Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
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VIENI MECO LA DOTTRINA CRISTIANA ESPOSTA CON ESEMPI IN QUARANTA DISCORSI FAMIGLIARI

Parte prima <LA FEDE>

Articolo secondo <del Simbolo> Uno sguardo alla notte del tempo antico

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Articolo secondo <del Simbolo>18

Uno sguardo alla notte del tempo antico

  1. [22]Nello scuro della notte si compiono le iniquità. Nello scuro della notte seguono gli intoppi ed i precipizii. Nello scuro di notte vengono le rovine delle città e dei popoli. A me sanguina il cuore in ricordare l'orrore della notte tenebrosa che fu innanzi a noi. Ascoltate, che il cuore si rinserrerà anche nei petti vostri. Piangiamo, ma con duplice pianto: di amarezza per la sciagura di tanti nostri fratelli del tempo antico, di consolazione per la salute venuta a noi e ai fratelli dopo la luce del giorno del Cristianesimo.

  2. Che tenebre dunque in una notte fitta e quanti precipizii e quante morti! Udite e tenetevi da piangere, se potete. Fu già un mondo di gente numerosa, come è oggidì popolata la terra, che perì nello spazio di breve tempo. Un'acqua procellosa piovve dal cielo, le cataratte si ruppero, le viscere dei monti si aprirono e ne [23]venne l'acqua a diluvio. La innondazione del diluvio universale si elevò a quaranta cubiti sopra il vertice delle più alte montagne19. Tutti dunque furono affogati, gli uomini con gli animali. Un solo fu salvo, Noè con la famiglia sua. Una coppia sola di animali fu salva. Quella che Noè racchiuse nell'arca sua. Anni di poi non più un diluvio di acqua, ma una pioggia di fuoco, alimentata dallo zolfo e dal bitume, cadde sopra le cinque città della Pentapoli. Tutti ne rimasero affogati. Solo vi è salvato, per avviso di angelo, un giusto, Lot. Che sono questi precipizii e tante morti? Sono le conseguenze d'una notte caliginosa. Più trista che la sciagura di un diluvio, o di acqua o di fuoco, è la iniquità di una ignoranza maligna, il vizio di un cuore crudele. Gli uomini creati da Dio dovevano a lui obbedire. Ma che fecero? Incominciarono - 276 -<a> dire: "Non gli serviremo"20, e perché Dio ne mostrò rincrescimento essi gridarono: "Il Signore del cielo via da noi... venga a dominarci Satanasso dall'inferno". E questo accorse sollecito.

  [24]Allora gli uomini di tutta la terra obbedirono a Satana. Questi dispose centomila suoi ministri, gli idoli infami del vizio e dell'idolatria, e intanto deliziavasi a condurre gli sciocchi nelle tenebre dell'ignoranza. Non sapevano più che si dicessero. Ponevansi ginocchioni davanti ad un legno e dicevano: "Tu sei il mio dio". Dinanzi ad una pietra per dire: "Tu mi hai generato". Non sapevano più che si facessero. San Paolo scrive che erano invidiosi, omicidi, ingannatori e corrotti nei loro costumi, spargitori di false massime, calunniatori, nemici di Dio, oltraggiosi, superbi, inventori di nuovi mezzi per far del male, disobbedienti ai loro genitori, senza prudenza, senza amore, senza misericordia21. La storia è tutta incresciosa a dirci che gli uomini si combattevano popoli con popoli, famiglie con famiglie, e che in elevar dal suolo monti di cadaveri fumanti credevano far bene. Ci dice di genitori che ammazzano i figli, di figli che strappano dal petto ai genitori il cuore per divorarselo palpitante. Questi [25]piegano il ginocchio a supplicare per essere destri al furto, quelli giungono le mani per ottener di sfogare con diletto maggiore i proprii capricci. Un sovrano di Roma pagana alimentava mille schiavi per ucciderli mano mano e darne le carni in alimento ai pesci in un vivaio. Altro sovrano credeva far pompa di sé invitando i grandi del regno ad assistere nell'anfiteatro. In quel circolo diecimila uomini si esponevano in un a combatter colle fiere di leoni e di tigri. Quando vedevano le membra umane a macellarsi dal dente dei leoni e le viscere a imbrodolare l'arena, il sangue a scorrere a rivi e dappertutto un ingombro di teste e di restanze di diecimila uomini perduti, allora muovevano altissimo plauso di godimento e levandosi ritornavano alle cene, per apprestar le quali centomila

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persone avevano arrischiata la vita per riportare le caccie più favorite, le più squisite pescagioni. I filosofi, maestri del popolo e dei grandi, o applaudivano o tacevano. Quando veniva la loro volta di morire, cadevano angosciosi gridando: "Noi non lo sappiamo [26]quello che è dopo morte o qual sorte sarà per toccarci".

  Tenebrosissima notte! Chi ti ha dunque cagionata? Ti cagionò un mostro di te più esecrando. Un eccesso di superbia fu consumato nel cielo da spiriti cattivi, questo fece che Dio fosse costretto <a> dire: "Sia fatto l'inferno", e giù vi precipitassero Lucifero con i compagni suoi. Un eccesso di superbia fu consumato su la terra. Ah! Quando Eva fu presso all'albero a conversare con il serpente, come tremavano gli angeli! Doveva la stolta intrattenersi col demonio? Quando Satana parlò, perché un turbine non ischiantò l'albero? Ma Dio diede ad Adamo come ad Eva il libero arbitrio. È geloso il Signore di non violentare veruno. Sciagurata Eva, mangiò contro il voler di Dio e ne porse parte ad Adamo. Ah donna, donna, tu sei sempre la causa prima della caduta dell'uomo! Il giorno dell'innocenza si è convertito adesso nella notte del peccato. Oh! Come tremano Eva ed Adamo! Come si è convertito in piaghe il loro corpo, come desiderano nascondersi dalla faccia di Dio nelle viscere della terra. [27]Dunque non è più misericordia? Per gli angeli del cielo che in un momento e col solo pensiero peccarono, non si diede pietà di sorta. Agli uomini che peccarono in terra, benché con il pensiero e con l'opera insieme, il Signore usò misericordia. Disse adunque: "Voi sarete salvi se crederete nel Salvatore che io manderò. Nascerà da donna la quale, essendo senza macchia, schiaccerà il capo al serpente infernale". Dopo ciò cacciolli tuttavia dal paradiso terrestre e disse: "Di fronte a questo statevi piangendo". E rimasero in lutto per oltre novecento anni, finché la terra si aprì ed essi vi ricaddero entro. I meschinelli in piangere crederono e sperarono, per questo furono salvi.

  3. Nel buio di quella notte di peccato Iddio pietoso rilucere un raggio di luce: la fede e la speranza nel Messia salvatore. Fortunato chi guardando fisso scorse questo lume per tutta la sua vita. Abele innocente lo scorse e fu salvo. Seth,

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uomo giusto, lo vide quel lume celeste e l'additò a' suoi. Enoc in scorgerlo ne concepì tanta [28]brama, che per l'ali del suo desiderio meritò che da terra fosse nel corpo e nell'anima elevato per ammirare i misteri dei patimenti e dei trionfi de' giusti del Signore. Noè vide e credette, e fu salvo con tanto prodigio nella sua arca. Quell'arca medesima era un lume che da lontan lontano additava la Chiesa del divin Salvatore, e que' personaggi giusti segnavano in epoca lontana la persona del Salvatore. Vennero Abramo, chiarissimo per fede, e Isacco e Giacobbe, e Giuda e Giuseppe tra i figli di quest'ultimo. Giuseppe poselo il Signore come segno di contraddizione22 e di salute, quale sarebbe stato un il Messia salvatore, e dalla stirpe di Giuda cominciò <a> dire Iddio che certamente sarebbe venuto il sospirato da tutte le genti. I figli di Giacobbe venuti per grano nell'Egitto, dimorarono ivi e nello spazio di trecento anni cresceva<no> in un popolo di tre milioni, atto alle armi. Faraone re opprimevali come un Satanasso, ma quando meno si aspettavano Dio suscitò Mosè, che con i prodigi di dieci piaghe copre l'Egitto di sciagure e costringe il tiranno a mettere [29]in libertà il popolo del Signore. Meschinelli, avevano sofferto assai, e per questo Dio li ricreò con manifestar loro la potenza dell'Altissimo. Passare il Mar Rosso a piedi asciutti, cibarsi per quarant'anni d'un cibo misterioso, la manna, far scaturir le fonti dai sassi e innalzar serpenti di bronzo per guarir tutti i morsicati da serpi vive e poi vincere i nemici con tener le mani estese in forma di croce, queste sono un saggio delle meraviglie che Dio operava a prò de' suoi. Né sol questo, ma soggiogare i popoli di Canaan e farsi breccia nelle città al suon delle trombe e poi aver a condottieri personaggi di fede come Giosuè, che arrestò il sole, sagaci come Gedeone, che con trecento vinse l'esercito sterminato dei filistei, e forti come Sansone, che con il pugno schiacciava il muso ai leoni, con le mani schiantava le porte della città, con le braccia od uccideva mille filistei o traeva a sé le colonne di un tempio per diroccarlo. Anche

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questi personaggi significano il Messia salvatore. E così Dio faceva come un monarca che volendo regalare i suoi di un dono assai [30]ricco, prima lo fa credere e poi sperare, e mano mano lo mostra per eccitarli al desiderio più vivo di quello. A questi personaggi succedevano Saulle, il primo re, e poi Davide, pastorello, e poi Salomone, il sapiente che edificò il tempio santo in Gerusalemme. Vennero i profeti inspirati per consolare il popolo quando era schiavo sotto Sennacherib in Assiria o sotto Nabucco in Babilonia. I profeti santi degnaronsi di guardare all'avvenire e videro con tanta luce quasi mille anni addietro e quasi due mila anni avanti; del Salvatore ne descrissero la nascita da una vergine, nel luogo di Betlemme, dopo tante settimane di anni. Che più? Perfino Giobbe re della Idumea, caduto in sommo disastro di malattia e di perdita dei beni, venne a dar esempio al mondo e ad additare il Salvator venturo.

  Però le genti erano venute in una generale aspettazione. Non ne potevano più dalla brama. Erano già trascorsi quattromila anni23. Avevano fioca la voce in gridare: "Vieni, o Signore, e non tardare"24, e il cuore si disfaceva in lagrime con supplicare: "Perdonate, o Signore, i delitti del popolo"25. [31]Volgevano lo sguardo in alto e sospiravano: "Mandate rugiada dall'alto, o cieli, si apra la terra e germini il Salvatore26; o terra fortunata, sei tu terra vergine di Nazaret? Sei tu immacolata terra che finalmente chiudi la notte tenebrosa del tempo antico? Terra benedetta! Ci accogli tutti!".

  Maria! O caro, o santo nome! Eccola, è nata la figlia destinata per addivenire la madre del Salvatore. Una donna ha fatto nascere una notte di tenebre, una donna ha fatto spuntare un giorno di più sfolgorante luce; quella, donna della superbia; questa, figlia di umiltà e di ogni bella virtù. Maria! Maria! Abbiamo trovato voi, abbiamo trovato la salvezza. Chi

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ha trovato la Madre, facilmente ritrova la salvezza del Figlio, che per eccellenza si chiama Salvatore.

Riflessi

  1. Uno sguardo alla notte tenebrosa del tempo antico.

  2. Quella fu notte di ignoranza piena e di tutti i vizii.

  3. Appena lasciavasi scorgere un lume lontano delle27 promesse di Dio ed una fioca luce dall'esempio28 di alcuni giusti, finché spuntò aurora piena con la nascita di Maria.





p. 275
18     Prima del titolo successivo, nell’originale è riportata l’indicazione «Lezione prima», che risulta inutile poiché il secondo articolo del Simbolo è trattato in questa unica conferenza.



19     Cfr. Gen 7, 20.



p. 276
20     Cfr. Ger 2, 20.



21     Rm 1, 29-31.



p. 278
22     Lc 2, 34.



p. 279
23     Frase omessa nell'originale; cfr. ed. 1883, p. 42.



24     Cfr. Sal 40(39), 18.



25     Cfr. Gl 2, 17.



26     Is 45, 8.



p. 280
27     Originale: dalle.



28     Originale: dell'esempio; cfr. ed. 1928, p. 44.



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