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Plinio Corrêa de Oliveira
Nobiltà ed élites tradizionali analoghe…

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6. Allocuzioni di pura convenienza sociale, vuote di contenuto, di pensiero e di sentimento?

 

Probabilmente ci saranno alcuni che, con palese superficialità, riterranno di essere dispensati dal leggere e meditare le allocuzioni di Pio XII al Patriziato e alla Nobiltà romana, col pretesto che siano documenti di esclusiva convenienza sociale, senza alcun contenuto dottrinario o affettivo.

Il giudizio di Paolo VI al riguardo era molto diverso: “Vorremmo dirvi molte cose. La vostra presenza suscita tante riflessioni. Così era anche per i Nostri venerati Predecessori, per Papa Pio XII di felice memoria specialmente, i quali in occasione come questa ebbero a rivolgere a voi magistrali discorsi, che invitavano la vostra meditazione a considerare alla luce dei loro mirabili insegnamenti sia le condizioni vostre, sia quelle del tempo nostro. Vogliamo credere che l'eco di quelle parole, simile a vento che gonfia una vela, come non è spento in Noi che, estranei a questa caratteristica adunanza, ne raccoglievamo l'onda riflessa, vibri ancora nei vostri animi per riempirli di quegli austeri e magnanimi richiami, onde si alimenta la vocazione, prefissa dalla Provvidenza alla vostra vita, e si regge la funzione tuttora reclamata nei vostri riguardi dalla società contemporanea”. 16

Del resto, per quanto riguarda il loro contenuto dottrinale, la semplice lettura dei testi di queste allocuzioni e dei commenti che le accompagnano, ne mostra tutta l'opportunità e le molteplici ricchezze contenutevi. Leggendo queste pagine apparirà evidente che questa opportunità, ben lungi dall'impallidire, non ha fatto che accentuarsi col tempo.

Rimane da dire qualcosa sul contenuto affettivo di queste allocuzioni. Al riguardo, basta riferire queste parole rivolte da Pio XII al Patriziato ed alla Nobiltà romana nel suo discorso dei 1958:

“Voi che, all'inizio degli anni nuovi, non mancavate di renderci visita, ricordate certamente la premurosa sollecitudine, con cui Ci adoperammo per spianarvi la via verso l'avvenire, che si annunziava fin d'allora aspra per i profondi sconvolgimento e le trasformazioni incombenti sul mondo. Siamo pertanto certi che voi, quando anche le vostre fronti saranno incorniciate di neve e di argento, sarete testimoni non soltanto della Nostra stima e del Nostro affetto, ma altresì della verità, fondatezza ed opportunità delle Nostre raccomandazioni, come dei frutti che vogliamo sperare ne siano provenuti a voi stessi ed alla società. Ricorderete in particolare ai figli ed ai nipoti come il Papa della vostra infanzia e fanciullezza non omise d'indicarvi i nuovi uffici che imponevano alla Nobiltà le mutate condizioni dei tempi17.

Queste parole mostrano, senza dubbio alcuno, che le allocuzioni di Pio XII al Patriziato e alla Nobiltà romana rispondevano ad elevati disegni, chiaramente delineati nella mente e nel cuore del Pontefice, e mostrano anche l'importanza e il carattere duraturo dei frutti che se ne attendeva. Tutto il contrario, dunque, di allocuzioni che fossero di pura convenienza sociale, vuote di contenuto, di pensiero e di affetto.

La stima di Pio XII per la nobiltà ereditaria risalta anche con speciale nitore nelle seguenti parole rivolte alla Guardia Nobile pontificia il 26 dicembre 1942:

“Voi Guardia della Nostra persona, siete il Nostro usbergo, bello di quella nobiltà ch'è privilegio di sangue, e che già prima della vostra ammissione nel Corpo splendeva in voi quale pegno della vostra devozione, perché, secondo l'antico proverbio, 'bon sang ne peut mentir'. Vita è il sangue che trapassa di grado in grado, di generazione in generazione, nelle illustri vostre prosapie e tramanda seco il fuoco di quell'amore devoto alla Chiesa e al Romano Pontefice, cui non scema ne raffredda il mutar degli eventi, lieti o tristi. Nelle ore più oscure della storia dei Papi, la fedeltà dei vostri antenati rifulse più splendida e aperta, più generosa e ardente, che non nelle ore luminose di magnificenza e di materiale prosperità. (...) Così eletta tradizione di virtù familiare, come nel passato fu tramandata di padre in figlio, continuerà, non ne dubitiamo, a trasmettersi di generazione in generazione, quale retaggio di grandezza d'animo e di nobilissimo vanto del casato18.

 

 




16 PNR 1964, p. 73



17 PNR 1958, p. 708



18 GNP 1942, pp. 349-350






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