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IV Libro di Ezra

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[1] Accadde allora che mio figlio, dopo essere entrato nel talamo, cadde e morì. [2] Allora tutti rovesciammo le lampade, e tutti i miei concittadini si levarono a consolarmi, ed ebbi riposo fino alla notte del giorno successivo. [3] E accadde che, mentre tutti si riposavano dal consolarmi perché mi riposassi io, mi alzai di notte, fuggii e, come vedi, venni in questo campo. [4] Penso di non tornare mai più in città, ma di restare qui, senza mangiare n‚ bere, ma solo piangendo e digiunando senza interruzione finché non morirò".

[5] Abbandonai ancora le riflessioni che stavo facendo, e le risposi irosamente: [6] "Stolta più di tutte le donne! Non vedi il nostro lutto, e quel che è successo a noi? Poiché Sion, la madre di noi tutti, è profondamente rattristata, e profondamente umiliata, [8] quel che più si addice ora è piangere, perché tutti piangiamo, ed affliggersi, perché tutti siamo afflitti; e tu invece ti affliggi per un solo figlio! [9] Ma interroga la terra, e ti dirà che è lei che dovrebbe piangere i tanti che sono germogliati sopra di essa; [10] tutti quelli nati fin dal principio, e quelli che verranno, ecco, quasi tutti vanno verso la perdizione, ed una gran quantità di essi sarà sterminata. [11] Chi dunque dovrà piangere di più? Colei che ha perduto una quantità così grande, oppure tu, che ti duoli per uno solo?

[12] Ma se mi dirai: "Il mio pianto non è paragonabile a quello della terra, perché io ho perduto il frutto del mio ventre, che ho partorito con sofferenza e generato con dolore, [13] mentre la terra lo ha fatto nel modo che le è proprio, e la moltitudine che è in essa se ne va allo stesso modo in cui è venuta, [14] allora ti risponderò: "Come tu hai partorito con dolore, così anche la terra ha consegnato fin dall'inizio il suo frutto, l'uomo, a colui che la ha fatta". [15] Ora, perciò, tieni per te il tuo dolore, e sopporta con coraggio la disgrazia che ti è capitata, [16] perché, se accoglierai come giusto il giudizio di Dio, riceverai in tempo tuo figlio, e sarai lodata fra le donne; [17] rientra perciò in città da tuo marito!".

[18] Mi disse: "Non lo farò, n‚ rientrerò in città, ma morrò qui".

[19] Io continuai a parlarle e dissi: [20] "Non fare di questi discorsi, ma lasciati persuadere di quale sia la sciagura di Sion, e consolare dal dolore di Gerusalemme! [21] Tu vedi, infatti, come il nostro santuario sia stato reso deserto, il nostro altare demolito, il nostro tempio distrutto; [22] il nostro salterio annientato, i nostri inni ridotti al silenzio, la nostra esultanza dissolta; la luce del nostro candelabro estinta, l'arca della nostra alleanza spogliata; le nostre cose sacre contaminate, e il nome che è invocato sopra di noi profanato; i nostri (uomini) liberi oltraggiati, i nostri sacerdoti arsi, i nostri leviti andati via prigionieri; le nostre vergini svergognate, le nostre mogli violentate; i nostri giusti rapiti; i nostri piccoli consegnati, i nostri giovani resi schiavi, i nostri forti resi deboli. [23] Ma quel che è più di tutto, vedi come il sigillo di Sion sia ora annullato della sua gloria, e consegnato nelle mani di coloro che ci odiano. [24] Tu, perciò, scuoti la tua grande tristezza, deponi da te (questi) tanti dolori, in modo che il Forte possa riconciliarsi con te, e ti conceda requie l'Altissimo, riposo dalle tue fatiche!".

[25] Accadde che ecco, mentre le parlavo, il suo viso d'improvviso prese a risplendere fortemente, ed il suo volto si fece simile ad un lampo, tanto che ebbi gran paura ad avvicinarmi a lei, con il cuore pieno di spavento, pensando cosa ciò potesse essere. [26] Ed ecco che d'improvviso emise un grido altissimo e terribile, tanto che la terra fu scossa dal rumore. [27] Guardai ed ecco che la donna non mi appariva più, ma c'era una città costruita, ed era visibile un luogo dalle poderose fondamenta. Mi impaurii e gridai a gran voce: [28] "Dov'è l'angelo Uriele, che era venuto la prima volta da me? Perché è lui che mi ha fatto venire in questo così grande turbamento; la mia preghiera è stata resa inutile, la mia orazione disprezzata!".

[29] Ma mentre io così stavo parlando ecco che venne da me l'angelo che era (già) venuto da principio, mi vide, [30] ed ecco che giacevo come un morto, del tutto uscito di mente; mi prese la destra, mi confortò, mi rimise in piedi e mi disse: [31] "Cosa ti succede, e perché sei turbato? Perché ti si è turbata la mente, e tutti i sensi dell'animo?".

[32] Dissi: "Perché tu mi hai abbandonato completamente! Da parte mia, io ho fatto secondo quanto mi avevi detto: sono uscito nel campo, ed ecco che ho visto e continuo a vedere cose che non riesco a spiegare".

[33] Mi disse: "Sta' su come un uomo, e ti istruirò!".

[34] Dissi: "Parla, mio signore; solo, non mi abbandonare, che non debba morire prima del tempo, [35] perché ho visto cose che non sapevo, e ho udito quel che non so; [36] o forse è perché i miei sensi si ingannano, e la mia anima ha avuto un sogno? [37] Ora perciò ti scongiuro, o signore, di dare al tuo servo una spiegazione di questo turbamento".

[38] Mi rispose e disse: "Stammi a sentire e ti insegnerò: ti dirò delle cose di cui hai paura, perché l'Altissimo mi ha svelato molti segreti. [39] Egli infatti ha visto la tua retta via, perché ti sei rattristato senza posa per il tuo popolo, e ti sei afflitto tanto per Sion. [40] Questo dunque è il significato della visione: [41] la donna che ti è apparsa poco fa, che hai visto affliggersi e che hai dovuto consolare, [42] mentre ora invece non vedi alcuna sembianza di donna, ma ti è apparsa una città costruita, [43] dato che ti raccontava della disgrazia di suo figlio, la spiegazione è questa: [44] quella donna che hai visto, e che ora vedi come una città costruita, è Sion; [45] dato che ti ha detto che era stata sterile per trenta anni, è perché erano tremila anni che non le era stata ancora dedicata alcuna offerta nel mondo. [46] Accadde che, dopo tremila anni, David costruì la città e dedicò delle offerte; fu allora che quella donna sterile partorì il figlio.

[47] E dato che ti ha detto che lo tirò su con fatica: questo è quando Gerusalemme è stata abitata; [48] dato che ti ha detto che suo figlio morì mentre entrava nel talamo, e della disgrazia che gli era toccata, questo è quando si è compiuta la rovina di Gerusalemme. [49] Ecco, tu hai visto la sua rappresentazione, come essa era afflitta per il figlio, e tu dovesti consolarla di quelle cose che le erano successe: è questo che ti doveva essere svelato. [50] Ed ora l'Altissimo ha visto come ti sei rattristato nell'animo, e come soffri per lei con tutto il cuore, e ti ha mostrato la luce della sua gloria e la bellezza della sua nobiltà. [51] E' per questo che ti ho detto di stare nel campo dove non erano state costruite case; [52] infatti sapevo che l'Altissimo doveva mostrarti tutte queste cose. [53] E' per questo che ti ho detto di venire nel campo dove non c'erano fondamenta di edifici; [54] infatti non avrebbe potuto rimanere un'opera di edificio umano nel luogo dove doveva mostrarsi la città dell'Altissimo. [55] Tu, perciò, non devi temere, n‚ deve spaventarsi il tuo cuore, ma entra e vedi lo splendore e la grandezza dell'edificio, per quanto la vista dei tuoi occhi sarà capace di vedere; [56] dopodiché udrai, per quanto l'udito delle tue orecchie sarà capace di udire. [57] Tu infatti sei più beato di tanti (altri), e come pochi (altri) sei stato chiamato presso l'Altissimo. [58] Resterai qui per la notte che verrà domani, [59] e l'Altissimo ti mostrerà in sogno quelle visioni che Egli darà a coloro che abiteranno la terra negli ultimi giorni".

[60] Io dormii quella notte e quella seguente, come mi aveva detto.

 

 




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