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Plinio Corrêa de Oliveira
Nobiltà ed élites tradizionali analoghe…

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2. La famiglia di fronte all'individuo, ai corpi intermedi e allo Stato

 

A questo punto bisogna domandarsi qual'è la relazione della famiglia con i vari corpi situati nella fascia intermedia tra l'individuo e lo Stato; più particolarmente, con i corpi attinenti in diverse forme al bene comune; e soprattutto con il corpo che ingloba tutti gli altri, abbracciandoli, collegandoli e governandoli, come fa col resto della nazione: cioè lo Stato, e il suo organo direttivo supremo che è il governo del Paese.

Abbiamo già fatto riferimento alla famiglia come uno di tali corpi intermedi. Bisogna qui aggiungere che la sua posizione davanti a questi organi è del tutto peculiare. Infatti questi ultimi tendono a differenziarsi tra loro, mentre al contrario la famiglia tende a penetrare in tutti, e nessuno di tali organi è in grado di esercitare sulla famiglia un'influenza uguale a quella che, a sua volta, essa può esercitare su di loro, quali che siano.

 

a)               Dall'individuo alla famiglia, da questa alla gens, e infine alla tribù - nella direzione della fondazione della civitas nasce lo Stato

 

Essendo lo stato matrimoniale la comune condizione dell'uomo, è facendo parte della propria famiglia, in qualità di capo o di membro, che egli si inserisce nell'immenso tessuto di famiglie che integra il corpo sociale di un Paese.

Al pari della famiglia, la società è costituita anche da altri corpi intermedi, e l'inserimento di un individuo in uno di questi gruppi è un modo di integrarlo nel corpo sociale. Questo avviene per esempio nelle corporazioni di artigiani o dei mercanti, nonché nelle Università, o anche negli organi direttivi che costituiscono il potere municipale urbano o rurale.

Se si considera la nascita dello Stato, si vedrà che, in un modo o nell'altro, esso è derivato da società preesistenti la cui “materia prima” era la famiglia. Infatti questa ha dato origine a grandi insiemi famigliari che i greci chiamavano génos e i romani gens. Questi ultimi, a loro volta, formavano grandi complessi anch'essi di tonus famigliare, ma le cui correlazioni genealogiche si perdevano nella notte dei tempi e tendevano a dissolversi nella confusione: erano le fratrias tra i greci e le curias tra i romani. “Il processo di associazione - dice Fustel de Coulanges - continuò naturalmente a crescere, e secondo lo stesso metodo. Molte curie o fratrie si raggrupparono e formarono una tribù”. 124

A sua volta, l'associazione delle tribù formò la città, o meglio la civitas; e con ciò lo Stato. 125

 

 

b)               Nell'individuo e nella famiglia, i fattori più essenziali al bene comune dei corpi intermedi, della regione e dello Stato - La famiglia feconda, un microcosmo

 

L'esperienza dimostra che abitualmente la vitalità e unità di una famiglia sta in relazione naturale con la sua fecondità.

Quando la prole è numerosa, essa vede i genitori come dirigenti di una collettività umana di un certo peso, per via del numero che la compongono e anche – normalmente - per i preziosi valori religiosi, morali, culturali e materiali inerenti alla cellula famigliare, il che aura di prestigio l'autorità paterna e materna. Essendo i genitori in un certo modo un bene comune a tutti i figli, è normale che nessuno di questi pretenda assorbire tutte le attenzioni e tutto l'affetto dei genitori, strumentalizzandoli a vantaggio del proprio bene individuale. La gelosia tra fratelli trova terreno poco propizio nelle famiglie numerose, mentre il contrario può nascere facilmente nelle famiglie con pochi figli.

In queste ultime, inoltre, si crea non di rado una tensione genitori-figli, per cui uno del due poli tende a vincere l'altro e a tirannizzarlo.

I genitori, ad esempio, possono abusare dell'autorità, sottraendosi alla convivenza domestica per utilizzare tutto il tempo disponibile nelle distrazioni della vita mondana, relegando i figli alle cure mercenarie delle baby-sitters o disperdendoli nel caos di certi collegi turbolenti e privi di legittima sensibilità affettiva.

Possono tirannizzarli anche - è impossibile non accennarvi - con varie forme di violenza famigliare, così crudeli e frequenti nella nostra società scristianizzata.

Nella misura in cui la famiglia è più numerosa, diventa più difficile che si formi una qualche tirannia domestica. I figli si rendono meglio conto di quanto pesino ai genitori, tendono perciò ad esser loro grati e ad aiutarli con rispetto - quando giungerà il momento - nella conduzione degli affari famigliari.

A sua volta, il numero considerevole di figli all'ambiente domestico un'animazione, una giovialità effervescente, un'originalità incessantemente creativa nel modo di essere, di agire, di sentire e di analizzare la realtà quotidiana all'interno e all'esterno della casa, che fanno della convivenza famigliare una scuola di saggezza e di esperienza, causata interamente dalla tradizione trasmessa sollecitamente dai genitori e accresciuta rispettosamente e cautamente dal prudente e graduale rinnovamento prodotto dai figli. La famiglia è così un piccolo microcosmo, allo stesso tempo aperto e chiuso alle influenze esterne.

La coesione di questo microcosmo risulta da tutti i fattori sopra ricordati e viene rinforzata principalmente nella formazione religiosa e morale data dai genitori in consonanza col parroco, come pure nell'armonica convergenza delle varie ereditarietà fisiche e morali che, tramite i genitori, abbiano contribuito a modellare le personalità dei figli.

 

 

c)                Famiglie, microcosmi che convivono fra loro in modo analogo alle nazioni ed agli stati

 

Questo microcosmo si differenzia da altri microcosmi analoghi, ossia da altre famiglie, a causa di qualità caratteristiche che ricordano in piccola scala le differenze tra le regioni di uno stesso Paese, o di diversi Paesi in una stessa area di civiltà.

La famiglia così costituita ha abitualmente un certo qual temperamento comune, aspirazioni, tendenze e avversioni comuni, modi comuni di convivenza, di riposo, di lavoro, di risolvere i problemi, di affrontare avversità e di trarre profitto dalle circostanze favorevoli. In tutti questi campi, le famiglie numerose hanno princìpi di pensiero e di azione corroborati dall'esempio delle opere dei loro antenati, non di rado mitizzati dalla nostalgia e dalla lontananza temporale.

 

 

d)               La famiglia e il mondo delle attività professionali o pubbliche - Lignaggi e professioni

 

Ora, succede che questa grande e incomparabile scuola di continuità - incessantemente arricchita dall'elaborazione di aspetti nuovi modellati secondo una tradizione ammirata, rispettata e amata da tutti i membri della famiglia - influenza molto gli individui nella scelta delle loro attività professionali, o delle responsabilità che vogliano esercitare in favore del bene comune.

Ne deriva che, frequentemente, vi sono lignaggi di professionisti provenienti dallo stesso ceppo famigliare, per cui l'influenza della famiglia penetra nell'àmbito professionale.

In realtà, nel consorzio così formato tra attività professionale o pubblica, da un lato, e famiglia, dall'altro, anche questi vari tipi di attività esercitano la loro influenza sulla famiglia. Si stabilisce così una simbiosi naturale e altamente auspicabile.

Importa però soprattutto notare che, il più delle volte, lo stesso corso naturale delle cose fa sì che l'influenza della famiglia sulle attività ad essa estrinse che sia maggiore di quella esercitata da tali attività sulla famiglia.

In altri termini, quando la famiglia è autenticamente cattolica, e si affida non solo alla sua naturale e spontanea forza di coesione, ma anche alla soprannaturale influenza della mutua carità che le proviene dalla grazia, l'organismo famigliare raggiunge le condizioni ottimali per segnare con la sua influenza tutti o quasi tutti i corpi intermedi tra l'individuo e lo Stato, e infine anche lo stesso Stato.

 

 

e)               I lignaggi formano élites perfino nei gruppi o negli ambienti professionali più plebei

 

A partire di queste considerazioni, è facile comprendere che l'influenza benefica di lignaggi pieni di tradizione e di forza creativa, in tutti i gradi della gerarchia sociale, dai più modesti ai più elevati, costituisce un prezioso e insostituibile fattore di ordine, sia nella vita individuale che nel settore sociale privato che nella vita pubblica. Per la stessa forza dei costumi, la direzione effettiva dei vari corpi privati finisce nelle mani di lignaggi che spiccano come i più dotati per conoscere il gruppo sociale, coordinarlo, zavorrarlo con una robusta tradizione e dargli la spinta vigorosa di un continuo miglioramento nel modo di essere e di agire.

In questa prospettiva, è legittimo che, nell'ambito di alcuni fra questi gruppi, si formi una élite para-nobiliare, un lignaggio preponderantemente para-dinastico, etc. Questo fatto contribuisce anche, nelle provincie e nelle regioni rurali, a formaredinastielocali, in qualche modo analoghe alle dinastie regali.

 

 

f) Società gerarchica, e come tale partecipativa - Padri regali e re paterni

 

Tutto questo quadro ci descrive una Nazione come un insieme di corpi i quali sono costituiti, a volte, da corpi minori; e così, in graduale linea discendente, fino a giungere al semplice individuo.

Seguendo all'inverso lo stesso percorso, si percepisce chiaramente il carattere graduale, e in quanto tale anche gerarchico, dei vari corpi che mediano tra il semplice individuo e il più alto governo dello Stato.

Tenendo presente che il tessuto sociale è costituito da tutto un ampio ordito di individui, famiglie e corpi intermedi, se ne conclude che, da un certo punto di vista, la stessa società è un insieme di gerarchie di diverse indoli e nature che coesistono, si sostengono a vicenda e si correlano e sopra le quali aleggia appena, nella sfera temporale, la maestà della società perfetta, ossia lo Stato; e, nella sfera spirituale – la più elevata - la maestà dell'altra società perfetta, ossia la Santa Chiesa di Dio.

Così concepita, questa società di élites è altamente partecipativa. In essa, cioè, classe, influenza, prestigio, ricchezza e potere sono partecipati dall'alto al basso, in diverse maniere secondo ogni grado, da corpi con peculiarità proprie. In questo modo, un tempo si poteva dire che nella famiglia, anche quella più modesta, il padre era re dei figli e, al vertice, il re era padre dei padri. 126

Si veda anche, su questo stesso argomento, il testo di mons. Henri Delassus, in Documenti IX.

 

 




124 La Cité Antique, Librairie Hachette, Paris, libro III, p. 135.



125 Su questo tema, si vedano i testi di Fustel de Coulanges, di Frantz Funck-Brentano e di mons. Henri Delassus, rispettivamente nei Documenti VII, VIII e IX.



126 A questo proposito, è molto espressiva l'osservazione fatta da Frantz Funck-Brentano (L'Ancien Régime, Americ-Edit., Rio de Janeiro 1936, vol. I, p. 24) nelle memorie - di capitale interesse - del contadino Retif de la Bretonne: "Lo Stato è una grande famiglia, costituita da tutte le famiglie particolari. E il principe [ossia il monarca] è il padre dei padri".

Sempre su questo legame stretto tra la condizione di re e quella di padre, dichiara san Tommaso di Aquino: "Il rettore di una casa non si chiama re, ma padre di famiglia, per quanto abbia una certa somiglianza con il re; ne deriva che a volte i re vengono chiamati padre del popolo" (El régimen político, - Introducción, Versión y comentarios de Victorino Rodríguez, O.P., Fuerza Nueva Editorial S.A., Madrid, 1978, p. 34).

Su questo carattere sacro dell'autorità paterna insegna magnificamente san Paolo: "Piego perciò le ginocchi adinanzi al Padre, da cui deriva ogni paternità sia nei Cieli che sulla terra" (Ef. 3, 14-15).






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