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Plinio Corrêa de Oliveira
Nobiltà ed élites tradizionali analoghe…

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l. Senza pregiudizio per una giusta e ampia azione in favore dei lavoratori, è opportuna un'azione in favore delle élites

 

Non è necessario ricordare che, oggigiorno, si parla molto di rivendicazioni sociali in favore dei lavoratori. La sollecitudine che si manifesta in tal senso è, in linea di massima, altamente lodevole e degna di essere sostenuta da tutti gli animi retti.

Tuttavia, insistere unilateralmente in favore della classe lavoratrice, senza prendere in considerazione i problemi e i bisogni delle altre classi, a volte crudelmente colpite dalla grande crisi contemporanea, significa dimenticare che la società si compone di classi differenti, aventi funzioni, diritti e doveri specifici; e che non è composta soltanto da lavoratori manuali. La formazione, in tutto il mondo, di un'unica società senza classi è un'utopia che costituisce il tema invariabile dei successivi movimenti ugualitari scoppiati nell'Europa cristiana a partire dal secolo XV; ai nostri giorni, questa utopia viene predicata principalmente da socialisti, comunisti e anarchici. 5

Le TFP e gli uffici delle TFP diffusi in Europa, nelle tre Americhe e in Oceania ed Africa, sono molto favorevoli a tutti i ragionevoli miglioramenti in favore della classe lavoratrice; ma non possono accettare l'idea che questi miglioramenti comportino la scomparsa delle altre classi, o un tale declino del loro significato, dei loro doveri, diritti e funzioni specifici in favore del bene comune, da equivalere alla loro virtuale estinzione. Impegnarsi a risolvere la questione sociale, appiattendo tutte le classi nell'illusione di beneficarne una sola, significa provocare una vera e propria lotta di classe, poiché sopprimerle tutte a beneficio esclusivo della dittatura di una sola, cioè del proletariato, significa costringere le altre classi all'alternativa tra la legittima difesa e la morte.

Non ci si può attendere che le TFP siano d'accordo con questo processo di appiattimento sociale. Infatti, in contrapposizione ai sostenitori della lotta di classe - e in collaborazione con le molteplici iniziative che oggi si svolgono in favore della pace sociale mediante la giusta e necessaria promozione dei lavoratori - è necessario che tutti i nostri contemporanei ben orientati svolgano un'azione in favore dell'ordine sociale, opponendosi all'azione socialista o comunista mirante a creare tensioni e infine a far scoppiare la lotta di classe.

Per mantenere l'ordine sociale è necessario che ad ogni classe venga riconosciuto il diritto a ciò che le spetta per esistere degnamente, e che ognuna, rispettata nei propri diritti specifici, sia in condizioni di compiere i doveri che le competono in ordine al bene comune.

In altri termini, è indispensabile che l'azione a beneficio degli operai si coniughi con un'altra simmetrica in favore delle élites.

Se la Chiesa si interessa alla questione sociale, non lo fa perché ami solo la classe operaia. Essa non è un Labour Party fondato per proteggere una sola classe. Più che le varie classi considerate ciascuna singolarmente e senza rapporto con le altre, essa ama la giustizia e la carità, impegnandosi a farle regnare tra gli uomini. Proprio per questo essa ama tutte le classi sociali... compresa la nobiltà, oggi così combattuta dalla demagogia ugualitaria. 6

Queste osservazioni ci conducono naturalmente al tema di questo libro.

Da una parte, difatti, Pio XII riconosce alla nobiltà un'importante e peculiare missione nel contesto della società contemporanea, missione che, come più avanti commenteremo, compete analogamente, in buona misura, alle altre élites sociali. Il Sommo Pontefice lo prova nelle 14 magistrali allocuzioni pronunciate nelle udienze augurali per l'anno nuovo concesse al Patriziato e alla Nobiltà romana negli anni tra il 1940 e il 1952, e di nuovo nel 1958. 7

D'altra parte, nessuno ignora la grande e multiforme offensiva portata avanti in tutto il mondo contemporaneo per lo sminuimento e l'estinzione della nobiltà, come pure delle altre élites. Basta constatare l'opprimente pressione, esercitata da ogni parte, volta ad ignorare, contestare o sminuire incessantemente il loro ruolo.

In certo modo, dunque, l'azione in favore della nobiltà e delle élites è oggi più opportuna che mai. Così, bisogna formulare con sereno coraggio la seguente affermazione: nella nostra epoca, in cui è diventata così necessaria una opzione preferenziale per i poveri, si rende pure indispensabile una opzione preferenziale per i nobili, includendo in questa espressione anche altre élites tradizionali esposte al rischio della scomparsa e degne di appoggio.

L'affermazione potrà sembrare assurda, visto che, in tesi, la condizione operaia è più vicina alla povertà di quanto non sia quella nobiliare, essendo poi notoria l'esistenza di molti nobili dotati di grandi fortune.

Di grandi fortune, certo, a volte; ma in genere corrose da una implacabile persecuzione fiscale che ci pone continuamente davanti agli occhi l'avvilente spettacolo di castellani obbligati a trasformare buona parte dei loro castelli in alberghi o centri turistici, occupando essi stessi soltanto una parte della magione famigliare. 0 di castelli in cui il castellano svolge il ruolo, allo stesso tempo, di intendente e di cicerone -quando non di barista - mentre la castellana si affanna in lavori a volte non lontani dalla condizione servile, allo scopo di mantenere pulita e presentabile la dimora dei suoi antenati.

Contro questa persecuzione - che si presenta del resto sotto varie forme, come è accaduto con l'abolizione del maggiorascato e l'obbligatoria spartizione delle eredità non sarebbe necessaria un' “opzione preferenziale per i nobili” ?

No, se la nobiltà andasse necessariamente considerata come una classe parassitaria che dilapida i propri beni. Ma questa immagine della nobiltà, che fa parte della leggenda nera diffusa dalla Rivoluzione francese e di quelle successivamente avvenute in Europa e nel mondo, Pio XII l'ha respinta. Sebbene affermi chiaramente che nell'àmbito della nobiltà sono avvenuti abusi ed eccessi degni di severa censura da parte della storia, egli descrive, con parole commosse, la consonanza della missione della nobiltà con l'ordine naturale delle cose, istituito da Dio stesso, come pure il carattere elevato e benefico di questa missione. 8

 

 




5 Cfr. Plinio Corrêa de Oliveira, Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, Cristianità, Piacenza 1977, pp. 70, 98-105.



6 Cfr. Capitolo IV, 8; Capitolo V, 6.



7 Il Patriziato Romano si divideva in due categorie:

a)       Patrizi romani, che discendevano da coloro che, nel Medioevo, avevano occupato incarichi civili di governo nella Città Pontificia;

b)       Patrizi romani coscritti, che appartenevano a una delle sessanta famiglie che il Sommo Pontefice aveva riconosciuto come tali in una Bolla Pontificia speciale, nella quale erano citati nominalmente; questi costituivano il fior fiore del patriziato romano.

La nobiltà romana si divideva anch'essa in due categorie:

a)              I nobili che discendevano dai feudatari, ossia dalle famiglie che avevano ricevuto un feudo dal Sommo Pontefice;

b)              Patrizi romani, che discendevano da coloro che, nel Medioevo, avevano occupato incarichi civili di governo nella Città Pontificia;

Patrizi romani coscritti, che appartenevano a una delle sessanta famiglie che il Sommo Pontefice aveva riconosciuto come tali in una Bolla Pontificia speciale, nella quale erano citati nominalmente; questi costituivano il fior fiore del patriziato romano.

b) I semplici nobili, la cui nobiltà proveniva dall'affidamento di un incarico a Corte oppure direttamente da una concessione pontificia.

Fra queste allocuzioni, quelle del 1952 e del 1958 compendiavano tutto ciò che il Pontefice aveva detto nelle precedenti.

Nel 1944 fu tenuta una allocuzione straordinaria pronunciata l'11 luglio, in cui Pio XII ringraziava le famiglie della Nobiltà romana per l'offerta di una generosa somma di denaro in aiuto dei bisognosi.

Tra il 1953 e il 1957, Pio XII non pronunciò allocuzioni al Patriziato e alla Nobiltà romana. Le riprese più tardi, pronunciandone una nel gennaio del 1958. Egli morì il 9 ottobre 1958.

 



8 Cfr. PNR 1943.






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