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Plinio Corrêa de Oliveira
Nobiltà ed élites tradizionali analoghe…

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6. Città ed urbe

 

Cittadinanza e città non erano sinonimi presso gli antichi: la cittadinanza era l'associazione religiosa e politica delle famiglie e delle tribù; la città era il luogo di riunione, il domicilio, e soprattutto il santuario dell'associazione. (...)

“Una volta che le famiglie, le fratrie e le tribù s'erano messe d'accordo d'unirsi a d'avere uno stesso culto, subito si fondava la città perché fosse il santuario del culto comune: così, la fondazione d'una città era sempre un atto religioso.

Prenderemo per primo esempio Roma stessa (…).

“Venuto il giorno della fondazione, egli [Romolo] offre prima di tutto un sacrificio: i suoi compagni sono disposti intorno a lui; accendono un fuoco con i cespugli, e ognuno salta attraverso la fiamma leggera. La spiegazione del rito è questa: per l'atto che si sta per compiere bisogna che il popolo sia puro: ora, gli antichi credevano di purificarsi di qualunque macchia fisica o morale, saltando attraverso la fiamma sacra.

“Quando questa cerimonia preliminare ha preparato il popolo al grande atto della fondazione, Romolo scava una piccola fossa circolare, vi getta una zolla che ha portato con sé dalla città di Alba; poi, ognuno dei suoi compagni, avvicinandosi alla sua volta, getta, come lui, un po' di terra che ha portata con sé dal paese di dove viene. Questo rito è degno di nota, e ci rivela, presso quegli uomini, un pensiero che importa mettere in rilievo. Prima di stabilirsi sul Palatino, essi abitavano Alba o qualche altra delle città vicine: era il loro focolare; i loro padri eran vissuti ed erano stati seppelliti. Ora, la religione proibiva di lasciare la terra dov'era stato fissato il focolare e dove riposavano gli antenati divini; bisognò, dunque, per liberarsi da ogni empietà, che ognuno di quegli uomini facesse una finzione, e portasse con sé, sotto il simbolo d'una zolla di terra, il suolo sacro in cui i suoi antenati erano seppelliti e a cui i suoi Mani erano legati. L'uomo non poteva mutar posto che portando con sé il proprio suolo e i propri avi; bisognava che si compisse questo rito, perché egli potesse dire, mostrando il nuovo posto che aveva scelto: - Questa è ancora la terra dei miei padri, terra patrum, patria; qui è la mia patria, perché qui sono i Mani della mia famiglia”. 252

 

 




252 Idem, pp. 156, 158-159.






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