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Plinio Corrêa de Oliveira
Nobiltà ed élites tradizionali analoghe…

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11. Nobiltà: categoria particolarmente insigne nella società umana - Essa dovrà renderne particolare conto a Dio

 

Un'applicazione di questi ricchi e densi insegnamenti alla condizione contemporanea della nobiltà possiamo trovarla nell'allocuzione di Giovanni XXIII al Patriziato ed alla Nobiltà romana del 9 gennaio 1960 (l'edizione della Tipografia Poliglotta Vaticana ne riporta solo un riassunto):

“Il Santo Padre si compiace di rilevare che la distinta udienza richiama quello che è il consorzio umano nella sua interezza: una molteplice varietà di elementi, ciascuno con la propria personalità ed efficienza come fiori sotto la luce del sole, e meritevole di rispetto ed onore quali che sia la entità e proporzione.

“Il fatto, poi, di appartenere ad un ordine della società umana, particolarmente distinto, mentre richiede una adeguata considerazione, è richiamo per coloro che ne fanno parte a maggiormente dare, come si conviene a chi ha più ricevuto, e che di tutto dovrà rendere conto, un giorno, a Dio.

“In tal modo operando, si coopera alla mirabile armonia del regno del Signore, nell'intimo convincimento che anche quel che di notevole c'è stato nella storia di ogni famiglia deve rafforzare l'impegno - e proprio in conformità alla particolare condizione sociale –per il sublime  concetto della fraternità cristiana e per l'esercizio di singolari virtù: la pazienza dolce e mite, la purezza dei costumi, l'umiltà e, soprattutto, la carità. Soltanto così conseguirà per i singoli un grande ed inestinguibile onore!

“Da ciò deriva che, domani, i giovani virgulti di oggi benediranno i padri e dimostreranno che il pensiero cristiano è stato ispirazione ideale, norma di condotta, generosità, spirituale bellezza.

“Queste stesse disposizioni serviranno a sostenere anche le immancabili sventure: giacché la croce sta presso ogni dimora, dalla più umile casa di campagna, al palazzo maestoso. Tuttavia è ben chiaro e naturale che si debba passare per questa scuola di dolore, nella quale Nostro Signore Gesù Cristo ci è insuperabile Maestro.

“Ad avvalorare le migliori disposizioni dei presenti il Sommo Pontefice annunzia la sua Benedizione per ognuno e per le famiglie, invocando le divine assistenze segnatamente ove c'è una sofferenza e maggiore è la necessità. Aggiunge l'augurio paterno di comportarsi in modo da non vivere - come suol dirsi - alla giornata, ma di sentire ed esprimere, con la vita di ogni giorno, pensieri ed opere secondo il Vangelo, dal quale sono state segnate le vie luminose della civiltà cristiana. Chi agisce in tal modo sa già adesso che anche il suo nome sarà ripetuto, nel futuro, con rispetto ed ammirazione”. 62

Il ruolo specifico della nobiltà contemporanea è ricordato anche da Giovanni XXIII nell'allocuzione al Patriziato ed alla Nobiltà romana del 10 gennaio 1963:

“Questo proposito espresso a nome dei presenti membri del patriziato e della nobiltà romana dal loro autorevole interprete è quanto mai consolante e la sua attuazione porterà pace e letizia e benedizione.

“Chi ha più ricevuto, chi più emerge si trova maggiormente in condizioni di dare buoni esempi, ognuno deve dare il suo contributo, i poveri, gli umili, i sofferenti, e quelli che hanno ricevuto numerose grazie e godono di una situazione che porta con sé particolari e gravi responsabilità”. 63

 




62 PNR 1960pp. 565-566.



63 PNR 1963p. 348.






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