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Atti di Tomaso

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VII - Atto settimo: del generale andato incontro a Tomaso

 

[62] Mentre Giuda andava predicando attraverso l'India si recò da lui il generale di un re e gli disse: "Ti prego, servo di Dio, di considerare che sono venuto personalmente da te, che sei apostolo di Dio mandato per guarire gli uomini che hanno bisogno di aiuto, dato loro dalle tue mani! Ho sentito, a tuo riguardo, che non ricevi mercede da alcuno per te, ma la passi ai poveri; se tu, infatti, accettassi qualcosa ti avrei mandato una grande somma di denaro e non mi sarei presentato qui personalmente, giacché il re non fa nulla senza di me. Io vivo nell'abbondanza e sono ricco, sono uno dei grandi di tutta l'India; non ho mai fatto un torto ad alcuno, e tuttavia mi è capitato il contrario di quello che merito. Io ho una moglie dalla quale ebbi una figlia; le voglio molto bene, come insegna la natura, e non conosco altra donna che lei. Ora avvenne che nella nostra città ebbe luogo un matrimonio e i contraenti erano miei grandi amici; vennero, dunque, da me, pregandomi di permettere che invitassero alla festa sia lei che la figlia. Siccome si trattava di amici io non potei trovare alcuna scusa e, pur contro la sua volontà, la mandai accompagnata da molti servi per lei e per la figlia feci una grande ostentazione di ricchezza

[63] Giunto il momento dell'arrivo, le mandai incontro lanterne e torce; io stesso me ne stavo sulla strada nell'attesa che arrivasse, per poterla vedere e accogliere lei e la figlia. E mentre me ne stavo , udii un grido di lamentazione e di pianto: alle mie orecchie giungeva, dalla bocca di tutti: "Ahimè per lei, ahimè!". Vennero poi da me i miei servi, con le vesti strappate, per annunziarmi quanto era accaduto, dicendomi: "Abbiamo visto un uomo e con lui un ragazzo che gli assomigliava; l'uomo pose la mano su tua moglie e il ragazzo su tua figlia. Esse cercarono di sfuggire loro e noi li colpimmo con le spade, ma le nostre spade caddero al suolo; ed in quel momento esse caddero a terra digrignando i denti e sbattendo la testa per terra. Perciò siamo venuti per informarti di ciò che è capitato". Udite tali cose dai miei servi, mi stracciai le vesti, mi percossi la faccia con le mani e presi a correre per la strada come un pazzo; al mio arrivo le trovai a terra per la strada; allora le presi, me le portai a casa e dopo molto tempo ritornarono in se stesse ed io le ristorai e le feci sedere.

[64] Iniziai allora a domandare a mia moglie: "Che cosa ti è capitato?". Lei mi rispose: "Tu non hai capito ciò che mi hai fatto? Ti avevo chiesto di non andare alla festa perché non stavo bene di corpo. Mentre camminavo lungo la strada, giunta alla conduttura dell'acqua, vidi un uomo nero di fronte a me che mi faceva cenni con la testa e vicino a lui c'era un ragazzo che gli assomigliava. Dissi alla figlia: Guarda quanto sono orribili questi uomini! La figlia mi rispose: Ho visto un ragazzo i cui denti erano come il latte e le cui labbra erano come carboni. Lasciandoli vicino all'acquedotto, ce ne andammo.

Giunta la sera, lasciata la casa ove aveva avuto luogo la festa, ce ne venimmo via con i servi e, giunti all'acquedotto, la prima a rivederli fu la figlia, che corse a rifugiarsi da me; dopo di lei, li vidi anch'io venire verso di noi. I servi che erano con me se ne fuggirono, e quelli percossero e buttarono a terra me e la figlia".

Mentre lei mi raccontava questo, quelli le assalirono di nuovo e le buttarono a terra. E da allora esse sono incapaci tanto di uscire per la strada, quanto di recarsi al bagno, di andare a una casa in festa o a una casa in lutto; madre e figlia rimangono prostrate notte e giorno e io le ho rinchiuse in una camera dentro un'altra sia perché a causa loro sono diventato oggetto di derisione sia perché quando quelli le assalgono le gettano a

terra e le disonorano ovunque si trovino. Ti supplico dunque e

ti prego di aiutarmi, di avere pietà di me: sono ormai tre anni

che in casa mia non è imbandita una tavola e che mia moglie e

mia figlia non vi si sono assise; soprattutto per la mia infelice

figlia, che in vita sua non ha mai avuto alcuna soddisfazione".

[65] Udite tali cose dal generale, l'apostolo restò molto triste e gli disse: "Se tu credi che il mio Signore Gesù Cristo le può risanare, tu le vedrai guarite". A queste parole, il generale gli rispose: "Io credo che tu puoi risanarle". L'apostolo gli disse: "Io non sono Gesù, ma suo servo e apostolo. Affidati a lui ed egli le guarirà e le aiuterà". Il generale rispose: "Mostrami come lo posso invocare e come posso credere in lui!". "Per quanto ti è possibile - rispose l'apostolo - volgi in alto la tua mente, giacché egli ora non è visibile agli occhi corporei, ma per mezzo della fede lo si riconosce nelle sue opere ed è glorificato dalle guarigioni che opera". Il generale innalzò allora la sua voce e disse: "Io credo in te, Gesù Cristo, Dio vivo, Figlio del Vivente, che sei divenuto uomo, che sei apparso come medico, come datore di vita e come Salvatore per tutti gli uomini che veramente si convertono a te. Sì, Signore, ti supplico e prego, aiuta la mia poca fede e il mio timore, poiché mi rifugio in te".

L'apostolo ordinò al diacono Santippo di adunare tutti i fratelli che erano ; e quando furono tutti insieme, l'apostolo si pose in mezzo a loro e disse:

[66] "Figli miei, fratelli e sorelle in nostro Signore Gesù, restate in questa fede e abbiate fiducia nel Signore nostro Gesù Cristo che vi ho annunziato; ponete in lui la vostra speranza ed egli vi custodirà; non staccatevi da lui poiché egli non vi abbandonerà. Se accade che vi addormentiate di quel sonno che fa sì che l'uomo che dorme non sia più lui, egli non dormirà, ma sarà sveglio e vi custodirà. Se sarete in mare su di una nave, dove nessuno è capace di aiutare il compagno, egli camminerà sulle onde del mare e sosterrà la vostra nave. Io, infatti, mi allontano da voi e non so se vi rivedrò ancora corporalmente. Non siate come i figli di Israele che incespicarono allorché partì da loro Mosè che era stato per un tempo il loro pastore. Ecco, in mia vece vi lascio il diacono Santippo: egli vi predicherà Gesù Cristo come me.

Anch'io sono un uomo come voi. Non posseggo le ricchezze che alcuni hanno e che conducono il possessore alla rovina perché non sono utili, lasciandolo nella terra donde venne e addossandogli quelle mancanze e quei peccati che per amor loro egli commette; i ricchi caritatevoli sono pochi. Non ho neppure la bellezza umana, quella che porta ben presto alla confusione tutti coloro che pongono in essa la loro fiducia; giacché quando colui che ha la bellezza ne è privato, la sua bellezza non gli serve più e quanti l'amavano per quella bellezza, lo sfuggiranno con disgusto. E, infatti, tutte le cose di questo mondo al loro tempo sono amate e al loro tempo odiate. Ponete la vostra speranza in Gesù Cristo, Figlio di Dio, poiché anche noi se non portiamo il fardello che si addice al suo nome, saremo puniti ed esso sarà per noi motivo di giudizio e di condanna".

[67] Pregò a lungo con loro, li affidò a nostro Signore e disse: "Signore di ogni genere di creature che ti aspettano, Dio di tutti gli spiriti che sperano in te, tu che liberi dall'errore i tuoi esseri umani, e redimi dalla corruzione e dalla schiavitù quanti ti sono obbedienti e vengono al tuo luogo di rifugio, resta tu con il gregge di Santippo, ungi il suo gregge con l'olio di vita, purificalo dalla sua infermità, custodiscilo dai lupi e dai ladroni sicché non possano strapparlo dalle sue mani". Impose loro le mani e disse: "La pace del Signore sia con voi e vi accompagni!".

 

 

 

 




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