Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Saggio di ammonimenti famigliari
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SAGGIO DI AMMONIMENTI FAMIGLIARI PER TUTTI MA PIÙ PARTICOLARMENTE PER IL POPOLO DI CAMPAGNA

IX. A questi tempi ogni cattolico deve esser cristiano di buon esempio, di preghiera e di coraggio

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IX.

A questi tempi ogni cattolico deve esser cristiano

di buon esempio, di preghiera e di coraggio

  [129]Vitichindo, pagano di religione, era già il capitano forte dei sassoni60, popolo bellicoso cui non era ancor giunto a domare neppur la potenza grande del re di Francia Carlo Magno. Intanto Vitichindo, travestito, penetrò negli Stati di Carlo affine d'espiare e, come per caso s'abbatté, entrò in una chiesa dove con sorpresa trovossi nel mezzo di un popolo numeroso che collo stesso re e con uno stuolo di sacerdoti venerabili celebravano lor funzioni. Ora il famoso capitano non si mosse di . Però il tutto assieme degli ornamenti e della maestà del tempio, nonché l'armonia del sacro canto e più di tutto il devotissimo atteggiamento dei singoli adunati, lo commossero sì che gli sembrava di trovarsi come in un paradiso di virtù e non sapeva soprat<t>utto staccar gli [130]occhi dal vescovo celebrante e da Carlo che assisteva. Se non che all'Agnus Dei della Messa avendo scorto il venerando pontefice abbracciarsi coi sacerdoti, questi col re e col popolo e tutti a vicenda nel darsi il bacio di pace, Vitichindo non poté più frenarsi, ma correndo difilato si buttò ai piedi di Carlo esclamando forte: "Io sono Vitichindo, il vostro capitale nemico. Ma nol sarò più ed io giuro di non mi partire di qui finché non mi abbiate promesso di ricevere me e la mia gente nell'amicizia e nella religione di voi, che vi ho ammirati santi". In senso contrario all'esempio addotto, io trovo invece che, perché i cristiani confinanti ai gentili di Pomerania non erano affatto esemplari, furono altresì impedimento che non si convertissero alla fede i pomeranesi. Imperciocché il vescovo sant'Ottone essendosi portato nella lor capitale di Stettin per predicarvi l'Evangelio, quelli mandarono <a> dire a lui <che> cessasse pur dalla sua predicazione, perché essi non

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volevano punto abbracciar una [131]religione della quale vedevano esserne i seguaci ladri, rissosi e nulla amanti gli uni degli altri.

  Ora, e non potrebbe tremar di spavento altresì ciascun di noi, che forse non siam noi, noi stessi colla mala nostra condotta, occasione a tanti di allontanarsi vieppiù dalla religione e di bestemmiarla? Ah, misericordia anzi tutto per me, il quale, sebben sacerdote, pur mi dimostro sì poco esemplare e disposto ad ardere di zelo per l'onor di Dio vilipeso! Misericordia per tutti i cattolici di oggigiorno, i quali almeno almeno sono in generale tanto freddi, per non dire agghiacciati, ogniqualvolta si tratti di far cosa che sia di gloria a Dio e di utile alla religione. Infatti cattolici i quali protestano cento volte il di abbominare le opere dei rivoluzionari e che per di più si battono il petto come pietosissimi, eppur sono infinti e interessati sino all'avarizia più colpevole, sono amministratori di comune gabbamondi, artigiani ingiusti, contadini rustici e pretendenti. Sicché i liberali [132]si incoraggiano a gridare: "Ammirate i santi, gli allievi della santa bottega, guardate umiltà di cuore! Tal maestro, tal discepolo; tal padre, tal figlio; tal padrone, tal servo! Tutti così i clericali!". Sì dicendo, corrono poi ad immergersi fino agli occhi nelle tenebre delle sette anticristiane, sotto il pretesto che nella Chiesa cattolica romana non esiste più la purità della dottrina di Gesù Cristo. Per la qual cosa, quantunque io non esiga da ogni cristiano tal perfezione che li faccia tutti come santi degni della venerazione degli altari, nondimeno nessun di noi si può scusare da quel tenor di vita mortificata e pia, non affetta da alcun vizio grave, sicché tutto intorno intorno corra di noi un soavissimo odore di belle virtù cristiane e cittadine. Gli è con questo che san Francesco di Sales riuscì a convertir tanti eretici e soprat<t>utto in una sol volta i 30 mila dello Sciablese. Quando noi sarem pure, colla grazia del Signore, parimenti edificanti, progrediremo a vincere i nemici colla preghiera.

  [133]Santo Stefano protomartire, intanto che i suoi carnefici lo lapidavano, ei pregava per essi e ottenne che tal giovinotto, gran persecutor dei cristiani, si convertisse fino a

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divenir con altissimo prodigio quel vaso di elezione che fu poi l'apostolo delle genti san Paolo. Noi siam come pecore imbelli, incapaci ad aiutarsi da sé, ed abbiamo nel mezzo ed intorno intorno tanti lupi rapaci pronti solo ad afferrarci per farne in tanti pezzi. Il pastor delle anime nostre Gesù Cristo, egli solo ne può difendere ed egli è dispostissimo a farlo sol che ci rivolgiamo a lui. Preghiamo adunque, e non comechessia e di tanto in tanto, sibbene di continuo, come chi ha troppo bisogno di aiuto poderoso, e in modo efficace, come quello di unirsi assieme tutti i buoni e comunicarci ben anche, come già molti, tante volte per il pontefice e per la religion travagliata. Alla preghiera aggiungiamo ben anche l'altro genere di orazione tanto efficace come è l'elemosina. Pio ix, quell'illustre travagliato, si è [134]tante volte raccomandato alla nostra carità. Nello stender poi la mano per riceverla egli ha fatto intendere a tutto il mondo che se non fossero le elemosine dei suoi figli ancor devoti, i cattolici di tutto il mondo, egli avrebbe dovuto sostenere perfino le penurie della fame. Però qual figliuolo potrebbe negare il suo soccorso al padre che glielo domanda con somma pietà languendo? Anzi siam tanto più generosi, perché se Gesù Cristo ha detto che avrebbe avuto caro come fatto a sé quel qualunque bene che si avesse fatto all'ultimo dei poverelli nostri fratelli61, quanto più caro si avrà quello stesso bene che per avventura facciamo al suo gran fratello maggiore che è il pontefice, suo Vicario in terra? Né questo sarebbe assai, ché quei d'altre nazioni noi sappiamo che di più si raccolgono fino al numero di trenta mila ad ogni volta per compiere pellegrinaggi di molte giornate, a capo di alti principi e di vescovi illustrissimi, affin di pregar meglio per i bisogni di Chiesa santa.

  [135]Uomini di preghiera tant'alta sono poi anche sempre di coraggio altissimo, perché ognuno che nel cuore abbia accesa vivissima la fiamma di amor di Dio, non può non diffonderne incendio santo nei cuori dei meno ferventi. "La bocca -- dice il Signore -- parla secondo l'abbondanza del

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cuore"62. Ogni cattolico pertanto deve essere oggigiorno cristiano di ingente coraggio. Il qual coraggio anzi tutto bisogna dimostrarlo col distacco totale di se stesso dagli interessi di casa e dalle persone stesse a noi più care, quando così richiegga la maggior gloria di Dio e della religione. Coraggiosa fino all'eroismo fu tra l'altre certa donna francese la quale, nel ricever la nuova che il figliuol suo primogenito era caduto sul campo di battaglia per difendere i diritti del pontefice, ella non si asciugò una lagrima, ma rivoltasi all'unico figlio che le rimaneva dissegli con gran forza: "Impugna ancor tu, figlio mio, l'arme e corri <a> difendere il Vicario del Signore, ché il tuo fratello è già martire in cielo". [136]Parimenti coraggioso fu quell'altro nobilissimo zuavo pontificio il quale, avendo riportate cinque ferite, rispondeva a chi lo compassionava: "E le cinque piaghe di Gesù Cristo?". E quando si dovette troncargli una gamba e che gli si domandò se fosse disposto, aggiunse sorridendo: "Io aveva regalata al Signore tutta la vita mia, or come non gli darei almeno una gamba?". Or noi non saremo fatti degni di andarne insanguinati per causa della religione, ma nel nostro cuore non dobbiamo averne minor zelo. Noi dunque dobbiamo essere anzi tutto coraggiosi nel difendere il nostro santo pontefice ed i sacerdoti del Signore, perché loro soprat<t>utto son presi di mira, cacciati e perseguitati. E siccome questi e quelli per noi sono il nostro tutto, non ci stacchiam d'un passo da essi, e a quanti maligni ci distogliessero dal fare così, rispondiamo: "Il nostro pontefice ed i nostri preti son più di voi e noi ascoltiam quelli, non voi che siete un peso inutile della terra e il flagello dell'umanità". [137]E sì dicendo progrediamo innanzi a mettere in pratica i santissimi insegnamenti dei ministri della religione e non vergogniamoci in eterno di comparir devoti. Perché sappiamo persino di un soldato che si comunicava tre volte per settimana e lasciava dire i camerati suoi, i quali però vedendolo immobile se ne stancarono e presero di più ad amarlo cordialmente. Anche il general

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Bedeu, ritornando da gloriose spedizioni col suo esercito dall'Africa, essendosi tra via incontrato con un sacerdote missionario comandò ai suoi di fermarsi ed ei precipitando da cavallo corse incontro al ministro di Dio per pregarlo a ricever la sua Confessione. Detto fatto, si ritirano ambedue dietro una pianta, dopo di che il generale si fa incontro colla maestosa sua fronte ai soldati e loro parla: "Figli miei, noi possiamo ad ogni momento morire sui campi di battaglia. Se alcuno di voi desidera di aggiustar le partite della sua coscienza, esca di fila e noi aspetteremo". Chi vorrà anche negare che illustrissimi [138]non fossero l'imperatore63 Rodolfo di Habsburgo ed i re Carlo ii e Carlo x, l'un di Spagna e di Francia l'altro? Eppure essi, come molt'altri, ogni volta che si fossero incontrati nel santissimo Viatico che si portava agli infermi scendevan di carrozza per accompagnarsi ai fedeli, e Carlo x altresì, essendosi incontrato con certa donna la quale, comeché povera, era non poco impacciata nel trovar il padrino per il neonato che portava a Battesimo, egli stesso il re si esibì volonteroso alla donna e diceva poi di esserne egli stato in quell'occasione onorato meglio che se vincitore fosse ritornato da gloriose battaglie combattute.

  Abbasso dunque il rispetto umano, che è per molti morte fatale e per gli altri gloria e salvezza64, come fu quel contadino il quale, nell'entrar la sala di consiglio, avendo salutato gli astanti con dire: "Sia lodato Gesù Cristo" e motteggiandolo perciò molti, ei non temette ma fattosi vicino a quei pochi che ancor avevano risposto: "Sempre sia lodato", soggiunse loro [139]con voce chiara: "Si conosce che quei signori non son dei nostri, ma coraggio", e sì dicendo prese a difenderbene le sue ragioni che ne ripartì infin vittorioso. Perocché è da sapere, ed è san Francesco di Sales che vi assicura, <che> i cattivi son come i cani, i quali abbaiano

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tanto più forte quanto più voi dimostrate di averne paura. Invece provatevi a mostrarvi con sassate e li vedrete abbassar la coda tra le gambe e guaire nel correre a riparo. Quest'è il modo di far tacere assai di loro. Così certa donna ad un tal spiritoso che si doleva con lei perché nella sua casa nessuno si mostrasse contrario al papa ed ai preti, la brava donna rispose subito: "Sì, di costoro come voi dite io ho in casa il mio cane ed in istalla due vitelli vispi appunto come voi". Né diversamente operò certo buon uomo, il quale essendo entrato in un'osteria in giorno di venerdì ed avendogli l'oste esibito cibi di grasso, il viaggiatore comandò un pollo arrostito. Ma non appena gli fu recato ed ei lo stracciò in due pezzi [140]e porgendolo al cane che l'accompagnava disse alto in mezzo a tutti: "Prendi e mangia tu, che per te i comandamenti della Chiesa non sono fatti".

  Però se è vero che in cuore noi dobbiamo nutrir coraggio grande, può darsi pur troppo che né tutti siamo istrutti a tal grado di saperci difendere con onore o non ne abbiamo per avventura quella natural prontezza di spirito. Soprat<t>utto anche noi avremo a farla con tali che, a rispondere loro, piglierebbero ansa a bestemmiar, come i luterani e peggio, Dio e la religione. Allora voi non potrete confonderli meglio che sputar a così dire fin presso loro. O sia far vedere che si compassionano come gran miserabili e lasciarli bruscamente. Il celebre conte Stolberg operò così quando una brigata di irreligiosi, beffeggiando, lo provocavano a difendersi. Ai quali egli: "Se qui ha libertà di parlare, vi sarà anche di tacere. Le cose sante non si danno ai cani, né è lecito por le margherite avanti i porci"65. Disse e partì, [141]lasciando gli altri non sol confusi ma sbalorditi. E così è da farsi da ognuno. Perché noi siamo cristiani e dobbiamo onorarci più di questo nome santissimo che di tutte le onorificenze insieme del mondo intiero. Noi siam cristiani e ciò deve dire che noi non pure dobbiamo temere che altri ci deridano, ma gloriarci degli stessi loro scherni come già gli apostoli. I quali altresì

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come i santi martiri, per darne a noi esempio, correvano festanti come ad un gran trionfo incontro i tormenti e la morte medesima. Noi però almeno con questo potremo sfidare gli scellerati, che si spacciano padroni del mondo e di noi come onnipotenti, e loro diremo: "Impediteci pure che noi non adoperiamo ai vostri danni la triplice arma del buon esempio, della preghiera, del coraggio cristiano, ma nol potrete giammai. E noi intanto con tai stendardi di divozione inalberati, la vinceremo sopra i cannoni vostri come <su> tutti quelli che seguono per ciò stesso ad insultarci con maggior [142] lena"66. L'angelico nostro Pio ix, egli ha parlato per tutti noi quando disse: "Io soffro per la giustizia, sono nell'afflizione per la Chiesa, ma la coscienza di nulla mi rimprovera. Ecco il segreto della mia forza, ecco le ragioni della mia tranquillità". Il segreto del nostro coraggio sta ancor in quelle parole dello stesso immortal Pio: "Di tutti gli eserciti il mio è quello che porta la spada unicamente per causa della giustizia e della verità". Or noi che facciam parte di questo glorioso esercito del Vicario del Signore potremo anche dire fiduciosi coll'apostolo Giovanni67: "Quest'è la vittoria che vince il mondo, la fede nostra"68. Dio è adunque con noi e noi coll'Onnipotente. Il quale però, siccome anche ha giurato che se due o più si uniranno a pregarlo ei scenderà loro in mezzo ancor più unito69, così noi siam dunque sicuri di essere ascoltati ogni volta che lo preghiamo per aiuto alle necessità nostre.

  Noi domanderemo adunque che dal nostro paese sieno in eterno banditi [143]i maestri sedicenti, i seminatori di zizzania, i falsi cattolici, e saremo ascoltati. Domanderemo noi che dai seggi dei governi sieno sbalzati giù fin nel fango quei vili traditori che di padri si son convertiti in crudelissimi carnefici dei corpi e dell'anime nostre, e l'otterremo. Noi pregheremo che la pace scenda su tutti i buoni, e sopra alla religione

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il trionfo, e questo non tarderà. Anzi già è vicino e Pio ix, che ne fu inspirato dall'alto, poté annunziarci che il trionfo della religione verrà ben presto. Sì, noi trionferemo, e tanto più presto quanto prima impugneremo lo stendardo su cui è scritto: "Buon esempio, preghiera, coraggio", e rimaneremo uniti e forti tutti. Or che più tardiamo? sui campi di battaglia ci aspetta70 omai per soccorso il condottier supremo delle anime che è in terra il Vicario del Signore. Ci aspettano gli invitti nostri prelati, i vescovi successori degli apostoli. Ci invitano con gran voce gli illustri scrittori cattolici, e noi, sì noi pastori di anime nelle singole parocchie,[144] vi attendiamo. Noi vi attendiamo per guidarvi e per essere a voi primi nei pericoli. Primi a vincere od a morire. Sì, vincere o morire, perché l'abbiamo già giurato: vivere perseguitato e combattuto sì, ma non mai indietreggiare dalla santa impresa; morire sì, ma morire almeno coll'arma impugnata in atto di difendere ancor morto la religione santissima.

  Fratelli! Sorgiamo adunque che troppo grande è la gloria che ci aspetta. Sì, è gran gloria difendere l'onor di Dio calpestato. È gran gloria combattere i nemici del Signore e del suo maggior fratello il pontefice. È gran gloria quella di vivere e di morire solo per la religione la quale, figlia del cielo, promette gioie celesti. Miei cari amici, siete voi così disposti? Il Signore benedica e raddoppi il vostro coraggio. O rimarreste ancor sonnolenti? Su, su, scuotetevi, vi griderò per l'ultima volta. Scacciate quella freddezza che vi agghiaccia. Su, su, che il tempo del combattimento è già venuto e ne è suonata l'ora. I nostri [145]commilitoni sul campo dei patimenti han già raccolte gloriose palme di vittoria ed essi ci aspettano. Marciamo adunque e corriamo, prima che giungano forestieri e si cingano essi di quelle gloriose corone cui il Signore tiene ancora per noi apparecchiate.

 

 





p. 61
60     Originale: normanni; cfr. ed. 1930, p. 119.



p. 63
61     Cfr. Mt 25, 40.



p. 64
62     Lc 6, 45.



p. 65
63     Originale: gl'imperatori.



64     Nell'ed. 1930, p. 127: «Abbasso dunque il rispetto umano, che è per molti morte fatale! Ne avrete, come altri, gloria e salvezza».



p. 66
65     Mt 7, 6.



p. 67
66     Originale: vena; cfr. ed. 1930, p. 130.



67     Originale: coll'apostolo delle genti.



68     1 Gv 5, 4.



69     Cfr. Mt 18, 20.



p. 68
70     Originale: aspettano; cfr. ed. 1930, p. 131.



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