Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Saggio di ammonimenti famigliari
Lettura del testo

SAGGIO DI AMMONIMENTI FAMIGLIARI PER TUTTI MA PIÙ PARTICOLARMENTE PER IL POPOLO DI CAMPAGNA

X. In presente noi dobbiamo dimostrare gran coraggio in opporre scuole, libri ed istituzioni cattoliche alle scuole, ai libri ed alle istituzioni dei massonici

«»

- 69 -

X.

In presente noi dobbiamo dimostrare

gran coraggio in opporre scuole, libri

ed istituzioni cattoliche alle scuole,

ai libri ed alle istituzioni dei massonici

  Il re di Francia Clodoveo nel Venerdì santo di un anno stava ascoltando in chiesa la predica sulla passione di Gesù Cristo, quando a un certo punto che il sacerdote seguiva <a> descrivere più vivamente gli orrendi strazi che i giudei fecero soffrire al divin Redentore, il pio re uscì fuori d'improvviso ad esclamare in mezzo a tutti: "Oh, se fossi stato io coi miei francesi!".

  [146]Fratelli! I Giuda ed i Caifassi che crocifissero Gesù Cristo esistono ancora oggigiorno e sono i massonici, i quali tante volte in ogni bestemmiano Dio e gridano morte contro l'Onnipotente. Insieme esistono anche i Neroni ed i Diocleziani carnefici dei martiri, e il Santissimo nostro Padre appunto ce li insegnò a dito con queste parole: "Ai giorni nostri i carnefici i quali spaccano i cranii a colpi di scure o che gettano i santi nei fiumi sono rari. Ma vivono ancora quelli che li hanno surrogati. A questi io dirò: Voi crocifiggete i vostri profeti... Oh quanto sono numerosi i crocifissi dalla stampa empia e perversa! Io mi rivolgo adunque verso i quattro punti cardinali e grido al mondo intiero: Considerate chi sono i protettori di questa stampa e di questi scrittori, in essi voi raffigurerete i successori dei carnefici". I quali carnefici si fecero potenti alla guisa che sono per dire. I rigeneratori massonici predicavano di voler render felici i popoli [147]con tante scuole ed altrettante industrie, dalle quali però vollero scacciata la religione. Infatti non posero tempo in mezzo a gridare bando dalle scuole ai preti, ai frati, alle monache, e in pieno Parlamento italiano ulularono anche più forte che non si tardasse a sbandire il Catechismo cattolico dalle scuole perché gli studiosi non venissero collo studio di quello istupiditi. Detto fatto: si improvvisano centinaia a centinaia maestri secolari dell'uno e dell'altro - 70 -sesso, perché in luogo dei preti corressero ad insegnare perfino nelle campagne la quintessenza del progresso liberale. Delle scuole più elevate, ginnasiali cioè, non che liceali ed universitarie, non è a dire se pagassero insegnanti atei e bestemmiatori perché si allevassero scolari spiritosi nel negar l'esistenza dell'anima e di Dio. Né qui è tutto. Ma come in Italia quei che non sanno leggere si contano a milioni, così i massonici pensarono che non appena uno fosse giunto a comprendere l'alfabeto, tosto per [148]istruirlo gli si dovesse<ro> por in loro mano libri e giornali empi e libertini. Dei quali sparsero ovunque esemplari a centomila, fino a formare in ogni borgo o città tali biblioteche da dar l'ultimo colpo alla fede già vacillante di molti cattolici. Perocché se è rovina grande l'avere un compagno cattivo, è rovina maggiore quella dei libri rei, dai quali i giovani, e le fanciulle in ispecie tanto incaute, come da fonti pessime ne succhiano poco a poco quell'umor pestilenziale, il quale se in sulle prime sembra delizioso, però tanto più presto morte all'anima non meno che al corpo. Perciocché troppo si sa esser numerosi quelli che si guastano, fino ad impazzire, colle letture dei romanzi e dei libri rei. "Qual meraviglia -- direbbe qui san Francesco di Sales -- qual meraviglia se tanta gente imbevuta da massimeperverse stimi tanto la religione cattolica che la protestante, e se gli erranti nostri fratelli dei secoli passati s'arruolarono tra le sette anticristiane per vivervi con maggiore comodità?".

  [149]Se non che la parola del Signore è ancor l'antica ed egli, che lasciò scritto non darsi scienza vera senza il timor di Dio71, non mente. Or i rivoluzionari si vollero istruzione e lavoro senza il timor santo del Signore e s'ebbero ribellione in casa, maledizioni e guai senza numero. Perocché nella stessa guisa che, se un fratello giunge a persuader alcuni altri che si ribellino con lui contro il padre, nessun della famiglia può più godere veruna pace, così accadde di noi dappoiché i seminator di zizzania, che sono i massonici, persuasero a molti con tanti libri e insinuazioni perverse di ribellarsi contro il comun

 - 71 -

padre il pontefice, non che contro la religione ed i sacri ministri. Di qui quel cumulo di mali passati, non che il cumulo dei tanti mali presenti e più il cumulo dei maggiori pericoli avvenire, se noi tardiamo ancor un istante a ripor l'ordine disturbato nella società e nella religione. Imperciocché i nemici nostri, che son gli uomini della rivoluzione, non solo eccitarono la ribellione contro[150] il pontefice e la religione, ma a mano armata entrarono per assassinare l'uno72 e l'altra. Or che direste voi se quattro poltroni del vostro paese, entrativi insolentemente o di soppiatto in casa, corressero difilato ai genitori vostri per oltraggiarli sino a farli morire e che, quanto a voi, cacciativi fuor di casa vostra, rimanessero poi dessi padroni delle intere vostre sostanze? Che avreste fatto voi intanto? Vi sareste accontentati di mirar il tutto con grand'indifferenza o non piuttosto avreste gridato aiuto o non sareste già corsi voi stessi per arrestare i mascalzoni e con tanti fatti insegnar loro la civiltà di rispettar meglio le persone e le robe altrui? Or non è onta e vergogna grande dei cattolici del secolo xix l'aver ceduto il terreno a quattro malviventi delle società segrete, i quali perciò giunsero sino a far prigioniero il pontefice nostro e ad imperversare con tanta rabbia nella Città eterna? Non è invero la prima volta questa che i pontefici sommi dovessero, costretti dalla forza degl'iniqui, o fuggir da Roma [151]o rimanervi schiavi. Perocché anzi ben sedici volte fu perpetrato tanto sacrilegio altresì nei secoli passati. I quali però, come eran secoli di fede grande, così i cattolici si sollevavano in massa, disposti a morir tutti piuttosto che abbandonare alla discrezion degli scellerati il Vicario di Gesù Cristo. Invece Pio ix, fra tutti tribolatissimo, invoca ancor egli l'aiuto dei figli suoi, ma invano. Perché tanti personaggi distinti in Israello, colla turba dei cattolici indifferenti che li seguono, si accontentano di dire: "Il Signore provvederà", e intanto non muovono un dito e scusano il loro beato far niente con dire che non sarebbe prudenza. Davvero che gli impostori bisognerebbe legarli, tradurli coperti di catene in un'oscura prigione e

 - 72 -

poi consolarli con assicurarli che Dio provvederà ancor per essi. Or se la casa e le persone vostre fossero assaltate da un vil poltrone, sareste prudenti voi a star colle mani in mano, abbandonati alla discrezione dell'insolente? E sarà poi prudenza non difendere la casa [152]comune che è la religione e la persona di Gesù Cristo, figurata nel suo pontefice e nei sacerdoti suoi? Anzi bisogna accorrere con tutti i mezzi leciti, i quali per noi sono, come s'è detto, il buon esempio, la preghiera e il coraggio. Con questi mezzi e col coraggio soprat<t>utto noi dobbiamo operare a guisa del fuoco, dice la Scrittura santa, il quale, quando investisce un tronco ne scaccia tutti gli umori contrari e l'abbrucia sì finché tutto l'abbia strutto e consumato73. Pertanto ancor noi dobbiamo scacciare quelli fra noi stessi i quali, come elementi contrari, disseminassero la zizzania nei paesi. Voglio dire, cioè, che dobbiate ben osservare se tra voi si trovino maestri irreligiosi, impiegati sospetti, forastieri malviventi o superiori di comunità che sieno giramondi. Fuori tutti questi, che la casa è da spazzare da qualsiasi immondezza. Né, se per cacciarli costasse sacrificio grande, voi dovete punto arrestarvi, perché tolti quelli voi sarete in pace e ne avrete onor grande. Perché se io stimo assai quei contadini [153]i quali, occupando qualche carica nel paese, sono imperterriti nel difendere la ragione del giusto e dell'onesto, abbomino poi altrettanto come inetto e superbo il costume di quegli altri in maggior numero i quali o si lasciano raggirare da un gabbamondo o rinunciano per capriccio con viltà al proprio posto. Per la qual cosa, non appena siate giunti a purgar il paese dai soverchianti indiscreti e dai traditori, ringraziatene di cuore il Signore, che finalmente avete potuto strapparvi dal seno il serpe che vi mordeva. E perché tanto male più non v'accada, voi dovete con zelo invincibile attaccarvi ai sacerdoti vostri. I quali siccome più di tutti sono perseguitati dagli scellerati che li temono, così non giungeremo al trionfo se prima non difenderemo dagli attacchi maligni i

 - 73 -

sacerdoti nostri, perché essi alla lor volta disciolti e spediti si pongano capi agli altri nel combattimento.

  Se non che i ministri di Dio son poi anche diminuiti tanto a questi , a cagion della prepotenza dei massonici e delle male [154]leggi, che i pochi mal si reggono a tante fatiche. I fedeli di una diocesi non devono dunque tardare ad unirsi in compatta associazione e offrir ciascuno l'obolo della sua piccola moneta per avviare alla carriera ecclesiastica tanti dei lor giovinetti, i quali son sì pii e d'ingegno robusti come son poveri. Fratelli miei, giacché i ricchi si vergognano di aversi tra' suoi un sacerdote, noi poveri del popolo teniamoci carissimobel vanto che è invero il maggiore di tutti. Imperciocché il sacerdote è il solo personaggio veramente grande. Egli è grande per l'autorità divina che ha di comandare, grande perché lui solo è il grande amico dell'umanità, il riparo a tutti i mali e l'uomo di virtù e di sacrificio, il quale rinuncia ai posti più luminosi del mondo per passare i suoi giorni fra un popolo bisognoso del suo ministerio e separato dal resto di mondo, quando in alpestre montagna od in solitaria valle. Abbiamo dunque cari e rispettati i ministri del Signore e potremo dire con somma gloria nostra: [155]"I sacerdoti i quali comandano come sopra i poveri così sopra i ricchi, che decidono delle sorti dei potenti della terra, li abbiamo costituiti noi colle preghiere e colle elemosine nostre. Or noi non attendiamo se non che abbiano a far tosto trionfare il diritto vilipeso del povero e del perseguitato per causa della giustizia". Or non è a dire se voi dovete con fiducia illimitata consegnar in mano al sacerdote le persone, le amministrazioni importanti e soprat<t>utto le scuole vostre, acciocché egli, come più illuminato e pio, diriga il tutto alla maggior gloria di Dio ed alla salvezza di tutti voi. Nondimeno né i sacerdoti del luogo saran sì numerosi da poter attendere essi soli ad educar nelle scuole vostre i fanciulletti. O potendolo anche, dovrebbero poi trascurar cose assai di alta importanza nei tempi presenti. Laonde converrà accontentarsi che i sacerdoti sopraintendano soprat<t>utto alle scuole, e voi intanto consigliate quel figlio e quella figlia delle tante famiglie benestanti perché, essendo[156] l'uno e l'altra d'ingegno e di pietà, si applichino all'incarico di maestro e maestra, finché ottengano altresì - 74 -le necessarie formalità della legge. Con sì poco voi avrete ottenuto, in regalo ai vostri figli, insegnanti caritatevoli, i quali saran loro come tanti angeli tutelari e piccoli missionari ed apostoli dell'intero paese, capitani tanto più utili e valorosi quanto meno osservati.

  Il gran danno del tempo nostro si è quello in gran parte di non voler ascoltare la parola del sacerdote. Onde voi, come cristiani di zelo, dovete esser alla sua predicazione soprat<t>utto altrettanto più docili. Né dovete credere che quella spiegazione di Vangelo o quella istruzion di catechismo solita <a> farsi nei giorni festivi, comechessia senza discendere ai particolari errori che corrono, basti alle attuali necessità. Perocché sarebbe fare come colui che stando per morire di fame e di malattia si accontentasse di prendere un semplice grano di roba, indigesto ancor quel poco. Voi abbisognate [157]che più volte la settimana i sacerdoti vostri, come medici più esperti, vi spezzino il pane della divina parola a tutti in generale nella chiesa. Di poi in particolare, ai coniugati ed ai celibi, ai padri di famiglia ed ai figli, negli oratori, nelle scuole, nelle conversazioni famigliari dopo le funzioni della festa o nelle serate d'inverno, acciò ogni classe di persone robuste od inferme vengano confermate in santità, senza che alcuno abbia dovuto sostenerne perciò rincrescimento di sorta. Lo che siccome invero è impresa di fatica, così i più capaci tra voi dell'un sesso e dell'altro, unitamente ai religiosi maestri del paese, dovete procurare di rendervi presto capaci, sì che il paroco possa disporre di voi per farsi aiutare sia nell'istruire gli altri di minor intendimento, sia nel favorire in ogni modo possibile l'ordine divoto nella chiesa, come anche l'armonia del sacro canto e la maestà dei riti e delle funzioni del Signore, le quali in quella guisa che or sen giacciono povere ed avvilite, [158]porgono occasione a ciò <che> molti in maggior numero vengono meno al rispetto della propria Chiesa e della religione divina.

  Né qui è tutto, ma siccome Pio ix stesso ha manifestato il danno peggiore che ne avviene alla fede ed alla società aver origine dai libri e dai giornali perversi, così noi dobbiamo soprat<t>utto favorire i giornali religiosi con associarvisi. E dobbiamo altresì far voti che un foglio almeno settimanale

 - 75 -

sorga anche per il popolo di campagna il quale ne difetta affatto, quantunque da tempo assai desideri ancor egli di aversi un periodico di religione e di industria agricola in senso naturalmente cattolico. I vicini nostri che noi chiamiamo tedeschi leggono con avidità le lor gazzette e si istruiscono sì che anche riguardo al corpo sanno industriarsi meglio ch'altri mai. Ma gl'interessi della religione e dell'anima son quelli che a noi devono premere soprat<t>utto. Per provvedere ai quali noi abbisogniamo tanto che un foglio di tanto in tanto ci sia dato nelle mani, per [159]sentirvi ciò che i buoni soffrono da parte dei tristi e conoscervi il modo con cui questi da quelli si difendono, per imitare poi anche l'esempio secondo l'opportunità. Per ultimo le biblioteche, soprat<t>utto nei borghi e nelle città come i libri cattivi nelle campagne, fanno gran strage di anime. Laonde ancor noi dobbiamo far almen tanto di bene quanto gli altri operano di male, acciò nel combattimento le armi sieno pari. Perciò niuno deve omettere74 spesa o sacrificio di sorta affine di provvedersi di buoni libri. E non solo nelle singole famiglie, ma in ogni paesello o piccola parochia si dovrebbe formare, coll'assistenza immediata dei sacerdoti del luogo, una biblioteca più o meno numerosa, composta di testi75 svariatissimi, come a dire racconti morali, vite dei santi, manuali di pietà, di industria, di commercio e di agricoltura non che giornali di politica religiosa, sicché almeno i più colti potessero qui trovarsi pascolo abbondevolissimo. E il frutto che se ne potrebbe sperare sarebbe ben abbondante, [160]perché un buon libro è un tesoro tanto migliore d'un compagno per altro buono non che di uno stesso predicator di zelo, perché il libro voi lo potete consultare di giorno e di notte, in casa e fuori. Perfino dopo di esservene voi giovati, potete farlo trapassare i mari, che ancor ei predica a tutti alla stessa guisa il bene. Io sto garante che con tanti buoni libri i giovani imparerebbero a ritirarsi dalle osterie e dalle veglie notturne cotanto pericolose. Apprenderebbero le fanciulle - 76 -la modestia e la ritiratezza, ed i genitori il buon esempio e la savia educazione dei loro figli.

  Se non che omai m'avvedo76 che se altre cose volessi qui aggiungere correrei pericolo di farvi dimenticare le altre già esposte. Queste pertanto dovete già mettere in pratica con sommo studio perocché son sicuro di non dirvelo a caso, ché il poco che si è detto fin qui, quando ben si faccia, è capace da sé solo di produrvi senza più frutti di benedizione e di pace temporale ed eterna.





p. 70
71     Cfr. Sir 1, 16.



p. 71
72     Originale: l'una; cfr. ed. 1930, p. 138.



p. 72
73     Cfr. Ez 21,3.



p. 75
74     Originale: commettere; cfr. ed. 1930, p. 146.



75     Originale: tanti; nell'ed. 1930, p. 146: «libri».



p. 76
76     Originale: m'avvezzo; cfr. ed. 1930, p. 147.



«»

IntraText® (VA2) Copyright 1996-2016 Èulogos SRL
Copyright 2015 Nuove Frontiere Editrice - Vicolo Clementi 41 - 00148 Roma