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Giornata
prima
INTERLOCUTORI
Salviati
,
Sagredo
e
Simplicio
SALV
.
Largo
campo
di
filosofare
a gl'
intelletti
specolativi
parmi
che
porga
la
frequente
pratica
del
famoso
arsenale
di voi,
Signori
Veneziani
, ed in
particolare
in quella
parte
che
mecanica
si
domanda
;
atteso
che
quivi
ogni
sorte
di
strumento
e di
machina
vien
continuamente
posta
da
numero
grande
d'
artefici
, tra i quali, e per l'
osservazioni
fatte dai loro
antecessori
, e per quelle che di propria
avvertenza
vanno
continuamente
per se stessi facendo, è
forza
che ve ne siano de i
peritissimi
e di
finissimo
discorso
.
SAGR
.
V.
S. non s'
inganna
punto
: ed io, come per
natura
curioso
,
frequento
per mio
diporto
la
visita
di questo
luogo
e la
pratica
di questi che noi, per certa
preminenza
che
tengono
sopra '
l
resto
della
maestranza
,
domandiamo
proti
; la
conferenza
de i quali mi ha più
volte
aiutato
nell'
investigazione
della
ragione
di
effetti
non solo
maravigliosi
, ma
reconditi
ancora e quasi
inopinabili
. È
vero
che tal
volta
anco mi ha
messo
in
confusione
ed in
disperazione
di poter
penetrare
come possa
seguire
quello che,
lontano
da ogni mio
concetto
, mi
dimostra
il
senso
esser
vero
. E pur quello che poco fa ci
diceva
quel buon
vecchio
è un
dettato
ed una
proposizione
ben assai
vulgata
; ma però io la
reputava
in tutto
vana
, come molte altre che sono in
bocca
de i poco
intelligenti
,
credo
da loro
introdotte
per
mostrar
di
saper
dir
qualche cosa intorno a quello di che non son
capaci
.
SALV
.
V.
S. vuol forse
dire
di quell'
ultimo
pronunziato
ch'ei
profferì
mentre
ricercavamo
d'
intendere
per qual
ragione
facevano tanto maggior
apparecchio
di
sostegni
,
armamenti
ed altri
ripari
e
fortificazioni
, intorno a quella gran
galeazza
che si
doveva
varare
, che non si fa intorno a
vasselli
minori
; dove egli
rispose
, ciò farsi per
evitare
il
pericolo
di
direnarsi
,
oppressa
dal
gravissimo
peso
della sua
vasta
mole
,
inconveniente
al quale non son
soggetti
i
legni
minori
?
SAGR
. Di cotesto
intendo
, e sopra tutto dell'
ultima
conclusione
ch'ei
soggiunse
, la quale io ho sempre
stimata
concetto
vano
del
vulgo
; cioè che in queste ed altre
simili
machine
non bisogna
argumentare
dalle
piccole
alle
grandi
, perché molte
invenzioni
di
machine
riescono
in
piccolo
, che in
grande
poi non
sussistono
. Ma essendo che tutte le
ragioni
della
mecanica
hanno i
fondamenti
loro nella
geometria
, nella quale non
veggo
che la
grandezza
e la
piccolezza
faccia
i
cerchi
, i
triangoli
, i
cilindri
, i
coni
e qualunque altre
figure
solide
,
soggette
ad altre
passioni
queste e ad altre quelle; quando la
machina
grande
sia
fabricata
in tutti i suoi
membri
conforme
alle
proporzioni
della
minore
, che sia
valida
e
resistente
all'
esercizio
al quale ella è
destinata
, non
so
vedere
perché essa ancora non sia
esente
da gl'
incontri
che
sopraggiugner
gli possono,
sinistri
e
destruttivi
.
SALV
. Il
detto
del
vulgo
è
assolutamente
vano
; e
talmente
vano
, che il suo
contrario
si potrà
profferire
con altrettanta
verità
,
dicendo
che molte
machine
si potranno far più
perfette
in
grande
che in
piccolo
: come, per
esempio
, un
oriuolo
, che
mostri
e
batta
le
ore
, più
giusto
si farà d'una tal
grandezza
che di un'altra
minore
. Con
miglior
fondamento
usurpano
quel medesimo
detto
altri più
intelligenti
, i quali della
riuscita
di tali
machine
grandi
, non
conforme
a quello che si
raccoglie
dalle
pure
ed
astratte
dimostrazioni
geometriche
, ne
rimettono
la
causa
nell'
imperfezzione
della
materia
, che
soggiace
a molte
alterazioni
ed
imperfezzioni
. Ma qui non
so
s'io potrò, senza
inciampare
in qualche
nota
di
arroganza
,
dire
che né anco il
ricorrere
all'
imperfezzioni
della
materia
,
potenti
a
contaminare
le
purissime
dimostrazioni
matematiche
,
basti
a
scusare
l'
inobbedienza
delle
machine
in
concreto
alle medesime
astratte
ed
ideali
: tuttavia io
pure
il
dirò
,
affermando
che,
astraendo
tutte l'
imperfezzioni
della
materia
e
supponendola
perfettissima
ed
inalterabile
e da ogni
accidental
mutazione
esente
, con tutto ciò il solo esser
materiale
fa che la
machina
maggiore,
fabbricata
dell'
istessa
materia
e con l'
istesse
proporzioni
che la
minore
, in tutte l'altre
condizioni
risponderà
con
giusta
simmetria
alla
minore
,
fuor
che nella
robustezza
e
resistenza
contro alle
violente
invasioni
; ma quanto più sarà
grande
, tanto a
proporzione
sarà più
debole
. E perché io
suppongo
, la
materia
essere
inalterabile
, cioè sempre l'
istessa
, è
manifesto
che di lei, come di
affezzione
eterna
e
necessaria
, si possano
produr
dimostrazioni
non meno dell'altre
schiette
e
pure
matematiche
. Però,
Sig.
Sagredo
,
revochi
pur l'
opinione
che
teneva
, e forse
insieme
con molti altri che nella
mecanica
han
fatto
studio
, che le
machine
e le
fabbriche
composte
delle medesime
materie
, con
puntuale
osservanza
delle medesime
proporzioni
tra le loro
parti
,
debban
essere
egualmente
, o, per
dir
meglio
,
proporzionalmente
,
disposte
al
resistere
ed al
cedere
alle
invasioni
ed
impeti
esterni
, perché si può
geometricamente
dimostrare
, sempre le maggiori
essere
a
proporzione
men
resistenti
che le
minori
; sì che
ultimamente
non solo di tutte le
machine
e
fabbriche
artifiziali
, ma delle
naturali
ancora, sia un
termine
necessariamente
ascritto
, oltre al quale né l'
arte
né la
natura
possa
trapassare
:
trapassar
,
dico
, con
osservar
sempre l'
istesse
proporzioni
con l'
identità
della
materia
.
SAGR
. Io già mi
sento
rivolgere
il
cervello
, e, quasi
nugola
dal
baleno
repentinamente
aperta
,
ingombrarmisi
la
mente
da
momentanea
ed
insolita
luce
, che da
lontano
mi
accenna
e subito
confonde
ed
asconde
imaginazioni
straniere
ed
indigeste
. E da quanto ella ha
detto
parmi
che
dovrebbe
seguire
che
fusse
impossibil
cosa
costruire
due
fabbriche
dell'
istessa
materia
simili
e
diseguali
, e tra di loro con
egual
proporzione
resistenti
; e quando ciò sia, sarà anco
impossibile
trovar
due
sole
aste
dell'istesso
legno
tra di loro
simili
in
robustezza
e
valore
, ma
diseguali
in
grandezza
.
SALV
. Così è,
Sig.
Sagredo
: e per
meglio
assicurarci
che noi
convenghiamo
nel medesimo
concetto
,
dico
che se noi
ridurremo
un'
asta
di
legno
a tal
lunghezza
e
grossezza
, che
fitta
,
v.
g.
, in un
muro
ad
angoli
retti
, cioè
parallela
all'
orizonte
, sia
ridotta
all'
ultima
lunghezza
che si possa
reggere
, sì che,
allungata
un
pelo
più, si
spezzasse
,
gravata
dal proprio
peso
, questa sarà
unica
al
mondo
; tal che essendo, per
esempio
, la sua
lunghezza
centupla
della sua
grossezza
,
nissuna
altra
asta
della medesima
materia
potrà
ritrovarsi
che, essendo in
lunghezza
centupla
della sua
grossezza
, sia, come quella,
precisamente
abile
a
sostener
se medesima, e nulla di più; ma tutte le maggiori si
fiaccheranno
, e le
minori
saranno
potenti
a
sostener
, oltre al proprio
peso
, qualch'altro appresso. E questo che io
dico
dello
stato
di
regger
se medesimo,
intendasi
detto
di ogni altra
costituzione
; e così se un
corrente
potrà
reggere
il
peso
di dieci
correnti
suoi
eguali
, una
trave
simile
a lui non potrà
altramente
regger
il
peso
di dieci sue
eguali
. Ma
notino
in
grazia
V.
S. e '
l
Sig.
Simplicio
nostro, quanto le
conclusioni
vere
, benché nel
primo
aspetto
sembrino
improbabili
,
additate
solamente qualche poco,
depongono
le
vesti
che le
occultavano
, e
nude
e
semplici
fanno de' lor
segreti
gioconda
mostra
. Chi non
vede
come un
cavallo
cadendo
da un'
altezza
di tre
braccia
o quattro si
romperà
l'
ossa
, ma un
cane
da una tale, e un
gatto
da una di otto o dieci, non si farà
mal
nissuno
, come né un
grillo
da una
torre
, né una
formica
precipitandosi
dall'
orbe
lunare
? i
piccoli
fanciulli
restare
illesi
in
cadute
, dove i
provetti
si
rompono
gli
stinchi
o la
testa
? E come gli
animali
più
piccoli
sono, a
proporzione
, più
robusti
e
forti
de i maggiori, così le
piante
minori
meglio
si
sostentano
: e già
credo
che
amendue
voi
apprendiate
che una
quercia
dugento
braccia
alta
non potrebbe
sostenere
i suoi
rami
sparsi
alla
similitudine
di una di
mediocre
grandezza
, e che la
natura
non potrebbe fare un
cavallo
grande
per
venti
cavalli
, né un
gigante
dieci
volte
più
alto
di un
uomo
, se non o
miracolosamente
o con l'
alterar
assai le
proporzioni
delle
membra
ed in
particolare
dell'
ossa
,
ingrossandole
molto sopra la
simmetria
dell'
ossa
comuni
. Il
creder
parimente
che nelle
machine
artifiziali
egualmente
siano
fattibili
e
conservabili
le
grandissime
e le
piccole
, è
errore
manifesto
: e così, per
esempio
,
piccole
guglie
,
colonnette
ed altre
solide
figure
,
sicuramente
si potranno
maneggiare
distendere
e
rizzare
, senza
risico
di
rompersi
, che le
grandissime
per ogni
sinistro
accidente
andranno
in
pezzi
, e non per altra
cagione
che per il loro proprio
peso
. E qui è
forza
che io vi
racconti
un
caso
degno
veramente
di esser
saputo
, come sono tutti gli
accidenti
che
accascano
fuori dell'
aspettazione
, e
massime
quando il
partito
preso
per
ovviare
a uno
inconveniente
riesce
poi
causa
potissima
del
disordine
.
Era
una
grossissima
colonna
di
marmo
distesa
, e
posata
, presso alle sue
estremità
, sopra due
pezzi
di
trave
;
cadde
in
pensiero
dopo certo
tempo
ad un
mecanico
che
fusse
bene
, per
maggiormente
assicurarsi
che
gravata
dal proprio
peso
non si
rompesse
nel
mezzo
,
supporgli
anco in questa
parte
un
terzo
simile
sostegno
:
parve
il
consiglio
generalmente
molto
opportuno
, ma l'
esito
lo
dimostrò
essere
stato
tutto l'
opposito
,
atteso
che non
passarono
molti
mesi
che la
colonna
si
trovò
fessa
e
rotta
,
giusto
sopra il
nuovo
appoggio
di
mezzo
.
SIMP
.
Accidente
in
vero
maraviglioso
e
veramente
praeter
spem
, quando però
fusse
derivato
dall'
aggiungervi
il
nuovo
sostegno
di
mezzo
.
SALV
. Da quello
sicuramente
derivò
egli, e la
riconosciuta
cagion
dell'
effetto
leva
la
maraviglia
: perché,
deposti
in
piana
terra
i due
pezzi
della
colonna
, si
vedde
che l'uno de i
travi
, su '
l
quale
appoggiava
una delle
testate
, si
era
, per la
lunghezza
del
tempo
,
infracidato
ed
avvallato
, e,
restando
quel di
mezzo
durissimo
e
forte
, fu
causa
che la
metà
della
colonna
restasse
in
aria
,
abbandonata
dall'
estremo
sostegno
; onde il proprio
soverchio
peso
gli fece fare quello che non avrebbe
fatto
se solo sopra i due
primi
si
fusse
appoggiata
, perché l'
avvallarsi
qual si
fusse
di loro, ella ancora l'
arebbe
seguito
. E qui non si può
dubitare
che tal
accidente
non sarebbe
avvenuto
in una
piccola
colonna
, benché della medesima
pietra
e di
lunghezza
rispondente
alla sua
grossezza
con la
proporzione
medesima della
grossezza
e
lunghezza
della
colonna
grande
.
SAGR
. Già sin qui
resto
io
assicurato
della
verità
dell'
effetto
ma non
penetro
già la
ragione
come, nel
crescersi
la
materia
, non
deva
con l'istesso
ragguaglio
multiplicarsi
la
resistenza
e
gagliardia
; e tanto più mi
confondo
, quanto per l'
opposito
veggo
in altri
casi
crescersi
molto più la
robustezza
e la
resistenza
al
rompersi
, che non
cresce
l'
ingrossamento
della
materia
: che se,
v.
g.
, saranno due
chiodi
fitti
in un
muro
, l'uno più
grosso
il
doppio
dell'altro, quello
reggerà
non solamente
doppio
peso
di questo, ma
triplo
e
quadruplo
.
SALV
.
Dite
pur
ottuplo
, né
direte
lontano
dal
vero
: né questo
effetto
contraria
a quello, ancor che in
sembiante
apparisca
così
diverso
.
SAGR
. Adunque,
Sig.
Salviati
,
spianateci
questi
scogli
e
dichiarateci
queste
oscurità
, se ne avete il modo, ché ben
conietturo
, questa
materia
delle
resistenze
essere
un
campo
pieno
di
belle
ed
utili
contemplazioni
; e se vi
contentate
che questo sia il
soggetto
de i nostri
ragionamenti
di
oggi
, a me, e
credo
al
Sig.
Simplicio
, sarà
gratissimo
.
SALV
. Non posso
mancar
di
servirle
, purché la
memoria
serva
me in
sumministrarmi
quello che già
appresi
dal nostro
Accademico
, che sopra tal
materia
aveva fatte molte
speculazioni
, e tutte,
conforme
al suo
solito
,
geometricamente
dimostrate
, in modo che, non senza
ragione
, questa sua potrebbe
chiamarsi
una
nuova
scienza
; perché se
bene
alcune delle
conclusioni
sono state da altri, e prima di tutti da
Aristotele
,
osservate
, tuttavia né sono delle più
belle
, né (quello che più
importa
) da i loro
primarii
e
indubitati
fondamenti
con
necessarie
dimostrazioni
provate
. E perché, come
dico
, voglio
dimostrativamente
accertarvi
, e non con solamente
probabili
discorsi
persuadervi
,
supponendo
che abbiate quella
cognizione
delle
conclusioni
mecaniche
, da altri sin qui
fondatamente
trattate
, che per il nostro
bisogno
sarà
necessaria
,
conviene
che avanti ogni altra cosa
consideriamo
qual
effetto
sia quello che si
opera
nella
frazzione
di un
legno
o di altro
solido
, le cui
parti
saldamente
sono
attaccate
; perché questa è la prima
nozione
, nella qual
consiste
il
primo
e
semplice
principio
che come
notissimo
conviene
supporsi
. Per più
chiara
esplicazione
di che,
segniamo
il
cilindro
o
prisma
AB di
legno
o di altra
materia
solida
e
coerente
,
fermato
di sopra in A e
pendente
a
piombo
, al quale nell'altra
estremità
B
sia
attaccato
il
peso
C
: è
manifesto
che, qualunque si sia la
tenacità
e
coerenza
tra di loro delle
parti
di esso
solido
, pur che non sia
infinita
, potrà esser
superata
dalla
forza
del
traente
peso
C
, la cui
gravità
pongo
che possa
accrescersi
quanto ne
piace
, e esso
solido
finalmente si
strapperà
, a
guisa
d'una
corda
. E sì come nella
corda
noi
intendiamo
, la sua
resistenza
derivare
dalla
moltitudine
delle
fila
della
canapa
che la
compongono
, così nel
legno
si
scorgono
le sue
fibre
e
filamenti
distesi
per lungo, che lo
rendono
grandemente
più
resistente
allo
strappamento
che non sarebbe
qualsivoglia
canapo
della medesima
grossezza
: ma nel
cilindro
di
pietra
o di
metallo
la
coerenza
(che ancora
par
maggiore) delle sue
parti
depende
da altro
glutine
che da
filamenti
o
fibre
; e
pure
essi ancora da
valido
tiramento
vengono
spezzati
.
SIMP
. Se il
negozio
procede
come voi
dite
,
intendo
bene
che i
filamenti
nel
legno
, che son
lunghi
quanto l'istesso
legno
, posson
renderlo
gagliardo
e
resistente
a gran
forza
che se gli
faccia
per
romperlo
; ma una
corda
composta
di
fili
di
canapa
non più
lunghi
di due o tre
braccia
l'uno, come potrà
ridursi
alla
lunghezza
di cento,
restando
tanto
gagliarda
? In oltre vorrei anco
sentire
la vostra
opinione
intorno all'
attaccamento
delle
parti
de i
metalli
, delle
pietre
e di altre
materie
prive
di tali
filamenti
, che pur, s'io non m'
inganno
, è anco più
tenace
.
SALV
. In
nuove
specolazioni
, e non molto al nostro
intento
necessarie
,
converrà
divertire
, se
dovremo
delle
promosse
difficoltà
portar
le
soluzioni
.
SAGR
. Ma se le
digressioni
possono
arrecarci
la
cognizione
di
nuove
verità
, che
pregiudica
a noi, non
obbligati
a un
metodo
serrato
e
conciso
, ma che solo per proprio
gusto
facciamo i nostri
congressi
,
digredir
ora
per non
perder
quelle
notizie
che forse,
lasciata
l'
incontrata
occasione
, un'altra
volta
non ci si
rappresenterebbe
? anzi chi
sa
che
bene
spesso
non si possano
scoprir
curiosità
più
belle
delle
primariamente
cercate
conclusioni
?
Pregovi
per tanto io ancora a
dar
sodisfazione
al
Sig.
Simplicio
ed a me, non
men
di esso
curioso
e
desideroso
d'
intender
qual sia quel
glutine
che sì
tenacemente
ritien
congiunte
le
parti
de i
solidi
, che pur finalmente sono
dissolubili
:
cognizione
che pur anco è
necessaria
per
intender
la
coerenza
delle
parti
de gli stessi
filamenti
, de i quali alcuni de i
solidi
son
composti
.
SALV
. Eccomi a
servirvi
, poiché così vi
piace
. È la prima
difficoltà
, come possano i
filamenti
d'una
corda
lunga
cento
braccia
sì
saldamente
connettersi
insieme
(non essendo ciascheduno di essi lungo più di due o tre), che gran
violenza
ci
voglia
a
disseparargli
. Ma
ditemi
,
Sig.
Simplicio
: non potreste voi d'un
sol
filo
di
canapa
tener
l'una dell'
estremità
talmente
stretta
fra le
dita
, che io,
tirando
dall'altra, prima che
liberarlo
dalla vostra
mano
, lo
rompessi
? Certo sì. Quando dunque i
fili
della
canapa
fusser
non solo nell'
estremità
, ma in tutta la lor
lunghezza
, con gran
forza
da chi gli
circondasse
tenuti
stretti
, non è
manifesta
cosa che lo
sbarbargli
da chi gli
strigne
sarebbe assai più
difficile
che il
rompergli
? Ma nella
corda
l'istesso
atto
dell'
attorcerla
strigne
le
fila
scambievolmente
tra di loro in
maniera
, che
tirando
poi con gran
forza
la
fune
, i suoi
filamenti
si
spezzano
, e non si
separano
l'uno dall'altro; come
manifestamente
si
conosce
dal
vedersi
nella
rottura
i
filamenti
cortissimi
, e non
lunghi
almeno un
braccio
l'uno, come
dovria
vedersi
quando la
division
della
corda
si facesse non per lo
strappamento
delle
fila
, ma per la
sola
separazione
dell'uno dall'altro
strisciando
.
SAGR
.
Aggiungasi
, in
confermazion
di questo, il
vedersi
tal
volta
romper
la
corda
non per il
tirarla
per lo lungo, ma solo per il
soverchiamente
attorcerla
:
argumento
,
par
a me,
concludente
, le
fila
esser
talmente
tra di loro
scambievolmente
compresse
, che le
comprimenti
non
permettono
alle
compresse
scorrer
quel
minimo
che, che sarebbe
necessario
per
allungar
le
spire
,
acciò
potessero
circondar
la
fune
che nel
torcimento
si
scorcia
ed in
consequenza
qualche poco s'
ingrossa
.
SALV
. Voi
benissimo
dite
: ma
considerate
appresso come una
verità
si
tira
dietro l'altra. Quel
filo
che
stretto
tra le
dita
non
segue
chi, con qualche
forza
tirandolo
, vorrebbe di tra esse
sottrarlo
,
resiste
perché da
doppia
compressione
vien
ritenuto
;
avvenga
che non meno il
dito
superiore
preme
contro l'
inferiore
, che questo si
prema
contro a quello. E non è
dubbio
che quando di queste due
premure
se ne potesse
ritenere
una
sola
,
resterebbe
la
metà
di quella
resistenza
che dalle due
congiunte
dependeva
; ma perché non si può con l'
alzar
,
v.
g.
, il
dito
superiore
levar
la sua
pressione
senza
rimuover
anco l'altra
parte
,
conviene
con
nuovo
artifizio
conservarne
una di loro, e
trovar
modo che l'istesso
filo
comprima
se medesimo contro al
dito
o altro
corpo
solido
sopra '
l
quale si
posa
, e far sì che l'
istessa
forza
che lo
tira
per
separarnelo
, tanto più ve lo
comprima
, quanto più
gagliardamente
lo
tira
: e questo si
conseguirà
con l'
avvolgere
a
guisa
di
spira
il
filo
medesimo intorno al
solido
; il che
acciò
meglio
s'
intenda
, ne
segnerò
un poco di
figura
. E questi AB,
CD
siano due
cilindri
, e tra essi
disteso
il
filo
EF
, che per maggior
chiarezza
ce lo
figureremo
essere
una
cordicella
: non è
dubbio
, che
premendo
gagliardamente
i due
cilindri
l'uno contro all'altro, la
corda
FE
,
tirata
dall'
estremità
F
,
resisterà
a non
piccola
violenza
prima che
scorrere
tra i due
solidi
comprimentila
; ma se
rimuoveremo
l'uno di loro, la
corda
, benché
continui
di
toccar
l'altro, non però da tal
toccamento
sarà
ritenuta
che
liberamente
non
scorra
. Ma se
ritenendola
, benché
debolmente
attaccata
verso la
sommità
del
cilindro
A, l'
avvolgeremo
intorno a quello a
foggia
di
spira
AFLOTR
, e dal
capo
R
la
tireremo
, è
manifesto
che ella
comincerà
a
stringere
il
cilindro
; e se le
spire
e
volute
saranno molte, sempre più, nel
validamente
tirare
, si
comprimerà
la
corda
addosso
al
cilindro
; e facendosi, con la
multiplicazione
delle
spire
, più lungo il
toccamento
, ed in
consequenza
men
superabile
,
difficile
si farà sempre più lo
scorrer
della
corda
e l'
acconsentir
alla
traente
forza
. Or chi non
vede
che tale è la
resistenza
delle
filamenta
, che con mille e mille
simili
avvolgimenti
il
grosso
canapo
contessono
? Anzi lo
strignimento
di
simili
tortuosità
collega
tanto
tenacemente
, che di non molti
giunchi
, né anco molto
lunghi
, sì che poche son le
spire
con le quali tra di loro s'
intrecciano
, si
compongono
robustissime
funi
, che mi
par
che
domandino
suste
.
SAGR
.
Cessa
per il vostro
discorso
nella mia
mente
la
maraviglia
di due
effetti
, de i quali le
ragioni
non
bene
erano
comprese
da me. Uno
era
il
vedere
come due o al più tre
rivolte
del
canapo
intorno al
fuso
dell'
argano
potevano non solamente
ritenerlo
, che,
tirato
dall'
immensa
forza
del
peso
che ei
sostiene
,
scorrendo
non gli
cedesse
, ma che di più,
girando
l'
argano
, il medesimo
fuso
, col solo
toccamento
del
canapo
che lo
strigne
, potesse con li
succedenti
ravvolgimenti
tirare
e
sollevare
vastissime
pietre
, mentre che le
braccia
d'un
debile
ragazzo
vanno
ritenendo
e
radunando
l'altro
capo
del medesimo
canapo
. L'altro è d'un
semplice
ma
arguto
ordigno
,
trovato
da un
giovane
mio
parente
, per poter con una
corda
calarsi
da una
finestra
senza
scorticarsi
crudelmente
le
palme
delle
mani
, come poco
tempo
avanti gli
era
intervenuto
con sua
grandissima
offesa
. Ne farò, per
facile
intelligenza
, un
piccolo
schizzo
. Intorno a un
simil
cilindro
di
legno
AB,
grosso
come una
canna
e lungo circa un
palmo
,
incavò
un
canaletto
in
forma
di
spira
, di una
voluta
e
mezo
e non più, e di
larghezza
capace
della
corda
che voleva
adoprare
; e questa fece
entrare
per il
canale
dal
termine
A ed
uscire
per l'altro
B
,
circondando
poi tal
cilindro
e
corda
con un
cannone
pur di
legno
, o
vero
anco di
latta
, ma
diviso
per lungo ed
ingangherato
, sì che
liberamente
potesse
aprirsi
e
chiudersi
: ed
abbracciando
poi e
strignendo
con
ambe
le
mani
esso
cannone
,
raccomandata
la
corda
a un
fermo
ritegno
di sopra, si
sospese
su le
braccia
; e
riuscì
tale la
compressione
della
corda
tra '
l
cannone
ambiente
e '
l
cilindro
, che, ad
arbitrio
suo,
strignendo
fortemente
le
mani
poteva
sostenersi
senza
calare
ed
allentandole
un poco si
calava
lentamente
a suo
piacimento
.
SALV
.
Ingegnosa
veramente
invenzione
; e per
intera
esplicazione
della sua
natura
, mi
par
di
scorgere
così per
ombra
che qualche altra
specolazione
si potesse
aggiugnere
: ma non voglio per
ora
digredir
più sopra di questo
particolare
, e
massime
volendo voi
sentir
il mio
pensiero
intorno alla
resistenza
allo
strapparsi
de gli altri
corpi
, la cui
testura
non è di
filamenti
, come quella delle
funi
e della maggior
parte
de i
legni
; ma la
coerenza
delle
parti
loro in altre
cagioni
par
che
consista
, le quali, per mio
giudizio
, si
riducono
a due
capi
: l'uno de i quali è quella
decantata
repugnanza
che ha la
natura
all'
ammettere
il
vacuo
; per l'altro bisogna (non
bastando
questo del
vacuo
)
introdur
qualche
glutine
,
visco
o colla, che
tenacemente
colleghi
le
particole
delle quali esso
corpo
è
composto
.
Dirò
prima del
vacuo
,
mostrando
con
chiare
esperienze
quale e quanta sia la sua
virtù
. E prima, il
vedersi
, quando ne
piaccia
, due
piastre
di
marmo
, di
metallo
o di
vetro
,
esquisitamente
spianate
pulite
e
lustre
, che,
posata
l'una su l'altra, senza veruna
fatica
se gli
muove
sopra
strisciando
(
sicuro
argumento
che
nissun
glutine
le
congiugne
), ma che volendo
separarle
,
mantenendole
equidistanti
, tal
repugnanza
si
trova
, che la
superiore
solleva
e si
tira
dietro l'altra e
perpetuamente
la
ritiene
sollevata
, ancorché assai
grossa
e
grave
,
evidentemente
ci
mostra
l'
orrore
della
natura
nel
dover
ammettere
, se ben per breve
momento
di
tempo
, lo
spazio
voto
che tra di quelle
rimarrebbe
avanti che il
concorso
delle
parti
dell'
aria
circostante
l'avesse
occupato
e
ripieno
.
Vedesi
anco, che quando
bene
tali due
lastre
non
fussero
esattamente
pulite
, e perciò che il lor
contatto
non
fusse
esquisito
del tutto, nel
volerle
separar
lentamente
niuna
renitenza
si
trova
fuor
di quella della
sola
gravità
; ma in un
alzamento
repentino
l'
inferior
pietra
si
solleva
, ma subito
ricade
,
seguendo
solamente la
sovrana
per quel
brevissimo
tempo
che
basta
per la
distrazzione
di quella poca d'
aria
che s'
interponeva
tra le
lastre
, che non ben
combaciavano
, e per l'
ingresso
dell'altra
circunfusa
. Tal
resistenza
, che così
sensatamente
si
scorge
tra le due
lastre
, non si può
dubitare
che
parimente
non
risegga
tra le
parti
di un
solido
, e che nel loro
attaccamento
non
entri
almanco
a
parte
e come
causa
concomitante
.
SAGR
.
Fermate
di
grazia
, e
concedetemi
ch'io
dica
una
particolar
considerazione
che pur
ora
mi è
caduta
in
mente
: e questa è, che il
vedere
come la
piastra
inferiore
segue
la
superiore
e che con
moto
velocissimo
vien
sollevata
, ci
rende
sicuri
che, contro al
detto
di molti
filosofi
e forse d'
Aristotele
medesimo, il
moto
nel
vacuo
non sarebbe
instantaneo
; perché quando
fusse
tale, le
nominate
due
lastre
senza
repugnanza
veruna si
separerebbero
, già che il medesimo
instante
di
tempo
basterebbe
per la loro
separazione
e per il
concorso
dell'
aria
ambiente
a
riempier
quel
vacuo
che tra esse potesse
restare
. Dal
seguir
dunque che fa l'
inferior
lastra
la
superiore
, si
raccoglie
come nel
vacuo
il
moto
non sarebbe
instantaneo
; e si
raccoglie
insieme
che pur tra le medesime
piastre
resti
qualche
vacuo
, almeno per
brevissimo
tempo
, cioè per tutto quello che
passa
nel
movimento
dell'
ambiente
, mentre
concorre
a
riempiere
il
vacuo
; ché se
vacuo
non vi
restasse
, né di
concorso
né di
moto
di
ambiente
vi sarebbe
bisogno
.
Converrà
dunque
dire
che, pur per
violenza
o contro a
natura
, il
vacuo
talor
si
conceda
(benché l'
opinion
mia è che
nissuna
cosa sia contro a
natura
, salvo che l'
impossibile
, il quale poi non è mai). Ma qui mi
nasce
un'altra
difficoltà
; ed è che, se ben l'
esperienza
m'
assicura
della
verità
della
conclusione
, l'
intelletto
non
resta
già
interamente
appagato
della
causa
alla quale
cotale
effetto
viene
attribuito
.
Imperò
che l'
effetto
della
separazione
delle due
lastre
è
anteriore
al
vacuo
, che in
consequenza
alla
separazione
succederebbe
: e perché mi
pare
che la
causa
debba
, se non di
tempo
, almeno di
natura
precedere
all'
effetto
, e che d'un
effetto
positivo
positiva
altresì
debba
esser la
causa
, non
resto
capace
come dell'
aderenza
delle due
piastre
e della
repugnanza
all'esser
separate
,
effetti
che già sono in
atto
, si possa
referir
la
cagione
al
vacuo
, che non è, ma che
arebbe
a
seguire
; e delle
cose
che non sono,
nussuna
può esser l'
operazione
,
conforme
al
pronunziato
certissimo
del
Filosofo
.
SIMP
. Ma già che
concedete
questo
assioma
ad
Aristotele
, non
credo
che siate per
negargliene
un altro,
bellissimo
e
vero
: e questo è, che la
natura
non
intraprende
a voler fare quello che
repugna
ad esser
fatto
, dal qual
pronunziato
mi
par
che
dependa
la
soluzione
del vostro
dubbio
. Perché dunque a se medesimo
repugna
essere
uno
spazio
vacuo
,
vieta
la
natura
il far quello in
consequenza
di che
necessariamente
succederebbe
il
vacuo
; e tale è la
separazione
delle due
lastre
.
SAGR
.
Ora
,
ammesso
per
soluzione
adequata
del mio
dubbio
questo che
produce
il
Sig.
Simplicio
,
seguitando
il
cominciato
discorso
,
parmi
che questa medesima
repugnanza
al
vacuo
devrebbe
esser
bastante
ritegno
delle
parti
di un
solido
di
pietra
o di
metallo
, o se altre ve ne sono che più
saldamente
stiano
congiunte
e
renitenti
alla
divisione
. Perché, se di uno
effetto
una
sola
è la
cagione
, sì come io ho
inteso
e
creduto
, o, se pur molte se n'
assegnano
, ad una
sola
si
riducono
, perché questa del
vacuo
, che
sicuramente
è, non
basterà
per tutte le
resistenze
?
SALV
. Io per
ora
non voglio
entrare
in questa
contesa
, se il
vacuo
senz'altro
ritegno
sia per sé solo
bastante
a
tenere
unite
le
parti
disunibili
de i
corpi
consistenti
; ma vi
dico
bene
che la
ragione
del
vacuo
, che
milita
e
conclude
nelle due
piastre
, non
basta
per sé
sola
al
saldo
collegamento
delle
parti
di un
solido
cilindro
di
marmo
o di
metallo
, le quali,
violentate
da
forze
gagliarde
che
dirittamente
le
tirino
, finalmente si
separano
e si
dividono
. E quando io
trovi
modo di
distinguer
questa già
conosciuta
resistenza
,
dependente
dal
vacuo
, da ogni altra, qualunque ella si
fusse
, che con lei
concorresse
in
fortificar
l'
attaccamento
, e che io vi
faccia
vedere
come essa
sola
non sia a gran
pezzo
bastante
per tale
effetto
, non
concederete
voi che sia
necessario
introdurne
altra?
Aiutatelo
,
Sig.
Simplicio
, già che egli sta
ambiguo
sopra quello che
debba
rispondere
.
SIMP
. È
forza
che la
sospensione
del
Sig.
Sagredo
sia per altro
rispetto
, non
restando
luogo
di
dubitare
sopra sì
chiara
e
necessaria
consequenza
.
SAGR
. Voi,
Sig.
Simplicio
, l'avete
indovinata
.
Andavo
pensando
se, non
bastando
un
million
d'
oro
l'
anno
, che
vien
di
Spagna
, per
pagar
l'
esercito
,
fusse
necessario
far altra
provisione
che di
danari
per le
paghe
de'
soldati
. Ma
seguitate
pur,
Sig.
Salviati
, e
supponendo
ch'io
ammetta
la vostra
consequenza
,
mostrateci
il modo di
separare
l'
operazione
del
vacuo
dall'altre, e
misurandola
fateci
vedere
come ella sia
scarsa
per l'
effetto
di che si
parla
.
SALV
. Il vostro
demonio
vi
assiste
.
Dirò
il modo dell'
appartar
la
virtù
del
vacuo
dall'altre, e poi la
maniera
del
misurarla
. E per
appartarla
,
piglieremo
una
materia
continua
, le cui
parti
manchino
di ogni altra
resistenza
alla
separazione
fuor
che di quella del
vacuo
, quale a lungo è
stato
dimostrato
in certo
trattato
del nostro
Accademico
esser l'
acqua
: talché, qualunque
volta
si
disponesse
un
cilindro
d'
acqua
, e che,
attratto
, si
sentisse
resistenza
allo
staccamento
delle sue
parti
, questo da altra
cagione
che dalla
repugnanza
al
vacuo
non potrebbe
riconoscersi
. Per far poi una tale
esperienza
mi son
immaginato
un
artifizio
, il quale con l'
aiuto
di un poco di
disegno
,
meglio
che con
semplici
parole
, potrò
dichiarare
.
Figuro
, questo
CABD
essere
il
profilo
di un
cilindro
di
metallo
o di
vetro
, che sarebbe
meglio
,
voto
dentro, ma
giustissimamente
tornito
, nel cui
concavo
entri
con
esquisitissimo
contatto
un
cilindro
di
legno
, il cui
profilo
noto
EGHF
, il qual
cilindro
si possa
spignere
in su e 'n
giù
; e questo voglio che sia
bucato
nel
mezzo
, sì che vi
passi
un
filo
di
ferro
,
oncinato
nell'
estremità
K
, e l'altro
capo
I
vadia
ingrossandosi
in
forma
di
cono
o
turbine
, facendo che il
foro
fatto
nel
legno
sia nella
parte
di sopra esso ancora
incavato
in
forma
di
conica
superficie
,
aggiustata
puntualmente
per
ricevere
la
conica
estremità
I del
ferro
IK
, qualunque
volta
si
tiri
giù
dalla
parte
K
.
Inserto
il
legno
, o
vogliamolo
chiamar
zaffo
, EH nel
cavo
cilindro
AD, non voglio ch'
arrivi
sino alla
superior
superficie
di esso
cilindro
, ma che
resti
lontano
due o tre
dita
; e tale
spazio
deve
esser
ripieno
di
acqua
, la quale vi si
metterà
tenendo
il
vaso
con la
bocca
CD
all'in su e
calcandovi
sopra il
zaffo
EH, col
tenere
il
turbine
I
remoto
alquanto dal
cavo
del
legno
per
lasciar
l'
esito
all'
aria
, che nel
calcare
il
zaffo
se n'
uscirà
per il
foro
del
legno
, che perciò si fa alquanto più
largo
della
grossezza
dell'
asticciuola
di
ferro
IK
.
Dato
l'
esito
all'
aria
e
ritirato
il
ferro
, che ben
suggelli
su '
legno
col suo
turbine
I, si
rivolterà
il
vaso
tutto con la
bocca
all'in
giù
, ed
attaccando
all'
oncino
K
un
recipiente
da
mettervi
dentro
rena
o altra
materia
grave
, si
caricherà
tanto, che finalmente la
superior
superficie
EF
del
zaffo
si
staccherà
dall'
inferiore
dell'
acqua
, alla quale niente altro la
teneva
congiunta
che la
repugnanza
del
vacuo
;
pesando
poi il
zaffo
col
ferro
col
recipiente
e con ciò che vi sarà dentro,
aremo
la
quantità
della
forza
del
vacuo
: e se,
attaccato
a un
cilindro
di
marmo
o di
cristallo
,
grosso
quanto il
cilindro
dell'
acqua
,
peso
tale che,
insieme
col
peso
proprio dell'istesso
marmo
o
cristallo
,
pareggi
la
gravità
di tutte le
nominate
bagaglie
, ne
seguirà
la
rottura
, potremo senza verun
dubbio
affermare
, la
sola
ragion
del
vacuo
tener
le
parti
del
marmo
e
cristallo
congiunte
; ma non
bastando
, e che per
romperlo
bisogni
aggiugnervi
quattro
volte
altrettanto
peso
,
converrà
dire
, la
resistenza
del
vacuo
esser delle cinque
parti
una, e l'altra
quadrupla
di quella del
vacuo
.
SIMP
. Non si può
negare
che l'
invenzione
non sia
ingegnosa
, ma l'ho per
soggetta
a molte
difficoltà
, che me la
rendono
dubbia
: perché, chi ci
assicura
che l'
aria
non possa
penetrar
tra '
l
vetro
e '
l
zaffo
, ancorché si
circondi
bene
di
stoppa
o altra
materia
cedente
? e così,
acciò
che il
cono
I
saldi
bene
il
foro
, forse non
basterebbe
l'
ugnerlo
con
cera
o
trementina
. In oltre, perché non potrebbero le
parti
dell'
acqua
distrarsi
e
rarefarsi
? perché non
penetrare
aria
, o
esalazioni
, o altre
sustanze
più
sottili
, per le
porosità
del
legno
, o anche dell'istesso
vetro
?
SALV
. Molto
destramente
ci
muove
il
Sig.
Semplicio
le
difficoltà
, ed in
parte
ci
sumministra
i
rimedii
, quanto alla
penetrazion
dell'
aria
per il
legno
, o tra '
l
legno
e '
l
vetro
. Ma io, oltre di ciò,
noto
che potremo nell'istesso
tempo
accorgerci
, con
acquisto
di
nuove
cognizioni
, se le
promosse
difficoltà
aranno
luogo
.
Imperò
che, se l'
acqua
sarà per
natura
, se ben con
violenza
,
distraibile
, come
accade
nell'
aria
, si
vedrà
il
zaffo
calare
; e se faremo nella
parte
superiore
del
vetro
un poco di
ombelico
prominente
, come questo V,
penetrando
, per la
sustanza
o
porosità
del
vetro
o del
legno
,
aria
o altra più
tenue
e
spiritosa
materia
, si
vedrà
radunare
(
cedendogli
l'
acqua
) nell'
eminenza
V: le quali
cose
quando non si
scorgano
, verremo
assicurati
, l'
esperienza
esser con le
debite
cautele
stata
tentata
; e
conosceremo
, l'
acqua
non esser
distraibile
, né il
vetro
esser
permeabile
da veruna
materia
, benché
sottilissima
.
SAGR
. Ed io mercé di questi
discorsi
ritrovo
la
causa
di un
effetto
che lungo
tempo
m'ha
tenuto
la
mente
ingombrata
di
maraviglia
e
vota
d'
intelligenza
.
Osservai
già una
citerna
, nella quale, per
trarne
l'
acqua
, fu fatta fare una
tromba
, da chi forse
credeva
, ma
vanamente
, di
poterne
cavar
con
minor
fatica
l'
istessa
o maggior
quantità
che con le
secchie
ordinarie
; ed ha questa
tromba
il suo
stantuffo
e
animella
su
alta
, sì che l'
acqua
si fa
salire
per
attrazzione
, e non per
impulso
, come fanno le
trombe
che hanno l'
ordigno
da
basso
. Questa, sin che nella
citerna
vi è
acqua
sino ad una
determinata
altezza
, la
tira
abbondantemente
; ma quando l'
acqua
abbassa
oltre a un
determinato
segno
, la
tromba
non
lavora
più. Io
credetti
, la prima
volta
che
osservai
tale
accidente
, che l'
ordigno
fusse
guasto
; e
trovato
il
maestro
acciò
lo
raccomodasse
, mi
disse
che non vi
era
altrimente
difetto
alcuno,
fuor
che nell'
acqua
, la quale, essendosi
abbassata
troppo, non
pativa
d'esser
alzata
a tanta
altezza
; e mi
soggiunse
, né con
trombe
, né con altra
machina
che
sollevi
l'
acqua
per
attrazzione
, esser
possibile
farla
montare
un
capello
più di
diciotto
braccia
: e siano le
trombe
larghe
o
strette
, questa è la
misura
dell'
altezza
limitatissima
. Ed io sin
ora
sono
stato
così poco
accorto
, che,
intendendo
che una
corda
, una
mazza
di
legno
e una
verga
di
ferro
, si può tanto e tanto
allungare
che finalmente il suo proprio
peso
la
strappi
,
tenendola
attaccata
in
alto
, non mi è
sovvenuto
che l'istesso, molto più
agevolmente
,
accaderà
di una
corda
o
verga
di
acqua
. E che altro è quello che si
attrae
nella
tromba
, che un
cilindro
di
acqua
, il quale, avendo la sua
attaccatura
di sopra,
allungato
più e più, finalmente
arriva
a quel
termine
oltre al quale,
tirato
dal suo già
fatto
soverchio
peso
, non
altrimente
che se
fusse
una
corda
, si
strappa
?
SALV
. Così
puntualmente
cammina
il
negozio
; e perché la medesima
altezza
delle
diciotto
braccia
è il
prefisso
termine
dell'
altezza
alla quale
qualsivoglia
quantità
d'
acqua
, siano cioè le
trombe
larghissime
o
strette
o
strettissime
quanto un
fil
di
paglia
, può
sostentarsi
, tutta
volta
che noi
peseremo
l'
acqua
contenuta
in
diciotto
braccia
di
cannone
, sia
largo
o
stretto
,
aremo
il
valore
della
resistenza
del
vacuo
ne i
cilindri
di
qualsivoglia
materia
solida
,
grossi
quanto sono i
concavi
de i
cannoni
proposti
. E già che
aviamo
detto
tanto,
mostriamo
come di tutti i
metalli
,
pietre
,
legni
,
vetri
, etc., si può
facilmente
ritrovare
sino a quanta
lunghezza
si
potrebbono
allungare
cilindri
,
fili
o
verghe
di
qualsivoglia
grossezza
, oltre alla quale,
gravati
dal proprio
peso
, più non
potrebber
reggersi
, ma si
strapperebbero
.
Piglisi
, per
esempio
, un
fil
di
rame
di
qualsivoglia
grossezza
e
lunghezza
, e
fermato
un de' suoi
capi
ad
alto
, si
vadia
aggiungendo
all'altro maggior e maggior
peso
, sì che finalmente si
strappi
; e sia il
peso
massimo
che potesse
sostenere
,
v.
g.
,
cinquanta
libbre
: è
manifesto
che
cinquanta
libbre
di
rame
, oltre al proprio
peso
, che sia, per
esempio
, un
ottavo
d'
oncia
,
tirato
in
filo
di tal
grossezza
, sarebbe la
lunghezza
massima
del
filo
che se stesso potesse
reggere
.
Misurisi
poi quanto
era
lungo il
filo
che si
strappò
, e sia,
v.
g.
, un
braccio
: e perché
pesò
un
ottavo
d'
oncia
, e
resse
se stesso e
cinquanta
libbre
appresso, che sono
ottavi
d'
oncia
quattro mila
ottocento
,
diremo
, tutti i
fili
di
rame
, qualunque si sia la loro
grossezza
, potersi
reggere
sino alla
lunghezza
di quattro mila
ottocento
un
braccio
, e non più. E così, una
verga
di
rame
potendo
reggersi
sino alla
lunghezza
di quattro mila
ottocento
un
braccio
, la
resistenza
che ella
trova
dependente
dal
vacuo
,
rispetto
al
restante
, è tanta, quanto
importa
il
peso
d'una
verga
d'
acqua
lunga
braccia
diciotto
e
grossa
quanto quella stessa di
rame
; e
trovandosi
,
v.
g.
, il
rame
esser nove
volte
più
grave
dell'
acqua
, di qualunque
verga
di
rame
la
resistenza
allo
strapparsi
,
dependente
dalla
ragion
del
vacuo
,
importa
quanto è il
peso
di due
braccia
dell'
istessa
verga
. E con
simil
discorso
ed
operazione
si potranno
trovare
le
lunghezze
delle
fila
o
verghe
di tutte le
materie
solide
ridotte
alla
massima
che
sostener
si possa, ed
insieme
qual
parte
abbia il
vacuo
della loro
resistenza
.
SAGR
.
Resta
ora
che ci
dichiate
in qual cosa
consista
il
resto
della
resistenza
, cioè qual sia il
glutine
o
visco
che
ritien
attaccate
le
parti
del
solido
, oltre a quello che
deriva
dal
vacuo
: perché io non
saprei
imaginarmi
qual colla sia quella che non possa esser
arsa
e
consumata
dentro una
ardentissima
fornace
in due, tre e quattro
mesi
, né in dieci o in cento; dove stando tanto
tempo
argento
oro
e
vetro
liquefatti
,
cavati
, poi
tornano
le
parti
loro, nel
freddarsi
, a
riunirsi
e
rattaccarsi
come prima. Oltre che, la medesima
difficoltà
che ho nell'
attaccamento
delle
parti
del
vetro
, l'
arò
io nelle
parti
della colla, cioè che cosa sia quella che le
tiene
così
saldamente
congiunte
.
SALV
. Pur poco fa vi
dissi
che '
l
vostro
demonio
vi
assisteva
. Sono io ancora nelle medesime
angustie
; ed ancor io,
toccando
con
mano
come la
repugnanza
al
vacuo
è
indubitabilmente
quella che non
permette
, se non con gran
violenza
, la
separazione
delle due
lastre
, e più delle due gran
parti
della
colonna
di
marmo
o di
bronzo
, non
so
vedere
come non abbia ad aver
luogo
ed esser
parimente
cagione
della
coerenza
delle
parti
minori
e sino delle
minime
ultime
delle medesime
materie
: ed essendo che d'un
effetto
una
sola
è la
vera
e
potissima
causa
, mentre io non
trovo
altro
glutine
, perché non
debbo
tentar
di
vedere
se questo del
vacuo
, che si
trova
, può
bastarci
?
SIMP
. Se di già voi avete
dimostrato
, la
resistenza
del gran
vacuo
, nel
separarsi
le due gran
parti
di un
solido
, esser
piccolissima
in
comparazion
di quella che
tien
congiunte
le
particole
minime
, come non volete
tener
più che per certo, questa esser
diversissima
da quella?
SALV
. A questo
rispose
il
Sig.
Sagredo
, che pur si
pagavano
tutti i
particolari
soldati
con
danari
raccolti
da
imposizioni
generali
di
soldi
e di
quattrini
, se
bene
un
million
d'
oro
non
bastava
a
pagar
tutto l'
esercito
. E chi
sa
che altri
minutissimi
vacui
non
lavorino
per le
minutissime
particole
, sì che per tutto sia dell'
istessa
moneta
quello con che si
tengono
tutte le
parti
congiunte
? Io vi
dirò
quello che tal
ora
mi è
passato
per l'
imaginazione
, e ve lo
do
non come
verità
risoluta
, ma come una qual si sia
fantasia
,
piena
anco d'
indigestioni
,
sottoponendola
a più
alte
contemplazioni
:
cavatene
se nulla vi è che vi
gusti
; il
resto
giudicatelo
come più vi
pare
. Nel
considerar
tal
volta
come,
andando
il
fuoco
serpendo
tra le
minime
particole
di questo e di quel
metallo
, che tanto
saldamente
si
trovano
congiunte
, finalmente le
separa
e
disunisce
; e come poi,
partendosi
il
fuoco
,
tornano
con la medesima
tenacità
di prima a
ricongiugnersi
, senza
diminuirsi
punto
la
quantità
nell'
oro
, e pochissimo in altri
metalli
, anco per lungo
tempo
che
restino
distrutti
;
pensai
che ciò potesse
accadere
perché le
sottilissime
particole
del
fuoco
,
penetrando
per gli
angusti
pori
del
metallo
(tra i quali, per la loro
strettezza
, non potessero
passare
i
minimi
dell'
aria
né di molti altri
fluidi
), col
riempiere
i
minimi
vacui
tra esse
fraposti
liberassero
le
minime
particole
di quello dalla
violenza
con la quale i medesimi
vacui
l'una contro l'altra
attraggono
,
proibendogli
la
separazione
; e così,
potendosi
liberamente
muovere
, la lor
massa
ne
divenisse
fluida
, e tale
restasse
sin che gl'
ignicoli
tra esse
dimorassero
;
partendosi
poi quelli e
lasciando
i
pristini
vacui
,
tornasse
la lor
solita
attrazzione
, ed in
consequenza
l'
attaccamento
delle
parti
. Ed all'
istanza
del
Sig.
Simplicio
parmi
che si possa
rispondere
, che se
bene
tali
vacui
sarebber
piccolissimi
, ed in
consequenza
ciascheduno
facile
ad esser
superato
, tuttavia l'
innumerabile
moltitudine
innumerabilmente
(per così
dire
)
multiplica
le
resistenze
: e quale e quanta sia la
forza
che da
numero
immenso
di
debolissimi
momenti
insieme
congiunti
risulta
,
porgacene
evidentissimo
argomento
il
veder
noi un
peso
di
milioni
di
libbre
,
sostenuto
da
canapi
grossissimi
,
cedere
e finalmente
lasciarsi
vincere
e
sollevare
dall'
assalto
de gl'
innumerabili
atomi
di
acqua
, li quali, o
spinti
dall'
austro
, o pur che,
distesi
in
tenuissima
nebbia
, si
vadano
movendo
per l'
aria
,
vanno
a
cacciarsi
tra
fibra
e
fibra
de i
canapi
tiratissimi
, né può l'
immensa
forza
del
pendente
peso
vietargli
l'
entrata
; sì che,
penetrando
per gli
angusti
meati
,
ingrossano
le
corde
e per
consequenza
le
scorciano
, onde la
mole
gravissima
a
forza
vien
sollevata
.
SAGR
. Ei non è
dubbio
alcuno che mentre una
resistenza
non sia
infinita
, può dalla
moltitudine
di
minimissime
forze
esser
superata
, sì che anco un
numero
di
formiche
stracicherebbe
per
terra
una
nave
carica
di
grano
; perché il
senso
ci
mostra
cotidianamente
che una
formica
destramente
porta
un
granello
, e
chiara
cosa è che nella
nave
non sono
infiniti
granelli
, ma
compresi
dentro a qualche
numero
, del quale se ne può
prendere
un altro quattro e sei
volte
maggiore, al quale se se ne
prenderà
un altro di
formiche
eguale
, e si
porranno
in
opera
,
condurranno
per
terra
il
grano
e la
nave
ancora. È ben
vero
che
bisognerà
che il
numero
sia
grande
, come anco, per mio
parere
, quello de i
vacui
che
tengono
attaccati
i
minimi
del
metallo
.
SALV
. Ma quando
bisognasse
che
fussero
anche
infiniti
, l'avete voi forse per
impossibile
?
SAGR
. No, quando quel
metallo
fusse
una
mole
infinita
: altrimenti...
SALV
. Altrimenti che?
Orsù
, già che si è
messo
mano
a i
paradossi
,
veggiamo
se in qualche
maniera
si potesse
dimostrare
, come in una
continua
estensione
finita
non
repugni
il potersi
ritrovar
infiniti
vacui
; e nell'istesso
tempo
ci verrà, se non altro, almeno
arrecata
una
soluzione
del più
ammirabil
problema
che sia da
Aristotele
messo
tra quelli che esso medesimo
addimanda
ammirandi
,
dico
tra le
questioni
mecaniche
; e la
soluzione
potrebbe esser per
avventura
non meno
esplicante
e
concludente
di quella che egli medesimo ne
arreca
, e
diversa
anco da quello che molto
acutamente
vi
considera
il
dottissimo
Monsig
. di
Guevara
. Ma bisogna prima
dichiarare
una
proposizione
non
toccata
da altri, dalla quale
depende
lo
scioglimento
della
questione
, che poi, s'io non m'
inganno
, si
tira
dietro altre
notizie
nuove
ed
ammirande
: per
intelligenza
di che,
accuratamente
descriveremo
la
figura
. Però
intendiamo
un
poligono
equilatero
ed
equiangolo
, di quanti
lati
esser si
voglia
,
descritto
intorno a questo
centro
G
, e sia per
ora
un
esagono
ABCDEF
;
simile
al quale, e ad esso
concentrico
, ne
descriveremo
un altro
minore
, quale
noteremo
HIKLMN
: e del maggiore si
prolunghi
un
lato
AB
indeterminatamente
verso
S
, e del
minore
il
rispondente
lato
HI
sia verso la medesima
parte
similmente
prodotto
,
segnando
la
linea
HT
parallela
all'
AS
, e per il
centro
passi
l'altra, alle medesime
equidistante
,
GV
.
Fatto
questo,
intendiamo
il maggior