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Atti di Tomaso

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X - Atto decimo: Migdonia riceve il battesimo

 

[119] Migdonia stava meditando su queste cose, allorché giunse Giuda entrando dall'ingresso posteriore. Lei rimase spaventata e, dal timore, cadde a terra. Egli le si avvicinò e le disse: "Non temere, Migdonia! Gesù Cristo non ti lascerà, il tuo Signore al quale tu hai affidato l'anima tua, non ti abbandonerà; il benevolo, la cui grazia è grande, non ti lascerà! Il benigno, in forza della sua bontà, non ti abbandonerà! Il buono, in forza della sua bontà, non ti lascerà e il grande, in forza della sua grandezza, non ti abbandonerà!

Alzati dalla terra sulla quale una volta stavi. Guarda alla luce del tuo Signore il quale non permetterà che coloro che lo amano camminino nelle tenebre! Osserva il compagno dei suoi servi, ai quali egli è luce nelle tenebre! Osserva l'aiuto dei suoi servi, ai quali egli è soccorritore nelle afflizioni".

Migdonia si levò e, guardandolo, gli disse: "Dove vai, mio signore? Chi ti permise di uscire dalla prigione per vedere il sole?". Giuda le rispose: "Nostro Signore Gesù Cristo è più forte di tutte le potenze, dei re e dei governanti: egli aprì le porte, cullò e addormentò i guardiani".

[120] Migdonia gli disse: "Dammi il segno di Gesù Cristo e concedimi di ricevere il suo dono dalle tue mani, prima che tu te ne parta da questo mondo".

Presolo con sé, andò a casa, destò la sua nutrice e le disse: "Narchia, mia madre e nutrice, quello che hai fatto per aiutarmi, e la gentilezza che hai avuto verso di me, dalla mia infanzia fino ad ora, è stato tutto invano e per esso ti accordo una effimera riconoscenza. Fammi invece un piacere che resta per sempre e sarai ricompensata da colui che ai suoi tutto e ai quali la sfortuna non può togliere nulla".

Narchia le domandò: "Che desideri, sorella mia, Migdonia? In che cosa ti posso accontentare? Tutti gli onori che mi promettesti, quello straniero non ti ha permesso di concedermeli e tu mi hai disonorato di fronte al paese. E ora che vuoi tu ancora da me?". Lei rispose: "Partecipa con me alla vita perpetua e riceverò da te un'educazione perfetta. Prendimi segretamente una pagnotta, portami una miscela di vino e abbi pietà di me che sono nata libera". Narchia le rispose: "Ti prenderò pane in quantità e molti bottiglioni di vino, e farò così quanto desideri". Migdonia le disse: "No ho alcun bisogno di molti bottiglioni ma solo di una miscela in una coppa, di un'intera pagnotta, di un po' di olio e, se c'è, di una lampada".

[121] Dopo che Narchia ebbe portato queste cose, Migdonia si scoprì il capo e si pose davanti al santo apostolo. Egli, allora, prese l'olio e si accinse a versarlo sul suo capo, dicendo: "Olio santo, datoci per l'unzione, nascosto mistero della croce, che attraverso di lui è reso visibile, tu che rafforzi le membra malate, tu Signore nostro Gesù vita, salute e remissione dei peccati, manda la tua potenza affinché dimori in questo olio e fa' che la tua santità abiti in esso!". Versando l'olio sul capo di Migdonia, disse: "Guariscila dalle sue ferite del passato, lava le sue piaghe, fortifica la sua debolezza!".

Versato l'olio sul di lei capo, ordinò alla nutrice di ungerla e di cingerle i fianchi con un abito, mentre Giuda, afferrata la bacinella della loro fontana, salì e battezzò Migdonia nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito santo. Dopo che fu battezzata e che si rivestì delle sue vesti, egli prese e spezzò l'Eucaristia, riempì la coppa e fece partecipare Migdonia alla mensa del Messia e alla coppa del Figlio di Dio.

Poi le disse: "Ora tu hai ricevuto il segno e ti sei conquistata la vita per sempre!". S'udì, allora, una voce dal cielo che disse: "Sì, amen, amen!".

Allorché udì questa voce, Narchia fu atterrita e supplicò anche lei l'apostolo di potere ricevere il segno. Egli glielo diede e le disse: "La grazia di Gesù sia con te e con le altre tue compagne!".

Ritornò poi a chiudersi in prigione: trovò le porte aperte e i guardiani addormentati.

[122] Giuda esclamò: "Chi mai è come te, Dio, che non rifiuti all'uomo il tuo amore e la tua bontà? Chi è come te nella bontà e nella grazia, eccetto tuo Padre, per il quale tu hai liberato il mondo dalla miseria e dall'errore? Amore che vinse la concupiscenza, verità che distrusse la menzogna! Tu sei amabile e in te non c'è nulla di brutto, tu sei l'umile che buttò giù la superbia, tu sei il vivente che distrusse la morte, tu sei il pacifico che ha posto fine alla fatica! Gloria all'unigenito del Padre, gloria alla bontà inviata per mezzo della bontà, gloria alla tua bontà che riposa su di noi!".

Terminato che ebbe di dire queste cose, le guardie si svegliarono, trovarono tutte le porte aperte, ma i prigionieri erano addormentati; allora esclamarono: "Abbiamo dimenticato queste porte e non le abbiamo chiuse. Se avesse fatto ciò un nemico, qui non ci sarebbe rimasto più alcuno".

[123] Di buon mattino, Carisio si recò da Migdonia e dalla sua nutrice e le trovò che pregavano così: "Dio nuovo, che sei venuto qui per opera di uno straniero; Dio santo, che sei nascosto a tutta la stirpe degli Indiani; Dio, che ci hai mostrato la tua gloria per opera del tuo apostolo Tomaso; Dio, al quale noi siamo accorsi, avendo compreso che in te c'è la vita e che ce la puoi dare; Dio, che hai raggiunto la nostra piccolezza, a motivo della tua misericordia e della tua grazia; Dio, che ci hai cercato quando noi non ti conoscevamo; Dio, che sei in alto ma al quale nulla è nascosto di quanto si trova nelle profondità; tu, Signore, tieni lungi da noi la ferocia di Carisio, arresta la sua bocca bugiarda e gettalo ai piedi dei tuoi credenti!".

A queste parole, Carisio disse a Migdonia: "Ben mi hai chiamato cattivo, feroce, detestabile e amaro, giacché se io non ti avessi sopportato, non sarebbe piombata su di me questa cattiveria e amarezza e tu non staresti invocando contro di me la stregoneria di quell'uomo. Che hai, dunque, deciso, Migdonia? Che vuoi ch'io faccia per te? Credimi, Migdonia, non c'è nulla di bene in quello stregone ed egli non può fare nulla di quanto ha promesso. Io, invece, ti mostro davanti agli occhi tutto ciò che ti dico perché tu acconsenta a prestarmi fede, ad ascoltare le mie parole e a restare con me come tu eri prima".

[124] Le si avvicinò nuovamente per supplicarla: "Se tu mi acconsentirai, io non proverò più alcuna pena. Ricorda, sorella mia, il giorno del matrimonio, il primo giorno nel quale tu mi hai accolto come sposo, e dimmi ora schiettamente che cosa ti è più caro, io a quell'epoca o Gesù adesso?".

Migdonia gli rispose: "Carisio, quell'epoca ha avuto quanto le spettava, ed ora è passata. Il presente vuole anch'esso quanto gli spetta. Quella era l'epoca iniziale della vita temporale, transeunte, questo è il tempo della vita perpetua. Quella era l'epoca della gioia transitoria, questo è il tempo della gioia eterna, intramontabile. Quella era l'epoca del giorno e della notte, questo è il tempo del giorno senza notte. Tu hai visto come la festa nuziale sia passata e scomparsa, ma la presente festa nuziale non passerà mai più. Quella era la festa nuziale della corruzione, questa è la festa nuziale della vita perpetua Quei paraninfi erano uomini e donne transeunti, questi sono uomini e donne che rimangono per sempre. Quell'unione era basata sulla terra, ove c'è una mischia continua, questa è basata sul ponte di fuoco irrorato dalla grazia. Quella camera nuziale fu abbattuta, questa camera nuziale dura per sempre. Quel letto era ricoperto con stoffe preziose che invecchiano questo letto è ricoperto con l'amore, con la fede e con la verità. Tu sei uno sposo transitorio e mutevole, Gesù è il vero sposo che dura sempre, non muore mai e non è soggetto a corruzione Quella dote consisteva in denari e vestiti, cose che invecchiano e passano, questa dote consta di parole vive che non passano mai".

[125] Dopo aver udito queste cose, Carisio andò a riferirle al re Mazdai. Il re gli rispose: "Prendiamolo ed eliminiamolo!". Ma Carisio gli disse: "Abbi ancora un po' di pazienza verso di lui! Fallo uscire dalla prigione, parlagli, minaccialo; forse egli se ne andrà e convincerà Migdonia a comportarsi con me come prima".

Il re Mazdai allora mandò a prendere Giuda Tomaso, apostolo dell'Altissimo. Tutti i prigionieri restarono addolorati per la partenza da loro dell'apostolo Giuda e, desiderandolo, dicevano: "Ci hanno privato della gioia che avevamo!".

[126] Il re Mazdai domandò a Giuda: "Perché insegni tu una dottrina detestata dagli dèi e dagli uomini e nella quale non c'è nulla di buono?". Giuda rispose: "Che cosa insegno io di male?". Mazdai replicò: "Dici che gli uomini non possono vivere per Dio se non conservandosi puri per il Dio che tu predichi".

Giuda gli confessò: "Veramente insegno proprio così e insegnando questo non mento! Forse che tu non ti irriti se i tuoi servi ti si presentano con uniformi volgari, oppure sozzi e sporchi? Tu che sei un re terrestre e perisci con la terra, esigi dai tuoi servi decenza e mondezza, perché ti sdegni e affermi che parlo male quando insegno che i servi del mio re lo devono servire con santità, con purezza e con temperanza, liberi da ogni dolore, da ogni sollecitudine, liberi dal pesante fardello dei figli e delle figlie, dalla grande sollecitudine per le ricchezze, liberi dal tormento e dall'inane vanità degli averi? Tu vuoi che quanti ti servono e obbediscono si comportino come tu desideri, e fai punire colui che trasgredisce uno dei tuoi comandamenti, ma tanto più è doveroso che noi, che crediamo nel nome di questo mio Dio, lo serviamo con purezza, con santità, con temperanza, con castità, con modestia e che siano alieni da noi tutti questi piaceri corporali: l'adulterio, il furto, l'ubriachezza, la sregolatezza, il servizio del ventre, gli atti vergognosi e le azioni turpi!".

[127] Udite queste cose, Mazdai disse a Giuda: "Ti lascio libero! Va' da Migdonia, moglie di Carisio, e persuadila a non abbandonarlo". Ma Giuda gli rispose: "Se tu mi vuoi fare qualcosa, non indugiare! Se lei, infatti, ha realmente ricevuto quanto ha udito, né il ferro né il fuoco né alcun altro male peggiore di questi le potrà nuocere o separarla da colui che ha preso possesso della sua anima".

Il re Mazdai replicò a Giuda: "Ho sentito che gli stregoni possono sciogliere gli incantesimi e che la puntura di una vipera può essere guarita con un antidoto preso da un'altra creatura peggiore della vipera. Perciò se ritieni di potere sciogliere i tuoi precedenti incantesimi e stabilire la pace e la concordia tra il marito e sua moglie, avrai anche pietà di te stesso; tu, infatti, non sei ancora sazio di vivere. Sappi che se tu non la convinci, io ti toglierò questa vita, cara a tutti gli uomini". Giuda gli rispose: "Questa vita non è che un prestito, il tempo presente passa e muta, la bellezza e la giovinezza che ora sono palesi, di qui a un poco non mi apparterranno più". Il re Mazdai insistette: "Ti ho consigliato quanto ti è vantaggioso; tu però lo sai meglio di me!".

[128] Allontanatosi dalla presenza del re Mazdai, Giuda Tomaso fu avvicinato da Carisio che gli disse: "Non ho mai compiuto nulla di male né verso gli dèi né verso gli uomini; ti domando, dunque, perché tu mi hai tirato addosso questa calamità? Perché hai tu portato in casa mia questo disastro? Che vantaggio ritrai tu da questo? Dimmi ciò che vuoi e te lo darò senza indugio. Perché mi fai un torto, quando sai che non puoi sfuggire dalle mie mani? Sappi che se tu non la convinci, eliminerò da questa vita sia tu che lei e, infine, toglierò anche me stesso da questo mondo. Se, come tu affermi, c'è una vita e una morte, una condanna e una vittoria, un giudizio e una ricompensa, io mi presenterò in giudizio con te; e se il Dio che tu predichi è giusto e infligge i castighi in modo giusto, io sarò ricompensato: io, infatti, non ti ho fatto alcun male, mentre tu mi hai rattristato; io non ho peccato contro di te, mentre tu hai peccato contro di me. Ma anche quaggiù posso vendicarmi su di te agendo verso di te come tu hai agito verso di me. Ascoltami, dunque, vieni a casa mia con me, parla a Migdonia e convincila ad essere con me come era prima che vedesse il tuo volto".

Giuda lo seguì sorridendo e gli disse: "Se gli uomini amassero Dio come amano i loro simili, sarebbe loro dato tutto ciò che chiedono e ogni cosa sarebbe loro ossequiente".

[129] Detto ciò, Giuda entrò in casa di Carisio. Migdonia era seduta e di fronte a lei c'era Narchia; aveva tra le mani le sue guance e diceva alla sua nutrice: "Passino veloci i giorni, madre mia, si riducano a una sola le ore, possa io partire da questo mondo e andare a contemplare colui che è bello del quale ho udito parlare, il vivente e datore di vita a coloro che credono in lui, ove non c'è né la notte né il giorno, ove non sono tenebre ma solo luce, ove non c'è né il bene né il male, né il ricco né il povero, né il maschio né la femmina, né gli schiavi né i liberi, ove non sono gli orgogliosi che spadroneggiano sugli

umili".

Giuda entrò mentre lei diceva queste cose; allora s'alzò e si prostrò davanti a lui. Carisio gli disse: "Vedi, ti teme e ti ama, ti accontenterà in qualsiasi cosa gli dirai".

[130] Giuda le disse: "Sorella mia, Migdonia, ubbidisci a ciò che ti dice tuo fratello Carisio!". Migdonia rispose: "Tu che sei incapace di menzionare quell'atto, come puoi convincermi a compierlo? Io ti ho sentito dire: "Questa vita temporale non è che un prestito, questo riposo è soltanto passeggero, queste ricchezze non durano". Tu hai detto ancora: "Chi odia questa vita, riceverà la vita perpetua. Chi odia la luce del giorno e della notte andrà a ricevere la luce nella quale non v'è alcuna notte". Tu hai detto pure: "Chi abbandona questi beni terreni, troverà i beni perenni"; ed altre cose simili. Tu hai detto quello perché ora hai timore.

Chi è che fa qualcosa e ne gioisce, ma poi ne arrossisce e si vergogna? Chi è che costruisce una torre, ma poi la abbatte dalle fondamenta? Chi è che scava un pozzo in una terra arida, e poi vi getta dentro delle pietre fino a riempirlo? Chi è che trova un bel tesoro, e poi non se ne serve?".

All'udire queste cose, Carisio, parente del re Mazdai, disse: "Non sono come voi, non ho premura di eliminarvi. Quanto a te, però, ti legherò, avendo io autorità su di te, né ti permetterò di andare da questo stregone e di conversare con lui. Se tu ti arrendi, bene; in caso contrario, so bene ciò che farò".

[131] Battesimo del generale. Giuda uscito dalla casa di Carisio, andò in casa del generale Sifur e quivi abitò. Sifur disse a Giuda: "Preparati una camera per insegnarvi". E fece come gli era stato detto. Il generale Sifur gli disse ancora: "Io, mia moglie e mia figlia d'ora in avanti vivremo santamente, con una sola mente e un solo amore. Supplichiamo di potere ricevere il segno dalle tue mani, diventare veri servi di nostro Signore ed essere annoverati nel suo gregge e nel numero delle sue pecore". Giuda rispose: "Sto pensando che cosa dire ed ho paura. Conosco ciò che so, ma non lo posso esprimere".

[132] Cominciò poi a parlare del Battesimo, dicendo: "Questo è il Battesimo per la remissione dei peccati. Questo genera l'uomo nuovo. Questo è il restauratore delle intelligenze, colui che unisce l'anima e il corpo, colui che pone l'uomo nuovo nella Trinità e diviene partecipe della remissione dei peccati. Gloria a te, potenza nascosta del Battesimo! Gloria a te, potenza nascosta che ti comunichi a noi nel Battesimo! Gloria a te, potenza invisibile, che ti trovi nel Battesimo! Gloria a voi, nuove creature, rinnovate per opera del Battesimo al quale si sono avvicinate con amore!".

Dette queste cose, versò l'olio sul loro capo dicendo: "Gloria a te, frutto amato! Gloria a te, nome di Cristo! Gloria a te, potenza nascosta, che abiti in Cristo!".

Mentre parlava, essi portarono una ampia vasca, ed egli li battezzò nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito santo.

[133] Quando furono battezzati e rimisero i loro vestiti, egli fece portare pane e vino, li pose sulla tavola e cominciò a benedirlo, dicendo: "Pane vivo onde quelli che ne mangiano non muoiono! Pane che riempi, con la tua benedizione, le anime affamate! Tu sei degno di ricevere il dono e di essere per la remissione dei peccati, affinché non muoiano quelli che mangiano di te! Invochiamo su di te il nome del Padre, invochiamo su di te il nome del Figlio, invochiamo su di te il nome dello Spirito, il nome esaltato a tutti nascosto". E proseguì: "Nel tuo nome, Gesù, venga la potenza della benedizione e del ringraziamento e riposi su questo pane, affinché tutte le anime che ne partecipano siano rinnovate e siano perdonati i loro peccati". Poi egli lo spezzò e ne diede a Sifur, a sua moglie e a sua figlia.

  

 




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