Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
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VIENI MECO LA DOTTRINA CRISTIANA ESPOSTA CON ESEMPI IN QUARANTA DISCORSI FAMIGLIARI

Parte prima <LA FEDE>

Primo articolo del Simbolo I Il Signore Iddio nostro è il tutto dell'anima nostra

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Parte prima

<LA FEDE>

Primo articolo del Simbolo

I

Il Signore Iddio nostro è il tutto dell'anima nostra

  1. [5]Figliuoli, in questa terra, con il peso del corpo che ci trascina al suolo, noi volgiamo lo sguardo a Dio, spirito purissimo. Egli ha sua sede nel cielo. Figliuoli miseri, nati ieri da donna3, guardiamo a Dio eterno. E noi che siamo sì cattivi, guardiamo a Dio ottimo. E noi ignoranti, a Dio sapiente e provvidente in infinito. Staremo bene presso al Signor Iddio nostro. Egli è potente a proteggerci, è giusto a prender le nostre difese. Gli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni quando sul Taborre furono presso a Gesù [6]trasfigurato, sclamarono: "Che gran bella cosa per noi ad essere qui!" 4. E non avrebbero voluto partirsene giammai. Veniamo presso a Dio. Ne concepiremo godimento ineffabile. Impareremo <a> ripeterlo ma con affetto verace: "Il Signore Iddio nostro è il tutto dell'anima nostra".

  2. Figli in questa terra, eleviamo lo sguardo al cielo empireo. Lontano è il cielo, più lontano il ciel del cielo, lontanissimo il terzo cielo. E noi siamo quaggiù e dimoriamo in carcere. La carcere è il corpo nostro. Pertugio di questa carcere

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sono le facoltà della mente e del cuore. Sono i sensi del vedere e del sentire. Osserviamo adunque. Maestà adorabile del Signor nostro, come siete ammiranda! Quest'astro del sol che illumina e quella luce di luna o delle stelle percorre con velocità rapidissima dal cielo alla terra. Iddio creatore è spirito perfettissimo. Chi può misurare la vastità dello spirito? Un essere quaggiù che non è spirito ma che è sol <elemento> semplice opera stupore di effetti. Meraviglia è un calor di fuoco concentrato che fa sollecitare [7]i carrozzoni sopra via di ferro o le navi sopra via di mare. Meraviglia è un elettro che tramanda dall'Europa alle Americhe in un momento la voce di persona, o la lettera o la immagine di persona. Spirito purissimo e perfettissimo, Iddio Signor nostro, lo sappiamo, lo sappiamo: voi siete massimo nella grandezza, massimo nella perfezione. Dalla prigion del nostro corpo guardiamo a voi, ci prostriamo poi a terra a terra per dire: "Altissimo Iddio, oh come godiamo in vedervi benché sì da lungi!".

  3. Figli di un giorno, accostiamoci a vedere il Signore Iddio nostro. Egli è l'Antico dei giorni: è sempre stato, durerà per sempre né può aver fine. Il pastorello Mosè era venuto con le sue pecore al monte Oreb, quando da un roveto che bruciava senza struggersi menomamente esce una voce a dire: "Levati le scarpe che questo luogo è santo". Interroga Mosè: "Chi parla?". E la voce: "Io sono il Signore d'Abramo, di Isacco, di Giacobbe... Ti impongo poiché tu vada per liberare dalla schiavitù di Faraone il mio popolo in Egitto. Dirai: Colui che è mandò me a voi"5. [8]Fratelli miei, quale conforto! Iddio non muore mai. Noi saremo con il Signor nostro, noi non periremo in eterno. Che giubilo a trovarci con il Signor nostro! Egli è il tutto dell'anima nostra.

  4. È buono per essenza. In un eccesso di amore ci ha creati, in un eccesso di amore ci ha redenti, in continuo eccesso di amore ci pasce con i suoi santi Sacramenti, che sono il frutto del Sangue di Gesù Cristo. Ci nutre con sante ispirazioni, ci conforta con chiari esempi. Quale bontà diffonde nell'universo- 268 -! Francesco d'Assisi guardava al sole e godeane, chinava lo sguardo alla terra e la salutava come una mensa che il Signore ha disposto tuttodì a favore dell'uomo. Guardava a se stesso e piangeva dirottamente, e in estasi di tenerezza sclamava: "Pazzo chi non ama il Signore!". Come più tardi Maddalena de' Pazzi avrebbe voluto con un secchio di acqua spegner le fiamme del peccato e il fuoco d'inferno, così lui6 con una torcia in mano avrebbe voluto infervorare il cuore di tutti. Intanto scriveva lettere d'affetto a tutto il mondo dicendo: "Amate il Signore, amatelo tutti".

  5. [9]davvero, perché il Signore è sapiente che tutto vede nel passato e nell'avvenire. L'occhio di Dio è l'attributo della sua sapienza eterna. Egli vede e distingue quelli che sono salvi da quelli che si danneranno. Noi con l'opera scriviamo il libro della nostra vita, Iddio legge e vede come in uno specchio la sorte avvenire degli uomini. Iddio conosce tutto e tutto vede. Tremiamo, o fratelli. Dinanzi all'occhio di Dio che scruta i pensieri e gli affetti più minuti, chi oserebbe commettere un fallo qualsiasi? "Dio ci vede! Dio ci vede", sclamava quel castissimo uomo di cui narra la storia, e a quella voce cadde piangente la seduttrice, quasi un Saulo tramortito sulla via di Damasco. Volete voi non fare peccato giammai? Replicatelo ad ogni momento nel cuor vostro: "Dio mi vede! Dio mi vede".

  6. E qui, se peccatori, confondetevi, perché Iddio è giusto. Retribuisce secondo il merito. Talvolta tarda a castigare, ma è perché aspetta se forse il peccatore si ravveda, e sa che intanto nessun reo gli può sfuggire. [10]Lo sciagurato se non si emenda, si avrà tormento maggiore, e Dio gloria più splendida.

  7. Se giusti, rallegratevene, perché Iddio ben vi provvederà. Dio vede e Dio provvede. È l'adagio che ripetiamo in ogni . Il Signore fa splendere il sole sopra ai buoni e sopra ai cattivi7. Manda il suo cibo agli augelli dell'aria, il

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suo vestito ai gigli del prato. Direte: "I buoni spesso sono più tribulati che i rei". Ma vi rispondo: quelli che sembrano buoni, son poi sempre buoni? E se sono buoni sempre, è vero che in generale sono i più tribolati? E le tribolazioni della vita sono castigo o non piuttosto premio? Sono premio ai buoni perché crescano alla virtù, a somiglianza di Gesù crocifisso. Sono misericordia di Gesù crocifisso. Sono misericordia ai cattivi perché si emendino. Quando uno è pessimo eppur che prospera, costui è come il bue che si impingua alla greppia perché sia consegnato al maccello. E voi invidiate il ricco che prospera, invidiate il tristo che grandeggia? Non dite mai male della divina providenza. Il Signore è ricco nella misericordia, [11]sublime nel consiglio8. Spesso permette un male per cavarne un bene maggiore. Ammirate potenza e bontà di questo medico celeste, di questo Padre provvidente.

  8. O che? Forse a Dio manca il potere di provvederci? Ma se egli è l'Onnipotente, onnipotente nel castigare con un cenno i ribelli che gli si rivoltarono un nel cielo, onnipotente in punire i Nabucco ed i Faraoni superbi sulla terra. Egli è l'Onnipotente che apre i cuori, che abbassa i cieli, che cava le fonti dalle rupi. Egli è che suscita gli infermi, che vivifica i morti. E poi si lamentano gli uomini della provvidenza del Signore. Miseri! Miseri! Il Signore è il tutto dell'anima nostra. Il pesce può vivere fuori della sua acqua e l'augello fuori della sua aria? Tanto meno può star l'uomo senza Dio. "Io vivo -- scrive san Paolo -- ma non sono io che vivo, è Gesù Cristo che vive in me"9. Benedette parole! Oh, se fossimo meritevoli di pronunciarle noi medesimi con verità! Ma le proferiremo un nel paradiso. Noi abbiamo guardato a Dio dal pertugio di carcere che è il corpo nostro. [12]Che sarà quando ci incontreremo con Dio nel cielo e il Signore che verrà ad incontrarci?

 

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Riflessi

  1. Il Signore Iddio nostro è il tutto dell'anima nostra.

  2. Lontani dall'alto, guardiamo al cielo; chiusi nella carcere del corpo, guardiamo a Dio Spirito purissimo.

  3. Scorgete! Dio è eterno.

  4. È ottimo il Signore.

  5. Ed è sapiente.

  6.  È giusto, che tutto numera in peso ed in misura.

  7.   Provvede a tutti i bisogni de' suoi e non è accettatore di persone10.

  8. Il Signore è l'Onnipotente. Quanta gioia proveremo un in trovarci faccia a faccia con l'Altissimo!

II. La creazione

Eccolo il Signore

  1. [13]Un giovinetto lasciò un il banco della scuola. Venne a trovare il celebre gesuita Udino. Gli si piantò dinanzi e disse: "Io non credo che sia Dio". Udino sbalordì e stette osservando. "Che guardate voi dunque?", interrogò il filosofastro. E Udino rispose: "Guardo la bestia che si chiama ateo". Buon Dio! Le bestie riconoscono il proprio padrone. Gli uomini che non riconoscono Dio, più che bestie domestiche, sono fiere del deserto. Aprite gli occhi. Non vedete il Signore? Eccolo, eccolo. Egli è passato testé in creare la terra, è passato in distendere i cieli. Si manifesta tuttodì nella creazione di uomini simili a noi. Ecco dunque il Signore. Volete che lo rimiriamo assieme? Ebbene aprite gli occhi e guardate con attenzione, e dovrete confessare con viva fede: "Vero, vero, eccolo che il Signore lo si riconosce dall'opera delle sue mani".

  2. [14]Eccolo il Signore. Scorgetelo nella formazione della terra. L'uomo è per avventura capace a far spuntare un filo d'erba? E Dio copre la terra di sì vaghi fiori, dalla terra trae

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gran copia di alberi e loro impone: "Crescete e moltiplicatevi"11. Ed ecco che gli alberi si moltiplicano sul genere proprio. Il gelso od il fico si coprono di frutti: ogni frutto contiene granelli numerosissimi. Ebbene ogni granello o di gelso o di fico è atto per produrre una pianta del proprio genere. Volgete il guardo alle acque. Quanti pesci e quanto svariati? E tutti si moltiplicano per ordine del Signore. Il pesce suole in ogni volta metter fuori un milione di ova. La tinca ne depone almeno quattrocentomila. E gli uccelli dell'aria, e gli insetti nell'atmosfera? L'ape depone dodici mila uova. Nell'aere densa poi si numerano, con l'aiuto del microscopio12, milioni a milioni piccoli insetti che si muovono, che hanno ali, che allungano la proboscide, che in poco d'ora procreano ciascuno migliaia di insetti simili a sé. E gli uomini sarebbero capaci in cento secoli a creare un pulcino per loro diletto? [15]Intanto le selve danno le legna. Le viscere dei monti s'aprono per dare l'oro e l'argento e il ferro. I mari lasciano scandagliare il proprio fondo per donare le perle e le conchiglie. I monti si coprono di nevi perpetue, e giù ne fanno scorrere quelle acque che raccolte in fiume percorrono come maestà or generose ed or terribili a mostrarsi a tutta la terra. Che è tutto questo? È l'opera del Creatore. Or come dalla bellezza di una statua si desume l'ingegno dello artefice, così dalla vastità della terra si deduce la immensità del Creatore che l'ha formata. Eccolo dunque il Signore. Riveritelo in tutti i prati, amatelo in tutte le fonti, ammiratelo nell'abisso dell'oceano.

  3. Poi volgete l'occhio all'alto. Quest'aere che scorgete è il firmamento. Più alto è il cielo e al di sono i cieli dei cieli. Il sole è nel mezzo, ed è quaranta milioni di volte più voluminoso che la terra. Egli sta, e le stelle, la luna e la terra medesima s'aggirano intorno ad esso. Il movimento non varia d'un punto nello spazio di cento mila secoli. Le stelle sono [16]milioni di volte più vaste che la terra. La loro luce percorre rapida come il baglior del fulmine. Eppure per

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giungere a noi impiega quando cento e quando persin mille anni. I pianeti minori s'aggirano intorno alle stelle, e quelli13 e queste intorno al sole con ordine perfettissimo. La terra nostra in compiere un giro di 24 ore segna il giorno e la notte. Nel cammino che eseguisce nello spazio di 365 giorni e di ore quattro, segna le stagioni ed il periodo di un anno. Grande Iddio! Siete sì potente nell'opera della vostra creazione, chi potrebbe conoscere la immensità vostra? A nessuna creatura è dato di segnarne i confini.

  4. Intanto eccolo il Signore. Egli è con noi e dentro di noi. Il nostro corpo, che nobile monumento dell'opera di Dio! Cammina14 ritto sopra se stesso, con la fronte si erige in alto, con gli occhi guarda nel medesimo tempo al cielo ed alla terra. I muscoli del corpo son così atti che si possono adattare ad ogni movimento, incalliscono ad ogni fatica, sono robusti per [17]resistere a tutte le temperature. Il corpo umano vive in mezzo alle nevi e dimora ancora dove il ghiaccio è crudissimo. Vive nei deserti infuocati e sente con indifferenza i raggi diretti dal sole nel punto che più la terra davvicino guarda a quell'astro. Il corpo umano vive in luogo secco ed anche in luogo umido. Comincia sopra la terra e quando è uopo sa vivere nel mezzo delle acque. Poi la maestà in quella fronte d'uomo! Quand'ei fissa maestoso il suo sguardo, impone allo stesso leone. E poi che varietà e nel color stesso e nei lineamenti del suo viso. V'ha gente di color bianco, altre di color nero, altre di color rosso e di color olivastro. Tutti recano istessamente l'impronta di nobiltà. Ed ogni viso d'uomo ancor dello stesso colore ha una varietà. Quelli d'un paese si distinguono da quelli di un altro, due figli del medesimo padre recano l'impronta d'una personalità propria a ciascuno. Che perfezione in questo corpo! La mano essa sola è così ben costrutta dal palmo, dalle dita, dalla articolazione, che con essa [18]si rende atto15 a compiere le più mirabili

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cose. Come la destra in fare, la lingua in parlare è come un inno che intuona di continuo: "Cantate al Signore la sua gloria. Magnificatelo perché egli è ammirabile nell'opere sue"16. Eccolo il Signore. Scorgetelo nell'ingegno dell'uomo medesimo. L'uomo ha memoria per ricordare tutte le cose. Pico della Mirandola leggeva un libro di grossa mole, e sapeva poi recitarlo parola a parola incominciando ancora in senso rovescio, ossia dalla pagina ultima venendo alla prima. L'intelligenza dell'uomo è sì acuta che, non contenta di intendere le cose della natura terrestre, ascende alla cognizione delle cose nelle sfere celesti. Nel sole trova di studiare, nelle stelle trova di scoprire, in tutti gli astri trova una regola per i giorni che ha da vivere quaggiù. In sulla terra poi cerca <di> indagare nell'abisso del mare17, vuole penetrare nelle viscere dei monti, vuol congiungere i popoli con la velocità del cammino, con la comunicazione della parola, e vi giunge. L'uomo analizza gli elementi dell'aria, dell'acqua, del fuoco e ne conosce i costitutivi. [19]Intanto descrive volumi di scienza profonda. L'uomo cristiano, ammaestrato alla scuola dei misteri celesti, estende volumi di sapienza celestiale. Quanto ne descrissero i dottori ed i Padri di Chiesa santa? Quanto ne dispiegano ancora oggi gli apologisti e gli scrittori sacri? Che di più? Noi abbiamo un cuore, questo cuore par che sia grande come è immenso Iddio medesimo. Il desiderio dell'uomo ha dell'infinito. Non è mai contento il cuor nostro finché riposi in Dio. Il Saverio, l'Assisi, il Sales e gli altri uomini di provvidenza, che come lampi avevano percorsa la terra e che come fulmini avevano steso vinto appiè della croce il cuore di innumerevoli persone, questi provando in sé un desiderio anche più vivo di fare un bene maggiore esclamavano come sitibondi: "Dateci, o Signore, acqua a bere, la grazia vostra per salvare altre anime". Teresa, Luigi, Filippo Neri bramavano vivamente di dare la vita per amor di Gesù Cristo. Che è tutto ciò? È la voce di Dio che parla al cuor degli uomini.

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[20]Eccolo dunque il Signore. L'abbiamo nel mezzo nostro, e noi domandiamo: "Dove è Dio?".

  5. Iddio è nel cielo, è nella terra, è nel cuor nostro... Tutti sentono la presenza di Dio. La sentiamo più viva noi che siamo chiamati alla sequela eletta del divin Salvatore. Questa presenza divina la odono tutti i popoli della terra, dice il filosofo. Voi potreste ben trovare un popolo o senza città o senza mura di città, ma non trovare uomini senza tempio o senza altare. In quel tempio e in quell'altare si venera la presenza dell'Altissimo. Quando il tempio non è costrutto tuttavia, l'universo è il tempio di Dio. Il naufrago che è sbattuto ignudo sopra di uno scoglio eleva le mani all'alto e dice: "Signore, aiutatemi". La presenza di Dio si fa sentire terribile anche nel cuor degli empi. Martin Lutero, postosi di sera a guardare il cielo stellato, diceva a Caterina Bore: "Il paradiso è bello, ma non è per noi". E Melantone alla madre sua: "Per vivere è meglio esser protestante, ma per morire è meglio esser cattolico". Voltaire, ad un cotale che si vantava di essere convinto che [21]Dio non è, rispondeva: "Non lo credo, non lo credo: voi sareste troppo fortunato!".

  Dio è. Quale fortuna per noi! Saper che Dio esiste per noi è il più caro conforto. Sgombriamo ogni senso melanconico dal cuor nostro, in alto i cuori nostri. Dio esiste. Eccolo il Signore. L'abbiamo sopra di noi, intorno a noi, l'abbiamo dentro di noi, e poi domandiamo: "Il Signore dov'è?".

Riflessi

  1. Eccolo il Signore.

  2. Si scorge nell'opera delle sue mani che è la terra che abitiamo.

  3. Si scopre Dio ne' cieli che ci ricoprono.

  4. Iddio è all'intorno e dentro noi medesimi.

  5. Tutti il confessano che Dio è, e noi domandiamo: "Dov'è il Signore?".

 

 





p. 266
3       Cfr. Gb 14, 1.



4       Mt 17, 4.



p. 267
5       Cfr. Es 3, 5s.10.14.



p. 268
6       Originale: d'inferno. Come lui; cfr. ed. 1928, p. 20.



7       Mt 5, 45.



p. 269
8       Ef 2, 4; cfr. Ger 32, 19.



9       Gal 2, 20.



p. 270
10     At 10, 34.



p. 271
11     Cfr. Gen 1, 22.



12     Originale: telescopio; cfr. ed. 1928, p. 26.



p. 272
13     Originale: quelle.



14     Originale: Comincia; cfr. ed. 1928, p. 28.



15     Originale: atta.



p. 273
16     Cfr. Sal 98(97), 1.



17     Lezione probabile: mare.



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