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Ciclo di Pilato

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ANAFORA DI PILATO GOVERNATORE SUL NOSTRO PADRONE GESÙ CRISTO MANDATA A CESARE AUGUSTO IN ROMA *  

Recensione greca "A"

 

[1] In quei giorni nostro Signore Gesù Cristo essendo stato crocifisso sotto Ponzio Pilato governatore della Palestina e Fenicia, fu scritto a Gerusalemme il racconto delle cose passate da Gesù ad opera degli Ebrei, e Pilato lo mandò al Cesare, a Roma, insieme alla relazione dei suoi atti. Scrisse così.

[2] All'eccellentissimo e venerabilissimo, divino e terribile Cesare Augusto, Pilato governatore dell'Oriente.

E' accaduto un fatto che mi causò timore e terrore grande, o eccellentissimo. Nell'eparchia, infatti, che io amministro in una città di nome Gerusalemme, tutto il popolo degli Ebrei mi ha consegnato un uomo chiamato Gesù adducendo contro di lui molteplici accuse che mi è stato impossibile sciogliere per via di ragionamento.

Gesù era stato preso in odio dagli Ebrei perché aveva detto loro che il sabato non è un giorno di riposo assoluto. In questo giorno egli operò numerose guarigioni rendendo la vista ai ciechi, passo spedito agli storpi, la vita ai morti, la guarigione ai lebbrosi; guarì i paralitici e coloro che non avevano la forza di muoversi o di stare in piedi, coloro che avevano perduto la voce o qualche altra facoltà dando loro il potere di camminare e di correre, eliminando con una sola parola tutte le loro infermità.

[3] Fece ancora qualcosa di più sorprendente che sfugge al potere delle nostre divinità: ha risuscitato una persona morta da quattro giorni, chiamandola con una sola parola. Questo morto aveva il sangue guasto, il suo corpo putrefatto e in preda ai vermi era un focolaio d'infezione come quello di un cane; allorché Gesù lo vide giacere nella sua tomba, gli ordinò di correre ed egli, libero da tutto quanto è caratteristico dei morti, abbandonò la sua tomba emanando il più soave profumo, simile ad uno sposo che esce dalla camera nuziale.

[4] Stranieri, notoriamente posseduti dal diavolo, se ne stavano nel deserto, divoravano la loro propria carne e vivevano come bestie e come rettili, ma al suono della sua voce vennero ad abitare nelle città, impararono a ragionare e si dimostrarono capaci di saggezza e di vivere come tutti i nemici degli spiriti immondi dei quali essi subivano il funesto potere e che da Gesù furono precipitati in fondo al mare.

[5] In un'altra occasione un uomo aveva la mano secca, anzi, non solo una mano, ma la metà del suo corpo era come impietrita; non aveva più la forma di un uomo, il suo corpo era slegato: Gesù lo guarì con una sola parola rendendolo sano e salvo.

[6] Da tempo una donna perdeva sangue e, a causa di tale perdita, il suo corpo si andava decomponendo e le sue vene si svuotavano. Non aveva più sembianza umana, ma assomigliava a una persona morta; ogni momento le mancava la voce e tutti i medici non erano riusciti a guarirla: non le restava più alcuna speranza di vivere. Ora avvenne che mentre Gesù transitava, con la sua sola ombra le ridiede la forza; da dietro, lei toccò un lembo della sua veste e nello stesso istante le sue viscere riebbero vigore, tanto che non sentendo più alcun dolore si mise a correre agilmente verso casa sua, nella città di Cafarnao, con un viaggio di sei giorni.

[7] Queste cose che esprimo secondo la mia conoscenza, Gesù le fece di sabato e operò pure dei prodigi ancora più grandi.

Ho persino notato che operava miracoli strepitosi contro gli dèi oggetto del nostro culto.

[8] Erode, Archelao, Filippo, Anna e Caifa, d'accordo con tutto il popolo, mi hanno condotto proprio quest'uomo chiedendomi, con grandi grida, che fosse condannato. Ordinai dunque che, dopo essere stato flagellato, fosse crocifisso, sebbene non avessi riscontrato in lui alcuno degli elementi di accusa e di rimprovero addotti contro di lui.

[9] Quando fu crocifisso, si oscurò tutta la terra, il sole si fermò nel mezzo del suo cammino, le stelle apparvero con un chiarore pallido e la luna gettava una luce rossastra. Fu sconvolto l'ordine della natura, il sacrario del tempio venerato dagli stessi Ebrei, in questa catastrofe generale, fu reso invisibile, la terra si aprì e fu percorsa dal fremito prolungato dei tuoni.

[10] In questo spaventoso momento, a testimonianza degli stessi Ebrei, furono visti morti risorgere: si dice che tra di essi c'erano pure Abramo, Isacco, Giacobbe e i dodici patriarchi, Mosè e Giobbe, morti, secondo gli stessi testimoni, da duemilacinquecento anni.

La maggioranza di coloro che io stesso ho visto, rivestiti di corpo, gemevano sull'iniquità e la perdizione degli Ebrei, deplorando la perdita degli Ebrei e della loro legge.

Il terrore causato dal terremoto durò dall'ora sesta, della vigilia del sabato, fino all'ora nona; all'una di sera del giorno di sabato, si udì nel cielo un grande rumore ed il cielo apparve sette volte più splendente del solito.

[11] E all'ora terza della notte, un sole splendente come non mai avvolse tutta la terra con il suo splendore e furono visti apparire in cielo un incalcolabile numero di uomini avvolti di gloria e di luce, come i lampi che brillano improvvisamente durante le tempeste, e la loro voce si diffuse come quella di un immenso tuono.

Gesù crocifisso si alzò e disse: "Uscite dalla tomba, voi che siete sotto l'impero della morte". La terra si aprì come un abisso senza fondo, e le fondamenta della terra sembravano confondersi con coloro che gridavano nei cieli e camminavano ricoperti di un abito corporeo in mezzo ai morti risuscitati. Gesù ancora chiamò tutti i morti e disse loro: "Dite ai miei discepoli che il Signore vi precede in Galilea: lo rivedrete".

[12] Lungo tutta questa notte, splendette sempre la luce e un gran numero di Ebrei perirono inghiottiti negli abissi della terra e, al mattino, fu impossibile rintracciare la maggior parte degli Ebrei che si erano accaniti contro Gesù.

Alcune persone videro comparire dei risuscitati che nessuno di noi aveva mai visto: forse, allorché in questa Gerusalemme perirono durante quella catastrofe tutte le sinagoghe degli Ebrei, qualcuno era sopravvissuto.

Tormentato, dunque, dalla paura e in preda a un terrore tremendo, ho presentato alla tua potenza queste cose scritte in quegli stessi momenti. Ho notato i trattamenti inflitti dagli Ebrei ed ho inviato questo racconto alla tua divinità, o mio sovrano.




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