
direte
voi esser nulla il
passare
il
Sole
da un
meridiano
all'altro,
alzarsi
sopra questo
orizonte
,
abbassarsi
sotto quello,
arrecare
ora
il
giorno
ora
la
notte
,
simili
variazioni
far la
Luna
e gli altri
pianeti
e le
stelle
fisse
ancora?
SALV
. Tutte coteste
variazioni
raccontate
da voi non son nulla, se non in
relazion
alla
Terra
. E che ciò sia
vero
,
rimovete
con l'
immaginazione
la
Terra
: non
resta
piú
al
mondo
né
nascere
né
tramontar
di
Sole
o di
Luna
, né
orizonti
né
meridiani
, né
giorni
né
notti
, né in
somma
per tal
movimento
nasce
mai
mutazione
alcuna tra la
Luna
e '
l
Sole
o altre
qualsivoglino
stelle
,
sian
fisse
o
erranti
; ma tutte le
mutazioni
hanno
relazione
alla
Terra
; le quali tutte in
somma
non
importano
poi altro che '
l
mostrare
il
Sole
ora
alla
Cina
, poi alla
Persia
, dopo all'
Egitto
, alla
Grecia
, alla
Francia
, alla
Spagna
, all'
America
etc., e far l'istesso della
Luna
e del
resto
de i
corpi
celesti
, la qual
fattura
segue
puntualmente
nel modo medesimo se, senza
imbrigar
sí
gran
parte
dell'
universo
, si
faccia
rigirare
in se stesso il
globo
terrestre
. Ma
raddoppiamo
la
difficoltà
con un'altra
grandissima
: la qua le è, che quando si
attribuisca
questo gran
moto
al
cielo
, bisogna di
necessità
farlo
contrario
a i
moti
particolari
di tutti gli
orbi
de i
pianeti
, de i quali ciascheduno senza
controversia
ha il
movimento
suo proprio da
occidente
verso
oriente
, e questo assai
piacevole
e
moderato
, e
convien
poi fargli
rapire
in
contrario
, cioè da
oriente
in
occidente
, da questo
rapidissimo
moto
diurno
; dove che, facendosi
muover
la
Terra
in se stessa, si
leva
la
contrarietà
de'
moti
, ed il solo
movimento
da
occidente
in
oriente
si
accomoda
a tutte le
apparenze
e
sodisfà
a tutte
compiutamente
.
SIMP
. Quanto alla
contrarietà
de i
moti
,
importerebbe
poco perché
Aristotile
dimostra
che i
moti
circolari
non son
contrarii
fra di loro, e che la loro non si può
chiamar
vera
contrarietà
.
SALV
. Lo
dimostra
Aristotile
, o pur lo dice solamente perché
cosí
compliva
a certo suo
disegno
? Se
contrarii
son quelli, come egli stesso
afferma
, che
scambievolmente
si
destruggono
, io non
so
vedere
come due
mobili
che s'
incontrino
sopra una
linea
circolare
, si abbiano a
offender
meno che
incontrandosi
sopra una
linea
retta
.
SAGR
. Di
grazia
,
fermate
un poco.
Ditemi
,
signor
Simplicio
, quando due
cavalieri
si
incontrano
giostrando
a
campo
aperto
, o
pure
quando due
squadre
intere
o due
armate
in
mare
si
vanno
ad
investire
e si
rompono
e si
sommergono
,
chiameresti
voi
cotali
incontri
contrarii
tra di loro?
SIMP
.
Diciamoli
contrarii
.
SAGR
. Come dunque ne i
moti
circolari
non è
contrarietà
? Questi, essendo
fatti
sopra la
superficie
della
terra
o dell'
acqua
, che sono, come voi
sapete
,
sferiche
, vengono ad esser
circolari
.
Sapete
voi,
signor
Simplicio
, quali sono i
moti
circolari
che non son tra loro
contrarii
? son quelli di due
cerchi
che si
toccano
per di
fuora
, che,
girandone
uno, fa
naturalmente
muover
l'altro
diversamente
; ma se uno sarà dentro all'altro, è
impossibil
che i
moti
loro
fatti
in
diverse
parti
non si
contrastino
l'un l'altro.
SALV
. Ma
contrarii
o non
contrarii
, queste sono
altercazioni
di
parole
; ed io
so
che in
fatti
molto
piú
semplice
e
natural
cosa è il poter
salvare
il tutto con un
movimento
solo, che l'
introdurne
due, se non volete
chiamarli
contrarii
,
ditegli
opposti
: né io vi
porgo
questa
introduzione
per
impossibile
, né
pretendo
di
trar
da essa una
dimostrazione
necessaria
, ma solo una maggior
probabilità
. Si
rinterza
l'
inverisimile
col
disordinare
sproporzionatissimamente
l'
ordine
che noi
veggiamo
sicuramente
esser tra quei
corpi
celesti
la
circolazion
de' quali non è
dubbia
, ma
certissima
. E l'
ordine
è, che
secondo
che un
orbe
è maggiore,
finisce
il suo
rivolgimento
in
tempo
piú
lungo, ed i
minori
in
piú
breve: e
cosí
Saturno
,
descrivendo
un
cerchio
maggior di tutti gli altri
pianeti
, lo
complisce
in
trent'
anni
;
Giove
si
rivolge
nel suo
minore
in
anni
dodici
,
Marte
in
dua
; la
Luna
passa
il suo, tanto
piú
piccolo
, in un
sol
mese
; e non
men
sensibilmente
vediamo
, delle
Stelle
Medicee
la
piú
vicina
a
Giove
far il suo
rivolgimento
in
brevissimo
tempo
, cioè in
ore
quarantadua
in circa, la
seguente
in tre
giorni
e
mezo
, la
terza
in
giorni
sette, e la
piú
remota
in
sedici
: e questo
tenore
assai
concorde
non
punto
verrà
alterato
mentre si
faccia
che il
movimento
delle
ventiquattr'
ore
sia del
globo
terrestre
in se stesso; che, quando si
voglia
ritener
la
Terra
immobile
, è
necessario
, dopo l'esser
passati
dal
periodo
brevissimo
della
Luna
a gli altri
conseguentemente
maggiori,
fino
a quel di
Marte
in due
anni
, e di
lí
a quel della maggiore
sfera
di
Giove
in
anni
dodici
, e da questa all'altra maggiore di
Saturno
, il cui
periodo
è di
trent'
anni
, è
necessario
,
dico
,
trapassare
ad un'altra
sfera
incomparabilmente
maggiore, e farla
finire
un'
intera
revoluzione
in
vintiquattr
'
ore
. E questo poi è il
minimo
disordinamento
che si possa
introdurre
, perché se altri volesse dalla
sfera
di
Saturno
passare
alla
stellata
, e farla tanto
piú
grande
di quella di
Saturno
, quanto a
proporzione
converrebbe
rispetto
al suo
movimento
tardissimo
di molte
migliaia
d'
anni
,
bisognerebbe
con molto
piú
sproporzionato
salto
trapassar
da questa ad un'altra maggiore, e farla
convertibile
in
ventiquattr'
ore
. Ma
dandosi
la
mobilità
alla
Terra
, l'
ordine
de'
periodi
vien
benissimo
osservato
, e dalla
sfera
pigrissima
di
Saturno
si
trapassa
alle
stelle
fisse
, del tutto
immobili
, e
viensi
a
sfuggire
una
quarta
difficoltà
, la qual bisogna
necessariamente
ammettere
quando la
sfera
stellata
si
faccia
mobile
; e questa è la
disparità
immensa
tra i
moti
di esse
stelle
, delle quali altre verranno a
muoversi
velocissimamente
in
cerchi
vastissimi
, altre
lentissimamente
in
cerchi
piccolissimi
,
secondo
che queste e quelle si
troveranno
piú
o meno
vicine
a i
poli
; che
pure
ha dell'
inconveniente
,
sí
perché noi
veggiamo
quelle, del
moto
delle quali non si
dubita
,
muoversi
tutte in
cerchi
massimi
,
sí
ancora perché
pare
con non
buona
determinazione
fatto
il
constituir
corpi
, che s'abbiano a
muover
circolarmente
, in
distanze
immense
dal
centro
, e fargli poi
muovere
in
cerchi
piccolissimi
. E non
pure
le
grandezze
de i
cerchi
ed in
conseguenza
le
velocità
de i
moti
di queste
stelle
saranno
diversissimi
da i
cerchi
e
moti
di quell'altre, ma le medesime
stelle
andranno
variando
suoi
cerchi
e sue
velocità
(e sarà il
quinto
inconveniente
),
avvengaché
quelle che due
mil
'
anni
fa erano nell'
equinoziale
, ed in
conseguenza
descrivevano
col
moto
cerchi
massimi
,
trovandosene
a i
tempi
nostri
lontane
per molti
gradi
, bisogna che siano fatte
piú
tarde
di
moto
e
ridottesi
a
muoversi
in
minori
cerchi
; e non è
lontano
dal poter
accader
che venga
tempo
nel quale alcuna di loro, che per l'
addietro
si sia
mossa
sempre, si
riduca
,
congiugnendosi
col
polo
, a star
ferma
, e poi ancora, dopo la
quiete
di qualche
tempo
,
torni
a
muoversi
: dove che l'altre
stelle
, che si
muovono
sicuramente
, tutte
descrivono
, come si è
detto
, il
cerchio
massimo
dell'
orbe
loro, ed in quello
immutabilmente
si
mantengono
.
Accresce
l'
inverisimile
(e sia il
sesto
inconveniente
), a chi
piú
saldamente
discorre
, l'
essere
inescogitabile
qual
deva
esser la
solidità
di quella
vastissima
sfera
, nella cui
profondità
sieno
cosí
tenacemente
saldate
tante
stelle
, che senza
punto
variar
sito
tra loro,
concordemente
vengono con
sí
gran
disparità
di
moti
portate
in
volta
: o se
pure
il
cielo
è
fluido
, come assai
piú
ragionevolmente
convien
credere
,
sí
che ogni
stella
per se stessa per quello
vadia
vagando
, qual
legge
regolerà
i
moti
loro ed a che
fine
, per far che,
rimirati
dalla
Terra
,
appariscano
come
fatti
da una
sola
sfera
? A me
pare
che per
conseguir
ciò, sia tanto
piú
agevole
ed
accomodata
maniera
il
costituirle
immobili
che '
l
farle
vaganti
, quanto
piú
facilmente
si
tengono
a
segno
molte
pietre
murate
in una
piazza
, che le
schiere
de'
fanciulli
che sopra vi
corrono
. E finalmente, per la
settima
instanza
, se noi
attribuiamo
la
conversion
diurna
al
cielo
altissimo
, bisogna farla di tanta
forza
e
virtú
, che seco
porti
l'
innumerabil
moltitudine
delle
stelle
fisse
,
corpi
tutti
vastissimi
e maggiori assai della
Terra
, e di
piú
tutte le
sfere
de i
pianeti
, ancorché e questi e quelle per lor
natura
si
muovano
in
contrario
; ed oltre a questo è
forza
concedere
che anco l'
elemento
del
fuoco
e la maggior
parte
dell'
aria
siano
parimente
rapiti
e che il solo
piccol
globo
della
Terra
resti
contumace
e
renitente
a tanta
virtú
: cosa che a me
pare
che abbia molto del
difficile
, né
saprei
intender
come la
Terra
,
corpo
pensile
e
librato
sopra '
l
suo
centro
,
indifferente
al
moto
ed alla
quiete
,
posto
e
circondato
da un
ambiente
liquido
, non
dovesse
cedere
ella ancora ed esser
portata
in
volta
. Ma tali
intoppi
non
troviamo
noi nel far
muover
la
Terra
,
corpo
minimo
ed
insensibile
in
comparazione
dell'
universo
, e perciò
inabile
al fargli
violenza
alcuna.
SAGR
. Io mi
sento
raggirar
per la
fantasia
alcuni
concetti
,
cosí
in
confuso
destatimi
da i
discorsi
fatti
; che s'io voglio potermi con
attenzione
applicar
alle
cose
da
dirsi
, è
forza
ch'io
vegga
se mi
succedesse
meglio
ordinargli
e
trarne
quel
costrutto
che vi è, se però ve ne sarà alcuno: e per
avventura
il
procedere
per
interrogazioni
mi
aiuterà
a
piú
agevolmente
spiegarmi
. Però
domando
al
signor
Simplicio
, prima, se e'
crede
che al medesimo
corpo
semplice
mobile
possano
naturalmente
competere
diversi
movimenti
, o
pure
che un solo
convenga
, che sia il suo proprio e
naturale
.
SIMP
. D'un
mobile
semplice
un solo, e non
piú
, può
essere
il
moto
che gli
convenga
naturalmente
, e gli altri tutti per
accidente
e per
participazione
; in quel modo che a colui che
passeggia
per la
nave
, suo
moto
proprio è quello del
passeggio
, e per
participazione
quello che lo
conduce
in
porto
, dove egli mai col
passeggio
non sarebbe
arrivato
, se la
nave
col
moto
suo non ve l'avesse
condotto
.
SAGR
.
Ditemi
,
secondariamente
: quel
movimento
che per
participazione
vien
comunicato
a qualche
mobile
, mentre egli per se stesso si
muove
di altro
moto
diverso
dal
participato
, è egli
necessario
che
risegga
in qualche
suggetto
per se stesso, o pur può esser anco in
natura
senz'altro
appoggio
?
SIMP
.
Aristotile
vi
risponde
a tutte queste
domande
, e vi dice che
sí
come d'un
mobile
uno è il
moto
,
cosí
di un
moto
uno è il
mobile
, ed in
conseguenza
che senza l'
inerenza
del suo
suggetto
non può né
essere
né anco
immaginarsi
alcun
movimento
.
SAGR
. Io vorrei che voi mi
diceste
, nel
terzo
luogo
, se voi
credete
che la
Luna
e gli altri
pianeti
e
corpi
celesti
abbiano lor
movimenti
proprii, e quali e' siano.
SIMP
.
Hannogli
, e son quelli
secondo
i quali e'
vanno
scorrendo
il
zodiaco
: la
Luna
in un
mese
, il
Sole
in un
anno
Marte
in
dua
, la
sfera
stellata
in quelle tante
migliaia
; e questi sono i
moti
loro proprii e
naturali
.
SAGR
. Ma quel
moto
col quale io
veggo
le
stelle
fisse
, e con esse tutti i
pianeti
,
andare
unitamente
da
levante
a
ponente
e
ritornare
in
oriente
in
ventiquattr'
ore
, in che modo gli
compete
?
SIMP
.
Hannolo
per
participazione
.
SAGR
. Questo dunque non
risiede
in loro; e non
risedendo
in loro, né potendo esser senza qualche
suggetto
nel qua le e'
risegga
, è
forza
farlo proprio e
naturale
di qualche altra
sfera
.
SIMP
. Per questo
rispetto
hanno
ritrovata
gli
astronomi
ed i
filosofi
un'altra
sfera
altissima
senza
stelle
, alla quale
naturalmente
compete
la
conversion
diurna
, e questa hanno
chiamata
il
primo
mobile
, il quale poi
rapisce
seco tutte le
sfere
inferiori
,
contribuendo
e
participando
loro il
movimento
suo.
SAGR
. Ma quando, senza
introdurr
'altre
sfere
incognite
e
vastissime
, senza altri
movimenti
o
rapimenti
participati
, col
lasciare
a ciascheduna
sfera
il suo solo e
semplice
movimento
, senza
mescolar
movimenti
contrarii
, ma fargli tutti per il medesimo verso, come è
necessario
ch'e' sieno
dependendo
tutti da un
sol
principio
, tutte le
cose
caminano
e
rispondono
con
perfettissima
armonia
, perché
rifiutar
questo
partito
, e
dar
assenso
a quelle
cosí
strane
e
laboriose
condizioni
?
SIMP
. Il
punto
sta in
trovar
questo modo
cosí
semplice
e
spedito
.
SAGR
. Il modo mi
par
bell'
e
trovato
.
Fate
che la
Terra
sia il
primo
mobile
, cioè
fatela
rivolgere
in se stessa in
ventiquattr'
ore
e per il medesimo verso che tutte le altre
sfere
, che senza
participar
tal
moto
a nessun altro
pianeta
o
stelle
, tutte avranno i lor
orti
,
occasi
ed in
somma
tutte l'altre
apparenze
.
SIMP
. L'
importanza
è il
poterla
muovere
senza mille
inconvenienti
.
SALV
. Tutti gli
inconvenienti
si
torranno
via
secondo
che voi gli
andrete
proponendo
: e le
cose
dette
sin qui sono solamente i
primi
e
piú
generali
motivi
per i quali
par
che si
renda
non del tutto
improbabile
che la
diurna
conversione
sia
piú
tosto
della
Terra
che di tutto '
l
resto
dell'
universo
; li quali io non vi
porto
come
leggi
infrangibili
, ma come
motivi
che abbiano qualche
apparenza
. E perché
benissimo
intendo
che una
sola
esperienza
o
concludente
dimostrazione
che si avesse in
contrario
,
basta
a
battere
in
terra
questi ed altri
centomila
argomenti
probabili
, però non bisogna
fermarsi
qui, ma
procedere
avanti e
sentire
quel che
risponde
il
signor
Simplicio
, e quali
migliori
probabilità
o
piú
ferme
ragioni
egli
adduce
in
contrario
.
SIMP
. Io
dirò
prima alcuna cosa in
generale
sopra tutte queste
considerazioni
insieme
, poi verrò a qualche
particolare
.
Parmi
che
universalmente
voi vi
fondiate
su la maggior
semplicità
e
facilità
di
produrre
i medesimi
effetti
, mentre
stimate
che quanto al
causargli
tanto sia il
muover
la
Terra
sola
quanto tutto '
l
resto
del
mondo
,
trattone
la
Terra
, ma quanto all'
operazione
voi
reputate
molto
piú
facile
quella che questa. Al che io vi
rispondo
che a me ancora
par
l'istesso, mentre io
riguardo
alla
forza
mia, non pur
finita
, ma
debolissima
; ma
rispetto
alla
virtú
del
Motore
, che è
infinita
, non è meno
agevole
il
muover
l'
universo
, che la
Terra
e che una
paglia
. E se la
virtú
è
infinita
, perché non se ne
deve
egli
esercitare
piú
tosto
una gran
parte
che una
minima
? Per tanto
parmi
che il
discorso
in
generale
non sia
efficace
.
SALV
. Se io avessi mai
detto
che l'
universo
non si
muove
por
mancamento
di
virtú
del
Motore
, io avrei
errato
, e la vostra
correzzione
sarebbe
oportuna
; e vi
concedo
che a una
potenza
infinita
tanto è
facile
il
muover
centomila
, quanto uno. Ma quello che ho
detto
io non ha
riguardo
al
Motore
, ma solamente a i
mobili
, ed in essi non solo alla loro
resistenza
, la quale non è
dubbio
esser
minore
nella
Terra
che nell'
universo
, ma a i molti altri
particolari
pur
ora
considerati
. Al
dir
poi che d'una
virtú
infinita
sia
meglio
esercitarne
una gran
parte
che una
minima
, vi
rispondo
che dell'
infinito
una
parte
non è maggior dell'altra, quando
amendue
sien
finite
; né si può
dire
che del
numero
infinito
il
centomila
sia
parte
maggiore che '
l
due, se ben quello è
cinquantamila
volte
maggior di questo; e quando per
muover
l'
universo
ci
voglia
una
virtú
finita
, benché
grandissima
in
comparazione
di quella che
basterebbe
per
muover
la
Terra
sola
, non però se n'
impiegherebbe
maggior
parte
dell'
infinita
, né
minore
sarebbe che
infinita
quella che
resterebbe
oziosa
; talché l'
applicar
per un
effetto
particolare
un poco
piú
o un poco meno
virtú
non
importa
niente: oltre che l'
operazione
di tal
virtú
non ha per
termine
e
fine
il solo
movimento
diurno
, ma sono al
mondo
altri
movimenti
assai che noi
sappiamo
, e molti altri
piú
ve ne posson
essere
incogniti
a noi. Avendo dunque
riguardo
a i
mobili
, e non si
dubitando
che
operazione
piú
breve e
spedita
è il
muover
la
Terra
che l'
universo
, e di
piú
avendo l'
occhio
alle tante altre
abbreviazioni
ed
agevolezze
che con questo solo si
conseguiscono
, un
verissimo
assioma
d'
Aristotile
che
c'
insegna
che
frustra
fit
per
plura
quod potest
fieri
per
pauciora
ci
rende
piú
probabile
, il
moto
diurno
esser della
Terra
sola
, che dell'
universo
trattone
la
Terra
.
SIMP
. Voi nei
referir
l'
assioma
avete
lasciato
una
clausola
che
importa
il tutto, e
massime
nel
presente
proposito
. La
particola
lasciata
è un
æque
bene
; bisogna dunque
esaminare
se si possa
egualmente
bene
sodisfare
al tutto con questo e con quello
assunto
.
SALV
. Il
vedere
se l'una e l'altra
posizione
sodisfaccia
egualmente
bene
, si
comprenderà
da gli
esami
particolari
dell'
apparenze
alle quali si ha da
sodisfare
, perché sin
ora
si è
discorso
, e si
discorrerà
, ex
hypothesi
,
supponendo
che quanto al
sodisfare
all'
apparenze
amendue
le
posizioni
sieno
egualmente
accomodate
. La
particola
poi, che voi
dite
essere
stata
lasciata
da me, ho
piú
tosto
sospetto
che sia
superfluamente
aggiunta
da voi: perché il
dire
"
egualmente
bene
" è una
relazione
, la quale
necessariamente
ricerca
due
termini
almeno, non potendo una cosa aver
relazione
a se stessa, e
dirsi
,
verbigrazia
, la
quiete
esser
egualmente
buona
come la
quiete
, e perché quando si dice "
invano
si fa con
piú
mezi
quello che si può fare con
manco
mezi
", s'
intende
che quel che si ha da fare
deva
esser la medesima cosa, e non due
cose
differenti
, e perché la medesima cosa non può
dirsi
egualmente
ben fatta come se medesima, adunque l'
aggiunta
della
particola
"
egualmente
bene
" è
superflua
ed una
relazione
che ha un
termine
solo.
SAGR
. Se noi non vogliamo che ci
intervenga
come
ieri
,
ritornisi
, di
grazia
, nella
materia
, ed il
signor
Simplicio
cominci
a
produr
quelle
difficultà
che gli
paiono
contrarianti
a questa
nuova
disposizione
del
mondo
.
SIMP
. La
disposizione
non è
nuova
, anzi
antichissima
, e che ciò sia
vero
,
Aristotile
la
confuta
, e le sue
confutazioni
son queste. "Prima, se la
Terra
si
movesse
o in se stessa, stando nel
centro
, o in
cerchio
, essendo
fuor
del
centro
, è
necessario
che
violentemente
ella si
movesse
di tal
moto
,
imperò
che e' non è suo
naturale
; ché s'e'
fusse
suo, l'avrebbe ancora ogni sua
particella
; ma ognuna di loro si
muove
per
linea
retta
al
centro
: essendo dunque
violento
e
preternaturale
, non potrebbe
essere
sempiterno
: ma l'
ordine
del
mondo
è
sempiterno
: adunque etc.
Secondariamente
, tutti gli altri
mobili
di
moto
circolare
par
che
restino
indietro
e si
muovano
di
piú
di un
moto
,
trattone
però il
primo
mobile
: per lo che sarebbe
necessario
che la
Terra
ancora si
movesse
di due
moti
; e quando ciò
fosse
,
bisognerebbe
di
necessità
che si facessero
mutazioni
nelle
stelle
fisse
: il che non si
vede
, anzi senza
variazione
alcuna le medesime
stelle
nascono
sempre da i medesimi
luoghi
, e ne i medesimi
tramontano
.
Terzo
, il
moto
delle
parti
e del tutto è
naturalmente
al
centro
dell'
universo
, e per questo ancora in esso si sta.
Muove
poi la
dubitazione
se il
moto
delle
parti
è per
andare
naturalmente
al
centro
dell'
universo
, o
pure
al
centro
della
Terra
; e
conclude
, esser suo
instinto
proprio di
andare
al
centro
dell'
universo
, e per
accidente
al
centro
della
Terra
: del qual
dubbio
si
discorse
ieri
a lungo.
Conferma
finalmente l'istesso col
quarto
argomento
preso
dall'
esperienza
de'
gravi
, li quali,
cadendo
da
alto
a
baso
, vengono a
perpendicolo
sopra la
superficie
della
Terra
; e
medesimamente
i
proietti
tirati
a
perpendicolo
in
alto
, a
perpendicolo
per le medesime
linee
ritornano
a
basso
, quanto
bene
fussero
stati
tirati
in
immensa
altezza
:
argomenti
necessariamente
concludenti
, il
moto
loro esser al
centro
della
Terra
, che senza
punto
muoversi
gli
aspetta
e
riceve
.
Accenna
poi in
ultimo
, esser da gli
astronomi
prodotte
altre
ragioni
in
confermazione
dell'
istesse
conclusioni
,
dico
dell'esser la
Terra
nel
centro
dell'
universo
ed
immobile
; ed una
sola
ne
produce
, che è il
risponder
tutte le
apparenze
, che si
veggono
ne'
movimenti
delle
stelle
, alla
posizione
di essa
Terra
nel
centro
, la qual
rispondenza
non avrebbe quando ella non vi
fusse
". Le altre,
prodotte
da
Tolomeo
e da altri
astronomi
, le potrò
arrecare
ora
, se
cosí
vi
piace
, o dopo che
arete
detto
quanto vi
occorre
in
risposta
di queste di
Aristotile
.
SALV
. Gli
argumenti
che si
producono
in questa
materia
, son di due
generi
: altri hanno
riguardo
a gli
accidenti
terrestri
, senza
relazione
alcuna alle
stelle
, ed altri si
cavano
dalle
apparenze
ed
osservazioni
delle
cose
celesti
. Gli
argomenti
d'
Aristotile
son per lo
piú
cavati
dalle
cose
intorno a noi, e
lascia
gli altri alli
astronomi
; però sarà
bene
, se
cosí
vi
pare
,
esaminar
questi
presi
dalle
esperienze
di
Terra
, e poi verremo all'altro
genere
. E perché da
Tolomeo
, da
Ticone
e da altri
astronomi
e
filosofi
, oltre a gli
argomenti
d'
Aristotile
,
presi
,
confermati
e
fortificati
da loro, ne son
prodotti
de gli altri, si potranno
unir
tutti
insieme
, per non aver poi a
replicar
le medesime o
simili
risposte
due
volte
. Però,
signor
Simplicio
, o vogliate
referirgli
voi, o vogliate ch'io vi
levi
questa
briga
, son per
compiacervi
.
SIMP
. Sarà
meglio
che voi gli
portiate
, che, per averci
fatto
maggiore
studio
, gli
arete
piú
in
pronto
, ed anco in maggior
numero
.
SALV
. Per la
piú
gagliarda
ragione
si
produce
da tutti quella de i
corpi
gravi
, che
cadendo
da
alto
a
basso
vengono per una
linea
retta
e
perpendicolare
alla
superficie
della
Terra
;
argomento
stimato
irrefragabile
, che la
Terra
stia
immobile
: perché, quando ella avesse la
conversion
diurna
, una
torre
dalla
sommità
della quale si
lasciasse
cadere
un
sasso
, venendo
portata
dalla
vertigine
della
Terra
, nel
tempo
che '
l
sasso
consuma
nel suo
cadere
,
scorrerebbe
molte
centinaia
di
braccia
verso
oriente
, e per tanto
spazio
dovrebbe
il
sasso
percuotere
in
terra
lontano
dalla
radice
della
torre
. Il quale
effetto
confermano
con un'altra
esperienza
, cioè col
lasciar
cadere
una
palla
di
piombo
dalla
cima
dell'
albero
di una
nave
che stia
ferma
,
notando
il
segno
dove ella
batte
che è vicino al
piè
dell'
albero
; ma se dal medesimo
luogo
si
lascerà
cadere
la medesima
palla
quando la
nave
cammini
, la sua
percossa
sarà
lontana
dall'altra per tanto
spazio
quanto la
nave
sarà
scorsa
innanzi nel
tempo
della
caduta
del
piombo
, e questo non per altro se non perché il
movimento
naturale
della
palla
posta
in sua
libertà
è per
linea
retta
verso '
l
centro
della
Terra
.
Fortificasi
tal
argomento
con l'
esperienza
d'un
proietto
tirato
in
alto
per
grandissima
distanza
, qual sarebbe una
palla
cacciata
da una
artiglieria
drizzata
a
perpendicolo
sopra l'
orizonte
, la quale nella
salita
e nel
ritorno
consuma
tanto
tempo
, che nel nostro
parallelo
l'
artiglieria
e noi
insieme
saremmo per molte
miglia
portati
dalla
Terra
verso
levante
, talché la
palla
,
cadendo
, non potrebbe mai
tornare
appresso al
pezzo
, ma tanto
lontana
verso
occidente
quanto la
Terra
fosse
scorsa
avanti.
Aggiungono
di
piú
la
terza
e molto
efficace
esperienza
, che è:
tirandosi
con una
colubrina
una
palla
di
volata
verso
levante
, e poi un'altra con
egual
carica
ed alla medesima
elevazione
verso
ponente
, il
tiro
verso
ponente
riuscirebbe
estremamente
maggiore dell'altro verso
levante
; imperocché mentre la
palla
va
verso
occidente
, e l'
artiglieria
,
portata
dalla
Terra
, verso
oriente
, la
palla
verrebbe
a
percuotere
in
terra
lontana
dall'
artiglieria
tanto
spazio
quanto è l'
aggregato
de' due
viaggi
, uno
fatto
da sé verso
occidente
, e l'altro dal
pezzo
,
portato
dalla
Terra
, verso
levante
; e per l'
opposito
, del
viaggio
fatto
dalla
palla
tirata
verso
levante
bisognerebbe
detrarne
quello che avesse
fatto
l'
artiglieria
seguendola
:
posto
dunque, per
esempio
, che '
l
viaggio
della
palla
per se stesso
fosse
cinque
miglia
, e che la
Terra
in quel tal
parallelo
nel
tempo
della
volata
della
palla
scorresse
tre
miglia
, nel
tiro
di
ponente
la
palla
cadrebbe
in
terra
otto
miglia
lontana
dal
pezzo
, cioè le sue cinque verso
ponente
e le tre del
pezzo
verso
levante
; ma il
tiro
d'
oriente
non
riuscirebbe
piú
lungo di due
miglia
, ché tanto
resta
detratto
dalle cinque del
tiro
le tre del
moto
del
pezzo
verso la medesima
parte
: ma l'
esperienza
mostra
i
tiri
essere
eguali
; adunque l'
artiglieria
sta
immobile
, e per
conseguenza
la
Terra
ancora. Ma non meno di questi, i
tiri
altresí
verso
mezo
giorno
o verso
tramontana
confermano
la
stabilità
della
Terra
: imperocché mai non si
correbbe
nel
segno
che altri avesse
tolto
di
mira
, ma sempre sarebbero i
tiri
costieri
verso
ponente
, per lo
scorrere
che
farebbe
il
bersaglio
,
portato
dalla
Terra
, verso
levante
, mentre la
palla
è per
aria
. E non solo i
tiri
per le
linee
meridiane
, ma né anco i
fatti
verso
oriente
o verso
occidente
riuscirebber
giusti
, ma gli
orientali
riuscirebbero
alti
, e gli
occidentali
bassi
,
tuttavolta
che si
tirasse
di
punto
in
bianco
; perché
sendo
il
viaggio
della
palla
in
amendue
i
tiri
fatto
per la
tangente
, cioè per una
linea
parallela
all'
orizonte
, ed essendo che al
moto
diurno
, quando sia della
Terra
, l'
orizonte
si
va
sempre
abbassando
verso
levante
ed
alzandosi
da
ponente
(che però ci
appariscono
le
stelle
orientali
alzarsi
, e le
occidentali
abbassarsi
), adunque il
bersaglio
orientale
s'
andrebbe
abbassando
sotto il
tiro
, onde il
tiro
riuscirebbe
alto
, e l'
alzamento
del
bersaglio
occidentale
renderebbe
basso
il
tiro
verso
occidente
. Talché mai non si potrebbe verso
nissuna
parte
tirar
giusto
: e perché l'
esperienza
è in
contrario
, è
forza
dire
che la
Terra
sta
immobile
.
SIMP
. Oh queste son ben
ragioni
, alle quali è
impossibile
trovar
risposta
che
vaglia
.
SALV
. Vi
giungono
forse
nuove
?
SIMP
.
Veramente
sí
. Ed
ora
veggo
con quante
belle
esperienze
la
natura
ci è
voluta
esser
cortese
per
aiutarci
a venire in
cognizione
del
vero
. Oh come
bene
una
verità
si
accorda
con l'altra, e tutte
conspirano
al
rendersi
inespugnabili
!
SAGR
. Che
peccato
che l'
artiglierie
non
fussero
al
tempo
di
Aristotile
! Avrebbe ben egli con esse
espugnata
l'
ignoranza
, e
parlato
senza
punto
titubare
delle
cose
del
mondo
.
SALV
. Ho avuto molto
caro
che queste
ragioni
vi
sien
giunte
nuove
,
acciò
che voi non
restiate
nell'
opinione
della maggior
parte
de i
Peripatetici
, che
credono
che se alcuno si
parte
dalla
dottrina
d'
Aristotile
, ciò
avvenga
da non avere
intese
né
penetrate
ben le sue
dimostrazioni
. Ma voi
sentirete
sicuramente
dell'altre
novità
, e
sentirete
da questi
seguaci
del
nuovo
sistema
produr
contro a se stessi
osservazioni
,
esperienze
e
ragioni
di
forza
assai maggiore che le
prodotte
da
Aristotile
e
Tolomeo
o da altri
oppugnatori
delle medesime
conclusioni
, e
cosí
verrete a
certificarvi
che non per
ignoranza
o
inesperienza
si sono
indotti
a
seguir
tale
opinione
.
SAGR
. Egli è
forza
che con questa
occasione
io vi
racconti
alcuni
accidenti
occorsimi
da poi in qua ch'io
cominciai
a
sentir
parlare
di questa
opinione
. Essendo assai
giovanetto
che appena avevo
finito
il
corso
della
filosofia
,
tralasciato
poi per
essermi
applicato
ad altre
occupazioni
,
occorse
che certo
oltramontano
di
Rostochio
, e
credo
che '
l
suo
nome
fosse
Cristiano
Vurstisio
,
seguace
dell'
opinione
del
Copernico
,
capitò
in queste
bande
, ed in una
Accademia
fece
dua
o
ver
tre
lezzioni
in questa
materia
, con
concorso
di
uditori
, e
credo
piú
per la
novità
del
suggetto
che per altro: io però non v'
intervenni
, avendo fatta una
fissa
impressione
che tale
opinione
non potesse
essere
altro che una
solenne
pazzia
.
Interrogati
poi alcuni che vi erano
stati
,
sentii
tutti
burlarsene
,
eccettuatone
uno che mi
disse
che '
l
negozio
non
era
ridicolo
del tutto; e perché questo
era
reputato
da me per
uomo
intelligente
assai e molto
circospetto
,
pentitomi
di non vi
essere
andato
,
cominciai
da quel
tempo
in qua,
secondo
che m'
incontravo
in alcuno che
tenesse
l'
opinione
Copernicana
, a
domandarlo
se egli
era
stato
sempre dell'istesso
parere
; né per molti ch'io n'abbia
interrogati
, ho
trovato
pur un solo che non m'abbia
detto
d'
essere
stato
lungo
tempo
dell'
opinion
contraria
, ma esser
passato
in questa
mosso
dalla
forza
delle
ragioni
che la
persuadono
:
esaminatigli
poi ad uno ad uno, per
veder
quanto
bene
e'
possedesser
le
ragioni
dell'altra
parte
, gli ho
trovati
tutti
averle
prontissime
, tal che non ho potuto
veramente
dire
che per
ignoranza
o per
vanità
o per far, come si dice, il
bello
spirito
si sieno
gettati
in questa
opinione
. All'
incontro
, di quanti io abbia
interrogati
de i
Peripatetici
e
Tolemaici
(che per
curiosità
ne ho
interrogati
molti), quale
studio
abbiano
fatto
nel
libro
del
Copernico
, ho
trovato
pochissimi che appena l'abbiano
veduto
, ma di quelli ch'io
creda
che l'abbiano
inteso
, nessuno: e de i
seguaci
pur della
dottrina
peripatetica
ho
cercato
d'
intendere
se mai alcuno di loro ha
tenuto
l'altra
opinione
, e
parimente
non ne ho
trovato
alcuno.
Là
onde,
considerando
io come nessun è che
segua
l'
opinion
del
Copernico
, che non sia
stato
prima della
contraria
e che non sia
benissimo
informato
delle
ragioni
di
Aristotile
e di
Tolomeo
, e che all'
incontro
nissuno
è de'
seguaci
di
Tolomeo
e d'
Aristotile
, che sia
stato
per
addietro
dell'
opinione
del
Copernico
e quella abbia
lasciata
per venire in quella d'
Aristotile
,
considerando
,
dico
, queste
cose
,
cominciai
a
credere
che uno che
lascia
un'
opinione
imbevuta
col
latte
e
seguita
da
infiniti
, per venire in un'altra da pochissimi
seguita
, e
negata
da tutte le
scuole
e che
veramente
sembra
un
paradosso
grandissimo
,
bisognasse
per
necessità
che
fusse
mosso
, per non
dir
forzato
, da
ragioni
piú
efficaci
. Per questo son io
divenuto
curiosissimo
di
toccar
, come si dice, il
fondo
di questo
negozio
, e
reputo
a mia gran
ventura
l'
incontro
di
amendue
voi, da i quali io possa senza veruna
fatica
sentir
tutto quel ch'è
stato
detto
, e forse che si può
dire
, in questa
materia
,
sicuro
di
dover
esser, in
virtú
de' vostri
ragionamenti
,
cavato
di
dubbio
e
posto
in
istato
di
certezza
.
SIMP
. Ma purché l'
opinione
e la
speranza
non vi
vadia
fallita
, e che in
ultimo
non vi
troviate
piú
confuso
che prima.
SAGR
. Mi
par
d'esser
sicuro
che cotesto non possa
intervenire
in veruna
maniera
.
SIMP
. E perché no? Io son buon
testimonio
a me medesimo, che quanto
piú
si
va
avanti,
piú
mi
confondo
.
SAGR
. Cotesto è
indizio
che quelle
ragioni
che sin qui vi erano
parse
concludenti
, e vi
tenevano
sicuro
della
verità
della vostra
opinione
,
cominciano
a
mutare
aspetto
nella vostra
mente
ed a
lasciarvi
pian
piano
, se non
passare
, almeno
inclinare
verso la
contraria
. Ma io, che sono, e sono
stato
sin
ora
,
indifferente
,
confido
grandemente
d'avermi a
ridurre
in
quiete
e in
sicurezza
; e voi stesso non me lo
negherete
, se volete
sentir
qual cosa mi
persuada
a
cosí
sperare
.
SIMP
. La
sentirò
volentieri
, e non
men
grato
mi sarebbe che in me
operasse
il medesimo
effetto
.
SAGR
.
Favoritemi
dunque di
rispondere
alle mie
interrogazioni
. E prima,
ditemi
,
signor
Simplicio
: non è la
conclusione
della quale noi
cerchiamo
la
cognizione
, se si
deva
tener
, con
Aristotile
e
Tolomeo
, che stando
ferma
la
Terra
sola
nel
centro
dell'
universo
, i
corpi
celesti
si
muovano
tutti o pur se, stando
ferma
la
sfera
stellata
ed il
Sole
nel
centro
, la
terra
ne sia fuori, e siano suoi quei
movimenti
che ci
appariscono
esser del
Sole
e delle
stelle
fisse
?
SIMP
. Queste son le
conclusioni
delle quali si
disputa
.
SAGR
. Queste due
conclusioni
non son
ellen
tali, che per
necessità
bisogna che una sia
vera
e l'altra
falsa
?
SIMP
.
Cosí
è: noi siamo in un
dilemma
, una
parte
del quale bisogna per
necessità
che sia
vera
, e l'altra
falsa
; perché tra '
l
moto
e la
quiete
, che son
contradittorii
, non si
dà
un
terzo
,
sí
che si possa
dire
: "La
Terra
non si
muove
, e non sta
ferma
; il
Sole
e le
stelle
non si
muovono
, né stanno
ferme
".
SAGR
. La
Terra
, il
Sole
e le
stelle
che cosa sono in
natura
? son
cose
minime
, o pur
considerabili
?
SIMP
. Son
corpi
principalissimi
,
nobilissimi
,
integranti
dell'
universo
vastissimi
,
considerabilissimi
.
SAGR
. E '
l
moto
e la
quiete
quali
accidenti
sono in
natura
?
SIMP
. Tanto
grandi
e
principali
, che la
natura
stessa per quelli si
definisce
.
SAGR
. Talché il
muoversi
eternamente
e l'esser del tutto
immobile
sono due
condizioni
molto
considerabili
in
natura
ed
indicanti
grandissima
diversità
, e
massime
attribuite
a
corpi
principalissimi
dell'
universo
, in
conseguenza
delle quali non posson venire se non
eventi
dissimilissimi
.
SIMP
.
Cosí
è
sicuramente
.
SAGR
. Or
rispondetemi
ad un altro
punto
.
Credete
voi che in
dialettica
, in
rettorica
, in
fisica
, in
metafisica
, in
matematica
, e finalmente nell'
università
de'
discorsi
, sieno
argomenti
potenti
a
persuadere
e
dimostrare
altrui non meno le
conclusioni
false
che le
vere
?
SIMP
.
Signor
no; anzi
tengo
per
fermo
e son
sicuro
che per la
prova
di una
conclusion
vera
e
necessaria
sieno in
natura
non solo una ma molte
dimostrazioni
potissime
, e che intorno ad essa si possa
discorrere
e
rigirarsi
con mille e mille
riscontri
, senza
intoppar
mai in veruna
repugnanza
, e che quanto
piú
qualche
sofista
volesse
intorbidarla
, tanto
piú
chiara
si
farebbe
sempre la sua
certezza
; e che, all'
opposito
, per far
apparir
vera
una
proposizion
falsa
e per
persuaderla
non si possa
produrre
altro che
fallacie
,
sofismi
,
paralogismi
,
equivocazioni
e
discorsi
vani
,
inconsistenti
e
pieni
di
repugnanze
e
contradizioni
.
SAGR
.
Ora
, se il
moto
eterno
e la
quiete
eterna
sono
accidenti
tanto
principali
in
natura
, e tanto
diversi
che da essi non posson
dependere
se non
diversissime
conseguenze
, e
massime
applicati
al
Sole
ed alla
Terra
,
corpi
tanto
vasti
ed
insigni
nell'
universo
, ed essendo di
piú
impossibile
che l'una delle due
proposizioni
contradittorie
non sia
vera
e l'altra
falsa
, e non si potendo per
prove
della
falsa
produrr
'altro che
fallacie
, ed essendo la
vera
persuasibile
per ogni
genere
di
ragioni
concludenti
e
demostrative
; come volete che quello di voi che si sarà
appreso
a
sostener
la
proposizion
vera
non mi abbia a
persuadere
?
Bisognerebbe
bene
ch'io
fussi
d'
ingegno
stupido
, di
giudizio
stravolto
, e
stolido
di
mente
e d'
intelletto
e
cieco
di
discorso
, ch'io non avessi a
discernere
la
luce
dalle
tenebre
, le
gemme
da i
carboni
, il
vero
dal
falso
.
SIMP
. Io vi
dico
, e vi ho
detto
altre
volte
, che il maggior
maestro
per
insegnare
a
conoscere
i
sofismi
e
paralogismi
ed altre
fallacie
è
stato
Aristotile
, il quale in questa
parte
non si può mai esser
ingannato
.
SAGR
. Voi l'avete pur con
Aristotile
, che non può
parlare
, ed io vi
dico
che se
Aristotile
fosse
qui, e'
rimarrebbe
da noi
persuaso
, o
sciorrebbe
le nostre
ragioni
e con altre
migliori
persuaderebbe
noi. Ma che? voi medesimo nel
sentir
recitar
l'
esperienze
dell'
artiglierie
, non l'avete voi
conosciute
ed
ammirate
e
confessate
piú
concludenti
di quelle d'
Aristotile
? con tutto ciò non
sento
che '
l
signor
Salviati
, il quale le ha
prodotte
e
sicuramente
esaminate
e
scandagliate
puntualissimamente
,
confessi
d'esser
persuaso
da quelle, né meno da altre di maggiore
efficacia
ancora, che egli
accenna
d'esser per farci
sentire
. E non
so
con che
fondamento
voi vogliate
riprender
la
natura
, come quella che per la molta
età
sia
imbarbogita
ed abbia
dimenticato
a
produrre
ingegni
specolativi
, né
sappia
farne
piú
se non di quelli che, facendosi
mancipii
d'
Aristotile
, abbiano a
intender
col suo
cervello
e
sentir
co
i suoi
sensi
. Ma
sentiamo
il
rimanente
delle
ragioni
favorevoli
alla sua
opinione
, per venir poi al lor
cimento
,
coppellandole
e
ponderandole
con la
bilancia
del
saggiatore
.
SALV
. Prima che
proceder
piú
oltre,
devo
dire
al
signor
Sagredo
che in questi nostri
discorsi
fo
da
copernichista
, e lo
imito
quasi sua
maschera
; ma quello che
internamente
abbiano in me
operato
le
ragioni
che
par
ch'io
produca
in suo
favore
, non voglio che voi lo
giudichiate
dal mio
parlare
mentre siamo nel
fervor
della
rappresentazione
della
favola
, ma dopo che avrò
deposto
l'
abito
, che forse mi
troverete
diverso
da quello che mi
vedete
in
scena
.
Ora
seguitiamo
avanti.
Produce
Tolomeo
ed i suoi
seguaci
un'altra
esperienza
,
simile
a quella de i
proietti
, ed è delle
cose
che,
separate
dalla
Terra
,
lungamente
si
trattengono
per
aria
, quali sono le
nugole
e gli
uccelli
volanti
; e come che di quelle non si può
dir
che sieno
portate
dalla
Terra
, non essendo a lei
aderenti
, non
par
possibile
ch'
elle
possin
seguire
la
velocità
di quella, anzi
dovrebbe
parere
a noi che tutte
velocissimamente
si
movessero
verso
occidente
; e se noi,
portati
dalla
Terra
,
passiamo
il nostro
parallelo
in
vintiquattr
'
ore
, che
pure
è almeno
sedici
mila
miglia
, come potranno gli
uccelli
tener
dietro a un tanto
corso
? dove, all'
incontro
, senza veruna
sensibil
differenza
gli
vediamo
volar
tanto verso
levante
quanto verso
occidente
e verso
qualsivoglia
parte
. Oltre a ciò, se mentre
corriamo
a
cavallo
sentiamo
assai
gagliardamente
ferirci
il
volto
dall'
aria
, qual
vento
dovremmo
noi
perpetuamente
sentir
dall'
oriente
,
portati
con
sí
rapido
corso
incontro
all'
aria
? e pur nulla di tale
effetto
si
sente
.
Ècci
un'altra molto
ingegnosa
ragione
,
presa
da certa
esperienza
, ed è tale. Il
moto
circolare
ha
facoltà
di
estrudere
,
dissipare
e
scacciar
dal suo
centro
le
parti
del
corpo
che si
muove
, qualunque
volta
o '
l
moto
non sia assai
tardo
o esse
parti
non
sian
molto
saldamente
attaccate
insieme
; che per ciò, quando,
verbigrazia
, noi facessimo
velocissimamente
girare
una di quelle gran
ruote
dentro le quali
caminando
uno o
dua
uomini
muovono
grandissimi
pesi
, come la
massa
delle gran
pietre
del
mangano
, o
barche
cariche
che d'un'
acqua
in un'altra si
traghettano
strascinandole
per
terra
, quando le
parti
di essa
ruota
rapidamente
girata
non fossero
piú
che
saldamente
conteste
, si
dissiperebbero
tutte, né, per molto che
tenacemente
fossero sopra la sua
esterior
superficie
attaccati
sassi
o altre
materie
gravi
, potrebbero
resistere
all'
impeto
, che con gran
violenza
le
scaglierebbe
in
diverse
parti
lontane
dalla
ruota
, ed in
conseguenza
dal suo
centro
. Quando dunque la
Terra
si
movesse
con tanto e tanto maggior
velocità
, qual
gravità
, qual
tenacità
di
calcine
o di
smalti
,
riterrebbe
i
sassi
, le
fabbriche
e le
città
intere
, che da
sí
precipitosa
vertigine
non
fusser
lanciate
verso '
l
cielo
? e gli
uomini
e le
fiere
, che niente sono
attaccati
alla
Terra
, come
resisterebbero
a un tanto
impeto
? dove che, all'
opposito
, e queste ed assai
minori
resistenze
, di
sassetti
, di
rena
, di
foglie
,
vediamo
quietissimamente
riposarsi
in
Terra
, e sopra quella
ridursi
cadendo
, ancorché con
lentissimo
moto
. Eccovi,
signor
Simplicio
, le
ragioni
potissime
,
prese
, per
cosí
dire
, dalle
cose
terrestri
:
restano
quelle dell'altro
genere
, cioè quelle che hanno
relazione
all'
apparenze
celesti
, le quali
ragioni
tendon
veramente
piú
a
dimostrar
l'esser la
Terra
nel
centro
dell'
universo
, ed a
spogliarla
in
conseguenza
del
movimento
annuo
intorno ad esso,
attribuitogli
dal
Copernico
; le quali, come di
materia
alquanto
differente
, si potranno
produr
dopo che
averemo
esaminata
la
forza
di queste sin qui
proposte
.
SAGR
. Che
dite
,
signor
Simplicio
?
parv
'egli che '
l
signor
Salviati
possegga
e
sappia
esplicare
le
ragioni
tolemaiche
e
aristoteliche
?
credete
voi che
nissuno
peripatetico
sia altrettanto
posseditore
delle
dimostrazioni
copernicane
?
SIMP
. Se non
fusse
il gran
concetto
che per i
discorsi
avuti sin qui mi son
formato
della
saldezza
di
dottrina
del
signor
Salviati
e dell'
acutezza
d'
ingegno
del
signor
Sagredo
, io, con lor
buona
grazia
, mi vorrei
partire
senza
piú
sentir
altro,
parendomi
impossibil
cosa che
contradir
si possa a
sí
palpabili
esperienze
, e vorrei senza
sentir
altro
restar
nella mia
opinione
antica
, perché mi
par
che quando
bene
ella
fusse
falsa
, l'
essere
appoggiata
su tanto
verisimili
ragioni
la
renderebbe
scusabile
: e se queste son
fallacie
, quali
vere
dimostrazioni
furon mai
cosí
belle
?
SAGR
. È pur
bene
che noi
sentiamo
le
risposte
del
signor
Salviati
: le quali se saranno
vere
, è
forza
che sieno ancora
piú
belle
e
infinitarnente
piú
belle
, e che quelle
sien
brutte
anzi
bruttissime
, se è
vera
la
proposizion
metafisicale
che '
l
vero
e '
l
bello
sono una cosa medesima, come ancora il
falso
e '
l
brutto
. Però,
signor
Salviati
, non
perdiamo
piú
tempo
.
SALV
. Fu, se ben mi
ricorda
, il
primo
argomento
prodotto
dal
signor
Simplicio
questo: La
Terra
non si può
muover
circolarmente
, perché tal
moto
gli sarebbe
violento
, e però non
perpetuo
: dell'esser poi
violento
la
ragione
era
, perché quando
fosse
naturale
, le
parti
sue ancora si
moverebbero
naturalmente
in
giro
, il che è
impossibile
, perché
naturale
delle
parti
è il
muoversi
di
moto
retto
all'
ingiú
. Qui
rispondo
che
averei
auto
caro
che
Aristotile
si
fosse
meglio
dichiarato
, quando
disse
: "Le
parti
ancora si
moverebber
circolarmente
", imperocché questo
muoversi
circolarmente
può
intendersi
in due
modi
: uno è, che ogni
particella
separata
dal suo tutto si
movesse
circolarmente
intorno al suo proprio
centro
,
descrivendo
i suoi
piccoli
cerchiettini
; l'altro è, che
movendosi
tutto '
l
globo
intorno al suo
centro
in
ventiquattr'
ore
, le
parti
ancora
girassero
intorno al medesimo
centro
in
ventiquattr'
ore
. Il
primo
sarebbe una
impertinenza
non
minore
che se altri
dicesse
che di una
circonferenza
di
cerchio
ogni
parte
bisogna che sia un
cerchio
, o
vero
perché la
Terra
è
sferica
, ogni
parte
di
Terra
bisogna che sia una
palla
, perché
cosí
richiede
l'
assioma
eadem est
ratio
totius et
partium
. Ma s'egli
intese
nell'altro, cioè che le
parti
, a
imitazion
del tutto, si
moverebbero
naturalmente
intorno al
centro
di tutto il
globo
in
ventiquattr'
ore
, io
dico
che lo fanno; ed a voi, in
vece
d'
Aristotile
,
toccherà
a
provar
che no.
SIMP
. Questo è
provato
da
Aristotile
nel medesimo
luogo
, mentre dice che
naturale
delle
parti
è il
moto
retto
al
centro
dell'
universo
, onde il
circolare
non gli può
naturalmente
competere
.
SALV
. Ma non
vedete
voi che nelle medesime
parole
vi è anco la
confutazione
di questa
risposta
?
SIMP
. In che modo? e dove?
SALV
. Non
dic
'egli che '
l
moto
circolare
alla
Terra
sarebbe
violento
? e però non
eterno
? e che questo è
assurdo
, perché l'
ordine
del
mondo
è
eterno
?
SIMP
.
Dicelo
.
SALV
. Ma se quello che è
violento
non può esser
eterno
, pel
converso
quello che non può esser
eterno
non potrà esser
naturale
: ma il
moto
della
Terra
all'
ingiú
non può
essere
altramente
eterno
: adunque meno può esser
naturale
, né gli potrà esser
naturale
moto
alcuno che non gli sia anco
eterno
. Ma se noi faremo la
Terra
mobile
di
moto
circolare
, questo potrà esser
eterno
ad essa ed alle
parti
, e però
naturale
.
SIMP
. Il
moto
retto
è
naturalissimo
delle
parti
della
Terra
e gli è
eterno
, né mai
accaderà
che di
moto
retto
non si
muovano
,
intendendo
però sempre,
rimossi
gli
impedimenti
.
SALV
. Voi
equivocate
,
signor
Simplicio
, ed io voglio pur
vedere
di
liberarvi
dall'
equivoco
. Però
ditemi
:
credete
voi che una
nave
che dallo
stretto
di
Gibilterra
andasse
verso
Palestina
, potesse
eternamente
navigare
verso quella
spiaggia
,
movendosi
sempre con
egual
corso
?
SIMP
. Non
altramente
.
SALV
. E perché no?
SIMP
. Perché quella
navigazione
è
ristretta
e
terminata
tra le
Colonne
e '
l
lito
di
Palestina
, ed essendo la
distanza
terminata
, si
passa
in
tempo
finito
: se già altri non volesse, col
ritornare
in dietro con
movimento
contrario
,
tornar
poi a
replicar
il medesimo
viaggio
; ma questo sarebbe un
moto
interrotto
, e non
continuato
.
SALV
.
Verissima
risposta
. Ma la
navigazione
dallo
stretto
di
Magaglianes
per il
mar
Pacifico
, per le
Molucche
, per il
capo
di
Buona
Speranza
, e di
lí
per il medesimo
stretto
e di
nuovo
per il
mar
Pacifico
etc.,
credete
voi ch'ella si potesse
perpetuare
?
SIMP
.
Potrebbesi
, perché essendo questa una
circolazione
, che
ritorna
in se stessa, col
replicarla
infinite
volte
si potrebbe
perpetuare
senza veruno
interrompimento
.
SALV
. Adunque una
nave
in questo
viaggio
potrebbe
durare
a
navigare
in
eterno
.
SIMP
. Potrebbe, quando la
nave
fusse
incorruttibile
ma
dissolvendosi
la
nave
, si
terminerebbe
di
necessità
la
navigazione
.
SALV
. Ma nel
Mediterraneo
, quando anco la
nave
fusse
incorruttibile
, non però potrebbe
muoversi
perpetuamente
verso
Palestina
, per esser tal
viaggio
terminato
. Due
cose
adunque si
ricercano
,
acciò
che un
mobile
senza
intermissione
possa
muoversi
eternamente
: l'una è che il
moto
possa di sua
natura
essere
interminato
e
infinito
; e l'altra, che il
mobile
sia
parimente
incorruttibile
ed
eterno
.
SIMP
. Tutto questo è
necessario
.
SALV
. Adunque già per voi stesso venite ad aver
confessato
, esser
impossibile
che
mobile
alcuno si
muova
eternamente
di
moto
retto
, essendo che il
moto
retto
, o
vogliatelo
in su o
vogliatelo
in
giú
, voi stesso lo
fate
terminato
dalla
circonferenza
e dal
centro
:
sí
che quando
bene
il
mobile
, cioè la
Terra
, sia
eterna
, tuttavia, per non
essere
il
moto
retto
di sua
natura
eterno
, ma
terminatissimo
, non può
naturalmente
competere
alla
Terra
, anzi, come
pure
ieri
si
disse
,
Aristotile
medesimo è
costretto
a far il
globo
della
Terra
eternamente
stabile
. Quando poi voi
dite
che le
parti
della
Terra
sempre si
moveranno
all'
ingiú
rimossi
gli
impedimenti
,
equivocate
gagliardamente
, perché all'
incontro
bisogna
impedirle
,
contrariarle
e
violentarle
, se voi volete ch'
elle
si
muovano
; perché,
cadute
ch'
elle
sono una
volta
, bisogna con
violenza
rigettarle
in
alto
,
acciò
tornino
a
cader
la
seconda
: e quanto a gli
impedimenti
, questi gli
tolgono
solamente l'
arrivare
al
centro
; ché quando ci
fosse
un
pozzo
che
passasse
oltre al
centro
, non però una
zolla
di
terra
si
moverebbe
oltre a quello, se non in quanto
traportata
dall'
impeto
lo
trapassasse
, per
ritornarvi
poi e finalmente
fermarvisi
. Quanto dunque al poter
sostenere
che il
movimento
per
linea
retta
convenga
o possa
convenir
naturalmente
né alla
Terra
né ad altro
mobile
, mentre l'
universo
resti
nel suo
ordine
perfetto
,
toglietevene
pur
giú
del tutto, e
fate
pur
forza
(se voi non le volete
concedere
il
moto
circolare
) di
mantenerle
e
difenderle
l'
immobilità
.
SIMP
. Quanto all'
immobilità
, gli
argomenti
di
Aristotile
, e
piú
gli altri
prodotti
da voi, mi
par
che la
concludano
necessariamente
sin
ora
, e gran
cose
ci vorranno, per mio
giudizio
, a
confutargli
.
SALV
.
Venghiamo
dunque al
secondo
argomento
: che
era
che quei
corpi
de i quali noi
siam
sicuri
che
circolarmente
si
muovono
, hanno
piú
d'un
moto
,
trattone
il
primo
mobile
; e però quando la
Terra
si
movesse
circolarmente
,
dovrebbe
muoversi
di due
moti
, dal che ne
seguirebbe
mutazione
circa gli
orti
e gli
occasi
delle
stelle
fisse
; il che non si
vede
seguire
; adunque etc. La
risposta
semplicissima
e
propriissima
a questa
instanza
è nell'
argomento
stesso, ed
Aristotile
medesimo ce la
mette
in
bocca
, e non può
essere
che voi,
signor
Simplicio
, non l'abbiate
veduta
.
SIMP
. Né l'ho
veduta
, né ancor la
veggo
.
SALV
. Non può
essere
, perché ella vi è troppo
chiara
.
SIMP
. Io voglio, con vostra
licenza
,
dare
un'
occhiata
al
testo
.
SAGR
. Faremo
portare
il
testo
adesso
adesso
.
SIMP
. Io lo
porto
sempre in
tasca
. Eccolo qui; e
so
per
appunto
il
luogo
, che è nel
secondo
del
Cielo
, al
cap
. 14. Eccolo:
testo
97: Præterea, omnia quæ
feruntur
latione
circulari
,
subdeficere
videntur
, ac
moveri
pluribus
una
latione
præter
primam
sphæram
; quare et
Terram
necessarium
est, sive circa
medium
sive in
medio
posita
feratur
,
duabus
moveri
lationibus
: si autem hoc
acciderit
,
necessarium
est
fieri
mutationes
ac
conversiones
fixorum
astrorum
: hoc autem non
videtur
fieri
; sed semper eadem apud eadem
loca
ipsius et
oriuntur
et
occidunt
. Or qui non
veggo
io
fallacia
nissuna
, e
parmi
l'
argomento
concludentissimo
.
SALV
. Ed a me questa
nuova
lettura
ha
confermata
la
fallacia
nell'
argumentare
, e di
piú
scoperto
un'altra
falsità
. Però
notate
. Due
posizioni
, o
vogliam
dire
due
conclusioni
, son quelle che
Aristotile
vuole
impugnare
: l'una è di quelli che,
collocando
la
Terra
nel
mezo
, la
facesser
muovere
in se stessa circa '
l
proprio
centro
: l'altra è di quelli che,
costituendola
lontana
dal
mezo
, la facessero
andar
con
moto
circolare
intorno ad esso
mezo
: ed
amendue
queste
posizioni
impugna
congiuntamente
con l'istesso
argomento
.
Ora
io
dico
che egli
erra
nell'una e nell'altra
impugnazione
, e che l'
errore
contro la prima
posizione
è di uno
equivoco
o
paralogismo
, e contro alla
seconda
è una
conseguenza
falsa
.
Venghiamo
alla prima
posizione
, che
costituisce
la
Terra
nel
mezo
e la fa
mobile
in se stessa circa il proprio
centro
, ed
affrontiamola
con l'
istanza
d'
Aristotile
,
dicendo
: Tutti i
mobili
che si
muovono
circolarmente
,
par
che
restino
indietro
, e si
muovono
di
piú
d'una
lazione
, eccettuata la prima
sfera
(cioè il
primo
mobile
); adunque la
Terra
,
movendosi
circa il proprio
centro
, essendo
posta
nel
mezo
, bisogna che si
muova
di due
lazioni
, e
resti
in dietro: ma quando questo
fusse
,
bisognerebbe
che si
variassero
gli
orti
e gli
occasi
delle
stelle
fisse
; il che non si
vede
fare: adunque la
Terra
non si
muove
etc. Qui è il
paralogismo
; per
iscoprirlo
,
discorro
con
Aristotile
in tal modo. Tu
di'
, o
Aristotile
, che la
Terra
posta
nel
mezo
non può
muoversi
in se stessa, perché sarebbe
necessario
attribuirle
due
lazioni
: adunque, quando non
fusse
necessario
attribuirle
altro che una
lazion
sola
, tu non avresti per
impossibile
che di una tal
sola
ella si
movesse
, perché
fuor
di
proposito
ti saresti
ristretto
a
ripor
l'
impossibilità
nella
pluralità
delle
lazioni
, quando anco di una
sola
ella
muover
non si potesse. E perché di tutti i
mobili
del
mondo
tu fai che un solo si
muova
d'una
lazion
sola
, e tutti gli altri di
piú
d'una; e questo tal
mobile
affermi
che è la prima
sfera
, cioè quello per il quale tutte le
stelle
fisse
ed
erranti
ci
appariscono
muoversi
concordemente
da
levante
a
ponente
, quando la
Terra
potesse esser quella prima
sfera
, che col
muoversi
d'una
lazion
sola
facesse
apparir
le
stelle
muoversi
da
levante
in
ponente
, tu non gliela
negheresti
: ma chi dice che la
Terra
posta
nel
mezo
si
volge
in se stessa, non gli
attribuisce
altro
moto
che quello per il quale tutte le
stelle
appariscono
muoversi
da
levante
a
ponente
, e
cosí
ella viene a esser quella prima
sfera
che tu stesso
concedi
muoversi
d'una
lazione
sola
: bisogna dunque, o
Aristotile
, se tu vuoi
concluder
qualcosa, che tu
dimostri
che la
Terra
posta
nel
mezo
non possa
muoversi
né anco di una
sola
lazione
, o
vero
che né meno la prima
sfera
possa aver un
sol
movimento
; altrimenti tu nel tuo medesimo
silogismo
commetti
la
fallacia
e ve la
manifesti
,
negando
ed
insieme
concedendo
l'
istessa
cosa. Vengo
ora
alla
seconda
posizione
, che è di quelli che
ponendo
la
Terra
lontana
dal
mezo
, la fanno
mobile
intorno ad esso, cioè la fanno un
pianeta
ed una
stella
errante
, contro alla qual
posizione
procede
l'
argomento
, e quanto alla
forma
è
concludente
, ma
pecca
in
materia
: imperocché,
conceduto
che la
Terra
si
muova
in
cotal
guisa
, e che si
muova
di due
lazioni
, non però ne
segue
di
necessità
che, quando ciò sia, s'abbiano a far
mutazioni
ne gli
orti
e ne gli
occasi
delle
stelle
fisse
, come a suo
luogo
dichiarerò
. E qui voglio
scusar
bene
l'
error
d'
Aristotile
, anzi lo voglio
lodar
d'aver egli
arrecato
il
piú
sottile
argomento
contro alla
posizion
del
Copernico
, che
arrecar
si possa; e se l'
instanza
è
acuta
, ed in
apparenza
concludentissima
,
vedrete
tanto
piú
esser
sottile
ed
ingegnosa
la
soluzione
, e da non esser
ritrovata
da
ingegno
men
acuto
di quello del
Copernico
; e dalla
difficultà
nell'
intenderla
potrete
argomentare
la
difficultà
, tanto maggiore, del
ritrovarla
.
Lasciamo
in tanto per
ora
la
risposta
in
pendente
, la quale a suo
luogo
e
tempo
intenderete
, dopo l'aver
replicata
l'
instanza
medesima d'
Aristotele
, e di
piú
fortificata
grandemente
a
favor
suo. Or
passiamo
all'
argomento
terzo
, pur d'
Aristotile
, intorno al quale non fa
bisogno
replicar
altro,
essendosegli
a
bastanza
risposto
tra
ieri
e
oggi
: imperocché e'
replica
che '
l
moto
de'
gravi
è
naturalmente
per
linea
retta
al
centro
, e
cerca
poi se al
centro
della
Terra
o pur dell'
universo
, e
conclude
che
naturalmente
al
centro
dell'
universo
, ma per
accidente
a quel della
Terra
. Però possiamo
passare
al
quarto
, nel quale
converrà
che ci
trattenghiamo
assai, per esser
fondato
sopra quella
esperienza
dalla quale
prende
poi
forza
la maggior
parte
degli
argomenti
che
restano
. Dice dunque
Aristotile
,
argomento
certissimo
dell'
immobilità
della
Terra
essere
il
veder
noi i
proietti
in
alto
a
perpendicolo
ritornar
per l'
istessa
linea
nel medesimo
luogo
di dove furon
tirati
, e questo, quando
bene
il
movimento
fusse
altissimo
, il che non potrebbe
accadere
quando la
Terra
si
movesse
, perché nel
tempo
che '
l
proietto
si
muove
in su e 'n
giú
,
separato
dalla
Terra
, il
luogo
dove ebbe
principio
il
moto
del
proietto
scorrerebbe
,
mercè
del
rivolgimento
della
Terra
, per lungo
tratto
verso
levante
, e per tanto
spazio
, nel
cadere
, il
proietto
percuoterebbe
in
Terra
lontano
dal
detto
luogo
:
sí
che qui s'
accomoda
l'
argomento
della
palla
tirata
in su coll'
artiglieria
,
sí
ancora l'altro
usato
da
Aristotile
e da
Tolomeo
, del
vedere
i
gravi
cadenti
da
grandi
altezze
venir per
linea
retta
e
perpendicolare
alla
superficie
terrestre
.
Ora
, per
cominciar
a
sviluppar
questi
nodi
,
domando
al
signor
Simplicio
, quando altri
negasse
a
Tolomeo
e ad
Aristotile
che i
gravi
nel
cader
liberamente
da
alto
venissero per
linea
retta
e
perpendicolare
, cioè
diretta
al
centro
, con qual
mezo
lo
proverebbero
.
SIMP
. Col
mezo
del
senso
, il quale ci
assicura
che quella
torre
è
diritta
e
perpendicolare
, e ci
mostra
quella
pietra
nel
cadere
venirla
radendo
, senza
piegar
pur un
capello
da questa o da quella
parte
, e
percuotere
al
piede
giusto
sotto '
l
luogo
donde
fu
lasciata
.
SALV
. Ma quando per
fortuna
il
globo
terrestre
si
movesse
in
giro
, ed in
conseguenza
portasse
seco la
torre
ancora, e che ad ogni modo si
vedesse
la
pietra
nel
cadere
venir
radendo
il
filo
della
torre
, qual
bisognerebbe
che
fusse
il suo
movimento
?
SIMP
.
Bisognerebbe
in questo
caso
dir
piú
tosto
"i suoi
movimenti
", perché uno sarebbe quello col quale
verrebbe
da
alto
a
basso
, e un altro
converrebbe
ch'ella n'avesse per
seguire
il
corso
della
torre
.
SALV
. Sarebbe dunque il
moto
suo un
composto
di due, cioè di quello col quale ella
misura
la
torre
, e dell'altro col quale ella la
segue
: dal qual
composto
ne
risulterebbe
che '
l
sasso
descriverebbe
non
piú
quella
semplice
linea
retta
e
perpendicolare
, ma una
trasversale
, e forse non
retta
.
SIMP
. Del non
retta
non lo
so
; ma
intendo
bene
che di
necessità
sarebbe
trasversale
, e
differente
dall'altra
retta
perpendicolare
, che ella
descrisse
stando la
Terra
immobile
.
SALV
. Adunque dal solamente
vedere
la
pietra
cadente
rader
la
torre
, voi non potete
sicuramente
affermare
che ella
descriva
una
linea
retta
e
perpendicolare
, se non
supposto
prima che la
Terra
stia
ferma
.
SIMP
.
Cosí
è; perché quando la
Terra
si
movesse
, il
moto
della
pietra
sarebbe
trasversale
, e non a
perpendicolo
.
SALV
. Ecco dunque il
paralogismo
d'
Aristotile
e di
Tolomeo
evidente
e
chiaro
, e
scoperto
da voi medesimo, nel quale si
suppon
per
noto
quello che s'
intende
di
dimostrare
.
SIMP
. In che modo? A me si
dimostra
silogismo
in
buona
forma
, e non una
petizion
di
principio
.
SALV
. Eccovi in che modo.
Ditemi
un poco: nella
dimostrazione
non si
pon
egli la
conclusione
ignota
?
SIMP
.
Ignota
, perché altrimenti il
dimostrarla
sarebbe
superfluo
.
SALV
. Ma il
mezo
termine
non
conviene
egli che sia
noto
?
SIMP
. È
necessario
, perché
altramente
sarebbe un voler
provare
ignotum
per
æque
ignotum
.
SALV
. La nostra
conclusione
da
provarsi
, e che è
ignota
, non è la
stabilità
della
Terra
?
SIMP
. Cotesta è.
SALV
. Il
mezo
, che
deve
esser
noto
, non è la
caduta
del
sasso
retta
e
perpendicolare
?
SIMP
. Questo è il
mezo
.
SALV
. Ma non s'è egli poco fa
concluso
, che noi non possiamo aver
notizia
che tal
caduta
sia
retta
e
perpendicolare
, se prima non ci è
noto
che la
Terra
stia
ferma
? adunque nel vostro
silogismo
la
certezza
del
mezo
si
cava
dall'
incertezza
della
conclusione
.
Vedete
dunque quale e quanto è il
paralogismo
.
SAGR
. Io vorrei, in
grazia
del
signor
Simplicio
,
difender
, se
fusse
possibile
,
Aristotile
, o almeno
restar
io
meglio
capace
della
forza
della vostra
illazione
. Voi
dite
: Il
veder
rader
la
torre
non
basta
per
assicurarsi
che '
l
moto
del
sasso
sia
perpendicolare
, che è il
mezo
termine
del
silogismo
, se non si
suppone
che la
Terra
stia
ferma
, che è la
conclusione
da
provarsi
; perché, quando la
torre
si
movesse
insieme
con la
Terra
, ed il
sasso
la
radesse
, il
moto
del
sasso
sarebbe
trasversale
, e non
perpendicolare
. Ma io
risponderò
, che quando la
torre
si
movesse
, sarebbe
impossibile
che '
l
sasso
cadesse
radendola
, e però dal
cader
radendo
s'
inferisce
la
stabilità
della
Terra
.
SIMP
.
Cosí
è; perché a voler che '
l
sasso
venisse
radendo
la
torre
, quando ella
fusse
portata
dalla
Terra
,
bisognerebbe
che '
l
sasso
avesse due
moti
naturali
, cioè '
l
retto
verso '
l
centro
e '
l
circolare
intorno al
centro
, il che è poi
impossibile
.
SALV
. La
difesa
dunque d'
Aristotile
consiste
nell'esser
impossibile
, o almeno nell'aver egli
stimato
impossibile
, che '
l
sasso
potesse
muoversi
di un
moto
misto
di
retto
e di
circolare
; perché quando e' non avesse avuto per
impossibile
che la
pietra
potesse
muoversi
al
centro
e '
ntorno
al
centro
unitamente
, egli
averebbe
inteso
che poteva
accadere
che '
l
sasso
cadente
potesse venir
radendo
la
torre
tanto
movendosi
ella quanto stando
ferma
, e in
conseguenza
si sarebbe
accorto
che da questo
radere
non si poteva
inferir
niente
attenente
al
moto
o alla
quiete
della
Terra
. Ma questo non
iscusa
altramente
Aristotile
, non solamente perché
doveva
dirlo
, quando egli avesse
auto
tal
concetto
, essendo un
punto
tanto
principale
nel suo
argumento
, ma di
piú
ancora perché non si può
dir
né che tale
effetto
sia
impossibile
né che
Aristotile
l'abbia
stimato
impossibile
. Non si può
dire
il
primo
, perché di qui a poco
mostrerò
ch'egli è non pur
possibile
, ma
necessario
: né meno si può
dire
il
secondo
, perché
Aristotile
medesimo
concede
al
fuoco
l'
andare
in su
naturalmente
per
linea
retta
e '
l
muoversi
in
giro
col
moto
diurno
,
participato
dal
cielo
a tutto l'
elemento
del
fuoco
ed alla maggior
parte
dell'
aria
; se dunque e' non ha per
impossibile
mescolare
il
retto
in su col
circolare
,
comunicato
al
fuoco
ed all'
aria
dal
concavo
lunare
, assai meno
dovrà
reputare
impossibile
il
retto
in
giú
del
sasso
col
circolare
, che
fusse
naturale
di tutto '
l
globo
terrestre
, del quale il
sasso
è
parte
.
SIMP
. A me non
par
cotesta cosa, perché quando l'
elemento
del
fuoco
vadia
in
giro
insieme
con l'
aria
,
facilissima
anzi
necessaria
cosa è che una
particella
di
fuoco
, che da
Terra
sormonti
in
alto
, nel
passar
per l'
aria
mobile
riceva
l'istesso
movimento
, essendo
corpo
cosí
tenue
e
leggiero
e
agevolissimo
ad esser
mosso
; ma che un
sasso
gravissimo
o una
palla
d'
artiglieria
, che da
alto
venga a
basso
e sia già
posta
in sua
balía
, si
lasci
trasportar
né da
aria
né da altro, ha del tutto dell'
inopinabile
. Oltre che ci è l'
esperienza
tanto propria, della
pietra
lasciata
dalla
cima
dell'
albero
della
nave
, la qual, mentre la
nave
sta
ferma
,
casca
al
piè
dell'
albero
, ma quando la
nave
camina
,
cade
tanto
lontana
dal medesimo
termine
, quanto la
nave
nel
tempo
della
caduta
del
sasso
è
scorsa
avanti; che non son poche
braccia
, quando '
l
corso
della
nave
è
veloce
.
SALV
. Gran
disparità
è tra '
l
caso
della
nave
e quel della
Terra
, quando '
l
globo
terrestre
avesse il
moto
diurno
. Imperocché
manifestissima
cosa è che il
moto
della
nave
,
sí
come non è suo
naturale
,
cosí
è
accidentario
di tutte le
cose
che sono in essa; onde non è
meraviglia
che quella
pietra
, che
era
ritenuta
in
cima
dell'
albero
,
lasciata
in
libertà
scenda
a
basso
, senza
obligo
di
seguire
il
moto
della
nave
. Ma la
conversion
diurna
si
dà
per
moto
proprio e
naturale
al
globo
terrestre
, ed in
conseguenza
a tutte le sue
parti
, e come
impresso
dalla
natura
è in loro
indelebile
; e però quel
sasso
che è in
cima
della
torre
, ha per suo
primario
instinto
l'
andare
intorno al
centro
del suo tutto in
ventiquattr'
ore
, e questo
natural
talento
esercita
egli
eternamente
, sia pur
posto
in
qualsivoglia
stato
. E per
restar
persuaso
di questo, non avete a far altro che
mutar
un'
antiquata
impressione
fatta nella vostra
mente
, e
dire
: "
Sí
come, per avere
stimato
io sin
ora
che sia
proprietà
del
globo
terrestre
lo stare
immobile
intorno al suo
centro
, non ho mai
auto
difficultà
o
repugnanza
alcuna in
apprendere
che
qualsivoglia
sua
particella
resti
essa ancora
naturalmente
nella medesima
quiete
;
cosí
è ben
dovere
che quando
naturale
instinto
fusse
del
globo
terreno
l'
andare
intorno in
ventiquattr'
ore
, sia d'ogni sua
parte
ancora
intrinseca
e
naturale
inclinazione
non lo star
ferma
, ma
seguire
il medesimo
corso
": e
cosí
senza
urtare
in veruno
inconveniente
si potrà
concludere
, che per non esser
naturale
, ma
straniero
, il
moto
conferito
alla
nave
dalla
forza
de'
remi
, e per essa a tutte le
cose
che in lei si
ritrovano
, sia ben
dovere
che quel
sasso
,
separato
che e' sia dalla
nave
, si
riduca
alla sua
naturalezza
e
ritorni
ad
esercitare
il
puro
e
semplice
suo
natural
talento
.
Aggiugnesi
che è
necessario
che almeno quella
parte
d'
aria
che è
inferiore
alle maggiori
altezze
de i
monti
, venga dall'
asprezza
della
superficie
terrestre
rapita
e
portata
in
giro
, o
pure
che, come
mista
di molti
vapori
ed
esalazioni
terrestri
,
naturalmente
séguiti
il
moto
diurno
; il che non
avviene
dell'
aria
che è intorno alla
nave
cacciata
da i
remi
: per lo che l'
argumentare
dalla
nave
alla
torre
non ha
forza
d'
illazione
; perché quel
sasso
che
vien
dalla
cima
dell'
albero
,
entra
in un
mezo
che non ha il
moto
della
nave
, ma quel che si
parte
dall'
altezza
della
torre
, si
trova
in un
mezo
che ha l'istesso
moto
che tutto '
l
globo
terrestre
, talché, senz'esser
impedito
dall'
aria
, anzi
piú
tosto
favorito
dal
moto
di lei, può
seguire
l'
universal
corso
della
Terra
.
SIMP
. Io non
resto
capace
, che l'
aria
possa
imprimere
in un
grandissimo
sasso
o in una
grossa
palla
di
ferro
o di
piombo
, che
passasse
,
verbigrazia
,
dugento
libre
, il
moto
col quale essa medesima si
muove
e che per
avventura
ella
comunica
alle
piume
, alla
neve
ed altre
cose
leggierissime
; anzi
veggo
che un
peso
di quella
sorte
,
esposto
a
qualsivoglia
piú
impetuoso
vento
, non
vien
pur
mosso
di
luogo
un
sol
dito
: or
pensate
se l'
aria
lo
porterà
seco.
SALV
. Gran
disparità
è tra la vostra
esperienza
e '
l
nostro
caso
. Voi
fate
sopraggiugnere
il
vento
a quel
sasso
posto
in
quiete
; e noi
esponghiamo
nell'
aria
, che già si
muove
, il
sasso
, che pur si
muove
esso ancora con l'
istessa
velocità
, talché l'
aria
non gli ha a
conferire
un
nuovo
moto
, ma solo
mantenerli
, o per
meglio
dire
non
impedirli
, il già
concepito
: voi volete
cacciar
il
sasso
d'un
moto
straniero
e
fuor
della sua
natura
; e noi,
conservarlo
nel suo
naturale
. Se voi volevi
produrre
una
piú
aggiustata
esperienza
,
dovevi
dire
che si
osservasse
, se non con l'
occhio
della
fronte
, almeno con quel della
mente
, ciò che
accaderebbe
quando un'
aquila
portata
dall'
impeto
del
vento
si
lasciasse
cader
da gli
artigli
una
pietra
; la quale, perché già nel
partirsi
dalle
branche
volava
al
pari
del
vento
, e dopo
partita
entra
in un
mezo
mobile
con
egual
velocità
, ho
grande
opinione
che non si
vedrebbe
cader
giú
a
perpendicolo
, ma che,
seguendo
'
l
corso
del
vento
ed
aggiugnendovi
quel della propria
gravità
, si
moverebbe
di un
moto
trasversale
.
SIMP
.
Bisognerebbe
poterla
fare una tale
esperienza
, e poi
secondo
l'
evento
giudicare
; in tanto l'
effetto
della
nave
sin qui
mostra
di
applaudere
all'
opinion
nostra.
SALV
. Ben
diceste
, sin qui; perché forse di qui a poco potrebbe
mutar
sembianza
. E per non vi
tener
, come si dice,
piú
su le
bacchette
,
ditemi
,
signor
Simplicio
:
parv
'egli
internamente
che l'
esperienza
della
nave
quadri
cosí
bene
al
proposito
nostro, che
ragionevolmente
si
debba
credere
che quello che si
vede
accadere
in lei,
debba
ancora
accadere
nel
globo
terrestre
?
SIMP
. Sin qui mi è
parso
di
sí
; e benché voi abbiate
arrecate
alcune
piccole
disuguaglianze
, non mi
paion
di tal
momento
che
basti
a
rimuovermi
di
parere
.
SALV
. Anzi
desidero
che voi ci
continuiate
, e
tenghiate
saldo
che l'
effetto
della
Terra
abbia a
rispondere
a quel della
nave
, purché quando ciò si
scoprisse
progiudiziale
al vostro
bisogno
, non vi venisse
umore
di
mutar
pensiero
. Voi
dite
: "Perché, quando la
nave
sta
ferma
, il
sasso
cade
al
piè
dell'
albero
, e quando ell'è in
moto
cade
lontano
dal
piede
adunque, per il
converso
, dal
cadere
il
sasso
al
piede
si
inferisce
la
nave
star
ferma
, e dal
caderne
lontano
s'
argumenta
la
nave
muoversi
; e perché quello che
occorre
della
nave
deve
parimente
accader
della
Terra
, però dal
cader
della
pietra
al
piè
della
torre
si
inferisce
di
necessità
l'
immobilità
del
globo
terrestre
". Non è questo il vostro
discorso
?
SIMP
. È per
appunto
,
ridotto
in
brevità
, che lo
rende
agevolissimo
ad
apprendersi
.
SALV
. Or
ditemi
: se la
pietra
lasciata
dalla
cima
dell'
albero
, quando la
nave
cammina
con gran
velocità
,
cadesse
precisamente
nel medesimo
luogo
della
nave
nel quale
casca
quando la
nave
sta
ferma
, qual
servizio
vi
presterebber
queste
cadute
circa l'
assicurarvi
se '
l
vassello
sta
fermo
o pur se
cammina
?
SIMP
.
Assolutamente
nissuno
: in quel modo che, per
esempio
, dal
batter
del
polso
non si può
conoscere
se altri
dorme
o è
desto
, poiché il
polso
batte
nell'istesso modo ne'
dormienti
che ne i
vegghianti
.
SALV
.
Benissimo
. Avete voi fatta mai l'
esperienza
della
nave
?
SIMP
. Non l'ho fatta; ma ben
credo
che quelli
autori
che la
producono
, l'abbiano
diligentemente
osservata
: oltre che si
conosce
tanto
apertamente
la
causa
della
disparità
, che non
lascia
luogo
di
dubitare
.
SALV
. Che possa esser che quelli
autori
la
portino
senza
averla
fatta, voi stesso ne
sete
buon
testimonio
, che senza
averla
fatta la
recate
per
sicura
e ve ne
rimettete
a
buona
fede
al
detto
loro:
sí
come è poi non solo
possibile
, ma
necessario
, che abbiano
fatto
essi ancora,
dico
di
rimettersi
a i suoi
antecessori
, senza
arrivar
mai a uno che l'abbia fatta; perché chiunque la farà,
troverà
l'
esperienza
mostrar
tutto '
l
contrario
di quel che viene
scritto
: cioè
mostrerà
che la
pietra
casca
sempre nel medesimo
luogo
della
nave
, stia ella
ferma
o
muovasi
con
qualsivoglia
velocità
. Onde, per esser la medesima
ragione
della
Terra
che della
nave
, dal
cader
la
pietra
sempre a
perpendicolo
al
piè
della
torre
non si può
inferir
nulla del
moto
o della
quiete
della
Terra
.
SIMP
. Se voi mi
rimetteste
ad altro
mezo
che all'
esperienza
, io
credo
bene
che le
dispute
nostre non
finirebber
per
fretta
; perché questa mi
pare
una cosa tanto
remota
da ogni
uman
discorso
, che non
lasci
minimo
luogo
alla
credulità
o alla
probabilità
.
SALV
. E pur l'ha ella
lasciato
in me.
SIMP
. Che dunque voi non n'avete fatte cento, non che una
prova
, e l'
affermate
cosí
francamente
per
sicura
? Io
ritorno
nella mia
incredulità
, e nella medesima
sicurezza
che l'
esperienza
sia stata fatta da gli
autori
principali
che se ne
servono
, e che ella
mostri
quel che essi
affermano
.
SALV
. Io senza
esperienza
son
sicuro
che l'
effetto
seguirà
come vi
dico
, perché
cosí
è
necessario
che
segua
; e
piú
v'
aggiungo
che voi stesso ancora
sapete
che non può
seguire
altrimenti, se ben
fingete
, o
simulate
di
fingere
, di non lo
sapere
. Ma io son tanto buon
cozzon
di
cervelli
, che ve lo farò
confessare
a
viva
forza
. Ma il
signor
Sagredo
sta molto
cheto
: mi
pareva
pur di
vedervi
far non
so
che
moto
, per
dir
alcuna cosa.
SAGR
. Volevo
veramente
dir
non
so
che; ma la
curiosità
che mi ha
mossa
questo
sentir
dire
di far tal
violenza
al
signor
Simplicio
, che
palesi
la
scienza
che e' ci vuole
occultare
, mi ha
fatto
deporre
ogni altro
desiderio
: però vi
prego
ad
effettuare
il
vanto
.
SALV
. Purché il
signor
Simplicio
si
contenti
di
rispondere
alle mie
interrogazioni
, io non
mancherò
.
SIMP
. Io
risponderò
quel che
saprò
,
sicuro
che avrò poca
briga
, perché delle
cose
che io
tengo
false
non
credo
di
poterne
saper
nulla, essendoché la
scienza
è de'
veri
, e non de'
falsi
.
SALV
. Io non
desidero
che voi
diciate
o
rispondiate
di
saper
niente altro che quello che voi
sicuramente
sapete
. Però
ditemi
: quando voi aveste una
superficie
piana
,
pulitissima
come uno
specchio
e di
materia
dura
come l'
acciaio
, e che
fusse
non
parallela
all'
orizonte
, ma alquanto
inclinata
, e che sopra di essa voi
poneste
una
palla
perfettamente
sferica
e di
materia
grave
e
durissima
, come,
verbigrazia
, di
bronzo
,
lasciata
in sua
libertà
che
credete
voi che ella facesse? non
credete
voi (
sí
come
credo
io) che ella stesse
ferma
?
SIMP
. Se quella
superficie
fusse
inclinata
?
SALV
.
Sí
, ché
cosí
già ho
supposto
.
SIMP
. Io non
credo
che ella si
fermasse
altrimente
, anzi pur son
sicuro
ch'ella si
moverebbe
verso il
declive
spontaneamente
.
SALV
.
Avvertite
bene
a quel che voi
dite
,
signor
Simplicio
, perché io son
sicuro
ch'ella si
fermerebbe
in qualunque
luogo
voi la
posaste
.
SIMP
. Come voi,
signor
Salviati
, vi
servite
di questa
sorte
di
supposizioni
, io
comincierò
a non mi
maravigliar
che voi
concludiate
conclusioni
falsissime
.
SALV
. Avete dunque per
sicurissimo
ch'ella si
moverebbe
verso il
declive
spontaneamente
?
SIMP
. Che
dubbio
?
SALV
. E questo lo
tenete
per
fermo
, non perché io ve l'abbia
insegnato
(perché io
cercavo
di
persuadervi
il
contrario
), ma per voi stesso e per il vostro
giudizio
naturale
.
SIMP
.
Ora
intendo
il vostro
artifizio
: voi
dicevi
cosí
per
tentarmi
e (come si dice dal
vulgo
) per
iscalzarmi
, ma non che in quella
guisa
credeste
veramente
.
SALV
.
Cosí
sta. E quanto
durerebbe
a
muoversi
quella
palla
, e con che
velocità
? E
avvertite
che io ho
nominata
una
palla
perfettissimamente
rotonda
ed un
piano
esquisitamente
pulito
, per
rimuover
tutti gli
impedimenti
esterni
ed
accidentarii
: e
cosí
voglio che voi
astragghiate
dall'
impedimento
dell'
aria
, mediante la sua
resistenza
all'
essere
aperta
, e tutti gli altri
ostacoli
accidentarii
, se altri ve ne potessero
essere
.
SIMP
. Ho
compreso
il tutto
benissimo
: e quanto alla vostra
domanda
,
rispondo
che ella
continuerebbe
a
muoversi
in
infinito
, se tanto
durasse
la
inclinazione
del
piano
, e con
movimento
accelerato
continuamente
; ché tale è la
natura
de i
mobili
gravi
, che
vires
acquirant
eundo
: e quanto maggior
fusse
la
declività
, maggior sarebbe la
velocità
.
SALV
. Ma quand'altri volesse che quella
palla
si
movesse
all'
insú
sopra quella medesima
superficie
,
credete
voi che ella vi
andasse
?
SIMP
.
Spontaneamente
no, ma ben
strascinatavi
o con
violenza
gettatavi
.
SALV
. E quando da qualche
impeto
violentemente
impressole
ella
fusse
spinta
, quale e quanto sarebbe il suo
moto
?
SIMP
. Il
moto
andrebbe
sempre
languendo
e
ritardandosi
, per esser contro a
natura
, e sarebbe
piú
lungo o
piú
breve
secondo
il maggiore o
minore
impulso
e
secondo
la maggiore o
minore
acclività
.
SALV
.
Parmi
dunque sin qui che voi mi abbiate
esplicati
gli
accidenti
d'un
mobile
sopra due
diversi
piani
; e che nel
piano
inclinato
il
mobile
grave
spontaneamente
descende
e
va
continuamente
accelerandosi
, e che a
ritenervelo
in
quiete
bisogna
usarvi
forza
; ma sul
piano
ascendente
ci vuol
forza
a
spignervelo
ed anco a
fermarvelo
, e che '
l
moto
impressogli
va
continuamente
scemando
,
sí
che finalmente si
annichila
.
Dite
ancora di
piú
che nell'un
caso
e nell'altro
nasce
diversità
dall'esser la
declività
o
acclività
del
piano
, maggiore o
minore
;
sí
che alla maggiore
inclinazione
segue
maggior
velocità
, e, per l'
opposito
, sopra '
l
piano
acclive
il medesimo
mobile
cacciato
dalla medesima
forza
in maggior
distanza
si
muove
quanto l'
elevazione
è
minore
.
Ora
ditemi
quel che
accaderebbe
del medesimo
mobile
sopra una
superficie
che non
fusse
né
acclive
né
declive
.
SIMP
. Qui bisogna ch'io
pensi
un poco alla
risposta
. Non vi essendo
declività
, non vi può
essere
inclinazione
naturale
al
moto
, e non vi essendo
acclività
, non vi può esser
resistenza
all'esser
mosso
, talché
verrebbe
ad
essere
indifferente
tra la
propensione
e la
resistenza
al
moto
:
parmi
dunque che e'
dovrebbe
restarvi
naturalmente
fermo
. Ma io sono
smemorato
, perché non è molto che '
l
signor
Sagredo
mi fece
intender
che
cosí
seguirebbe
.
SALV
.
Cosí
credo
, quando altri ve lo
posasse
fermo
, ma se gli
fusse
dato
impeto
verso qualche
parte
, che
seguirebbe
?
SIMP
.
Seguirebbe
il
muoversi
verso quella
parte
.
SALV
. Ma di che
sorte
di
movimento
? di
continuamente
accelerato
, come ne'
piani
declivi
, o di
successivamente
ritardato
, come negli
acclivi
?
SIMP
. Io non ci
so
scorgere
causa
di
accelerazione
né di
ritardamento
, non vi essendo né
declività
né
acclività
.
SALV
. Sì. Ma se non vi
fusse
causa
di
ritardamento
, molto meno vi
dovrebbe
esser di
quiete
: quanto dunque
vorreste
voi che il
mobile
durasse
a
muoversi
?
SIMP
. Tanto quanto
durasse
la
lunghezza
di quella
superficie
né
erta
né
china
.
SALV
. Adunque se tale
spazio
fusse
interminato
, il
moto
in esso sarebbe
parimente
senza
termine
, cioè
perpetuo
?
SIMP
.
Parmi
di
sí
, quando il
mobile
fusse
di
materia
da
durare
.
SALV
. Già questo si è
supposto
, mentre si è
detto
che si
rimuovano
tutti gl'
impedimenti
accidentarii
ed
esterni
, e la
fragilità
del
mobile
, in questo
fatto
, è un degli
impedimenti
accidentarii
.
Ditemi
ora
: quale
stimate
voi la
cagione
del
muoversi
quella
palla
spontaneamente
sul
piano
inclinato
, e non, senza
violenza
, sopra l'
elevato
?
SIMP
. Perché l'
inclinazion
de'
corpi
gravi
è di
muoversi
verso '
l
centro
della
Terra
, e solo per
violenza
in su verso la
circonferenza
; e la
superficie
inclinata
è quella che
acquista
vicinità
al
centro
, e l'
acclive
discostamento
.
SALV
. Adunque una
superficie
che
dovesse
esser non
declive
e non
acclive
,
bisognerebbe
che in tutte le sue
parti
fusse
egualmente
distante
dal
centro
. Ma di tali
superficie
ve n'è egli alcuna al
mondo
?
SIMP
. Non ve ne
mancano
:
ècci
quella del nostro
globo
terrestre
, se però ella
fusse
ben
pulita
, e non, quale ella è,
scabrosa
e
montuosa
; ma vi è quella dell'
acqua
, mentre è
placida
e
tranquilla
.
SALV
. Adunque una
nave
che
vadia
movendosi
per la
bonaccia
del
mare
, è un di quei
mobili
che
scorrono
per una di quelle
superficie
che non sono né
declivi
né
acclivi
, e però
disposta
, quando le
fusser
rimossi
tutti gli
ostacoli
accidentarii
ed
esterni
, a
muoversi
, con l'
impulso
concepito
una
volta
,
incessabilmente
e
uniformemente
SIMP
.
Par
che
deva
esser
cosí
.
SALV
. E quella
pietra
ch'è su la
cima
dell'
albero
non si
muov
'ella,
portata
dalla
nave
, essa ancora per la
circonferenza
d'un
cerchio
intorno al
centro
, e per
conseguenza
d'un
moto
indelebile
in lei,
rimossi
gli
impedimenti
esterni
? e questo
moto
non è egli
cosí
veloce
come quel della
nave
?
SIMP
. Sin qui tutto
cammina
bene
. Ma il
resto
?
SALV
.
Cavatene
in
buon'
ora
l'
ultima
conseguenza
da per voi, se da per voi avete
sapute
tutte le
premesse
.
SIMP
. Voi volete
dir
per
ultima
conclusione
, che
movendosi
quella
pietra
d'un
moto
indelebilmente
impressole
, non l'è per
lasciare
, anzi è per
seguire
la
nave
, ed in
ultimo
per
cadere
nel medesimo
luogo
dove
cade
quando la
nave
sta
ferma
; e
cosí
dico
io ancora che
seguirebbe
quando non ci
fussero
impedimenti
esterni
, che
sturbassero
il
movimento
della
pietra
dopo esser
posta
in
libertà
: li quali
impedimenti
son due; l'uno è l'
essere
il
mobile
impotente
a
romper
l'
aria
col suo
impeto
solo, essendogli
mancato
quello della
forza
de'
remi
, del quale
era
partecipe
, come
parte
della
nave
, mentre
era
su l'
albero
; l'altro è il
moto
novello
del
cadere
a
basso
, che pur bisogna che sia d'
impedimento
all'altro
progressivo
.
SALV
. Quanto all'
impedimento
dell'
aria
, io non ve lo
nego
; e quando il
cadente
fusse
materia
leggiera
, come una
penna
o un
fiocco
di
lana
, il
ritardamento
sarebbe molto
grande
; ma in una
pietra
grave
, è
piccolissimo
: e voi stesso poco fa avete
detto
che la
forza
del
piú
impetuoso
vento
non
basta
a
muover
di
luogo
una
grossa
pietra
; or
pensate
quel che farà l'
aria
quieta
incontrata
dal
sasso
, non
piú
veloce
di tutto '
l
navilio
. Tuttavia, come ho
detto
, vi
concedo
questo
piccolo
effetto
, che può
dependere
da tale
impedimento
;
sí
come
so
che voi
concederete
a me che quando l'
aria
si
movesse
con l'
istessa
velocità
della
nave
e del
sasso
, l'
impedimento
sarebbe
assolutamente
nullo. Quanto all'altro, del
sopravegnente
moto
in
giú
, prima è
manifesto
che questi due,
dico
il
circolare
intorno al
centro
e '
l
retto
verso '
l
centro
, non son
contrarii
né
destruttivi
l'un dell'altro né
incompatibili
, perché, quanto al
mobile
, ei non ha
repugnanza
alcuna a
cotal
moto
: ché già voi stesso avete
conceduto
, la
repugnanza
esser contro al
moto
che
allontana
dal
centro
, e l'
inclinazione
, verso il
moto
che
avvicina
al
centro
, onde
necessariamente
segue
che al
moto
che non
appressa
né
discosta
dal
centro
, non ha il
mobile
né
repugnanza
né
propensione
né, in
conseguenza
,
cagione
di
diminuirsi
in lui la
facultà
impressagli
: e perché la
causa
motrice
non è una
sola
, che si abbia, per la
nuova
operazione
, a
inlanguidire
, ma son due tra loro
distinte
, delle quali la
gravità
attende
solo a
tirare
il
mobile
al
centro
, e la
virtú
impressa
a
condurlo
intorno al
centro
, non
resta
occasione
alcuna d'
impedimento
.
SIMP
. Il
discorso
veramente
è in
apparenza
assai
probabile
, ma in
essenza
turbato
un poco da qualche
intoppo
mal
agevole
a
superarsi
. Voi in tutto '
l
progresso
avete fatta una
supposizione
, che dalla
scuola
peripatetica
non di
leggiero
vi sarà
conceduta
, essendo
contrariissima
ad
Aristotile
: e questa è il
prender
come cosa
notoria
e
manifesta
che '
l
proietto
separato
dal
proiciente
continui
il
moto
per
virtú
impressagli
dall'istesso
proiciente
, la qual
virtú
impressa
è tanto
esosa
nella
peripatetica
filosofia
, quanto il
passaggio
d'alcuno
accidente
d'uno in un altro
suggetto
: nella qual
filosofia
si
tiene
, come
credo
che vi sia
noto
, che '
l
proietto
sia
portato
dal
mezo
, che nel nostro
caso
viene ad esser l'
aria
e però se quel
sasso
,
lasciato
dalla
cima
dell'
albero
,
dovesse
seguire
il
moto
della
nave
,
bisognerebbe
attribuire
tal
effetto
all'
aria
, e non a
virtú
impressagli
: ma voi
supponete
che l'
aria
non
séguiti
il
moto
della
nave
, ma sia
tranquilla
. Oltre che colui che lo
lascia
cadere
, non l'ha a
scagliare
né
dargli
impeto
col
braccio
, ma
deve
semplicemente
aprir
la
mano
e
lasciarlo
: e
cosí
, né per
virtú
impressagli
dal
proiciente
, né per
benefizio
dell'
aria
, potrà il
sasso
seguire
'
l
moto
della
nave
, e però
resterà
indietro
.
SALV
.
Parmi
dunque di
ritrar
dal vostro
parlare
, che non venendo la
pietra
cacciata
dal
braccio
di colui, la sua non venga altrimenti ad
essere
una
proiezione
.
SIMP
. Non si può
propriamente
chiamar
moto
di
proiezione
.
SALV
. Quello dunque che dice
Aristotile
del
moto
, del
mobile
e del
motore
de i
proietti
, non ha che fare nel nostro
proposito
; e se non ci ha che fare, perché lo
producete
?
SIMP
.
Producolo
per
amor
di quella
virtú
impressa
,
nominata
ed
introdotta
da voi, la quale, non essendo al
mondo
, non può
operar
nulla, perché non
entium
nullæ
sunt
operationes
; e però non solo del
moto
de i
proietti
, ma di ogn'altro che non sia
naturale
, bisogna
attribuirne
la
causa
motrice
al
mezo
, del quale non si è avuta la
debita
considerazione
, e però il
detto
sin qui
resta
inefficace
.
SALV
.
Orsú
tutto in
buon'
ora
. Ma
ditemi
: già che la vostra
instanza
si
fonda
tutta su la
nullità
della
virtú
impressa
, quando io vi abbia
dimostrato
che '
l
mezo
non ha che fare nella
continuazion
del
moto
de'
proietti
, dopo che son
separati
dal
proiciente
,
lascierete
voi in
essere
la
virtú
impressa
, o pur vi
moverete
con qualch'altr'
assalto
alla sua
destruzione
?
SIMP
.
Rimossa
l'
azione
del
mezo
, non
veggo
che si possa
ricorrere
ad altro che alla
facultà
impressa
dal
movente
.
SALV
. Sarà
bene
, per
levare
il
piú
che sia
possibile
le
cause
dell'
andarsene
in
infinito
con le
altercazioni
, che voi quanto si può
distintamente
spianiate
qual sia l'
operazione
del
mezo
nel
continuar
il
moto
al
proietto
.
SIMP
. Il
proiciente
ha il
sasso
in
mano
;
muove
con
velocità
e
forza
il
braccio
, al cui
moto
si
muove
non
piú
il
sasso
che l'
aria
circonvicina
, onde il
sasso
, nell'esser
abbandonato
dalla
mano
, si
trova
nell'
aria
che già si
muove
con
impeto
, e da quella
vien
portato
: che se l'
aria
non
operasse
, il
sasso
cadrebbe
dalla
mano
al
piede
del
proiciente
.
SALV
. E voi
sete
stato
tanto
credulo
che vi
sete
lasciato
persuader
queste
vanità
, mentre in voi stesso avevi i
sensi
da
confutarle
e da
intenderne
il
vero
? Però
ditemi
: quella gran
pietra
e quella
palla
d'
artiglieria
che,
posata
solamente sopra una
tavola
,
restava
immobile
contro a
qualsivoglia
impetuoso
vento
,
secondo
che voi poco fa
affermaste
, se
fusse
stata una
palla
di
sughero
o altrettanta
bambagia
,
credete
che il
vento
l'avesse
mossa
di
luogo
?
SIMP
. Anzi
so
certo che l'
averebbe
portata
via
, e tanto
piú
velocemente
, quanto la
materia
fusse
stata
piú
leggiera
; ché per questo
veggiamo
noi le
nugole
esser
portate
con
velocità
pari
a quella del
vento
stesso che le
spigne
.
SALV
. E '
l
vento
che cosa è?
SIMP
. Il
vento
si
definisce
, non esser altro che
aria
mossa
.
SALV
. Adunque l'
aria
mossa
molto
piú
velocemente
e 'n maggior
distanza
traporta
le
materie
leggierissime
che le
gravissime
?
SIMP
.
Sicuramente
.
SALV
. Ma quando voi aveste a
scagliar
col
braccio
un
sasso
, e poi un
fiocco
di
bambagia
, chi si
moverebbe
con
piú
velocità
e in maggior
lontananza
?
SIMP
. La
pietra
assaissimo
; anzi la
bambagia
mi
cascherebbe
a i
piedi
.
SALV
. Ma se quel che
muove
il
proietto
,
doppo
l'esser
lasciato
dalla
mano
, non è altro che l'
aria
mossa
dal
braccio
e l'
aria
mossa
piú
facilmente
spigne
le
materie
leggiere
che le
gravi
, come dunque il
proietto
di
bambagia
non
va
piú
lontano
e
piú
veloce
di quel di
pietra
? bisogna
pure
che nella
pietra
resti
qualche cosa, oltre al
moto
dell'
aria
. Di
piú
, se da quella
trave
pendessero
due
spaghi
lunghi
egualmente
, e in
capo
dell'uno
fusse
attaccata
una
palla
di
piombo
, e una di
bambagia
nell'altro, ed
amendue
si
allontanassero
egualmente
dal
perpendicolo
, e poi si
lasciassero
in
libertà
non è
dubbio
che l'una e l'altra si
moverebbe
verso '
l
perpendicolo
, e che
spinta
dal proprio
impeto
lo
trapasserebbe
per certo
intervallo
, e poi vi
ritornerebbe
. Ma qual di questi due
penduli
credete
voi che
durasse
piú
a
muoversi
, prima che
fermarsi
a
piombo
?
SIMP
. La
palla
di
piombo
andrà
in qua e 'n
là
mille
volte
, e quella di
bambagia
dua
o tre al
piú
.
SALV
. Talché quell'
impeto
e quella
mobilità
, qualunque se ne sia la
causa
,
piú
lungamente
si
conserva
nelle
materie
gravi
che nelle
leggieri
. Vengo
ora
a un altro
punto
, e vi
domando
: perché l'
aria
non
porta
via
adesso
quel
cedro
ch'è su quella
tavola
?
SIMP
. Perché ella stessa non si
muove
.
SALV
. Bisogna dunque che il
proiciente
conferisca
il
moto
all'
aria
, col quale ella poi
muova
il
proietto
. Ma se tal
virtú
non si può
imprimere
, non si potendo far
passare
un
accidente
d'un
subbietto
in un altro, come può
passare
dal
braccio
nell'
aria
? non è forse l'
aria
un
subbietto
altro dal
braccio
?
SIMP
.
Rispondesi
che l'
aria
, per non esser né
grave
né
leggiera
nella sua
regione
, è
disposta
a
ricevere
facilissimamente
ogni
impulso
ed a
conservarlo
ancora.
SALV
. Ma se i
penduli
adesso
adesso
ci hanno
mostrato
che il
mobile
, quanto meno
participa
di
gravità
, tanto è meno
atto
a
conservare
il
moto
, come potrà
essere
che l'
aria
, che in
aria
non ha
punto
di
gravità
, essa
sola
conservi
il
moto
concepito
? Io
credo
, e
so
che voi ancora
credete
al
presente
, che non prima si
ferma
il
braccio
, che l'
aria
attornogli
.
Entriamo
in
camera
, e con uno
sciugatoio
agitiamo
quanto
piú
si possa l'
aria
, e
fermato
il
panno
conducasi
una
piccola
candeletta
accesa
nella
stanza
, o
lascivisi
andare
una
foglia
d'
oro
volante
; che voi dal
vagar
quieto
dell'una e dell'altra v'
accorgerete
dell'
aria
ridotta
immediatamente
a
tranquillità
. Io potrei
addurvi
mille
esperienze
, ma dove non
bastasse
una di queste, si potrebbe aver la
cura
per
disperata
affatto.
SAGR
. Quando si
tira
una
freccia
contr
'al
vento
, quanto è
incredibil
cosa che quel
filetto
d'
aria
,
spinto
dalla
corda
vadia
al
dispetto
della
fortuna
accompagnando
la
freccia
! Ma io ancora vorrei
sapere
un
particolare
da
Aristotile
, per il quale
prego
il
signor
Simplicio
che mi
favorisca
di
risposta
. Quando col medesimo
arco
fussero
tirate
due
freccie
, una per
punta
al modo
consueto
, e l'altra per traverso, cioè
posandola
per lo lungo su la
corda
, e
cosí
distesa
tirandola
, vorrei
sapere
qual di esse
andrebbe
piú
lontana
.
Favoritemi
in
grazia
di
risposta
, benché forse la
dimanda
vi
paia
piú
tosto
ridicola
che altrimenti; e
scusatemi
, perché io, che ho, come voi
vedete
, anzi del
grossetto
che no, non
arrivo
piú
in
alto
con la mia
speculativa
.
SIMP
. Io non ho
veduto
mai
tirar
le
freccie
per traverso: tuttavia
credo
che
intraversata
non
andrebbe
né anco la
ventesima
parte
di quel ch'ella
va
per
punta
.
SAGR
. E perché io ho
creduto
l'istesso, quindi è che mi è
nata
occasione
di
metter
dubbio
tra '
l
detto
d'
Aristotile
e l'
esperienza
. Perché, quanto all'
esperienza
, s'io
metterò
sopra quella
tavola
due
freccie
in
tempo
che
spiri
vento
gagliardo
, una
posata
per il
filo
del
vento
e l'altra
intraversata
il
vento
porterà
via
speditamente
questa e
lascierà
star l'altra: ed il medesimo
par
che
dovesse
accadere
, quando la
dottrina
d'
Aristotile
fusse
vera
, delle due
tirate
con l'
arco
; imperocché la
traversa
vien
cacciata
da una gran
quantità
dell'
aria
mossa
dalla
corda
, cioè da tanta quanta è la sua
lunghezza
, dove che l'altra
freccia
non
riceve
impulso
da
piú
aria
che si sia il
piccolissimo
cerchietto
della sua
grossezza
: ed io non
so
immaginarmi
la
cagione
di tal
diversità
, e
desidererei
di
saperla
.
SIMP
. La
causa
mi
par
assai
manifesta
, ed è perché la
freccia
tirata
per
punta
ha a
penetrar
poca
quantità
d'
aria
, e l'altra ne ha da
fender
tanta quanta è tutta la sua
lunghezza
.
SAGR
. Adunque le
freccie
tirate
hanno a
penetrar
l'
aria
? Oh se l'
aria
va
con loro, anzi è quella che le
conduce
, che
penetrazione
vi può
essere
? non
vedete
voi che a questo modo
bisognerebbe
che la
freccia
si
movesse
con maggior
velocità
che l'
aria
? e questa maggior
velocità
, chi la
conferisce
alla
freccia
? vorrete voi
dir
che l'
aria
le
dia
velocità
maggiore della sua propria?
Intendete
dunque,
signor
Simplicio
, che '
l
negozio
procede
per l'
appunto
a
rovescio
di quel che dice
Aristotile
, e che tanto è
falso
che '
l
mezo
conferisca
il
moto
al
proietto
, quanto è
vero
che egli solo è che gli
arreca
impedimento
: e
inteso
questo,
intenderete
senza
trovar
difficultà
che quando l'
aria
si
muove
veramente
, molto
meglio
porta
seco la
freccia
per traverso che per lo
dritto
, perché molta è l'
aria
che la
spigne
in quella
postura
, e pochissima in questa; ma
tirate
con l'
arco
, perché l'
aria
sta
ferma
, la
freccia
traversa
,
percotendo
in
molt
'
aria
, molto viene
impedita
, e l'altra per
punta
facilissimamente
supera
l'
ostacolo
della
minima
quantità
d'
aria
che se le
oppone
.
SALV
. Quante
proposizioni
ho io
notate
in
Aristotile
(
intendendo
sempre nella
filosofia
naturale
), che sono non pur
false
, ma
false
in
maniera
, che la sua
diametralmente
contraria
è
vera
, come
accade
di questa! Ma
seguitando
il nostro
proposito
,
credo
che il
signor
Simplicio
resti
persuaso
che dal
veder
cader
la
pietra
nel medesimo
luogo
sempre, non si possa
conietturare
circa il
moto
o la
stabilità
della
nave
; e quando il
detto
sin qui non gli
bastasse
, ci è l'
esperienza
di
mezo
, che lo potrà del tutto
assicurare
: nella quale
esperienza
, al
piú
che e' potesse
vedere
, sarebbe il
rimanere
indietro
il
mobile
cadente
, quando e'
fusse
di
materia
assai
leggiera
e che l'
aria
non
seguisse
il
moto
della
nave
; ma quando l'
aria
si
movesse
con
pari
velocità
, niuna
immaginabil
diversità
si
troverebbe
né in questa né in
qualsivoglia
altra
esperienza
, come appresso son per
dirvi
. Or, quando in questo
caso
non
apparisca
diversità
alcuna, che si
deve
pretender
di
veder
nella
pietra
cadente
dalla
sommità
della
torre
, dove il
movimento
in
giro
è alla
pietra
non
avventizio
e
accidentario
, ma
naturale
ed
eterno
, e dove l'
aria
segue
puntualmente
il
moto
della
torre
, e la
torre
quel del
globo
terrestre
? Avete voi,
signor
Simplicio
, da
replicar
altro sopra questo
particulare
?
SIMP
. Non altro, se non che non
veggio
sin qui
provata
la
mobilità
della
Terra
.
SALV
. Né io
tampoco
ho
preteso
di
provarla
, ma solo di
mostrare
come dall'
esperienza
portata
da gli
avversarii
per
argomento
della
fermezza
non si può
cavar
nulla;
sí
come
credo
mostrar
dell'altre.
SAGR
. Di
grazia
,
signor
Salviati
, prima che
passare
ad altro,
concedetemi
che io
metta
in
campo
certa
difficultà
che mi si è
raggirata
per la
fantasia
mentre voi stavi con tanta
flemma
sminuzolando
al
signor
Simplicio
questa
esperienza
della
nave
.
SALV
. Noi
siam
qui per
discorrere
, ed è
bene
che ogn'uno
muova
le
difficultà
che gli
sovvengono
, ché questa è la
strada
per venir in
cognizion
del
vero
. Però
dite
.
SAGR
. Quando sia
vero
che l'
impeto
col quale si
muove
la
nave
resti
impresso
indelebilmente
nella
pietra
, dopo che s'è
separata
dall'
albero
, e sia in oltre
vero
che questo
moto
non
arrechi
impedimento
o
ritardamento
al
moto
retto
all'
ingiú
,
naturale
alla
pietra
, è
forza
che ne
segua
un
effetto
meraviglioso
in
natura
. Stia la
nave
ferma
, e sia il
tempo
della
caduta
d'un
sasso
dalla
cima
dell'
albero
due
battute
di
polso
:
muovasi
poi la
nave
, e
lascisi
andar
dal medesimo
luogo
l'istesso
sasso
, il quale, per le
cose
dette
,
metterà
pur il
tempo
di due
battute
ad
arrivare
a
basso
, nel qual
tempo
la
nave
avrà,
verbigrazia
,
scorso
venti
braccia
, talché il
vero
moto
della
pietra
sarà
stato
una
linea
trasversale
, assai
piú
lunga
della prima
retta
e
perpendicolare
, che è la
sola
lunghezza
dell'
albero
: tuttavia la
palla
l'avrà
passata
nel medesimo
tempo
.
Intendasi
di
nuovo
il
moto
della
nave
accelerato
assai
piú
,
sí
che la
pietra
nel
cadere
dovrà
passare
una
trasversale
ancor
piú
lunga
dell'altra, ed insomma,
crescendosi
la
velocità
della
nave
quanto si
voglia
, il
sasso
cadente
descriverà
le sue
trasversali
sempre
piú
e
piú
lunghe
, e pur tutte le
passerà
nelle medesime due
battute
di
polso
: ed a questa
similitudine
, quando in
cima
di una
torre
fusse
una
colubrina
livellata
, e con essa si
tirassero
tiri
di
punto
bianco
, cioè
paralleli
all'
orizonte
, per poca o molta
carica
che si desse al
pezzo
,
sí
che la
palla
andasse
a
cadere
ora
lontana
mille
braccia
, or quattro mila, or sei mila, or dieci mila etc., tutti questi
tiri
si
spedirebbero
in
tempi
eguali
tra di loro, e ciascheduno
eguale
al
tempo
che la
palla
consumerebbe
a venire dalla
bocca
del
pezzo
sino in
terra
,
lasciata
, senz'altro
impulso
,
cadere
semplicemente
giú
a
perpendicolo
. Or
par
meravigliosa
cosa che nell'istesso breve
tempo
della
caduta
a
piombo
sino in
terra
dall'
altezza
,
verbigrazia
, di cento
braccia
, possa la medesima
palla
,
cacciata
dal
fuoco
,
passare
or
quattrocento
, or mille, or
quattromila
, ed or
diecimila
braccia
,
sí
che la
palla
in tutti i
tiri
di
punto
bianco
si
trattenga
sempre in
aria
per
tempi
eguali
.
SALV
. La
considerazione
per la sua
novità
è
bellissima
, e quando l'
effetto
sia
vero
, è
meraviglioso
: e della sua
verità
io non ne
dubito
; e quando non ci
fusse
l'
impedimento
accidentario
dell'
aria
, io
tengo
per
fermo
che se nell'
uscir
la
palla
del
pezzo
si
lasciasse
cader
un'altra dalla medesima
altezza
giú
a
piombo
,
amendue
arriverebbero
in
terra
nel medesimo
instante
, ancorché quella avesse
camminato
diecimila
braccia
di
distanza
, e questa cento solamente;
intendendo
che il
piano
della
Terra
fusse
eguale
, che per
sicurezza
si potrebbe
tirare
sopra qualche
lago
. L'
impedimento
poi che potesse venir dall'
aria
, sarebbe nel
ritardar
il
moto
velocissimo
del
tiro
. Or, se
cosí
vi
piace
,
venghiamo
alle
soluzioni
degli altri
argomenti
, già che il
signor
Simplicio
resta
(per quanto io mi
creda
) ben
capace
della
nullità
di questo
primo
,
preso
da i
cadenti
da
alto
a
basso
.
SIMP
. Io non mi
sento
rimossi
tutti gli
scrupoli
; e forse il
difetto
è mio, per non esser di
cosí
facile
e
veloce
apprensiva
come il
signor
Sagredo
. E
parmi
che quando questo
moto
participato
dalla
pietra
, mentre
era
su l'
albero
della
nave
, s'avesse, come voi
dite
, a
conservar
indelebilmente
in lei, dopo ancora che si
trova
separata
dalla
nave
,
bisognerebbe
che
similmente
quando alcuno,
sendo
sopra un
cavallo
che
corresse
velocemente
, si
lasciasse
cader
di
mano
una
palla
, quella,
caduta
in
terra
,
continuasse
il suo
moto
e
seguitasse
il
corso
del
cavallo
senza
restargli
a dietro: il quale
effetto
non
credo
io che si
vegga
, se non quando colui ch'è sul
cavallo
la
gettasse
con
forza
verso la
parte
del
corso
; ma senza questo,
credo
ch'ella
resterà
in
terra
dov'ella
percuote
.
SALV
. Io
credo
che voi v'
inganniate
d'assai, e son
sicuro
che l'
esperienza
vi
mostrerà
il
contrario
, e che la
palla
,
arrivata
che sia in
terra
,
correrà
insieme
col
cavallo
, né gli
resterà
indietro
se non quanto l'
asprezza
ed
inegualità
della
strada
l'
impedirà
: e la
ragione
mi
par
pure
assai
chiara
. Imperocché, quando voi, stando
fermo
,
tiraste
per
terra
la medesima
palla
, non
continuerebbe
ella il
moto
anco
fuor
della vostra
mano
? e per tanto
piú
lungo
intervallo
, quanto la
superficie
fusse
piú
eguale
,
sí
che,
verbigrazia
, sopra il
ghiaccio
andrebbe
lontanissima
?
SIMP
. Questo non ha
dubbio
, quando io gli
do
impeto
col
braccio
; ma nell'altro
caso
si
suppone
che colui che è sul
cavallo
la
lasci
solamente
cadere
.
SALV
.
Cosí
voglio io che
segua
. Ma quando voi la
tirate
col
braccio
, che altro
rimane
alla
palla
,
uscita
che ella vi è di
mano
, che il
moto
concepito
dal vostro
braccio
, il quale, in lei
conservato
,
continua
di
condurla
innanzi?
ora
, che
importa
che quell'
impeto
sia
conferito
alla
palla
piú
dal vostro
braccio
che dal
cavallo
? mentre che voi
sete
a
cavallo
, non
corre
la vostra
mano
, ed in
conseguenza
la
palla
,
cosí
veloce
come il
cavallo
stesso? certo
sí
; adunque, nell'
aprir
solamente la
mano
, la
palla
si
parte
col
moto
già
concepito
non dal vostro
braccio
per
moto
vostro
particolare
, ma dal
moto
dependente
dall'istesso
cavallo
, che
vien
comunicato
a voi, al
braccio
, alla
mano
, e finalmente alla
palla
. Anzi voglio
dirvi
di
piú
, che se colui nel
correre
getterà
col
braccio
la
palla
al
contrario
del
corso
, ella,
arrivata
che sia in
terra
, talvolta, ancorché
scagliata
al
contrario
, pur
seguiterà
il
corso
del
cavallo
, e talvolta
resterà
ferma
in
terra
, e solamente si
muoverà
all'
opposito
del
corso
quando il
moto
ricevuto
dal
braccio
superasse
in
velocità
quello della
carriera
. Ed è una
vanità
quella di alcuni che
dicono
, potersi dal
cavaliere
lanciare
una
zagaglia
per
aria
verso la
parte
del
corso
e col
cavallo
seguirla
e
raggiugnerla
e finalmente
ripigliarla
: e
dico
una
vanità
, perché a far che il
proietto
vi
torni
in
mano
, bisogna
tirarlo
all'
insú
, nel modo medesimo che se altri stesse
fermo
; perché, sia
pure
il
corso
quanto si
voglia
veloce
, purché sia
uniforme
ed il
proietto
non sia una cosa
leggierissima
, sempre
ricaderà
in
mano
al
proiciente
, e sia pur
gettato
in
alto
quanto si
voglia
.
SAGR
. Da questa
dottrina
io vengo in
cognizione
di alcuni
problemi
assai
curiosi
, in
materia
di questi
proietti
; il
primo
de' quali
dovrà
parer
molto
strano
al
signor
Simplicio
. E il
problema
è questo: ch'io
dico
che è
possibile
che
lasciata
cader
semplicemente
la
palla
da uno che in
qualsivoglia
modo
corra
velocemente
,
arrivata
che ella sia in
terra
, non solo
segua
il
corso
di colui, ma di assai lo
anticipi
, il qual
problema
è
connesso
con questo, che il
mobile
lanciato
dal
proiciente
sopra il
piano
dell'
orizonte
, può
acquistar
nuova
velocità
, maggiore assai della
conferitagli
da esso
proiciente
. Il quale
effetto
ho io
piú
volte
con
ammirazione
osservato
nello stare a
veder
costoro che
giuocano
a
tirar
con le
ruzzole
, le quali si
veggono
,
uscite
che son della
mano
,
andar
per
aria
con certa
velocità
, la qual poi se gli
accresce
assai nell'
arrivare
in
terra
; e se
ruzzolando
urtano
in qualche
intoppo
che le
faccia
sbalzare
in
alto
, si
veggono
per
aria
andar
assai
lentamente
, e
ricadute
in
terra
pur
tornano
a
muoversi
con
velocità
maggiore: ma quel che è ancora
piú
stravagante
, ho io ancora
osservato
che non solamente
vanno
sempre
piú
veloci
per
terra
che per
aria
, ma di due
spazi
fatti
amendue
per
terra
, tal
volta
un
moto
nel
secondo
spazio
è
piú
veloce
che nel
primo
. Or che
direbbe
qui il
signor
Simplicio
?
SIMP
.
Direi
, la prima cosa, di non aver fatta
cotale
osservazione
;
secondariamente
,
direi
di non la
credere
;
direi
poi, nel
terzo
luogo
, che, quando voi me ne
accertaste
e che
demostrativamente
me l'
insegnaste
, voi
fuste
un gran
demonio
.
SAGR
. Di quelli però di
Socrate
, non di quei dell'
Inferno
. Ma voi pur
tornate
su questo
insegnare
; io vi
dico
che quando uno non
sa
la
verità
da per sé, è
impossibile
che altri gliene
faccia
sapere
; posso
bene
insegnarvi
delle
cose
che non son né
vere
né
false
, ma le
vere
, cioè le
necessarie
, cioè quelle che è
impossibile
ad esser altrimenti, ogni
mediocre
discorso
o le
sa
da sé o è
impossibile
che ei le
sappia
mai: e
cosí
so
che
crede
anco il
signor
Salviati
. E però vi
dico
che de i
presenti
problemi
le
ragioni
son
sapute
da voi, ma forse non
avvertite
.
SIMP
.
Lasciamo
per
ora
questa
disputa
, e
concedetemi
ch'io
dica
che non
intendo
né
so
queste
cose
che si
trattano
, e
vedete
pur di farmi
restar
capace
de'
problemi
.
SAGR
. Questo
primo
depende
da un altro; il quale è, onde
avvenga
che,
tirando
la
ruzzola
con lo
spago
, assai
piú
lontano
ed in
conseguenza
con maggior
forza
va
, che
tirata
con la
semplice
mano
.
SIMP
.
Aristotile
ancora fa non
so
che
problemi
intorno a questi
proietti
.
SALV
. Si, e molto
ingegnosi
, ed in
particolare
quello onde
avvenga
che le
ruzzole
tonde
vanno
meglio
che le
quadre
.
SAGR
. E di questo,
signor
Simplicio
, non vi
darebbe
l'
animo
di
sapere
la
ragione
, senza altrui
insegnamento
?
SIMP
. Sì
bene
, sì
bene
; ma
lasciamo
le
beffe
.
SAGR
. Tanto
sapete
ancora la
ragion
di quest'altro.
Ditemi
dunque:
sapete
che una cosa che si
muova
, quando
vien
impedita
si
ferma
?
SIMP
.
Sollo
; quando però l'
impedimento
è tanto che
basti
.
SAGR
.
Sapete
voi che maggiore
impedimento
arreca
al
mobile
l'avere a
muoversi
per
terra
che per
aria
, essendo la
terra
scabrosa
e
dura
, e l'
aria
molle
e
cedente
?
SIMP
. E perché
so
questo,
so
che la
ruzzola
andrà
piú
veloce
per
aria
che per
terra
; talché il mio
sapere
è tutto all'
opposito
di quel che voi
stimavi
.
SAGR
.
Adagio
,
signor
Simplicio
.
Sapete
voi che nelle
parti
di un
mobile
che
giri
intorno al suo
centro
, si
ritrovano
movimenti
verso tutte le
bande
?
sí
che altre
ascendono
altre
descendono
, altre
vanno
innanzi, altre all'
indietro
?
SIMP
. Lo
so
, ed
Aristotile
me l'ha
insegnato
.
SAGR
. E con qual
dimostrazione
?
ditemela
di
grazia
.
SIMP
. Con quella del
senso
.
SAGR
. Adunque
Aristotile
vi ha
fatto
vedere
quel che senza lui non
avereste
veduto
?
avrebbev
'egli
prestato
mai i suoi
occhi
? Voi volevi
dire
che
Aristotile
ve l'aveva
detto
avvertito
,
ricordato
, e non
insegnato
. Quando dunque una
ruzzola
, senza
mutar
luogo
,
gira
in se stessa, non
parallela
, ma
eretta
all'
orizonte
, alcune sue
parti
ascendono
, le
opposte
descendono
, le
superiori
vanno
per un verso, l'
inferiori
per il
contrario
.
Figuratevi
ora
una
ruzzola
che, senza
mutar
luogo
,
velocemente
giri
in se stessa e stia
sospesa
in
aria
, e che, in tal
guisa
girando
, sia
lasciata
cadere
in
terra
a
perpendicolo
:
credete
voi che
arrivata
che ella sarà in
terra
,
seguiterà
di
girare
in se stessa senza
mutar
luogo
, come prima?
SIMP
.
Signor
no.
SAGR
. Ma che farà?
SIMP
.
Correrà
per
terra
velocemente
.
SAGR
. E verso qual
parte
?
SIMP
. Verso quella dove la
porterà
la sua
vertigine
.
SAGR
. Nella sua
vertigine
ci son delle
parti
, cioè le
superiori
, che si
muovono
al
contrario
delle
inferiori
; però bisogna
dire
a quali ella
ubidirà
: ché quanto alle
parti
ascendenti
e
descendenti
, l'une non
cederanno
all'altre, né '
l
tutto
andrà
in
giú
,
impedito
dalla
terra
, né in su, per esser
grave
.
SIMP
.
Andrà
la
ruzzola
girando
per
terra
verso quella
parte
dove
tendono
le
parti
sue
superiori
.
SAGR
. E perché non dove
tendono
le
contrarie
, cioè quelle che
toccan
terra
?
SIMP
. Perché quelle di
terra
vengono
impedite
dall'
asprezza
del
toccamento
, cioè dall'
istessa
scabrosità
della
terra
; ma le
superiori
, che sono nell'
aria
tenue
e
cedente
, sono
impedite
pochissimo o niente, e però la
ruzzola
andrà
per il loro verso.
SAGR
. Talché quell'
attaccarsi
, per
cosí
dire
, le
parti
di sotto alla
terra
, fa ch'
elle
restano
, e solo si
spingono
avanti le
superiori
.
SALV
. E però quando la
ruzzola
cadesse
sul
ghiaccio
o altra
superficie
pulitissima
, non
cosí
bene
scorrerebbe
innanzi, ma potrebbe per
avventura
continuar
di
girare
in se stessa, senza
acquistar
altro
moto
progressivo
.
SAGR
. È
facil
cosa che
cosí
seguisse
; ma almeno non
cosí
speditamente
andrebbe
ruzzolando
, come
cadendo
su la
superficie
alquanto
aspra
. Ma
dicami
il
signor
Simplicio
: quando la
ruzzola
,
girando
velocemente
in se stessa,
vien
lasciata
cadere
, perché non
va
ella anche per
aria
innanzi, come fa poi quando è in
terra
?
SIMP
. Perché, avendo
aria
di sopra e di sotto, né queste
parti
né quelle hanno dove
attaccarsi
, e non avendo
occasione
di
andar
piú
innanzi che
indietro
,
cade
a
piombo
.
SAGR
. Talché la
sola
vertigine
in se stessa, senz'altro
impeto
, può
spigner
la
ruzzola
,
arrivata
che sia in
terra
, assai
velocemente
. Or
venghiamo
al
resto
. Quello
spago
che il
ruzzolante
si
lega
al
braccio
, e col quale,
avvolto
intorno alla
ruzzola
, e' la
tira
, che
effetto
fa in essa?
SIMP
. La
costringe
a
girare
in se stessa, per
isvilupparsi
dalla
corda
.
SAGR
. Talché quando la
ruzzola
arriva
in
terra
, ella vi
giugne
girando
in se stessa, mercé dello
spagno
. Non ha ella dunque
cagione
in se stessa di
muoversi
più
velocemente
per
terra
, che ella non faceva mentre
era
per
aria
?
SIMP
. Certo
sí
: perché per
aria
non aveva altro
impulso
che quel del
braccio
del
proiciente
, e se ben aveva ancora la
vertigine
, questa (come si è
detto
) per
aria
non
spigne
punto
; ma
arrivando
in
terra
, al
moto
del
braccio
s'
aggiugne
la
progressione
della
vertigine
, onde la
velocità
si
raddoppia
. E già
intendo
benissimo
che
rimbalzando
la
ruzzola
in
alto
, la sua
velocità
scemerà
, perché l'
aiuto
della
circolazione
gli
manca
; e nel
ricadere
in
terra
lo viene a
racquistare
, e però
torna
a
muoversi
piú
velocemente
che per
aria
.
Restami
solo da
intender
che in questo
secondo
moto
per
terra
ella
vadia
piú
velocemente
che nel
primo
,
perchè
cosí
ella si
moverebbe
in
infinito
,
accelerandosi
sempre.
SAGR
. Io non ho
detto
assolutamente
che questo
secondo
moto
sia
piú
veloce
del
primo
, ma che può talvolta
accader
ch' e' sia
piú
veloce
.
SIMP
. Questo è quello ch'io non
capisco
e ch'io vorrei
intendere
.
SAGR
. E questo ancora
sapete
per voi stesso. Però
ditemi
: quando voi vi
lasciaste
cader
la
ruzzola
di
mano
senza che ella
girasse
in se stessa, che
farebbe
percotendo
in
terra
?
SIMP
. Niente, ma
resterebbe
quivi
.
SAGR
. Non
potrebb'
egli
accadere
che nel
percuotere
in
terra
ella
acquistasse
moto
?
pensateci
meglio
.
SIMP
. Se noi non la
lasciassimo
cadere
su qualche
pietra
che avesse
pendio
, come fanno i
fanciulli
con le
chiose
, e che
battendo
a
sbiescio
su la
pietra
pendente
acquistasse
movimento
in se stessa in
giro
, col quale poi ella
seguitasse
di
muoversi
progressivamente
in
terra
, non
saprei
in qual altra
maniera
ella potesse far altro che
fermarsi
dove ella
battesse
.
SAGR
. Ecco
pure
che in qualche modo ella può
acquistar
nuova
vertigine
. Quando dunque la
ruzzola
sbalzata
in
alto
ricade
in
giú
, perché non può ella
abbattersi
a
dare
su lo
sbiescio
di qualche
sasso
fitto
in
terra
e che abbia il
pendio
verso dove è il
moto
, ed
acquistando
, per tal
percossa
,
nuova
vertigine
, oltre a quella prima dello
spago
,
raddoppiar
il suo
moto
, e farlo
piú
veloce
che non fu nel suo
primo
battere
in
terra
?
SIMP
.
Ora
intendo
che ciò può
facilmente
seguire
. E
vo
considerando
che quando la
ruzzola
sí
facesse
girare
al
contrario
, nell'
arrivare
in
terra
farebbe
contrario
effetto
, cioè il
moto
della
vertigine
ritarderebbe
quel del
proiciente
.
SAGR
. E lo
ritarderebbe
, e l'
impedirebbe
tal
volta
del tutto, quando la
vertigine
fusse
assai
veloce
. E di qui
nasce
la
soluzione
di quell'
effetto
che i
giuocatori
di
palla
a
corda
piú
esperti
fanno con lor
vantaggio
, cioè d'
ingannar
l'
avversario
col
trinciar
(che tale è il loro
termine
) la
palla
, cioè
rimetterla
con la
racchetta
obliqua
, in modo che ella
acquisti
una
vertigine
in se stessa
contraria
al
moto
proietto
, dal che ne
séguita
che, nell'
arrivare
in
terra
, il
balzo
che, quando la
palla
non
girasse
,
andrebbe
verso l'
avversario
,
porgendoli
il
consueto
tempo
di
poterla
rimettere
,
resta
come
morto
, e la
palla
si
schiaccia
in
terra
, o meno assai del
solito
ribalza
, e
rompe
il
tempo
della
rimessa
. Per questo anco si
veggono
quelli che
giuocano
con
palle
di
legno
a chi
piú
s'
accosta
a un
segno
determinato
, quando
giuocano
in una
strada
sassosa
e
piena
d'
intoppi
, da far
deviar
in mille
modi
la
palla
né
punto
andar
verso il
segno
, per
isfuggirli
tutti,
gettar
la
palla
non
ruzzolando
per
terra
, ma di
posta
per
aria
, come se avessero a
gettare
una
piastra
piana
; ma perché nel
gettar
la
palla
ella
esce
di
mano
con qualche
vertigine
conferitale
dalle
dita
,
tuttavoltaché
la
mano
si
tenesse
sotto la
palla
, come
comunemente
si
tiene
, onde la
palla
, nel
percuotere
in
terra
presso al
segno
, tra '
l
moto
del
proiciente
e quel della
vertigine
scorrerebbe
assai
lontana
, per far ch'ella si
fermi
,
abbrancano
artifiziosamente
la
palla
,
tenendo
la
mano
di sopra e la
palla
di sotto, alla quale nello
scappar
vien
conferita
dalle
dita
la
vertigine
al
contrario
, per la quale, nel
battere
in
terra
vicino al
segno
,
quivi
si
ferma
o poco
piú
avanti
scorre
. Ma per
tornar
al
principal
problema
, che è
stato
causa
di far
nascer
questi altri,
dico
che è
possibile
che uno
mosso
velocissimamente
si
lasci
uscir
una
palla
di
mano
la quale,
giunta
che sia in
terra
, non solo
séguiti
il
moto
di colui, ma lo
anticipi
ancora,
movendosi
con
velocità
maggiore. E per
vedere
un tal
effetto
, voglio che il
corso
sia d'una
carretta
, alla quale per
banda
di fuori sia
fermata
una
tavola
pendente
,
sí
che la
parte
inferiore
resti
verso i
cavalli
e la
superiore
verso le
ruote
di dietro.
Ora
, se nel maggior
corso
della
carretta
alcuno, che vi sia dentro,
lascerà
cadere
una
palla
giú
per il
pendio
di quella
tavola
, ella nel venir
giú
ruzzolando
acquisterà
vertigine
in se stessa, la quale,
aggiunta
al
moto
impresso
dalla
carretta
,
porterà
la
palla
per
terra
assai
piú
velocemente
della
carretta
: e quando si
accomodasse
un'altra
tavola
pendente
all'
opposito
, si potrebbe
temperare
il
moto
della
carretta
in modo, che la
palla
scorsa
giú
per la
tavola
, nell'
arrivare
in
terra
,
restasse
immobile
, ed anco talvolta
corresse
al
contrario
della
carretta
. Ma troppo
lungamente
ci
siam
partiti
dalla
materia
; e se il
signor
Simplicio
resta
appagato
della
soluzione
del
primo
argomento
contro alla
mobilità
della
Terra
,
preso
da i
cadenti
a
perpendicolo
, si potrà venire a gli altri.
SALV
. Le
digressioni
fatte sin qui non son
talmente
aliene
dalla
materia
che si
tratta
, che si possan
chiamar
totalmente
separate
da quella; oltreché
dependono
i
ragionamenti
da quelle
cose
che si
vanno
destando
per la
fantasia
non a un solo, ma a tre, che anco, di
piú
,
discorriamo
per nostro
gusto
, né siamo
obligati
a quella
strettezza
che sarebbe uno che ex
professo
trattasse
metodicamente
una
materia
, con
intenzione
anco di
publicarla
. Non voglio che il nostro
poema
si
astringa
tanto a quella
unità
, che non ci
lasci
campo
aperto
per gli
episodii
, per l'
introduzion
de' quali
dovrà
bastarci
ogni
piccolo
attaccamento
e quasi che noi ci
fussimo
radunati
a
contar
favole
, quella sia
lecito
dire
a me, che mi farà
sovvenire
il
sentir
la vostra.
SAGR
. Questo a me
piace
grandemente
: e già che noi siamo in questa
larghezza
,
siami
lecito
, prima che
passare
piú
innanzi,
ricercar
da voi,
signor
Salviati
, se mai vi è venuto
pensato
qual si possa
credere
che sia la
linea
descritta
dal
mobile
grave
,
naturalmente
cadente
dalla
cima
della
torre
a
basso
; e se vi avete
fatto
sopra
reflessione
,
ditemi
in
grazia
il vostro
pensiero
.
SALV
. Io ci ho talvolta
pensato
: e non
dubito
punto
che quando altri
fusse
sicuro
della
natura
del
moto
col quale il
grave
descende
per
condursi
al
centro
del
globo
terrestre
,
mescolandolo
poi col
movimento
comune
circolare
della
conversion
diurna
, si
troverrebbe
precisamente
qual
sorte
di
linea
sia quella che dal
centro
della
gravità
del
mobile
vien
descritta
nella
composizion
di tali due
movimenti
.
SAGR
. Del
semplice
movimento
verso il
centro
,
dependente
dalla
gravità
,
credo
che si possa
assolutamente
senza
errore
credere
che sia per
linea
retta
, quale
appunto
sarebbe quando la
Terra
fusse
immobile
.
SALV
. Quanto a questa
parte
, non solamente possiamo
crederla
, ma l'
esperienza
ce ne
rende
certi.
SAGR
. Ma come ce ne
assicura
l'
esperienza
, se noi non
veggiamo
mai altro
moto
che il
composto
delli due,
circolare
ed in
giú
?
SALV
. Anzi pur,
signor
Sagredo
, non
veggiamo
noi altro che il
semplice
in
giú
,
avvenga
che l'altro
circolare
,
comune
alla
Terra
alla
torre
ed a noi,
resta
impercettibile
e come nullo, e solo ci
resta
notabile
quello della
pietra
, non
participato
da noi; e di questo il
senso
dimostra
che sia per
linea
retta
, venendo sempre
parallelo
alla stessa
torre
, che sopra la
superficie
terrestre
è
fabbricata
rettamente
ed a
perpendicolo
.
SAGR
. Avete
ragione
, e ben troppo
dappoco
mi son
dimostrato
, mentre non m'è
sovvenuto
una cosa
sí
facile
. Ma già che questo è
notissimo
, che altro
dite
voi di
desiderare
per
intender
la
natura
di questo
movimento
a
basso
?
SALV
. Non
basta
intender
che sia
retto
, ma bisogna
sapere
se sia
uniforme
o
pure
difforme
, cioè se
mantenga
sempre un'
istessa
velocità
o pur si
vadia
ritardando
o
accelerando
.
SAGR
. Già è
chiaro
che si
va
accelerando
continuamente
.
SALV
. Né questo
basta
, ma
converrebbe
sapere
secondo
qual
proporzione
si
faccia
tal
accelerazione
:
problema
, che sin qui non
credo
che sia
stato
saputo
da
filosofo
né da
matematico
alcuno, ancorché da
filosofi
, ed in
particolare
Peripatetici
, sieno
stati
volumi
intieri
, e
grandissimi
,
scritti
intorno al
moto
.
SIMP
. I
filosofi
si
occupano
sopra gli
universali
principalmente
;
trovano
le
definizioni
ed i
piú
comuni
sintomi
,
lasciando
poi certe
sottigliezze
e certi
tritumi
, che son poi
piú
tosto
curiosità
, a i
matematici
: ed
Aristotile
si è
contentato
di
definire
eccellentemente
che cosa sia il
moto
in
universale
, e del
locale
mostrare
i
principali
attributi
, cioè che altro è
naturale
, altro
violento
, che altro è
semplice
, altro è
composto
, che altro è
equabile
, altro
accelerato
; e dell'
accelerato
si è
contentato
di
render
la
ragione
dell'
accelerazione
,
lasciando
poi l'
investigazione
della
proporzione
di tale
accelerazione
e di altri
piú
particolari
accidenti
al
mecanico
o ad altro
inferiore
artista
.
SAGR
. Tutto
bene
,
signor
Simplicio
mio. Ma voi,
signor
Salviati
,
calandovi
talvolta dal
trono
della
maestà
peripatetica
, avete mai
scherzato
intorno all'
investigazione
di questa
proporzione
dell'
accelerazione
del
moto
de'
gravi
descendenti
?
SALV
. Non mi è
stato
bisogno
di
pensarvi
, attesoché l'
Accademico
, nostro
comun
amico
, mi
mostrò
già un suo
trattato
del
moto
, dove
era
dimostrato
questo, con molti altri
accidenti
; ma troppo gran
digressione
sarebbe se per questo volessimo
interromper
il
presente
discorso
, che
pure
esso ancora è una
digressione
, e far, come si dice, una
commedia
in
commedia
.
SAGR
. Mi
contento
d'
assolvervi
da tal
narrazione
per al
presente
, con
patto
però che questa sia una delle
proposizioni
riservata
da
esaminarsi
tra le altre in altra
particolar
sessione
, perché tal
notizia
è da me
desideratissima
: ed intanto
torniamo
alla
linea
descritta
dal
grave
cadente
dalla
sommità
della
torre
sino alla sua
base
.
SALV
. Quando il
movimento
retto
verso il
centro
della
Terra
fusse
uniforme
, essendo anco
uniforme
il
circolare
verso
oriente
,. si
verrebbe
a
comporre
di
amendue
un
moto
per una
linea
spirale
, di quelle
definite
da
Archimede
nel
libro
delle sue
spirali
, che sono quando un
punto
si
muove
uniformemente
sopra una
linea
retta
, mentre essa pur
uniformemente
si
gira
intorno a un de i suoi
estremi
punti
,
fisso
come
centro
del suo
rivolgimento
. Ma perché il
moto
retto
del
grave
cadente
è
continuamente
accelerato
, è
forza
che la
linea
del
composto
de i due
movimenti
si
vadia
sempre con maggior
proporzione
allontanando
successivamente
dalla
circonferenza
di quel
cerchio
che avrebbe
disegnato
il
centro
della
gravità
della
pietra
quando ella
fusse
restata
sempre sopra la
torre
; e bisogna che questo
allontanamento
sul
principio
sia
piccolo
, anzi
minimo
, anzi pur
minimissimo
,
avvengaché
il
grave
descendente
,
partendosi
dalla
quiete
, cioè dalla
privazion
del
moto
a
basso
, ed
entrando
nel
moto
retto
in
giú
, è
forza
che
passi
per tutti i
gradi
di
tardità
che sono tra la
quiete
e
qualsivoglia
velocità
, li quali
gradi
sono
infiniti
,
sí
come già a lungo si è
discorso
e
concluso
.
Stante
dunque che tale sia il
progresso
dell'
accelerazione
, ed essendo oltre di ciò
vero
che il
grave
descendente
va
per
terminare
nel
centro
della
Terra
, bisogna che la
linea
del suo
moto
composto
sia tale, che ben si
vadia
sempre con maggior
proporzione
allontanando
dalla
cima
della
torre
, o, per
dir
meglio
, dalla
circonferenza
del
cerchio
descritto
dalla
cima
della
torre
per la
conversion
della
Terra
, ma che tali
discostamenti
sieno
minori
e
minori
in
infinito
, quanto meno e meno il
mobile
si
trova
essersi
scostato
dal
primo
termine
dove
posava
. Oltre di ciò è
necessario
che questa tal
linea
del
moto
composto
vadia
a
terminar
nel
centro
della
Terra
. Or,
fatti
questi due
presupposti
, venni già
descrivendo
intorno al
centro
A col
semidiametro
A
B
il
cerchio
B
I,
rappresentantemi
il
globo
terrestre
; e
prolungando
il
semidiametro
AB in
C
,
descrissi
l'
altezza
della
torre
BC
, la quale,
portata
dalla
Terra
sopra la
circonferenza
B
I,
descrive
con la sua
sommità
l'
arco
C
D,
divisa
poi la
linea
C
A in
mezo
in E, col
centro
E,
intervallo
E
C
,
descrivo
il
mezo
cerchio
C
I A, per il quale
dico
ora
che assai
probabilmente
si può
credere
che una
pietra
,
cadendo
dalla
sommità
della
torre
C
, venga
movendosi
del
moto
composto
del
comune
circolare
e del suo proprio
retto
.
§
vedi
figura
8
Imperocché,
segnando
nella
circonferenza
C
D alcune
parti
eguali
C
F
,
F
G
,
G
H
,
H
L
, e da i
punti
F
,
G
,
H
,
L
tirate
verso il
centro
A
linee
rette
, le
parti
di esse
intercette
fra le due
circonferenze
C
D,
B
I ci
rappresenteranno
sempre la medesima
torre
C
B
,
trasportata
dal
globo
terrestre
verso D I, nelle quali
linee
i
punti
dove esse vengono
segate
dall'
arco
del
mezo
cerchio
C
I sono i
luoghi
dove di
tempo
in
tempo
la
pietra
cadente
si
ritrova
; li quali
punti
si
vanno
sempre con maggior
proporzione
allontanando
dalla
cima
della
torre
, che è quello che fa che il
moto
retto
fatto
lungo la
torre
ci si
mostra
sempre
piú
e
piú
accelerato
.
Vedesi
ancora come, mercé della
infinita
acutezza
dell'
angolo
del
contatto
delli due
cerchi
D
C
,
C
I, il
discostamento
del
cadente
dalla
circonferenza
CFD
, cioè dalla
cima
della
torre
, è verso il
principio
piccolissimo
, che è quanto a
dire
il
moto
in
giú
esser
lentissimo
, e
piú
e
piú
tardo
in
infinito
secondo
la
vicinità
al
termine
C
, cioè allo
stato
della
quiete
, e finalmente s'
intende
come in
ultimo
tal
moto
andrebbe
a
terminar
nel
centro
della
Terra
A.
SAGR
.
Intendo
perfettamente
il tutto, né posso
credere
che '
l
mobile
cadente
descriva
col
centro
della sua
gravità
altra
linea
che una
simile
.
SALV
. Ma
piano
,
signor
Sagredo
; ché io ho da
portarvi
ancora tre mie
meditazioncelle
, che forse non vi
dispiaceranno
. La prima delle quali è, che se noi ben
consideriamo
, il
mobile
non si
muove
realmente
d'altro che di un
moto
semplice
circolare
,
sí
come quando
posava
sopra la
torre
pur si
muoveva
di un
moto
semplice
e
circolare
. La
seconda
è ancora
piú
bella
: imperocché egli non si
muove
punto
piú
o meno che se
fusse
restato
continuamente
su la
torre
, essendo che a gli
archi
C
F
,
F
G
,
G
H
, etc., che egli avrebbe
passati
stando sempre su la
torre
, sono
precisamente
eguali
gli
archi
della
circonferenza
C
I
rispondenti
sotto gli stessi
C
F
,
F
G
,
G
H
, etc. Dal che ne
séguita
la
terza
meraviglia
: che il
moto
vero
e
reale
della
pietra
non
vien
altrimenti
accelerato
, ma è sempre
equabile
ed
uniforme
, poiché tutti gli
archi
eguali
notati
nella
circonferenza
C
D ed i loro
corrispondenti
segnati
nella
circonferenza
C
I vengono
passati
in
tempi
eguali
. Talché noi
venghiamo
liberi
di
ricercar
nuove
cause
di
accelerazione
o di altri
moti
, poiché il
mobile
tanto stando su la
torre
quanto
scendendone
, sempre si
muove
nel modo medesimo, cioè
circolarmente
, con la medesima
velocità
e la medesima
uniformità
. Or
ditemi
quel che vi
pare
di questa mia
bizzarria
.
SAGR
.
Dicovi
che non potrei a
bastanza
con
parole
esprimer
quanto ella mi
par
maravigliosa
: e per quanto al
presente
mi si
rappresenta
all'
intelletto
, io non
credo
che il
negozio
passi
altrimenti; e volesse
Dio
che tutte le
dimostrazioni
de'
filosofi
avesser
la
metà
della
probabilità
di questa. Vorrei
bene
, per mia
intera
sodisfazione
,
sentir
la
prova
come quelli
archi
sieno
eguali
.
SALV
. La
dimostrazion
è
facilissima
.
Intendete
esser
tirata
questa
linea
I E; ed essendo il
semidiametro
del
cerchio
C
D, cioè la
linea
C
A,
doppio
del
semidiametro
C
E del
cerchio
C
I, sarà la
circonferenza
doppia
della
circonferenza
, ed ogn'
arco
del maggior
cerchio
doppio
di ogni
arco
simile
del
minore
, ed in
conseguenza
la
metà
dell'
arco
del
cerchio
maggiore
eguale
all'
arco
del
minore
: e perché l'
angolo
C
E I,
fatto
nel
centro
E del
minor
cerchio
e che
insiste
su l'
arco
C
I, è
doppio
dell'
angolo
C
A D,
fatto
nel
centro
A del
cerchio
maggiore, al quale
suttende
l'
arco
C
D, adunque l'
arco
C
D è la
metà
dell'
arco
del maggior
cerchio
simile
all'
arco
C
I, e però sono li due
archi
C
D,
C
I
eguali
: e nell'istesso modo si
dimostrerrà
di tutte le
parti
. Ma che il
negozio
, quanto al
moto
de i
gravi
descendenti
,
proceda
cosí
puntualmente
, io per
ora
non lo voglio
affermare
; ma
dirò
bene
che se la
linea
descritta
dal
cadente
non è questa per l'
appunto
, ella gli è
sommamente
prossima
.
SAGR
. Ma io,
signor
Salviati
,
vo
pur
ora
considerando
un'altra cosa
mirabile
: e questa è, che
stanti
queste
considerazioni
, il
moto
retto
vadia
del tutto a
monte
e che la
natura
mai non se ne
serva
, poiché anco quell'
uso
che da
principio
gli si
concedette
, che fu di
ridurre
al suo
luogo
le
parti
de i
corpi
integrali
quando
fussero
dal suo tutto
separate
e però in
prava
disposizione
costituite
, gli
vien
levato
, ed
assegnato
pur al
moto
circolare
.
SALV
. Questo
seguirebbe
necessariamente
quando si
fusse
concluso
, il
globo
terrestre
muoversi
circolarmente
, cosa che io non
pretendo
che sia fatta, ma solamente si è
andato
sin qui, e si
andrà
,
considerando
la
forza
delle
ragioni
che vengono
assegnate
da i
filosofi
per
prova
dell'
immobilità
della
Terra
: delle quali questa prima,
presa
da i
cadenti
a
perpendicolo
,
patisce
le
difficultà
che avete
sentite
; le quali non
so
di quanto
momento
sieno
parse
al
signor
Simplicio
, e però, prima che
passare
al
cimento
de gli altri
argomenti
, sarebbe
bene
ch'ei
producesse
se cosa ha da
replicare
in
contrario
.
SIMP
. Quanto a questo
primo
,
confesso
veramente
aver
sentito
varie
sottigliezze
alle quali non avevo
pensato
, e come che
elle
mi
giungono
nuove
, non posso aver le
risposte
cosí
in
pronto
. Ma questo,
preso
da i
cadenti
a
perpendicolo
, non l'ho per de i
piú
gagliardi
argomenti
per l'
immobilità
della
Terra
, e non
so
quello che
accaderà
de i
tiri
dell'
artiglierie
, e
massime
di quelli contro al
moto
diurno
.
SAGR
. Tanto mi desse
fastidio
il
volar
de gli
uccelli
quanto mi fanno
difficultà
le
artiglierie
e tutte le altre
esperienze
arrecate
di sopra! Ma questi
uccelli
, che ad
arbitrio
loro
volano
innanzi e 'n dietro e
rigirano
in mille
modi
, e, quel che
importa
piú
, stanno le
ore
intere
sospesi
per
aria
questi,
dico
, mi
scompigliano
la
fantasia
, né
so
intendere
come tra tante
girandole
e' non
ismarriscano
il
moto
della
Terra
, o come e'
possin
tener
dietro a una tanta
velocità
, che finalmente
supera
a parecchi e parecchi
doppi
il lor
volo
.
SALV
.
Veramente
il
dubitar
vostro non è senza
ragione
, e forse il
Copernico
stesso non ne
dovette
trovar
scioglimento
di sua
intera
sodisfazione
, e perciò per
avventura
lo
tacque
; se ben anco nell'
esaminar
l'altre
ragioni
in
contrario
fu assai
conciso
,
credo
per
altezza
d'
ingegno
, e
fondato
su maggiori e
piú
alte
contemplazioni
, nel modo che i
leoni
poco si
muovono
per l'
importuno
abbaiar
de i
picciol
cani
.
Serberemo
dunque l'
instanza
de gli
uccelli
in
ultimo
, e 'n tanto
cercheremo
di
dar
sodisfazione
al
signor
Simplicio
nell'altre, col
mostrargli
, al modo
solito
, che egli stesso ha le
soluzioni
in
mano
, se
bene
non se n'
accorge
. E facendo
principio
da i
tiri
di
volata
,
fatti
, col medesimo
pezzo
polvere
e
palla
, l'uno verso
oriente
e l'altro verso
occidente
,
dicami
qual cosa sia quella che lo
muove
a
credere
che '
l
tiro
verso
occidente
(quando la
revoluzion
diurna
fusse
del
globo
terrestre
)
dovrebbe
riuscir
piú
lungo assai che l'altro verso
levante
.
SIMP
.
Muovomi
a
cosí
credere
, perché nel
tiro
verso
levante
la
palla
, mentre che è fuori dell'
artiglieria
, viene
seguita
dall'
istessa
artiglieria
, la quale,
portata
dalla
Terra
pur
velocemente
corre
verso la medesima
parte
, onde la
caduta
della
palla
in
terra
vien
poco
lontana
dal
pezzo
. All'
incontro
nel
tiro
occidentale
, avanti che la
palla
percuota
in
terra
, il
pezzo
si è
ritirato
assai verso
levante
, onde lo
spazio
tra la
palla
e'
l
pezzo
, cioè il
tiro
,
apparirà
piú
lungo dell'altro quanto sarà
stato
il
corso
dell'
artiglieria
, cioè della
Terra
, ne'
tempi
che
amendue
le
palle
sono state per
aria
.
SALV
. Io vorrei che noi
trovassimo
qualche modo di far una
esperienza
corrispondente
al
moto
di questi
proietti
, come quella della
nave
al
moto
de i
cadenti
da
alto
a
basso
, e
vo
pensando
la
maniera
.
SAGR
.
Credo
che
prova
assai
accomodata
sarebbe il
pigliare
una
carrozzetta
scoperta
, ed
accomodare
in essa un
balestrone
da
bolzoni
a
meza
elevazione
,
acciò
il
tiro
riuscisse
il
massimo
di tutti, e mentre i
cavalli
corressero
,
tirare
una
volta
verso la
parte
dove si
corre
, e poi un'altra verso la
contraria
, facendo
benissimo
notare
dove si
trova
la
carrozza
in quel
momento
di
tempo
che '
l
bolzone
si
ficca
in
terra
,
sí
nell'uno come nell'altro
tiro
; ché
cosí
potrà
vedersi
per
appunto
quanto l'uno
riesce
maggior dell'altro.
SIMP
.
Parmi
che tale
esperienza
sia molto
accomodata
; e non ho
dubbio
che '
l
tiro
, cioè che lo
spazio
tra la
freccia
e dove si
trova
la
carrozza
nel
momento
che la
freccia
si
ficca
in
terra
, sarà
minore
assai quando si
tira
verso il
corso
della
carrozza
, che quando si
tira
per l'
opposito
. Sia, per
esempio
, il
tiro
in se stesso
trecento
braccia
, e '
l
corso
della
carrozza
, nel
tempo
che il
bolzone
sta per
aria
, sia
braccia
cento: adunque,
tirandosi
verso il
corso
, delle
trecento
braccia
del
tiro
la
carrozzetta
ne
passa
cento, onde nella
percossa
del
bolzone
in
terra
lo
spazio
tra esso e la
carrozza
sarà
braccia
dugento
solamente; ma all'
incontro
nell'altro
tiro
,
correndo
la
carrozza
al
contrario
del
bolzone
, quando il
bolzone
arà
passate
le sue
trecento
braccia
e la
carrozza
le sua cento altre in
contrario
, la
distanza
traposta
si
troverà
esser di
braccia
quattrocento
.
SALV
.
Sarebbec
'egli modo alcuno per far che questi
tiri
riuscissero
eguali
?
SIMP
. Io non
saprei
altro modo che col far star
ferma
la
carrozza
.
SALV
. Questo si
sa
: ma io
domando
, facendo
correr
la
carrozza
a tutto
corso
.
SIMP
. Chi non
ingagliardisse
l'
arco
nel
tirar
secondo
il
corso
, e poi l'
indebolisse
per
tirar
contro al
corso
.
SALV
. Ecco dunque che pur ci è qualch'altro
rimedio
. Ma quanto
bisognerebbe
ingagliardirlo
di
piú
, e quanto poi
indebolirlo
?
SIMP
. Nell'
esempio
nostro, dove
aviamo
supposto
che l'
arco
tirasse
trecento
braccia
,
bisognerebbe
, per il
tiro
verso il
corso
,
ingagliardirlo
sí
che
tirasse
braccia
quattrocento
e per l'altro
indebolirlo
tanto che non
tirasse
piú
di
dugento
, perché
cosí
l'uno e l'altro
tiro
riuscirebbe
di
braccia
trecento
in
relazione
alla
carrozza
, la quale col suo
corso
di cento
braccia
, che ella
sottrarrebbe
al
tiro
delle
quattrocento
e l'
aggiugnerebbe
a quel delle
dugento
,
verrebbe
a
ridurgli
amendue
alle
trecento
.
SALV
. Ma che
effetto
fa nella
freccia
la maggior o
minor
gagliardia
dell'
arco
?
SIMP
. L'
arco
gagliardo
la
caccia
con maggior
velocità
, e '
l
piú
debole
con
minore
; e l'
istessa
freccia
va
tanto
piú
lontana
una
volta
che l'altra, con quanta maggior
velocità
ella
esce
della
cocca
l'una
volta
che l'altra.
SALV
. Talché per far che la
freccia
tirata
tanto per l'uno quanto per l'altro verso s'
allontani
egualmente
dalla
carrozza
corrente
, bisogna che se nel
primo
tiro
dell'
esempio
proposto
ella si
parte
,
verbigrazia
, con quattro
gradi
di
velocità
, nell'altro
tiro
ella si
parta
con due solamente. Ma se si
adopra
il medesimo
arco
, da esso ne
riceve
sempre tre
gradi
.
SIMP
.
Cosí
è; e per questo,
tirando
con l'
arco
medesimo, nel
corso
della
carrozza
i
tiri
non posson
riuscire
eguali
.
SALV
. Mi ero
scordato
di
domandar
con che
velocità
si
suppone
, pur in questa
esperienza
particolare
, che
corra
la
carrozza
.
SIMP
. La
velocità
della
carrozza
bisogna
supporla
di un
grado
, in
comparazione
di quella dell'
arco
, che è tre.
SALV
.
Sí
,
sí
,
cosí
torna
il
conto
giusto
. Ma
ditemi
: quando la
carrozza
corre
, non si
muovono
ancora con la medesima
velocità
tutte le
cose
che son nella
carrozza
?
SIMP
. Senza
dubbio
.
SALV
. Adunque il
bolzone
ancora, e l'
arco
, e la
corda
su la quale è
teso
.
SIMP
.
Cosí
è.
SALV
. Adunque, nello
scaricare
il
bolzone
verso il
corso
della
carrozza
l'
arco
imprime
i suoi tre
gradi
di
velocità
in un
bolzone
che ne ha già un
grado
, mercé della
carrozza
che verso quella
parte
con tanta
velocità
lo
porta
, talché nell'
uscir
della
cocca
e' si
trova
con quattro
gradi
di
velocità
; ed all'
incontro
,
tirando
per l'altro verso, il medesimo
arco
conferisce
i suoi medesimi tre
gradi
in un
bolzone
che si
muove
in
contrario
con un
grado
, talché nel
separarsi
dalla
corda
non gli
restano
altro che
dua
soli
gradi
di
velocità
. Ma già voi stesso avete
deposto
che per fare i
tiri
eguali
bisogna che il
bolzone
si
parta
una
volta
con quattro
gradi
e l'altra con due: adunque, senza
mutar
arco
, l'istesso
corso
della
carrozza
è quello che
aggiusta
le
partite
, e l'
esperienza
è poi quella che le
sigilla
a coloro che non volessero o non potessero esser
capaci
della
ragione
.
Ora
applicate
questo
discorso
all'
artiglieria
, e
troverete
che,
muovasi
la
Terra
o stia
ferma
, i
tiri
fatti
dalla medesima
forza
hanno a
riuscir
sempre
eguali
, verso
qualsivoglia
parte
indrizzati
. L'
errore
di
Aristotile
, di
Tolomeo
, di
Ticone
, vostro, e di tutti gli altri, ha
radice
in quella
fissa
e
inveterata
impressione
, che la
Terra
stia
ferma
, della quale non vi potete o
sapete
spogliare
né anco quando volete
filosofare
di quel che
seguirebbe
,
posto
che la
Terra
si
movesse
; e
cosí
nell'altro
argomento
, non
considerando
che mentre che la
pietra
è su la
torre
, fa, circa il
muoversi
o non
muoversi
, quel che fa il
globo
terrestre
perché avete
fisso
nella
mente
che la
Terra
stia
ferma
,
discorrete
intorno alla
caduta
del
sasso
sempre come se si
partisse
dalla
quiete
, dove che bisogna
dire
: Se la
Terra
sta
ferma
, il
sasso
si
parte
dalla
quiete
e
scende
perpendicolarmente
; ma se la
Terra
si
muove
, la
pietra
altresí
si
muove
con
pari
velocità
, né si
parte
dalla
quiete
, ma dal
moto
eguale
a quel della
Terra
, col quale
mescola
il
sopravegnente
in
giú
e ne
compone
un
trasversale
.
SIMP
. Ma,
Dio
buono
, come, se ella si
muove
trasversalmente
, la
veggo
io
muoversi
rettamente
e
perpendicolarmente
? questo è
pure
un
negare
il
senso
manifesto
; e se non si
deve
credere
al
senso
, per qual altra
porta
si
deve
entrare
a
filosofare
?
SALV
.
Rispetto
alla
Terra
, alla
torre
e a noi, che tutti di
conserva
ci
moviamo
, col
moto
diurno
,
insieme
con la
pietra
, il
moto
diurno
è come se non
fusse
,
resta
insensibile
,
resta
impercettibile
, è senza
azione
alcuna, e solo ci
resta
osservabile
quel
moto
del quale noi
manchiamo
, che è il venire a
basso
lambendo
la
torre
. Voi non
sete
il
primo
che
senta
gran
repugnanza
in
apprender
questo nulla
operar
il
moto
tra le
cose
delle quali egli è
comune
.
SAGR
.
Ora
mi
sovviene
di certo mio
fantasticamento
, che mi
passò
un
giorno
per l'
immaginativa
mentre
navigava
nel
viaggio
di
Aleppo
, dove
andava
consolo
della nostra
nazione
- e forse
potrebb'
esser di qualche
aiuto
, per
esplicar
questo nulla
operare
del
moto
comune
ed esser come se non
fusse
per tutti i
participanti
di quello: e voglio, se
cosí
piace
al
signor
Simplicio
,
discorrer
seco quello che allora
fantasticava
da me solo.
SIMP
. La
novità
delle
cose
che
sento
mi fa
curioso
, non che
tollerante
, di
ascoltare
: però
dite
pure
.
SAGR
. Se la
punta
di una
penna
da
scrivere
, che
fusse
stata in
nave
per tutta la mia
navigazione
da
Venezia
sino in
Alessandretta
, avesse avuto
facultà
di
lasciar
visibil
segno
di tutto il suo
viaggio
, che
vestigio
, che
nota
, che
linea
avrebb
'ella
lasciata
?
SIMP
. Avrebbe
lasciato
una
linea
distesa
da
Venezia
sin
là
, non
perfettamente
diritta
o, per
dir
meglio
,
distesa
in
perfetto
arco
di
cerchio
, ma dove
piú
e dove meno
flessuosa
,
secondo
che il
vassello
fusse
andato
or
piú
or meno
fluttuando
, ma questo
inflettersi
in alcuni
luoghi
un
braccio
o due, a
destra
o a
sinistra
, in
alto
o a
basso
, in una
lunghezza
di molte
centinaia
di
miglia
piccola
alterazione
arebbe
arrecato
all'
intero
tratto
della
linea
,
sí
che a
pena
sarebbe
stato
sensibile
, e senza
error
di
momento
si sarebbe potuta
chiamare
una
parte
d'
arco
perfetto
.
SAGR
. Sì che il
vero
,
vero
,
verissimo
moto
di quella
punta
di
penna
sarebbe anco
stato
un
arco
di
cerchio
perfetto
, quando il
moto
del
vassello
,
tolta
la
fluttuazion
dell'onde,
fusse
stato
placido
e
tranquillo
. E se io avessi
tenuta
continuamente
quella medesima
penna
in
mano
, e solamente l'avessi talvolta
mossa
un
dito
o due in qua o in
là
, qual
alterazione
arei
io
arrecata
a quel suo
principale
e
lunghissimo
tratto
?
SIMP
.
Minore
di quella che
arrecherebbe
a una
linea
retta
lunga
mille
braccia
il
declinar
in
varii
luoghi
dall'
assoluta
rettitudine
quanto è un
occhio
di
pulce
.
SAGR
. Quando dunque un
pittore
nel
partirsi
dal
porto
avesse
cominciato
a
disegnar
sopra una
carta
con quella
penna
, e
continuato
il
disegno
sino in
Alessandretta
, avrebbe potuto
cavar
dal
moto
di quella un'
intera
storia
di molte
figure
perfettamente
dintornate
e
tratteggiate
per mille e mille
versi
, con
paesi
,
fabbriche
,
animali
ed altre
cose
, se ben tutto il
vero
,
reale
ed
essenzial
movimento
segnato
dalla
punta
di quella
penna
non sarebbe
stato
altro che una ben
lunga
ma
semplicissima
linea
; e quanto all'
operazion
propria del
pittore
, l'istesso a
capello
avrebbe
delineato
quando la
nave
fusse
stata
ferma
. Che poi del
moto
lunghissimo
della
penna
non
resti
altro
vestigio
che quei
tratti
segnati
su la
carta
, la
cagione
ne è l'
essere
stato
il gran
moto
da
Venezia
in
Alessandretta
comune
della
carta
e della
penna
e di tutto quello che
era
in
nave
; ma i
moti
piccolini
, innanzi e 'n dietro, a
destra
ed a
sinistra
,
comunicati
dalle
dita
del
pittore
alla
penna
e non al
foglio
, per esser proprii di quella, potettero
lasciar
di sé
vestigio
su la
carta
, che a tali
movimenti
restava
immobile
.
Cosí
parimente
è
vero
, che
movendosi
la
Terra
, il
moto
della
pietra
, nel venire a
basso
, è
stato
realmente
un lungo
tratto
di molte
centinaia
ed anco di molte
migliaia
di
braccia
, e se avesse potuto
segnare
in un'
aria
stabile
o altra
superficie
il
tratto
del suo
corso
,
averebbe
lasciata
una
lunghissima
linea
trasversale
; ma quella
parte
di tutto questo
moto
che è
comune
del
sasso
, della
torre
e di noi, ci
resta
insensibile
e come se non
fusse
, e solo
rimane
osservabile
quella
parte
della quale né la
torre
né noi siamo
partecipi
, che è in
fine
quello con che la
pietra
,
cadendo
,
misura
la
torre
.
SALV
.
Sottilissimo
pensiero
per
esplicar
questo
punto
, assai
difficile
per esser
capito
da molti. Or, se il
signor
Simplicio
non vuol
replicar
altro, possiamo
passare
all'altre
esperienze
, lo
scioglimento
delle quali
riceverà
non poca
agevolezza
dalle
cose
dichiarate
sin qui.
SIMP
. Io non ho che
dir
altro, ed
era
mezo
astratto
su quel
disegno
, e sul
pensare
come quei
tratti
tirati
per tanti
versi
, di qua, di
là
, in su, in
giú
, innanzi, in dietro, e '
ntrecciati
con
centomila
ritortole
, non sono, in
essenza
e
realissimamente
, altro che
pezzuoli
di una
linea
sola
tirata
tutta per un verso medesimo, senza verun'altra
alterazione
che il
declinar
dal
tratto
dirittissimo
talvolta un
pochettino
a
destra
e a
sinistra
e il
muoversi
la
punta
della
penna
or
piú
veloce
ed or
piú
tarda
, ma con
minima
inegualità
: e
considero
che nel medesimo modo si
scriverebbe
una
lettera
, e che questi
scrittori
piú
leggiadri
, che, per
mostrar
la
scioltezza
della
mano
, senza
staccar
la
penna
dal
foglio
, in un
sol
tratto
segnano
con mille e mille
ravvolgimenti
una
vaga
intrecciatura
, quando
fussero
in una
barca
che
velocemente
scorresse
,
convertirebbero
tutto il
moto
della
penna
, che in
essenza
è una
sola
linea
tirata
tutta verso la medesima
parte
e pochissimo
inflessa
o
declinante
dalla
perfetta
drittezza
, in un
ghirigoro
: ed ho gran
gusto
che il
signor
Sagredo
m'abbia
destato
questo
pensiero
. Però
seguitiamo
innanzi, ché la
speranza
di
poterne
sentir
de gli altri mi
terrà
piú
attento
.
SAGR
. Quando voi aveste
curiosità
di
sentir
di
simili
arguzie
, che non
sovvengono
cosí
a ognuno, non ce ne
mancano
, e
massime
in questa cosa della
navigazione
. E non vi
parrà
un
bel
pensiero
quello che mi
sovvenne
pur nella medesima
navigazione
, quando mi
accorsi
che l'
albero
della
nave
, senza
rompersi
o
piegarsi
, aveva
fatto
piú
viaggio
con la
gaggia
, cioè con la
cima
, che col
piede
? perché la
cima
, essendo
piú
lontana
dal
centro
della
Terra
che non è il
piede
, veniva ad aver
descritto
un
arco
di un
cerchio
maggiore del
cerchio
per il quale
era
passato
il
piede
.
SIMP
. E
cosí
, quand'un
uomo
cammina
, fa
piú
viaggio
col
capo
che
co
i
piedi
?
SAGR
. L'avete da per voi stesso e di vostro
ingegno
penetrata
benissimo
. Ma non
interrompiamo
il
signor
Salviati
.
SALV
. Mi
piace
di
veder
che il
signor
Simplicio
si
va
addestrando
, se però il
pensiero
è suo, e non l'ha
imparato
da certo
libretto
di
conclusioni
, dove ne sono parecchi altri non
men
vaghi
e
arguti
.
Segue
che noi
parliamo
dell'
artiglieria
eretta
a
perpendicolo
sopra l'
orizonte
, cioè del
tiro
verso il nostro
vertice
, e finalmente del
ritorno
della
palla
per l'
istessa
linea
sopra l'istesso
pezzo
, ancorché nella
lunga
dimora
che ella sta
separata
dal
pezzo
, la
Terra
l'abbia per molte
miglia
portato
verso
levante
, e
par
che per tanto
spazio
dovrebbe
la
palla
cader
lontana
dal
pezzo
verso
occidente
; il che non
accade
; adunque l'
artiglieria
, senza essersi
mossa
, l'ha
aspettata
. La
soluzione
è l'
istessa
che quella della
pietra
cadente
dalla
torre
, e tutta la
fallacia
e l'
equivocazione
consiste
nel
suppor
sempre per
vero
quello che è in
quistione
; perché l'
avversario
ha sempre
fermo
nel
concetto
che la
palla
si
parta
dalla
quiete
, nel venir
cacciata
dal
fuoco
fuor
del
pezzo
, e
partirsi
dallo
stato
di
quiete
non può esser se non
supposta
la
quiete
del
globo
terrestre
, che è poi la
conclusione
di che si
quistioneggia
.
Replico
per tanto che quelli che fanno la
Terra
mobile
,
rispondono
che l'
artiglieria
e la
palla
che vi è dentro
participano
il medesimo
moto
che ha la
Terra
, anzi che questo,
insieme
con lei,
hann
'eglino da
natura
, e che però la
palla
non si
parte
altrimenti dalla
quiete
, ma
congiunta
co
'
l
suo
moto
intorno al
centro
, il quale dalla
proiezione
in su non le
vien
né
tolto
né
impedito
, ed in tal
guisa
,
seguitando
il
moto
universale
della
Terra
verso
oriente
, sopra l'istesso
pezzo
di
continuo
si
mantiene
,
sí
nell'
alzarsi
come nel
ritorno
: e l'istesso
vedrete
voi
accadere
facendo l'
esperienza
in
nave
di una
palla
tirata
in su a
perpendicolo
con una
balestra
, la quale
ritorna
nell'istesso
luogo
,
muovasi
la
nave
o stia
ferma
.
SAGR
. Questo
sodisfà
benissimo
al tutto: ma perché ho
veduto
che il
signor
Simplicio
prende
gusto
di certe
arguzie
da
chiappar
(come si dice) il
compagno
, gli voglio
domandare
se,
supposto
per
ora
che la
Terra
stia
ferma
, e sopra essa l'
artiglieria
eretta
perpendicolarmente
e
drizzata
al nostro
zenit
, egli ha
difficultà
nessuna in
intender
che quello è il
vero
tiro
a
perpendicolo
, e che la
palla
nel
partirsi
e nel
ritorno
sia per
andar
per l'
istessa
linea
retta
,
intendendo
sempre
rimossi
tutti gli
impedimenti
esterni
ed
accidentarii
.
SIMP
. Io
intendo
che il
fatto
deva
succeder
cosí
per
appunto
.
SAGR
. Ma quando l'
artiglieria
si
piantasse
non a
perpendicolo
, ma
inclinata
verso qualche
parte
, qual
dovrebbe
essere
il
moto
della
palla
?
andrebbe
ella forse, come nell'altro
tiro
, per la
linea
perpendicolare
, e
ritornando
anco poi per l'
istessa
?
SIMP
. Questo non
farebb
'ella, ma
uscita
del
pezzo
seguiterebbe
il suo
moto
per la
linea
retta
che
continua
la
dirittura
della
canna
, se non in quanto il proprio
peso
la
farebbe
declinar
da tal
dirittura
verso
terra
.
SAGR
. Talché la
dirittura
della
canna
è la
regolatrice
del
moto
della
palla
, né fuori di tal
linea
si
muove
, o
muoverebbe
, se '
l
peso
proprio non la facesse
declinare
in
giú
: e però,
posta
la
canna
a
perpendicolo
e
cacciata
la
palla
in su, ella
ritorna
per l'
istessa
linea
retta
in
giú
, perché il
moto
della
palla
dependente
dalla sua
gravità
è in
giú
per la medesima
perpendicolare
. Il
viaggio
dunque della
palla
fuor
del
pezzo
continua
la
dirittura
di quella
particella
di
viaggio
che ella ha
fatto
dentro al
pezzo
: non sta
cosí
?
SIMP
.
Cosí
pare
a me.
SAGR
.
Ora
figuratevi
la
canna
eretta
a
perpendicolo
, e che la
Terra
si
volga
in se stessa
co
'
l
moto
diurno
e seco
porti
l'
artiglieria
:
ditemi
qual sarà il
moto
della
palla
dentro alla
canna
,
dato
che si sia
fuoco
?
SIMP
. Sarà un
moto
retto
e
perpendicolare
, essendo la
canna
drizzata
a
perpendicolo
.
SAGR
.
Considerate
bene
, perch'io
credo
ch' e' non sarà
perpendicolare
altrimenti. Sarebbe
bene
a
perpendicolo
se la
Terra
stesse
ferma
, perché
cosí
la
palla
non avrebbe altro
moto
che quello che le venisse dal
fuoco
; ma quando la
Terra
giri
, la
palla
che è nel
pezzo
ha essa ancora il
moto
diurno
, talché,
sopravvenendole
l'
impulso
del
fuoco
, ella
cammina
, dalla
culatta
del
pezzo
alla
bocca
, di due
movimenti
, dal
composto
de' quali ne
risulta
, il
moto
fatto
dal
centro
della
gravità
della
palla
essere
una
linea
inclinata
.
§
vedi
figura
9
E per
piú
chiara
intelligenza
, sia l'
artiglieria
A
C
eretta
, ed in essa la
palla
B
: è
manifesto
che stando il
pezzo
immobile
, e
datogli
fuoco
, la
palla
uscirà
per la
bocca
A, ed avrà
co
'
l
suo
centro
,
camminando
per il
pezzo
,
descritta
la
linea
perpendicolare
B
A, e quella
dirittura
andrà
seguitando
fuor
del
pezzo
,
movendosi
verso il
vertice
. Ma quando la
Terra
andasse
in
volta
, ed in
conseguenza
seco
portasse
l'
artiglieria
, nel
tempo
che la
palla
cacciata
dal
fuoco
si
muovesse
per la
canna
, l'
artiglieria
portata
dalla
Terra
passerebbe
nel
sito
D E, e la
palla
B
nello
sboccare
sarebbe alla
gioia
D, ed il
moto
del
centro
della
palla
sarebbe
stato
secondo
la
linea
B
D, non
piú
perpendicolare
, ma
inclinata
verso
levante
; e
dovendo
(come già s'è
concluso
)
continuar
la
palla
il suo
moto
per l'
aria
secondo
la
direzion
del
moto
fatto
nel
pezzo
, il
moto
seguirà
conforme
all'
inclinazion
della
linea
B
D: e
cosí
non sarà altrimenti
perpendicolare
, ma
inclinato
verso
levante
, verso dove ancora
cammina
il
pezzo
, onde potrà la
palla
seguire
il
moto
della
Terra
e del
pezzo
. Or eccovi,
signor
Simplicio
,
mostrato
come il
tiro
che
pareva
dover
esser a
perpendicolo
, non è altrimenti.
SIMP
. Io non
resto
ben
capace
di questo
negozio
; e voi,
signor
Salviati
?
SALV
. Io ne
resto
in
parte
; ma vi ho non
so
che
scrupolo
, che
Dio
voglia
ch'io lo
sappia
spiegare
. E' mi
pare
che,
conforme
a questo che si è
detto
, quando il
pezzo
sia a
perpendicolo
e la
Terra
si
muova
, la
palla
non solo non avrebbe a
ricader
, come vuole
Aristotile
e
Ticone
,
lontana
dal
pezzo
verso
occidente
, ma né anco, come volete voi, sopra il
pezzo
, anzi assai
lontano
verso
levante
; perché,
conforme
alla vostra
esplicazione
, ella avrebbe due
moti
, li quali
concordemente
la
caccerebbero
verso quella
parte
, cioè il
moto
comune
della
Terra
, che
porta
l'
artiglieria
e la
palla
da
C
A verso E D, ed il
fuoco
, che la
caccia
per la
linea
inclinata
B
D,
moti
amendue
verso
levante
, e però
superiori
al
moto
della
Terra
.
SAGR
. No,
Signore
Il
moto
che
porta
la
palla
verso
levante
vien
tutto dalla
Terra
, ed il
fuoco
non ve ne ha
parte
alcuna; il
moto
che
spigne
la
palla
in su, è tutto del
fuoco
né vi ha che far
punto
la
Terra
: e che sia
vero
, non
date
fuoco
, che mai non
uscirà
la
palla
fuor
del
pezzo
, né pur si
alzerà
un
capello
: come ancora,
fermate
la
Terra
e
date
fuoco
la
palla
, senza
punto
inclinarsi
,
andrà
per la
perpendicolare
. Avendo dunque la
palla
due
moti
, uno in su e l'altro in
giro
de' quali si
compone
il
traversale
B
D, l'
impulso
in su è tutto del
fuoco
, il
circolare
vien
tutto dalla
Terra
ed a quel della
Terra
è
eguale
; e perché gli è
eguale
, la
palla
si
mantien
sempre a
perpendicolo
sopra la
bocca
dell'
artiglieria
, e finalmente in quella
ricade
; e
mantenendosi
sempre sopra la
dirittura
del
pezzo
,
apparisce
ancora
continuamente
sopra il
capo
di chi è vicino al
pezzo
, e però ci
pare
che ella
giusto
a
perpendicolo
salga
verso il nostro
vertice
.
SIMP
. A me
resta
un'altra
difficultà
, ed è che, per esser il
moto
della
palla
nel
pezzo
velocissimo
, non
par
possibile
che in quel
momento
di
tempo
la
trasposizion
dell'
artiglieria
da
C
A in E D
conferisca
inclinazion
tale alla
linea
trasversale
C
D, che mercé di essa la
palla
poi per
aria
possa
tener
dietro al
corso
della
Terra
.
SAGR
. Voi
errate
in
piú
conti
. E prima, l'
inclinazion
della
trasversale
C
D
credo
che sia molto maggiore di quello che voi vi
immaginate
, perché
tengo
senza
dubbio
che la
velocità
del
moto
terrestre
, non solo sotto l'
equinoziale
, ma nel nostro
parallelo
ancora, sia maggior che quella della
palla
, mentre si
muove
dentro al
pezzo
,
sí
che l'
intervallo
C
E sarebbe
assolutamente
maggiore che tutta la
lunghezza
del
pezzo
, e l'
inclinazione
della
traversale
maggiore, in
conseguenza
, di
mezzo
angolo
retto
. Ma, o sia poca o sia molta la
velocità
della
Terra
in
comparazione
di quella del
fuoco
, questo non
importa
niente, perché, se la
velocità
della
Terra
è poca, ed in
conseguenza
poca l'
inclinazione
della
trasversale
, di poca
inclinazione
ci è anco di
bisogno
per far che la
palla
continui
di
mantenersi
nella sua
volata
sopra il
pezzo
: ed insomma, se voi
attentamente
andrete
considerando
,
comprenderete
che il
moto
della
Terra
,
co
'
l
trasferir
seco il
pezzo
da
C
A in E D,
conferisce
alla
trasversale
C
D quel di meno o di
piú
inclinazione
che si
ricerca
per
aggiustare
il
tiro
al suo
bisogno
. Ma
errate
secondariamente
, mentre voleste
riconoscer
la
facultà
del
tener
dietro la
palla
al
moto
della
Terra
dall'
impeto
del
fuoco
, e
ricadete
nell'
errore
in che
pareva
esser
incorso
poco fa il
signor
Salviati
; perché il
tener
dietro alla
Terra
è l'
antichissimo
e
perpetuo
moto
participato
indelebilmente
ed
inseparabilmente
da essa
palla
, come da cosa
terrestre
e che per sua
natura
lo
possiede
e lo
possederà
in
perpetuo
.
SALV
.
Quietiamoci
pur,
signor
Simplicio
, perché il
negozio
cammina
giustamente
cosí
. Ed
ora
da questo
discorso
vengo a
intender
la
ragione
di un
problema
venatorio
di questi
imberciatori
che con l'
archibuso
ammazzano
gli
uccelli
per
aria
: e perché io mi
era
immaginato
che per
còrre
l'
uccello
fermassero
la
mira
lontana
dall'
uccello
,
anticipando
per certo
spazio
, e
piú
o meno
secondo
la
velocità
del
volo
e la
lontananza
dell'
uccello
,
acciò
che
sparando
ed
andando
la
palla
a
dirittura
della
mira
venisse ad
arrivar
nell'istesso
tempo
al medesimo
punto
, essa
co
'
l
suo
moto
e l'
uccello
co
'
l
suo
volo
, e
cosí
si
incontrassero
;
domandando
ad uno di loro se la lor
pratica
fusse
tale, mi
rispose
di no, ma che l'
artifizio
era
assai
piú
facile
e
sicuro
, e che
operano
nello stesso modo per
appunto
che quando
tirano
all'
uccello
fermo
, cioè che
aggiustano
la
mira
all'
uccel
volante
, e quello
co
'
l
muover
l'
archibuso
vanno
seguitando
,
mantenendogli
sempre la
mira
addosso
sin che
sparano
, e che
cosí
gli
imberciano
come gli altri
fermi
. Bisogna dunque che quel
moto
, benché
lento
, che l'
archibuso
fa nel
volgersi
,
secondando
con la
mira
il
volo
dell'
uccello
, si
comunichi
alla
palla
ancora e che in essa si
congiunga
con l'altro del
fuoco
,
sí
che la
palla
abbia dal
fuoco
il
moto
diritto
in
alto
, e dalla
canna
il
declinar
secondando
il
volo
dell'
uccello
,
giusto
come pur
ora
si è
detto
del
tiro
d'
artiglieria
; dove la
palla
ha dal
fuoco
l'
andare
in
alto
verso il
vertice
, e dal
moto
della
Terra
il
piegar
verso
oriente
e di
amendue
farne un
composto
che
segua
il
corso
della
Terra
e che a chi la
guarda
apparisca
solo di
andare
a
dritto
in su,
ritornando
per la medesima
linea
di poi in
giú
. Il
tener
dunque la
mira
continuamente
indirizzata
verso lo
scopo
fa che il
tiro
va
a
ferir
giusto
: e per
tener
la
mira
a
segno
, se lo
scopo
sta
fermo
, anco la
canna
converrà
che si
tenga
ferma
; e se il
berzaglio
si
muoverà
, la
canna
si
terrà
a
segno
co
'
l
moto
. E di qui
depende
la propria
risposta
all'altro
argomento
del
tirar
con l'
artiglieria
al
berzaglio
posto
verso
mezogiorno
o verso
settentrione
; dove si
instava
che quando la
Terra
si
movesse
, i
tiri
riuscirebber
tutti
costieri
verso
occidente
, perché nel
tempo
che la
palla
,
uscita
del
pezzo
,
va
per
aria
al
segno
, quello,
portato
verso
levante
, si
lascia
la
palla
per
ponente
.
Rispondo
dunque
domandando
se,
aggiustata
che si sia l'
artiglieria
al
segno<