Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
Vieni meco - 1913
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VIENI MECO PER LE SUORE MISSIONARIE AMERICANE IN USO NELLA CONGREGAZIONE DELLE FIGLIE DI SANTA MARIA DELLA PROVVIDENZA IN COMO (1913)

XXVII. DONDE NASCONO LE DIFFICOLTÀ?

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XXVII.

DONDE NASCONO LE DIFFICOLTÀ?

 

Persuadetevi che nascono da voi stesse anzitutto.

Avete tagliati i capelli dell'ambizione, ma non avete strappate le radici, sotto le quali i microbi della tigna moltiplicano le proprie famiglie.

Avete proferito a parole: «Gesù mio, tutta vostra, tutta di voi solo, appassionato mio Bene».

Ma se uno spillo di contraddizione vi punge, gridate ahi! , e non vorreste essere toccate.

Non vedete che le falangi delle vostre dita poco è che non entrino in cancrena? Fuori quel marciume; tagliate e spremete, bruciate e cauterizzate, se volete guarire da tante sensibilità.

[49]E poi vi vantate di essere spose a Gesù incoronato di spine, inchiodato alla croce; specchiatevi un po' in quel crocefisso Signore? Oh, qual differenza fra tanto sposo e fra tante spose miserelle! Non trovate di nascondervi e di rabbrividire? E intanto ai vostri superiori, che tutto vedono, non date libertà a parlarvene chiaro e non permettete che curino tante vostre debolezze.

E il mondo che vi circonda, desso vi reputa le monache privilegiate, le custodi della pazienza e della carità.

Or non avranno quei del mondo diritto di provarvi, prima che a voi affidino parte del loro cuore, i loro bambini - 785 -diletti, parte del loro cuore, i loro infermi di corpo, i loro infelici scarsi di mente? Voi pretendete che i figlioletti, più che verso la madre propria, vi circondino festosi.

Ma siete vere madri di spirito? [50]E vi compiacete quando i vostri ricoverati dicono che voi li amate e niente lasciate loro mancare.

Ma è poi vero che voi siete piene di carità e di santa industria? E se vi trovate manchevoli, perché lamentarvi della poca gratitudine che vi conservano? Perché lagnarvi, quando vi rimproverano che voi pensate prima a voi e di poi alle urgenze dei sofferenti miseri? Né con questo intendo darvi rimprovero e pretendere che voi siate eroiche in tutto e sempre.

Ma compiacetevi di convenire meco che la causa del nostro male siamo per lo più noi stessi e però umiliamocene e confidiamo di poter risorgere col divino aiuto.

Compiacetevi altresì di convenire che avremo sempre mali da deplorare, perché il vivere quaggiù è proprio di chi deve sempre combattere.

Compiacetevi a riflettere ancora una volta che beate siete voi quando[51] siete in patimento, perché vincendo riceverete la corona delle virtù sante in terra e la corona del premio eterno nel cielo.


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