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Plinio Corrêa de Oliveira
Nobiltà ed élites tradizionali analoghe…

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9. Movimento storico trascinato da un'ondata impetuosa di violenza e di odio religioso

 

Nell'udienza in cui ha ricevuto i pellegrini di Angers, in occasione della beatificazione di Guglielmo Repin e compagni, il 20 febbraio 1984, Giovanni Paolo II ha dichiarato:

So che la Rivoluzione francese - soprattutto nel periodo del 'Terrore' - ha fatto fra voi molte altre vittime nell'Ovest, a migliaia, ghigliottinati, fucilati, affogati, morti nelle prigioni di Angers. Solo Dio conosce i loro meriti, il loro sacrificio, la loro fede. La diocesi e la Santa Sede non hanno potuto esaminare che un numero limitato di casi, in cui la testimonianza del martirio era meglio nota e più trasparente per le sue motivazioni religiose.(...)

“Il loro arresto [del Beato Repin e novantotto compagni], la loro condanna certamente si inseriscono in un contesto politico di contestazione di un regime che, a quell'epoca, rifiutava tanti valori religiosi. Anche se questo movimento storico era stato ispirato da sentimenti generosi - libertà, uguaglianza, fratellanza - e da un desiderio di necessarie riforme, esso si trovò trascinato in uno scatenarsi di rappresaglie, violenze e odio religioso. Ciò è un fatto. Lasciamo agli storici il compito di qualificare i suoi eccessi”. 163

Il lettore noterà forse in questi testi, qua e , un'apparente contraddizione fra i pronunciamenti dei diversi Papi che hanno parlato del trinomio Libertà, Uguaglianza, Fratellanza.

Quest'impressione si diluisce se si tiene conto del fatto che, considerata rettamente e in se stessa - e quindi alla luce dei princìpi cattolici - ogni parola di quel trinomio designa concetti degni di approvazione. Questo è ciò che alcuni Papi si sono impegnati a mettere in rilievo.

Tuttavia, in generale, i pensatori e gli scrittori che prepararono la Rivoluzione francese, nonché gli uomini di azione che ordirono il tremendo sconvolgimento politico-sociale che scosse la Francia a partire dal 1789, e più ancora i libellisti e demagogiche la portarono sulle strade per spingerla a compiere tante ingiustizie e crimini così terribili, non intendevano in questo modo quelle parole. Essi infatti si slanciarono a corpo morto per demolire la religione, in odio ad ogni autorità legittima e negando furiosamente ogni disuguaglianza, perfino quelle giuste e necessarie.

Elogiare il trinomio Libertà, Uguaglianza, Fratellanza in se stesso, non significa approvare gli errori radicali e assurdi che i rivoluzionari, considerati in blocco, sottintendevano con quelle parole. Errori questi che si manifestarono in tutte le loro sfumature in quell'ultimo ed estremo slancio della Rivoluzione francese, che fu l'insurrezione comunista di Babeuf164. Quest'insurrezione lasciava intravedere fino a che profondità era incubato nella Rivoluzione del 1789 il virus comunista - sintesi di errori religiosi, filosofici, politici, sociali ed economici - che ha provocato le innumerevoli disgrazie morali e materiali in cui oggi si dibattono i popoli dell'Est europeo.

Una delle insidie di maggior successo nella Rivoluzione francese è stata precisamente quella di gettare nella confusione molti spiriti semplici e sprovveduti, etichettando con parole oneste e persino lodevoli una congerie mostruosa di errori dottrinali e di avvenimenti criminali. Così, molti di questi spiriti sono stati portati ad accettare come buone in radice le dottrine della Rivoluzione francese, sebbene il più delle volte i fatti rivoluzionari siano stati gravemente riprovevoli. Altri pensavano che le dottrine che generavano tali fatti non potevano essere meno riprovevoli, deducendone che il trinomio inculcato come sintesi di queste dottrine perverse era anch'esso degno della stessa ripulsa.

Tutta questa dannosa confusione nella quale si trovavano gli uni e gli altri ebbe – e continua ad avere - una vita lunga, poiché va dissipandosi con lentezza; e sopravvive ancora nei nostri giorni.

Va notato che certi Papi, nel rivolgersi ad un pubblico in larga parte disorientato, si sono impegnati a rettificare certi giudizi unilaterali e troppo severi sul trinomio così astutamente manipolato. A loro volta, altri preferirono evitare che l'innocenza intrinseca dei termini dello stesso trinomio ingannasse il pubblico sull'essenziale perversità della grande convulsione della fine del secolo XVIII, la quale attraversò il secolo XIX e quasi tutto il XX, usando le etichette di socialismo o comunismo e che oggi nel suo contenuto più autentico sta morendo nell'Est europeo. 0 meglio: sta metamorfosizzandosi alla ricerca di nuove parole, nuove formule, nuove insidie per raggiungere le sue finalità radicalmente atee, anzi forse panteiste, e ad ogni modo assolutamente e universalmente ugualitarie.

 

 

 




163 Insegnamenti di Giovanni Paolo II, Libreria Editrice Vaticana, 1984, vol. VII, I, pp. 447-448.



164 François-Noël Babeuf, (1760-1797) - Rivoluzionario francese, capeggiò il movimento della “Congiura degli Eguali” che agì durante l'inverno del 1795-96, costituendo “il primo tentativo di far entrare il comunismo nella realtà”. Pubblicò il “manifesto degli Eguali” che predicava la comunione dei beni e dei lavori e che fu “la prima forma di ideologia rivoluzionaria della società nuova nata dalla stessa Rivoluzione. Col babevismo, il comunismo, fino ad allora fantasia utopistica, si eresse a sistema ideologico; con la congiura degli eguali entrava nella storia politica” (Albert Soboul, La Révolution Française, Gallimard, Paris 1962, vol. 2, pp. 216 e 219).

Sul ruolo svolto da Babeuf nella continuità del movimento rivoluzionario, Marx afferma nella sua opera blasfemamente intitolata La sacra famiglia:

“Il movimento rivoluzionario che iniziò nel 1789 nel circolo sociale, che ebbe per rappresentanti principali nel corso della sua evoluzione Leclerc e Roux e finì per soccombere temporaneamente con la cospirazione di Babeuf, aveva fatto esplodere l'ideologia comunista che Buonarroti, amico di Babeuf, reintrodusse in Francia dopo la Rivoluzione del 1830. Quest'ideologia sviluppata in tutte le sue conseguenze costituisce il principio del mondo moderno” (Cfr. François Furet, Dictionnaire critique de la Révolution Française, Flammarion, Paris 1988, p.199).

Il movimento di Babeuf fu combattuto dal governo del Direttorio ed egli fu arrestato e giustiziato nel 1797.






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