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Testamenti dei Dodici Patriarchi

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III.

 

[1] Quante volte l'egiziana mi minacciò di morte! Quante volte, dopo avermi dato ai castighi, mi richiamava [e mi minacciava]! E poiché non volevo unirmi a lei, mi diceva: [2]Se ti concedi a me, dominerai su di me e su tutte le cose che sono nella mia casa. Sarai come il nostro padrone. [3] Ma io ripensavo alle parole di mio padre e, entrato in camera mia, pregavo il Signore. [4] Durante quei sette anni digiunai, eppure apparivo all'egiziano come se vivessi nel lusso; ché coloro che digiunano per amore di Dio, ricevono la bellezza del volto.

[5] Quando il mio padrone era lontano da casa, non bevevo vino, né per tre giorni prendevo il mio vitto, ma lo davo ai poveri e ai malati. [6] Mi alzavo presto per il Signore e piangevo per Menfia, l'egiziana, perché mi tormentava ininterrottamente. Entrava nella mia stanza anche di notte, con la scusa di farmi visita, [7] e, poiché non aveva figli maschi, fingeva di considerarmi come un figlio. [8] Per un po' mi abbracciava come un figlio e io non capivo; ma alla fine essa mi spinse verso l'impudicizia.

[9] Capii e mi addolorai fino alla morte. Quando se ne fu andata, ritornai in me stesso e soffrii per lei per molti giorni, perché riconobbi la sua astuzia e il suo inganno. [10] Le dicevo parole dell'Altissimo, per vedere se si liberasse dal suo desiderio cattivo.

 

 




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