Luigi Guanella: Opere edite e inedite
Luigi Guanella
In tempo sacro...
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IN TEMPO SACRO FERVORINI PER OGNI GIORNO DELLA QUARESIMA

<XVII> Gli infinti al confronto dei semplici

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<XVII>

Gli infinti al confronto dei semplici

Un cuor cattivo è abbominevole al Signore, il voler di Dio poi è in quelli che camminano semplicemente.

Prov<erbi> 1138

  1. [87]Il Signore si dimostra teco come un amico tenerissimo. In un eccesso di amore ti ha creato dal nulla. In un eccesso di amore compì quel gran viaggio da cielo in terra e dalla terra di Gerusalemme a quella del vertice del Calvario per salvarti. Stando sulla croce, sclamava: "Sitio39. Ho sete di patimenti". "Ti amo -- disse Iddio -- e tu il vedi che sono qui, ma più ancora soffrirei di tormenti per darti maggiori prove di amore".

  Or figurati che un amico qualsiasi abbia fatto per te la millionesima parte di quel bene che fece a te Gesù Cristo; che direbbe l'amico tuo se tu, beneficato, non [88]solo non gli corrispondessi, ma ti mostrassi apertamente o infinto o traditore? E tu che ti passi la vita fra gli intrighi, che ti governi con una falsa politica di simulazione, tu che vuoi apparire agnello e sei nel tuo cuore lupo rapace... Ah, se tu sei reo di tal delitto, pensa che il Signore almeno otto volte in un discorso solo gridò: "Guai agli infinti! Guai agli ipocriti!". Perché se i superbi son come leoni, gli avari come lupi, i sensuali come porci, gli irosi come cani e gli infingardi come conigli, i finti sono da sant'Agostino classificati come mostri che in sé contengono tutte le malignità delle altre belve, peraltro o sì feroci o tanto ingannevoli o sucide. Or pensalo tu quanto non debba essere a Dio abbominevole un cuor maligno.

- 856 -  2. È abbominevole tanto per la immensa rovina che produce in mezzo al popolo del Signore. Gli scribi, i farisei, i sadducei erano per lo più i capi del popolo ed erano [89]maestri nella malignità e nella finzione. Gesù Cristo, che non poteva tollerare quei ministri di Satana, avvisava le turbe che si guardassero da quelli. Disse che erano sepolcri imbiancati, serpenti e seme di vipere, abbominevoli insomma, perché fingendosi amici tradivano le anime. Gesù curava maggiormente la salute delle anime che l'odio degli iniqui, epperò seguitava <ad> ammonire, malgrado che gli scellerati gridassero: "Alla croce" contro di lui.

  Or non li scorgi tu medesimo questi scribi e farisei risorti nel popolo che ti circonda? Chiamano vizio quello che è virtù. Per loro è prodezza avanzar la propria casa con gli inganni, per loro è prudenza coprire tutti i delitti, per loro è onestà abbandonarsi a tutte le turpitudini ed è magnanimità d'animo il concepire crude risoluzioni di sdegno e di vendetta. Non è ciò verissimo? Ma or come è che tu ti guardi dalle insidie [90]di cotestoro? Come è che ti adoperi per tener in guardia gli altri?

  3. Deh, non permetti che la bella immagine di Dio che è impressa nell'animo tuo si deturpi con simile iniquità! Il tuo pensiero sia sempre puro come l'aere del bel mattino, la tua memoria sia sempre sgombra da ogni fosco di nebbia e il tuo buon cuore sia sempre netto e fervido come i raggi del sole, che pur scendendo in terra non si imbrattano mai. Vuole il Signore, perché tu gli piaccia, che il tuo discorso sia semplice e che dica sì quando è sì, no quando è no, senza simulazione.   Quella maestà angelica di Pio ix, che scomparendo lasciò il lutto nel mondo universo, vedevasi spesso elevar in alto la sua bella fronte e sentivasi ripetere: "Se gli uomini del mondo hanno la loro politica, anch'io ho la mia ed è questa: Padre nostro, che sei nei cieli", con quel che segue. Conchiudeva poi con dire: "State sicuri [91]che con questa politica io trionferò". Piaccia al cielo che tu non esca dalla sfera di questo insegnamento. Se ti contieni nei limiti, piacerai sommamente a Dio ed egli ti aiuterà.

  4. Verissimo è che il Signore ha detto: "Siate semplici

- 857 -come le colombe e astuti come i serpenti"40. Per questo sta bene che tu ti valga dell'astuzia del serpente per difendere il tuo capo, che è la parte principale della tua persona e dell'opera tua. Ma intanto che fai questo, confida sommamente in Dio e pregalo che aiuti te, che illumini altri, e nel cuor tuo mantienti sempre colomba, che vuol dire cristiano senza fiele di sorta. In questo senso Francesco di Sales diceva: "A me piac<c>iono tanto le colombe, mi piac<c>iono più cento colombe che una serpe"41. E tu il sai che Francesco si trovò con gente insidiosa e fra pericoli assai nascosi. Pure trionfò [92]sempre. Provati ad imitare il cuore di quel gran santo e vedrai.

Riflessi

  1. Gli infinti sono abbominevoli come gli amici traditori.

  2. Questi recano immenso danno, epperciò son tanto più detestabili.

  3. Sia almeno tu semplice ossia sincero.

  4. Con la sincerità di cuore otterrai tu medesimo molti trionfi.





p. 855
38 Pr 11, 20.



39 Gv 19, 28.



p. 857
40 Mt 10, 16.



41 Questa frase riassume approssimativamente il brano di una lettera di san Francesco di Sales: [...] amo la semplicità d'un amore indicibile. A dire il vero, le povere, piccole e bianche colombelle mi piacciono molto più che i serpenti; e, qualora si dovesse unire le doti degli uni e delle altre, per me non vorrei assolutamente dare la semplicità della colomba al serpente (24 luglio 1607, n. 399, Alla baronessa di Chantal, in Francesco di Sales, Tutte le lettere, I, Roma 1967, p. 886).



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