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Paolo
Atti di Paolo

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MARTIRIO DI SAN PAOLO APOSTOLO *  

[1] Luca, giunto dalla Galizia e Tito dalla Dalmazia, attendevano Paolo a Roma. Allorché li vide, Paolo si rallegrò e affittò un granaio, fuori Roma, per insegnare insieme ai fratelli la parola di verità; divenne molto celebre e tante anime furono attratte al Signore. La sua fama si diffuse anche in Roma e una grande folla si unì a lui nella fede (anche) dalla casa di Cesare. Grande era la gioia.

Patroclo, coppiere di Cesare, andò una sera al granaio, ma a causa della folla non pohé entrare; si sedette perciò su di un'alta finestra, donde l'ascoltava mentre insegnava la parola di Dio. Ma essendo il diavolo maligno, geloso dell'amore dei fratelli, Patroclo cadde dalla finestra e morì.

Ne fu data subito notizia a Nerone; ma Paolo, avvertito dallo Spirito, disse: "Uomini fratelli, il Maligno ha colto l'occasione per mettervi alla prova. Uscite e troverete un giovane caduto che sta per spirare. Rialzatelo e conducetelo qui". Essi uscirono e lo portarono. A questa vista la folla fu spaventata. Ma Paolo disse loro: "Ora, fratelli, sia manifesta la vostra fede! Appressatevi tutti per elevare un lamento al Signore nostro Gesù Cristo, affinché costui viva e noi perduriamo nella tranquillità".

Dopo che tutti avevano innalzato i loro gemiti, il giovane riprese il respiro. Lo posero allora sul dorso di un animale e lo rimandarono indietro vivo con gli altri che erano della casa di Cesare.

[2] Saputo della morte di Patroclo, Nerone ne fu grandemente rattristato. Ritornato dal bagno, ordinò che un altro fosse posto a servire il vino. Ma i suoi giovani gli annunziarono la notizia, dicendo: "Cesare, Patroclo è vivo e sta presso la tavola". Egli esitò ad entrare; ed entrato, gli domandò: "Patroclo, sei vivo?". Gli rispose: "Sono vivo, Cesare!". Ed egli: "Chi ti ha fatto vivere?". Trasportato dall'ardore della fede, il giovane disse: "Cristo Gesù, il re dei secoli".

Ma Cesare, sconvolto, domandò: "Regnerà dunque costui nei secoli e annienterà tutti i regni?". Patroclo rispose: "Sì, annienterà tutti i regni e sarà solo per tutti i secoli a lui non sfuggirà alcun regno". Lo colpì allora sul viso dicendo: "Anche tu, Patroclo, combatti per quel re?". Gli rispose: "Sì, Cesare mio signore! Egli, infatti, mi ha risuscitato, dopo che ero morto". Allora Barsaba Giusto, dai piedi larghi, Orione il cappadoce e Festo, il Galata, primi tra i servi di Nerone dissero: "Anche noi siamo al servizio del re dei secoli!".

Nonostante il suo amore per loro, Nerone li fece incatenare e torturare terribilmente. Ordinò poi di ricercare i soldati del grande re e bandì un editto con l'ordine che tutti coloro che fossero stati scoperti come cristiani e soldati di Cristo, fossero giustiziati.

[3] Tra tanti altri anche Paolo fu condotto incatenato: a lui guardavano tutti gli altri compagni di catene, sicché Cesare pensò che egli fosse il capo dell'esercito. Si rivolse dunque a lui dicendo:

"Uomo del gran re, ma mio prigioniero, per qual motivo sei tu entrato segretamente nell'impero dei Romani ed hai arruolato soldati dal mio dominio?". Pieno di Spirito santo, alla presenza di tutti, Paolo rispose: "Cesare, arruoliamo soldati non solo dal tuo dominio ma da tutta l'ecumene. Poiché ci è stato ordinato di non escludere alcuno di quanti desiderano combattere per il nostro re. Se gradisci, mettiti anche tu a combattere per lui: non è la ricchezza, né ciò che risplende in questa vita che ti può salvare, ma se a lui ti sottometti e lo supplichi, sarai salvo. Egli infatti darà guerra al mondo in un solo giorno, con il fuoco".

A queste parole, Cesare ordinò di bruciare tutti i prigionieri e di decapitare Paolo secondo la legge dei Romani.

Ma Paolo non tacque la parola, bensì la comunicò al prefetto Longino e al centurione Cesto.

A Roma intanto, sotto l'azione del Maligno, Nerone fece uccidere molti cristiani senza alcun processo, tanto che i Romani si posero davanti al palazzo gridando: "Basta Cesare! Questi uomini sono nostri! Tu distruggi la forza dei Romani!". Colpito da queste parole, fece cessare l'ordine di prendere i cristiani, fino a quando egli stesso non avesse esaminato a fondo la loro causa.

[4] In virtù di questo editto, Paolo gli fu condotto dinanzi ed egli rimase fermo nella decisione di decapitarlo. Paolo allora disse: "Cesare, non è per breve tempo ch'io vivo per il mio re! Quando mi avrai decapitato, ecco quello che farò: risorgerò e ti apparirò affinché tu sappia che non sono morto, ma che vivo nel Signore Gesù Cristo, il quale verrà per giudicare l'ecumene".

Longino e Cesto dissero a Paolo: "Donde viene questo re al quale credete senza voler cambiare mentalità fino alla morte?".

Paolo partecipò loro la parola, dicendo: "Uomini, che siete nell'ignoranza e nell'errore, cambiate mentalità e salvatevi dal fuoco che sovrasta tutta l'ecumene. Noi, infatti, contrariamente a quanto supponete, non combattiamo per un re che viene dalla terra, ma dal cielo, per il Dio vivo che viene qual giudice in questo mondo, per giudicare le iniquità quaggiù commesse. Beato l'uomo che gli avrà creduto! Egli vivrà in eterno, allorché verrà a bruciare l'ecumene per purificarla".

Essi allora lo supplicarono, dicendo: "Ti preghiamo di aiutarci e noi ti libereremo". Ma egli rispose: "Non sono un disertore di Cristo, ma soldato fedele del Dio vivo. Se sapessi di morire, Longino e Cesto, io lo farei, ma, siccome vivo per Dio e mi voglio bene, vado verso il Signore, per potere ritornare insieme a lui nella gloria del Padre suo".

Essi gli domandarono: "Dopo che tu sarai decapitato, come vivremo noi?".

[5] Mentre essi stavano ancora parlando Nerone mandò Partenio e Fereta, per vedere se Paolo era già stato decapitato; e constatarono che era ancora vivo. Egli li chiamò e disse: "Credete nel Dio vivo, il quale risusciterà dai morti me e tutti coloro che credono in lui". Ma essi risposero: "Ora, ritorniamo da Nerone! Quando tu sarai morto e risorto, crederemo al tuo Dio".

Intanto Longino e Cesto lo supplicavano per la loro salvezza; egli disse loro: "Al sorgere del giorno, affrettatevi ad andare al mio sepolcro e troverete due uomini in preghiera, Tito e Luca. Essi vi daranno il sigillo nel Signore".

In piedi, rivolto verso Oriente, Paolo pregò a lungo. Dopo aver protratta la preghiera intrattenendosi in ebraico con i padri, tese il collo senza proferire parola. Quando il carnefice gli spiccò la testa, sugli abiti del soldato sprizzò del latte. Il soldato e tutti i presenti, a questa vista, rimasero stupiti e glorificarono Dio che aveva concesso a Paolo tanta gloria; e al ritorno annunziarono a Cesare quanto era accaduto. Anch'egli ne rimase stupito e imbarazzato.

[6] Verso l'ora nona, allorché si trovavano con Cesare molti filosofi e il centurione, Paolo giunse davanti a tutti e disse: "Cesare, ecco Paolo, soldato di Dio, non sono morto ma vivo! Fra non molti giorni su di te verranno molte sciagure, avendo versato sangue di giusti". Egli, sconvolto, ordinò di liberare i prigionieri, anche Patroclo e i compagni di Barsaba.

[7] Come aveva disposto Paolo, al sorgere del giorno, Longino e il centurione Cesto andarono con timore verso il sepolcro di Paolo. Avvicinatisi, videro due uomini in preghiera e Paolo in mezzo a loro. Dallo spavento uscirono fuori di sé, mentre Tito e Luca, presi da umano timore, si diedero alla fuga. Essi però li inseguirono, dicendo: "Non vi inseguiamo per uccidervi, come supponete, ma affinché ci diate la vita, come ha prescritto Paolo che or ora pregava in mezzo a voi".

Udite queste cose, ne furono lieti e diedero loro il sigillo del Signore, glorificando Dio, Padre del nostro Signore Gesù Cristo, al quale sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.

  




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