- 750 -
LXXXV.
Il giudizio del Signore
a castigo
Dei cattivi
quaggiù
1. [243] Chi giudica è il Signore. Egli giudica l'uomo all'uscir di
vita nel giudizio particolare. Li giudicherà tutti assieme nel giudizio
universale. Uno ad uno e molti assieme ci giudicherà il Signore, mentre viviamo
quaggiù. Tremendo è il giudizio del Signore.
Nell'anno 1500 Iddio guardò alle nazioni d'Europa. Vide e se ne dolse. In breve
periodo di anni ne compié un giudizio formidabile. Molti popoli della colpevole
Europa furono abbandonati alla balia di Satana, il mostro dell'eresia luterana.
Scorgiamo tosto come avvenne tanta sciagura nel mezzo nostro.
2. In Sassonia nel 1483 nasceva tal Martino Luder, che cresciuto avanzatuccio
si allogò al collo una chitarra e percorse per ragion di studio molti paesi di
Alemagna. Il titolo di Luder è cognome che in lingua tedesca vuol dire carogna,
sì nei sensi del corpo che nelle facoltà dell'animo. Gli dolse a Martino di
questo incidente e mutò il cognome di Luder in quello di Luter o Lotario.
Lutero era infangato in molti vizii di costume e in molti errori di mente.
Accadde che andando a diporto una folgore colpisse il proprio compagno al
fianco. "Misero me!", sclamò Lutero. E temendo l'inferno venne ad un
convento di agostiniani e vi fu ricevuto novizio. Ma Martino non era
sinceramente convertito e il padre che s'avvedeva mostravane malcontento sommo.
Nondimeno Lutero nel primo anno di noviziato seppe infingere e, ingannando il
prossimo e sé, fu consacrato sacerdote.
[244] Ma il demonio l'assaliva come Giuda e non lasciavalo né di
giorno né di notte e gli sussurrava all'orecchio: "Tu sei un traditore,
non è più speranza di salute". Altra volta tentavalo di presunzione
dicendo: "A salvarsi basta credere che Dio è e che perdona. Le opere
dell'uomo a nulla valgono. - 751 -
Chi salva è solo Gesù Cristo".
Mormoravagli ancora il Lucifero: "L'uomo è corrotto fin dall'origine,
tutte le opere sue sono cattive. Bene o male che egli faccia, quando è fisso
che debba dannarsi, Dio lo condanna sempre. Sicché il meglio è tripudiare in un
prato di letizie e non aver paura di qualsiasi enormità, purché tu ne goda
soddisfazione". Veramente Lutero parve a principio contraddire almeno in
parte al mentitore, ma presto gli si diè vinto. Allora lo spirito infernale
l'invase e Martino si fe' strumento di rovina nelle mani di Satana, soggetto di
castigo nelle mani di Dio.
3. In studiare alla scuola di Carlostadio, Lutero fu creato dottore in sacra
teologia. E percorrendo poscia l'Italia e dimorando per qualche tempo in Roma,
lodò ampiamente la nazione italiana, la fede e la carità di questa nazione
nelle opere molteplici di beneficenza. A Roma in ispecie fu ammirato
dell'ordine della Santa Sede, e in ispecie della congregazione chiamata della
Sacra Ruota. Nondimeno lo spirito malo gli accendeva in petto un fuoco
satanico, che poi eruppe in un vulcano di fiamme infernali.
Nel 1517 produsse al pub<b>lico
99 tesi nelle quali pretese <di> mostrare che la teologia scolastica di
san Tomaso è un'invenzione diabolica, che Aristotile stesso filosofando
sognò. "L'uomo -- disse Lutero -- non è libero per fare verun
bene". E poco stante espose altre 95 proposizioni contro le indulgenze, ma
come Balaam381, si confonde poi da sé con dire in una di esse
proposizioni: "Chiunque parla contro la verità delle indulgenze papali sia
anatema e scomunicato".
4. [245] Sorgono a segnare le bestemmie dell'eresiarca il dottissimo
Prieria e con lui il valente Emser, e si valgono in ciò dell'oracolo della
parola e dell'organo della stampa.
Leone x, che con gioia di tutto
il mondo rifulgeva per dottrina e per pietà dal suo seggio pontificio in Roma,
Leone inorridendo gli manda per ammonirlo il cardinal Gaetano, il quale invero
per tre volte e in modo solenne di seduta con carità e pazienza ammonillo. Ma
Lutero si faceva bello con - 752 -
dire: "Non sono già comparso per
altro che per argomentare. Quando mi avrete convinto, allora io crederò".
Allora il cardinale ricordò l'avviso che san Paolo dava al suo Timoteo:
"Fuggi le dispute di parole, ma dopo un rimprovero o due evita l'uomo
eretico, sapendo che esso è pervertito e che pecca, essendo condannato dal suo
proprio giudizio"382. Gaetano guardò con occhio di immensa pietà
Lutero e lasciollo. Martino se ne rise con gli amici e disse loro: "Non è
in nome di Dio che io ho cominciato questo giuoco e non è in nome di Dio che
esso finirà".
Intanto scendeva nella stalla per cavare di là un vocabolario proprio per
discorrere del pontefice e della sua Chiesa. Eresse altresì la figura di un
uomo che vestito pontificalmente giunge le mani e sta ginocchioni con due
orecchioni. L'additò al popolo e disse: "Ecco il papa-asino. Gli crederete
ancora? Strappate l'acquasantino e collocatevi
l'im<m>agine che vi
presento". Il popolo di Germania obbedisce fino ad oggidì. Quale cecità!
Il pontefice, reputando che il male non fosse irreparabile, gli manda a Lutero
l'inquisitore Tetzel, il quale mostrossi con petto di bronzo e con voce da
tuono, ma non ottenne. Gli manda Miltitz, sassone, e Lutero che squadratolo il
riconobbe disse: "Come? Tu qui? Sia il benvenuto perché io sono qui
vittima della calunnia. Io mi sforzo per fare il bene e questi vedi in quanto
mi accusano?...". Miltitz crede, Tetzel per alto cordoglio se ne muore. Il
pontefice è come un [246] Daniele nel lago dei leoni. Egli è quale
agnello fra i lupi.
5. Lutero si affrettò ai principi e come un Satanasso sussurrò all'orecchio
loro: "Credete a me che sono qui per salvarvi dalla schiavitù. I
Sacramenti della Chiesa mantengono servi i popoli; il papa e i suoi son tiranni
delle coscienze, impinguano alle spalle dei creduli. Credetemelo. Tutti quelli
che come rettili escono dalle acque del Battesimo, tutti sono egualmente
sacerdoti e papi. Credetemi adunque, e le spoglie delle chiese saran vostre,
vostri i bottini dei conventi e alle - 753 -
mense dei vescovi
quincinnanzi sederete voi e non altri". Tolse poi il libro che aveva
descritto con il titolo Della cattività di Babilonia e in presentarlo
disse: "Avete una ragione, Dio ve l'ha data. Or giudicate voi se non è
punto vero quanto vi espongo".
Di poi Martin Lutero si presentò ai minimi del popolo e parlò: "I
pontefici che vi eccitano alle crociate contro ai turchi commettono ingiuria
contro a Dio, delitto contro l'umanità. I principi poi sono i tiranni che come
tigri vi dissanguano. Appena è possibile trovare un sol principe il quale non
sia un gran ladrone. Voi siete altrettanti re. Chi può comandare a voi?
Scuotete il giogo che vi opprime". Con queste insinuazioni sataniche
Lutero eccitò un grido infernale che faceva risuonar cupa questa voce:
"Non vogliamo che Cristo regni su di noi". I sovrani la intesero, se
ne riscossero, ma erano legati da un torpore di letargo profondo. Enrico viii d'Inghilterra scrisse un volume in
confutazione della Cattività di Babilonia del Lutero e inviollo con
pompa al pontefice Leone.
Carlo v, che padroneggiava in
Europa, "Che è questo? -- gridò -- Lutero sia condannato allo esiglio e
non osi più comparire". Ma non si curò che i suoi ordini fossero poi
esattamente eseguiti. L'elettor di Sassonia fece accadere questa
com<m>ediola. Incominciando
Lutero il suo cammino alla volta dello esiglio, [247] fu di nottetempo
assalito da un drappello di assassini. Questi lo svestirono dei suoi abiti, li
sparsero intorno e coperto Martino degli abiti di un mugnaio gli gridarono:
"Il ciel t'accompagni che non hai un quattrino a darci". Altri
raccolsero quegli abiti e fecero intendere allo intorno che Lutero era morto.
Ma viveva ed era trattato sontuosamente nel castello già di santa Elisabetta a
Vartborgo383, dove scrivendo diceva che con rimpinzarsi di cibi e di
bevande sentiva più vivamente gli stimoli della carne e gli scemava affatto il
fervore di preghiera.
Il sacrilego in supplicare insultava così: "O Dio, concedeteci
- 754 -
abiti e
cap<p>elli, vesti e mantelli,
vitelli grassi, capri, buoi, pecore e vacche... pochi figliuoli. Amen.".
Diceva che il demonio l'aveva costretto ad abolire il sacrificio della Messa e che
se nol faceva Satanasso l'avrebbe in una notte soffocato.
Carlostadio, che si era reso suo discepolo,
contrad<d>iceva. Nella sera del
22 agosto 1524 in lasciarsi da una discussione all'osteria gridò Carlostadio:
"Possa io vederti sulla ruota!" E Lutero a lui: "Possa tu
romperti il collo prima di uscire dalla città!" Lutero incontratosi con
Catterina Bore che aveva strappato dal convento le disse: "E' precetto del
Signore che l'uomo si sposi alla donna; Dio vuole che tu sia mia
consorte". E rivoltosi ai compagni continuò: "Impossibile è che
l'uomo viva continente; ingiuria a Dio chi fa voto di castità". Allora gli
scandali si moltiplicarono fino a stomacarne perfino i più perduti. Le massime
e le pratiche dei seguaci di Maometto apparivano meno turpi della dottrina e
della condotta dei seguaci di Lutero. Venne una Babele di confusione nelle
idee, il contadino ed il calzolaio parlarono in tono di dottore cattedratico.
Venne un diluvio di vizii. La Germania apparve come una Pentapoli di vizio. In
breve fu una rivoluzione sterminatrice.
6. Da Ungheria384 levossi un grido: "Siamo tutti figli di Dio e
tutti eguali! Nessuno deve comandare e tutti [248] i beni devono
essere comuni". Tomaso Muncero e Nicola Stork levaronsi a dire:
"Siamo noi gli inviati di Dio: non pagate giammai le decime ad un prete,
mai più un soldo di tributo al re. I preti ed i principi siamo noi. Alla
guerra! All'armi! Entro queste nostre maniche di vestito nasconderemo noi tutte
le palle dei nostri avversari".
Lutero alla sua volta
sus<s>urrava ai sovrani:
"Su via, principi, alle armi! Percuotete! Alle armi! Ferite! Il cielo si
guadagna più colle armi che colle orazioni". Presto seguirono gli scontri.
A Saverne perirono ventimila paesani. Al campo in più - 755 -
regioni
avvenivano non combattimenti ma macelli. Furono smantellate sette città. Furono
atterrati mille monasteri. Trecento chiese furono incendiate. Si dice che
centomila perissero in questa guerra che fu detta dei paesani. Lutero sedendo
sul cumulo di tanti cadaveri vantavasi con dire: "Son io che nella
ribellione ho ucciso i paesani... Se non si fa fischiare l'archibugio, ei
saranno385 le cento volte più cattivi". Infame e scellerato! Catterina
Bore in fissare il cielo stellato disse: "Quanto più bello sarà il
paradiso?" Ma Lutero abbassando lo sguardo rispose: "Si, ma non è per
noi".
Ed ecco che Lutero come un leone ruggente percorre e mena strage orrenda delle
anime. Molti cristiani ne scorgono le opere di dissoluzione dello sciagurato,
eppur gli credono come ad un inviato da Dio, ad un profeta, ad un apostolo
santo. Quale cecità! Il giudizio più terribile quaggiù avviene quando nel
giorno della prova il cristiano mostra di non aver fede e che di subito corre a
calpestare il santo Evangelo.
riflessi
1.
La prova della tentazione è un giudizio del Signore quaggiù.
2.
Principio di Lutero.
3.
[249] Tesi di Lutero contro la scolastica e contro le indulgenze.
4.
Prieria, Emser e il cardinal Gaetano.
5.
Lutero addita ai ricchi la preda delle chiese e dei poveri. E nel popolo eccita
la ribellione contro ai ricchi.
6.
Tomaso Muncero e Nicola Stork. Guerra dei paesani.
|