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Testamenti dei Dodici Patriarchi

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IV.

 

[1] Dopo che egli era già stato gettato nella cisterna, i miei fratelli si misero a sedere per mangiare. [2] Ma io, pieno di compassione per Giuseppe, non mangiai. Nemmeno Giuda mangiava con loro, perché faceva la guardia alla cisterna: temeva che Simeone e Gad balzassero dentro per ucciderlo. [3] Vedendo che non mangiavo nemmeno io, mi dettero l'incarico di custodirlo finché non fosse stato venduto.

[5] Giunto Ruben e sentito dire che (Giuseppe) era stato venduto durante la sua assenza, stracciò la sua veste e si lamentò dicendo:Come potrò guardare il volto di mio padre Giacobbe?. [6] Preso il denaro, corse dietro ai mercanti, ma non trovò nessuno. Quelli avevano lasciato la via grande, per fare una scorciatoia attraverso il territorio dei Trogloditi.

[7] Quel giorno non mangiò pane. Avvicinatosi a lui, Dan gli disse: [8]Non piangere e non affliggerti; ho trovato che cosa diremo a nostro padre. [9] Uccideremo un capretto e macchieremo il vestito di Giuseppe. Poi lo manderemo a Giacobbe dicendo: - Riconosci se é il vestito di tuo figlio -. [10] Infatti avevano tolto a Giuseppe il suo vestito, quando lo vendettero, e gliene avevano messo un altro da schiavo. [11] Il vestito l'aveva preso Simeone e non voleva darlo, perché avrebbe voluto ammazzarlo con la spada ed era adirato per non averlo ucciso. [11] Allora tutti insorgemmo a dirgli che, se non avesse dato il vestito, avremmo detto a nostro padre che lui solo aveva commesso quel male in Israele. [13] Così glielo dette e fecero come aveva proposto Dan.

 




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