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XI.
Delle indulgenze
1.
L'aiuto tuo, o Filotea, è Chiesa santa quando in atto di madre pietosa viene a
te ricca del tesoro delle sante indulgenze, a fine di comunicarti in copia il
merito di riparazione che t'offre il Sangue di Gesù, o con questo il candor di
Maria o i patimenti dei martiri e dei santi.
2. La
benedetta ti parla con accento di bontà ineffabile così: "Filotea, riponi
pure a tuo pro questo che mi fu dato da Gesù, sposo mio e padre tuo".
Iddio ci ama così.
3.
Iddio e i suoi santi t'offrono di cuore il tesoro dei loro meriti, ma tu come
ne sei riconoscente, tu, dico, che forse duri fatica a conservar benedetto il
tuo rosario, benedetta l'acqua lustrale sopra il capezzale del tuo letto? Non è
vero che trascuri perfino di portare al collo quegli abitini divoti e di
recitare, a preferenza di altre, quelle preci che sono più divote e dalla
Chiesa specialmente [170]indulgenziate? Eppoi vanti d'essere Filotea, od
anima amante del Signore!
4. Ora
poniti dinanzi quelle vere figure di penitenze, Domenico Loricato, che pioveva
sangue dal corpo, e Simeone Stilita, che amava infracidire piuttosto che
scemare dalle penitenze, e poi dì: "Che faccio io che tanto m'accarezzo e
mi adulo?". Filotea, vuolsi penitenza ancor da te sino all'ultimo dì, e le
estreme ore stesse desidera trascorrerle nella cenere e coperta di cilicio.
5. E
per non perdere tempo comincia dall'aderire all'aiuto tuo, il tesoro di tua
Madre. Conservati fedele a Dio e porta con esattezza quel peso che la Genitrice
tua con tanta soavità
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sa
proporzionare alle spalle de' suoi figli. Perché Dio t'arricchisca del tesoro
delle sue indulgenze, tu devi almeno fedelmente eseguire quelle opere che la
Chiesa ti ingiunge.
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