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Atti di Tomaso

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Martirio dell'apostolo Tomaso

 

[159] Giuda ritornò in prigione e così pure Terza, Migdonia e Narchia ritornarono in prigione. Giuda disse loro: "Figlie e sorelle mie nel Signore, mie compagne e ancelle di Gesù Cristo, ascoltatemi in quest'ultimo giorno: affiderò a voi la mia parola, giacché in questo mondo non parlerò mai più con voi. Sarò innalzato a nostro Signore Gesù Cristo, a colui che mi vendette, a colui che abbassò la sua nobile anima alla mia pochezza, trasportandomi alla sua grandezza che non tramonta e ritenendomi degno di essere suo servo sincero e verace. Gioisco che il tempo sia giunto a compimento, che sia giunto il giorno di andare a ricevere la ricompensa dal mio Signore. Colui, infatti, che mi ricompensa sa come debbo essere ricompensato, giacché non è né malvagioinvidioso, bensì è generoso nei suoi doni: egli senza misura, sicuro della inesauribilità della sua ricchezza. Figlie mie, ascoltate.

[160] Io non sono Gesù, ma servo di Gesù. Io non sono il Cristo, ma un suo ministro. Io non sono il Figlio di Dio, bensì prego e supplico di poter essere giudicato degno di Dio. Voi, figlie mie, dimorate nella fede di Gesù Cristo, e mirate alla speranza del Figlio di Dio. Non siate affrante, figlie mie, nella persecuzione, vedendomi trattato ignominiosamente, imprigionato e morto, non sorga in voi dubbio alcuno: io, infatti, adempio la volontà del mio Signore. Voi sapete che s'io pregassi di non morire, lo potrei fare; ma questa che si vede non è la morte, bensì una liberazione da questo mondo. Perciò io l'accolgo con gioia, sono liberato per potere andare a ricevere colui che è magnifico, colui che amo, colui che è amato. Ho lavorato molto, al suo servizio, ho portato a termine il mio compito per merito della sua grazia che mi ha sostenuto e non mi ha abbandonato.

Non permettete che il nemico entri in voi con inganno e scuota le vostre menti con il dubbio. Non permettete che quel perfido turbolento trovi posto in voi, giacché colui che avete ricevuto, colui nel quale avete creduto, è più forte di lui. Mirate alla sua venuta, poiché egli verrà e vi accoglierà, cioè andrete a vederlo".

[161] Quando Giuda ebbe finito di parlare, esse entrarono nella casa oscura. E Giuda disse loro: "Datore di vita, tu che hai sopportato, per noi, molte cose, fa' che queste porte ritornino come erano, fa' che siano sigillate con i loro sigilli". Le lasciò e andò anch'egli in prigione. Esse rimasero afflitte e piangevano sapendo che il re Mazdai lo avrebbe ucciso.

[162] Andato in prigione, trovò i custodi che litigavano e dicevano: "Che male abbiamo fatto a questo stregone che con i suoi incantesimi ha aperto le porte con l'intento di fare uscire tutti i prigionieri? Andiamo a manifestarlo al re Mazdai e diciamogli anche di sua moglie e di suo figlio, venuti da lui".

Mentre il capo della custodia dei prigionieri parlava così, Giuda se ne stava zitto ad ascoltare. Quelli, levatisi di buon mattino, andarono dal re Mazdai e gli dissero: "Re, nostro signore, o lascia libero questo stregone oppure rinchiudilo in un'altra prigione, poiché non siamo capaci di custodirlo: la tua fortuna custodì i prigionieri due volte, altrimenti sarebbero sfuggiti tutti; noi chiudemmo le porte, ma le trovammo aperte. Tua moglie, tuo figlio e il resto della gente non lo lasciano mai".

Udite tali cose, il re Mazdai andò a vedere i sigilli da lui posti sulle porte, e li trovò intatti. Disse allora ai custodi: "Perché dite bugie? Ecco che i sigilli delle case sono intatti. Come potete dire che Terza e Migdonia sono andate da lui in prigione?". I custodi risposero: "Ti abbiamo detto la verità!".

[163] Il re Mazdai andò a sedersi nell'aula del tribunale e mandò a prendere Giuda, lo fece spogliare e gli fece mettere una cintura ai fianchi; lo condussero poi davanti a Mazdai.

Mazdai gli domandò: "Sei tu uno schiavo o un uomo libero?". Giuda rispose: "Sono uno schiavo, ma tu non hai alcun potere su di me". Mazdai gli domandò: "Come hai fatto a sfuggire e a venire in questo paese?". Giuda gli rispose: "Venni qui per poter dare la vita a molti per mezzo della Parola, e per opera tua lascerò il mondo". Mazdai gli domandò: "Chi è il tuo padrone? Come si chiama? Di che paese sei?". Giuda rispose: "Il mio padrone è il tuo padrone, quello di tutto il mondo e il signore del cielo e della terra". Mazdai gli domandò: "Come si chiama?". Giuda gli rispose: "Ora tu non puoi udire il suo nome! Il nome che gli è dato è Gesù Cristo". Mazdai gli disse: "Non ho avuto premura di farti fuori! Con te sono stato paziente, ma tu hai moltiplicato i tuoi atti e tutto il paese parla delle tue stregonerie! Io comunque farò in modo che essi ti accompagnino e ti seguano, e la nostra terra ne sia liberata".

Giuda rispose: "Queste stregonerie delle quali tu dici che mi accompagneranno, non cesseranno mai più da questo luogo!".

[164] Dopo queste cose, Mazdai rifletteva su quali ordini impartire per farlo morire dato che aveva paura della grande moltitudine presente: molti, infatti, credevano in nostro Signore, anche tra i nobili del re.

Mazdai prese Giuda e uscì dalla città; con lui c'erano pochi soldati armati. Il popolo pensando che egli desiderasse imparare qualcosa da lui, se ne stette ad osservarlo. Percorso circa mezzo miglio, lo consegnò ad alcuni soldati che erano con lui e a un principe, dicendo: "Salite su questa montagna e pugnalatelo". Egli poi se ne tornò indietro in città.

[165] Il popolo correva dietro Giuda per liberarlo, ma i soldati lo scortavano con lance affiancandolo a destra e a sinistra mentre quel principe lo teneva per mano e lo reggeva.

Giuda disse: "O misteri nascosti che si compiono in me persino nell'ora della partenza da questo mondo! O ricchezza della sua grazia che non ci lascia sentire le sofferenze del corpo! Sono consegnato all'Unico! Ecco, infatti, che un capo mi guida e mi tiene per mano per potermi affidare all'Unico, al quale appunto io miro con la speranza di riceverlo. Nostro Signore, che è l'Unico, soffre per mano di uno".

[166] Salito Giuda sulla montagna dove essi dovevano pugnalarlo, disse a quelli che lo tenevano: "Almeno ora, che sono sul punto di partire da questo mondo, ascoltatemi! Non siano ciechi gli occhi del vostro cuore, né siano sorde le vostre orecchie da non ascoltare! Credete in questo Dio ch'io predico, non seguitate a camminare secondo la pervicacia del vostro cuore! Camminate secondo tutte le virtù che si addicono alla libertà e alla gloria degli uomini, e alla vita di Dio".

[167] Giuda disse a Vizan: "Figlio del re terreno, Mazdai, e servo di Gesù Cristo, lascia che gli inservienti compiano la volontà del loro re Mazdai. Io vado a pregare". Vizan parlò ai soldati, ed essi permisero che Giuda andasse a pregare.

Giuda andò e pregò così: "Mio Signore e mio Dio, mia speranza e mio salvatore, mia guida e accompagnatore in tutti i paesi che ho percorso nel tuo nome, sii con tutti i tuoi servi e guidami affinché io possa giungere a te. A te, infatti, io ho affidato la mia anima, e nessuno la può strappare dalle tue mani. I miei peccati non mi siano di impedimento! Ecco, Signore, ch'io ho compiuto la tua volontà, sono divenuto schiavo per amore di quella libertà ch'io sto per ricevere oggi. Dammela, dunque, Signore Gesù, e perfezionala in me. Non ho dubbio alcuno a proposito della tua verità e del tuo amore, ma parlo al tuo cospetto a motivo dei presenti, con l'intenzione che sentano".

[166] Dopo avere pregato così, Giuda disse ai soldati: "Venite e portate a compimento la volontà di chi vi ha mandato!". I soldati si avvicinarono, lo colpirono tutti insieme ed egli cadde a terra e morì. I fratelli piansero tutti insieme. Portarono dei bei capi di vestiario e molti indumenti di lino, e seppellirono Giuda nel sepolcro ove erano stati sepolti gli antichi re.

[169] Dopo la morte di Tomaso. Sifur e Vizan non avrebbero voluto più scendere in città: se ne stettero tutto il giorno e passarono anche la notte. Ma Giuda apparve loro e disse: "Io non sono qui! Perché ve ne state qui a farmi la guardia? Sono salito dal mio Signore e ho ricevuto ciò a cui miravo e aspettavo. Alzatevi dunque, andate giù di qui, ancora un breve istante e poi voi pure vi unirete a me".

Mazdai e il suo parente Carisio presero Migdonia e Terza, le tormentarono molto, senza riuscire a ciò che desideravano. Giuda apparve loro e disse: "Figlie mie, non dimenticatevi di Gesù nostra luce, del santo, del vivente, di colui che presto vi allestirà il riposo e l'aiuto".

Il re Mazdai e il suo parente Carisio vedendo che non riuscivano a persuaderle come volevano, le lasciarono libere di vivere come esse desideravano.

Tutti i fratelli si radunavano insieme per pregare, per offrire il sacrificio e spezzare il pane; sulla montagna, infatti, prima di morire, Giuda aveva ordinato Sifur sacerdote e Vizan diacono. Nostro Signore li aiutava con il suo amore e per mezzo loro aumentava i suoi fedeli.

[170] Dopo molto tempo accadde che uno dei figli del re Mazdai fosse assalito dal demonio; nessuno riusciva a legarlo perché era molto violento.

Il re Mazdai allora pensò: vado ad aprire la tomba di Giuda prenderò una delle ossa dell'apostolo di Dio, la appenderò al collo a mio figlio e guarirà.

Giuda gli apparve in una visione e gli disse: "Tu non hai creduto nel vivo e vuoi credere ora nel morto? Il mio Signore Gesù Cristo avrà misericordia di te a motivo della sua clemenza".

Di ossa non ne trovò perché un fratello le aveva segretamente portate via e trasferite in Occidente. Allora il re Mazdai prese un po' di terra dal luogo ove erano state le ossa dell'apostolo e la appese al collo di suo figlio, dicendo: "Credo in te, mio Signore Gesù Cristo, ora che mi ha lasciato colui che tormenta sempre gli uomini affinché non riescano a vedere la luce". Dopo avere appeso con fede la terra al collo del figlio, questi guarì, ed egli fu aggregato ai fratelli.

Il re Mazdai curvò la testa sotto la mano del sacerdote Sifur, mentre pregava e supplicava tutti i fratelli affinché pregassero per lui ed anch'egli, con loro, ricevesse la grazia nel regno di nostro Signore Gesù Cristo, che è nei secoli dei secoli. Amen.

Qui finiscono gli atti di Giuda Tomaso, apostolo di nostro Signore Gesù Cristo, che fu martirizzato in terra indiana per ordine del re Mazdai.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito santo, ora e sempre nei secoli. Amen.

 




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