Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Regolamento S. d. C. - 1910
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REGOLAMENTO DEI SERVI DELLA CARITÀ (1910)

Parte PRIMA

Capo XIII. DELLA MORTIFICAZIONE E DELLE PENITENZE

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§ I. Necessità della mortificazione

§ II. Della mortificazione interiore

1297

§ III. Della mortificazione esterna

1298

§ IV. Mortificazioni proprie dei Servi della Carità

1299
[- 1297 -]

Capo XIII.

DELLA MORTIFICAZIONE E DELLE PENITENZE

 

<< <   > >>§ I.

Necessità della mortificazione

 

[123]È tanto necessaria che senza di essa non si potrebbe ragionevolmente condurre la vita su questa terra; è tanto necessaria per l'ordine naturale delle cose del mondo e per riparare ai disordini dello stesso.

 La ragione, aiutata dalla fede, suggerisce nella mortificazione il modo di perfezionare se stessi, di rendersi validi, di venire in aiuto altrui.

Per mezzo della mortificazione si fanno celebri i personaggi del secolo; ben più spesso e ben più efficacemente per la mortificazione si fanno santi i personaggi illustri nella virtù cristiana.

<< <   > >>§ II.

Della mortificazione interiore

 

[124]La mortificazione interiore consiste nella morte dell'uomo vecchio e nella risurrezione dell'uomo nuovo secondo Gesù Cristo.

Nell'uomo vecchio è la superbia della mente, è la perversità del cuore; nell'uomo rigenerato da Gesù Cristo è l'umiltà della mente, è la carità del cuore.

Vedere le cose come le vede Iddio e sapervisi conformare, amare la verità che è Dio stesso, fonte di luce e di carità, ed emularne la rassomiglianza, in questo è il grande lavorio dei giorni, dei mesi, degli anni, di tutta la vita di un uomo cristiano.

Bisogna non istancarsi mai, perché coll'esercitarsi assiduamente nella pratica della mortificazione cristiana si obbedisce perfettamente alle parole di Gesù Cristo: «Chi vuol venire dietro di me, - 1298 -prenda la sua croce e mi segua»44.

La vita del cristiano è compresa nelle due parole: «Astienti, sopporta».

Dalla bocca sacerdotale e dal cuore dei santi non possono uscire discorsi più efficaci che quelli di mortificazione e di pazienza.

La pazienza è poi necessaria perché possiate avverare in voi le promesse del divin Salvatore.

Tutto questo per i cristiani in generale; per i religiosi, i quali sono obbligati per Regola alla[125] vita di perfezione, per questi vale soprattutto la forza delle dottrine suesposte.

Questi soprattutto devono bramare di essere nascosti agli occhi del mondo e di essere reputati inutili per ogni opera buona.

Quanto più l'uomo religioso s'innalza a conoscere l'altissima santità del Signore, tanto più si umilia in riconoscersi umilissimo verme ed abietta creatura.

A questo induce l'esercizio della cristiana mortificazione interna.

<< <   > >>§ III.

Della mortificazione esterna

 

Bisogna castigare gli occhi senza apparire affettati; bisogna castigare l'orecchio senza essere ed apparire selvatici; anche per mezzo dell'olfatto si può insinuare il senso pericoloso di concupiscenza; bisogna soprattutto castigare il gusto, perché in questo è il principio della perfezione cristiana; bisogna castigare la lingua, la loquela, perché è scritto che è beato colui che per la lingua giammai è caduto in fallo45; bisogna castigare il tatto perché questo povero corpo umano è un miserabile infermo piagato, il quale dice continuamente: «Non mi toccare, non mi toccare!».

 Bisogna frenare gli atti propri in trattare colla persona del nostro prossimo. Conviene non[126] espandersi troppo coi giovani, non infastidirsi coi vecchi; degli amici bisogna saper sopportare i difetti e gli avversari bisogna saperli guadagnare con atti replicati di carità e di dolcezza.

Difficile è - 1299 -trattare domesticamente con i santi; più difficile è trattare coi peccatori; il lavoro costa fatica, il far poco o nulla infastidisce l'animo.

Misero l'uomo, se non è guidato dallo spirito di mortificazione; più misero l'uomo religioso che non sa progredire nella santificazione propria per mezzo dello spirito di mortificazione.

<< <   > >>§ IV.

Mortificazioni proprie dei Servi della Carità

 

I Servi della Carità osservano con diligenza le mortificazioni di digiuno e di astinenza che sono proprie a tutti i fedeli della Chiesa di Gesù Cristo; in questo cercano di essere veramente esemplari.

Per elevarsi poi almeno di un palmo dalla comune dei fedeli, osservino il digiuno in ogni venerdì della settimana in memoria ed in adorazione della passione e morte di Gesù Cristo.

Lo osservino tale digiuno in conformità alle usanze dei fedeli esemplari.

Se altri dei Servi della Carità sieno specialmente chiamati da Dio[127] ad esercitare atti di virtù straordinari, nemmeno allora devono confidare in se stessi, ma sottoporsi all'obbedienza della Regola ed allo indirizzo dei superiori.

I Servi della Carità si desidera che siano massimi nell'esercizio della mortificazione con addossarsi e col piegare le spalle ad un lavoro soave, ma continuato, delle mansioni proprie.

Si fanno voti che ognuno si corichi stanco e spossato, come chi è affranto da colpi di bastone, che castigato così prenda in soddisfazione lieto e gustoso il sonno della notte.

Così interpreta per se stesso quello che diceva in persona propria S. Paolo: «Calpesto il mio corpo e lo riduco in servitù, perché non avvenga che, dopo aver predicato agli altri, io stesso mi faccia reprobo»46. Ai giorni nostri, nei quali il mondo si distempera in godimenti, nei quali gli uomini muoiono anzi tempo per l'abuso dei falsi tripudi umani, ai giorni nostri è troppo necessario che il religioso si provi nella carriera della - 1300 -perfezione con un sistema di vita affatto contrario; è troppo necessario che l'uomo religioso non perda un minuto di tempo e che impieghi tutte le forze del corpo e dello spirito per assicurare la santificazione propria e la salvezza del prossimo che gli appartiene.





p. 1298
44 Mt 16, 24.



45 Sir 14, 1.



p. 1299
46 1 Cor 9, 27.



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