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Ciclo di Pilato

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MORTE DI: PILATO CHE CONDANNO' GESU'

 

(La figura della Veronica)

 

[1] Malattia di Tiberio e missione di Volusiano. Quando l'imperatore dei Romani Tiberio Cesare era malato, avendo saputo che a Gerusalemme c'era un certo medico di nome Gesù che guariva tutte le malattie con la sola parola, ignorando che gli Ebrei e Pilato lo avevano ucciso, mandò un suo domestico di nome Volusiano, ordinandogli: "Va' più presto che puoi al di del mare e dirai al mio servitore e amico Pilato di mandarmi questo medico affinché mi restituisca la mia antica salute". Udito l'ordine dell'imperatore, Volusiano partì subito e andò da Pilato, come gli era stato ordinato. Giunto da Pilato, gli comunicò la commissione avuta da Tiberio, dicendo: "Tiberio Cesare imperatore dei Romani, tuo signore, udito che in questa città c'è un medico che guarisce le malattie con la sola parola, ti prega caldamente di mandarglielo affinché lo guarisca dalla sua malattia". All'udire queste cose, Pilato fu assai atterrito, sapendo che lo aveva fatto uccidere per invidia. [2] A quel messo Pilato rispose: "Quest'uomo era un malfattore e una persona che attirava a sé tutto il popolo. Così, dopo un consiglio di saggi della città, lo feci crocifiggere".

La Veronica a Roma. Quando il messo se ne ritornava alla sua abitazione, si incontrò con una donna di nome Veronica che era stata confidente di Gesù, e le disse: "O donna, in questa città c'era un medico che guariva i malati con la sola parola; perché l'hanno ucciso gli Ebrei?". Quella prese a piangere, dicendo: "Ahimè, signore, è il mio Dio e mio Signore, che Pilato consegnò, condannò e ordinò che fosse crocifisso".

Allora egli disse con estremo dolore: "Mi dolgo profondamente perché non posso portare a termine ciò per cui sono stato mandato dal mio signore". [3] E Veronica a lui: "Quando il mio Signore girava predicando, io con molto dispiacere ero privata della sua presenza; volli perciò dipingermi un'immagine affinché, privata della sua presenza, avessi un sollievo almeno con la rappresentazione della sua immagine. Mentre stavo portando un panno da dipingere al pittore, mi venne incontro il mio Signore e mi domandò dove andavo. Avendogli manifestato il motivo del mio viaggio, egli mi richiese il panno e me lo restituì insignito della sua venerabile faccia. Orbene, se il tuo signore osserverà devotamente questa immagine, subito riacquisterà il beneficio della sanità". Egli domandò: "Questa immagine si può acquistare con oro o argento?". E lei: "No, ma con pio affetto devozionale. Verrò dunque con te, portando l'immagine da vedere a Cesare; poi me ne ritornerò". [4] Volusiano venne dunque a Roma con Veronica e disse all'imperatore Tiberio: "Il Gesù che tu da tempo desideravi, fu da Pilato e dagli Ebrei consegnato a una ingiusta morte e, per invidia, lo affissero al patibolo della croce. Ma venne con me una certa matrona portando la sua immagine: se tu la guarderai devotamente, subito riacquisterai il beneficio della tua salute". Cesare fece dunque preparare la strada con panni di seta e ordinò che gli fosse presentata l'immagine; non appena la guardò, ottenne la primitiva salute.

[5] Pilato a Roma con la tunica di Gesù. Ponzio Pilato fu allora arrestato e condotto a Roma, per ordine di Cesare. Quando udì che Pilato era giunto a Roma, Cesare si infuriò contro di lui e ordinò che gli fosse presentato.

Pilato aveva portato con sé la tunica incorruttibile di Gesù, e la indossava quando fu condotto davanti all'imperatore. Non appena lo vide, l'imperatore depose tutto il suo furore; subito si alzò e in sua presenza non osò pronunciare alcuna parola dura: colui che mentre egli era assente appariva così feroce e terribile, ora che era presente apparve quasi mansueto.

Ma appena lo congedò, subito si accese in modo terribile contro di lui gridando di essere un miserabile perché non gli aveva minimamente manifestato il furore del suo petto. E subito lo fece richiamare giurando e protestando che era un figlio di morte e che non era degno di vivere sulla terra. Ma appena lo vide, subito lo salutò e depose tutta la ferocia dell'anima sua.

[6] Pilato svestito della tunica di Gesù. Si stupivano tutti; anche egli stupiva di accendersi così contro Pilato quando era assente, e di non potergli dire nulla di duro allorché era presente.

Finalmente, per ispirazione divina o, forse, con il consiglio di qualche cristiano, ordinò che fosse svestito della tunica, e riacquistò così contro di lui la primitiva ferocia d'animo. Siccome l'imperatore grandemente si meravigliava di questo, gli fu detto che quella era la tunica del Signore Gesù. Allora l'imperatore ordinò che (Pilato) fosse chiuso in prigione fino a quando il consiglio dei saggi deliberasse su ciò che bisognava fargli.

[7] Suicidio di Pilato. Dopo pochi giorni, fu emessa, contro Pilato, la sentenza che lo condannava ad una morte estremamente ignominiosa. Udito ciò, Pilato si uccise con il proprio coltellino: con questa morte pose fine alla sua vita. Cesare, venuto a conoscenza della morte di Pilato, disse: "E' morto proprio di morte estremamente ignominiosa colui al quale non perdonò la propria mano". Fu dunque legato ad un enorme peso e immerso nel fiume Tevere. Spiriti maligni e immondi, godendo del suo corpo maligno e immondo, si movevano tutti nelle acque e suscitavano nell'atmosfera fulmini e tempeste, tuoni e grandine terribile, sicché tutti erano presi da un'orribile paura.

[8] I Romani perciò l'estrassero dal fiume Tevere e, in segno di spregio, lo trasportarono a Vienne e lo immersero nel fiume Rodano. Vienne, infatti, è detta così quasi come via della gehenna, perché allora era un luogo maledetto. Ma anche affluirono spiriti cattivi, facendo le stesse cose. E quegli uomini, non potendo sopportare una tale infestazione di demoni, allontanarono da loro quello strumento di maledizione e gli diedero sepoltura nel territorio di Losanna. Ma anche gli abitanti di questa regione, sentendosi oppressi dalle stesse infestazioni, l'allontanarono da loro calandolo in un pozzo sito in mezzo a montagne, ove, a quanto riferiscono alcune persone, esalano tuttora delle macchinazioni diaboliche.

 




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