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Atti di Tomaso

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XII - Atto dodicesimo: Vizan, figlio di Mazdai, e Tomaso

 

[139] Giunse Vizan, figlio di Mazdai, e disse ai servi: "Datelo a me! Voglio parlare con lui fino all'arrivo del re". Ed essi glielo diedero.

Preso Giuda, e giunto nel luogo ove il re soleva sedere e giudicare, Vizan gli domandò: "Tu sai ch'io sono il figlio di Mazdai e che ho la libertà di dire al re tutto quello che voglio: se glielo dico io, il re ti lascerà vivere, e se glielo dico io, egli ti ucciderà. Ora, dimmi, chi è il tuo Dio? Di chi è il potere che tu hai e del quale ti vanti? Se si tratta di stregoneria, insegnamela; io parlerò al re ed egli ti lascerà andare".

Giuda rispose a Vizan: "Tu sei figlio di Mazdai: è un re passeggero! Io sono servo di Gesù, re che rimane per sempre. Tu hai il potere di parlare con tuo padre e di preservare la vita di quelli che tu vuoi: ma si tratta di una vita breve, nella quale gli uomini non rimangono, anche se tu l'hai loro concessa. Tu e tuo padre siete ambedue mortali. Io supplico il mio Signore, di intercedere per gli uomini ed egli loro la vita che dura per sempre. Tu ti vanti degli uomini e degli schiavi, delle ricchezze e degli ornamenti, dei domestici e delle concubine, dei cibi transitori e del letto impuro; io, invece, mi vanto della povertà, dell'ascetismo e del disprezzo, del digiuno, delle preghiere, della grandezza, del ringraziamento, della comunione con i fratelli e con lo Spirito santo, della relazione con i fratelli che sono degni, davanti a Dio, di vivere una vita perpetua. Tu ti rifugi in un uomo come te, incapace persino di liberare la propria anima dalla condanna e dalla morte; io, invece, mi rifugio in colui che condanna e che assolve, che è grande ed è il giudice di tutti gli uomini. Tu e colui nel quale ti rifugi siete per oggi e domani, ma dopo un po' di tempo non ci siete più; io mi rifugio in colui che resta in perpetuo, che conosce tutti i tempi e tutte le stagioni.

Anche tu, dunque, figlio mio, se vuoi diventare servo di questo Dio ch'io adoro, lo puoi molto presto. Ti dimostri suo servo con queste cose ch'io ti enumero: con la purezza che è la principale di tutte le buone qualità, il grande principio, il ritorno a uno stato superiore e la comunione con il Dio ch'io predico; con la mondezza, con la temperanza, con l'amore, con la fede e con la speranza in lui, con la semplicità di una vita pura".

[140] Il giovane Vizan, persuaso da nostro Signore, cercava la maniera di liberare Giuda. Mentre rifletteva su di ciò, giunse il re. Vennero i servi, presero Tomaso e lo condussero fuori. Uscì con lui anche Vizan e si mise al suo fianco.

Il re si sedette' e ordinò che gli fosse condotto Giuda con le mani legate dietro; giunto davanti a lui, il re gli domandò: "Dimmi, chi sei tu e con quale potere fai queste cose?". Giuda rispose: "Io sono un uomo come te e faccio queste cose con il potere di Gesù Cristo, Figlio di Dio". Mazdai gli disse: "Parla sinceramente, prima ch'io ti faccia perire!" Giuda rispose: "Tu non hai alcun potere su di me! Contrariamente a quanto tu pensi, non puoi farmi male alcuno".

Dopo che Giuda ebbe pronunciato queste parole, il re Mazdai era furioso; diede ordine che fossero riscaldate due piastre di ferro e fosse posto su di esse a piedi nudi. Lo fecero sedere, gli tolsero e strapparono le scarpe, mentre egli, sorridente, diceva: "La tua sapienza, Gesù, è ben superiore a quella di tutti gli uomini. Tu deliberi contro di essi e la tua amabile bontà si prepara contro la rabbia di costoro".

Portate le piastre roventi come il fuoco, afferrarono Giuda per fargli mettere i piedi su di esse; ma, improvvisamente, dalla terra sgorgò molta acqua, le piastre rimasero sommerse, gli uomini le lasciarono e se ne fuggirono.

[141] Quando il re vide questa quantità d'acqua, disse a Giuda: "Domanda al tuo Dio che ci liberi da questa morte per alluvione, affinché non moriamo così". Giuda pregò, dicendo: "Signore nostro Gesù, io ti chiedo di arginare questo elemento confinandolo in un solo luogo. Tu hai mandato in diversi luoghi il tuo servo e il tuo apostolo Giuda, e per mezzo suo tu hai concesso molti segni meravigliosi, tu che fai sì che la mia anima aneli affinché io pure riceva il tuo splendore; datore della ricompensa per tutti i miei travagli, tu che lasci che la mia anima sia in pace con la sua natura senza alcuna relazione con ciò che è nocivo tu che in ogni tempo sei la causa della mia vita, fai cessare questa alluvione affinché non si innalzi superba e distruggitrice: ci sono, infatti, alcuni dei presenti che crederanno in te e vivranno". Appena Giuda terminò la preghiera, ci fu quiete e a poco a poco le acque furono assorbite e disparvero, mentre il luogo ritornò asciutto come era prima. Quando vide ciò, il re Mazdai disse: "Trascinatelo in prigione fino a quando decideremo il da farsi".

[142] Tomaso imprigionato. Giuda andò per essere imprigionato e tutto il popolo lo seguiva, mentre Vizan, figlio del re Mazdai, camminava a destra di Giuda e il generale Sifur alla sinistra. Entrato in prigione, Giuda permise che Sifur, Vizan, la moglie e la figlia di Sifur, che lo avevano seguito, si sedessero e ascoltassero la parola di vita; sapevano, infatti, che a motivo della sua grande collera, il re Mazdai lo avrebbe ucciso.

E Tomaso cominciò a dire: "Tu sei il liberatore della mia anima dalla schiavitù di molti, giacché mi sono offerto per essere venduto a una persona! Io ora sono felice perché so che tempi e stagioni, anni e mesi e giorni sono giunti alla fine e io verrò a riceverti, mio datore di riposo. Sarò liberato dalle cose di oggi e da quelle di domani, ed io mi occupo soltanto delle cose di oggi. Io smetto di sperare perché ricevo la verità. Io sfuggo dalla tristezza e dalla gioia quotidiana, e mi rivesto solo di gioia. Sarò senza preoccupazioni, senza tristezza, senza bisogno e abiterò per sempre nella quiete. Sarò liberato dalla schiavitù e andrò alla libertà alla quale sono chiamato. Ho atteso per tempi e stagioni, e ora sono innalzato al di sopra dei tempi e delle stagioni. Riceverò la mia mercede dal rimuneratore, il quale senza fare calcoli, bensì elargisce liberamente perché la sua ricchezza è sufficiente per tutti i suoi doni. Mi svestirò e mi rivestirò senza più svestirmi. Mi metterò giù per dormire e mi alzerò, senza più mettermi giù a dormire. Morirò e vivrò, e non morirò più. Essi gioiranno e mi osserveranno, perché io andrò, mi congiungerò alla loro gioia, ed essi metteranno fiori nelle loro ghirlande. Nel tuo regno, Gesù, io sarò fatto re, perché quaggiù l'ho sperato. I malvagi saranno svergognati, essi che pensavano di assoggettarmi al loro potere. I ribelli saranno distrutti davanti a me, poiché mi elevai al di sopra di loro. Avrò la pace nella quale converranno i grandi".

[143] Mentre Giuda diceva queste cose, tutti i presenti che ascoltavano pensavano che la sua dipartita da questo mondo sarebbe avvenuta in quello stesso momento. Ma Giuda proseguì: "Credete in colui che guarisce tutti i mali, i nascosti e quelli manifesti, in colui che la vita a tutte le anime che gli chiedono aiuto! Costui, nato libero e figlio di re, divenne schiavo e povero. Costui guarisce la sua creatura ed è malato per i suoi servi. Costui purifica chi crede in lui, ed è disprezzato e insultato da coloro che non l'ascoltano. Costui affrancò dalla schiavitù, dalla corruzione, dalla soggezione e dal danno le sue proprietà, ed è diventato sottomesso e insultato dai suoi schiavi, egli che è il Padre celeste, il Signore di tutte le creature, il giudice del mondo. Costui venne dall'alto, diventò visibile attraverso la Vergine Maria, e fu detto figlio del falegname Giuseppe. Costui del quale abbiamo visto con i nostri occhi la piccolezza del corpo, e del quale abbiamo ricevuto la maestà attraverso la fede. Costui del quale abbiamo palpato con le nostre mani il sacro corpo, e del quale con i nostri occhi abbiamo visto l'aspetto rattristato e la cui forma divina noi soli abbiamo contemplato sul monte. Costui che fu detto impostore, ed è la verità che non inganna, colui che pagò il tributo e l'imposta per noi e per sé. Costui del quale il nemico ebbe paura non appena lo vide, tremò e gli domandò chi era, che cosa era detto di lui, e al quale egli non manifestò la verità, perché in lui non c'è verità alcuna. Costui sebbene Signore del mondo, dei suoi piaceri, delle sue ricchezze e delle sue gioie, le tenne lontane da sé, e ammonì quanti lo ascoltano e credono in lui di non servirsi di queste cose".

[144] Preghiera al termine della missione. Quand'ebbe finito di pronunciare queste parole s'alzò per pregare, dicendo: "Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà in terra come in cielo. Dacci il costante pane del giorno, perdona a noi i nostri debiti e i nostri peccati affinché noi pure possiamo perdonare ai nostri debitori, e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal maligno.

Mio Signore e mio Dio, mia speranza e mia fiducia, mio maestro e mio conforto, sei tu che ci hai insegnato a pregare così. Ecco io recito la tua preghiera e adempio la tua volontà. Sii tu con me fino alla fine. Tu che fin dalla mia giovinezza hai seminato in me la vita e mi hai preservato dalla corruzione. Tu che mi hai portato alla povertà del mondo e mi hai preparato per la tua vera ricchezza. Tu che mi hai fatto conoscere ch'io sono tuo e perciò non mi sono avvicinato a donne, affinché ciò che è desiderato da te non sia trovato macchiato.

[145] La mia bocca non basta a lodarti, né la mia intelligenza a glorificare la tua bontà verso di me. Mentre io desideravo acquistare e diventare ricco, tu mi mostrasti, con una visione, che l'infelicità di molti deriva dalla ricchezza e dalle possessioni; io credetti alla tua visione e sono rimasto in continua povertà fino a quando tu, vera ricchezza, ti manifestasti a me riempiendo della tua vera ricchezza quelli che sono degni di te, e liberandoli dal bisogno, dalla sollecitudine e dall'avarizia.

Ecco, io ho eseguito la tua volontà e ho compiuto la tua opera. Per amore tuo sono povero, bisognoso, straniero, disprezzato, prigioniero, affamato, assetato, nudo, scalzo e affaticato. Non permettere che venga meno la mia fiducia e che la mia speranza in te sia confusa. Non permettere che le mie fatiche siano state vane e il mio lavoro sia trovato senza frutto. Non permettere che i miei digiuni e le mie pressanti preghiere periscano. Non permettere che siano mutate le mie opere che sono in te. Non permettere che il nemico rapisca la semenza del tuo grano dalla tua terra e che tra di esso si trovi della zizzania; la tua terra, infatti, non può accogliere la zizzania e questa non può venire posta nei granai del tuo contadino".

[146] Ed egli proseguì ancora: "Ho piantato la tua vigna sulla terra: metta radici in profondità, intrecci i suoi tralci verso l'alto, appaiano i suoi frutti sulla terra, e ne gioiscano coloro che ti sei acquistati, che sono degni di te. Il denaro che tu mi hai dato l'ho messo in banca; verificalo e ridammelo con l'interesse, come tu hai promesso. Con il talento che mi hai dato, ne ho guadagnato dieci; siano aggiunti a quelli che già avevo, come tu hai promesso. Ai miei debitori io ho rimesso un talento; la tua mano non esiga ciò che io ho condonato. Invitato a cena, ci andai subito; non ne volli mai sapere del campo, dell'aratro e della moglie; non sia dunque allontanato da essa, né abbia a mangiarne in forza di scongiuri. Sono stato invitato a feste di nozze e ho indossato abiti bianchi; ch'io sia degno di essi, le mie mani e i miei piedi non siano legati, né sia gettato nelle tenebre esteriori. La mia lampada splende della sua luce; il Signore la custodisca fino a quando egli lascia la sala del banchetto ed io la riceva, ma non la veda mai tremolante a motivo dell'olio. I miei occhi ti accolgano, il mio cuore gioisca perché io adempio la tua volontà e adempio i tuoi comandamenti. Ch'io assomigli al servo saggio e timorato di Dio, che con prudente diligenza non trascura nulla. Mi sono stancato tutta la notte vegliando per proteggere la mia casa dai predoni, per impedire che vi irrompessero".

[147] "Ho cinto i miei lombi di verità, ho legato ai piedi i miei sandali: ch'io non veda mai allentati i loro legacci! Ho posto la mano al vomere del mio aratro e non ho mai guardato indietro, affinché i miei solchi non diventassero curvi. I miei campi sono biancheggianti, pronti, ormai, per la mietitura: possa io ricevere la ricompensa! Il vestito che si consuma, l'ho consumato, e ho portato a termine il lavoro che introduce al riposo. Ho vegliato alla prima, alla seconda e alla terza veglia: possa io accogliere il tuo volto e adorare la tua santa bellezza! Ho abbattuto e raso al suolo i miei granai: possa io ricevere il tuo tesoro che non viene mai meno! Ho prosciugato l'abbondante sorgente che era in me: possa adagiarmi presso la sorgente viva e accanto a essa riposarmi! Il legato che tu mi hai consegnato, l'ho ucciso; libera lo sciolto che è in me e non permettere che la mia anima perda la sua fiducia! Ho fatto esterno l'interno, e interno l'esterno: possa la tua volontà adempiersi in tutte le mie membra! Non mi sono voltato indietro sempre proteso in avanti: ch'io non sia una causa di stupore e un segno! Non ho dato vita al morto, non ho messo a morte il vivo, non ho colmato l'indigente: capo dei due mondi, possiamo ricevere la corona della vittoria! Sulla terra ho ricevuto disprezzo: dammi una ricompensa in cielo!".

[148] "Le potenze non si accorgeranno di me, i capi non terranno consiglio contro di me, i pubblicani non mi vedranno, né mi opprimeranno gli esattori. Non mi schernirà l'abbietto, il cattivo non deriderà il valoroso e l'umile; il valoroso, il mediocre e il grande che esalta se stesso, non oseranno resistere davanti a me, a motivo della tua forza vittoriosa che mi circonda, Gesù; fuggano e si nascondano, incapaci di resistere, poiché con astuzia e di nascosto piombano su coloro che obbediscono ad essi. I miei figli gridano e risplendono, nessuno si può celare ai loro sguardi perché la loro natura è fragrante. Da essi si distinguano i malvagi: il loro albero fruttifero è amarezza; transiterò in silenzio dal loro posto e verrò da te. Mi sorreggano la gioia e la pace, ed io giungerò davanti alla tua gloria! Non mi osservi il calunniatore: i suoi occhi siano accecati dalla tua luce, nella quale io dimoro, e la sua bocca menzognera se ne stia chiusa, giacché ha della cattiveria contro di me".

[149] Poi riprese a dire a coloro che erano con lui in prigione: "Figli miei, credete nel Dio ch'io predico. Credete in Gesù Cristo, ch'io annunzio. Credete in colui che è il datore di vita e l'aiuto dei suoi servi. Credete nel datore di vita, a quanti lavorano alla sua opera, in colui nel quale gioisce la mia anima essendo giunto per me il momento di andarlo a ricevere. Credete in colui che è bello e la cui bellezza mi incita a dire ciò che egli è, sebbene io sia incapace di dirlo pienamente. Tu, mio Signore, sei colui che nutre la mia povertà, colui che sopperisce alla mia deficienza, colui che provvede al mio bisogno. Sii con me fino in fondo, affinché io possa venire e ricevere te".

 

 

 




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